8 December, 2021
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Estensione della platea dei beneficiari ai contributi a fondo perduto a liberi professionisti, artigiani, commercianti e coltivatori diretti. Lo chiede la deputata sarda Mara Lapia in un emendamento al Decreto legge n. 34/2020 per la sostituzione del comma 2 dell’articolo 25. Con questo emendamento, fermo restando il requisito del calo di fatturato del 33%, il contributo viene esteso anche ai beneficiari del bonus da 600 euro. Lo prevede un emendamento presentato dall’on. Mara Lapia, deputato del Movimento 5 Stelle.

«L’art. 25si legge nel testo presentato da Mara Lapia introduce per gli esercenti attività di impresa e gli autonomi, che hanno subito perdite di ricavi o compensi pari almeno a due terzi del fatturato e corrispettivi al mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019. Requisito, quest’ultimo, non previsto per le imprese e gli autonomi che abbiano iniziato l’attività dal primo gennaio 2019 in poi. Con la formulazione precedente del comma 2 venivano di fatto esclusi dai soggetti che possono accedere alla misura tutti i professionisti iscritti agli Ordini, in maniera indistinta, e tutti i contribuenti che hanno già usufruito del cosiddetto ‘bonus Covid-19’. Con questa nuova riformulazione si intende far accedere alla misura economica anche i contribuenti – compresi i lavoratori professionisti – che abbiano redditi complessivi fino a 35mila euro, abrogando di fatto l’incumulabilità prevista precedentemente con i bonus previsti dal decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge n. 27 del 24 aprile 2020. Ciò mira a limitare le disparità anche all’interno della categoria dei professionisti stessi, dove sono ricompresi soggetti a basso reddito e che necessitano dunque di accedere alla misura prevista, sostenendo maggiormente anche i contribuenti non iscritti ad Ordini professionali (ad esempio gli artigiani) e che hanno subito perdite a causa dell’emergenza sanitaria.»

Nella premessa, la deputata del Movimento 5 Stelle fa presente che «il contributo a fondo perduto di cui al comma 1 non spetta, in ogni caso, ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza di cui al comma 8, agli enti pubblici di cui all’articolo 74, ai soggetti di cui all’articolo 162-bis del Testo unico delle imposte sui redditi. Lo stesso contributoconclude Mara Lapianon spetta altresì ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, che abbiano un reddito superiore ai 35mila euro con riferimento all’anno di imposta 2018».    

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Molti lavoratori stagionali della Sardegna, occupati nel settore turistico, hanno visto rigettata dall’Inps la richiesta del bonus Covid-19 da 600 euro per il mese di marzo 2020. A detta dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, il diniego dovrebbe essere legato al fatto che tali soggetti non risulterebbero inquadrati come lavoratori stagionali. La notizia, emersa lo scorso fine settimana, è stata rilanciata sul web e sui social network alimentando forte preoccupazione fra i cittadini. La deputata sarda Mara Lapia ha subito scritto al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, per avere urgenti chiarimenti in merito al blocco del provvedimento di integrazione finanziaria promosso dal Governo per attenuare i disagi economici causati dalla pandemia del Coronavirus.

«Quanto avvenuto ha generato un sentimento di apprensione e sconforto per tante famiglie che, in un difficile momento come quello che viviamo oramai da settimane, si ritrovano private di un fondamentale sostegno economicodice Mara Lapia -. Numerosi cittadini sardi infatti, per la forte attrattiva turistica di cui la nostra regione gode da decenni, operano nel settore turistico da tempo e molti di loro vengono di fatto inquadrati come lavoratori stagionali. Avrebbero dunque tutti i requisiti per accedere al bonus che a oggi, tuttavia, gli viene inspiegabilmente negato. Il tutto diviene ancora più grave poiché quanto accaduto lascia chiaramente presagire che i lavoratori non potranno ottenere, per le stesse motivazioni, neppure i successivi bonus di aprile e maggio.»

Mara Lapia ha quindi chiuso la lettera auspicando una rapida e positiva soluzione del problema.    

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«A distanza di quasi un mese da quando è esplosa anche in Sardegna l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, negli ospedali e nelle Aziende sanitarie sarde vengono date agli operatori disposizioni errate, fuorvianti e totalmente contrarie al buon senso.»

