6 July, 2022
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Il campionato mondiale 2020 di motociclismo si sviluppa su 13 gare da disputarsi in 4 mesi. Le prime due sono state corse a Jerez, in Andalusia, una città a 12 km dall’Oceano Atlantico, e a 85 km da Gibilterra. E’ una provincia bellissima fin dai tempi della dominazione moresca.
Nel corso della prima gara, il campione del mondo in carica Marc Marquez ha fatto un capitombolo a 149 km orari, in curva. Ha volato in alto come un proiettile. Durante quel secondo di volo si è attivato l’air-bag della tuta che gli ha evitato di sfracellarsi; tuttavia, mentre il corpo planava a terra, il braccio destro, disteso in avanti a protezione, è stato investito dalla ruota anteriore della moto, che a sua volta volava un po’ dietro di lui. Miracolosamente il danno si è limitato ad una frattura scomposta della parte lunga dell’omero.
Marc Marquez fa parte della scuderia della Honda. Gli altri atleti corrono per altrettante case produttrici di motociclette. Il gruppo è costituito da un capitale umano ed economico pregiatissimo del mondo motociclistico e gode di tutele di alto livello. Viene seguito, ovunque si muova, da una “Clinica mobile” che si prende cura dell’integrità dei loro corpi, data l’alta esposizione agli incidenti. Per la parte traumatologica, il gruppo di atleti è stato curato, fino a poco tempo fa dal mitico dottor Claudio Costa. Attualmente, il responsabile medico traumatologo è il dottor Xavier Mir, che esercita nella Dexeus University di Barcellona.
Il dottor Mir, dopo aver ridotto la frattura ed immobilizzato il braccio, ha sistemato Marc Marquez su un aereo e l’ha portato nella sua Università a Barcellona. Lì, lo ha operato 48 ore dopo l’incidente.
Il paziente non aveva sintomi neurologici alla mano. Muoveva bene dita e mano, sia in estensione sia in flessione, ed era capace di eseguire una presa e rilasciare. Non aveva disturbi ai movimenti del pollice e non presentava disturbi sensitivi. La clinica dimostrava che tutt’e tre i nervi importanti del braccio erano integri (radiale, mediano, ulnare). Il nervo che in questi casi corre più pericoli è il nervo radiale. Questo nervo, ad un certo punto, corre lungo un solco osseo e si rompe quando la rima di frattura è vicina. Allora il guaio è serio. Compaiono disturbi sensitivi e difficoltà ad aprire la mano; fatto che compromette la capacità di manipolare i comandi nel manubrio della moto. In tali casi, è necessario preparare chirurgicamente i due monconi di nervo e procedere alla “riunione fascicolare microscopica”. Il recupero avviene, se l’intervento riesce, in 6 mesi. Comunque, prima dell’intervento, non c’erano sintomi da compromissione del nervo radiale.
A questo punto, parole di Xaver Mir: «Si poteva ricostruire la continuità dell’osso inserendo nel suo canale interno un chiodo endomidollare di titanio», oppure si poteva applicare una placca in titanio da avvitare su un lato dei monconi. Il dottor Xavier Mir ha optato per la seconda scelta: ha praticato un’ampia incisione sul versante postero-laterale del braccio; ha isolato il nervo radiale; poi ha fissato con 10 viti una lunga placca di titanio direttamente alla parte esterna dell’omero fratturato, raddrizzandolo. Quindi ha fissato un frammento osseo, che si era staccato, con due viti ai monconi maggiori. In tutto 12 viti. Con questa tecnica si vuole che la placca funga da “stampella” all’omero e, su questa guida si formi il callo fibroso, e poi osseo. Si paga, tuttavia, il prezzo di un ampio taglio e 12 viti che, perforando l’osso, lo indeboliscono intaccandone la continuità strutturale.
