2 December, 2021
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Sette consiglieri regionali di maggioranza, primo firmatario Paolo Francesco Mula del Partito sardo d’Azione (gli altri firmatari sono Dario Giagoni della Lega, Francesco Mura di Fratelli d’Italia, Gian Filippo Sechi di UDC Cambiamo!, Aldo Salaris dei Riformatori sardi, Angelo Cocciu di Forza Italia Sardegna e Roberto Caredda del gruppo Misto), giovedì 28 maggio 2020 hanno presentato la proposta n. 153 contenente “Modifiche alla legge regionale 20 dicembre 2019, n. 22 (Modifiche alla legge regionale n. 8 del 2019 (Proroga di termini)) e norme di interpretazione autentica del Piano paesaggistico regionale”.

«La presente proposta di legge si legge nella relazione dei proponenti ha lo scopo di prorogare di sei mesi la disciplina introdotta dalla legge regionale 23 aprile 2015, n. 8 in materia urbanistica ed edilizia finalizzata al miglioramento del patrimonio edilizio esistente, prorogata con le leggi regionali n. 33 del 2016, n. 26 del 2017, n. 8 del 2019 e n. 22 del 2019, in scadenza il 30 giugno 2020. La proposta di legge si propone altresì di fornire un’interpretazione autentica di alcune norme del Piano paesaggistico regionale, deliberazione della Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006.

La proroga di sei mesi consentirebbe l’approvazione da parte del Consiglio regionale di una nuova disciplina volta al riuso, alla riqualificazione ed al recupero del patrimonio edilizio esistente già all’attenzione del Consiglio.»

Di seguito il testo integrale della proposta di legge.

Art. 1

Modifiche alla legge regionale n. 22 del 2019 (Proroga di termini)

1. Nel comma 1 dell’articolo 1 della legge regionale 20 dicembre 2019. n. 22 (Modifiche alla legge regionale n. 8 del 2019 (Proroga di termini)) le parole “30 giugno 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2020”.

Art. 2

Interpretazione autentica di norme di pianificazione paesaggistica

1. Il Piano paesaggistico regionale (PPR), primo ambito omogeneo, e le relative Norme tecniche di attuazione (NTA), approvati con il decreto del Presidente della Regione 7 settembre 2006, n. 82, dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63 (Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio), il cui articolo 2, comma 1, lettera e), ha sostituito l’articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), si interpreta nel senso che sono in ogni caso sottratti alla pianificazione congiunta tra Regione autonoma della Sardegna (RAS) e Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MIBACT) i beni paesaggistici diversi da quelli di cui all’articolo 143, comma 1, lettere b), c) e d) del medesimo decreto legislativo n. 42 del 2004, sui quali la Regione esercita le funzioni amministrative ad essa trasferite dall’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio 1975, n. 480 (Nuove norme di attuazione dello statuto speciale della regione autonoma della Sardegna), e delegate dall’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Sardegna in riferimento alla Atti consiliari 3 Consiglio regionale della Sardegna L. 22 luglio 1975, n. 382, e al D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616).

2. La previsione del comma 1 si applica, in particolare, a:

a) la fascia costiera di cui all’articolo 17, comma 3, lettera a) delle NTA al PPR, come definita dall’articolo 19, disciplinata dall’articolo 20;

b) i beni identitari di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e), delle NTA al PPR, come definiti dall’articolo 6, comma 5, disciplinati dall’articolo 9;

c) le zone agricole, l’edificato in zona agricola come definito dall’articolo 79 delle NTA al PPR e l’edificato urbano diffuso come definito dall’articolo 76 delle NTA al PPR.

3. L’eccezione al divieto di realizzazione di nuove strade extraurbane di dimensioni superiori alle due corsie, contenuta nell’articolo 20, comma 1, lettera b), punto 1), della NTA al PPR, si interpreta nel senso che è esclusa da tale divieto ogni opera il cui procedimento di realizzazione, con riferimento alla data di approvazione del PPR, si trovi a uno stadio di avanzamento nel quale è in corso la procedura di valutazione di impatto ambientale, nonché le opere che si trovino a uno stadio più avanzato. La medesima eccezione si interpreta nel senso che, se l’opera aveva le caratteristiche per essere esclusa dal divieto alla data di approvazione del PPR, continua a essere esclusa dal divieto anche in caso di variante, purché le caratteristiche generali e identificative dell’intervento non siano mutate, tenendo anche conto dell’articolo 46, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità (Testo A)).

4. L’asse viario Sassari-Alghero e, in particolare, la realizzazione nello sviluppo geometrico a quattro corsie del lotto n. 1, costituisce un’infrastruttura determinante per assicurare lo sviluppo sostenibile del territorio ai sensi dell’articolo 143, lettera h), del decreto legislativo n. 42 del 2004 ed assume carattere strategico, essendo di preminente interesse nazionale e regionale. A tale infrastruttura, la cui progettazione a quattro corsie a tutti gli effetti coincide, nelle sue caratteristiche generali e identificative, Atti consiliari 4 Consiglio regionale della Sardegna con quella già sottoposta con esito favorevole alle pregresse valutazioni di impatto ambientale e autorizzazioni paesistico-ambientali, si applicano pertanto le deroghe previste nell’ articolo 20 comma 1, lettera b), punto 1) della NTA al PPR.

Art. 3

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).

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Fino a 10 milioni di euro per permettere ai comuni Sardi di abbattere al 100% le imposte e i tributi comunali: suolo pubblico gratis per tutte le aziende sarde colpite dall’emergenza sanitaria Covid-19. Questi gli effetti della proposta di legge, presentata da consiglieri regionali Valerio De Giorgi, Elena Fancello, Stefano Tunis, Carla Cuccu e Roberto Caredda.

«L’epidemia da Covid-19, oltre alle innumerevoli conseguenze per la salute e la vita di migliaia di cittadini sardi, sta producendo devastanti conseguenze sulle attività economiche. Tra i settori maggiormente colpiti e a rischio di chiusura per mancata attività vi sono i moltissimi locali di ristorazione, pubblici esercizi e in generale tutte le attività che stanno avendo enormi limitazioni per effetto delle misure di sicurezza, in particolare il rispetto delle distanze minime tra persone, e accessi contingentati. Con questo intervento dichiara De Giorgi, primo firmatario e presidente della Commissione Bilancio in Consiglio regionaleintendiamo sostenere la ripartenza anche in vista dell’inizio di una stagione turistica che si prospetta difficilissima e piena di incognite. La proposta di legge arriverà in commissione già nei prossimi giorni per poi approdare in consiglio dove ci aspettiamo il sostegno e la condivisone dell’opposizione. Sarà necessario conclude Valerio De Giorgiavviare da subito una forte interlocuzione con l’ANCI Sardegna per valutare insieme forme e p per renderla immediatamente applicabile.»

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La seduta solenne del Consiglio in occasione della ricorrenza de “Sa Die de sa Sardigna” è stata aperta dal presidente Michele Pais che ha comunicato l’ordine dei lavori. Dopo lo stesso presidente, hanno preso la parola l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, ed i capigruppo. Sono seguiti una rappresentazione scenica del Comitato “Sa Die de sa Sardigna” e, in chiusura, l’intervento del presidente della Regione Christian Solinas.
Di seguito il testo integrale del discorso pronunciato dal presidente del Consiglio.

