25 October, 2021
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Carla Cuccu ha lasciato il M5S ed ha aderito al gruppo Misto del Consiglio regionale della Sardegna. Si è conclusa così, con il divorzio, l’esperienza della consigliera regionale iglesiente, eletta con il M5S nella circoscrizione di Cagliari. Carla Cuccu ha ufficializzato la sua decisione con un comunicato stampa e la contestuale comunicazione al presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, della sua adesione al gruppo Misto.

«Mio malgrado, ho deciso di concludere la mia esperienza di portavoce del MoVimento 5 Stellescrive Carla Cuccu -. Ho provato fino all’ultimo a cercare un’agibilità politica per il mio ruolo di consigliere regionale, agibilità che mi è stata costantemente e caparbiamente impedita nonostante il largo supporto di consensi di cui ho sempre goduto tra gli attivisti, gli elettori pentastellati ed i cittadini. Ancora oggi, i colleghi del gruppo consiliare regionale nelle persone di Michele Ciusa, Desirè Alma Manca, Alessandro Solinas e Roberto Li Gioi, persistono nell’isolarmi dai lavori del gruppo rifiutandosi, perfino, di farmi avere collaboratori per l’esercizio del mio mandato elettorale, nonostante la legge regionale me lo consenta conformemente alla Costituzione italiana. Non hanno voluto condividere le mie proposte di legge, ancora pendenti nelle commissioni pertinenti, paralizzandone l’iter. E, per di più, non versano le restituzioni di denaro delle indennità consiliari nel conto corrente nazionale del M5S, come io ho sempre fatto, trattenendole, invece, in un conto corrente cointestato tra loro quattro.»
«La necessità, morale e politica, di portare avanti la realizzazione del programma per cui sono stata eletta non mi lascia altra scelta, sebbene dolorosa e sofferta, che quella di proseguire l’attività consiliare nel gruppo Misto in seno al Consiglio regionale della Sardegnaaggiunge Carla Cuccu -. Del resto, dopo il cambio di paradigma delM5S nazionale, che ha disatteso i principi ispiratori tradendo la fiducia dei cittadini, attuato con l’approvazione di uno statuto seicentesco che è la negazione di quello che regolava la vita associativa quando aderii al M5S nel lontano 2010, dopo la modifica del significato delle 5 stelle, l’unica possibilità di rimanere fedele e coerente agli ideali di coloro che mi hanno eletta e primariamente a me stessa è il recupero della centralità di una pratica di democrazia diretta attraverso il consolidamento dei rapporti con quelle numerose realtà cittadine, sociali e culturali che meglio rappresentano la virtù del civismo e l’amore sincero per la nostra amata Sardegna, facendo dell’attività consiliare il momento di raccordo tra istanze della popolazione ed istituzioni.»

 

Il presidente del Consiglio Michele Pais ha incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori della Riverso Spa, azienda che opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti.
I sindacalisti hanno evidenziato con preoccupazione i problemi che attraversa l’azienda, a loro giudizio dovuti principalmente all’importo eccessivo, all’incirca pari al fatturato, delle fidejussioni bancarie richieste dalla Regione per il ripristino post-dismissione del sito. L’applicazione rigorosa della normativa di riferimento, basata su un sistema di calcolo matematico che considera la superficie occupata dalla discarica e la sua volumetria, determina secondo i sindacalisti sia l’oggettiva difficoltà di individuare nel mercato creditizio una società disposta a sottoscrivere un contratto di fidejussione sia, di conseguenza, l’impossibilità dell’azienda di proseguire la sua attività.
Dopo gli interventi dei consiglieri regionali Giorgio Oppi (Udc-Cambiamo), Michele Ennas (Lega) e Fabio Usai (Psd’Az), il presidente del Consiglio regionale ha assicurato il massimo impegno per la difesa dell’azienda e dei posti di lavoro, individuando gli strumenti tecnici e normativi più adatti per arrivare in tempi ragionevoli ad una soluzione positiva.

ll presidente del Consiglio regionale Michele Pais ed i capigruppo hanno incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori della Sider Alloys, azienda leader nella produzione di alluminio ora impegnata in una complessa fase di riavvio dopo la chiusura del 2012.
A nome dei sindacati, Rino Barca della Cisl ha spiegato i diversi aspetti della situazione dell’azienda, legati paradossalmente non alla sua capacità produttiva e di reddito, ma alla scadenze dei contratti per la fornitura di energia e soprattutto alle autorizzazioni in materia ambientale che dovranno essere rilasciate dal competente assessorato regionale. «Il prossimo 28 luglio ha ricordato Rino Barca -, si terrà una conferenza di servizi alla quale parteciperanno, oltre ai tecnici dell’assessorato, anche altri gli enti interessati alla procedura a vario titolo, e c’è il rischio che il possibile allungamento dei tempi vanifichi un investimento di circa 150 milioni di euro che permetterebbe la ripresa dell’attività per circa 1000 lavoratori più l’indotto. Chiediamo quindi un impegno forte della politicaha concluso Barca, per fare in modo che la tempistica della procedura sia accelerata con uno spirito costruttivo di collaborazione, in modo da consentire la ripartenza di una azienda strategica per l’economia regionale.»
I rappresentanti dei gruppi, hanno preso la parola Giorgio Oppi dell’Udc-Cambiamo, Michele Ennas e Dario Giagoni della Lega, Gianfranco Ganau del Pd, Sara Canu dei Riformatori sardi e Francesco Agus dei Progressisti, hanno manifestato il massimo impegno unitario per creare le migliori condizioni che consentano le necessarie decisioni ed il rilascio definitivo delle autorizzazioni.
Il presidente Michele Pais, in particolare, ricordando che le modalità informali dell’incontro con i sindacati non hanno consentito l’opportuna convocazione dell’assessore dell’Ambiente Gianni Lampis, ha annunciato l’avvio in tempi brevissimi di interlocuzioni con lo stesso assessore.

