24 March, 2026
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Il Consiglio regionale stamane ha approvato i primi 13 articoli del disegno di legge in materia urbanistica ed edilizia.

La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, ha prestato il giuramento prescritto dalla legge il nuovo assessore dei Lavori pubblici Gianni Balzarini. Quindi il presidente ha annunciato una breve sospensione dei lavori per tenere una conferenza dei capigruppo. Subito dopo, prima di affrontare l’ordine del giorno con l’esame degli articoli e degli emendamenti del Dl n. 408/A – Giunta regionale –“Disposizioni urgenti in materia di urbanistica ed edilizia”, hanno preso la parola diversi consiglieri regionali sull’ordine dei lavori.

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha protestato perché la sua precedente sollecitazione rivolta al presidente Francesco Pigliaru per riferire al Consiglio sugli sviluppi della crisi politica è rimasta senza risposta. «L’Aula – ha affermato – non può essere scambiata per luogo in cui tutto può succedere senza chiarezza e trasparenza, ignorando importanti fatti politici che non possiamo lasciare alla ribalta mediatica».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha ricordato invece la drammatica giornata di ieri, quando gravi incendi hanno colpito la Sardegna e in particolare la città di Iglesias, dove sono state evacuate molte case private ed è stato devastato un grande patrimonio pubblico, con conseguenze che avrebbero potuto essere ancora più gravi se il dispositivo dei soccorsi non avesse funzionato con la massima efficienza. «Tuttavia – ha aggiunto Pietro Cocco – ritengo opportuno che l’assessore dell’Ambiente riferisca al Consiglio e, soprattutto, auspico che alla città di Iglesias siano assegnate le risorse necessarie, in tempi brevi e con procedure rapide (anche con la costituzione di apposito fondo) per restituire funzionalità al patrimonio pubblico andato parzialmente distrutto».

Il consigliere dell’Udc Giorgio Oppi si è associato alla richiesta formulata da Pietro Cocco ed ha poi sollecitato la commemorazione pubblica dello scomparso leader politico sardo Salvatore Ladu.

Il capogruppo di Cps Piefranco Zanchetta ha lamentato la crescente difficoltà della quarta commissione di avere una interlocuzione con l’assessore dei Trasporti sul problema dei collegamenti con le isole minori.

Il consigliere dei Riformatori sardi Luigi Crisponi, «approfittando della presenza del nuovo assessore» Gianni Balzarini ha sollevato il problema del ponte di Oloè, fra Oliena e Dorgali, crollato nel 2013 a causa dell’alluvione in cui perse la vita anche un agente di polizia. «Ora la situazione di quella struttura è indecente – ha protestato Luigi Crisponi – perché strutture non è ancora transitabile con gravi danni per l’agricoltura ed il turismo». Recentemente, ha detto ancora Crisponi, «la prefettura di Nuoro ha disposto la sorveglianza del ponte affidandola all’esercito perché molti continuano a transitarvi a loro rischio e pericolo ma è evidente che non si può restare così sotto scacco per 4 anni, rinviando ancora un intervento che l’assessorato aveva colpevolmente trascurato e che invece non si può più rimandare, esaminando anche soluzioni alternative».

Al termine dell’intervento di Luigi Crisponi, il presidente Gianfranco Ganau, come annunciato, ha sospeso la seduta e convocato la conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha comunicato che, a parziale modifica dell’ordine del giorno, l’Aula comincerà l’esame delle mozioni 317 (Augusto Cherchi e più)  e 321 (Paolo Truzzu e più) sulla riforma della magistratura onoraria.

Prendendo ancora la parola sull’ordine dei lavori il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha ribadito che, rispetto alla richiesta di riferire al Consiglio sulla crisi politica alla Regione, «non c’è stata risposta e per noi è un rifiuto molto grave ed inspiegabile, reticente, abbiamo almeno il diritto di conoscere le lettere di dimissioni dell’assessore precedente ed il presidente non può nascondersi dietro un dito, anche perché, su questi argomenti, Antonio Pigliaru ha scritto molto e non vorrei che anche questo fosse ignorato».

Il presidente Pigliaru, premettendo di voler svolgere un intervento «per rispetto al Consiglio anche la richiesta non appare particolarmente appropriate come in questo caso”, ha affermato che “tutto è avvenuto nella massima trasparenza sia prima che dopo e se c’è l’esigenza di inoltrare al Consiglio le lettere di Maninchedda lo faremo». «In quelle lettere – ha poi ricordato – ci sono punti di vista diversi e si parla molto anche della fatica del governare, ma tutto è stato portato alla conoscenza dei nostri elettori e della comunità regionale; non trovo quindi appropriata una richiesta di dibattito per dire qualcosa oltre ciò che è stata detto». «Per quanto riguarda i rapporti con Partito dei sardi – ha concluso Francesco Pigliaru – ribadisco che ha confermato il suo interesse a proseguire nella nostra esperienza di governo; per il resto è tutto nelle lettere e dovrei leggerle per intero, non c’è nessuna crisi e non vedo elementi di allarme pur comprendendo che, su questo, le opinioni non possono che essere divergenti».

Il Consiglio ha quindi iniziato la discussione della mozione 317 ed il presidente ha dato la parola al consigliere Augusto Cherchi (Pds) per illustrarne il contenuto.

In apertura Augusto Cherchi ha messo l’accento sul fondamento costituzionale del ruolo della magistratura onoraria e sulla legge del ’98 che, in realtà, è stata applicata con una serie di proroghe che hanno istituzionalizzato una situazione anomala «in cui 5.000 magistrati onorari gestiscono oltre il 50% del carico complessivo dei tribunali, in un quadro normativo di grande precarietà di lavoro, senza riconoscimenti economici e sociale e senza che ti tenga conto delle responsabilità loro affidate». «Lo stesso Consiglio europeo – ha proseguito Cherchi – ha sollecitato l’Italia ad introdurre elementi di protezione sociale come malattia, paternità e maternità, ma legge delega al Governo per l’emanazione di successivi decreti legislativi e l’istituzione della categoria unica dei giudici onorari di pace, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, non risponde affatto a questa sollecitazione». «Anzi – ha dichiarato Augusto Cherchi – trasforma il lavoro dei magistrati in una sorta di part time solo due volte a settimana ignorando che la vera attività si svolge full time, una scelta irragionevole che ignora tutto il problema della previdenza e determinerà il forte rallentamento di attività giudiziaria». «In definitiva – ha concluso – ritengo che anche la Sardegna debba fare la sua parte per il riconoscimento del pieno diritto dei magistrati onorari alla giusta retribuzione ed alla sicurezza sociale, al fine di garantire sia l’indipendenza della categoria che la ragionevole durata del processo».

Il primo firmatario della mozione 321 Paolo Truzzu (Misto-Fdi), dopo aver condiviso molti punti della mozione del collega Cherchi, ha sostenuto che «la riforma è necessaria per lo stesso Governo anche a fronte della decisioni della Unione europea che ha censurato la precarietà di una professione importantissima ma senza diritti e senza dignità, chiamata anche a garantire più sicurezza al cittadino». «Invece – ha lamentato Truzzu – il Governo ha fatto una riforma peggiorativa che cristallizza la precarietà ed affida ai magistrati onorari competenze maggiori senza giusta retribuzione, con un rapporto part time privo di tutela previdenziale, una fictio iuris perché il progetto sarebbe contraddetto in pochissimo tempo dalla realtà, senza peraltro sollevare l’Italia dalla procedura di infrazione europea». «Il nostro dovere – ha concluso – è quello di riaffermare con forza il concetto della giusta retribuzione, cambiando radicalmente una riforma che rischia di fermare il sistema giustizia a danno dei più deboli, si deve quindi cambiare strada con soluzioni già applicate e presenti nel nostro ordinamento, come la legge 217, per inserire i magistrati onorari fra i dipendenti dello Stato; auspico dunque che anche la Sardegna approvi le mozioni con voto unitario».