Lo afferma la deputata del M5S, Mara Lapia. «Mi riferisco in particolare ad una nota del 24 marzo scorso, con indicazioni al personale dell’ospedale Sirai di Carbonia, sulla gestione di pazienti esterni – aggiunge l’on. Mara Lapia -. Scrive un solerte dirigente che “il paziente dovrà indossare la mascherina esclusivamente laddove presenti sintomi di affezione respiratoriaIn assenza degli stessi, in particolare per l’effettuazione di esami diagnostici che ne comportino il trasferimento da una struttura all’altra, il paziente dovrà essere trattato senza ulteriori precauzioni che non siano quelle ordinarie“. Ho scritto subito all’assessore della Sanità, Mario Nieddu, al commissario Ats, al direttore della Assl. Ritengo gravissimo che ancora vengano date al personale simili indicazioni. E’ vergognoso – conclude Mara Lapia -, che dopo settimane dall’inizio dell’emergenza e con tutto quello che sta succedendo nei nostri ospedali, ancora nelle Aziende non ci siano disposizioni omogenee e corrette sulla gestione dei pazienti e sugli ingressi nelle strutture sanitarie.»

 

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Cinquemila aziende agro-pastorali sarde rischiano di fallire e di finire all’asta a causa di un perverso meccanismo partito nel lontano 1988 e che Regione e banche non sono riusciti finora a bloccare. La questione è ora al centro di una interpellanza urgente presentata da nove parlamentari sardi del Movimento 5 Stelle (primo firmatario il deputato Pino Cabras) e rivolta al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, al Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri, ed al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova.

I parlamentari hanno inoltre presentato un emendamento al decreto Milleproroghe con il quale si punta a sospendere fino al luglio del 2021 i giudizi pendenti presso i tribunali sardi e si istituisce un commissario ad acta che dovrà definire una soluzione che tuteli gli imprenditori agricoli, la sostenibilità dell’attività di impresa e i lavoratori coinvolti.

La vicenda è quella della legge regionale 44 del 1988 che consentiva l’abbattimento dei tassi d’interesse per i mutui sino a quindici anni in favore degli imprenditori agricoli isolani in condizioni di difficoltà economiche. La legge fu però ritenuta illegittima dall’Unione europea ma a causare il danno maggiore furono le gravissime inadempienze della Regione Sardegna che hanno consentito alle banche di richiedere la restituzione delle somme erogate in conto interessi senza neanche concedere agli imprenditori agricoli la possibilità di rateizzarle.

Nella loro interrogazione urgente i deputati Pino Cabras, Luciano Cadeddu, Emanuela Corda, Paola Deiana, Mara Lapia, Alberto Manca, Nardo Marino, Mario Perantoni e Lucia Scanu, ricordano come dopo la bocciatura definitiva nel 1997 della legge da parte dell’Unione europea, «la Regione non informò i beneficiari dei mutui, limitandosi a non erogare più il contributo in conto interessi, causando la lievitazione dei debiti degli agricoltori nei confronti delle banche, le cui rate passarono da un tasso di interesse del 2-5 per cento a quello del 13-18 per cento». Solo nel 2001 la Regione Sardegna ha notificato il provvedimento di revoca del concorso interessi concesso, «richiedendo ai circa cinquemila beneficiari la restituzione degli aiuti percepiti e dei relativi interessi». 

Il risultato è che migliaia di aziende ora rischiano di fallire e finire all’asta. Inoltre, come si legge nell’interrogazione «mentre fino ad ora si è dato per scontato che il ruolo di custode del bene all’asta potesse essere svolto dallo stesso imprenditore, nell’interesse dell’integrità del bene e del proseguimento dell’attività dell’impresa, attualmente il Tribunale sta procedendo alla nomina di custodi tramite l’Istituto di Vendite Giudiziarie, rendendo di fatto impossibile la prosecuzione dell’attività di impresa, indispensabile agli imprenditori per accumulare sufficiente liquidità in vista di una chiusura concordata della controversia, col rischio di pregiudicare il benessere del bestiame e la salvaguardia dell’integrità dei beni immobili».