Domani, alle 16.00, i segretari generali dei pensionati Cgil, Cisl, Uil incontrano il presidente del Consiglio Regionale, Michele Pais, sui problemi del sistema sanitario e socio assistenziale.

«La riforma di questo settore deve nascere da una visione d’insieme delle situazioni territoriali e regionali per evitare penalizzazioni nei confronti delle zone più povere. Il diritto alla salute è uguale per tutti. La riforma della sanità non può iniziare con l’occupazione delle poltrone, ma deve mettere al centro i bisogni dei cittadiniscrivono in una nota Marco Grecu (Spi-Cgil), Alberto Farina (Fnp-Cisl), Rinaldo Mereu (Uilp-Uil) -. Saremo finalmente ricevuti dal presidente del Consiglio regionale per prospettargli l’urgenza di convocare al più presto una sessione consiliare esclusivamente dedicata ai problemi della Sanità sarda e del socio assistenziale: organizzazione amministrativa, territoriale, potenziamento delle strutture e dei presidi medici, territorializzazione dei servizi, assunzioni di personale medico e paramedico, autosufficienza. SPI-CGIL, FNP-CISL e UILP-UIL sono interpreti e portavoce di una popolazione over 65 di quasi 400 mila persone. I pensionati che si riferiscono ai vari regimi previdenziali in Sardegna sono oltre 470.000, di cui 53% con pensioni di invalidità e 38% di vecchiaia, con assegno medio pari a 700 euro/mese. Al presidente Michele Pais chiederemo di portare all’attenzione dei gruppi consiliari e della Giunta regionale le emergenze del sistema sanitario che ricadono con maggior gravità proprio sulle popolazioni anziane. A cominciare dalle interminabili liste d’attesa che possono aggravare le patologie; le insicurezze accentuano i disturbi psichici (nel 2018 il tasso di dimissioni ospedaliere con questa malattia è stato 55,60 ogni 10 mila abitanti per i maschi tra 65-74 anni di età e di 206,58 negli over 75, addirittura del 233,93 nelle femmine oltre 75 anni). Nel 2019 la Sardegna ha battuto tutte le regioni meridionali per consumo di farmaci antidepressivi. Alto anche il numero delle persone over 65 dimesse dagli ospedali per abuso, dipendenza o psicosi da sostanze psico attive. Altri problemi: le carenze negli organici di personale medico e paramedico e la territorializzazione dei servizi fondamentale per attivare processi di prossimità.»

«Il pianeta sanità e socio-assistenziale è da rivisitare totalmente con gli occhi non dei manager e degli imprenditori, ma degli anziani e delle loro famiglie, e da codificare in una legge da costruire insieme alle parti sociali. In questa riforma dovrà trovare risposta definitiva il riconoscimento dei caregivers come lavoratrici e lavoratori per l’assistenza che svolgono nei confronti dei loro cariconcludono Marco Grecu (Spi-Cgil), Alberto Farina (Fnp-Cisl), Rinaldo Mereu (Uilp-Uil) -. Infine, la normativa di riforma del socio-sanitario dovrà contenere provvedimenti per rinnovare le Rsa, potenziandone l’assistenza sociosanitaria, soprattutto a livello territoriale, sperimentando nel contempo anche altre forme di residenzialità, oltre a quelle già esistenti.»

Il Consiglio regionale ha approvato, con 34 voti a favore e 7 contrari, la legge di riforma dell’assetto territoriale della Regione.

«Il Testo unificato di riforma dell’assetto territoriale della Regione, approvato dal Consiglio regionale, è un altro tassello importante per la creazione di una Sardegna moderna, sempre più vicina al cittadino, in cui finalmente tutti i territori dell’isola hanno parità di trattamento. La nuova architettura del nostro territorio avvicina le Istituzioni ai cittadini secondo un principio di federalismo regionale che esalta, e non mortifica, le peculiarità dei territori della Sardegna e pone rimedio ad un errore del passato dando finalmente dignità alla città metropolitana di Sassari.»
Esprime soddisfazione il presidente del Consiglio regionale Michele Pais per l’approvazione del provvedimento: «Al di là delle divergenze, delle divisioni, della legittima contrapposizione politica dopo settimane di dibattiti e di incontri il Consiglio ha raggiunto un nuovo traguardo”».
Per il presidente Michele Pais questa legge è il risultato di un grande lavoro di ascolto dei sindaci e delle popolazioni: «L’approvazione di questo testo unificato pone fine alle disparità territoriali e fa diventare protagonisti i singoli territori. E’ un primo passo ma significativo. Ora, però, per completare la piena democrazia, è fondamentale restituire la parola ai cittadini anche attraverso la reintroduzione, superando i vincoli della rigida normativa nazionale, dell’elezione diretta nelle province e nelle città metropolitane».

Il Consiglio regionale ha approvato gli articoli 23 e 24 della riforma dell’assetto territoriale della Regione.

