9 August, 2026
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Una svolta decisiva per la didattica ambientale, la tutela dell’ecosistema e lo sviluppo sostenibile del territorio. La Giunta esecutiva del Parco Naturale Regionale di Gutturu Mannu ha formalmente istituito il nuovo Centro di Educazione Ambientale ed alla Sostenibilità (C.E.A.S.) dell’Ente.

Il nuovo Centro nasce con un forte spirito di coesione territoriale. All’interno della comunità del Parco, che conta dieci Comuni soci, solo quattro (Capoterra, Domus de Maria, Pula e Uta) disponevano già di un proprio centro di educazione ambientale. L’istituzione di questa nuova struttura consentirà finalmente di estendere le attività istituzionali e didattiche in modo omogeneo e inclusivo anche ai sei Comuni finora sprovvisti: Assemini, Santadi, Sarroch, Siliqua, Teulada e Villa San Pietro.

Sede e Gestione Specialistica

Il C.E.A.S. avrà due sedi: una ufficiale nei locali del piano terra dell’Edificio Direzionale del Parco, situato nella suggestiva cornice della località Pantaleo, nel comune di Santadi, e una dislocata a Piscinamannanel territorio di Pula.

Per superare le attuali carenze di personale d’organico e garantire immediata operatività e standard qualitativi d’eccellenza, il Parco ha deciso di affidare il servizio di gestione a un soggetto terzo specializzato. Le attività saranno coordinate dalla Gea Ambiente e Turismo, un operatore con una consolidata esperienza nel settore e già rispondente ai rigidi requisiti del Sistema di Indicatori di Qualità per l’accreditamento della Regione Sardegna (SIQUAS). L’affidamento è stabilito fino al 28 luglio 2028, con una chiara opzione di rinnovo per un ulteriore triennio.

Un’opportunità di sviluppo per le comunità locali

L’inserimento del nuovo centro nella rete dei CEAS regionali e nazionali non rappresenta solo un traguardo formale, ma un’importante opportunità economica e culturale. Il Centro opererà infatti valorizzando le risorse esistenti e promuovendo percorsi formativi capaci di generare un’economia verde, rispettosa dei preziosi ecosistemi del territorio e utile per le popolazioni residenti.

Per Walter Cabasino, sindaco di Pula e presidente del Parco di Gutturu Mannu, la nascita del Ceas darà nuova linfa all’azione di tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio del parco: «Il Centro di educazione ambientale ci darà innanzitutto la possibilità di dare vita a nuovi progetti legati alla sostenibilità, con un maggiore coinvolgimento delle scolaresche. Quello a cui puntiamo è dare vita a un percorso in grado di far conoscere meglio questo territorio, costituito da un immenso patrimonio naturalistico, paesaggistico e archeologico. Una volta messo a sistema, il Ceas offrirà ricadute occupazionali e contribuirà a incentivare le visite al parco, già in aumento negli ultimi mesi».

Giovanna Cocco, vicepresidente di Gea Ambiente e Turismo, spiega l’importanza per il Parco di dotarsi di un Ceas: «Il territorio del parco è molto vasto, e sono quattro dei dieci Comuni che ne fanno parte possiede un Centro di educazione ambientale, sei restavano esclusi dalle attività. D’ora in poi il Parco di Gutturu Mannu potrà sedersi ai tavoli della rete Infeas, che riunisce tutti i Ceas della Sardegna, e della Regione per discutere dei temi legati alla valorizzazione e tutela dell’ambiente. Con il Ceas del Parco, anche i Comuni che non ne possiedono uno parteciperanno a tutte le attività che verranno organizzate: l’obiettivo è quello di divulgare ed educare alla sostenibilità i cittadini di tutte le età. Il Centro di educazione ambientale del Parco di Gutturu Mannu farà ufficialmente il suo esordio in occasione di “Ceas aperti”, appuntamento regionale che si terrà in autunno».

Un’area finora inaccessibile entra per la prima volta, dal 1936 ovvero dopo 90 anni, nei percorsi di visita del Parco archeologico di Nora, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire uno dei più importanti contesti funerari fenici e punici del Mediterraneo occidentale. L’apertura al pubblico dell’area della necropoli fenicia e punica situata nell’ex area militare di Nora rappresenta un traguardo di straordinaria rilevanza per la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico della Sardegna. Finora interdetto alle visite in attesa della sua piena sistemazione, questo ampio settore del sito archeologico entra oggi a far parte dell’offerta culturale del Parco, consentendo ai visitatori di accedere a una porzione significativa della città antica e di comprenderne più profondamente la storia e l’estensione.

La fruizione dell’area è stata resa possibile grazie all’impegno congiunto del comune di Pula, della Fondazione Pula Cultura Diffusa e della Soprintendenza per i Beni archeologici, che hanno promosso l’apertura di uno spazio di eccezionale valore scientifico e culturale.

Al suo interno sono custodite testimonianze fondamentali per la ricostruzione delle origini e dello sviluppo della città di Nora e dei rapporti che essa intrattenne con il resto del Mediterraneo.