«Oggi celebriamo Sa Die de sa Sardigna, un grande momento di riflessione per noi sardi. Dal 1993, anno della sua istituzione, è questo il giorno in cui il comune sentire del popolo sardo celebra i valori più alti della sua cultura e della sua storia millenaria.
Sa Die de sa Sardigna è nata per essere luogo di incontro e di confronto, di fiducia e di speranza, una giornata in cui la normale dialettica politica, spesso caratterizzata da forti contrapposizioni, lascia spazio al dialogo costruttivo. Così è stato in tutti questi anni e così deve essere oggi.
I tempi difficili che stiamo vivendo richiedono a tutti noi uno sforzo unitario, ispirato alla memoria storica e all’insegnamento dei nostri padri, nella convinzione che solo la conoscenza e la consapevolezza del proprio passato possono essere il fondamento di scelte meditate per il futuro.
In questa giornata solenne celebriamo i Vespri Sardi dell’aprile del 1794 che portarono a maturare un condiviso spirito di ribellione nei confronti, allora, dei dominatori piemontesi.
È la giornata in cui ricordiamo i nostri eroi: Giommaria Angioy, Michele Obino, Francesco Cilloco. Ma è soprattutto la giornata in cui si esalta lo spirito identitario del popolo sardo che in questo evento si rinnova e si rafforza.
È l’occasione per mostrare la determinazione della nostra terra che, pur segnata da sofferenze e secoli di dominazioni, è riuscita a mantenere immutati i suoi caratteri originali con una propria lingua e una cultura di radici antichissime.
Su queste solide basi si fonda il nostro agire quotidiano, questo patrimonio di conoscenze ci dà la forza di affrontare senza paura le difficoltà del presente.
Oggi il nemico è più subdolo, non ha più le uniformi dei soldati sabaudi e le parrucche dei funzionari regi. Oggi il nemico non si vede, colpisce indistintamente uomini e donne, si insinua nei luoghi di cura, di lavoro e di svago. E, per questo, è un avversario ancora più difficile da combattere.
Subiamo in queste settimane una situazione mai vissuta. Uno scenario inimmaginabile fino a pochi mesi fa con centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo, uccisi da una pandemia virale devastante.
Un’emergenza sanitaria a livello globale con conseguenze economiche e sociali pesantissime per tutti, nazioni ricche ed evolute, paesi poveri e sottosviluppati.
La Sardegna, purtroppo, non è stata risparmiata. Anche noi piangiamo i nostri morti e lottiamo quotidianamente per arginare la diffusione dei contagi. Lo facciamo da settimane grazie al sacrificio di tutti: uomini e donne, vecchi e bambini costretti a rivoluzionare il loro modo di vivere, confinati nelle proprie abitazioni dalle rigide e inevitabili misure di distanziamento sociale.
Ma consentitemi, in questa occasione solenne, di rivolgere un ringraziamento particolare a chi, in questi giorni, opera nella prima linea del fronte: medici, infermieri, operatori sanitari e personale che, a vario titolo, garantisce la sicurezza dei nostri ospedali e di tutti i presidi della salute pubblica.
Ogni giorno, senza sosta e con spirito di abnegazione, assicurano cure ed assistenza ai pazienti colpiti dal Covid-19 pagando spesso a caro prezzo la loro esposizione all’aggressione virale.
La Sardegna sta pagando un tributo pesantissimo. Fino ad oggi ben 109 persone sono scomparse a causa del coronavirus. Morti solitarie e nel silenzio. Tra le vittime anche due medici di altissimo valore umano e professionale: Nabeel Khair, medico di base a Tonara e Marco Spissu chirurgo stimatissimo del policlinico sassarese.
Un grazie va anche a tutti i volontari della Protezione civile. Agli uomini e alle donne delle nostre forze dell’ordine, del Corpo Forestale, dei Vigili del fuoco e delle compagnie barracellari impegnati nelle operazioni di controllo del territorio per il rispetto delle misure di contenimento imposte dal Governo nazionale e dalla Giunta regionale. Se la Sardegna è riuscita a limitare la diffusione del virus lo si deve a loro, oltre che al grande senso di responsabilità mostrato dai cittadini sardi.
Un grazie va inoltre a tutti i lavoratori che, nei vari ambiti, assicurano alle famiglie i beni primari.
Ma il mio pensiero va soprattutto alle famiglie colpite nei loro affetti più cari, a coloro che hanno visto morire i loro congiunti: si tratta soprattutto di anziani, dei custodi della nostra memoria, dei depositari dei nostri saperi. Una perdita, per questo, ancora più dura da sopportare.
Questo virus, però, non colpisce solo gli uomini. Rischia di uccidere anche centinaia di attività produttive costrette alla chiusura dalle misure di contenimento adottate a livello nazionale e regionale.
E, insieme alle imprese, rischiano di scomparire centinaia di posti di lavoro nei settori trainanti della nostra economia: turismo, artigianato e commercio. A loro va tutta la nostra attenzione, alle aziende e ai lavoratori deve essere riservato il massimo sostegno da parte delle istituzioni regionali.
In questa direzione vanno le misure adottate dal Consiglio e dalla Presidenza della Regione nelle scorse settimane. A questo proposito voglio rimarcare il grande spirito di collaborazione tra maggioranza e opposizione che ha caratterizzato i lavori dell’Assemblea in questi giorni difficili.
Tutte le forze politiche hanno dismesso le casacche di appartenenza per perseguire il bene comune. Ciò ha consentito di approvare in tempi rapidissimi la manovra finanziaria che ha liberato risorse immediatamente spendibili per contrastare l’emergenza sanitaria, economica e sociale che ha colpito la nostra Isola.
Il Consiglio ha approvato le prime misure straordinarie urgenti a sostegno delle famiglie e dei lavoratori.
Nell’imminente saranno approvate importanti misure a favore delle imprese e dei lavoratori stagionali. È uno sforzo economico senza precedenti che la Regione ha deciso di attuare senza tentennamenti. Il momento impone decisioni rapide e mirate, solo così potremo evitare la catastrofe.
Una battaglia nella quale è coinvolto tutto il sistema degli enti locali. Province e comuni svolgono un ruolo fondamentale per consentire alle misure adottate dal Consiglio e dalla Presidenza della Regione di avere immediata efficacia. I sindaci e tutti gli amministratori locali, grazie alla conoscenza diretta dei luoghi e delle singole situazioni personali e aziendali, hanno un quadro chiaro dei bisogni e delle difficoltà. Il loro contributo e i loro suggerimenti ci consentono di prendere decisioni ponderate e allo stesso tempo rapide.
Tutti gli eventi inaspettati e sconvolgenti, lo dice la storia, portano a inevitabili trasformazioni offrendo opportunità che, se sapute cogliere, ci consentiranno di costruire un futuro migliore. Questo virus, con il suo carico di lutti e di sofferenze, ha risvegliato il nostro spirito comunitario, sopito pulsioni individualistiche e innescato una spontanea catena di solidarietà.
Come nel 1794, la Sardegna fa fronte comune. Il nemico da scacciare sembra oggi più resistente e determinato ma sono sicuro che oggi, come allora, il popolo sardo unito riuscirà a vincere la sua battaglia.»