La seduta pomeridiana n. 116 si è aperta sotto la presidenza del presidente del Consiglio, Michele Pais, che dopo le formalità di rito ed una breve sospensione dei lavori in Aula, ha concesso la parola al capogruppo Pd Gianfranco Ganau che rivolgendosi all’assessore Mario Nieddu ha chiesto lumi sull’andamento della campagna vaccinale Covid-19 ed ha denunciato una serie di disfunzioni riguardanti la chiamata degli psicologi («non sono stati convocati a Cagliari, Carbonia e Olbia») ed i ritardi con i quali si procede con gli “over 80”. Sullo stesso argomento è intervenuto anche il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, che ha chiesto la convocazione della commissione Salute per l’audizione del commissario Ats, mentre la sua collega di gruppo, Maria Laura Orrù ha auspicato la tempestiva convocazione della commissione Urbanistica per un confronto in seguito all’impugnazione da parte del Governo della cosiddetta legge “piano casa”.

A conclusione degli interventi sull’ordine dei lavori dell’Aula, è intervenuto il consigliere Antonello Peru (Udc-Cambiamo) che, in qualità di relatore della maggioranza della proposta di legge per la riforma dell’assetto territoriale della Regione (T.U. nn. 6-20-155-176), ha dichiarato il parere agli emendamenti. Conforme con quello del relatore il parere della Giunta. Il consigliere del Psd’Az, Giovanni Satta, accogliendo l’invito formulato in tal senso dall’onorevole Antonello Peru, ha comunicato il ritiro delle proposte di modifica n. 12-13-14-15-16, seguito dal capogruppo della Lega, Dario Giagoni, che ha annunciato il ritiro dell’emendamento n. 22, mentre il consigliere della Lega, Pierluigi Saiu, ha comunicato la rinuncia agli emendamenti n. 30 e 31 solo dopo l’invito al ritiro formulato dall’assessore dell’Urbanistica, Quirico Sanna (il relatore di maggioranza si era rimesso alla volontà dell’Aula). Il capogruppo di Leu, Eugenio Lai, ha fatto propri gli emendamenti 30 e 31 e il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, insieme con il suo omologo dell’Udc, Giorgio Oppi, ha invitato gli uffici a verificarne l’ammissibilità del contenuto.

Aperta la discussione sull’articolo 23 “Modifica dell’articolo 29 della legge regionale n. 2 del 2016 (Funzioni)” e sugli emendamenti è intervenuto il consigliere Massimo Zedda (Progressisti) che ha evidenziato in tono critico le finalità delle proposte emendative, tendenti a «far passare le competenze sul demanio marittimo dai Comuni alla Regione». «Sapete – ha domandato in tono polemico l’esponente della minoranza – che se gli emendamenti del centrodestra saranno approvati – si crea un automatismo sulla decadenza delle concessioni demaniali marittime, perché si deve andare a gara?». «L’avete spiegato – ha concluso Zedda – ai balneari che dite di voler salvare?».

Maria Laura Orrù (Progressisti) ha rivolto critiche alle proposte avanzate dalla maggioranza per accentrare in capo alla Regione le funzioni dei Comuni sul demanio marittimo ed ha affermato: «Siete sicuri che i funzionari regionali firmino le proroghe fino al 2033 che alcuni funzionari comunali si rifiutano di avvallare?». La consigliera del centrosinistra ha parlato di “ulteriori complicazioni del quadro normativo” ed ha sottolineato pesanti penalizzazioni per i concessionari. «Evitate di prendere in giro gli operatori balneari – ha tuonato Maria Laura Orrù – e l’assessore dell’Urbanistica dovrebbe smettere di racconta cose poco realistiche come ha fatto in occasione della discussione sul piano casa, poi pesantemente impugnato dal governo»

Anche Salvatore Corrias (Pd) ha concentrato il suo intervento sugli emendamenti presentati all’articolo 23 per il passaggio delle competenze, dai Comuni alla Regione, in materia di demanio marittimo. «Modifiche tecnicamente ammissibili – ha affermato l’esponente della minoranza – ma politicamente inopportune, non fosse altro perché inserite in un provvedimento che punta a restituire ruolo e competenze agli Enti locali». Corrias ha parlato di “mortificazione delle competenze dei Comuni” ed ha posto in guardia la maggioranza «dai danni che le nuove norme comporterebbero alle imprese che operano nel demanio marittimo». «Ci opponiamo con tutte le forze a questo tentativo», ha concluso il consigliere dei democratici.

Posto in votazione, l’articolo 23 è stato approvato. Sull’emendamento 3, uguale al 24, a firma dell’on. Giovanni Satta,  l’aula si è pronunciata con il voto segreto: 28 favorevoli e 22 contrari. La competenza in materia di concessioni demaniali (ai sensi dell’articolo 34 della legge 11 del 3 luglio 2017) torna nelle mani della Regione.

Sull’emendamento 4 (demanio marittimo e funzioni della Regione) hanno preso la parola sia il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, che l’esponente Pd Giuseppe Meloni, che ha detto: “Tutti i concessionari devono sapere che con le vostre norme non risolveranno nulla e non avranno proroghe che nessun funzionario regionale vorrà firmare. Vi state mettendo contro l’autonomia e i diritti dei Comuni”.