A nulla poi è servita la commissione di tre esperti (designati ciascuno dal ministro dell’Economia e delle finanze, dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali e dalla Regione Sardegna) istituita nel 2007 che avrebbe dovuto proporre una soluzione del problema.

Proprio per questo motivo nell’interrogazione presentata dai deputati Cinque Stelle si chiede al Governo di adottare iniziative urgenti per rilanciare l’attività della commissione e salvare dal fallimento le cinquemila imprese del settore agro-pastorale sardo

Con l’emendamento al decreto Milleproroghe viene istituito anche un commissario ad acta che avrà il compito di effettuare una ricognizione e valutazioni sul contesto creditorio/debitorio ad oggi venutosi a creare, mentre il ministro delle Politiche agricole,  con proprio decreto, emanato di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, dovrà individuare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, le modalità e i criteri  della procedura di liberazione dal debito degli imprenditori al fine di garantire la continuità delle aziende agricole e la tutela dei lavoratori.

 

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E’ stato discusso questa mattina, presso Palazzo Montecitorio, il decreto legge 9 maggio 2018, n. 44, recante misure urgenti per l’ulteriore finanziamento degli interventi per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi alle crisi aziendali. Sull’emendamento 2.1, presentato al testo a prima firma del deputato sardo Pietro Pittalis (FI), è intervenuta in Aula la deputata Mara Lapia (M5S).

L’emendamento, che ha incontrato il parere contrario del Governo, prevedeva – per il polo industriale di Ottana – l’assegnazione all’INPS della Regione Sardegna di un contributo finanziario pari a 5 milioni di euro finalizzato all’erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga in favore dei lavoratori dell’area.

«L’onorevole Ugo Cappellacci e l’onorevole Pietro Pittalis oggi ci accusano di non occuparci dei nostri conterranei. Mi farebbe piacere – ha sottolineato la deputata nel suo intervento – capire quanto vi siete occupati, voi, del polo di Ottana, quando eravate governatori della Sardegna; onorevole Cappellacci – ha proseguito la parlamentare sarda – quanto tempo ha avuto lei, essendo governatore della Sardegna, di occuparsi del polo di Ottana, o lei, onorevole Pittalis, per tanti anni in consiglio regionale?»

L’onorevole Lapia ha anche accusato di completa assenza ad Ottana, gli ex amministratori della regione Sardegna. «Quando siamo andati a Ottana a occuparci del problema amianto, dove eravate voi? Oggi, la gente di Ottana non vi sta chiedendo il reddito di cittadinanza e non vi sta chiedendo di venire qui a portare emendamenti: vi sta chiedendo di portare via l’amianto, perché in quegli anni, in politica non c’era il MoVimento 5 Stelle, c’eravate voi a lasciare l’amianto a Ottana! E i tumori non li ha portati il MoVimento 5 Stelle!».

L’emendamento è stato bocciato dall’Aula.

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«Lo scorso sabato 26 maggio, insieme alla portavoce deputata Lucia Scanu, ho visitato l’ospedale di Sorgono. Ho voluto verificare di persona la situazione dell’unico presidio sardo appartenente a zona disagiata e classificato “di montagna”, che dovrebbe quindi (sulla carta) beneficiare di interventi di potenziamento anziché, secondo quanto avviene nella pratica, essere sulla via del depotenziamento. Questo presìdio è il riferimento per circa 17mila abitanti e quasi 20 comuni. In mancanza dei servizi di questo ospedale, gli utenti della zona sono costretti a recarsi a Nuoro o a Oristano, con tempi di percorrenza per le ambulanze di circa 2 ore, che d’inverno possono allungarsi». A fare questo annuncio è la deputata sarda Mara Lapia (M5S), in una nota diffusa agli organi di stampa.

«Non posso qui elencare tutte le problematiche che ho riscontrato e che mi sono state esposte – prosegue la parlamentare – ma mi limiterò ad indicare le principali. Ci sono due sale operatorie nuove di zecca (ultimate nel 2016), per le quali pare che servano soltanto 120mila euro per terminare l’impianto dei gas medicali, ed essere pronte all’uso. C’è un nuovo reparto di Pronto Soccorso (finito sempre nel 2016), anche questo fermo, in attesa che venga sbloccato il Project Financing. Fa rabbia sapere che ci siano tanti soldi dei contribuenti sardi che sono stati spesi e che non possono essere restituiti in termini di servizi agli utenti per questioni burocratiche, amministrative, o forse ancor peggio, per colpevoli temporeggiamenti della politica.

