12 June, 2021
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Trentanove consiglieri regionali di tutti gli schieramenti hanno sottoscritto una proposta di legge che si propone, con una serie articolate di interventi, il superamento della disabilità auditiva, di cui soffrono circa 5000 sardi.

Presentando l’iniziativa, il primo firmatario Cesare Moriconi (Pd) ha sottolineato fra l’altro che «lo scopo principale della legge è quello di rimuovere una vera e propria barriera che impedisce a persone di ogni età l’accesso ad una normale vita di relazione, dal rapporto con le istituzioni pubbliche al mondo del lavoro, dal tempo libero ai rapporti affettivi».

«La norma regionale – ha aggiunto Cesare Moriconi – intende affermare anche il diritto di scelta del percorso terapeutico, aprendo da questo punto di vista una nuova frontiera che, dalla cosiddetta lingua dei segni, arriva fino all’oralismo, che consente alla persona di acquisire consuetudini e capacità espressive molto ampie e sostanzialmente pari a quella di chi non ha alcun deficit auditivo. Quindi si interviene puntando molto sulla prevenzione, sugli screening neonatali, sulla formazione del personale sanitario e di sostegno, sull’adeguamento delle strutture pubbliche e in generale sull’aumento della consapevolezza del fenomeno, attraverso un apposito registro regionale ed una commissione sulle sordità con la partecipazione di diverse figure professionali.»

Successivamente, ha preso la parola Sara Gerini che, grazie alla sua esperienza personale, ha lanciato la campagna “Facciamoci sentire” con cui si sta diffondendo anche a livello legislativo la consapevolezza di un approccio innovativo a questa particolare tipologia di disabilità. Sara Gerini ha sintetizzato il suo impegno con lo slogan “una sordità, tante soluzioni”, nel senso che le persone disabili devono avere la possibilità di poter fare un percorso articolato di recupero che, partendo dalla lingua dei segni che rappresenta una sorta di primo passo del bambino si può sviluppare (se adeguatamente accompagnato) fino all’oralismo dell’età adolescenziale.

«La nuova proposta di legge – ha sottolineato la consigliera di Forza Italia Alessandra Zedda, sostenitrice della proposta – affronta finalmente il problema a tutto campo e delinea un nuovo servizio pubblico che entra a far parte del sistema sanitario regionale.»

Il capogruppo dell’Udc, Gianluigi Rubiu, ha messo l’accento sul fatto che, puntando sulla famiglia e sulla scuola, «la legge fornisce una prima riposta adeguata ad una esigenza molto sentita dalla società sarda, che finora non aveva a disposizione strumenti concreti di intervento».

La proposta, ha evidenziato il consigliere del Pd Piero Comandini, «si colloca in un terreno molto vicino alla vita concreta delle persone, ai loro bisogni ed anche ai loro sentimenti, per questo spero che sia approvata al più presto dal Consiglio regionale».

Il consigliere Francesco Agus (Misto-Campo progressista) ha evidenziato infine che con la nuova legge «si qualifica e si potenzia il sistema sanitario regionale, con uno strumento normativo di forte innovazione e di elevato contenuto sociale».

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«Oggi ho parcheggiato la macchina zona mercato San Benedetto, mentre mi dirigevo verso il parchimetro mi ritrovo 4 ragazzi di colore intorno a me che insistevano per farmi comprare qualcosa.

Dopo il mio ennesimo rifiuto uno di loro si appoggia alla macchinetta, impedendomi di inserire le monete, con modi di provocazione, con la lingua che si bagnava le labbra e faceva occhiolini e gesti vari. In quel momento mi sono sentita offesa come donna, una sorta di violenza psicologica mentre gli altri compagni ridevano. Mi tenevo impassibile, ma li avrei presi a calci per stenderli!!!

Mi sono trattenuta, ho chiesto cortesemente di spostarsi… ancora questo atteggiamento da sfigato e presuntuoso offensivo e provocatorio.

Vi giuro, avessi avuto un bastone li avrei massacrati di botte non perché erano neri ma perché erano semplicemente dei maschi incivili.