Di autonomia e di autodeterminazione dei cittadini ha parlato Eugenio Lai (LeU): “O sfiduciate il sindaco di Olbia che sta andando a dire che non è corretto quel che state mettendo in questa legge. Oppure è vero che cercate di aggirare quel che non riuscita a fare nelle amministrazioni n cui siete al comando. Diamo anche atto che nessuno come l’assessore Sanna era riuscito a farsi impugnare dal governo 29 articoli su 31”.

Massimo Zedda (Progressisti) ha parlato di “neocentralismo regionale” mentre Antonio Piu, dello stesso gruppo, ha chiesto all’assessore Sanna perché “in un testo dove parlate di decentramento a favore dei Comuni vi mettere ad accentrare le competenze a favore della Regione. E’ del tutto incomprensibile”.

Per replica l’assessore Quirico Sanna  ha detto: “Confermo che questa riforma andrà a sgravare la Regione. Non c’è presa in giro ma la ricerca di dare certezze e uguaglianza su tutto il territorio regionale. Alle province daremo poteri, non vogliamo che siano scatole vuote”.

Sull’emendamento 4 (Giovanni Satta) a voto palese l’Aula si è espressa con favore: 30 favorevoli e 17 contrari. L’emendamento prevede che siano “di competenza della Regione gli atti di indirizzo dei Piani di utilizzo dei litorali” e “il rilascio di tutte le concessioni sui beni del demanio della navigazione interna, del mare territoriale e del demanio marittimo non attribuite allo Stato”.

E’ stato poi discusso l’emendamento 5, che prevede che siano “attribuite ai Comuni le sole funzioni in materia di elaborazione ed approvazione dei Piani di utilizzo dei litorali”. Per Massimo Zedda (Progressisti) “siamo davanti a norme che generano soltanto confusione”.

Il presidente Michele Pais, sull’emendamento n. 5, ha dato la parola al capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, il quale ha espresso il suo voto contrario a “un emendamento che ingenera equivoci”. Secondo l’esponente dell’opposizione la maggioranza sta “facendo questa schifezza” perché non è in grado di far rispettare le proprie direttive ai comuni che non sono d’accordo.  Giuseppe Meloni (Pd), annunciando il voto contrario, ha evidenziato che la novità di oggi è che queste deleghe vengono tolte ai Comuni e date alle Province. Giuseppe Meloni si è augurato che questo passaggio di deleghe, che dovrebbe essere introdotto da un’altra legge, non si realizzi in questa legislatura. Il consigliere ha sostenuto che i concessionari hanno il diritto di sapere quello che sta accadendo e di conoscere “le vostre bugie”. Per Giuseppe Meloni non è questo il modo di legiferare e ha invitato la maggioranza a ritirare questi emendamenti.

Il vice presidente della commissione Autonomia e riforme, Diego Loi (Progressisti) ha espresso il voto contrario e si è detto sgomento perché da una parte si parla di strenua difesa delle individualità, dell’autonomia e dell’orgoglio della Sardegna e poi, sistematicamente, si tolgono pezzetti dopo pezzetti al senso dell’identità e dell’autonomia che è insito nell’organizzazione della nostra regione. Da un lato si dice che le autonomie locali costituiscono l’ossatura della nostra regione e dall’altro si tolgono le deleghe. Per Diego Loi si tratta di un’ingiustizia. Avrei voluto, come più volte ha sostenuto in commissione, che il provvedimento avesse alla base una visione organicistica dell’ordinamento degli enti locali in Sardegna. Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha risposto alle critiche dell’opposizione, affermando che è paradossale, ma non è una novità, che oggi i Comuni approvino un Piano di utilizzo del litorale e chi decide però è la Regione. Mula ha affermato che sarebbe più utile fare una battaglia, come ha fatto la Sicilia, che ha competenza primaria sul demanio e incassa direttamente le concessioni demaniali. Mula ha sottolineato che la Sardegna oggi perde 30 milioni di euro circa per le concessioni demaniali, che vengono pagate dai nostri concessionari allo Stato. «Ragioniamo su questo», ha detto.

Il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, ha ribadito che questo emendamento lascia ai Comuni solo l’onere di redigere il Pul e tutto il resto verrà dettato dalla Regione. Abbiamo appreso, ha detto, dall’assessore che questo atto sarà transitorio perché saranno le nuove Province a gestire le competenze. Per Francesco Agus si sta legiferando senza aver potuto approfondire il testo di legge in commissione. Per il consigliere della minoranza è un rischio approvare questa norma ad aprile, perché, se fra due mesi arriveranno rilievi sul testo, si potrebbero mettere in crisi i concessionari a stagione balneare iniziata, lasciandoli nell’incertezza totale. Per Francesco Agus sarebbe meglio rimandare la decisione a settembre o ad ottobre e gestire il periodo transitorio con proroghe limitate nel tempo. Salvatore Corrias (Pd) ha sottolineato che il Comune che amministra, Baunei, e i comuni di Tortolì, Dorgali, Orosei e Siniscola stanno sottoscrivendo il cosiddetto “Patto del golfo”, per ragionare insieme e far lavorare bene le imprese titolari delle concessioni. Nel momento in cui con questo testo togliete ai Comuni la funzione delle concessioni su beni del demanio marittimo e della navigazione interna per finalità turistico ricreative, ha detto, state facendo un danno al Golfo di Orosei. Per Salvatore Corrias è una scelta deleteria.