Nel settore settentrionale dell’ex base militare, dal 2013, l’Università di Padova conduce un articolato programma di ricerca archeologica che ha portato alla scoperta di una vasta necropoli utilizzata per circa sette secoli, dall’età fenicia fino a quella punica. Le sepolture più antiche, databili alla fine del IX secolo a.C., appartengono ai primi decenni della presenza fenicia a Nora. Si tratta di tombe a incinerazione realizzate mediante piccoli pozzetti scavati nella roccia, nei quali venivano deposte le ceneri dei defunti.

La necropoli di Nora costituisce un caso unico nel panorama archeologico sardo: è infatti la prima e, ad oggi, l’unica necropoli fenicia dell’isola rinvenuta in eccellente stato di conservazione e indagata attraverso metodologie scientifiche moderne. Le analisi antropologiche sui resti umani hanno inoltre fornito importanti informazioni sulla provenienza e sulla mobilità delle comunità che frequentavano il centro urbano nel corso del I millennio a.C. Tra il V e il III secolo a.C., in età punica, l’area funeraria continuò a essere utilizzata con modalità differenti. Alle pratiche di incinerazione si sostituì progressivamente il rito dell’inumazione e furono realizzate grandi camere funerarie ipogee, analoghe a quelle documentate in altri importanti centri della Sardegna punica.

Uno degli aspetti più significativi delle ricerche riguarda il rinvenimento di numerose tombe fenicie e puniche rimaste inviolate nel corso dei secoli. I corredi funerari recuperati – costituiti da ceramiche, oggetti metallici e manufatti vitrei – rappresentano una fonte preziosa per la conoscenza delle attività produttive, dei commerci e della vita quotidiana degli abitanti dell’antica Nora. I reperti sono oggi conservati ed esposti presso il Museo Civico “Giovanni Patroni” di Pula. Lo studio delle sepolture e dei materiali archeologici ha inoltre permesso di ricostruire una complessa rete di relazioni che collegava le comunità fenicie alle popolazioni nuragiche del territorio e, allo stesso tempo, inseriva Nora all’interno dei principali circuiti commerciali e culturali del Mediterraneo, con contatti documentati con la penisola italiana, la Spagna, il Nord Africa, la Grecia e le regioni del Levante.

Le testimonianze emerse dagli scavi attestano anche la continuità di frequentazione dell’area in età romana, quando il più antico spazio funerario venne progressivamente occupato da un quartiere residenziale e produttivo rimasto in uso fino alla tarda Antichità.

Le attività di ricerca dell’Università di Padova riprenderanno il 31 agosto e proseguiranno fino al 9 ottobre, confermando il ruolo della necropoli occidentale di Nora come uno dei più importanti laboratori di studio per la conoscenza delle civiltà fenicia e punica nel Mediterraneo.

Per il sindaco di Pula, Walter Cabasino, si tratta di una data storica per tutta l’Isola: «Restituire alla comunità e ai visitatori provenienti da tutto il mondo uno spazio archeologico di questa importanza ha una valenza doppia: l’apertura della necropoli occidentale non solo aumenta gli spazi aperti al pubblico, ma avrà anche ricadute economiche sul territorio. Non dobbiamo dimenticare la fragilità di questo sito archeologico; i danni provocati dall’uragano Harry sono ancora visibili. Ci auguriamo che gli enti preposti contribuiscano alla tutela e alla conservazione di Nora, per permettere anche alle generazioni future di godere della sua bellezza».

Jacopo Bonetto, docente di archeologia classica presso l’Università degli Studi di Padova, parla dei tesori rinvenuti nell’area della necropoli, che ricadeva sino al 2012 nella zona militare: «Abbiamo scavato in una zona dove prima nessun archeologo aveva mai messo piede, un’area che dal 1936 era interdetta ai civili. Dopo dieci anni di ricerca, portati avanti in collaborazione con la Soprintendenza, sono finalmente visibili i risultati del nostro lavoro: dalle scoperte fatte nella necropoli oggi sappiamo molto di più sugli abitanti di Nora. Tombe, arredi funerari, monili e gioielli: dallo scavo sono emersi numerosi reperti, oggi custoditi nel Museo Patroni di Pula. Questa porzione dell’area archeologica è stata una necropoli dall’VIII secolo a.C. al II secolo a.C., ma in seguito ha ospitato anche una cava di arenaria, una zona artigianale e un’area edificata. L’opera di scavo in quella zona non è affatto conclusa: presto torneremo al lavoro per aggiungere nuovi tasselli alla storia di Nora».

Chiara Pilo, archeologa della Soprintendenza, rimarca il delicato compito di scavare in un sito fragile come Nora: «Non esistono campagne a impatto zero, ma su quest’area archeologica si continua a lavorare con il duplice obiettivo di scoprire sempre più informazioni sulla storia di questa antica città e di garantire ai posteri la possibilità di conoscerla così come la vediamo noi oggi. Le campagne e i progetti su Nora proseguono: ci sono ancora zone su cui non abbiamo mai indagato, ma nuove scoperte vengono fatte anche nelle aree già conosciute e continuano ad ampliare il racconto di Nora».