Successivamente ha preso la parola l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi che in apertura si è soffermato sulla vastità dei cambiamenti che l’epidemia ha imposto alla nostra società. Cambiamenti, ha affermato, che interrogano nel profondo l’uomo con domande sul senso più autentico della sua esistenza e ci consegnano una lezione di convivenza, di consapevolezza del legame fra scelte individuali e bene comune, sulla centralità della cura della vita, della necessità di superare l’indifferenza nei confronti del mondo che ci circonda. «La sofferenza degli ammalati e dei poveri ci ha toccato nell’animoha detto ancora monsignor Giuseppe Baturi -, richiamando alla nostra attenzione i valori della persona e della comunità. Adesso, ha concluso il vescovo di Cagliari, avvertiamo i primi segnali di una crisi economica che rischia di mettere a dura prova la popolazione e la sua parte più debole; per questo servono un nuovo inizio ed una nuova energia spirituale e morale aperta al futuro, che dovrà essere attraversata da un grande amore per la vita, da veri sentimenti di amicizia sociale e di creatività comunitaria. L’augurio quindi, ha detto infine Baturi, è che questa nostra celebrazione a cavallo fra memoria e speranza sia ricordata come l’inizio di nuova epoca di amicizia sociale e solidale del popolo della Sardegna.»
Ha quindi preso la parola Salvatore Cubeddu in rappresentanza del Comitato pro sa Die de sa Sardigna che ha svolto il suo intervento in forma bilingue (sardo-italiano).
«I Sardi celebrano oggi la propria festa e la ripropongono in condizioni del tutto straordinarie, ma lo fanno con convinzione, con impegno e persino con gioia ha esordito Salvatore Cubeddu anche se l’Isola è chiusa da quasi due mesi per la pandemia, anche se da noi i deceduti sono a decine, i malati a centinaia e le restrizioni continuano a permanere anche per il futuro.»
Salvatore Cubeddu si è quindi soffermato sul profondo significato che assume Sa Die de sa Sardigna: «Il 28 aprile del 1974 segna una data fondamentale per l’Isola. Non bastavano più le richieste ai regnanti piemontesi. Come nel resto dell’Europa i sardi rivendicavano libertà, eguaglianza e fraternità. Dopo essersi difesi in armi contro le armate conquistatrici francesi il popolo sardo cacciò i piemontesi dall’Isola. La Sardegna ha avuto i suoi eroi e i suoi martiri che oggi vogliamo ricordare, facendo parte di una Repubblica democratica. Oggi i sardi hanno una loro identità nazionale che postula ulteriori spazi istituzionali, idonei a consentire di rispondere in maniera più rappresentativa, efficace ed adeguata agli attuali problemi epocali»
Salvatore Cubeddu, nell’ultima parte del suo intervento, ha indicato nell’Assemblea Costituente lo strumento più adatto per costruire il riscatto del popolo sardo: «Se ne parla da oltre 20 anni ha ricordato Salvatore Cubeddu -, ci sono atti ufficiali approvati da questo Consiglio, proposte di legge presentate in Parlamento. E’ tempo di riscrivere le regole del nostro vivere comune. I 60 consiglieri regionali possono farlo presentando una proposta di nuovo Statuto da sottoporre a referendum. L’Assemblea Costituente sarebbe utile per rinnovare le nostre istituzioni, ricostruire un’economia secondo le vere risorse della nostra terra, valorizzare quel patrimonio di lingua, economia e cultura che esiste e resiste nonostante tutto e tutti nelle campagne, nei paesi e nelle moderne città».
Al termine dell’intervento del rappresentante del Comitato pro sa Die è andato in scena una drammatizzazione teatrale, tra storia e poesia, dei fatti del 28 aprile del 1794. In scena la poetessa Anna Cristina Serra e gli attori Gisella Vacca, Rita Atzeri, Elio Turno Arthemalle e Franco Siddi accompagnati dai suoni ancestrali del gruppo Cuncordia a Launeddas.
Chiusa la rappresentazione teatrale, il presidente Michele Pais ha dato la parola ai capigruppo.
Il capogruppo di Leu Daniele Cocco ha ricordato che «oggi è la festa del polo sardo anche se c’è poco da festeggiare perché viviamo una situazione drammatica, una giornata che ha suscita in noi tante riflessioni sul nostro futuro e deve spingerci a lavorare per la ripartenza della Sardegna con uno sforzo straordinario, con la forza e l’orgoglio che ci hanno lasciato i nostri padri. L’emergenzaha aggiunto Daniele Cocco non è passata e non sappiamo quando passerà; questo perciò non è il momento della polemiche ma della responsabilità perché siamo poveri e siamo colpiti da ulteriore gravi povertà, abbiamo problemi enormi e dobbiamo essere capaci di rispondere con atti straordinari, proponendo soluzioni e risposte forti e nuove. Dobbiamo essere realisti ma anche ottimisti, ha poi auspicato il capogruppo di Leu, per cui al presidente Christian Solinas dico che dobbiamo fare di più, innanzitutto per mettere in sicurezza operatori del sistema sanitario e di quel mondo formato dalla protezione civile, dai volontari e dalle associazioni, dai Sindaci anche loro impegnati quotidianamente. In particolare per quanto riguarda la prevenzione in campo sanitario occorre che i protocolli stabiliti siano estesi ed attuati in tutta la Regione perché, ad esempio, mi risulta che tamponi e protezioni individuali ci siano dappertutto a differenza di quanto accade ora, quando queste buone pratiche vengono seguite a Cagliari e non come Nuoro, perché in definitiva il nostro compito politico e morale è combattere con ogni mezzo il virus».
Francesco Mura, capogruppo di Fdi, ha auspicato che «la comunità regionale sappia andare oltre eventi storici di 226 anni fa ed impegnarsi a fondo in uno sforzo importante per pensare agli sardi di oggi, con stessa reazione decisa e coraggiosa di allora, per essere all’altezza della grande di questo momento epocale di cambiamento; lo dobbiamo alle vittime alle quali dovrebbe essere dedicata questa giornata. Abbiamo il dovere ha sostenuto Francesco Mura di mettere in campo una reazione adeguata alla crisi e di costruire tutti assieme un percorso di risalita, un percorso politico nuovo con i parlamentari sardi di tutte le forze politiche ed il sistema produttivo, per arrivare ad una Sardegna libera da ogni oppressione. L’ assistenza pubblica oggi è un dovere ma è necessario preparare la ripartenza per lavorare con dignità, per tenere viva la nostra tradizione di grandi lavoratori, per il nostro riscatto. Il vero cambiamento, ha proseguito, sta in questa nostra rivoluzione culturale: ripartire dai nostri valori antichi riprendendo in mano con coraggio il nostro destino, consapevoli del fatto che abbiamo tante emergenze da affrontare e dobbiamo batterci con nostri concittadini per dare prospettiva al nostro popolo e soprattutto ai giovani.»
Per Forza Italia, Angelo Cocciu ha messo l’accento sull’importanza della giornata e per una data storica che quest’anno ricordiamo con tanto dolore in più, anche se in misura minore rispetto ad altre parti d’Italia. Il presidente Solinas finora ha fatto tanto e lo ringraziamo, ha detto ancora Cocciu, esprimendo poi speranza che è anche un po’ il sogno per i sardi, di poter avere un controllo sanitario capillare, per consentire alla nostra Regione di ricominciare davvero a lavorare e ad accogliere quanti vorranno visitare la nostra terra in sicurezza.
Roberto Caredda (Misto) ha ricordato che «i sardi di allora difesero grandi valori come dignità e diritti conquistando la loro autonomia con spontanea rivolta patriottica, elementi che oggi devono essere attualizzati trasformandosi in un sentimento di speranza e di riflessione per i sardi, per tramandare nel modo più nobile le tradizioni e la storia della Sardegna. Una riflessione che – ha continuato Roberto Caredda -, dovrà concretizzarsi in un forte impegno a difendere nostra identità, combattendo oggi una battaglia difficile che sta colpendo tutto il mondo. Ma non siamo soli, ha osservato il consigliere, perché abbiamo vicino tanti eroi, molti con camice e divisa, capaci di tanti esempi che contribuiscono a creare un nuovo senso di comunità di cui far tesoro. Servirà un comportamento responsabile per vincere tante sfide, ha concluso Caredda, chiamando ognuno a fare la sua parte per uscire da questa crisi più forti di prima».
Aldo Salaris (Riformatori sardi) ha parlato di «una festa del popolo sardo in tono minore ma non certo per intensità e passione». «Oggi come allora ha dichiarato il capogruppo di maggioranzasiamo davanti a una rivoluzione e il 28 aprile ci fa sentire un popolo nei valori della lingua, dei costumi e dei riti». Salaris ha insistito sul concetto di sardità e, nel corso del suo intervento, ha rilanciato con forza la battaglia politica per l’inserimento in Costituzione del principio di insularità».
Molto critico, invece, nei confronti dell’operato del presidente della Giunta, l’intervento della capogruppo Cinque Stelle, Desirè Manca, che ha ricordato quelle che, a suo giudizio, sono state le promesse tradite dal governatore nel suo primo anno e mezzo alla guida della Regione. «Ricordoha incalzato l’esponente della minoranzale promesse elettorali e quelle fatte nelle dichiarazioni programmatiche, ricordo i buoni propositi di allora e le parole appassionate sulla identità». La consigliera M5S ha quindi parlato «di fatti che vanno nel senso contrario rispetto alle riforme enunciate” ed ha lamentato il ricorso all’esercizio provvisorio, le leggi impugnate dal Governo centrale e gli “otto mesi impegnati nella nomine” nonché “la presa in giro del latte a un euro fatta ai pastori sardi”.
«Le auguro un’inversione di rotta – ha concluso Desirè Manca – mentre riaffermo con fierezza il mio essere sarda con la promessa di lavorare nell’esclusivo interesse dei sardi e della Sardegna».
Il capogruppo Udc-Cambiamo, Gianfilippo Sechi, ha ripercorso l’iter politico e istituzionale della legge per Sa Die, ricordandone il profondo significato storico e i valori legati alla sardità, all’orgoglio e al coraggio dei popolo sardo. «Il popolo che smarrisce la memoria ha affermato l’esponente della maggioranzaperde l’identità e fare memoria storica significa schiodarsi dalla passività e farsi forza col ricordo di eventi che dimostrino la nostra capacità di autogoverno se non addirittura di indipendenza».
Gianfranco Ganau (capogruppo Pd) ha ricordato in apertura del suo intervento il significato delle celebrazioni della festa del popolo sardo ed ha citato Giovanni Lilliu «La rivolta di una Sardegna asservita al feudalesimo per una Sardegna libera e una nazione protagonista».
A giudizio dell’esponente della minoranza a trent’anni dalla proclamazione della legge istituiva di Sa Die «è necessaria una riflessione sul significato e sui valori più profondi della festa del popolo sardo ma l’obiettivo a cui tendere ha spiegato Gianfranco Ganauè quello di proseguire insieme nel verso dell’esercizio dell’autonomia. Sa Die ci invita a compiere ogni giorno una rivoluzione e la moderna sarda rivoluzione di oggi, dopo i tempi difficili della pandemia – è costruire un’Isola che sia un modello si sviluppo sostenibile e attrattivo».
Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha invece replicato con un certo disappunto alle critiche dei 5 Stelle ed ha parlato di “occasione perduta” riferendosi alla dimostrazione di scarsa unità offerta dal Consiglio regionale «in una giornata così importante per la Sardegna».
L’esponente della maggioranza ha più volte invocato una vera “unità” tra i sardi per superare il difficile momento ed ha chiesto scusa per «l’ennesimo teatrino della politica andato in scena in Aula anche nella giornata celebrativa di Sa Die». «Da questa Aula ha concluso Franco Mula – deve partire un segnale di unità e di speranza e il tutto, in giornate come quella odierna è più importate dell’ego di ciascuno di noi».
Accorato e appassionato l’intervento del capogruppo della Lega, Dario Giagoni, che ha fatto più volte riferimento ai sacrifici dei sardi nei mesi dell’emergenza Covid. «Il virusha dichiarato l’esponente della maggioranzaha posto in evidenza le nostre fragilità e messo alla prova anche gli spiriti più temerari».
«La giornata odierna – ha proseguito Giagoni – deve essere un momento di riflessione per le azioni concrete da condurre con coraggio per il riconoscimento del principio di insularità e per rivendicare maggiore autonomia decisionale.»
Il capogruppo della Lega ha concluso il suo intervento rivolgendo un pensiero «a quei sardi che in questi tempi difficili non hanno potuto neppure dare l’ultimo saluto ai propri cari».
La consigliera dei Progressisti, Maria Laura Orrù, ha ricordato il significato della cacciata dei piemontesi ma ha anche evidenziato come «quel periodo durò troppo poco e quanto i Savoia, una volta ritornati nell’isola la fecero pagare ai sardi». «La resilienza – ha aggiunto l’esponente della minoranzasi rilevò la nostra condanna e la storia ci insegna che oggi dobbiamo ritrovare la forza per rovesciare i tavoli».
Riferendosi all’emergenza Covid, ha aggiunto: «La ripartenza della Sardegna deve essere diversa e avviata in modo giusto, serve ripartire dalla terra e incanalare la speranza per trasformare la crisi in una grande opportunità per la nostra Isola».
Il presidente Pais ha quindi dato la parola al presidente della Regione Christian Solinas che ha svolto l’intero intervento in lingua sarda: «La storia ha riservato alla Sardegna prove difficili – ha detto Christian Solinasdisastri naturali, carestie, invasioni, saccheggi, dominazioni, siccità e malattie. Sofferenze e solitudini profonde che hanno lasciato segni indelebili nelle nostre comunità e nel modo di costruire le nostre relazioni, il nostro linguaggio e le nostre tradizioni. L’identità collettiva è il risultato di una tradizione che si rinnova, nella mentalità e nella comunicazione ma sempre con il passo che arriva da un modo di vivere senza fretta e che rappresenta la lente con la quale guardiamo il mondo e noi stessi».
L’identità, secondo Christian Solinas, è oggi ancora più importante per affrontare le difficoltà del presente: «Ci troviamo a combattere una pandemia che colpisce il nostro vivere quotidiano. L’affrontiamo senza paura, con misure importanti per cercare di contenerla. Da alcune settimane siamo chiamati a duri sacrifici che stanno mettendo i difficoltà le nostre imprese, i lavoratori e tutto il sistema economico e produttivo. Sa Die de sa Sardigna assume quindi una dimensione simbolica che mette alla prova la nostra capacità di reagire e fa leva nella potenza della nostra identità per darci la forza di superare quest’altra tragedia. Noi teniamo duro, tutti insieme ce la faremo».
Christian Solinas ha quindi rivendicato la bontà delle misure adottate dalla Regione per contrastare la pandemia: «Era dalla fine della seconda guerra mondiale che non si conosceva un’emergenza di queste dimensioni ha affermato il presidente della Regione – oggi lottiamo contro un nemico invisibile, un virus che si diffonde seminando lutti e sofferenze. Eppure siamo riusciti a mantenerne il controllo e a limitarne la diffusione. Ora è arrivato il momento di pensare a ripartire e, con le dovute cautele, a ritornare alla normalità. Per questo il 28 aprile assume un significato nuovo: nel 1794 con la cacciata del vicerè e dei funzionari piemontesi si cacciarono i soprusi di un sistema di governo che affogava città e campagne, oggi facciamo appello all’unità del nostro popolo per sconfiggere l’epidemia, per fermare la catena dei contagi e per ricominciare tutti insieme».
Ma non tutti i mali vengono per nuocere: per Christian Solinas, pur nelle difficoltà, questa esperienza servirà a disegnare una nuova identità collettiva, adeguandola alla nuova realtà globale, al continuo confronto tra culture e bisogni messi in luce dallo sviluppo delle nuove tecnologie. La lezione di questo tempo conferma il bisogno di mettere a confronto il grande patrimonio delle diversità, prendendo coscienza della nostra identità. L’omologazione non conviene a nessuno. La convivenza globale, nel rispetto reciproco delle differenti esperienze è invece l’orizzonte migliore al quale i sardi devono guardare. L’identità che nasce dall’autocoscienza è il risultato di un confronto che riconosce le diversità e ne rispetta il valore».
Il presidente della Regione ha quindi elencato i valori su cui fondare il riscatto del popolo sardo: «La sardità è la nostra coscienza collettiva che declina i nostri valori storici, tradizionali, culturali, paesaggistici e linguistici. E’ questo che rende viva e vera la nostra identità. Per questo dobbiamo chiederci cosa vogliamo per noi e per la nostra terra – ha detto Christian Solinas – credo che dobbiamo avere il coraggio e la forza di restare noi stessi salvaguardando il primo elemento della nostra esistenza: la parola. Ciò vuol dire che occorre restituire ai sardi la loro lingua materna. Il nostro modo di comunicare è fatto di silenzi e di espressioni chiare. Ciò non vuol dire non comunicare ma esprimere con poche parole il senso profondo del nostro sentire senza rimangiarsi le cose dette. La lingua sarda ha voce e suono, canta, e il suono ha lo stesso valore del significato della parola. Parlare in sardo significa scegliere un modello alternativo di sviluppo, una crescita a vantaggio di chi vive nella nostra terra. Oggi possiamo parlare in modo diverso rispetto al passato e raccontare un nuovo mondo di libertà. Oggi che stiamo per tornare liberi dopo settimane di quarantena lo dobbiamo fare con fede e speranza. Solo così si potrà ricostruire ciò che è stato distrutto dall’emergenza virus. Dobbiamo indicare una via per la rinascita del popolo sardo. Lo dobbiamo fare ripartendo da qui, da Sa Die de sa Sardigna che ci porta valori comuni di unità e di condivisione».
Christian Solinas ha quindi concluso il suo intervento citando alcuni versi dell’inno sardo di Francesco Ignazio Mannu: Como ch’est su filu ordidu/A bois toccat a tèssere/Mizzi chi poi det essere/Tardu s ‘arrepentimentu/Cando si tenet su bentu/Est prezisu bentulare.
Il presidente del Consiglio Michele Pais ha quindi chiuso la seduta ringraziando gli ospiti e i rappresentanti delle forze politiche: «Quasi tutti hanno compreso il senso di questa giornata in cui si lasciano da parte le normali contrapposizioni politiche in uno spirito di solidarietà e unità che si fonda sui valori della sarda rivoluzione di Giommaria Angioy».