La consigliera Annamaria Busia (Misto) ha criticato la sottovalutazione del problema della giustizia onoraria, «una protesta giusta in difesa della giustizia di prossimità che incide profondamente sulla vita quotidiana delle persone; non si può lavorare due giorni alla settimana ed è umiliante la stessa idea di una giustizia amministrata part time, perché il giudice, come ricordava Calamandrei, vive notti insonni agitate da incubi e non possiamo  fermare la società perché non funziona la giustizia». «Purtroppo –  ha aggiunto – sulla giustizia si stanno scaricando altre problematiche dimenticando però che anche leggi non funzionano se il sistema non funziona, per cui è necessario che anche la Giunta regionale sarda prenda posizione».

Per il capogruppo del Pds Gianfranco Congiu «fa bene il Consiglio ad occuparsi di questo problema importantissimo, sia per gli aspetti della lotta al precariato per la dignità del lavoro, sia soprattutto perché stiamo facendo sforzi immani per rendere appetibile il sistema Sardegna anche per gli investitori stranieri e certamente non può esserlo se manca un anello come la giustizia». «Invito perciò il presidente – ha concluso – ad esercitare la necessaria moral suasion presso il Governo, sostenendo l’azione delle 8 Regioni che hanno già deliberato e con le quali dobbiamo lavorare insieme».

Il consigliere Antonio Gaia (Cps), ha detto fra l’altro che «spesso il legislatore dimentica il riferimento alla carta costituzionale, violata palesemente da questa riforma, e dimentica che i magistrati onorari, oltre a smaltire il 50% delle pratiche fanno anche tutto il lavoro sporco istruttorio e di fatto mandano avanti la complessa macchina della giustizia». Gaia, dopo aver ricordato una sua iniziativa per istituire a Cagliari una con camera nazionale di mediazione per le imprese che operano nel Mediterraneo, ha concluso auspicando un ruolo significativo della Sardegna,

Il consigliere dei Riformatori Michele Cossa ha espresso il suo plauso per l’iniziative del Consiglio di occuparsi del malfunzionamento della giustizia «che si riflette negativamente sulla vita dei cittadini e sul ciclo economico». «Svilire i magistrati onorari e dequalificarli – ha sostenuto – significa fare un danno spaventoso alla comunità, danno provocato anche da una riforma sbagliata che fa un passo avanti e due indietro e non risolve i problemi creando anzi una specie di sotto proletariato intellettuale indegno di un paese civile».

Per l’on. Marco Tedde (Fi) «il tentativo di riforma è inqualificabile ed è sbagliato chiamare magistrati queste figure perché non hanno la dignità e il decoro della funzione giurisdizionale. E non sono nemmeno messi in grado di amministrare la giustizia in modo rapido ed efficace. Le conseguenze sono chiare per tutti gli utenti della giustizia. Questa riforma inciderà in modo danno sono sulla giustizia ed è per questo che chiediamo alla Giunta di portare al governo la voce della nostra preoccupazione».

L’assessore Filippo Spanu ha preso la parola per la Giunta: «Noi riteniamo che gli uffici giudiziari debbano agire al meglio e per questo ci siamo già adoperati sotto il profilo del personale. Ci faremo parte diligente col governo e col Parlamento e lo faremo in raccordo con le altre regioni che stanno esprimendo la nostra stessa posizione».

Per replica l’on. Augusto Cherchi (Pds) si è detto soddisfatto.

Di seguito l’on. Paolo Truzzu (FdI) ha detto che «il rischio della ricaduta, ovvero del peggioramento dei servizi è alto».

La mozione 317 è stata approvata e così la 321. 

L’Aula ha poi affrontato il ddl 408 (disposizioni urgenti in materia di Urbanistica ed edilizia), ripartendo dall’articolo 1, visto che la settimana scorsa era già stato votato il passaggio agli articoli.

Approvato l’articolo 1 “Modifiche all’articolo 3 della legge regionale n. 23 del 1985 (Opere soggette a permesso di costruire)” con l’emendamento aggiuntivo della Giunta n. 270

Approvato anche l’articolo 2 “Modifiche all’articolo 5 della legge regionale n. 23 del 1985 (Variazioni essenziali) con l’emendamento aggiuntivo 18 (Ruggeri) e l’articolo 3 “Modifiche all’articolo 6 della legge regionale n. 23 del 1985 (Sanzioni per interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali)”.

L’articolo 4 “Varianti in corso d’opera” è stato approvato e l’emendamento 16 di maggioranza (Piero Comandini) relativo alle sagome degli edifici vincolati o meno è stato illustrato dal primo estensore ma poi ritirato.

Approvato anche l’articolo 5 “Modifiche all’articolo 10 bis della legge regionale n. 23 del 1985 (Opere soggette a Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA))”. L’emendamento 264 (Comandini e più) con lo scopo di snellire il lavoro degli uffici è stato discusso ma poi ritirato con l’invito «rivolto alla Giunta di modificare la Scia inserendo le opere non essenziali».

Sull’articolo 6 “Modifiche all’articolo 11della legge regionale n. 23 del 1985 (Mutamenti della destinazione d’uso)” l’on. Attilio Dedoni (Riformatori sardi) ha annunciato la richiesta di voto segreto sugli emendamenti 274 (Pietro Pittalis) e 273 (Piero Comandini). 

Il primo (soppressivo del comma 3 dell’articolo 6) è stato approvato con 27 favorevoli e 24 contrari.

L’emendamento 273 (servizi connessi alla residenza) è stato approvato con 29 favorevoli e 22 contrari.

L’on. Piero Comandini (Pd) ha illustrato l’emendamento 275, che tende ad evitare che i Consigli comunali debba riesaminare una seconda volta i piani attuativi in caso di mutamento della destinazione d’uso. Contrario l’assessore Cristiano Erriu, che ha invitato al ritiro. L’invito è stato accolto.

Il testo dell’articolo 6 è stato approvato e anche l’emendamento 301 all’emendamento 19 (immobili a destinazione strettamente sportiva).

Approvato anche l’articolo 7 “Modifiche all’articolo 14 della legge regionale n. 23 del 1985 (Opere eseguite in assenza di SCIA)”.

Anche all’articolo 8 “Modifiche all’articolo 15 della legge regionale n. 23 del 1985 (Interventi di edilizia libera)” sono stati presentati emendamenti poi non approvati o ritirati. Così l’articolo 8 è stato approvato insieme all’emendamento aggiuntivo 261 a firma Valter Piscedda (PD) sulla capacità ricettiva.

Sull’articolo 9 “Modifiche all’articolo 15 quater della legge regionale n. 23 del 1985 (Parcheggi privati)” approvato l’emendamento 263 (Tendas) sulle prescrizioni su immobili in zona urbanistica A e vincolati. Approvato anche l’emendamento 296 (Pierfranco Zanchetta) sul limite massimo dei metri cubi, elevato da 210 a 300.

L’Aula ha poi licenziato l’articolo 10 “Modifiche all’articolo 16 della legge regionale n. 23 del 1985 (Accertamento di conformità)” e il 10 bis “Incentivazione degli interventi di riuso del patrimonio edilizio dismesso e per l’efficientamento energetico”  on l’emendamento aggiuntivo 20 (Luigi Ruggeri) sui “consorzi dei proprietari di aree libere e fabbricati”.

Approvato l’articolo 11 “Modifiche all’articolo 10 bis della legge regionale n. 45 del 1989 (Piano paesaggistico regionale: tutela delle zone di rilevante interesse paesistico ambientale)” e l’articolo 12 “Modifiche all’articolo 20 della legge regionale n. 45 del 1989 (Formazione, adozione e approvazione del piano urbanistico comunale e intercomunale)” con l’emendamento aggiuntivo 21 (poi emendato ulteriormente) e 262 (emendamento al 303).

Sull’articolo 13 “Piano di utilizzo dei litorali (PUL)”  lunga discussione sull’emendamento 304. Il tema è stato introdotto dall’assessore Cristiano Erriu, che ha detto: «E’ necessario introdurre una norma che distingue le tipologie delle strutture a servizio della balneazione come le corsie di lancio per il kite surf». Anche l’on. Antonello Peru (FI) ha preso la parola per dire che «l’emendamento della commissione urbanistica è finalizzato a far vivere per dodici mesi i litorali urbani»”. Sulla stessa posizione l’on. Roberto Desini (PDS), che ha ricordato il suo impegno e quello del collega Salvatore Demontis in commissione per l’approvazione della norma a favore della spiaggia di Platamona.