Nelle varie operazioni di manutenzione sono state spostate “provvisoriamente” due macchine, una per la mammografia, e una per fare le ortopanoramiche. Questo “provvisoriamente” dura dalla fine del 2015 (due anni e mezzo) e a tutt’oggi queste macchine, che vanno semplicemente rimesse al loro posto, sono chiuse in un magazzino inutilizzate. Ricordo che il tumore alla mammella è la prima causa di mortalità in Italia per le donne e l’attività di prevenzione per mezzo di queste apparecchiature è importantissima.

Reparto di Endoscopia: secondo i protocolli la procedura di sterilizzazione degli strumenti dura 52 minuti. Essendoci un solo strumento l’operatore è costretto ad attendere, tra una visita e l’altra, quasi un’ora di tempo. L’acquisto di un secondo strumento, dal costo di 10.000 euro, consentirebbe di raddoppiare il numero di visite endoscopiche dell’Ospedale di Sorgono, con evidentissimi benefici per le lunghissime liste di attesa della provincia di Nuoro (provate a prenotare una colonscopia e scoprirete di dover attendere oltre un anno). Anche qui si parla di prevenzione, e nello specifico di tumore del colon retto, seconda causa di mortalità maschile in età tra i 50 e i 69 anni.

Laboratorio analisi: nonostante la struttura è dotata di macchinari e personale, i 15mila prelievi effettuati ogni anno vengono inviati a Nuoro. Siamo proprio sicuri che questo sia un risparmio?

Radiologia: a causa di un guasto tecnico il tavolo radiologico è rimasto inutilizzabile per oltre un mese tra aprile e maggio. Quindi per oltre un mese tutti gli utenti bisognosi di una radiografia hanno dovuto rivolgersi altrove. Dopo ripetuti solleciti il guasto è stato parzialmente riparato e oggi almeno i pazienti interni, ovvero i ricoverati, possono fare le radiografie a Sorgono. Tutti gli altri “esterni” continuano subire il disagio di doversi recare in altre strutture.

Ad essere maliziosi si potrebbe pensare che questi “disservizi” siano funzionali ad un disegno strategico ben chiaro: ridurre i numeri delle prestazioni erogate dal presidio di Sorgono per poi poter giustificare, carte alla mano, della non necessità di tanti servizi, ad oggi sotto-utilizzati non certo a causa dello scarso bacino di utenza servito. Sotto-utilizzi che, anche nel breve periodo, si traducono in risparmi, sbandierati come successi dai vertici della nuova ATS.

Ragionare sulle carte e sui freddi numeri può essere utile ma talvolta anche fuorviante. E’ solo verificando di persona, come è successo a me, che si può essere testimoni di una urgenza chirurgica che, se non avesse trovato chirurgo e anestesista sul posto, probabilmente non sarebbe sopravvissuta al trasferimento nell’ospedale di Nuoro o Oristano. Lo stesso discorso valga per i servizi di dialisi e oncologia: i malati tumorali e dializzati non potrebbero mai andare a curarsi a Nuoro o Oristano perché in prevalenza anziani, fortemente debilitati e con una strada impervia, pericolosa d’inverno, costosa e che crea notevoli disagi anche ai familiari. Purtroppo chi conosce la realtà prospetta che alcuni anziani deciderebbero di non curarsi, e questa è una cosa triste e inaccettabile. 

Lo stesso problema delle distanze è a mio parere di vitale importanza riguardo alle nascite. Il punto nascita è stato chiuso nel 2012. Questo comporta che, in casi di urgenza, le partorienti vengano portate in ambulanza a Oristano (sempre 2 ore) con condizioni critiche soprattutto in inverno, e senza possibilità di avere un anestesista che le assista nel viaggio perché essendo da solo non può spostarsi dall’ospedale. Ritengo quindi importante, e me lo pongo come obiettivo, riaprire il punto nascita.

