23 July, 2021
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Consentire che una nave gasiera venga ormeggiata in modo permanente nel porto industriale di Portovesme è un errore e rappresenta una decisione non sostenibile dal punto di vista ambientale, della sicurezza e non accettata dalla Comunità. Costituisce anche un ostacolo per il futuro di importanti aziende già presenti nel polo industriale di Portovesme, così come di nuove imprese che hanno già chiesto di potersi insediare. È l’allarme lanciato dai consiglieri regionali dei Riformatori sardi Sara Canu (capogruppo in Consiglio) e Michele Cossa, che attraverso un’interrogazione scritta rivolta al presidente della Giunta e all’assessore dell’Industria, Anita Pili, denunciano la possibilità che una nave FSRU con una capienza di 100.000 mc di GNL possa occupare in maniera permanente la banchina Est (400 metri di lunghezza) del porto urbano di Portovesme.

Sono gli stessi consiglieri regionali a ripercorrere la storia della banchina Est, «che fu realizzata con soldi pubblici – spiegano i due consiglieri regionali dei Riformatori sardiper trasferire più lontano dall’adiacente abitato di Portoscuso e dal traffico civile per la vicina Carloforte (un milione di passeggeri l’anno) la movimentazione di merci sfuse particolarmente inquinanti o comunque impattanti per polverosità sulla popolazione».

«Di contro – aggiungono Sara Canu e Michele Cossala presenza di una nave FSRU nella vicina banchina Est, che dista 1 chilometro in linea d’aria dall’abitato di Portoscuso, 3 chilometri dall’abitato di Paringianu e 10 chilometri da Carloforte,  costituirebbe un grave pericolo per la popolazione e per i lavoratori impiegati nelle attività, già di per sé, a rischio dell’area industria.»

Un pericolo già segnalato dal Comune di Portoscuso, che ha espresso la più netta e ferma contrarietà ad una soluzione di questo genere e la volontà di ricorrere contro una simile iniziativa in tutti le sedi istituzionali e giuridiche, anche europee.

I consiglieri, evidenziando il pericolo che la permanenza della nave gasiera creerebbe, hanno sottolineato l’importanza dell’infrastruttura e la necessità di una piena valorizzazione.

«Il porto, fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’area industriale di Portovesmehanno spiegatomeriterebbe maggior considerazione e adeguati finanziamenti per renderlo competitivo a livello globale (nei primi anni 2000 transitavano 6 milioni di tonnellate/anno di merci), mentre la presenza permanente di una nave gasiera condizionerebbe fortemente l’attività dello stesso, con gravi conseguenze sull’ambiente e limitazioni anche sull’occupazione attuale e futura.»

Anche il comune di Cagliari ha deciso di appoggiare la causa per inserire i nuraghi all’interno del patrimonio Unesco con l’iniziativa “Io apro all’Unesco”.
«Sappiamo beneha evidenziato il sindaco, Paolo Truzzuche durante Notti colorate una grande quantità di cagliaritani, sopratutto i più giovani, ha l’abitudine di frequentare le vie del centro. Quest’iniziativa permette di creare consapevolezza e conoscenza innanzitutto verso i nostri concittadini. Altro elemento importante è che Io apro all’Unesco diventa anche un’occasione per divulgare lo straordinario patrimonio della Sardegna a tutti i turisti, considerata la presenza turistica in città che si sta riavvicinando ai numeri del 2019 e che comunque sono più consistenti rispetto al 2020. Anche se a Cagliari non abbiamo “presenze nuragiche”, sono sempre stato convinto che Cagliari sia la porta della conoscenza della storia della Sardegna, anche per chi arriva nell’Isola.»
«Il Comune di Cagliari ha spiegato Michele Cossa, consigliere regionale dei Riformatori sardi e presidente dell’Associazione “la Sardegna verso l’Unesco” è stato uno dei primissimi Comuni che ha aderito all’iniziativa per il riconoscimento del patrimonio nuragico sardo nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Io apro all’Unesco funge anche da starter per un percorso che idealmente attraversa tutti i Comuni della Sardegna, perché settimanalmente questa mostra approderà in altri centri. E con Sassari e Olbia sono ormai più di quaranta.»
Antonio Caria