Andrea Boi, presidente della Fondazione Pula Cultura Diffusa, sottolinea il valore scientifico del lavoro degli archeologi: «Rendere accessibili spazi dell’antica città preclusi ai visitatori per 90 anni apre il sito archeologico a nuove opportunità. La necropoli e i suoi reperti, oggi esposti al Museo Patroni, consentono di rendere ancora più interessante la visita al Parco archeologico di Nora».

Clara Pili, direttrice della Fondazione Pula Cultura Diffusa, si concentra sulle nuove esperienze che potrà vivere chi visiterà il Parco archeologico di Pula: «Nora amplia il proprio percorso di visita con l’apertura di nuove aree, finora oggetto di studio e valorizzazione e oggi finalmente accessibili al pubblico. La necropoli, di grande pregio storico e culturale, entra così a far parte di un racconto più completo e condiviso. Sempre più visitatori, soprattutto turisti provenienti da tutta la Sardegna, scelgono Nora per vivere esperienze  culturali e immersive, confermando l’attrattività del sito. In questo percorso virtuoso si inserisce la nuova apertura, pensata per offrire un’esperienza in continua evoluzione e un motivo in più per tornare, anche grazie all’integrazione con visite tematiche, percorsi serali ed esperienze sul territorio».

Manuela Serra, assessora della Cultura, parla di una giornata epocale: «Stiamo vivendo un vero e proprio momento storico: un evento che restituisce non solo a Pula, ma all’intera Sardegna e alla comunità internazionale, un patrimonio archeologico di inestimabile valore. Una straordinaria operazione di restituzione e condivisione che oggi è realtà grazie alla preziosa collaborazione con l’Università di Padova e al fondamentale lavoro sinergico svolto insieme alla Soprintendenza, alla quale va il nostro più sentito ringraziamento per aver creduto e investito in questo progetto».

Il comune di Pula e la Fondazione Pula Cultura Diffusa hanno organizzato per il 24 giugno 2026, alle 10.00, la conferenza stampa per l’apertura al pubblico della Necropoli occidentale di Nora: una scoperta e un evento di eccezionale importanza per il patrimonio culturale dell’Isola.

L’area dell’ex base militare, finora interdetta alle visite e mai inclusa nei tradizionali percorsi archeologici proposti, diventa fruibile per i visitatori. Lo spazio custodisce la prima e ancora unica necropoli fenicia di Sardegna rinvenuta in ottimo stato di conservazione e indagata con rigoroso metodo scientifico, oltre a monumentali tombe a camera di età punica e testimonianze di epoca romana.

La conferenza stampa si terrà alle 10 nell’area archeologica di Nora e parteciperanno Walter Cabasino, sindaco del comune di Pula, il presidente e la direttrice della Fondazione Pula, Andrea Boi e Clara Pili.

Durante l’incontro verranno illustrati i dettagli del nuovo percorso di visita, i risultati scientifico-antropologici sulle origini degli antichi abitanti e il calendario della nuova campagna di scavi archeologici dell’Università di Padova, che riprenderà il prossimo 31 agosto.

Con l’arrivo della primavera, il Parco Naturale di Gutturu Mannu si anima con un ricco calendario di eventi pensati per valorizzare il territorio e offrire esperienze immersive a contatto con la natura. Tra aprile e maggio, sono numerosi gli appuntamenti in programma, rivolti a famiglie, escursionisti, appassionati di fotografia e curiosi di tutte le età.

Gli appuntamenti di aprile sono già iniziati con una serie di attività educative, visite guidate e laboratori all’aria aperta, e proseguiranno con numerose escursioni nei sentieri dell’Oasi WWF. Il mese si concluderà con eventi di grande richiamo come “Sa Marcia Longa di Sarroch” (25 aprile) e una giornata ricca tra trekking e fotografia (26 aprile).

Maggio amplierà ulteriormente l’offerta, affiancando alle escursioni momenti culturali e artistici. Per tutto il mese, “Casa Melis si veste d’arte” e animerà il territorio con esposizioni ed eventi. Tra gli appuntamenti principali figurano il Gran Tour dell’Oasi WWF (2 maggio), l’escursione lungo l’antica strada romana Nora–Bithia (3 maggio) e la “Passeggiata mitologica” (10 maggio), che unisce natura e narrazione. Spazio anche ai giovani con “Capoterra per i giovani” (9 maggio) e all’arte con l’evento “Genti Arrubia” (22 maggio). Il calendario si chiuderà il 31 maggio con un suggestivo evento serale dedicato alla luna piena, accompagnato da escursioni nel parco.

L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per promuovere il patrimonio naturalistico e culturale del Parco di Gutturu Mannu, incentivando un turismo sostenibile e consapevole. Le attività sono curate da diverse realtà locali, tra cui guide escursionistiche, associazioni e operatori culturali impegnati nella valorizzazione del territorio.

