7 May, 2021
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Si è costituito nei giorni scorsi il Comitato Promotore Sebadas di Sardegna Igp. Composto da dieci imprese artigiane del settore della pasta fresca, sparse in tutto il territorio regionale, l’organismo ha già inoltrato la richiesta di Indicazione Geografica Protetta al ministero delle Politiche Agricole e alla Assessorato Agricoltura Regione Sardegna. Tra i promotori figurano i maggiori produttori isolani di Sebadas: la pasticceria La casa della nonna di Bolotana, il Laboratorio di pasta fresca e pasticceria di Richard Marci di Cardedu, il pastificio Contini srl di Santa Giusta, il pastificio Calitai di Cagliari, Il pastificio Antonio Cossu srl di Iglesias, la ditta I Sapori d’Ogliastra di Vito Arra, il panificio La fornarina di Marco Orrù di Cagliari, il Biscottificio Demelas di Stintino e La Sfoglia d’Oro di Sassari.

Il disciplinare. Pur essendo realizzate a base di pasta fresca ripiena, le Sebadas – come è noto – si servono e si consumano come dolce. Il disciplinare, che richiama rigorosamente la ricetta classica, prevede varianti minime che si rifanno alla tradizione locale talvolta diversa da comune a comune e sono prevalentemente relative alla tipologia di formaggio utilizzato, agli aromi, alla dimensione e al peso. La ricchezza del patrimonio gastronomico sardo, infatti, non sta solo nella peculiarità di prodotti che non esistono fuori dall’isola, ma anche nelle leggere difformità da zona a zona, a sottolineare l’artigianalità del prodotto e il suo stretto legame con il territorio.

«Da anni lavoriamo a questo progetto e ora, anche grazie al prezioso supporto della CNA Alimentare Sardegna, siamo riusciti a fare quadrato tra imprese e avviare un processo di tutela e valorizzazione di uno dei più caratteristici prodotti sardi, che il resto del mondo ci invidia – dichiara Franco Calisai, presidente del Comitato Promotore Sebadas di Sardegna IGP e titolare del pastificio La Sfoglia d’Oro di Sassari -. Puntiamo a far entrare le Sebadas nell’Olimpo delle eccellenze gastronomiche mondiali, con l’acquisizione di una denominazione che è innanzitutto una tutela per il consumatore, ma anche un modo per sottrarre il prodotto a tentativi di usurpazione del nomeCi dobbiamo ritenere fortunati se al momento ancora nessun pastificio industriale nel resto d’Italia o all’estero ha iniziato a produrre Sebadas, utilizzando la denominazione in maniera impropria, magari per un prodotto di qualità scadente o semplicemente molto diverso».

La produzione di Sebadas in Sardegna. Non ci sono dati ufficiali sulla reale produzione di Sebadas in Sardegna. Sono oltre 250 i pastifici nell’isola e molti di questi producono questa specialità. Ma la regina dei dessert isolani viene spesso realizzata anche nei panifici, nei ristoranti, nelle aziende agrituristiche e nelle pasticcerie, non è quindi facilissimo fare delle stime esatte. La CNA Alimentare Sardegna ipotizza però una produzione complessiva media di 1.625.000 pezzi prodotti annualmente nell’isola, pari a circa 1.300 quintali e oltre 1.300.000 euro di fatturato. Il numero di dipendenti sarebbe invece di circa 150 e quello degli addetti, che comprende oltre ai dipendenti, anche titolari, soci e coadiuvanti, di 250.