Anche l’on. Salvatore Demontis ha parlato di «ottima soluzione per il litorale metropolitano, così frequentato tutto l’anno».

L’emendamento 304 è stato dunque approvato insieme all’articolo 13.

L’Aula è quindi passata all’esame dell’articolo 13 bis “Osservatorio regionale per l’urbanistica e l’edilizia”.

Sentiti i pareri della Commissione e della Giunta sugli emendamenti, il presidente ha comunicato il ritiro di tutti gli emendamenti soppressivi totali e parziali presentati dall’opposizione. Il Consiglio ha quindi approvato il testo dell’articolo per alzata di mano.

Ritirati anche gli emendamenti all’articolo 13 ter “Commissione permanente sulle problematiche edilizie e urbanistiche della disabilità” che è stato rapidamente approvato dall’Aula.

Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi dichiarato conclusa la seduta.

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I capigruppo del Consiglio regionale hanno incontrato i rappresentanti sindacali della Portovesme srl, per l’esame della situazione venutasi a determinare per la dilatazione dei tempi autorizzativi per la realizzazione della nuova discarica a Genna Luas. 

«Confermiamo il nostro massimo impegno per seguire in ogni passaggio le vicende della Portovesme Srl – ha assicurato il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, ai lavoratori – esaminando anche la possibilità di individuare siti temporanei in cui collocare i residui della lavorazione, in attesa della realizzazione del nuovo impianto.»

Nella riunione, oltre a fare il punto sulle procedure autorizzative legate alla realizzazione della nuova discarica, sono state esaminate anche possibili soluzioni alternative che, sia pure temporaneamente e per un periodo massimo di 6 mesi, consentirebbero all’azienda di evitare la progressiva fermata degli impianti.

Due le principali opzioni sul tavolo: trasportare i materiali in altri siti del territorio previa verifica dell’idoneità dei siti prescelti o conservarli all’interno dell’azienda, in apposite vasche attualmente libere, dietro nulla osta del ministero dell’Ambiente.

Ciascuna delle ipotesi necessita ora di approfondimenti specifici, ai quali si lavorerà in tempi brevi.

Per il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu la soluzione preferibile è quella di custodire i materiali all’interno del perimetro aziendale anche perché, in base alla capacità della vasche di accumulo, garantirebbe all’azienda un periodo di buona autosufficienza.

Secondo il capogruppo del Pd Pietro Cocco, invece, è bene in questa fase, non escludere nessuna ipotesi, fermo restando che l’attenzione delle istituzioni regionali sul problema è alta e può contare sulla volontà comune espressa da tutti i gruppi del Consiglio regionale.

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L’assessore della Sanità Luigi Arru ed il manager dell’ATS Fulvio Moirano hanno visitato questa mattina il poliambulatorio di Carloforte, in procinto di diventare una delle nuove Case della Salute. Nel corso dell’incontro con il nuovo sindaco Salvatore Puggioni e gli operatori sanitari in servizio nell’isola, organizzato per valutare insieme le esigenze della realtà locale, in base alla popolazione residente e ai visitatori nella stagione estiva, si è parlato di nuovi modelli organizzativi per esigenze sanitarie che cambiano e dello spirito della riforma sanitaria che nasce per rispondere alle peculiarità dei territori, partendo dalle opportunità già esistenti e mettendole a sistema in modo da rispondere rapidamente alle necessità dei cittadini.
Luigi Arru e Fulvio Moirano, dopo aver verificato le caratteristiche delle strutture esistenti ed essersi confrontati con gli operatori, hanno esposto i progetti già in essere e quelli che si realizzeranno nell’immediato futuro per migliorare e rafforzare le cure sanitarie e la qualità della vita dei pazienti. «Non siamo qui per fare annunci ma perché abbiamo avviato un percorso di cambiamento – ha detto l’assessore Luigi Arru – attraverso azioni concrete che sfruttano le opportunità offerte dalla telemedicina e servizi in rete con gli ospedali di riferimento ad alta specialità».
Dopo la recente attivazione dell’ambulatorio di ortopedia, nel mese di luglio è prevista l’apertura del percorso nascita, che permetterà alle donne in gravidanza di effettuare i controlli direttamente nell’isola, con la presenza di ostetrica e ginecologo e la trasmissione di immagini e tracciati in tempo reale al Cto di Iglesias. Anche i malati di sclerosi multipla e Alzheimer potranno evitare gli spostamenti per i controlli di routine, grazie al servizio di neurologia.
«La legge 17 riconosce la peculiarità sanitaria delle isole minori – ha aggiunto Luigi Arru – stiamo interloquendo con i medici di continuità assistenziale e di medicina generale per riorganizzare al meglio i servizi. L’invecchiamento della popolazione e l’epidemiologia richiedono modelli nuovi e come Giunta abbiamo proposto, per le cure primarie, la medicina di iniziativa come risposta a questi bisogni, implementando un sistema di emergenza urgenza moderno che – ha concluso l’assessore della Sanità – per la prima volta doterà la Sardegna di un sistema di elisoccorso.»
All’incontro hanno partecipato anche i consiglieri regionali Pietro Cocco (Pd) e Luca Pizzuto (Art. 1 – Sdp) e la direttrice della ASSL di Carbonia Maddalena Giua.

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«Come cambia la sanità a Carloforte?» E’ il tema dell’assemblea pubblica che si terrà lunedì pomeriggio, a partire dalle 16.30, al Cine Teatro Mutua di Carloforte, organizzata dal gruppo Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista. Interverranno l’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru; il direttore dell’ATS Fulvio Moirano; la dottoressa Rita Ecca; la dottoressa Maddalena Giua, direttrice della ASSL di Carbonia; Luca Pizzuto, consigliere regionale di Art. 1 – Sdp; Pietro Cocco, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale. I lavori verranno coordinati da Riccardo Cardia.

 

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Il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, Pietro Cocco, ha diffuso una nota sulla situazione dello stabilimento Portovesme srl.

«La Portovesme srl, proprietaria di una fabbrica che conferisce nella discarica di Genna Luas ubicata in agro di Iglesias e Carbonia, occupa oltre un migliaio di lavoratori diretti oltre l’indotto, è l’unica fabbrica ancora in attività nel Sulcis Iglesiente, territorio ripetutamente colpito da processi di destrutturazione produttiva – scrive Pietro Cocco -. Va, pertanto, oltremodo tutelata e tutta la politica sarda è impegnata per il mantenimento e la salvaguardia dei posti di lavoro e alla ricerca di facilitare soluzioni tecniche  che consentano di ottenere il via libera alla costruzione nuova della discarica, condizione imprescindibile, senza la quale si potrebbe pregiudicare la produzione dell’industria siderurgica.»

«Poiché la complessità dei problemi anche di natura ambientale sta allungando la conclusione del procedimento e sta dilatando i tempi per la concessione amministrativa – aggiunge Pietro Cocco – è necessario consentire in tempi brevi almeno l’autorizzazione per poter realizzare il X argine. Il gruppo del PD, particolarmente impegnato nella vertenza, chiede con una mozione urgente la convocazione del Consiglio regionale per discutere con l’Assessore competente quali siano gli ostacoli che ancora impediscono il rilascio delle autorizzazioni richieste e per chiedere che si assumano tutte le necessarie iniziative per facilitare la soluzione dei problemi tecnici prospettate dagli uffici dell’assessorato dell’Ambiente.»

«L’interesse primario del Centro sinistra al governo della Regione sarda – conclude Pietro Cocco – è quello di massima attenzione per garantire l’occupazione dei tanti lavoratori interessati sia per la Portovesme srl così come per la riprese di Alcoa e dell’Eurallumina e di tutte le altre realtà produttive della nostra Isola.»

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Entro l’estate il Consiglio regionale approverà una nuova legge che darà una risposta alle richieste dei dipendenti dell’Agenzia Forestas. E’ l’impegno assunto dalla Conferenza dei capigruppo al termine dell’incontro con una delegazione dei lavoratori che in mattinata hanno manifestato sotto il Palazzo del Consiglio regionale per protestare contro l’applicazione del contratto privatistico agli operai addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale. A sostegno della vertenza, i rappresentanti del sindacato Confederdia hanno consegnato al presidente del Consiglio Gianfranco Ganau un plico con circa 3.000 firme.