(INTERVENTO INTEGRALE DEL PRESIDENTE SOLINAS IN LINGUA SARDA)
Sennore Presidente, Onorèvoles collegas, Cumponentes de su Comitadu pro Sa Die,
òmines e fèminas de Sardigna.
S’Istòria at parau in antis a sa terra nostra e a su Pòpulu nostru maicantas proas: disacatos naturales, carestias, invasiones, assàchios, dominatziones, sicagna e epidemias. Patimentos e soledades profundas, males pedrales chi ant lassadu su sinnu in sas intrannas de cadaunu de nois, de sas comunidades nostras; sa manera de fraigare sas relatas nostras, su limbàgiu e sas traditziones nostras. Est a nàrrere, s’identidade culletiva nostra a dies de oe est su frutu de una traditzione chi s’annoat, semper bia, die cun die, chi si fràigat faghende, in sos pensos e in sa comunicatzione ma semper cun su passu chi arribat dae unu vìvere bene pasadu, chi rapresentat sa lente cun sa cale, comente sardos, abbaidamus su mundu e nois matessi.
E no est de badas chi professor Lilliu istimadu apat, cun abbistesa, naradu chi “sos sardos pensant in tundu”. Ca, abbaidende bene, sa nostra est una cultura tzirculare, dae semper. No amus sa sìntesi dimensionale chi si bidet in su cùcuru de sas piràmides o de su fronte de sos tèmpios grecos.Tundos sunt sos nuraghes e su chircu distinghet sas planimetrias issoro, che a sos putzos sacros, gasi comente pro sos printzipales trastos de s’artesania artìstica – còrbulas, cannacas – e pro sos cuiles. Tundu est su ballu e in chircu si cantat a tenore. Pro leare detzisiones de importu sa comunidade si sedet in tundu, totu parìviles mancari cun ruolos diferentes.
Custa die dat s’oportunidade de nche barigare s’alabantzia e su ritu, chi sunt importantes, eja, in sas cosas de s’òmine: est sa die de nois sardos, de sa Sardigna! Una data nòdida, gasi comente ant ammentadu in medas, de unu fatu istòricu, de cussèntzia natzionale, de fràigu de unu esperimentu autonomìsticu acumpridu a pustis de sèculos dae s’edade giuigale e in armonia cun sas ideas rivolutzionària e illuminìsticas, resumidas in sos printzìpios universales de sa libertade, de s’uguagliàntzia e de s’ amistade.
Ma s’atualidade de sos valores identitàrios de Sa Die si medit oe cun unu tempus particulare, chi ponet domandas noas e nos presentat trintzeras noas pro gherrare contra a una pandemia traitora e mortale, cun unu virus chi est corfinde a manera ferotze sa bida fitiana nostra, sos antzianos nostros, e non custos ebbia. Una Epidemia chi semus cuntrastende a petorra parada, cun misuras poderosas pro li pònnere làcana chi ant custrintu pro chidas meda totu sos Sardos a sacrfìtzios mannos meda, chi sunt ponende in pelea sas impresas nostras, sos traballadores, su setore econòmicu e produtivu.
In custu tempus, su meledu nostru pro sa Die si prenat de capias noas e leat una dimensione simbòlica chi porrogat sa capatzidade nostra de poderare, de èssere fortes e invocat, in s’identidade de su Pòpulu nostru sa capatzidade de si nche torrare a pesare e torrare a cumentzare, lassendsi a palas cust’atera tragedia de s’Istòria. L’amus iscritu: Sa Sardigna est prus forte. Nois poderamus. Sa fortza nostra, Totu paris pro torrare a cumentzare.
Fiat dae s’ùrtima gherra mondiale de su sèculu passadu chi su mundu non connoschiat una emergèntzia de custa mannària. E custa est comente chi siat, cun piessinnos noos e diferentes, sa de tres gherra mondiale chi s’umanidade totu pìnniga gherrat contra a unu nèmigu invisìbile, de unu virus chi si ispàrghiat e intrat a totue messende vìtimas e lassende in caminu dolore e timòria.
Fiat dae s’ùrtima gherra mondiale de su sèculu passadu chi sa mundu non connoschiat una emergèntzia de custa mannària. E custa est comente chi siat, cun piessinnos noos e diferentes, sa de tres gherra mondiale chi s’umanidade totu pìnniga gherrat contra a unu nèmigu invisìbile, de unu virus chi si ispàrghiat e intrat a totue messende vìtimas e lassende in caminu dolore e timòria.
In s’ìsula nostra amus mantesu suta controllu s’isparghinamentu de sos contàgios, ponende làcana a sos dannos sanitarios. Ma como, comente càpitat a pustis de cada gherra, mancari cun sa prudèntzia netzessària, osservende unu printzìpiu de cautela màssima leende misuras adeguadas de preventzione e amparu, depimus torrare a cumintzare, abèrrere s’àndala a una normalidade noa chi permitat a sos sardos de nche essire a pagu a pagu dae s’isulamentu e torrare a fraigare valore e traballu.
Su 28 de abrile, duncas, leat unu significadu simbòlicu nou: comente in su 1794, boghendenche su Visurè e sos funtzionàrios piemontesos si che catzaiant a manera ideale sos abusos de unu poderiu allupadore chi sas tzidades e sas campagnas, sos istamentos e sa casta noa de sa burghesia cummerciale non podiant prus bajulare, oe faghimus apellu a s’unidade de su Pòpulu nostru pro che bogare s’epidemia, pro firmare sa cadena de sos contagios e pro torrare a cumentzare totu paris.
Custa esperientzia metzana puru at a servire a sestare s’identidade culletiva nostra.
Mescamente in s’urgentzia chi no si podet trantzire de isòrvere su chertu semper prus craru de sa relata cun una dimensione globale de sa realtade, de s’intretzire sighidu de sas culturas e de sos bisòngios chi su progressu e sa lestresa de sos istrumentos modernos at acurtziadu, moende dae sa tecnologia.
Pro comente la bido deo. sa letzione de custu tempus cunfirmat su bisòngiu de afrontare su cunfrontu chin sa richesa manna de sas diversidades, leende una cussèntzia acumprida de s’identidade sarda, chi no est unu ammiru lunàdigu de unu bìvere a tesu, eredidade materiale o immateriale de esperientzias anzenas, ma apartenèntzia resonada a una cultura e a una traditzione chi intrant oe in su fràigu de cada pessamentu e atzione nostros, leendenos a lèghere sas cosas de su mundu chi bivimus cunforma a unu paradigna antropològicu chi orientat sas reatziones cara a istìmulos esternos de su sìngulu e de sa comunidade.
S’omologatzione non cumbenit a nemos, sa summa est pari a nudda. Sa convivèntzia globale, in su rispetu pari-pari, de identidades diferentes rapresentat imbetzes s’orizonte culturale prus ricu e de bonucoro, a su cale sos sardos – e pro mene de prus puru, che sadista – podimus petzi abbaidare cun pressiu mannu.
S’identidade chi naschet dae sa cussèntzia de sesi est su resurtadu de unu cunfrontu chi reconnoschet sas diversidades, cumprendet e rispetat su valore.
Sa sardidade duncas est sa cussèntzia culletiva de su Pòpulu nostru chi declinat in su tempus presente sos valores istòricos, traditzionales, culturales, artìsticos, paesagìsticos e linguìsticos suos. Custu protzessu de atualizatzione fitiana rendet galu oe bia e bera s’identidade nostra, dende unu sensu craru a custa die e a s’alabantzia sua.
Pro cussu chi afirmamus cumbintos sa volontade nostra de non medire comente sardos cun su presente e comente sardos desinnare su benidore nostru, rispondende pro cada faina nostra a sas duas domandas fundamentales chi apo propostu a cumintzare dae sas decrarassiones prorammaticas in printzìpiu de custa legisladura: cale profetu pro s’ìsula nostra? cale profitu pro sos Sardos?.
Si custu est su percursu sestadu, depimus àere su coràgiu e sa fortza de abarrare semper nois fintzas chin s’elementu creatore de s’esistèntzia, sa paràula. Custu cheret nàrrere torrare a sos sardos sa limba issoro, sa limba de sa mama, torrare in fines a a acurtziare a su significadu de cada descritzione, fatuale o emotiva, su signifcante cosa sua.
Est a beru, su limbazu fundamentale de sos sardos est su mudore, fatu a s’ispissu de espressadas firmas. E non cheret nàrrere a non comunicare, o pejus puru a no àere nudda ite nàrrere: nono, sas paràulas sunt pagas, ca sa paràula est unu arriscu in su bìvere istòricu e no est fàtzile, in sa cultura nostra, a torrare a coa cando una cosa est narada.
Pro su restu, s’impreu de sas paràulas est risparmiosu: pagas, ma cada frase est belle una sententzia, mescamente in cussa riserva perenne de valores e traditziones rapresentada dae su mundu agropastorale.
FInas sas mòvidas sunt fraigadas, punnant a non dare a bìdere su sentidu. Mancari, in pagos tratos, arribet a una potentzia espressiva ispantosa, comente cando si ghetat una mirada simpre.
Finas s’avesu est cumpostu, non lassat bìere perunu sentidu. Mancari chi a bias tenet una fortza de espressada ispantosa, comente in una ograda ebbia.
Epuru, s’arrastu prus craru de s’identidade est in sa limba etotu. A faeddare prus limbas est una prenda cunfirmada dae totu sos istùdios. Onni limba retratat su mundu in manera diferente, cae in su sinnu gràficu o fonèticude una allega crobat s’ammentu de una comunidade. A chistionare sa limba nostra nos ponet in su mundu cunforma a s’identidade nostra e nos lassat bìvere esperièntzias a sa sola, pro nde buscare su sentidu de cada meledu.
Sa limba sarda at boghe e sonu, cantat, e su sonu tenet su matessi importu de su significadu de sa paràula. Sa limba faeddat a manera diferente su tempus de oe.
A faeddare in sardu cheret nàrrere a seberare unu modu distintu de isvilupu, una crèschida a torracontu de sa zente de su logu.
Oe podimus nàrrere in limba cosas chi no amus pòdidu nàrrere in tempos colados, e gasi faeddare unu tempus nou de libertade. Una limba sarda aberta a su cambiamentu e a s’arrichimentu. Una manera de faeddare est una manera de fàghere. Sa limba no est petzi unu mèdiu pro comunicare, est finzas una testimonia de sentidos, de afetos e de pensamentos.
Semus acante de liberare sos sardos dae chidas de barantena, cajonada dae s’emergèntzia epidemiològica. Non podimus mantènnere sa limba inserrada in domo, acorrada. Depimus liberare finas a issa, ca si potzat chistionare in sardu in cale si siat logu o faina de sa vida fitiana: in iscola, in ufìtziu, in sas istitutziones o in crèsia.
Oe galu de prus tenimus a in antis su bisòngiu de ammaniare progetos e programmas, cun una fide e una ispera noa, pro torrare a fraigare su chi est derrutu pro s’ùrtima emergèntzia e custu tempus istentosu de crisi. Depimus inditare una caminera pro sa crèschida e s’isvilupu pro totu su Pòpulu Sardu. Lu depimus fàghere como, moende dae inoghe, dae sa Die de sa Sardigna chi nos giughet a valores a cumone de unidade e cumpartzida.
Amus cosas de contare e de produire: b’at meda de nàrrere e meda prus de fàghere.
Bivimus torra su tempus firmadu dae Frantziscu Innàtziu Mannu in sas ùrtimas allegas de su cumponimentu suo chi est como s’Innu ufitziale de sa Sardigna. Nos tocat a totus sa matessi responsabilidade e nos tocat de traballare totus pro nche pesare s’ìsula nostra dae custos tempos malos siat dae su ghetu sotziale chi econòmicu:
Como ch’est su filu ordidu
A bois toccat a tèssere,
Mizzi chi poi det essere
Tardu s ‘arrepentimentu;
Cando si tenet su bentu
Est prezisu bentulare.
Sardos istimados,
Augùrios sìncheros de bona Die de sa Sardigna. Augùrios mannos pro sa Festa de su Populu nostru.