D’accordo con il collega Corrias anche la consigliera Maria Laura Orrù (Progressisti), che ha sottolineato come si stiano penalizzando tutti i comuni a causa di poche Amministrazioni che non sono riuscite a risolvere il problema. Maria Laura Orrù si è detta favorevole alla proposta di un commissario ad acta per risolvere quei problemi ed evitare di scrivere delle leggi di carattere generale che complicano poi gli scenari e che hanno solo l’obiettivo di risolvere alcuni casi particolari, mettendo in crisi tutto il territorio regionale. Orrù infine si è detta d’accordo con la proroga fino a settembre.

Il presidente Pais ha, quindi, messo in votazione l’emendamento aggiuntivo n. 5  (Giovanni Satta e più) “Art. 23 bis . Modifiche all’articolo 41 della legge regionale n. 9 del 2006)” che attribuisce ai Comuni le sole funzioni in materia di elaborazione ed approvazione dei Piani di utilizzazione dei litorali. L’emendamento è stato approvato con 31 voti a favore, 18 contrari e 1 astenuto.

Il presidente ha quindi aperto la discussione generale sull’articolo 24 “Successione e fase transitoria”, dopo aver dato la parola al relatore di maggioranza e alla Giunta per il parere sugli emendamenti.

Per Eugenio Lai (Leu) non è comprensibile perché il sindaco metropolitano non possa stabilizzare i precari della Città metropolitana, visto che basterebbe applicare l’art. 20 del decreto legislativo 24 maggio 2017 n. 75. Per Eugenio Lai è un problema politico. Ci sono precari storici di quell’ente, ha detto, che hanno diritto di avere un futuro certo vista la professionalità acquisita. Critico anche sul tema della polizia provinciale: non capisco, ha detto, perché nelle altre regioni d’Italia i compiti vengono svolti dal Corpo forestale e qui invece sono in capo alle Province e Città metropolitane. Per Eugenio Lai si sta approvando “un accordicchio” che è costato tre settimane di ritardo a questo Consiglio, nominando due commissari, il sindaco metropolitano e il commissario. Chi approverà il bilancio? Per Eugenio Lai si sta gettando il territorio nel caos per accontentare qualcuno.

Massimo Zedda (Progressisti) ha sottolineato che è chiaro l’obiettivo della maggioranza: commissariare tutto, utilizzando, tra l’altro, norme diverse per la Città metropolitana di Cagliari e per quella di Sassari. Secondo Zedda anche questa legge è a rischio di impugnazione, visto è in contrasto con la legge Delrio, in cui c’è scritto che il sindaco della città capoluogo diventa di diritto sindaco della Città metropolitana. Per il consigliere la maggioranza sta creando un grave danno ai dipendenti delle Città metropolitane, che con la nomina dei commissari non avranno certezza di continuità lavorativa. Non può esserci una Regione che commissaria tutto, ha detto, con una persona sola che, attraverso nomine, governa tutti gli enti sardi.

Per Piero Comandini (Pd) questa legge sembra una matrioska in cui si scopre sempre qualcosa di nuovo e di fantasioso, non per migliorare, ma per soddisfare parti della maggioranza. Per il consigliere del Pd le criticità di questa legge sono note: risorse e personale per garantire il funzionamento di questi Enti. Per Piero Comandini è fondamentale andare nella direzione della semplificazione e della chiarezza. In relazione all’emendamento 41 ha sollevato il problema dei lavoratori precari della Città metropolitano e di quale sia il loro futuro, visto che l’opposizione ha difeso lo stanziamento di 1,4 milioni di euro, risorse destinate ai lavoratori precari che dal 2016 stanno aspettando le procedure di stabilizzazione, “che più volte abbiamo sollecitato”, come previsto anche dalla legge Madia. Non si capisce – ha detto – perché ancora non siano stati stabilizzati questi lavoratori che hanno funzioni fondamentali nella Città metropolitana. Il timore, ha concluso, è che in questa riorganizzazione qualche commissario dimentichi le parti più deboli, ossia questi lavoratori precari.

E’ intervenuto il capogruppo di FdI, Francesco Mura, dopo la polemica sulle due figure decise per il governo della Città metropolitana di Cagliari. Per Francesco Mura molti dell’opposizione sono cresciuti in un contesto politico malato, visto che parlano solo di commissariamenti e poltrone. Chi ha commissariato le Province non siamo stati noi, ha detto, e ci sono ancora i vostri commissari. Francesco Mura ha difeso la scelta della soluzione del sindaco metropolitano e del commissario e ha accusato l’opposizione di speculare sulla condizione dei lavoratori precari, che hanno lavorato per tre anni sotto la loro amministrazione.

Francesco Agus (capogruppo Progressisti) ha voluto puntualizzare che il primo commissariamento è stato fatto dalla Giunta Cappellacci e che la scorsa Giunta si è limitata a sostituire i commissari e non rappresentanti eletti dal popolo. Per Francesco Agus la fase transitoria sarà più lunga di quanto previsto e c’è il rischio che nella Città metropolitana ci siano conflitti di competenze e che alla fine non comandi nessuno. Il consigliere ha ribadito che la legge Delrio non è positiva, ma senza un disegno organico a livello nazionale ogni riforma regionale è destinata a scontrarsi contro un muro.