Walter Cabasino, sindaco di Pula e presidente del Parco di Gutturu Mannu, rimarca l’importanza di portare i visitatori a scoprire le attrazione dell’area naturalistica che si estende sul territorio di 10 Comuni: «Mostrare nel periodo primaverile boschi, siti di importanza storica e archeologica permette agli escursionisti di apprezzare ancora di più questi luoghi. Il parco è patrimonio delle comunità di questo territorio, vogliamo che i visitatori diventino una presenza costante e possano godere della straordinaria bellezza di questo immenso polmone verde».

Giovanna Cocco, referente del Centro visite di Piscinamanna e Pantaleo, plaude alla collaborazione delle associazioni dei vari territori: «Grazie al loro contributo e a quello delle guide ambientali siamo riusciti a mettere insieme un cartellone denso di appuntamenti, pensato per far conoscere il parco sotto ogni punto di vista. Con “Primavera nel parco” vogliamo dare il via a un percorso di valorizzazione e fruizione di un patrimonio di inestimabile valore come l’oasi di Gutturu Mannu». 

 APRILE

  • 18 aprile (sabato) – Escursione Punta Gianna Daga + attività per bambini
  • 19 aprile (domenica) – 3 escursioni (tra cui “Suoni e profumi di primavera”)
  • 25 aprile (sabato) – Sa Marcia Longa Sarroch
  • 26 aprile (domenica) – Escursioni multiple + corso di fotografia

 MAGGIO

  • Tutto il mese – Casa Melis si veste d’arte (evento a Capoterra)
  • 1° maggio (venerdì) – Escursioni Oasi WWF
  • 2 maggio (sabato) – Gran Tour dell’Oasi
  • 3 maggio (domenica) – Diario dell’esploratore + escursione Nora–Bithia
  • 9 maggio (sabato) – Evento giovani + escursioni
  • 10 maggio (domenica) – Escursione + passeggiata mitologica
  • 17 maggio (domenica) – Escursioni e attività WWF
  • 22 maggio (venerdì) – Evento artistico “Genti Arrubia”
  • 23 maggio (sabato) – Sentiero quota 100 (escursione)
  • 24 maggio (domenica) – Escursione Fanebas + corso fotografia
  • 31 maggio (domenica) – Evento serale luna piena + escursioni

Nove sale espositive in cui verranno esposti i tesori provenienti da Nora, un laboratorio che permetterà ai visitatori di vedere dal vivo le operazioni di restauro dei reperti archeologici: dopo 13 anni riapre i battenti il museo “Giovanni Patroni”, in uno spazio rinnovato e molto più ampio rispetto a quello precedente. Con il Parco archeologico di Nora, la Torre del Coltellazzo, la chiesetta di Sant’Efisio, finalmente i visitatori potranno ammirare nuovamente le collezioni custodite nel museo di corso Vittorio Emanuele, che offre una fotografia perfetta delle varie fasi del passato del territorio di Pula. La gestione del museo, ridisegnato dall’architetto Jari Franceschetto con la collaborazione delle curatrici del progetto scientifico Emanuela Atzeni e Chiara Pilo della Soprintendenza archeologica, sarà affidata alla Fondazione Pula Cultura Diffusa: la direttrice sarà Isabella Atzeni.
Nelle teche del Museo Patroni, che sino al 4 aprile darà la possibilità alle scuole e ai residenti di visitare gratuitamente il nuovo spazio espositivo, troveranno spazio anche gli ultimi reperti recuperati dagli archeologi durante l’ultima campagna di scavo condotta a Nora.
Per il sindaco di Pula, Walter Cabasino, non si tratta di una riapertura, ma di una vera e propria inaugurazione di un museo completamente nuovo: «Gli spazi espositivi sono decuplicati, da due sale siamo passati a nove, ma stiamo parlando di un museo in progress, destinato a crescere ulteriormente. Per ingrandirlo il Comune ha acquisito uno stabile adiacente, e presto ne rilevare dai privati anche un altro: l’obiettivo è quello di rendere questo museo il punto di riferimento per la cultura di questo territorio. Questa riapertura è frutto della collaborazione istituzionale tra Comune, Soprintendenza, Regione e Fondazione Pula Cultura Diffusa: abbiamo lavorato in sinergia per raggiungere questo risultato, e per restituire alla comunità un presidio culturale di grande importanza».
Manuela Serra, assessora alla Cultura, la riapertura del Museo equivale alla riapertura di una finestra sul passato di Pula: «Con il Museo Patroni restituiamo alla città un tesoro che non appartiene solo a Pula, ma anche a tutta la Sardegna, all’Italia e alla comunità internazionale. Un tesoro che rafforza il prestigio culturale di Nora, uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo, e che aggiunge un nuovo tassello alla rete di luoghi che fanno della nostra città un punto di riferimento per la ricerca, lo studio e la cultura. Questo museo non è soltanto uno spazio espositivo. È uno scrigno prezioso che raccoglie le testimonianze della millenaria civiltà che ha abitato il nostro territorio, il luogo in cui la memoria diventa conoscenza e la conoscenza diventa consapevolezza del nostro valore».
Chiara Pilo, archeologa della Soprintendenza, racconta cosa troveranno i visitatori del Museo a Patroni: «Gli spazi espositivi sono organizzati per aree tematiche, che raccontano le varie epoche di Nora e mostrano i luoghi pubblici della città, quelli di culto e la necropoli. Il nuovo museo non racconta solo Nora, ma parla di un intero territorio. Tra le attrazioni che potranno trovare esposte i visitatori possiamo annoverare le pitture murarie dell’edificio a est del Foro; il balsamario a forma di babbuino ritrovato nella necropoli fenicia; statuette votive rinvenute nell’ex area militare, e monili riaffiorati dalle tombe».
Andrea Boi, presidente della Fondazione Pula Cultura Diffusa, spiega come la riapertura del museo chiuda il cerchio della proposta culturale del paese: «Finalmente potremo offrire ai visitatori una visita completa, offrendo una visione d’insieme del nostro immenso patrimonio storico e archeologico. Negli ultimi tre anni il Parco archeologico di Nora è passato grazie un grande lavoro organizzativo da 65mila ingressi l’anno a oltre 100mila: siamo certi che con il funzionamento a pieno regimi del museo i dati miglioreranno ulteriormente».
Ilaria Portas, assessora regionale della Cultura: «Sono molto felice di questa inaugurazione, ogni presidio culturale aumenta l’offerta per la Sardegna, i sardi e i visitatori di ogni  angolo del mondo. I nostri beni culturali, materiali e immateriali hanno bisogno di essere custoditi e valorizzati per essere trasmessi al meglio alle nuove generazioni». 