«C’è la massima attenzione del Consiglio – ha assicurato il presidente Gianfranco Ganau – la questione è all’esame della Prima Commissione che in questi giorni sta completando gli approfondimenti. Alcune delle questioni ostative all’applicazione del nuovo contratto per i forestali sono i via di definizione, presto si avrà un quadro completo. La Commissione ha in carico due proposte di legge che possono essere unificate o riscritte con l’impegno di arrivare all’approvazione di un provvedimento ad hoc entro l’estate.»

Impegno confermato dal presidente della Prima Commissione Francesco Agus: «La Commissione ha accertato nei giorni scorsi che l’operazione è pari all’1% del costo del personale, l’ostacolo economico è dunque rimosso. Stesso discorso per le questioni previdenziali. L’audizione dei vertici dell’Inps ha confermato che il passaggio dal contratto privatistico a quello pubblico non comporterà maggiori oneri. Rimane invece da approfondire il problema relativo agli operai forestali. Su questo – ha detto Francesco Agus – gli approfondimenti vanno avanti e a breve presenteremo una proposta».

D’accordo per una soluzione in tempi rapidi tutti i capigruppo che hanno partecipato all’incontro: Pietro Cocco (Pd), Pietro Pittalis (Forza Italia), Gianluigi Rubiu (Udc), Daniele Cocco (Sdp), Annamaria Busia (Misto) e Attilio Dedoni (Riformatori sardi).

Soddisfatti i rappresentanti dei lavoratori: «Prendiamo atto dell’impegno della Conferenza dei Capigruppo – ha detto il segretario di Confederdia Gianluca Cinus – ci auguriamo che la volontà politica si traduca in fatti concreti. Auspichiamo un’approvazione in tempi rapidissimi del provvedimento».

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I capigruppo del Consiglio regionale hanno incontrato i rappresentanti sindacali della Portovesme Srl.

«La politica sta seguendo con attenzione ed impegno le vicende della Portovesme Srl anche per quanto riguarda la tempistica delle autorizzazioni per la nuova discarica che, in un clima di collaborazione istituzionale, si cercherà di restringere al massimo» ha assicurato il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau concludendo l’incontro fra i capigruppo ed una delegazione dei lavoratori della Portovesme srl guidata dai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil Francesco Garau, Antonino d’Orso e Antonio Melis.

I sindacalisti hanno manifestato delusione e preoccupazione per l’esito della recente conferenza di servizi che sembrava potesse portare alla conclusione dell’iter autorizzativo del nuovo stabilimento mentre, a loro giudizio, ha fatto registrare una battuta d’arresto. A completare il verbale della conferenza, infatti, mancano i pareri del Genio civile che si è riservato di formalizzarlo, e del Ministro dei Beni culturali, che non ha partecipato all’incontro.

«Chiediamo che le istituzioni siano al nostro fianco – ha sottolineato Francesco Garau della Cgil – perché il rispetto dei tempi è fondamentale per la continuità produttiva e, soprattutto, occorre evitare che l’azienda programmi una fermata progressiva degli impianti che aprirebbe una fase di gravissima incertezza.»

«Siamo in una fase critica – ha affermato Antonino d’Orso della Cisl – e riteniamo, pur senza fare sconti a nessuno, che una azienda che sta investendo 30 milioni di euro per la realizzazione di progetto industriale sia messa nelle condizioni di operare in un quadro di certezze e in tempi compatibili con quelli del mercato.»

«La nostra è una partita in cui si gioca il futuro di 1.200 lavoratori – ha osservato Antonio Melis della Uil – per questo chiediamo che il confronto fra tutti i soggetti interessati vada avanti in un clima costruttivo in modo da creare le migliori condizioni per un risultato finale positivo.»

Il presidente della commissione Attività produttive, Luigi Lotto, che proprio ieri ha tenuto una audizione con l’assessore dell’Ambiente Donatella Spano sui problemi della Portovesme Srl, ha garantito che la commissione seguirà la vicenda con l’urgenza che il caso richiede, adoperandosi in particolare per abbreviare i tempi burocratici ed amministrativi.

Preoccupazione per i tempi lunghi che sembrano profilarsi è stata invece espressa dal capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu, secondo il quale è mancata quella “concertazione istituzionale” che avrebbe permesso di arrivare prima ad un esito migliore. Il confronto, ha detto, deve proseguire in modo serrato “anche fuori dagli schemi burocratici”.

Il capogruppo del Partito Democratico, Pietro Cocco, ha dichiarato che «siamo tutti d’accordo nel sostenere le richieste dei lavoratori e faremo fino in fondo la nostra parte, sollecitando le altre istituzioni interessate a formalizzare gli atti di loro competenza in anticipo rispetto alle scadenze programmate; è un obiettivo possibile che contiamo di raggiungere».

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La seduta antimeridiana n. 233 si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau che, dopo le formalità di rito, ha comunicato all’assemblea l’elezione di Annamaria Busia (Cp) a presidente del gruppo Misto e del consigliere dei Rossomori, Emilio Usula, vice capogruppo.

Gianfranco Ganau ha inoltre comunicato la modifica della denominazione del gruppo Partito Sardo d’Azione in “Psd’Az-La Base” e la richiesta del capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, per l’istituzione di una commissione speciale d’inchiesta sul rischio amianto in Sardegna, nonché la sentenza della Consulta sulla illegittimità costituzionale di alcune parti della legge di stabilità 2016.

Quindi il presidente del Consiglio ha pronunciato un breve intervento per ricordare il drammatico attacco terroristico di Manchester e portare la solidarietà e la vicinanza dell’assemblea sarda al popolo britannico: «Consentitemi in apertura dei lavori di questa Assemblea di ricordare quanto accaduto avantieri a Manchester, di porre per qualche istante la nostra attenzione alle ventidue vittime, al momento accertate, di un nuovo e terribile attacco, frutto dell’odio jihadista che ha guidato purtroppo la mano di un giovane cittadino inglese, nato in Gran Bretagna da genitori libici fuggiti dal regime di Gheddafi. Un matto, un terrorista, un giovane di 22 anni con la mente annebbiata da una ideologia che semina orrore e terrore, che cresce e si insinua nel disagio che caratterizza le grandi periferie della nostra Europa». «Un ventiduenne che sceglie di farsi saltare in aria, uccidendo ventidue persone e mutilando decine di ragazze e ragazzi – ha proseguito Ganau – adolescenti e bambini, riuniti per un concerto, durante un momento di festa e divertimento per condividere la stessa passione. Colpisce la scelta e la giovanissima età delle vittime, la più piccola aveva appena otto anni, e il bilancio dei feriti. Oggiha concluso il massimo rappresentante dell’Assemblea sarda – qualsiasi commento rischia forse di stridere di fronte a tanto orrore, ma credo che l’Europa, l’Italia e con esse la nostra isola, abbiano ancora tanta strada da fare per non alimentare quest’odio e tutta questa follia. Alla Gran Bretagna e al suo popolo quest’Assemblea esprime tutta la propria vicinanza».

Al termine dell’intervento, l’Aula, su invito del presidente del Consiglio, ha osservato un minuto di silenzio.

Il presidente ha quindi introdotto il tema della sostituzione dei consiglieri regionali sospesi, a fare data dal 20 febbraio 2017, per effetto della legge Severino, Oscar Cherchi (Fi), Alberto Randazzo (Fi) e Mario Floris, e si è proceduto con il giuramento dei nuovi consiglieri Gennaro Fuoco e Mariano Contu, candidati nel collegio provinciale di Cagliari, rispettivamente nelle liste di Uds e Forza Italia, che sono così subentrati agli onorevoli Mario Floris e Alberto Randazzo.

Terminate le formalità del giuramento, il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha chiesto una breve sospensione dei lavori che il presidente del Consiglio ha accordato.

Alla ripresa, il presidente Ganau, ha informato l’assemblea che in merito alla sostituzione del consigliere Oscar Cherchi (Fi), la giunta delle elezioni – riconoscendo fondate le cause di ineleggibilità denunciate a partire dallo scorso febbraio da Domenico Gallus (secondo dei non eletti nella lista Fi del collegio provinciale di Oristano) contro Emanuele Cera (primo dei non eletti nella lista Fi del collegio provinciale di Oristano) per non avere rassegnato, entro il 13 gennaio 2014, le dimissioni da presidente della Saremar – ha proposto all’Aula la votazione della sospensione del giuramento di Emanuele Cera.

Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha chiesto la votazione segreta.

Il consigliere dell’Udc, Giorgio Oppi, ha annunciato l’abbandono dell’Aula («la giunta delle elezioni  è disorganica e conta sei componenti della  maggioranza e solo tre della minoranza»), seguito dal consigliere Psd’Az-La Base, Giovanni Satta («la Giunta delle elezioni non ha svolto il suo compito e investe il Consiglio di competenze che non sono proprie») e da Roberto Desini, Pds («evidenzio l’incongruità della legge Severino che consente al collega sospeso di percepire parte dell’indennità»). Il consigliere di Fi, Stefano Tunis, ha lamentato “una votazione al buio” («non ci sono stati i dovuti approfondimenti e non possiamo sostituirci al tribunale ordinario ed assistiamo all’oscena applicazione della legge Severino»).

Il presidente Gianfranco Ganau ha prima confermato che «spetta alla giunta delle elezioni la valutazione delle incompatibilità e ineleggibilità» ed ha quindi aperto la votazione a scrutinio segreto. L’Aula con 32 voti e favore e 12 contrari, ha accolto la proposta della giunta delle elezioni ed ha sospeso il giuramento di Emanuele Cera. 

Al termine dello scrutinio il Consiglio ha proseguito l’esame dell’ordine del giorno con Dl 415-Giunta regionale-che modifica le leggi regionali n.32 e 36 del 2016 in materia di bilancio 2016 e pluriennale 2016-2018 a seguito del ricorso del Governo e della sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito l’incostituzionalità delle norme.

Prima di affrontare il testo del provvedimento, sempre sull’ordine dei lavori, il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha richiamato l’attenzione dell’Aula sul fatto che «il 18 maggio scorso la conferenza di servizi relativa alla ripresa dell’attività dell’impianto della Portovesme srl si è conclusa con un nuovo rinvio determinando un forte allarme fra i lavoratori, i sindacati e la politica». L’assessore dell’Ambiente Donatella Spano, ha poi ricordato Gianluigi Rubiu, «ha esposto ieri alla commissione quella che potrebbe essere la tempistica ma è evidente che, di fronte alla possibilità di perdere mesi ad attendere i pareri del Genio civile e del ministero dei Beni culturali, occorre una azione molto incisiva della Giunta per accelerare le procedure ed evitare che il 15 giugno prossimo la società sia costretta a chiudere l’impianto».

Il presidente Gianfranco Ganau ha assicurato che il problema è all’attenzione della conferenza dei capigruppo, che incontrerà a breve i lavoratori e le organizzazioni sindacali.

Successivamente il presidente ha dato la parola al relatore di maggioranza del Dl 415, il presidente della commissione Bilancio Franco Sabatini (Pd) per illustrare il provvedimento.

Franco Sabatini ha affermato in apertura che la legge, approvata in commissione dalla maggioranza col voto contrari dell’opposizione, «nasce dalla necessità di adeguare le leggi regionali alle decisioni della Corte Costituzionale, pronunciatasi a seguito di un ricorso del governo relativo alla copertura di un disavanzo di 32 milioni». Una interpretazione rigorosa della Consulta, ha sottolineato Franco Sabatini, «che ha determinato una sorta di paradosso considerando sia la rivendicazione della Regione di ingenti crediti dallo Stato, sia la correzione già operata dalla Regione all’interno dei dati di bilancio». «Con il Dl 415 – ha poi sostenuto – si effettua l’adeguamento al nuovo quadro previsionale, riformulando in parte il testo per renderlo più comprensibile, al termine di un grande lavoro della struttura tecnica regionale per allinearsi al Dl 118 che ha introdotto il principio del bilancio armonizzato pur non avendo partecipato alla sperimentazione triennale fatta da altre Regioni». Restiamo comunque in un contesto normativo, economico e finanziario molto complesso, ha concluso il presidente della commissione Bilancio annunciando alcuni emendamenti concordati con gli uffici, la Corte dei Conti e lo stesso ministero dell’Economia, «che richiede in prospettiva il rafforzamento delle risorse umane, finanziarie e strumentali della Regione».

Intervenendo per la relazione di minoranza, il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) ha parlato di un provvedimento tecnico correttivo della legge di bilancio per questione «forse minimale» sollevata dalla Corte Costituzionale, chiarendo però che l’opposizione ha votato contro «per questioni politiche perché i problemi del passaggio al bilancio armonizzato sono stati determinati dalla scelta della Giunta e della maggioranza di saltare la fase di sperimentazione; oggi, di fatto, siamo di fronte alle conseguenze di quella scelta sbagliata che la Giunta ha voluto fare ignorando i nostri rilievi e forse non è finita qui perché ci sono perfino emendamenti che correggono la correzione». Riflettiamo, dunque, ha concluso il consigliere, «se questo sia il modo corretto di procedere, proseguendo la strada della leale collaborazione con lo Stato che nella realtà si è tradotta nella politica di confrontarsi con lo Stato con il cappello in mano».

La vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha sottolineato che «il comportamento della Giunta sulle leggi di bilancio è indefinibile, perché è vero che ci sono difficoltà oggettive ma questo non può far dimenticare che è stato concesso al Governo di fare a suo piacimento salvo poi bacchettare la Regione, che si è proceduto con parifiche della Corte dei Conti in tappe successive e perfino con emendamenti della Giunta all’ultimo momento scavalcando per l’ennesima volta il Consiglio». Insomma, ha sintetizzato la Zedda, «i tecnicismi non possono nascondere gli errori politici per cui il nostro giudizio resterà contrario, anche perché ogni momento di ritardo è una pena per chi deve ricevere fondi dalla Regione e molto spesso si tratta delle categorie più deboli della società sarda e del sistema delle imprese».

Per la Giunta l’assessore della Programmazione Raffaele Paci ha dichiarato che, ferma restando la natura tecnica del provvedimento che comporta un aggiustamento delle leggi di bilancio dopo sentenza della Consulta, ha riconosciuto che la situazione «non fa piacere come non fanno piacere gli emendamenti, mi auguro che ci sia la parola fine ma non ne sono certo, spero di sì». «Questi sono i formalismi di cui stiamo morendo – ha lamentato l’assessore – pur comprendendo che affrontiamo una materia complicatissima nella quale è auspicabile che la sentenza della Corte serva a fare chiarezza». «Gli uffici della Regione – ha ricordato Raffaele Paci – hanno lavorato per mesi per riallineare disposizioni formali senza niente di gestionale movimentando gli stessi numeri, per cui spero davvero che siamo arrivati alla fine del percorso». «Credo anche – ha continuato Paci – che la nostra macchina istituzionale debba essere adeguata ed integrata da esperti e riorganizzata, fermo restando che col bilancio armonizzato stiamo garantendo più trasparenza e la possibilità di una costante verifica dell’andamento della spesa, mi preoccupa piuttosto che gli uffici regionali abbiamo dovuto tralasciare in questi mesi altre cose molto importanti come la finanziaria 2017, spero perciò che ora si possano concentrate nel dare risposte dalla Sardegna».

Per dichiarazione di voto il consigliere Emilio Usula (Misto-Rossomori) si è chiesto se sia normale e compatibile con dignità del Consiglio «correggere a maggio 2017 la legge di stabilità 2016, è la terza o la quarta volta che lo facciamo mentre la Corte Costituzionale sottolinea la grande confusione della nostra Regione». «Mi chiedo a questo punto – ha aggiunto – quando arriverà un bilancio credibile e definitivo e quando si abbandoneranno l’approssimazione e la supponenza che ha caratterizzato la vertenza entrate con la pretesa di fare pure l’apripista». «Oggi – ha concluso – Raffaele Paci ammette che ci vogliono esperti ma non dobbiamo dimenticare che abbiamo fatto la figura dei dilettanti allo sbaraglio davanti al Governo».

Il capogruppo sardista Angelo Carta, contrario, ha detto di non voler sparare sull’assessore «che comunque non può eludere la sua responsabilità è nonostante l’atteggiamento costruttivo nei confronti dell’Aula». E’vero che «gli uffici hanno il fiato corto», ha concluso Carta, auspicando che da subito si inizi a lavorare sulla parte corrente, di cui la Sardegna ha molto bisogno.

La vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha sostenuto che «la Sardegna ha commesso l’errore di applicare per prima il Dl 118 per cui adesso occorre fermarsi e definire le azioni necessarie per trovare la strada maestra per procedere correttamente e possibilmente in tempi rapidi, attraverso una task force di specialisti».

Il capogruppo dei Riformatori sardi Attilio Dedoni ha definito forse superfluo affrontare i problemi della nostra Regione nei rapporti con lo Stato nella materia finanziaria. Esiste invece, a suo giudizio, «un serio problema politico perché ci sono debolezze strutturali da aggredire, dopo il contenzioso chiuso nel modo sbagliato col ritiro dei ricorsi che ha dimostrato la nostra debolezza, la mancanza di un tavolo di confronto e di una linea politica forte; la Sardegna ha bisogno di politiche di sviluppo e occupazione e di un fronte politico unitario disposto ad impegnarsi per il bene comune della Regione».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il Consiglio ha approvato gli articoli e gli emendamenti collegati alla legge, fino al voto finale, che ha visto 30 voti favorevoli e 19 contrari.

Dopo che l’on. Eugenio Lai ha chiesto l’inversione dell’ordine dei lavori per discutere subito le mozioni iscritte all’ordine del giorno, l’on. Antonio Solinas (Pd) ha sollecitato invece la discussione della proposta di legge sui funghi e così l’on. Attilio Dedoni (Riformatori sardi). Per l’on. Roberto Deriu (Pd), invece, è opportuno meditare meglio sulla proposta di legge sui funghi.

Il vicepresidente del Consiglio Eugenio Lai, ha chiesto dunque la una breve sospensione dei lavori e il presidente Ganau ha convocato la conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa, il presidente Ganau ha comunicato che la conferenza dei capigruppo ha deciso di rinviare alla prossima seduta la discussione sulla proposta di legge sui funghi. I lavori sono dunque proseguiti con la mozione 239 del 18 giugno 2016 sul poligono militare di Teulada presentata dall’on. Gianluigi Rubiu (Udc). L’oratore ha detto: «Ho dialogato informalmente con il presidente Pigliaru e  abbiamo convenuto che sarebbe bene un approfondimento nella commissione competente. E magari in commissione possiamo chiedere ai rappresentanti delle Forze armate di essere presenti». Il Consiglio ha disposto il rinvio della mozione alla Prima commissione.

A seguire la mozione 136  (on. Paolo Zedda e più) sulla cannabis. L’oratore ha ricordato in premessa che il primo firmatario dell’atto fu l’ex on. Gavino Sale e ha aggiunto che «in Italia la cannabis è la sostanza psicotropa largamente più utilizzata, soprattutto dai giovani. Un mercato illegale che vale circa 60 miliardi di euro l’anno solo nel nostro Paese grazie al fallimento delle politiche proibizionistiche. Anche il dipartimento nazionale antimafia segnala la necessità di contrastare la criminalità organizzata con politiche di depenalizzazione della materia. I dati sulla legalizzazione sono incoraggianti, anche sotto il profilo della salute oltre che su quello della prevenzione della criminalità. Anche il consenso in ambito mondiale sta cambiando, nel senso che sta finendo l’associazione tra la cannabis e le altre droghe». L’oratore ha poi aggiunto: «Le caratteristiche della Sardegna consentono in modo ottimale la coltivazione della cannabis e la sperimentazione, con notevoli vantaggi per l’incremento delle entrate. Se legalizzassimo la cannabis in Italia, spenderemmo 541 milioni di euro in meno per i detenuti, 228 milioni di meno sull’ordine pubblico e 7 miliardi di incremento di entrate erariali. Evidenti sarebbero i riflessi per la Sardegna. Ecco perché noi chiediamo che la Sardegna sia capofila di un progetto sperimentale, in modo coraggioso».

Ha preso poi la parola l’on. Mariano Contu (FI), che ha detto: «Parlo da cittadino, da politico, da medico e da genitore di tre figli adolescenti. Da cittadino penso che i danni provocati da sostanze voluttuarie come alcol e fumo siano davanti a tutti. E da medico dico abbiamo bisogno di un ripasso sugli effetti dell’uso terapeutico della cannabis. Da genitore, poi, dico che è vero che i ragazzi si sballano col fumo della cannabis e questo è molto pericoloso per il loro sviluppo».

Per l’on. Fabrizio Anedda (Misto) «la cannabis è usata da millenni come analgesico. Un tempo regalavamo noi ragazzi la piantina alla nonna, che la coltivava per noi quando questo era proibito. E oggi siamo in grado di suggerire noi ai nostri nipoti come coltivare e usare la cannabis. Buona canna se uno vuole fumare».

Per l’on. Paolo Truzzu (Fratelli d’Italia) «non so che nonne avete avuto voi ma la mia non ha mai coltivato cannabis. Non sono però così convinto del fatto che l’Autonomia della Sardegna cresca approvando questa mozione. Attenzione che pure Luca Pani, il presidente della commissione del farmaco, ribadisce che un conto è l’uso a fine medico e un altro è la coltivazione libera. Se è vero che uno spinello non hai ucciso nessuno è anche vero che l’uso prolungato ha un impatto sul sistema sanitario e sociale».

Ha preso poi la parola l’on. Roberto Deriu (Pd), secondo cui «la mozione è troppo timida e non chiede nulla di speciale perché chiede al governo che ci pensi e che la Regione continui a pensarci. Se si vuole dare un segnale bisogna dire che questa pianta è dannosa per la salute quanto altre piante che noi abbiamo tra le più care e che ci danno quelle sostanze che consumiamo in modo abbondante. L’esito di questa mozione sarà minimo, quasi inesistente: dobbiamo impegnarci invece per intensificare un dibattito in Sardegna che ci porti a risultati concreti».

Luca Pizzuto (Sdp) ha invitato il Consiglio a riflettere sui vantaggi che il proibizionismo ha portato alle mafie e alle organizzazioni criminali. «La legalizzazione della cannabis consente di controllare il fenomeno, occorre liberarsi da posizioni ideologiche – ha detto Pizzuto – ricordo che Pasolini, pur contrario all’aborto, disse di essere favorevole alla sua legalizzazione perche consentiva di avere un controllo pubblico sulle interruzioni di gravidanza».

Il consigliere di Sdp ha quindi suggerito di provare a ragionare su come la Sardegna possa svolgere un ruolo d’avanguardia. «Non si può negare che molti ragazzi sardi si rechino in Olanda per sperimentare la cannabis. Quanto alla possibilità di coltivarla non è vero che nell’Isola non ci sia disponibilità di terreni, si tratta di una scelta. Possiamo provare a pensarci? Perché rinunciare a priori a produrre una sostanza che può avere effetti benefici per la salute?».

Il capogruppo di Cps, Pierfranco Zanchetta annunciando il suo voto favorevole alla mozione ha chiesto di poter aggiungere la sua firma al documento. «Finalmente si toglie il velo di ipocrisia. Stiamo parlando di legalizzazione e non di liberalizzazione della cannabis con prospettive interessanti per il suo uso a fini terapeutici».

Critico invece il giudizio del capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu: «Sono contrario alla liberalizzazione delle droghe. Contrario a discutere su un tema non decisivo per le sorti della Sardegna. Abbiamo rinviato legge sui funghi e discutiamo la mozione sulle droghe. Sono in difficoltà, da padre, a parlare di questo argomento. Mi vergogno delle cose sentite in quest’aula. Vorrei parlare della Sardegna dei pastori e dei centenari, mi dispiace invece parlare della Sardegna dei migranti, degli spacciatori di droga e dei delinquenti. Perché non liberalizzare anche le rapine in banca?».

Rubiu, infine, ha criticato l’intervento del consigliere Mariano Contu: «Il suo è stato un pessimo esordio. Gli agricoltori sardi non sono coltivatori di droga, Contu si vergogni di ciò che ha detto».

