29 January, 2026
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«Sono rientrata da tre giorni dalla Sardegna. Con l’evento conclusivo di Porto Torres, si è chiuso ufficialmente “Orme d’ombra”, il cammino di sensibilizzazione e memoria contro la violenza di genere che per cento giorni ha attraversato l’Isola. Non credo sia un caso che i primi passi di questo cammino siano iniziati il 6 settembre, anniversario della morte dell’ultima donna ricordata proprio a Porto Torres. Da quel giorno, ogni tappa ha ribadito che la memoria – se resta solo ricordo – non basta: deve diventare trasformazione, responsabilità, azione condivisa».

Così l’artivista viandante Rosalba Castelli, presidente dell’associazione Artemixia di Torino, sulla straordinaria esperienza vissuta negli ultimi mesi in Sardegna.

«In cento giorni ho incontrato 48 scuole e quasi 3.000 studentesse e studenti – spiega ancora Rosalba Castelli -. n numero straordinario per una sola persona in cammino, reso possibile solo grazie alla fiducia e alla partecipazione attiva di tante amministrazioni, enti, scuole, associazioni e comunità locali che hanno creduto nel progetto. La Sardegna ha scelto di esserci, trasformando “Orme d’ombra” in un’esperienza collettiva: non un cammino individuale, ma un movimento diffuso. Negli ultimi giorni, il giro dei saluti è stato intenso e sorprendente. Ha restituito con forza la misura dei legami creati, delle relazioni nate e della reciprocità costruita lungo il percorso. In molti mi hanno chiesto di promettere che tornerò. E lo hanno fatto perché sanno che mantengo le promesse. E una promessa affonda le radici lontano, come quella fatta a Macchia Jackie Adelante, il cane che mi ha accompagnata nei cammini precedenti, anche lui ucciso dalla violenza. La sua storia, trasformata e narrata lungo questi cento giorni, è diventata per migliaia di bambine e bambini una storia di amore per la libertà dell’altro, un messaggio semplice e potentissimo di rispetto e cura.»

«Durante il cammino sono stati deposti quasi cento nastri ricamati con i nomi delle donne vittime di femminicidio, realizzati inizialmente dalle donne detenute della Casa Circondariale Lorusso Cutugno di Torino e poi da molte donne sarde. Alcuni di questi nastri continueranno il loro viaggio anche dopo il mio rientro, portati da donne ad altre donne. Fare memoria, insieme, significa non lasciare nessuna storia nell’ombra dell’oblio, spesso alimentato da narrazioni che cancellano la vita e non solo la morte. Il cammino si è trasformato anche in una narrazione profonda delle storie delle vittime di violenza in Sardegna e delle storie delle loro famiglie, della loro lotta quotidiana per la verità e la giustizia. Ciò che è andato ben oltre le aspettative è stato proprio questo: entrare con le mani dentro storie gravissime, attraversarle con rispetto, e trasformarle in punti di connessione tra luoghi diversi del territorio. Storie che erano lì, che non sono mai state dimenticate, che chiedevano di essere narrate. Raccontarle è necessario per poter dire che la Sardegna non dimentica, e soprattutto per affermare che le famiglie non devono essere lasciate sole nella loro battaglia per la giustizia delle proprie figlie e dei propri figli.»