Via libera al programma straordinario di manutenzione del Parco di Gutturu Mannu, che permetterà di sistemare le aree boschive del territorio dei dieci Comuni che ne fanno parte, e sistemare le aree per il picnic.

Dopo gli interventi preliminari nella Direzione del Parco a Pantaleo, che hanno permesso di sistemare l’edificio e l’area verde circostante, i lavori sono entrati nel vivo nella zona ricreativa di Santa Lucia, nel territorio di Uta. Il passo successivo sarà quello di sistemare l’area di Fanebas, nel territorio di Assemini, e quella di Is Figueras, a Santadi.

Pulizia del bosco, sistemazione delle aree adibite ad accogliere gli ospiti: l’obiettivo del Parco di Gutturu Mannu è quello di continuare a prendersi cura dell’immensa riserva naturale della Sardegna meridionale, e rendere l’esperienza degli escursionisti ancora più gradevole.

«Passo dopo passo stiamo andando verso la direzione della piena fruibilità delle nostre montagne – spiega il presidente del Parco di Gutturu Mannu, Walter Cabasino -, occuparsi della manutenzione del verde e sistemare le aree adibite ad accogliere gli ospiti significa permettere alle comunità di riappropriarsi di questi spazi. Restiamo convinti che questi boschi debbano essere vissuti, vogliamo che la gente goda della bellezza di questi luoghi”.

Giacomo Porcu, sindaco di Uta ed ex presidente del Parco, spiega come la selvicoltura sia fondamentale non solo per la salute di questi boschi, ma anche per la piena fruibilità dell’immenso polmone verde di Gutturu Mannu: «L’obiettivo del Parco è sempre stato quello di avvicinare le comunità di questo territorio alla montagna, siamo convinti che la cura dei boschi non solo offra la possibilità di creare occupazione, ma rende questi luoghi accessibili a tutti e favorisca la nascita di tante iniziative legate allo sport, il turismo e alla cultura».

Antonio Pilia, titolare dell’impresa che sta effettuando i lavori, descrive gli interventi partiti dalla zona di Santa Lucia: «Abbiamo sistemato l’area picnic attorno alla chiesetta riparando gli arredi danneggiati, i lavori prevedono anche la pulizia del sottobosco, l’eliminazione degli alberi secchi e degli ostacoli che intralciano il regolare deflusso del fiume. Ci attende un lungo lavoro, terminati gli interventi di Uta ci concentreremo sulle altre aree attrezzate presenti nelle montagne».

Non solo bellezze naturalistiche, con la nascita dell’Ecomuseo interattivo storico-archeologico il Parco di Gutturu Mannu mette in rete le sue attrazioni più importanti e offre ai visitatori la possibilità di raggiungere con un click i siti di maggiore interesse dell’area protetta compresa tra i territori di Pula, Villa San Pietro, Siliqua, Domus De Maria, Uta, Assemini, Santadi, Capoterra, Sarroch e Teulada.

La totale digitalizzazione permetterà un’esperienza immersiva sulla storia e sull’archeologia del territorio, spaziando inoltre, vista la plastica opportunità della piattaforma digitale con gli argomenti dedicati all’ambiente. Il progetto, realizzato da un pool di esperti, è stato portato avanti con la collaborazione della Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano e l’Archivio di Stato di Cagliari.

L’obiettivo del progetto è quello di valorizzare un aspetto poco conosciuto e non scontato per un parco naturale che, nel caso di Gutturu Mannu, vede un’insolita ricchezza e densità di testimonianze dall’epoca preistorica a quella moderna e contemporanea: circa 55 siti all’interno e nell’immediato intorno dell’area protetta.