«Si tratta di un settore importante che non solo rappresenta un’economia di assoluto rilievo, ma che ha anche enormi potenzialità di ulteriore sviluppo – evidenzia Maria Antonietta Dessì, responsabile CNA Alimentare Sardegna -. Le Sebadas rappresentano l’incontro di tre filiere che da sole reggono l’economia regionale: quella ovina, quella suinicola e quella cerealicola e sono un piatto, unico nel suo genere, che della nostra isola, esprime il meglio della cultura gastronomica locale, tanto più che si sposa con gli aromi degli agrumi e con il miele, anch’esso prodotto d’eccellenza. Puntiamo, dunque, a tutelare il nome di questa straordinaria specialità, ma anche a legarla il più possibile al territorio, valorizzando la materia prima locale e soprattutto il saper fare dei nostri produttori pastai che con sapienza e impegno, rinnovano il patto con la tradizione culinaria regionale che è anche espressione della nostra cultura e della nostra identità

Le Sebadas di Sardegna diverrebbero così il sesto prodotto di pasta alimentare ad acquisire la denominazione europea, dopo la Pasta di Gragnano Igp, i Maccheroncini di Campofilone Igp, i Cappellacci di Zucca Igp, i Culurgionis d’Ogliastra Igp e i Pizzoccheri della Valtellina Igp”.

La certezza è che l’indicazione Geografica Protetta possa aprire la porta ai mercati extraregionali, essere volano per un’economia oggi in forte sofferenza e dare una garanzia di qualità al consumatore.

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Sabato 2 marzo 2019, alle 9.30, nell’Aula Magna del Seminario arcivescovile di Cagliari, si svolgerà la giornata diocesana di sensibilizzazione e informazione sul «Sovvenire. Una Chiesa di tutti per tutti», organizzata dall’Ufficio diocesano del Sovvenire (Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica) in collaborazione con la Caritas diocesana, e con gli uffici diocesani dell’economato, dell’edilizia di culto e beni culturali, e delle comunicazioni sociali.

L’iniziativa è aperta a tutti, ma è destinata soprattutto al mondo ecclesiale: parroci, sacerdoti, consigli pastorali parrocchiali, quelli degli affari economici, gruppi, associazioni, movimenti diocesani, seminaristi. È finalizzata a far conoscere ed approfondire il servizio del Sovvenire, fondato sulle due forme di sostegno economico alla Chiesa cattolica: Insieme ai sacerdoti (offerte liberali) e 8xmille. In particolare, saranno forniti i dati su come i fondi dell’8xMille sono impiegati dalla Diocesi nell’ambito della carità, delle esigenze di culto e pastorale, dell’edilizia di culto e dei beni ecclesiastici. Inoltre, saranno raccontate le più significative opere realizzate dalla Diocesi, attraverso la Caritas diocesana e le comunità parrocchiali.

Dopo i saluti di mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, delegato del Sovvenire per la Sardegna, ci sarà l’intervento su “Il senso del Sovvenire” di Stefano Maria Gasseri, incaricato della rete territoriale nazionale del Sovvenire. A seguire, alcune testimonianze, e gli interventi di don Ferdinando Caschili, direttore dell’Ufficio diocesano per l’edilizia di culto e per i beni culturali, di don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana e di don Marco Orrù, economo diocesano. A conclusione dell’incontro, sarà proiettato il filmato realizzato dall’Ufficio diocesano del Sovvenire.

Due militari della Guardia Costiera di Portoscuso sono stati premiati dalla Stazione marittima di Portovesme.

Nella notte di Capodanno i militari di guardia presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di Portoscuso, hanno notato fumo ed un principio di incendio all’interno della recinzione della Stazione Marittima di Portovesme, proprio vicino al pacco bombole della struttura. Sicuramente un fuoco pirotecnico sparato da ignoti che, spinto dal vento che in quei giorni soffiava sostenuto, aveva innescato un piccolo incendio nel giardino della stazione marittima. Il personale di Guardia, avvisato il Comandante Matteo Prantner e valutate le condizioni di sicurezza, non esitatava, compresa la gravità della situazione, a raggiungere il sito scavalcando la recinzione con un estintore e spegnendo il principio l’incendio prima che questo potesse interessare le vicine bombole di gas della stazione marittima. Un gesto fulmineo e fortunato che ha scongiurato peggiori risvolti.