«Se la Regione non fa immediatamente chiarezza sul rilascio delle concessioni demaniali temporanee (quelle rilasciate agli alberghi e che vanno dal 1 maggio al 31 ottobre) si rischia di creare un ulteriore danno agli operatori, già gravemente colpiti dalle incertezze che derivano dalla pandemia.»
Michele Cossa e Sara Canu, rispettivamente consigliere e capogruppo dei Riformatori sardi in Consiglio regionale, hanno presentato un’interrogazione urgente all’assessore degli Enti locali, Quirico Sanna.
L’entrata in vigore della l.r. 7 del 31 marzo 2021 ha infatti causato – nelle more del trasferimento delle pratiche alla Regione – l’interruzione delle istruttorie che i Comuni annualmente espletavano sulla base delle istanze degli operatori. Per lo stesso motivo è bloccato il temporaneo allargamento degli spazi tra gli ombrelloni, già accordato l’anno scorso per garantire le distanze anti Covid.
«Siamo già a metà maggioaggiungono i due esponenti dei Riformatori sardi -, e permane una situazione di stallo: i fascicoli consono ancora stati acquisiti dalla Regione, che non si è ancora organizzata per la bisogna, e perfino la modulistica Suap è ancora quella vecchia. Ciò rende virtualmente impossibile il rilascio in tempo utile dei provvedimenti, e decine e decine di operatori del turismo non sono messi in condizione di garantire i servizi in spiaggia ad inizio stagioneconcludono Michele Cossa e Sara Canu -. Ecco perché è necessario che la Regione adotti un provvedimento temporaneo che permetta ai comuni, sia pure sulla base di un’istruttoria sommaria, il rilascio delle concessioni temporanee perlomeno entro il mese di maggio.»

«Carloforte e La Maddalena devono diventare Covid free: sarebbe un atto di giustizia verso due territori che soffrono la penalizzazione della “doppia insularità” e sono state particolarmente danneggiate dalla pandemia. La Regione ha il dovere di aiutare, anche perché i Servzi sanitari a livello locale possono essere così sgravati da questa emergenza.»

Lo dichiarano i consiglieri regionali dei Riformatori Michele Cossa e Sara Canu (capogruppo).

«Si tratterebbe di un modesto sforzo organizzativo, nel momento in cui sta per arrivare anche in Sardegna una massiccia fornitura di vaccini, continuano i Riformatori sardi, e si creerebbe una situazione di cui si avvantaggerebbe l’intera Sardegna, soprattutto, in termini di immagine e di attrattività complessiva della nostra regione, anche in considerazione del fatto che il governo nazionale attraverso la Carta verde sta spingendo per il 2021 il turismo interno in Italia.»

“Il mancato rinnovo delle commissioni territoriali per la sorveglianza sulle radiazioni ionizzanti impedisce l’utilizzo ospedaliero di un nuovo radiofarmaco, il Lutathera, importantissimo per la cura dei tumori neuroendocrini del pancreas!”

E’ il grido di allarme contenuto nell’interrogazione urgente che Michele Cossa, Sara Canu e Aldo Salaris (Riformatori sardi) hanno rivolto all’assessore regionale della Sanità: “Nonostante l’assessorato abbia imposto un termine di sessanta giorni per il rinnovo di tali commissioni, il tempo è ormai ampiamente scaduto, ma la difficile situazione di transizione dall’azienda unica alle nuove unità sanitarie locali rallenta tutte le attività burocratiche”!

“Non è però accettabilesottolinea Michele Cossache a pagare le gravi conseguenze dei disguidi siano proprio i sardi più deboli e cioè quelli ammalati di cancro. È, dunque, urgente un intervento dell’Assessorato – conclude il consigliere dei Riformatori sardiche sblocchi la situazione e consenta ai pazienti sardi di avere le cure più adeguate senza dover varcare il Tirreno!”.

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«La diga di Gutturu Mannu è da salvare, ma occorre che ci sia chi si occupa della sua gestione. Le istituzioni interessate diano disponibilità e si organizzino di conseguenza. In caso contrario il destino dello sbarramento è segnato: non si può mettere a repentaglio la sicurezza delle persone lasciando una simile struttura incustodita e non manutenuta, col rischio che si creino invasi non controllati.»

I consiglieri regionali dei Riformatori sardi Michele Cossa e Sara Canu, intervengono sulle polemiche degli ultimi giorni.
«Occorre però porsi anche il problema della miniera di ferro di San Leone, al servizio della quale l’invaso era stato realizzato. Si tratta, infatti, di un sito di archeologia industriale di grande interesse e di inestimabile valore ambientale e turistico, le cui strutture residue da troppi anni sono abbandonate all’incuria e ai vandali. È ora che la Regione si ponga il problema di acquisirlo e magari anche di rimettere in opera i binari che la collegavano a Maddalena spiaggia per il trasporto del materiale – concludono Michele Cossa e Sara Canu -. Ci sono implicazioni e potenzialità enormi, e può diventare un elemento di grande attrazione all’interno del Parco regionale di Gutturu Mannu.»

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«Le scuole devono restare aperte e continuare a essere il riferimento primario del sistema sociale ed educativo dei nostri ragazzi. L’istruzione dei ragazzi è un aspetto fondamentale non solo in termini culturali ma anche in termini di aggregazione sociale dato che attorno alla scuola ruota un sistema di relazioni utile ad accompagnare la formazione della persona.»
Così il consigliere regionale dei Riformatori sardi Michele Cossa che sottolinea l’importanza di tenere attivo il sistema – asili nido, scuola primaria e scuola secondaria – sia in riferimento all’aspetto educativo dei più piccoli e sia in relazione alle esigenze delle famiglie.
«Viviamo un momento di enorme difficoltà che vede esposte le famiglieconclude Michele Cossa -. La cosa importante è che le regole e le prescrizioni vengano rispettate per garantire il massimo della sicurezza al personale e agli scolari. Bisogna fare il possibile per evitare di chiudere. Le famiglie hanno diritto ad avere sostegno e supporto nella crescita dei propri figli attraverso la Scuola, formidabile alleato dei genitori.»