Gli output del progetto, realizzato dalla società Telos, sono una piattaforma web ( https://ecomuseogutturumannu.it/) che consente di esplorare tramite mappe, testi e immagini i tesori presenti sul territorio, e alcuni video divulgativi che saranno accessibili anche tramite una postazione interattiva allestita presso l’infopoint di Pantaleo, porta del Parco nel Comune di Santadi. Strumenti che permetteranno di visitare da qualsiasi parte del mondo siti di grande importanza storica e archeologica come nuraghi, tombe dei giganti e antichi insediamenti abitativi.

Quello intrapreso dal Parco è un primo significativo passo verso la realizzazione di un Ecomuseo a tutto tondo capace di integrare storia, cultura e natura e mettere a sistema tutte le infrastrutture materiali e immateriali per la comprensione e la fruizione dei valori dell’area protetta.

 Walter Cabasino, sindaco di Pula e presidente del Parco di Gutturu Mannu, spiega come attraverso l’Ecomuseo interattivo sarà possibile offrire una visione d’insieme delle bellezze storiche e archeologiche dell’area protetta: «Non puntiamo esclusivamente alle conservazione di questo immenso patrimonio naturalistico, ma vogliamo anche far conoscere tutte le sue attrazioni. Questo territorio ospita siti di grande interesse risalenti a epoche come il Neolitico, l’età del Bronzo, ma anche al periodo Fenicio-Punico e Romano. Questo parco non è solo un punto geografico, ma una comunità con proposte e progetti importanti che puntano ad attirare sempre più visitatori».

Massimo Impera, sindaco di Santadi, sottolinea l’importanza del progetto: «Attraverso operazioni di questo tipo è possibile aprire le porte d’accesso del parco e mostrare alle comunità dei territori che ne fanno parte e ai visitatori tutte le opportunità che questo territorio è capace di offrire».

Beniamino Garau, sindaco di Capoterra, rimarca l’importanza di mettere a sistema le bellezze archeologiche del parco: «Ci sono tanti luoghi di interesse da ammirare, nel nostro territorio, ad esempio, meritano di essere conosciuti da tutti il villaggio di Bidd’e Mores e Su Campusantu ‘e Is Arruus. Il progetto di digitalizzare tutto il materiale relativo alle attrazioni del parco, ci permetterà di compiere un passo in avanti verso l’apertura di un Ecomuseo vero e proprio».

Angelo Dessì, sindaco di Sarroch, spiega come l’Ecomuseo rappresenti un grimaldello per raggiungere una valorizzazione più completa dell’area naturalistica di Gutturu Mannu: «Molto importante mostrare ai visitatori le bellezze storiche e archeologiche di questo territorio, il prossimo passo sarà quello di lavorare al miglioramento della viabilità in modo da permettere anche fisicamente al pubblico di ammirare questo immenso patrimonio».

 Giovanni Cafiero, coordinatore del progetto: «Il patrimonio culturale, è, ancor più di quello naturalistico, una risorsa non rinnovabile. Mentre si può reintrodurre una specie animale – si è fatto proprio qui con la reintroduzione del cervo sardo – non si possono reintrodurre le testimonianze materiali delle civiltà del passato. Le si possono però conservare e valorizzare. L’ecomuseo è il progetto per rigenerare il rapporto tra uomo e natura su nuove basi, rafforzando il senso di identità, la partecipazione pubblica e l’impegno delle istituzioni e delle imprese per una gestione sostenibile del territorio del Parco».

Un Parco al passo con la natura ma anche con i tempi: il Parco di Gutturu Mannu diventa interattivo. L’appuntamento è per sabato 24 gennaio, alle ore 9.30, all’infopoint Pantaleo – Santadi, per parlare di natura e territorio e del valore del patrimonio storico archeologico del Parco di Gutturu Mannu.

Ma soprattutto per presentare “il progetto dell’ecomuseo digitale”, che rende fruibili e accessibili a un pubblico illimitato le conoscenze sulla storia del parco. Protagonisti di questa rivoluzione saranno un sito web, la postazione interattiva di Pantaleo con video divulgativi, una cartellonistica progettata per essere installata in punti strategici, e molto altro ancora.

– indagare le prospettive di sviluppo di un vero e proprio ecomuseo: fisico e puntuale, all’interno di una struttura di accoglienza dei visitatori, ma anche estensivo e in campo, sul modello già adottato da altri Parchi (es. Porto Conte).

A confrontarsi sulle prospettive di sviluppo dell’Ecomuseo saranno i soggetti che hanno collaborato al progetto e che potranno avere un ruolo negli sviluppi futuri, facendo convergere le rispettive competenze intorno alla stessa visione.