 Imparate il rispetto per le donne e per il paese che vi ospita!

Siamo noi i razzisti?

Ah dimenticavo: Non potevo chiamare i carabinieri in quanto sorda.

Non potevo fare niente perché li avevo intorno, non pensi a chiedere aiuto ma a come difenderti… anche con la finta calma e l’educazione.»

 

«La denuncia di Sara Gerini, descritta sulla sua pagina Facebook, non può rimanere inascoltata – scrive in una nota il coordinatore cittadino dei Riformatori sardi Alessandro Palomba -. E’ necessario un presidio costante della Polizia Municipale nelle zone in cui sono presenti  persone che chiedono di acquistare la propria merce o semplicemente un aiuto, che si tratti di parcheggi, piazze, ingressi di Chiese, semafori. I nostri consiglieri comunali Giorgio Angius e Raffaele Onnis hanno presentato un’interrogazione al sindaco ed agli assessori competenti per conoscere quali iniziative abbia intrapreso l’Amministrazione comunale in concorso con la Prefettura al fine di contenere il fenomeno del controllo abusivo dei parcheggi pubblici e di individuare i soggetti che notoriamente e costantemente si distinguono per l’aggressività e la violenza nei confronti dei nostri concittadini.

Non possiamo permettere – aggiunge il coordinatore cittadino Alessandro Palomba – che chi vive e percorre le strade di Cagliari percepisca la città come insicura, sentimento sempre più diffuso che lo stesso sindaco ha sottolineato nella sua intervista ad una TV locale non molto tempo fa.

Il problema, come dice bene la sig.ra Gerini, non è il fatto che molte di queste persone siano extracomunitari e/o di colore, Cagliari accoglie ed ha sempre accolto chi arriva in città in condizioni di difficoltà e spesso disperazione, ma non possiamo fare finta di nulla ed accettare qualsiasi comportamento.

Dobbiamo aspettare che accada qualcosa di irreparabile e che magari l’esasperazione di qualcuno lo porti a reagire con tutto ciò che ne potrebbe conseguire?

Come Riformatori sardi – conclude Alessandro Palomba – chiediamo con forza che l’Amministrazione Comunale garantisca la sicurezza dei propri cittadini e di coloro che vivono la nostra città, sicurezza fisica e psicologica. Questo inoltre servirebbe a preservare anche quei tanti ragazzi che rispettano e amano la città che gli ha accolti ed è ben lieta di aiutarli.»

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L’aula magna della facoltà di Medicina – Cittadella universitaria, Monserrato – ha ospitato nei giorni scorsi Sara Gerini. L’evento, curato dal presidente del corso di laurea in Scienze motorie e sportive, Andrea Loviselli, con interventi dei docenti-pedagogisti, Manola Bacchis e Massimiliano Zonza, sui temi “Lo sport è vita” e “Specialità nello sport”. L’incontro ha coniugato una straordinaria storia umana e sportiva con le attenzioni e la formazione degli studenti dell’ateneo di Cagliari.

“Campionessa nello sport e nella vita” è stata la cornice dell’incontro. Sara Gerini è sorda oralista dalla nascita. Il suo appello a favore dell’abbattimento delle barriere ha avuto venti milioni di clic. Unica sarda a vestire la maglia della nazionale di pallavolo, gioca un mondiale, vince l’argento agli Europei in Turchia nel 2011, approda al beach volley e viene eletta, tra udenti e non udenti, miglior giocatrice sarda. Miete successi anche nel beach tennis, disciplina di cui è istruttrice. Originaria di Carbonia, 37 anni, Sara ha parlato il 3 marzo scorso, Giornata dell’udito, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati. A seguire, è stata madrina al Ferrara film festival: il primo completamente accessibile ai sordi. Per gli studenti un racconto affascinante ed istruttivo. Elementi chiave di una donna forte, dentro e fuori, semplicità e tenacia. La famiglia quale pilastro fondamentale, la scuola indispensabile per un percorso di ricerca dell’equilibrio psicofisico e sociale. «Lo sport è parte della mia vita. Un episodio? Ricordo un cartone animato degli anni ’80. Si chiamava “Schira e Milo campioni della pallavolo”».