Pietro Pittalis, capogruppo di Forza Italia, ha preso le difese del collega Contu: «Si riferiva a un fenomeno diffuso e conosciuto. C’è una tendenza all’estirpazione di vigneti e alla coltivazione più redditizia della marijuana. Contu non parlava delle  aziende agricole ma di fenomeni criminosi che si verificano nell’Isola e sostituiscono forme sane di agricoltura».

Pietro Pittalis ha poi detto di essere contro ogni forma di protezionismo ma ha suggerito di affrontare il tema con attenzione. «Occorre pensare anche ai minorenni e una fascia di età che non ha la capacità di comprendere ciò che fa. Verso queste persone bisogna mostrare attenzione, la marijuana è porta d’ingresso per il consumo di droghe pesanti. Minimizzare dicendo che è meno pericolosa di altre droghe non ha senso. Se si parla di uso terapeutico stiamo parlando d’altro. Gli esperti confermano l’esistenza di danni all’apparato respiratorio. I consumatori abituali di cannabis sono a rischio più alto per schizofrenia e psicosi. Perché minimizzare e non tenere conto del problema?

Il presidente Ganau ha quindi dato la parola all’assessore alla Sanità Luigi Arru per il parere della Giunta.

Secondo Luigi Arru la discussione deve essere affrontata su piani diversi: «Non c’è dubbio alcuno sull’utilità della cannabis a fini terapeutici. La sostanza ha effetti benefici nella terapia contro il dolore cronico, nel trattamento associato a chemioterapia e nella cura delle spasticità dei pazienti affetti da sclerosi multipla – ha affermato l’assessore della Sanità – penso che sia da valorizzare l’ipotesi che la Sardegna possa svolgere un ruolo importante sul fronte della ricerca. Ho perplessità invece sull’utilizzo della cannabis a fine ludico, nei giovani c’è un rischio più alto di psicosi. Dal punto di vista sanitario va bene valorizzare il prodotto a fini terapeutici. La produzione della molecola è oggi affidata a un istituto militare di Firenze. Occorre capire se può essere facilitata la produzione in Sardegna. Sulla mozione la Giunta si rimette alla decisione dell’Aula».

Ha preso quindi la parola Paolo Zedda (Sdp) primo firmatario della mozione.

«La cannabis è nociva. Nessuno lo mette in dubbio, è importante combatterne l’abuso – ha detto Paolo Zedda – è però meno nociva del tabacco e dell’alcol. Non si giustifica il fatto che per i primi due la vendita sia normata e per la marijuana no».

Secondo il primo firmatario della mozione la legalizzazione funziona meglio della repressione: «In nove Stati americani la legalizzazione ha determinato un calo dei consumi soprattutto tra i più giovani. Con un atteggiamento repressivo i giovani tendono a consumarne di più. La legalizzazione consentirebbe di sperimentare altre modalità di consumo per esempio attraverso la nebulizzazione della cannabis meno dannosa dell’inalazione del fumo».

Paolo Zedda, infine, ha ribadito l’obiettivo della mozione: «In parlamento non si riesce ad approvare una legge. Se l’Italia non se la sente perché non fare noi da apripista? E’ una buon provvedimento che produce effetti benefici prima di tutto sulla salute e a caduta sul sistema sanitario e giudiziario. Ciò che chiedo è avere, in modo responsabile, un po’ di coraggio. Concordiamo con lo Stato una normativa utile e mettiamola in pratica».

Rossella Pinna (Pd) ha annunciato il suo voto contrario alla mozione per come è stata formulata. «L’intervento dell’assessore dimostra che la cannabis non è una sostanza innocua – ha detto Rossella Pinna – la letteratura dichiara e certifica rischi più alti di schizofrenia e psicosi per i consumatori, stati d’ansia e aumento degli incidenti stradali. Va potenziato l’altro aspetto quello dell’utilizzo a fini terapeutici per il trattamento del dolore cronico. Faccio una proposta: cerchiamo di stralciare dal testo le parti che trattano l’uso ricreativo e ludico e concentriamoci invece sull’aspetto del miglioramento della salute dei pazienti e sull’uso terapeutico per il trattamento del dolore. Non si tratta di scegliere tra repressione e legalizzazione ma tra informazione e disinformazione».

Giudizio condiviso da Daniela Forma (Pd): «Non è corretto mettere insieme una discussione sull’uso della cannabis a uso terapeutico con il tentativo di dare un taglio ideologico sull’utilizzo a fini ludici – ha detto Daniela Forma – c’è inoltre un problema di coerenza: in passato il Consiglio ha approvato leggi per combattere la fetopatia alcolica e la ludopatia,  ora si vorrebbero legalizzare altre dipendenze. Serve invece un’azione di sensibilizzazione e informazione sull’utilizzo della cannabis nelle scuole, nei giornali e nelle tv. Questo consentirebbe di combattere l’uso delle droghe tra i giovanissimi. La mozione va riformulata, così com’è non la voto».

Anche Augusto Cherchi (Pds) ha annunciato il suo voto contrario: «Non si possono fare differenze tra droghe più o meno dannose. Condivido la posizione dell’assessore. Chiedo al presidente della Commissione di mettere in discussione una proposta di legge sull’uso terapeutico della sostanza. C’è bisogno di un approfondimento, sono contrario all’uso ludico della cannabis».

Anche il neo consigliere Gennaro Fuoco si è detto d’accordo con l’assessore sulla necessità di distinguere i due aspetti. «A livello nazionale lo studio per l’uso terapeutico della cannabis è in fase avanzata, attualmente noi la compriamo all’estero a costi esagerati, sarebbe auspicabile la produzione in Italia. No invece all’uso ludico».

Voto contrario anche da parte di Paolo Truzzu (FdI): «Per una volta sono d’accordo con Arru, da oggi è iscritto al gruppo dei moralisti bigotti – ha affermato Paolo Truzzu – certi ragionamenti sono disarmanti: come Aula abbiamo il dovere di proporre soluzioni che aiutino la comunità che amministriamo a migliorare le condizioni sociali».

Roberto Deriu (Pd) dopo essersi schierato a favore della proposta avanzata dalla collega Rossella Pinna ha replicato ad alcuni interventi dei consiglieri che lo avevano preceduto: «Il problema ideologico non è posto da chi chiede la legalizzazione. Ideologica è la posizione che differenzia sostanze ugualmente nocive. Il proibizionismo ha fallito in tutto il mondo. E’ sbagliato continuare a dire che occorre tenere alta la guardia aumentando il sovraffollamento carcerario e criminalizzando l’uso di alcune sostanze per difendere posizioni securitarie che non sono utili alla società e che fanno aumentare i reati. Il protezionismo è praticato dagli amici della criminalità. Occorre consentire la libera scelta senza pensare al posto degli altri, l’atteggiamento paternalistico è insopportabile».

Fabrizio Anedda (Comunisti Italiani) ha dichiarato la propria astensione e sostenuto la necessità di arrivare alla legalizzazione della cannabis per uso personale.

Per Michele Cossa (Riformatori) serve un approccio pragmatico e senza ideologie. «Condivido la posizione equilibrata assunta da Rossella Pinna. Sono disposto a discutere di tutto ma non posso accettare che il modello siano gli squallidi coffee shop olandesi. Sull’ uso terapeutico nessuno può dire nulla, le posizione ideologica sulla liberalizzazione hanno nuociuto sulla discussione. Sì all’uso terapeutico, molta prudenza sugli aspetti ludici».

Angelo Carta (Psd’Az), firmatario della mozione, condividendo la posizione della collega Pinna ha invitato gli altri presentatori a modificare l’impianto del documento escludendo l’uso ludico: «Sarebbe in ogni caso un passo in avanti – ha detto Angelo Carta – io voterò a favore ma chiedo agli altri firmatari di fare uno sforzo accettando di legalizzare la parte sull’uso terapeutico e rinviare la discussione sull’uso ludico».

Alessandro Collu (Pd) ha annunciato il suo voto a favore: «Non capisco certe affermazioni. Non è vero che con la liberalizzazione si aumenta il consumo – ha detto Alessandro Collu – in questo modo verrebbe eliminato il principale soggetto portatore di interessi: lo spacciatore».

Il presidente Ganau ha quindi chiesto il parere dell’Aula sull’emendamento orale presentato da Rossella Pinna.

Paolo Zedda (Sdp) ha quindi chiesto una breve sospensione della seduta per valutare la proposta.