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La Commissione speciale sull’insularità ha concluso in mattinata il primo ciclo di audizioni con i parlamentari sardi e gli ex presidenti della Regione Sardegna. Oggi è stato il turno di Ugo Cappellacci che, nella doppia veste di deputato ed ex presidente della giunta regionale ha illustrato alla Commissione le iniziative portate avanti nel corso della sua esperienza alla guida della Regione e le proposte che potrebbero essere messe in campo a livello nazionale ed europeo.

«L’insularità è il tema dei temi, assorbe tutte le problematiche che frenano lo sviluppo economico e sociale della Sardegna – ha detto Ugo Cappellacci – in passato si sono portate avanti battaglie storiche che purtroppo non hanno dato risultati concreti. Bene fa oggi la Commissione a lavorare su due fronti: il sostegno alla proposta di legge per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione e le iniziative per cambiare le regole europee sugli aiuti di Stato.»

Sollecitato dagli interventi del presidente della Commissione Michele Cossa e dei consiglieri regionali Giuseppe Meloni (Pd), Roberto Li Gioi (M5S), Antonello Peru (Udc-Cambiamo), Roberto Caredda (Misto) Angelo Cocciu (Forza Italia) e Giovanni Satta (Psd’Az), l’ex presidente Ugo Cappellacci ha indicato alcune soluzioni possibili: «Per vincere la battaglia sugli aiuti di Stato occorre fare rete con tutte le isole d’Europa. Durante la mia esperienza alla guida della Regione abbiamo partecipato e presieduto la Commissione Isole della Conferenza delle regioni periferiche e marittime e la Commissione Enve del comitato delle regioni europee. In tutte le occasioni d’incontro si è cercato di portare all’attenzione delle istituzioni europee la necessità di attuare politiche differenziate che favorissero la coesione, oltre che economica e sociale, anche territoriale delle Isole. Grazie a quelle alleanze la Sardegna è riuscita ad ottenere il riconoscimento dello status di Regione “in transizione” che hanno permesso di incamerare 400 milioni di euro aggiuntivi per lo sviluppo rispetto ai tagli che si prospettavano per l’uscita dall’Obiettivo 1».

Ugo Cappellacci si è detto d’accordo anche sulla proposta di stringere un patto con la Sicilia per sostenere la proposta di legge in Parlamento: «Siamo pochi e i numeri sono decisivi, ben venga un’alleanza che rafforzi le nostre istanze».

Nel corso dell’audizione si è parlato inevitabilmente anche di continuità territoriale aerea e marittima. «Sulla prima, purtroppo, siamo fermi al modello disegnato dalla mia Giunta – ha detto Ugo Cappellacci – oggi il rischio è che si giochi al ribasso. In altre Regioni europee come la Corsica funziona in modo diverso con importanti risorse messe a disposizioni per garantire il diritto alla mobilità (circa 70 milioni di euro per 350mila abitanti). L’Europa deve rispettare le sue leggi come il Regolamento 1008/2008 che legittima gli oneri di servizio imposti dagli Stati membri alle compagnie per garantire collegamenti essenziali allo sviluppo economico e sociale dei territori».

Sulla continuità marittima, l’ex presidente della Regione è andato oltre: «Dobbiamo pretendere una riforma che trasferisca alla Sardegna la competenza primaria con le relative risorse. Grazie ai nostri ricorsi, la Corte Costituzionale ha stabilito che la Regione partecipi a pieno titolo alla firma della convenzione con le compagnie navali, è il momento di fare un passo in avanti e chiedere il trasferimento delle funzioni sulla continuità marittima».

Rispondendo alle domande dei consiglieri, Ugo Cappellacci è tornato sull’esperienza della flotta sarda: «Fu un’operazione dovuta – ha detto – fatta per ripristinare le regole del libero mercato. Oggi sarebbe più difficile ripeterla perché le imprese operano su mercati di vasta scala»

Ugo Cappellacci, infine, ha parlato anche di fiscalità e infrastrutture: «Da tempo mi batto per la zona franca integrale – ha concluso – la leva fiscale consentirebbe di ottenere risultati immediati rispetto agli altri interventi da mettere in campo per ridurre il gap dell’insularità. Sulle infrastrutture, credo invece che fino a quando non eserciteremmo la nostra competenza primaria sul paesaggio poco si potrà fare per migliorare la situazione. I nostri progetti, come quello del porto canale di Cagliari, vedono la Regione ostaggio del Mibact. E’ arrivato il momento di affermare la nostra autonomia».

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Proseguono i lavori della Commissione d’inchiesta sull’insularità. Dopo la seduta della scorsa settimana con una delegazione di senatori sardi, oggi la riunione del parlamentino presieduto da Michele Cossa (Riformatori sardi) è stata interamente dedicata alle audizioni dei deputati eletti in Sardegna. Alla chiamata della Commissione hanno risposto, per ragioni diverse, solo quattro deputati dei 17 eletti in Sardegna: i democratici Andrea Frailis e Romina Mura, il leghista Guido de Martini e Pietro Pittalis di Forza Italia. Da parte di tutti è arrivata la piena disponibilità a lavorare per raggiungere l’obiettivo dell’inserimento del principio di insularità in Costituzione.