All’incontro coordinato dal professor Loviselli, oltre ai docenti, ha preso parte anche la  madre di Sara: tenace quanto la figlia nell’educarla e nell’insegnarle il linguaggio parlato con metodi logopedici. «Un risultato eccellente. Sara sfida se stessa e gli altri per il raggiungimento di vittorie con valori puri, compete con fair play, cerca soluzioni ed alternative. Vanno promosse e sostenute le potenzialità e i valori dell’individuo, senza negare i limiti ma mettendo in evidenza le capacità che ognuno possiede» è il messaggio rilanciato dagli specialisti.

Con la pallavolo, gioco di squadra vincente, quale riferimento gli studenti hanno assistito rapiti alla lezione di Sara Gerini. Il mantra? “Se devo sbagliare e perdere devo farlo in piedi”. E non solo. «Quando lo sport annulla le barriere, fa vincere il dolore e ti insegna a vivere» ha rilanciato la campionessa. Dalla platea interesse, partecipazione e condivisione. Più tanti selfie con Sara. In breve, una mattinata costruttiva e utile: «Per il futuro lavorativo, magari da allenatori, gli allievi del nostro corso triennale hanno constatato che – spiega Andrea Loviselli – uno dei primi gradini, nello sport e nella vita, riguarda la comprensione e la rilevanza dell’umanizzazione».

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Oggi vorrei raccontarvi in breve una storia, quella della mia famiglia.

Mia madre era un insegnante di italiano/latino al liceo e mio padre uno psichiatra. Attualmente sono in pensione.

Ho 3 fratelli e una sorella.
Sì, siamo una famiglia numerosa.

E nel lontano 1974 è stata con noi qualche giorno, un’altra bambina, Giada. Con lei avremmo fatto una squadra di pallavolo completa.
Il vuoto per la perdita di un figlio deve essere indescrivibile… poi sono arrivati altri di noi figli…

Nel 1979 nasco io.
Una rosolia materna al quarto mese di gravidanza non è l’inizio di una bella storia, ma la fiducia e la speranza di un figlio, comunque atteso e desiderato, fanno credere alla possibilità positiva di affrontare il problema che ne viene.
Così sono nata io e la previsione di gravi malformazioni nel tempo si è concretizzata nella certezza di essere “normalmente” sorda. Una specie di miracolo.

Se sono diventata così lo devo ai miei genitori.
Lo devo a loro per la tenacia e la forza positiva di credere in qualcosa.

Mia madre decise di farmi da “logopedista”, anni di pazienza, sua e di arrabbiature di tutte e due… come tra madre e figlia.
Allora non esistevano gli attuali strumenti che potessero migliorare la crescita di un bambino sordo.
Una condizione “invisibile” e sottovalutata da molte persone e spesso anche dai medici.

Mia madre e mio padre si armarono di tutto punto per non farmi mancare nulla tant’è che sono cresciuta quasi con la convinzione di essere una bambina udente.

Sono cresciuta, comunque, circondata da persone che mi rispettavano anche perché so che insieme ai doveri ci sono anche i diritti, soprattutto per chi ha un problema che anche gli altri devono aiutare a risolvere.

A volte con sofferenza ma sempre con tenacia ho difeso il mio diritto al rispetto; ora sono qui per rivendicare i diritti che ci sono stati negati per anni.
Il diritto all’informazione e alla comunicazione è uno di questi.
Dalla mia famiglia ho ricevuto questa consapevolezza!

Chi crede in questa iniziativa ha già vinto!!!
Perché proprio GRAZIE A VOI e al vostro supporto mi sento meno sola.

Noi siamo la forza… e insieme noi possiamo vincere!!!

GRAZIE ANCORA siete tutti meravigliosi.

#FacciamociSentire Sempre!!!

Sara Gerini

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