Chiudo con un messaggio di speranza. Ho trovato una bella struttura, nella quale con grande dedizione operano degli ottimi medici. Ci sono tutti i presupposti (anche burocratici visto il riconoscimento di zona disagiata di montagna) affinché l’ospedale di Sorgono inverta il suo declino e possa ricominciare ad erogare ai cittadini maggiori e migliori servizi. Io lavorerò in questa direzione, con il massimo del mio impegno.

Per questo – conclude Mara Lapia – invito tutti ad essere a Sorgono, giovedì 7 giugno, alle 9.30, per una giornata di mobilitazione generale dei cittadini e dei territori.»

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«Servono interventi urgenti per scongiurare la chiusura dello stabilimento Saipem di Arbatax, destinato ad interrompere l’attività dopo il prepensionamento di 40 lavoratori su 130. Il ministero dell’Economia deve intervenire immediatamente e l’Eni non può disimpegnarsi da un territorio già in grave crisi.»

Lo affermano i parlamentari isolani del Movimento 5 Stelle (i senatori Emiliano Fenu, Ettore Licheri, Elvira Evangelista e Vittoria Bogo Deledda, e i deputati Alberto Manca e Mara Lapia), che venerdì, a Nuoro, hanno partecipato ad un incontro promosso dal Movimento con i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell’azienda, Ezio Mura e Bonaria Piras, e a cui hanno preso parte numerosi militanti. Al termine della riunione tutti hanno convenuto che siano indispensabili interventi urgenti e decisi presso il ministero dell’Economia per scongiurare la chiusura della fabbrica che realizza parti meccaniche che si installano sulle piattaforme di estrazione del petrolio, e tutelare il personale occupato, tenuto conto anche del progressivo calo produttivo dovuto alla mancanza di nuove commesse.

«A fronte dell’accordo di pre-pensionamento di 40 lavoratori, su una forza lavoro di 130 dipendenti, e in assenza di nuove assunzioni, la società è destinata a morire, facendo perdere una fonte di sviluppo per l’intero territorio e coinvolgendo, oltre i 90 lavoratori residui e le loro famiglie, anche le imprese dell’indotto che negli anni hanno investito risorse e lavoro, confidando nella permanenza dell’attività della Saipem – aggiungono i parlamentari -. La Saipem è controllata per il 30 per cento dall’Eni, che ha rappresentato e potrebbe rappresentare il maggior committente per l’azienda di Arbatax. Tuttavia non si comprendono certi comportamenti tesi a disattendere gli sforzi finalizzati a stimolare l’azienda per canalizzare nuove commesse verso lo stabilimento di Arbatax.»

Lo stabilimento di Arbatax, con i suoi oltre quarant’anni di attività, ha segnato la storia del territorio, producendo benefici economici sulle imprese dell’indotto, il cui coinvolgimento, a causa dell’incessante declino dello stabilimento, è invece ora quasi completamente azzerato.

«Per questo motivo è necessario aprire immediatamente un dialogo con il ministero dell’Economia e delle Finanze, sia per sollecitare la necessità di investimenti sulle maestranze locali, sia per insistere per riportare sul territorio quelle lavorazioni speciali nell’ambito dell’ingegneria meccanica, per le quali si stanno già preferendo siti esteri, come il caso della smobilitazione dello storico sito di Cortemaggiore per trasferire le attività in Croazia e Romania – sottolineano ancora i parlamentari del Movimento 5 Stelle -. La totale assenza di nuovi progetti complessi e l’attuale attività su progetti residuali, oltre a causare perdita di capitale umano e di professionalità specializzate, fa ritenere altamente probabile che vi sia da parte dell’azienda la volontà di dismettere l’attività dello stabilimento, delocalizzandone le sedi decisionali e lavorative in altre nazioni. Per questo motivo, in vista del prossimo incontro in Regione – concludono i sei parlamentari del Movimento 5 Stelle – è auspicabile che venga fatto tutto il possibile per cercare di mantenere i livelli occupazionali ed evitare la smobilitazione del cantiere, promuovendo dei tavoli di concertazione e sfruttando ogni strumento a disposizione.»

Arbatax.