L’Aula è quindi passata all’esame dell’emendamento n. 42 all’emendamento n. 34 che sopprime le parole “Città Metropolitane di Cagliari e Sassari”. Massimo Zedda (Progressisti) ha messo in evidenza le problematiche relative al personale. «In passato i posti di lavoro dei dipendenti delle province sono stati messi in sicurezza in attesa dell’espletamento dei concorsi. Oggi questo non avviene – ha detto Zedda – i commissariamenti delle Città Metropolitane potrebbero ostacolare le procedure di stabilizzazione previste dalla legge Madia». Posto in votazione l’emendamento n. 42 è stato approvato.

Via libera anche all’emendamento n.39 che, per l’emergenza Covid, rinvia le elezioni comunali previste per la prossima primavera. Si faranno in una data compresa tra  il 15 settembre e il 15 ottobre 2021.

Sull’emendamento n.37 è intervenuto il consigliere del gruppo Udc-Cambiamo Antonello Peru: «E’ un  emendamento tecnico – ha detto – serve a trasferire alla Città metropolitana di Sassari le risorse oggi assegnate alla Rete metropolitana». A favore dell’emendamento si è pronunciato il consigliere dei Progressisti Gianfranco Satta: «Ho sollecitato più volte un intervento per garantire l’attuazione dei progetti della programmazione territoriale. Non è solo un problema della Rete Metropolitana ma anche delle Unioni dei Comuni. Mi auguro che i progetti avviati da questi enti  vengano portati a termine perché, con  l’istituzione della Città Metropolitana di Sassari, le Unioni non avranno più voce in capitolo». Giudizio condiviso da Massimo Zedda (Progressisti) che ha evidenziato un rischio concreto per la programmazione territoriale. L’emendamento è stato approvato.

Disco verde, senza dibattito, anche per l’emendamento n. 34 che affida al presidente della Regione la nomina dei nuovi commissari delle Città Metropolitane di Cagliari e Sassari e delle province di Nuoro, Oristano, Gallura, Ogliastra, Sulcis Iglesiente e Medio Campidano entro 30 giorni dall’approvazione della legge. Resteranno in carica fino all’insediamento degli organi di governo la cui elezione dovrà svolgersi entro il 31 dicembre 2021.

Subito dopo, l’aula ha approvato il testo dell’articolo 24 “Successione e fase transitoria”.

Il presidente Michele Pais ha quindi sospeso la seduta e convocato la Conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa il presidente ha dichiarato chiusa la sedutasospeso la seduta e aggiornato i lavori a domani alle ore 16.00.

Riprenderanno martedì 30 marzo, alle 16.00, i lavori del Consiglio regionale. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo, riunita questa mattina sotto la presidenza del presidente Michele Pais. All’ordine del giorno, l’esame del Testo unificato sulla Riforma dell’assetto territoriale della Regione, il DL 107 “Norme urgenti per il rilancio delle attività di impulso, coordinamento ed attuazione degli interventi della Giunta regionale e di riorganizzazione della Presidenza della Regione” ed il documento n. 7 “Attivazione del laboratorio di Emodinamica presso il Presidio ospedaliero di Lanusei. Richiesta di interpretazione autentica del provvedimento”, “Ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna” approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 25 ottobre 2017.

Bandiere a mezz’asta oggi in Consiglio regionale per celebrare la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid.

«Oggi è un giorno di mestizia e di grande dolore. La pandemia ha detto il presidente del Consiglio regionale Michele Paisnon ha risparmiato nessuno e purtroppo l’emergenza non è superata. Rimarrà impressa per sempre nella nostra mente l’immagine, esattamente un anno fa, dei camion dell’esercito carichi di bare in fila in attesa della cremazione a Bergamo. La Giornata di oggi deve essere per tutti noi un momento di riflessione ma anche un monito: dobbiamo combattere per sconfiggere il virus, nessuno può permettersi di abbassare la guardia.»

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Il Consiglio regionale ha approvato i primi 4 articoli del testo unificato per la riforma dell’asseto territoriale della Regione. La seduta è stata aperta dal presidente Michele Pais. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha proseguito l‘esame dell’ordine del giorno con gli articoli e gli emendamenti del Testo unico sulla riforma delle Autonomie locali.

Prima dell’avvio della discussione, prendendo la parola sull’ordine dei lavori, il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha espresso apprezzamento per la decisione dei capigruppo di concedere al Consiglio qualche giorno in più per l’esame del testo. Inoltre, ha sollecitato la presidenza ad intervenire presso la commissione Sanità per una seduta dedicata alla campagna vaccinale, con la presenza dell’assessore e dei vertici delle aziende sanitarie.

Il presidente ha assicurato l’intervento della commissione.

Intervenendo sull’art. 1 del Testo unico sulle Autonomie locali, il consigliere deiProgressisti Massimo Zedda ha ricordato che diversi emendamenti discussi in  commissione hanno fatto emergere questioni molto rilevanti: riduzione delle competenze dei Comuni sul Pul (Piano urbano dei litorali) che vengono trasferito alla Regione, Autorità d’Ambito dove si ripropone la sovrapposizione delle figure di “controllore e controllato”, il taglio del percorso formativo dei segretari generali dei Comuni che ora potranno accedere alle strutture di grandi dimensioni solo dopo aver ricoperto il ruolo di funzionario o il vice segretario, “mettendo nei guai i Sindaci”.

Ancora una volta, ha concluso, al di là dei nobili principi, si fa una legge che moltiplica gli assetti e indica risorse solo per gli organi di governo prendendole dal fondo unico, mentre resta sullo sfondo la riforma della Regione, vero “cuore” del problema.