Alla ripresa dei lavori Paolo Zedda ha espresso contrarietà alle modifiche proposte dalla collega Pinna chiedendo di mettere ai voti la mozione: «Limitare l’uso della cannabis a fini terapeutici cambierebbe completamente il significato della mozione. Ci sono altre 11 regioni che lo hanno già fatto. Serve un cambio di passo, anche l’uso ludico si combatte  meglio con la legalizzazione e non con la repressione».

Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi messo ai voti il documento che è stato respinto con 23 no e 19 sì.

Al termine della votazione Gianfranco Ganau ha dichiarato chiusa la seduta e convocato la conferenza dei capigruppo. Il Consiglio sarà convocato a domicilio. 

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L’on. Valter Piscedda (Pd) ha presentato oggi un’interrogazione urgente in merito alle notizie apparse sulla stampa riguardanti le indagini a carico della società Fluorsid S.p.a. per le ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti ambientali e inquinamento e disastro ambientale.

L’interrogazione è stata sottoscritta anche dai consiglieri regionali del Partito democratico Roberto Deriu, Pietro Cocco, Cesare Moriconi, Antonio Solinas, Gianmario Tendas, Piero Comandini, Alessandro Collu, Lorenzo Cozzolino, Rossella Pinna e Salvatore Demontis.

L’on. Piscedda, già sindaco di Elmas per 10 anni, è stato uno dei protagonisti nell’attivazione del percorso di inserimento della Laguna di Santa Gilla nel più ampio Parco del Molentargius, ed attualmente, da consigliere regionale, segue con particolare attenzione le problematiche di natura ambientale, che lo hanno visto abile tessitore nella costituzione dei due parchi regionali di Tepilora e Gutturu Mannu.

Oggi, con la sua interrogazione, quale rappresentante del territorio Metropolitano in Consiglio regionale, Valter Piscedda ha chiamato a rispondere il presidente della Giunta regionale (e gli assessori ed enti competenti) sulle gravi criticità evidenziate dalla stampa sulle indagini in corso.

La preoccupazione è, innanzitutto, per la salute dei cittadini di Elmas, Assemini e Capoterra, che potrebbero aver subito o subire dei danni se venissero confermati gli sversamenti in falda e se i materiali inquinanti fossero entrati nella catena alimentare.

L’on. Valter Piscedda ha poi rappresentato preoccupazione per il territorio della Città metropolitana di Cagliari e in particolare per la Laguna di Santa Gilla e i comuni spondali, visto l’eccezionale valore naturalistico di un’area considerata tra le più interessanti zone umide dell’Unione Europea, situata tra i comuni di Cagliari, Elmas, Assemini e Capoterra, che ospita numerose specie di uccelli  tra cui i caratteristici fenicotteri rosa, che hanno fatto della laguna il loro habitat naturale e il luogo prediletto per la riproduzione, ed il Pollo Sultano; ma è altrettanto alto l’allarme per il polo produttivo sviluppatosi nell’area, legato principalmente al settore ittico, e per le aziende agricole che potrebbero essere compromesse dalle infiltrazioni di sostanze inquinanti nei terreni, dannose  per le coltivazioni e gli animali.

Sono precise le richieste che l’on. Valter Piscedda, nel pieno rispetto della competenza primaria della magistratura sul cui operato ripone la massima fiducia, avanza nei confronti della Regione: 1. verificare la fondatezza delle notizie apprese dalla stampa e riportate in premessa; 2. acquisire i dati e le dovute analisi al fine di stabilire l’esatta entità dello stato di inquinamento denunciato; 3. istituire con la massima urgenza una unità operativa di coordinamento e supporto alla Città metropolitana e ai Comuni direttamente coinvolti, in primis ai Sindaci investiti personalmente della responsabilità della salute pubblica dei cittadini quali autorità sanitarie locali; 4.mettere in campo tempestivamente e senza indugio le misure necessarie per affrontare la situazione di eccezionale emergenza; 5. attivare prontamente le strutture pubbliche regionali competenti in materia di criticità ambientali, quali l’Arpas, l’assessorato all’ambiente e quello alla sanità; 6. disporre, qualora ne venga accertata l’esigenza, una immediata azione di bonifica delle acque e delle aree inquinate ed ogni altra azione utile a limitare i danni attuali e potenziali dei territori coinvolti; 7. portare a conoscenza del Consiglio i provvedimenti e le misure adottate dalla Regione al fine di tutelare lo stato di salute dei cittadini e limitare i danni per le attività produttive dell’area metropolitana coinvolta e dei comuni spondali.

Più che mai si attende una risposta tempestiva da parte del presidente Francesco Pigliaru e degli assessori competenti, alla luce delle potenziali ripercussioni sull’ambiente e quindi sulle persone, sugli animali e sulle attività economiche del territorio coinvolto.

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La situazione dei lavoratori “ex utilizzo” e la loro prosecuzione con i cosiddetti “cantieri verdi” è stata al centro dei lavori della Seconda commissione che questa mattina ha svolto l’audizione dell’assessore del Lavoro, Virginia Mura, ed ha ricevuto una delegazione dei 389 lavoratori, impiegati in 88 Comuni della Sardegna (113 lavoratori in provincia di Nuoro, 104 nel Sulcis, 61 ad Oristano, 63 nel Medio Campidano, 35 a Cagliari, 8 a Sassari, 4 in Ogliastra e 1 in Gallura).

L’assessore Virginia Mura ha confermato lo stanziamento di 4,5 milioni di euro da destinare ai Comuni che ne fanno richiesta ed ha ricordato che con l’approvazione della legge di stabilità oltre agli Enti locali anche le aziende sanitarie potranno predisporre e attuare i progetti per l’impiego dei cosiddetti lavoratori “ex utilizzo” attraverso i cantieri verdi. Virginia Mura ha quindi precisato che sono in corso interlocuzioni con l’assessore della Sanità per procedere in tempi rapidi, in accordo con il manager dell’Ats, all’attivazione dei cantieri verdi in seno all’azienda unica.

Sui fondi a disposizione per l’impiego dei lavoratori “ex utilizzo” nei Comuni il presidente della commissione, Gavino Manca, facendo sintesi anche delle osservazioni avanzate dai consiglieri Pietro Cocco (Pd), Gianmario Tendas (Pd), Rossella Pinna (Pd), Gianluigi Rubiu (Udc) ed Attilio Dedoni (Riformatori sardi), ha ribadito l’impegno per incrementare di un milione di euro lo stanziamento iniziale di 4.5 milioni destinato ai Comuni («così da assicurare la copertura finanziaria per un anno di impiego dei 389 lavoratori ») ed ha rivolto l’invito all’assessore, che lo ha accolto, perché sia garantito un tempestivo monitoraggio della situazione con l’invio di una comunicazione urgente agli 88 Comuni finalizzata ad avere contezza di quanti, tra gli enti interessati, confermeranno i cantieri verdi e il conseguente impiego dei 389 “ex utilizzo”.

I consiglieri regionali intervenuti e gli stessi rappresentati dei lavoratori non hanno mancato di sottolineare le disparità di trattamento che si registrano tra coloro che sono chiamati al lavoro direttamente dalle amministrazioni comunali e quelli che prestano la loro opera per il tramite delle cooperative. A questi ultimi, la retribuzione verrebbe decurtata, in media, di circa il 30% e verrebbe così meno la soglia minima di reddito prevista, pari a 700 euro al mese per ciascun lavoratore. A ciò si aggiunga che il termine entro il quale i Comuni potranno procedere alla presa in carico diretta degli “ex utilizzo” è fissato per il 23 giugno 2017.

L’altra rilevante criticità è rappresentata dalla non univoca interpretazione delle norme circa l’obbligo di inserire nel bilancio degli enti interessati i costi del personale interamente coperti dagli stanziamenti della Regione (è questo il caso per l’impiego degli “ex utilizzo”).

«La commissione e l’assessore – ha dichiarato a conclusione dei lavori il presidente Gavino Manca – hanno quindi assunto l’ulteriore impegno di predisporre in tempi compatibilmente rapidi nuove norme che regolino la materia e che consentano di definire un chiaro, corretto e trasparente percorso amministrativo e finanziario per l’impiego dei lavoratori “ex utilizzo”.»