«Le storie che mi hanno accompagnata in questo cammino sono quelle di Cinzia Pinna, Manuela Murgia, Gisella Orrù, Dina Dore, Maria Pina Sedda, Stefania Crobu, le sorelline Carlotta e Daniela di Tortolì, Mirko Farci, Susanna Massidda, Monica Moretti, Michela Fiori, Speranza Ponti, Daniela Cadeddu, Orsola Serra, Alina Cossu, Grazia Raccis, Zdenka Krejcikova, Sofia Castelli, Ambra Dentamaro, Isabelle Vanbelle. Unendo le nostre voci in coro e in cuore – choeur et cœur – abbiamo contrapposto la partecipazione all’indifferenza che rende possibile la violenza. È in questo intreccio profondo tra voci e cuori che “Orme d’ombra” ha trovato la sua forza: una comunità che sceglie di sentire, di prendere parte, di camminare insieme. È da qui che nascono la consapevolezza e le azioni capaci di prevenire la violenza. La viandante artivista ha chiuso il cammino, ma i passi non sono terminati. Il primo ritorno sarà dalle sorelle detenute, per raccontare loro ciò che è accaduto e restituire il senso profondo di ciò che hanno contribuito a generare. La narrazione di Orme d’ombra proseguirà anche sui canali social del progetto. L’incredibile numero di tappe, incontri ed eventi realizzati ha reso necessaria una dilazione del racconto: sono ancora molte le giornate e le storie da condividere. Nei prossimi mesi, i social continueranno a restituire il cammino passo dopo passo, dando voce alle comunità incontrate e ai gesti di memoria compiuti lungo l’Isola.»

«Un ringraziamento particolare va ai fondi dell’8×1000 della Chiesa Valdese, che hanno contribuito in modo significativo a sostenere una parte dell’iniziativa. Lo sguardo è ora rivolto al 2026, con il desiderio di tornare nei territori attraversati per una restituzione complessiva di questo lavoro e per la realizzazione di vere e proprie palestre formative per insegnanti, strumenti concreti per la prevenzione della violenza e il cambiamento culturale. “Orme d’ombra” non finisce qui. La nostra voce non può smettere di unirsi a quella delle donne la cui voce è stata silenziata. Il lavoro continua.»

Accanto a questa dichiarazione finale, si desidera esprimere un ringraziamento corale a tutti gli enti patrocinanti e a tutte le associazioni coinvolte che hanno creduto in Orme d’ombra, sostenendone il valore culturale, sociale e umano.

Un grazie particolare ad ACD Società Benefit, per il supporto nella comunicazione, e a tutte le persone che hanno contribuito alla riuscita del progetto.

Un ringraziamento sentito va a chi ha offerto supporto logistico e accoglienza in mille forme diverse: dai pernottamenti messi a disposizione ai passaggi in auto, dall’accompagnamento tra un luogo e l’altro alla possibilità di entrare con rapidità e cura all’interno delle scuole, rendendo possibile un numero straordinario di incontri.

Grazie alle insegnanti e agli insegnanti che si sono fatti parte attiva della promozione del progetto all’interno dei loro istituti e a chi, a partire da questo percorso, ha scelto di continuare a lavorare con studentesse e studenti sui temi della prevenzione della violenza, della parità e del rispetto. Le restituzioni che stanno arrivando – temi, elaborati, progetti e laboratori che continuano a nascere – sono una delle eredità più preziose di questo cammino.

Si ringraziano le testate giornalistiche nazionali, regionali e locali che ci hanno seguiti durante tutto il percorso.

Un grazie profondo va, infine, alle amministrazioni e alle/ai loro referenti, che hanno offerto un supporto non solo operativo, ma autenticamente umano: un sostegno fatto di presenza, ascolto, disponibilità e cuore. È grazie a questa rete viva e generosa che “Orme d’ombra” è diventato un cammino condiviso e un gesto collettivo.

Concluso il lungo cammino in Gallura (a Palau e La Maddalena è stata ricordata Cinzia Pinna), l’artivista viandante Rosalba Castelli arriva questa mattina nel Sassarese con “Orme d’ombra”, il progetto dell’associazione Artemixia di Torino che ha come obiettivo primario la sensibilizzazione di cittadini e cittadine per la prevenzione della violenza di genere, in tutte le sue forme, ma con particolare attenzione per la memoria delle vittime di femminicidio. Castelli ha scelto la Sardegna per compiere a piedi, da settembre a dicembre, un lungo percorso (circa 1.200 km) con lo zaino in spalla e un centinaio di nastri, ricamati in buona parte dalle detenute della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino e, strada facendo, da alcune donne incontrate in Sardegna che hanno voluto così ricordare alcune vittime dell’Isola. Un’iniziativa andata oltre le aspettative iniziali e che sta coinvolgendo le comunità locali da Sud a Nord della Sardegna: sono 1.200 i bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni che sinora hanno preso parte agli incontri in varie località dell’Isola.