«Nessuna decisione è stata presa per lo scorporo di Oncologico e Microcitemico dall’ospedale Brotzu. Su di esso prevale anzi all’interno della maggioranza un orientamento nettamente contrario. Questo, e altri punti problematici della riforma, sono stati accantonati per essere decisi in seno alla maggioranza, prima del passaggio in aula.».

Lo scrive, in una nota, Michele Cossa, consigliere regionale dei Riformatori sardi.

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Anche Michele Cossa, presidente della Commissione per l’Insularità, è stato audito dalla commissione Affari costituzionali del Senato.

«Una fortissima spinta popolare, la coesione di tutto il consiglio regionale e della società sarda, non per avere una situazione di privilegio ma per ottobre pari opportunità rispetto alle regioni della terraferma. La perifericità e la discontinuità territoriale sono all’origine del ritardo di sviluppo delle Isole: la Sardegna sconta un deficit infrastrutturale che non potrà mai essere recuperato se lo Stato non tiene conto del gap insulare. Ma a questo bisogna aggiungere una vera e propria tassa aggiuntiva di un miliardo di euro che i cittadini e le imprese sarde pagano tutti gli anni di tasca per il solo fatto di vivere e operare in un’isola.»
«In questo quadro, applicare alla Sardegna le stesse regole in materia di aiuti di stato che si applicano alle regioni più ricche d’Europa significa realizzare la più grave delle ingiustizie e vanificare il dettato dell’art. 174 TFUE», ha concluso Michele Cossa, con riferimento particolare alla continuità territoriale aerea.

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La commissione Bilancio, presieduta dall’onorevole Valerio De Giorgi (Misto), ha espresso all’unanimità parere favorevole alla deliberazione della giunta regionale n. 23/1 del 29 aprile 2020, concernente la costituzione, tramite la Banca europea per gli investimenti, di un apposito fondo denominato “Emergenza imprese”. L’iniziativa, che rientra tra quelle intraprese dall’esecutivo regionale per fronteggiare l’emergenza Covid-19, regola l’erogazione di prestiti a favore delle imprese «di qualsiasi dimensione e appartenenti a tutti i settori economici» con un’attenzione particolare per quelle del comparto turistico, alle quali sono riservate il 40 per cento delle risorse disponibili che ammontano, per il momento, a 200 milioni.

L’illustrazione del provvedimento è stata curata dall’assessore della Programmazione, Giuseppe Fasolino, che, sollecitato anche dagli interventi e dalle richieste di chiarimento dei consiglieri, Cesare Moriconi (Pd); Michele Cossa (Riformatori sardi); Eugenio Lai (Leu); Fausto Piga (FdI); Dario Giagoni (Lega); Gianfranco Satta (Progressisti); Giuseppe Meloni (Pd); Michele Ennas (Lega); Alessandro Solinas (M5S), ha precisato, nel dettaglio, le modalità di intervento e l’efficacia dello strumento finanziario che prevede un importo massimo erogabile di 5 milioni di euro con interessi zero. La commissione, in sede di parere, ha dunque accolto i suggerimenti dell’assessore riguardo l’allungamento dei tempi di restituzione dei prestiti (da 15 a 20 anni) e del preammortamento (qualora intervenga il via libera della Unione europea) da 24 mesi a 36 mesi, nonché la possibilità di un incremento delle risorse regionali destinate al fondo costituito con la Bei.

Successivamente, la Commissione ha proceduto all’elezione dei due segretari dell’ufficio di presidenza: Stefano Schirru (Psd’Az, in rappresentanza dei gruppi di maggioranza) ed Eugenio Lai (Leu, per i gruppi delle minoranze).

Il parlamentino del Bilancio ha approvato con lievi modifiche rispetto al testo esitato dalla Giunta, dunque, il disegno di legge n. 157 “rinegoziazione dei mutui con la Cassa depositi e prestiti e misure straordinarie per gli Enti Locali in materia di programmazione unitaria”.

L’assessore del Bilancio, in sede di illustrazione del provvedimento – che norma la rinegoziazione dei mutui in essere con la CDP («si otterrebbe un risparmio immediato di 27 milioni di euro per effetto dell’allungamento dei tempi di restituzione e per l’abbattimento degli interessi») – ha fatto appello perché il disegno di legge arrivi all’esame del Consiglio con procedura d’urgenza. Appello accolto solo parzialmente dai gruppi della minoranza che, pur dando l’assenso al testo di legge, hanno chiesto i termini per la presentazione della relazione di minoranza (dieci giorni), rimettendosi però alla decisione delle conferenza dei presidenti dei gruppi, per il ricorso all’articolo 102 del regolamento interno che, come è noto, dispone l’immediata iscrizione all’ordine del giorno dei lavori dell’Aula.