E’ stata una buona scelta? Secondo la “AO Trauma Foundation” lo è stata. Secondo il mitico Claudio Costa, no. Lui l’aveva detto subito: «…per accelerare i tempi di recupero bisognava intervenire con un chiodo endomidollare, non con una placca. […] Avrei consigliato di rischiare un po’ e di mettere un chiodo, per fare un impianto più affidabile dal punto di vista della traumatologia motociclistica. Probabilmente, hanno pensato che con una placca più grande e più viti, l’impianto potesse tenere; me lo auguro. Il chiodo, probabilmente, viene tenuto come emergenza in caso di malaugurata sfortuna».
E la “sfortuna” c’è stata. Dopo 3 giorni dall’intervento Marc Marquez è salito in moto, per fare un giro di prova, e la placca si è rotta. Alla fine del giro, il campione non sentiva più la mano. Brutto segno di compromissione dei nervi del braccio. Adesso il braccio è inutilizzabile.
Dalla radiografia si vede chiaramente che la placca, con le sue 12 viti, non può dare la certezza dalla guarigione senza altre rotture in caso di banali cadute. E si vede chiaramente che, invece, il chiodo endomidollare, mostrato nella radiografia di un altro paziente fratturato di omero, operato a Carbonia, dà più sicurezza. Se il povero Marc Marquez si fosse fratturato l’omero nei tornanti del Sulcis Iglesiente sarebbe stato operato da noi con l’inserimento di un solido “chiodo endomidollare”, ma ad una condizione: avrebbe dovuto aspettare in “lista d’attesa” per 8-10 giorni, come tutti, perché da un po’ di tempo i nostri Ospedali sono carenti di Anestesisti ed Ortopedici. E bisogna aspettare. Ma Marc Marquez non aspetta.
Questa della “lista d’attesa” è un problema che non riesce ad entrare nella testa dei politici che ci hanno governato e di quelli che ci governano ora. L’umiliazione delle “liste d’attesa” viene subita da tutti con una rassegnazione tipica dei sardi, sopravvissuti a secoli di dominazioni straniere.
Però, pochi giorni fa, abbiamo avuto il fulgido esempio di un sarda che non si è rassegnata ad aspettare i tempi della assistenza ospedaliera: si tratta della bambina di Calasetta che, dopo una corsa non ha atteso ed ha preferito nascere in macchina prima di arrivare al CTO d’Iglesias.
Certamente questo non sarebbe successo se il Reparto di Ostetricia si fosse trovato ancora a Carbonia, che si trova a 27 km da Calasetta, e non a 50 km come è invece il CTO di Iglesias. Pertanto, non ce l’ha fatta.
Quattro anni fa il reparto di Ostetricia e Ginecologia di Carbonia venne soppresso. Quel taglio, attuato nell’assurda credenza che dovesse tradursi in un risparmio, in realtà si è trasformato nello immiserimento dell’Ospedale e nell’aggravio di spese per le famiglie. Alcune portano le gravide a termine ad Iglesias, ma le più ricorrono agli Ospedali di Cagliari, spendendo più soldi e facendo più sacrifici. Questo assurdo allungamento della percorrenza per raggiungere i Servizi Ospedalieri equivale, per sofferenza e spese, all’allungamento delle “liste d’attesa”.
La fantastica bambina di Calasetta ha rotto l’incantesimo: ha dimostrato che si può nascere secondo i ritmi della natura. La “Burocrazia sanitaria” con lei non ha vinto.
Tanti Auguri alla bambina calasettana, al povero Marc Marquez, e anche a noi.