Secondo Romina Mura (Pd): «Vivere in un Isola può rappresentare un’opportunità ma prima occorre superare il gap infrastrutturale rispetto ad altre regioni d’Europa – ha detto Romina Mura – sul principio di insularità è opportuno mettere in campo una battaglia di popolo simile a quella portata avanti alcuni anni fa sulla vertenza entrate. Forse sarebbe opportuno, visto lo stallo in cui si trova il Senato, presentare una proposta di legge anche alla Camera. Per portare avanti questa iniziativa serve però creare un fronte comune dei deputati sardi e trovare il sostegno dei rispettivi gruppi parlamentari. Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ha mostrato sensibilità su questo tema. Un’altra strada da seguire è quella dell’attuazione della legge delega sul federalismo fiscale che obbliga lo Stato a trovare strumenti perequativi a favore delle regioni più deboli». Dalla deputata del Pd, infine, un invito a tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio regionale e in Parlamento: «Occorre cambiare le regole europee sugli aiuti di Stato – ha sottolineato Romina Mura – le regioni svantaggiate hanno necessità di un allentamento dei vincoli. Per raggiungere questo obiettivo serve assoluta unità tra tutte le forze politiche».

Argomentazioni condivise da Pietro Pittalis che ha però indicato un’altra strada per dare più forza ad un’eventuale iniziativa parlamentare: «Sono d’accordo sulla necessità di presentare una proposta di legge alla Camera – ha detto Pietro Pittalis – per questo ho fatto preparare una bozza all’ufficio legislativo di Montecitorio. Se però vogliamo avere la certezza che la proposta vada avanti è necessario coinvolgere anche i colleghi della Sicilia. Il gruppo dei parlamentari sardi è troppo piccolo per incidere, su un tema come questo il contributo dei siciliani potrebbe essere decisivo. Da tempo stanno chiedendo di potere mutuare un sistema di continuità territoriale simile al nostro e sono d’accordo con la nostra iniziativa sull’insularità».

Proposta sulla quale si è detto d’accordo anche il deputato del Pd Andrea Frailis: «Credo che sia un percorso da seguire. Ho il timore che il clima non sia favorevole in Parlamento. Oggi si discute di autonomia differenziata e le rivendicazioni delle regioni più deboli non sono viste di buon occhio – ha detto Andrea Frailis – bisogna per questo rafforzare le nostre rivendicazioni. Il tema dell’insularità deve essere portato fuori dal palazzo. Magari con un’iniziativa che coinvolga le scuole e spieghi ai giovani quali sarebbero i vantaggi economici e sociali che scaturirebbero dall’inserimento del principio di insularità in Costituzione».

Anche per il deputato della Lega Guido De Martini l’unità delle forze politiche è la condizione irrinunciabile per sperare di ottenere qualche risultato: «La Sardegna è una regione superidentitaria. Caratteristica che manca però in Parlamento tra i rappresentanti eletti nell’Isola. Su questi temi non si può non essere d’accordo. La Commissione d’inchiesta può fare molto e svolgere un ruolo di raccordo che ci consenta di portare avanti una battaglia unitaria».

Nel dibattito sono intervenuti i consiglieri regionali Antonio Mario Mundula (Fratelli d’Italia), Roberto Li Gioi (M5S), Eugenio Lai (Leu), Giuseppe Meloni (Pd), Roberto Caredda (Misto), Antonello Peru (Udc-Cambiamo) e Francesco Agus (Progressisti). Tutti d’accordo, con diverse sottolineature, nel portare avanti una battaglia comune sull’insularità con un obiettivo prioritario: la modifica delle norme europee sugli aiuti di Stato.

Soddisfatto il presidente della Commissione: «Questa è una battaglia che ci vede tutti coinvolti. E’ una questione che va oltre la trasversalità tra le forze politiche perché investe i sentimenti di tutti i sardi – ha detto Michele Cossa – oggi abbiamo sentito proposte molto interessanti. Su una nuova iniziativa da portare avanti alla Camera suggerisco un confronto con il Comitato promotore della proposta di legge di iniziativa popolare sull’insularità. Ciò che è certo è che la Sardegna ha condizioni differenti rispetto a tutte le altre regioni d’Italia. Da questo concetto occorre partire per vedere riconosciuti i nostri diritti».

La Commissione si riunirà giovedì prossimo. In programma l’audizione dell’ex presidente della Regione Ugo Cappellacci.

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La commissione speciale per il riconoscimento del principio di insularità, presieduta da Michele Cossa (Riformatori), ha proseguito il suo ciclo di audizioni con l’intervento dell’ex presidente della Regione Renato Soru.

«Consapevole di rappresentare una posizione minoritaria nel dibattito su questo argomento – ha esordito Renato Soru -, ritengo che il tema ci porti fuori campo piuttosto che dentro il campo, nel senso che dovremmo concentrarci piuttosto sul fatto che non stiamo usando bene la nostra autonomia e le nostre risorse. Il mondo va avanti e cambia del tutto, ha proseguito, richiedendo sempre soluzioni nuove a problemi nuovi. La centralità della questione ambientale, ad esempio, e la crescita delle energie rinnovabili, secondo l’ex presidente della Regione potrebbe consentire alla Sardegna, di raggiungere posizioni di primo piano. Un dato, ha poi sostenuto, che si intreccia con il discorso dell’autonomia perché in base al nostro Statuto abbiamo molte competenze che non servono e ci mancano quelle che oggi servono: dalle energie rinnovabili alle telecomunicazioni, dai trasporti, dalla scuola, dall’alta formazione e ai beni culturali.

«Può darsi – ha concluso Renato Soru -, che io sia un “sognatore romantico”, ma le cose le fanno i sognatori che ci mettono il cuore ed è questo che auguro alla politica sarda.»

Nel successivo dibattito hanno preso la parola i consiglieri Nico Mundula (Fdi), Antonello Peru (Forza Italia), Giuseppe Meloni (Pd), Dario Giagoni (Lega), Francesco Agus (Progressisti), Roberto Li Gioi (M5S), Giovanni Satta (Psd’Az) e Roberto Caredda (Misto).

Nelle conclusioni, il presidente Michele Cossa ha ricordato che la battaglia sul riconoscimento dell’insularità è nata nel momento storico in cui le più ricche Regioni del Nord hanno rivendicato l’autonomia differenziata, per richiamare l’attenzione delle istituzioni nazionali ed europee sul fatto che c’è anche la Sardegna, dove una serie di problemi bloccano ogni processo di sviluppo. Ma insularità, ha concluso, significa anche accettare la sfida di grandi responsabilità, che chiamano i sardi a fare scelte decisive per il futuro, a cominciare dal prossimo ciclo di programmazione dei fondi europei.

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Il Consiglio regionale ha approvato la mozione sulla situazione del Centro addestramento e istruzione professionale (CAIP) della Polizia di Stato con sede ad Abbasanta.

La seduta si è aperta sotto la presidenza dell’on. Michele Pais. Dopo le formalità di rito il presidente ha aperto la discussione sul primo punto all’ordine del giorno: la mozione n. 60 “sulla situazione del Centro di addestramento e istruzione professionale (CAIP) della Polizia di Stato di Abbasanta”.

Il primo firmatario Francesco Mura, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha ripercorso la storia del centro di addestramento della Polizia di Stato di Abbasanta, inaugurato negli anni ’60. «In passato ha formato centinaia di poliziotti e ha svolto un ruolo decisivo nella lotta ai sequestri di persona in Sardegna – ha detto Francesco Mura – qui si sono formati gli uomini dei servizi scorte e sicurezza, i Nocs e altre forze speciali della Polizia. Senza dimenticare il Reparto prevenzione crimine e il gruppo cinofilo per l’addestramento dei cani antidroga e antiesplosivi». Il presentatore della mozione ha poi ricordato la rilevanza, anche economica, rappresentata dal Caip per l’oristanese e per tutta la Sardegna. «Oggi si prospetta l’ipotesi che il Caip possa diventare un centro nazionale di addestramento per allievi agenti della Polizia di Stato – ha proseguito Francesco Mura – ciò sarebbe un’importante iniezione di fiducia per le nuove generazioni con un conseguente incremento degli organici della polizia in tutta la regione e in particolare nella Provincia di Oristano. Da qui la richiesta alla Giunta: «Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di trasformare il Caip in un centro di accoglienza per migranti – ha concluso il capogruppo di Fratelli d’Italia – la Giunta si attivi per sollecitare l’inserimento, nel piano nazionale, sul corso per allievi agenti della Polizia di Stato nel Caip di Abbasanta».

Prima di aprire la discussione sulla mozione, il presidente Michele Pais ha espresso vicinanza e cordoglio alle famiglie dei Vigili del Fuoco caduti la scorsa notte ad Alessandria.

Ha quindi preso la parola Annalisa Mele (Lega): «Si temeva la chiusura del Caip, oggi si apre una nuova opportunità per l’oristanese e per tutta la Sardegna – ha detto Annalisa Mele – nella programmazione europea del prossimo settennio la Sardegna retrocederà nell’obiettivo 1. C’è l’opportunità di inserire da subito la nostra Isola nel PON nazionale sulla sicurezza. Non dobbiamo attendere il 2021 per fare questo».

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha garantito il sostegno del suo partito alla mozione. «Il Caip è un’eccellenza della Sardegna, apprezzata a livello internazionale per l’alto livello tecnico della formazione. In questo centro sono stati formati centinaia di poliziotti per la lotta al terrorismo, i servizi scorte, i Nocs e i reparti speciali. La notizia che possa diventare un centro di addestramento di agenti a livello nazionale deve essere accolta in modo positivo. E’ una nuova opportunità. Scongiurato il rischio chiusura c’è la possibilità di incrementare gli organici della polizia con importanti ricadute per i giovani sardi. Ecco perché occorre attivarsi da subito con il ministro dell’Interno per trasformare questa opportunità in realtà».

Il presidente della seconda commissione Alfonso Marras (Riformatori sardi) ha rivolto un plauso ai consiglieri che hanno presentato la mozione: «E’ arrivato il momento di fare in modo che il Caip possa diventare un centro di addestramento a livello nazionale Tutto il gruppo dei Riformatori sardi sottoscrive in modo convinto l’iniziativa».

Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo della Lega Dario Giagoni: «La trasformazione del Caip avrebbe effetti positivi non solo per la provincia di Oristano ma per tutta l’Isola. Progetti di questo calibro sono importanti per ribadire quanta attenzione viene riservata da questo Consiglio alle forze dell’ordine e al principio di legalità. Uomini e donne in divisa rivestono una grande importanza nel tessuto sociale. Occorre farlo capire ai giovani. Stiamo lavorando per  l’apertura di altri centri di formazione rivolti ad altri corpi delle forze armate». Dario Giagoni ha poi rivolto un plauso alla proposta presentata dall’assessore all’agricoltura del comune di Siniscola per l’intitolazione del nuovo commissariato di Polizia a Emanuela Loi e proposto di approvare un ordine del giorno del Consiglio a sostegno dell’iniziativa.