Oggi Rosalba è a Santa Maria Coghinas dove, alle 11, apporrà un nastro con il nome di Sofia Castelli al Monumento dei Caduti. Sofia aveva 20 anni ed è stata uccisa nel sonno dal suo ex fidanzato con otto coltellate, la notte tra il 28 e il 29 luglio 2023 nel suo appartamento di Cologno Monzese.

Poco dopo, all’Auditorium “Fabrizio De Andrè, un incontro con le scuole organizzato in collaborazione con la ProLoco Coghinese.

Domani, venerdì 21, l’arrivo a Sassari, dove sono in programma un incontro con gli studenti del liceo scientifico Giovanni Spano e la deposizione di un nastro in memoria di Alina Cossu (21enne di Porto Torres uccisa il 9 settembre 1988). Sempre domani ma alle 18 (al Quod-Design in via Mercato, 1b), la presidente di Artemixia sarà ospite di un Aperitivo politico-culturale.

Sabato 22 (ore 11) a Palazzo Ducale è invece prevista una cerimonia con i nastri in ricordo di Monica Moretti (brillante urologa di 38 anni, brutalmente assassinata il 23 giugno 2002 da un suo ex paziente) e Ambra Dentamaro: quest’ultima era una transgender che fu uccisa la notte del 23 settembre 2018, a San Giorgio di Bari. È la prima donna trans che Rosalba andrà a commemorare attraverso questo progetto di memoria collettiva.

Rosalba ha inoltre proposto un incontro con le detenute del carcere di Sassari, per il quale sta aspettando conferma dalle autorità penitenziarie.

«In occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Movimento Omosessuale Sardo (Mos) partecipa con profondo senso di responsabilità e solidarietà alla costruzione di un percorso verso la data del 25 novembresottolinea Simone Sanna Venerdini, presidente del Mos -. Quest’anno abbiamo abbracciato con entusiasmo il progetto “Orme d’ombra” di Rosalba Castelli, con la quale abbiamo organizzato una serie di iniziative per e con la città di Sassari. A Palazzo Ducale, sede del Comune di Sassari, daremo vita a un gesto semplice ma carico di significato: presso la postazione “Spazio Occupato” proposta dall’Amministrazione comunale, verranno apposti i nastri a ricordo di due donne del territorio, Monica Moretti e Alina Cossu. Con grande orgoglio, il Mos sarà inoltre la prima tappa dove verrà apposto anche il nastro dedicato a una donna trans vittima di violenza maschile: Ambra Dentamaro. Un gesto particolarmente significativo, che restituisce dignità ad Ambra e al suo nome, non riconosciuto né in ambito giudiziario, né giornalistico, né familiare durante le indagini sulla sua morte, rimasta impunita. Giornalisti, legali e familiari l’avevano infatti chiamata con il suo deadname, ignorando la sua identità di genere e la sua volontà. Questo gesto vuole ricordare che la violenza di genere assume molte forme e attraversa identità diverse, ma ha un tratto comune: la disumanizzazione delle vittime e l’indifferenza che troppo spesso la circonda. Come associazione Lgbt+, crediamo fermamente che la lotta alla violenza di genere richieda alleanze, ascolto e impegno condiviso. Nessuna persona – cisgender o transgender – deve essere lasciata sola. Ogni nome che ricordiamo oggi è un richiamo alla responsabilità collettiva e alla necessità di politiche più efficaci di prevenzione, protezione e sostegno. Siamo qui per affermare che la violenza non è inevitabile. Può e deve essere contrastata ogni giorno, da istituzioni, comunità e singole persone. Oggi onoriamo la memoria; da domani continueremo a lavorare perché nessun’altra vita venga spezzata. Il percorso inizierà con la partecipazione del Mos al TDoR – Transgender Day of Remembrance del 20 novembre, con un evento in piazza organizzato insieme a Trans Support Sassari* e altre realtà del territorio, con le quali torneremo poi in piazza il 25 novembre.»