A intervenire dunque, diverse personalità con le loro competenze:

Massimo Impera, sindaco di Santadi

Giovanni Cafiero, Telos • Comunità di patrimonio tra archeologia e natura: l’Ecomuseo di Gutturu Mannu

Dalia MallusGiovanna Rizzo, Telos • La storia insediativa del Parco

Francesco Muscolino, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari • Le collezioni di Monte Arcosu e Perda ‘e accuzai

Chiara Pilo, Giovanna Pietra, soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio

Lo stato della ricerca archeologica all’interno e nell’intorno del Parco

Cecilia Fassò, Fo.Re.S.T.A.S. • La storia nei boschi, tra gestione forestale e fruizione

Mariano Mariani, Parco Naturale Regionale di Porto Conte • Da Parco a Ecomuseo: l’esperienza di Porto Conte

Giovanna Cocco, Ecoistituto MED • Programmi e attività per la conoscenza del Parco di Gutturu Mannu

Stefano Crispu, Museo di Santadi • I custodi dell’identità e della memoria

Enrico Trogu, Archivio di Stato • Storia moderna e contemporanea. Il patrimonio documentale negli archivi storici

Rosanna Laconi, assessora della Difesa dell’Ambiente Regione Sardegna

Walter Cabasino, presidente Parco Gutturu Mannu

Luca Pulina, Università di Sassari • Le strategie di innovazione e valorizzazione dello Spoke 2

Moderano Marta Battaglia, Gianluca Cadeddu

Per rendere le bellezze naturalistiche del territorio facilmente raggiungibili e per far conoscere a tutti i luoghi di interesse storico e archeologico presenti nelle montagne: il Parco di Gutturu Mannu lancia il suo Piano della viabilità e vuole migliorare la connessione tra l’area naturalistica regionale e i comuni che ne fanno parte.

Il Piano della viabilità del Parco è stato presentato a Capoterra in un incontro al quale hanno partecipato i sindaci dei dieci comuni che fanno parte della comunità del Parco, i rappresentanti della Città metropolitana di Cagliari, della provincia del Sud Sardegna, i funzionari della Regione e dell’Agenzia Forestas.

Walter Cabasino, presidente del parco di Gutturu mannu e sindaco di Pula, spiega i prossimi passi da compiere per aprire definitivamente le porte dell’area naturalistica ai visitatori: «Il Piano della viabilità è stato redatto da un pool di ingegneri che hanno studiato un sistema non solo per migliorare le direttrici di accesso al parco, ma anche per rendere percorribili i principali sentieri di tutto il territorio. Negli interventi, verrà data priorità alle strade di accesso e alla viabilità interna, in modo da rendere i sentieri percorribili, curati ed efficienti. Questo Piano è inserito nel Progetto integrato di sviluppo dell’accessibilità del parco, varato  proprio per rendere questa area naturalistica di assoluto pregio fruibile da tutti i cittadini».
Dopo la presentazione, i sindaci dei comuni che fanno parte del Parco e gli altri enti interessati avranno dieci giorni di tempo per presentare delle osservazioni e chiedere eventuali correttivi.

«Archiviata questa fasespiega il presidente Walter Cabasino -, il Piano della viabilità tornerà sul tavolo del Parco di Gutturu mannu per l’approvazione definitiva, dopodiché lo presenteremo alla Regione per ottenere i finanziamenti che ci permetteranno di realizzare i lavori. Rendere percorribile il parco è un nostro preciso obiettivo, ci sono cascate, scorci naturalistici di rara bellezza, nuraghi e altri siti di interesse storico che vogliamo mostrare ai visitatori.»

Beniamino Garau, sindaco di Capoterra, sottolinea la sintonia tra i Comuni per raggiungere la piena fruibilità del parco, e ricorda come sia fondamentale mettere mano alle strade di accesso: «Un parco senza sbarre e con strade percorribili può intercettare il flusso turistico che attraversa la costa sud-occidentale dell’Isola, ecco perché migliorare la viabilità è molto importante. Grazie all’attenzione del presidente e alla sinergia dell’Assemblea del Parco, che senza barriere politiche sta collaborando per il bene del territorio, si registra un cambio di passo nella gestione dell’area naturalistica di Gutturu mannu: quando il Piano della viabilità verrà finanziato dalla Regione saremo in grado di mostrare ai visitatori zone sino ad oggi irraggiungibili».

«Il turismo lento si candida quale asset nell’ambito della strategia promozionale della Regione: è un segmento basato su sostenibilità ambientale ed economico-sociale, teso a valorizzare un’offerta unitaria, composta da borghi, cammini e destinazioni di pellegrinaggio, che si appresta ad affacciarsi sui mercati nazionali e internazionali.»

Con queste parole l’assessore del Turismo, Artigianato e Commercio, Franco Cuccureddu, ha sintetizzato oggi (martedì 16 settembre), nel corso della conferenza di presentazione della 4ª edizione di “Noi Camminiamo in Sardegna”, svoltasi al Centro spirituale Nostra Signora del Rimedio di Donigala Fenughedu, la valenza del progetto regionale sul turismo dei cammini, attivato, sviluppato e promosso dall’assessorato regionale.

«Si tratta di un modello turistico esperienziale e sostenibileha aggiunto Franco Cuccureddu – imperniato su valori quali ambiente e natura, identità e autenticità, accoglienza dei territori e delle comunità che li abitano. Alla pari di altri prodotti turistici tematici, complementari al consolidato turismo marino-balneare, rappresenta un potenziale fattore di sviluppo economico per i luoghi coinvolti e un’opportunità di diversificare l’offerta durante tutto l’anno e in tutto il territorio regionale.»