Subito dopo il Consiglio ha approvato l’art. 1 (Finalità).

E’iniziata poi la discussione dell’art. 2 al quale è collegato un emendamento sul quale relatore e Giunta si sono rimessi all’Aula. La proposta, formulata dal consigliere Giovanni Antonio Satta (Misto), cambia la denominazione della provincia Gallura in “Provincia Nord Est Sardegna”

Prima di procedere, il presidente ha sospeso brevemente la seduta.

Alla ripresa dei lavori, è ripresa la discussione dell’art. 2.

Il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda ha messo l’accento sul punto che riguarda la Città metropolitana di Sassari, mentre la questione centrale è quella della mancata spesa delle risorse assegnate alla Rete metropolitana, istituita nel 2016 ma priva di strutture amministrative. Ciò, a suo giudizio, dipende solo dal prolungato commissariamento della Provincia di Sassari, al pari di tutte le altre. Sulle Unioni dei Comuni, ha aggiunto, la legge non distingue fra quelle che hanno fatto bene e quelle che non hanno funzionato.

Sempre per i Progressisti il capogruppo Francesco Agus, tornando sulla Città metropolitana di Sassari, ha sottolineato che questo organismo rappresenta oggettivamente uno dei più grandi “flop” della storia repubblicana perché non funziona la “governance” con le elezioni di secondo livello, si avvantaggiano le realtà più forti, si provocano squilibri nella distribuzione delle risorse. Solo in Sardegna, come Regione autonoma, la Cm viene definita qualcosa di utile ma utilizzando proprio il modello nazionale che non ha dato risultati positivi.

Ancora per i Progressisti, il consigliere Antonio Piu ha ribadito che a suo giudizio l’istituzione della Cm di Sassari è un grande passo avanti ma, ha avvertito, la battaglia inizia ora perché, per esempio, la metropolitana di superficie di Sassari è  ferma pur essendo partita prima di quella di Cagliari. Questo significa, ha spiegato, che il problema delle competenze non può essere aggirato e nello specifico devono essere decentrate a livello locale. Senza questo cambio di rotta, ha avvertito, non sarà possibile fermare lo spopolamento.

Il consigliere Diego Loi, anch’egli dei Progressisti, ha evidenziato che mettendo a confronto la volontà dichiarata ed il contenuto della legge, restano inalterati i motivi di dissenso del suo gruppo. In gioco, ha aggiunto, c’è l’esercizio concreto della democrazia nei territori i quali finora non hanno avuto risposte al loro bisogno di spazi più larghi di quelli locali. La legge non dà risposta a questa domanda, ha precisato, e ciò depotenzia le stesse finalità del provvedimento.

Intervenendo sull’emendamento presentato il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda ha osservato che il nome dovrebbe identificare, più che la geografia, coloro che vivono in quel territorio e perciò forse sarebbero preferibili toponimi legati ad una storia comune.

Il consigliere del Pd Giuseppe Meloni, firmatario dell’emendamento, ha chiarito che il nome Nord Est era quello di una proposta di legge precedente, poi respinta. Ed inoltre, è importante lasciare aperta la porta di quanti vorranno aderire in seguito al nuovo ente.

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni, dopo aver premesso di voler apporre la firma all’emendamento, si è detto soddisfatto per la visione lungimirante che consente l’adesione di altri Comuni.

Anche il consigliere sardista Giovanni Satta ha chiesto di sottoscrivere la proposta, definita di “buon senso”.

Il consigliere Giovanni Antonio Satta, primo firmatario, ha ricordato che la volontà di attribuire alla nuova Provincia il nome di Nord Est appartiene ad un intero territorio, che per ora comprende 26 Comuni, del quale fa parte una realtà importante come il Monte Acuto. Forse, ha osservato, anche le discussioni passate sul nome hanno fatto perdere tempo.

Il consigliere dell’Udc Giorgio Oppi ha annunciato voto favorevole.

Successivamente il Consiglio ha approvato l’emendamento e, a seguire, l’art. 2 (Riforma dell’assetto territoriale complessivo).

Dopo è iniziata la discussione dell’art. 3 (Città metropolitana di Sassari). Desirè Manca, del M5S, si è espressa favorevolmente sull’istituzione della Città metropolitana di Sassari, che potrà ripartire con quella dignità che negli anni si era perduta, anche a causa di una pesante crisi economica e sociale. Desirè Manca ha quindi annunciato il voto favorevole, pur ribadendo la posizione contraria del suo gruppo nei confronti degli altri contenuti della legge.

Dopo l’on. Desirè Manca ha preso la parola l’on. Massimo Zedda (Progressisti) che ha chiesto all’Aula: “Che differenza c’è tra la città metropolitana e la provincia se i Comuni della prima sono gli stessi della seconda? Sarebbe il caso che riflettessimo su questo. E dovremmo anche ricordarci che possiamo realizzare nuovi enti ma i poteri restano sempre in capo alla Regione, che tiene per sé risorse e personale».

Per l’on. Antonio Piu (Progressisti) «è necessario introdurre in legge il concetto del decentramento amministrativo, se vogliamo che i servizi siano erogati a tutti i cittadini e non soltanto a chi vive a Cagliari. Se la politica non ha idee chiare e non ha una visione chiara sulla funzione degli enti locali le riforme non servono e non si capisce nemmeno di chi è l’errore».