Mario Marroccu

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Il supercampione di motociclismo Marc Marquez sta gareggiando per il titolo mondiale. Per conquistare il titolo di campione del mondo deve accumulare più punti possibile nelle tredici gare ancora in programma.
Oggi è in testa, ma l’incidente di 5 giorni fa lo ha compromesso: è caduto dalla moto in corsa, procurandosi una frattura trasversale del più importante osso del braccio: l’omero. E’ stato immediatamente operato.

In questi casi si applica un chiodo endomidollare con placche da avvitare all’osso. Due giorni dopo l’intervento Marc Marquez ha dichiarato di voler comunque partecipare alla prossima gara che si correrà, a Jerez in Andalusia, esattamente alla distanza di 7 giorni dalla caduta. E’ sceso in pista per le prove ma s’è poi dovuto arrendere al dolore e, inevitabilmente, non potrà essere al via della gara. Il suo rientro in pista sarà rimandato, probabilmente alla prossima gara in calendario.
Nel mondo degli sportivi c’è stata un’esplosione di entusiasmo, stupore, ammirazione. Questi sentimenti sono rivolti all’équipe di chirurghi ortopedici che hanno riparato l’omero di Marc Marquez, e a Marc Marquez stesso: la bravura dei primi e la determinazione del secondo hanno reso possibile l’impossibile.
E’ l’apoteosi dei superuomini. Esseri che vivono lontano dai comuni mortali, in un mondo irreale ed inarrivabile che forse esiste solo nella fantasia.
Alt! Fermi tutti!
Inarrivabili sono Marc Marquez e la sua moto Honda. Invece è raggiungibile l’èquipe chirurgica capace di fare quell’operazione. Ne è prova un tale che vive nelle nostre cittadine, classificabile come “Homo communis sulcitanus” che ha avuto un incidente simile e si è procurato una frattura dell’omero, esattamente come quella di Marc Marquez. Ebbene , è stato operato nella Traumatologia di Carbonia (ma poteva benissimo essere quella di Iglesias) e gli è stata riparata la frattura con l’inserimento nell’omero di un “chiodo endomidollare” rinforzato fa placche avvitate all’osso, esattamente come si è fatto a Marc Marquez. Questo tale è stato dimesso dopo 24 ore e, dopo 7 giorni, ha ripreso a guidare l’automobile.
Se Marc Marquez si fosse fratturato correndo nelle strade del Sulcis o nelle curve di Santangelo di Iglesias, cosa sarebbe successo? Sarebbe stato operato nello stesso identico modo dai nostri Ortopedici e, dopo 7 giorni, avrebbe fatto il bis di Jerez. Il risultato sarebbe stato identico e Marc Marquez sarebbe guarito e rimesso in sella, ma con una differenza: i nostri Ortopedici sarebbero stati costretti a metterlo in una lista d’attesa di 7-10 giorni a causa della carenza di Anestesisti. E’ quello che capita ai nostri fratturati. Naturalmente nel frattempo sarebbe stato assistito con fasciature rigide e sistemi contenitivi fino alla data dell’intervento.

Se Marc Marquez lo venisse a sapere, qui non verrebbe mai. Non certo per disistima dei nostri professionisti Ortopedici, ma per l’assurda attesa prima dell’intervento provocata da un’assurda mancanza di Anestesisti disponibili.
Oggi gli Anestesisti sono talmente pochi che, dovendosi dividere per soddisfare le esigenze di tutti i reparti chirurgici, sono costretti a concordare con i Chirurghi una “lista d’attesa” degli interventi.
Orbene, se questo capita ad un paziente giovane e sano, l’attesa si traduce in un allungamento delle sofferenze e della inabilità funzionale al lavoro, e alle esigenze fisiologiche.
Se invece questo ritardo capita ad un adulto attempato o ad un anziano (dai 50 anni in su) fratturato al femore, l’attesa provoca un aumento delle complicazioni mortali come: tromboembolia polmonare da emboli partiti da focolai di trombosi venosa profonda delle gambe e del bacino, o broncopolmoniti da allettamento prolungato. Tutto questo è ben noto a chi è del mestiere, però è poco noto alla popolazione.
Davanti a queste carenze di Medici Specialisti, che possono provocare sofferenze e danni irreparabili ai nostri Concittadini, non vediamo efficaci reazioni di risposta da parte dei nostri rappresentanti politici locali. Le poche reazioni, di cui leggiamo sui quotidiani, provengono soprattutto dalle Sindache del Sulcis Iglesiente; purtroppo, fino ad oggi, sono restate senza risposta da parte dell’Amministrazione regionale. Forse stiamo vivendo un periodo di carenza nella rappresentanza politica. A leggere i resoconti forniti dalla stampa, sembra che alcuni Sindaci del nostro territorio non si impegnino troppo a partecipare a queste riunioni di protesta. Ciò indebolisce molto la forza delle istanze che vengono formulate e indirizzate all’assessorato della Sanità.
Nonostante il disimpegno di qualche Sindaco, di cui ci ha informato la stampa e di cui la popolazione sta prendendo coscienza, l’unica via sicura per recuperare il controllo della Sanità del Sulcis Iglesiente è: rimettere nelle poltrone di comando delle ASL i rappresentanti delle nostre Amministrazioni comunali, così come è previsto dalla legge n. 833/78.