Una parte rilevante dell’attività promozionale è – e sarà – dedicata al turismo nei borghi, in particolare al cluster di 15 località certificate (Borghi caratteristici della Sardegna) che “rappresentano uno spaccato di Sardegna autentica, memorie ‘vive’ che raccontano saperi e sapori, nonché un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale e di valorizzazione in chiave slow delle ricchezze materiali e immateriali”, ha sottolineato l’Assessore.

All’interno del turismo lento rientra anche la promozione dei beni UNESCO della Sardegna, arricchita dalla novità principale del 2025: il recente inserimento delle necropoli a domus de Janas nel Patrimonio dell’Umanità. Queste si affiancano all’unico sito archeologico finora riconosciuto, Su Nuraxi di Barumini, mentre gli altri beni UNESCO sardi sono immateriali (il canto a tenore e la Discesa dei Candelieri) e naturalistici (l’Oasi di Tepilora). Con questa novità la Sardegna si presenterà al WTE di Roma (25-26 settembre prossimi).

La conferenza di Donigala Fenughedu ha offerto l’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento del progetto, con gli interventi dei rappresentanti regionali, degli enti locali protagonisti, dei media e di esperti del settore. L’incontro ha anche introdotto il clima della quarta edizione di Noi Camminiamo in Sardegna, evento di riferimento per i cammini in Sardegna, che per il terzo anno consecutivo ha ricevuto il patrocinio del Ministero del Turismo.

«L’originale e apprezzato format della manifestazione ha spiegato l’assessore Franco Cuccureddu – mira a garantire un progressivo livello di fruibilità complessiva, infrastrutturale e di servizi annessi, dei cammini e degli itinerari proposti dalle destinazioni di pellegrinaggio iscritte al Registro regionale. In questo senso ciascuna componente dell’offerta dovrà essere all’altezza degli standard richiesti e dotarsi di servizi adeguati alle esigenze dei mercati.»

Ampio spazio è stato riservato al programma di Noi Camminiamo in Sardegna 2025, che durerà un’intera settimana, dal 28 settembre al 4 ottobre, con 16 itinerari che si snoderanno lungo gli otto Cammini di Sardegna e le otto Destinazioni di Pellegrinaggio, attraversando circa 53 Comuni. Il format prevede il coinvolgimento di circa 500 partecipanti: ogni itinerario sarà percorso da gruppi di 25-30 “camminatori”, tra cui giornalisti, content creator, esperti, videoreporter, guide turistiche e ambientali, fotografi e appassionati. I gruppi cammineranno in contemporanea sui 16 itinerari per poi riunirsi nella destinazione finale, annunciata dall’assessore Franco Cuccureddu e presentata dal rappresentante del comune di Pula, il sindaco Walter Cabasino.

Il Comune ha sottolineato come Pula meriti di rappresentare la Sardegna sullo scenario nazionale del turismo lento e dei cammini, grazie alle sue attrazioni storico-culturali e religiose e, in particolare, al grande valore identitario del Cammino di Sant’Efisio, in onore del martire più venerato dell’Isola.

Proprio sull’evento conclusivo si concentrano le novità del 2025, illustrate dal responsabile del settore Renato Tomasi:

  • Venerdì 3 ottobre 2025: evento serale “I canti, le musiche, i territori” con artisti, camminatori e giornalisti, condotto da Ambra Pintore e Ottavio Nieddu, in Piazza del Popolo a Pula (ore 19.00-21.00).
  • Sabato 4 ottobre 2025: “A passo lento, si cammina sul percorso di Sant’Efisio”, 10 km lungo lo scenario costiero di Pula. L’evento, aperto a esperti e appassionati, richiede iscrizione sul sito noicamminiamoinsardegna.it. Partenza dal sagrato della chiesa di San Giovanni Battista (ore 8.00-13.00).

Un’ulteriore novità della 4ª edizione è l’invito rivolto ai gestori dei cammini e delle destinazioni di pellegrinaggio a favorire il coinvolgimento di esperti e appassionati, a promuovere l’accessibilità e ad avvicinare i giovani attraverso attività con le scuole.

Il progetto regionale coinvolge e consolida gli otto itinerari dei Cammini di Sardegna: Cammino Minerario di Santa Barbara, Cammino di San Giorgio Vescovo, Cammino di Santu Jacu, Cammino di Sant’Efisio, Cammino 100 Torri, Via dei Santuari e Cammino Francescano in Sardegna. Inoltre, è stato introdotto un nuovo itinerario pilota: il Cammino dei Beati, che comprende i territori di cinque Comuni del Nuorese e della Baronia (Dorgali, Galtellì, Oliena, Orgosolo e Orosei).

Protagoniste dell’evento saranno anche le Destinazioni di Pellegrinaggio: Borutta, Dorgali, Galtellì, Genoni-Gesturi-Laconi, Luogosanto, Orgosolo e Sant’Antioco. Borghi legati a figure di santi e beati, luoghi di ospitalità, silenzio e meditazione, autentici scrigni di rigenerazione fisica e spirituale, rappresentano uno spaccato della Sardegna più autentica.