Il capogruppo di Forza Italia, Angelo Cocciu, ha annunciato il suo voto favorevole alla mozione: «Bisogna fare di tutto perché il Caip continui la sua attività. Diciamo no a chi vorrebbe trasformarlo in un centro di accoglienza per migranti. Il Consiglio regionale deve opporsi a questa eventualità».

Anche il capogruppo di Leu, Daniele Cocco, ha dichiarato il suo voto favorevole: «Il Caip ha avuto un grande merito in tutti questi anni. Bene ha fatto Mura a presentare la mozione. Non bisogna infatti dimenticare i passi indietro fatti dallo Stato in altre circostanze – ha detto Daniele Cocco – quanto avvenuto qualche anno fa nel centro di addestramento della polizia a cavallo di Foresta Burgos, chiuso dopo investimenti di milioni di euro per adeguare la struttura, è una ferita ancora aperta. Il Caip serve non solo per l’attività specifica ma rappresenta un importante presidio del territorio anche dal punto di vista economico. E’ urgente che la Giunta si faccia parte attiva per tradurre l’impegno della mozione in atti concreti».

Favorevole alla mozione anche Roberto Caredda (Misto): «Lo dico da ex poliziotto, conosco bene l’attività di questo centro che ha rappresentato un punto di riferimento a livello nazionale. Grande merito va dato a chi lo ha fatto nascere e crescere come il generale Angioni».

Domenico Gallus a nome del gruppo Udc ha annunciato il sostegno alla mozione: «Tutti riconoscono la funzione svolta dal Caip in passato. Ricordo la presenza, negli anni ’60 e ’70, dei baschi blu ospitati ad Abbasanta per la lotta al banditismo. La storia dice che il centro deve essere potenziato».

Sull’ordine dei lavori ha chiesto la parola il consigliere Eugenio Lai (Leu): «E’ stato presentato un ordine del giorno sugli sbarchi dei migranti – ha detto Eugenio Lai – in base a quale articolo del Regolamento il Presidente ha accolto questo argomento? Non è ammissibile che lei usi un filtro a maglie larghe quando si tratta di iniziative del suo gruppo. Se si vuole discutere l’argomento si porta in Conferenza di Capigruppo. Pensare di applicare il Regolamento a piacimento di un solo gruppo politico è assurdo, non è mai accaduto. Chiediamo un parere agli uffici sulla congruità dell’iniziativa».

A Lai ha replicato il presidente Michele Pais: «Il Regolamento è applicato in modo letterale. Ho sempre valutato ordini del giorno ammissibili o inammissibili sulla base del Regolamento. I giudizi prognostici non hanno senso».

In apertura del suo intervento Massimo Zedda, a nome del gruppo dei Progressisti, ha espresso solidarietà alle famiglie dei Vigili del Fuoco caduti sul lavoro ieri ad Alessandria. Sulla mozione, invece, Massimo Zedda ha auspicato che il Caip possa continuare a svolgere il suo ruolo anche in futuro. «Serve però immaginare un incentivo da parte dello Stato, anche dal punto di vista economico, per chi decide di venire a lavorare in Sardegna».

Sugli ordini del giorno presentati anche Massimo Zedda ha espresso forti perplessità sull’attinenza del loro contenuto con i temi in discussione. Rivolto al capogruppo della Lega Dario Giagoni, Massimo Zedda ha invitato a una riflessione sull’opportunità di chiedere l’intitolazione del nuovo commissariato di Siniscola ad Emanuela Loi: «Premesso che Emanuela Loi merita tutto il nostro rispetto per il suo sacrificio al servizio dello Stato – ha detto l’ex sindaco di Cagliari – suggerirei però di non interferire su immobili non di pertinenza della Regione scavalcando coloro che hanno titolo a proporre la medesima iniziativa. Non attiverei meccanismi che rischiano di degenerare. Occorre stare molto attenti anche perché c’è una polemica in atto sugli ultimi concorsi della Polizia di Stato dai quali, per un emendamento presentato dalla Lega che ha cambiato i requisiti richiesti, sono stati esclusi molti sardi, tra i quali proprio la nipote di Emanuela Loi».

Contrarietà alla presentazione dell’ordine del giorno sugli sbarchi ha espresso invece il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula: «Il problema è serio, su questo argomento abbiamo presentato una mozione. Andare a votare un ordine del giorno rischia di far perdere valenza a quella mozione. Se andrà in discussione il nostro gruppo si asterrà. Non ci interessano le primogeniture ma crediamo che vada aperta una discussione più ampia».

Sull’ordine dei lavori è intervenuto il consigliere della Lega Pierluigi Saiu: «Ieri abbiamo assistito a una discussione appassionata sulla sclerosi multipla innescata da una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle e sfociata nell’approvazione di un atto diverso. Anche in questo caso abbiamo assistito a una disputa sulla primogenitura. Per il secondo giorno consecutivo si rischia di fare lo stesso dibattito – ha detto Pierluigi Saiu – faccio un appello al Psd’Az: misuriamoci sui contenuti. L’ordine del giorno collegato è coerente con due mozioni in discussione oggi in Aula. Vogliamo rinunciare a discuterne per una questione di primogenitura o vogliamo invece confrontarci sul merito degli atti? Sarebbe un comportamento deludente. Lo dico soprattutto alle forze della maggioranza. La Lega ne trarrà le conseguenze».

Sull’ordine dei lavori ha chiesto la parola il consigliere Gianfranco Ganau (Pd): «L’ordine del giorno sui migranti introduce argomenti che esulano dall’argomento in discussione. Lei, on. Pierluigi Saiu, può collegare questo ordine del giorno ad altre mozioni con questa non è attinente. Deve smetterla di dare lezioni agli altri. Deve avere rispetto».

Al termine dell’intervento del consigliere Ganau si è accesa una vivace discussione in Aula che ha indotto il presidente Pais a sospendere i lavori.

Alla ripresa dei lavori il presidente Pais ha annunciato la presentazione di due ordini del giorno, a firma Michele Ennas e Dario Giagoni, e ne ha dichiarato l’ammissibilità ai sensi del Regolamento.

L’on. Francesco Agus (Progressisti) sull’ordine dei lavori ha precisato che l’ordine del giorno 1 “non è strettamente connesso ma nemmeno connesso e basta con il tema in discussione. Se quel che viene deciso in capigruppo non vale nulla allora l’alternativa è il caos e si decide volta per volta in Aula. Questa è una palese forzatura regolamento ad uso e consumo della forza politica del presidente del Consiglio”.

Per la maggioranza l’on. Stefano Tunis (Sardegna 20/venti) ha detto che non è possibile mettere in discussione l’interpretazione del presidente  e l’onorevole Agus se ne faccia una ragione”. Altre critiche sono giunte dal centrosinistra. L’on. Daniele Cocco (Progressisti) ha detto che “tutto questo non fa bene al Consiglio perché noi abbiamo votato un presidente garante di tutti. Chiedo che questi ordini del giorno non siano ammessi, perché sarà un precedente pericoloso”.

Anche l’on. Massimo Zedda (Progressisti) ha criticato l’ammissione dei due ordini del giorno: “Qualcuno dovrebbe spiegarci in via logica come si collegano gli sbarchi dei migranti con la caserma di Abbasanta. Qualcuno può motivare questa connessione? Anche le sentenze vanno motivate, figurarsi decisioni così”.

Anche l’on. Piero Comandini (Pd) ha contestato “la forzatura di questi ordini del giorno” e così l’on. Gianfranco Ganau, che si è detto “preoccupato dalle interpretazioni del Regolamento che  vengono fornite nelle ultime settimane. E’ evidente che questi emendamenti non c’entrino nulla con la mozione”.

Anche gli onorevoli Laura Caddeo ed Antonio Piu (Progressisti) hanno insistito nella richiesta: “Voglio sapere come possano essere accettati ordini del giorno così, sono davvero curioso”, ha detto l’on. Antonio Piu rivolto al presidente Michele Pais.

Per i Progressisti l’on. Eugenio Lai ha spiegato ironicamente che “il fenomeno delle migrazioni è interessante, soprattutto le migrazioni all’interno della maggioranza da un gruppo all’altro. Non capiamo però che collegamenti ci siano con il tema di cui discutiamo”.

Il vice capogruppo del’on. Roberto Deriu (Pd) ha invitato la maggioranza a riflettere: “Questo è un momento per sospendere e consentire alla maggioranza di fare chiarezza al suo interno, a fronte di una evidente forzatura interpretativa. Siamo spettatori interdetti e allibiti, non è il caso che ci sfidiate visto che non vi stiamo sfidando”.

Accogliendo l’invito dell’on. Deriu, il capogruppo della Lega, on. Dario Giagoni ha chiesto poi una sospensione dei lavori che il presidente Pais ha disposto.

Alla ripresa dei lavori, il consigliere dei Progressisti Gian Franco Satta ha ribadito la posizione espressa dal suo gruppo, cioè che l’ordine del giorno della Lega è inammissibile e l’iniziativa di quel partito è legata solo all’esigenza di segnare un punto politico coerente con una certa strategia nazionale. C’è uno strappo interno alla maggioranza fra Lega e Psd’Az, ha osservato, che fa male al Consiglio ed alla sua produttività nell’interesse della Sardegna.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha chiesto chiarimenti sull’esito della precedente sospensione.

Il presidente si è riservato di fare comunicazioni in un secondo momento.

Il consigliere dell’Udc Giorgio Oppi, ricordando l’ampia condivisione della mozione di Fdi, ha invitato al presidente a dichiarare l’inammissibilità dell’ordine del giorno anticipando comunque la sua posizione contraria.

Il consigliere Alessandro Solinas del M5s ha comunicato che per il suo gruppo l’ordine del giorno della Lega è inammissibile, invitando la presidenza a passare alla votazione della mozione di Fdi sul Caip di Abbasanta.

