La Sardegna è la regione più solidale d’Italia in fatto di donazioni di midollo osseo. Secondo il Rapporto di attività del Registro nazionale dei donatori di midollo osseo, anche nel 2012 la nostra Isola è risultata al primo posto in Italia per numero di donatori iscritti in rapporto alla popolazione residente. Su una popolazione di circa 1 milione 650 mila abitanti, gli iscritti in Sardegna sono oltre 21mila, con un indice di 23,52 donatori ogni 1.000 abitanti di età compresa tra i 18 e i 55 anni.
I dati sono stati illustrati ieri dall’assessore regionale della Sanità, Simona De Francisci, da Carlo Carcassi, responsabile del Centro trapianti regionale che ha sede, assieme al Registro sardo dei Donatori di midollo osseo, all’ospedale Binaghi di Cagliari (Asl 8 Cagliari). Erano presenti anche il professor Licinio Contu, pioniere delle ricerche genetiche e fondatore del Registro donatori midollo osseo nonché presidente Admo, e due giovani donatori che hanno raccontato la loro esperienza.
Domani, mercoledì 18 dicembre, l’assessore regionale della Sanità Simona De Francisci e il responsabile del Centro trapianti regionale Carlo Carcassi, illustreranno nel corso di una conferenza stampa i numeri sulle donazioni di midollo osseo in Sardegna. L’appuntamento con i giornalisti è alle 11.00, al 4° piano dell’assessorato della Sanità, in via Roma 223 a Cagliari.
Una commissione permanente con l’integrazione dei rappresentanti del Coordinamento delle associazioni dei diabetici per programmare nell’immediato interventi mirati a risolvere i problemi denunciati dal Coordinamento delle associazioni, emoglobina glicosilata nelle farmacie di paese con collegamenti online con i centri di diabetologia, ma anche l’erogazione in farmacia dei materiali indispensabili oggi per chi ha il microinfusore, come ad esempio i sensori della glicemia e non ultima la formazione per i diabetici con un maggiore coinvolgimento delle Associazioni. E’ l’esito della riunione che si è conclusa con una stretta di mano tra assessore regionale alla Sanità, Simona De Francisci e i rappresentati dei diabetici, Stefano Garau, consigliere nazionale della FAND; Antonio Cabras, presidente nazionale della FDG; e Michele Calvisi, presidente regionale dell’ADMS.
Tre rappresentanti che recentemente hanno costituito il Coordinamento di ben 12 associazioni dei pazienti diabetici della Sardegna, dopo le polemiche delle scorse settimane, sono stati ricevuti mercoledì mattina nella sede dell’assessorato, in Via Roma, a Cagliari.
«Abbiamo raggiunto importanti risultati – ha detto il presidente del Coordinamento Stefano Garau – e non poteva essere altrimenti. L’assessore De Francisci, da subito si è dimostrata disponibile ad affrontare e soprattutto a voler risolvere le problematiche da noi illustrate in sede di riunione. Abbiamo convenuto con lei che vanno colmati i vuoti dell’assistenza diabetologica e, soprattutto, va parificato il trattamento in ogni centro di diabetologia.»
Alla riunione ha preso parte anche Giorgio Congiu, di Federfarma, che ha fornito importanti spunti tecnici di intervento che puntano a una miglior razionalizzazione della spesa, non a un risparmio ma a una miglior spendita del denaro investito oggi dalla Regione per la diabetologia. Sarà quindi una commissione permanente con l’integrazione dei rappresentanti del Coordinamento delle associazioni dei diabetici a stilare il programma del prossimo cambiamento della diabetologia regionale. Tra le cose più importanti discusse in assessorato, la formazione per i diabetici con un maggiore coinvolgimento delle Associazioni, così come previsto dal Piano Nazionale del diabete recentemente adottato dalla Giunta regionale.
La Giunta regionale ha deliberato la dichiarazione dello stato di calamità naturale, dopo il violento nubifragio che si è abbattuto ieri su gran parte dell’isola. L’Esecutivo – presieduto dalla vicepresidente Simona De Francisci, in contatto col presidente Ugo Cappellacci da ieri notte impegnato a Olbia in sopralluoghi nelle zone devastate dal ciclone Cleopatra – ha anche approvato uno stanziamento di 5 milioni per i primi interventi di emergenza.
A questi finanziamenti si aggiunge un milione di euro messo a disposizione dalla CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, prelevato dall’8 per mille.