I responsabili della Stazione Marittima di Portovesme, dopo aver ringraziato l’Ufficio Circondariale Marittimo di Portoscuso e il suo operato, hanno voluto premiare la prontezza e il coraggio dei militari protagonisti di quella serata (SC 1°Cl Marco Orrù e Sc NP/MS Stefania Di Enembo) conferendo agli stessi una targa di ringraziamento che il Comandante ha voluto solennemente celebrare in una cerimonia ufficiale. Ogni militare in servizio a Portoscuso avrebbe agito così e il riconoscimento conferito oggi ai due militari è conferma dello spirito che distingue tutto il personale di Circomare Portoscuso.

Matteo Prantner.

Matteo Prantner.

Si è parlato di turismo attivo questa sera, nei locali dell’ex ESMAS di San Giovanni Suergiu, in un incontro dibattito sulle iniziative dell’assessorato regionale ai Lavori pubblici per la costituzione di una rete integrata di piste ciclabili e percorsi escursionistici, ai quali sono stati invitati gli operatori del #turismo attivo, imprese e privati cittadini che si occupano di cicloturismo, ippovie, escursionismo e turismo sportivo.

Hanno partecipato diversi operatori del settore, che hanno offerto i dati del turismo attivo nel Sulcis, mettendo in evidenza criticità e punti di forza. E’ stata anche l’occasione per ribadire alcune posizioni del #Partito dei Sardi sulle questioni che riguardano il territorio, partendo dall’emergenza occupazionale e dalla necessità di un deciso cambiamento di governance che rilanci il Sulcis e crei nuove prospettive di sviluppo e lavoro per i cittadini, oltre che sulle attività del Partito in Giunta e in Consiglio regionale.

Dopo la presentazione di Luca Sarriu, coordinatore provinciale del Partito dei Sardi, Sabrina Sabiu ha svolto una dettagliata relazione storica sul territorio e sulle potenzialità dello stesso nel campo del turismo attivo. Sono seguiti diversi interventi, tra i quali quello di Marco Antonio Piras, sindaco di Tratalias, che ha sollecitato l’approvazione di una norma per la regolamentazione della pesca sportiva nei laghi, potenzialmente molto importante per un turismo di nicchia in grado di produrre reddito; Giampiero Pinna, presidente dell’associazione Pozzo Sella e della Consulta delle associazioni del #Parco Geominerario, che si è soffermato sulle opportunità offerte dall’escursionismo e sul progetto del #Cammino di Santa Barbara; Marco Orrù, responsabile dell’associazione Kite Sardegna, che ha sottolineato la necessità di creare le condizioni per favorire la scelta del Sulcis da parte degli appassionati di questa disciplina, per lo svolgimento della stessa, creando opportunità per i giorni in cui le condizioni meteorologiche, per la mancanza di vento, non consentono le uscite in mare.

Hanno concluso il dibattito, gli interventi del consigliere regionale Augusto Cherchi e del coordinatore regionale del Partito dei Sardi, Franciscu Sedda.

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Sabato 14 dicembre 2013 alle ore 17.00, presso l’Aula magna del Seminario Arcivescovile (Cagliari, via mons. G. Cogoni 9), si terrà un convegno dal titolo: «Una luce di speranza per le famiglie ferite».

È la prima volta che nella diocesi di Cagliari viene proposto un momento di approfondimento orientato ad affrontare le problematiche che caratterizzano il vissuto dei divorziati risposati, dei separati e delle situazioni coniugali difficili.

«Sarà l’occasione – spiega don Marco Orrù, responsabile diocesano per la pastorale della famiglia – per evidenziare ciò che la Chiesa, nella sua carità pastorale, sta mettendo in atto per far luce su questa realtà e per offrire una speranza e delle possibilità di presenza, di cammino e di formazione all’interno della comunità cristiana anche per le “famiglie ferite”.»

Interverranno al convegno mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, don Massimo Alemanno, responsabile della pastorale familiare della diocesi di Brindisi-Ostuni, Corrado e Paola, responsabili nazionali di “Retrouvaille” Italia. L’evento è promosso dall’Ufficio di pastorale familiare della diocesi di Cagliari.

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