Per l’on. Gianfranco Satta (Progressisti) «questa norma è comunque un riconoscimento per il nord Sardegna e io voto a favore della istituzione della città metropolitana di Sassari. Avevo presentato un’altra proposta nei mesi scorsi ma comunque voterò a favore. Siamo però ancora in tempo per rivedere alcune questioni dirimenti, specie nel campo dei servizi».

Dai banchi dell’Udc l’on. Antonello Peru ha detto: «Certo che se a un ente non dai risorse e non dai energia non potrà funzionare. Ma noi dobbiamo impegnarci a dare quel che serve perché i territori più distanti possano unirsi. Questo è l’obiettivo della nuova città metropolitana, questa è la visione organica della riforma».

Approvato l‘articolo 3, l’Aula è passata all’esame degli emendamenti dell’articolo 4.

L’on. Dario Giagoni (Lega) ha illustrato l’emendamento 8 e gli ha replicato l’on. Massimo Zedda: «Dal punto di vista finanziario state creando le premesse di un fallimento per questi enti».

Per il Pd l’on. Piero Comandini ha detto, citando l’ex presidente Pietrino Soddu: «Sedersi in  quest’Aula significa svestirsi del ruolo avuto in qualche ente locale e vestirsi da legislatore, perché qui si governano tempi ben più ampi di un Comune o di una provincia. Dobbiamo oggi allargare lo sguardo e dare dignità politica ai Comuni attualmente esclusi dalla città metropolitana. Come si fa a bloccare lo spopolamento se si concentra tutta l’attività politica su Cagliari e Sassari?»

Anche l’on. Eugenio Lai (LeU) si è associato al discorso dell’oratore precedente e ha aggiunto: «Non è giusto che due città decidano tutto per tutti. La Sardegna non ha città metropolitana ma  città medie e grossi paesi. Non serve a nulla istituire scatole se non darete servizi ai territori».

Per l’on. Fausto Piga (FdI) «la città metropolitana di Cagliari è una forzatura tutta sarda, perché non ha mantenuto il perimetro storico di tutta la Provincia e non c’è giustificazione per questa scelta, politica e forzata. Rinnovo la proposta di scongiurare il commissariamento della città metropolitana di Cagliari». Sempre dai banchi dei Fratelli d’Italia il capogruppo Francesco Mura ha detto: «Certo Cagliari non è Città del Messico con 20 milioni di abitanti ma la città metropolitana per Cagliari ha certamente un senso. Dopo Monastir c’è un mondo e anche i territori più periferici devono trovare identità dentro la città metropolitana».

Per i Progressisti l’on. Maria Laura Orrù ha detto: «Uscire da quest’aula senza un percorso comune il risultato sarà che i cittadini non avranno fiducia in noi. Il rischio è l’astensionismo crescente e la tenuta democratica». Per il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, «le province che un referendum ha abolito non erano il male assoluto e noi allora lo abbiamo detto. Sicuramente non erano apprezzate dai cittadini né percepite positivamente, nonostante lavorassero».

L’articolo 4 (Modifica della circoscrizione territoriale della Città metropolitana di Cagliari) è stato approvato e i lavori dell’Aula sono sospesi.

Riprenderanno martedì prossimo alle 16.00.

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Il Consiglio regionale approverà un ordine del giorno unitario coni il quale si impegna il Parlamento a prendere in carico la vertenza dello stabilimento della RWM di Domusnovas e a salvare i lavoratori della fabbrica sulcitana.

Questa mattina i capigruppo, presieduti dal presidente del Consiglio Michele Pais, hanno ricevuto i sindaci di  Domusnovas (Massimiliano Ventura), di  Iglesias (Mauro Usai), di Musei (Sasha Sais) e di Villamassargia (Debora Porrà). All’incontro ha partecipato anche l’assessore dell’Industria Anita Pili.

I primi cittadini hanno chiesto a tutti i gruppi politici presenti nell’assemblea un’azione unitaria per  salvare  i circa 300 lavoratori e  di attivarsi immediatamente presso i parlamentari sardi perché la vicenda non sia dimenticata dal nuovo Governo nazionale.

«Proprio in questo periodo di attesa dell’insediamento dei nuovi ministri  hanno aggiunto bisogna preparare un fronte comune per portare nuovamente la vicenda RWM all’attenzione nazionale in quanto è proprio lo Stato che deve assumersi le responsabilità e  trovare una strategia di lungo periodo per mettere in condizioni la fabbrica di lavorare.»

Da quando sono state sospese alla RWM di Domusnovas le commesse, a favore della pace in Yemen e nel mondo, per un importo di 380 milioni di euro, la produzione è bloccata. Nello stabilimento lavorano alla manutenzione 50 lavoratori, 100 sono in cassa integrazione e gli altri sono disoccupati.

Una situazione insostenibile che rischia, se non risolta, di aggravare la già precaria situazione del territorio.

«Se lo Stato toglie ha detto Mauro Usai, sindaco di Iglesias lo Stato deve dare. Quindi è necessario che provveda alla  compensazione di queste commesse sospese.»

Il presidente Michele Pais, a nome dei Capigruppo, ha assicurato che il Consiglio regionale, di concerto con il presidente della Regione Christian Solinas e l’assessore dell’Industria Anita Pili, porrà in essere tutte le azioni a sostegno dei lavoratori e del territorio: «Si tratta di una vertenza di carattere nazionale su cui è necessario aprire una interlocuzione immediata con il nuovo Governo nazionale».