Il consigliere della Lega Michele Ennas, primo firmatario dell’ordine del giorno, ha difeso il documento sostenendo l’importanza dell’argomento per la Sardegna e per il territorio del Sulcis, proprio mentre il presidente della Regione sta incontrando i componenti della commissione bicamerale sull’immigrazione. La sinistra, ha proseguito, sta strumentalizzando tutto perché a livello nazionale vuole modificare la recente normativa in materia di sicurezza che invece va ancora rafforzata.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha ribadito che il suo gruppo non ha mai presentato mozioni contro gli assessori. Occorre un maggiore rispetto dell’Aula, ha aggiunto, fermo restando che non sempre la si può pensare allo stesso modo e vanno stigmatizzate le forzature del regolamento. Ieri, ha lamentato, è stato interrotto l’intervento del collega Giovanni Antonio Satta sulla continuità territoriale, per cui occorre capire se l’ordine del giorno è ammissibile.

Il consigliere Pietro Moro (Misto) ha lamentato che la mattinata sia trascorsa a discutere del nulla perché se l’ordine del giorno non è ammissibile è inutile continuare a parlarne; a prescindere dai contenuti della mozione sui quali noi siamo d’accordo, ha concluso, la questione va chiarita.

Il presidente Pais ha sostenuto che le sue scelte sono state sempre ponderate ed adottate senza distinzioni sulla base delle appartenenze; l’ordine del giorno, ha aggiunto, suscita oggettivamente divisioni fra le forze politiche ed i gruppi ma non si può impedire ad un consigliere di formulare proposte in quadro normativo nel quale l’interpretazione del regolamento è prerogativa del presidente e, nel merito, le problematiche riguardanti le forze di polizia e quelle dell’ordine ordine pubblico hanno attinenza con il fenomeno degli sbarchi. Pertanto, ha concluso, confermo l’ammissibilità dell’ordine del giorno.

In sede di replica a conclusione del dibattito sulla mozione, il primo firmatario della mozione Francesco Mura (Fdi) si è detto stupito di quanto accaduto a seguito della proposta del suo gruppo, precisando che i consiglieri hanno diritto di proposta ed ogni iniziativa può essere contestata nel quadro del potere del presidente di interpretare il regolamento. Io preferisco stare sui contenuti, ha concluso, ringrazio per il consenso manifestato dai gruppi e per questo rivolgo a tutti un appello per il voto unanime sulla mozione con oggetto il Caip di Abbasanta.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha criticato sia l’andamento di un dibattito che si è attardato su questioni di metodo che l’interpretazione, a suo avviso scorretta, del presidente del Consiglio, ad uso e consumo del suo partito politico. Abbiamo sempre riconosciuto le esigenze della maggioranza anche se non ha presentato leggi, ha ricordato, ma ora sono stanco di perdere tempo; in capigruppo si era deciso che il presidente della Regione dovesse essere qui a parlare di entrate (argomento di cui abbiamo appreso dai giornali), mentre sempre informalmente veniamo a sapere che è a colloquio col i componenti della commissione bicamerale sull’immigrazione.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula, sull’ordine dei lavori, ha ricordato che l’accordo dei capigruppo era di incontrare prima in sede in conferenza il presidente della regione nel pomeriggio prima di riferire in Aula, confermando che nel pomeriggio il presidente sarà in Consiglio.

Il capogruppo di Leu Daniele Cocco, dopo aver detto che la presenza del governatore gli giunge nuova, ha annunciato il voto favorevole alla mozione precisando che, se è stato stravolto l’ordine dei lavori non è colpa nostra. Cocco ha poi suggerito al capogruppo della Lega di ritirare l’ordine del giorno per evitare un vulnus al regolamento.

Il consigliere Alessandro Solinas del M5S, favorevole alla mozione, si è associato all’invito formulato dal collega Daniele Cocco contestando l’interpretazione del presidente che, fra l’altro, a suo avviso crea un precedente molto pericoloso.

Il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda, citando l’art.54 della Costituzione che obbliga i dipendenti pubblici ad operare con disciplina e onore ha sostenuto che il vincolo del regolamento riguarda tutti e le sue violazioni sono soggette alle previsioni della legge anche con il coinvolgimento del prefetto e del ministero dell’Interno, come accade nei confronti di eletti ai vari livelli. Se questa è la strada che si vuole intraprendere, ha aggiunto, apriremo un grande dibattito consapevoli di muoverci in un campo minato.

Sempre per i Progressisti il consigliere Maria Laura Orrù ha lamentato la piega inaccettabile dei lavori che rischia di portare ad una delegittimazione dell’Aula, con forti riflessi negativi verso l’esterno, verso quanti chiedono alle istituzioni un grande recupero di credibilità. Le forzature del regolamento, ha continuato, creano precedenti che potrebbero avere ripercussioni negative in futuro ed anche la mozione se collegata all’ordine del giorno che contestiamo diventa un problema.

Il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau, favorevole alla mozione, ne ha sostenuto l’importanza in ambito regionale ma nello stesso tempo ha criticato con forza la decisione di dichiarare ammissibile l’ordine del giorno, ricordando che forse in passato è accaduto ma solo in presenza di una totale condivisione dell’Aula.

Il consigliere di Forza Italia Emanuele Cera si è detto favorevole alla mozione sulla quale ha auspicato un voto unitario del Consiglio, in considerazione dell’impatto positivo della struttura sia per la Sardegna che per il territorio dell’Oristanese.

Il consigliere di Leu Eugenio Lai, favorevole, ha però osservato che solo chi vuole alimentare un clima di paura vuole collegare i problemi della polizia con il fenomeno dei migranti, perché i veri temi che stanno a cuore alle forze dell’ordine sono risorse per le dotazioni, retribuzioni, contratti e turn over.

Il consigliere della Lega Michele Ennas, favorevole, riprendendo alcuni temi del dibattito ha polemizzato con il collega Massimo Zedda (con il quale ha dialogato vivacemente) che aveva richiamato la maggiore importanza di alcune vertenze industriali rispetto al problema dell’immigrazione.

Ha assunto la presidenza il vice presidente Giovanni Antonio Satta.

Il consigliere del Psd’Az, Giovanni Antonio Satta, ha espresso rammarico “per ciò che sta accadendo in Aula” ed ha chiesto una sospensione dei lavori “per verificare se all’interno della maggioranza ci sia unità di intenti”. Il presidente Pais ha confermato la sospensione “ma soltanto a conclusione della votazione della mozione n.70”.

Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha dichiarato voto favorevole alla mozione ma, riferendosi all’ordine del giorno sui migranti presentato dalla Lega, ha invitato ad una riflessione,  parlando “di opportunità dei temi da discutere anche alla luce delle previste comunicazioni del presidente della Giunta sulla vertenza entrate”. Il consigliere dei Progressisti, Gian Franco Satta, ha dichiarato voto di astensione sulla mozione n.70 “perché si è consentita l’ammissibilità di un ordine del giorno che non è attinente con gli argomenti in discussione”. Il consigliere dell’Udc, Pietro Moro, ha invitato il gruppo della Lega al ritiro dell’ordine del giorno («non siamo nelle condizioni di poterlo votare»).

Posta dunque in votazione la mozione n. 70 (Mura e più) che impegna la Giunta – “a porre in essere ogni utile iniziativa al fine di prevedere l’inserimento, nel piano nazionale, del corso per allievi agenti della Polizia di Stato da svolgersi nel Centro addestramento e istruzione professionale (CAIP) di Abbasanta” – è stata approvata con 48 a favore e 8 astensioni.

Il presidente Pais ha quindi dichiarato sospesi i lavori dell’Aula, per alcuni minuti. Alla ripresa dei lavori il capigruppo della Lega, Dario Giagoni, ha annunciato il ritiro dell’ordine del giorno sul fenomeno degli sbarchi dei migranti nel Sulcis ed il presidente del Consiglio ha posto in votazione l’ordine del giorno n. 2 per l’intitolazione ad Emanuela Loi del commissariato di Siniscola. Il capogruppo dei Riformatori, Michele Cossa, ha dichiarato la sottoscrizione del documento e l’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità con 42 sì su 42 consiglieri votanti.

Il presidente del Consiglio ha dichiarato conclusi i lavori ed ha convocato l’Assemblea alle 17.00.

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«Non abbiamo intenzione di chiudere il San Marcellino, né tanto meno vogliamo depotenziarlo. Una struttura valida. Tra i presidi periferici della Sardegna è sicuramente uno dei migliori, dal punto di vista edilizio ed organizzativo.»

Lo ha dichiarato l’assessore della Sanità, Mario Nieddu, ai sindaci del Sarrabus nel corso dell’incontro pubblico che si è tenuto nel comune di Muravera al termine del sopralluogo all’ospedale della città e a cui hanno partecipato anche i consiglieri regionali, gli onorevoli Roberto Caredda, Giorgio Oppi, Fausto Piga e Stefano Schirru. Presente anche il deputato sardo Guido De Martini, componente della commissione Sanità della Camera. Circa 6 milioni di euro la spesa per la ristrutturazione del nosocomio che serve un territorio di 30 mila abitanti e ha un afflusso turistico di 3,5 milioni di presenze l’anno.
«I servizi erogati oggi nell’ospedale di Muravera – ha rassicurato l’assessore della Sanità – verranno mantenuti e possibilmente implementati. Abbiamo in programma di bandire circa settanta concorsi per medici e operatori del comparto sanitario, per dare una prima forte risposta alla cronica carenza di personale nei presidi dell’isola.»
L’esponente della Giunta Solinas ha poi concluso intervenendo sull’imminente riforma del sistema sanitario: «Il San Marcellino, così come altri presidi territoriali dell’isola, sconta il peso dei una politica che per aderire al DM. 70, ha tagliato i servizi e abbandonato le strutture periferiche a una lenta agonia. La riforma partirà dal superamento del modello fondato sull’Ats e si completerà con ciò che metteremo insieme attraverso gli Stati generali della Salute, che partiranno in autunno e avranno il preciso compito di coinvolgere i territori in questo delicato, ma indispensabile processo per il futuro della sanità della Sardegna».

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