Mario Marroccu

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Alle 13.00 aveva già raggiunto 58.269 USR la campagna per ritirare la sanzione a Valentino Rossi in occasione del MotoGP di Sepang. Valentino Rossi è stato accusato di aver colpito con un calcio lo spagnolo Marc Marquez al settimo giro della gara, provocando la sua caduta dopo un duello da brivido durante i primi giri della corsa. La collisione è stata sanzionata duramente dalla Direzione Gara: tre punti scalati dalla patente di Rossi che, sommati al punto già perso a Misano, fanno quattro. Ciò comporta la sua partenza dall’ultima fila in occasione del MotoGP successivo, che si terrà a Valencia domenica 8 novembre e che costituisce il capitolo finale del Mondiale 2015. Respinto dalla Direzione Gara il ricorso presentato dalla Yamaha. Ora Rossi dovrà giocarsi il Mondiale proteggendo i 7 punti di vantaggio che ancora conserva su Lorenzo.

Da una ricostruzione video si evince chiaramente che è stato lo spagnolo ad urtare per primo Valentino, il quale ha reagito allontanando la Honda. «Si vede molto bene nella ripresa dall’elicottero, bisogna scorrere lentamente i fotogrammi – si difende il pesarese -. Marc mi colpisce alla coscia sinistra col manubrio destro e comincia a scivolare, solo dopo io perdo il piede sinistro dalla pedana. Non volevo farlo cadere». Per parte sua, Mike Webb, Direttore di Gara, ha dichiarato che Rossi «ha reagito in un modo che va contro le regole. Quindi tre punti penalità per la guida irresponsabile che ha deliberatamente provocato contatto, è andato deliberatamente largo in curva, cercando di portare l’altro pilota fuori traiettoria. Il risultato è stato l’incidente che abbiamo visto: si tratta quindi di guida e per questo abbiamo imposto a Rossi tre punti penalità».

Non è la solita petizione inefficace: #IoStoConVR46 è una campagna MegaShouts per mandare un messaggio forte alla FIM affinché rimuova la sanzione comminata a Valentino Rossi in occasione del MotoGP Sepang. Il pesarese è stato infatti accusato di aver colpito con un calcio lo spagnolo Marquez al 7° giro della gara. Rossi partirà in ultima fila nell’ultimo Gran premio, quello decisivo a Valencia. In attesa di una risposta da parte di FIM sulla questione, tutti coloro che sostengono #IoStoConVR46 possono partecipare alla campagna gratuitamente tramite i social network o attraverso l’attività di crowdfunding. Per aderire, basta andare al link http://bit.ly/1MeDRTb e cliccare sul tasto “Agisci”.

Movistar Yamaha MotoGP's Italian rider Valentino Rossi (L) chases Repsol Honda Team's Spanish rider Marc Marquez (R) during the 2015 MotoGP Malaysian Grand Prix at the Sepang International Circuit on October 25, 2015.     AFP PHOTO / MANAN VATSYAYANA