9 May, 2021
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«La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare». (Piero Calamandrei)

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Il 25 aprile trova quest’anno un Paese in stato di emergenza in cui distanze interpersonali e divieti di assembramento impediscono la stessa commemorazione della ricorrenza con le tradizionali forme di celebrazione. Quindi niente cortei e nessun discorso alla presenza delle autorità religiose e civili, delle forze dell’ordine e delle varie associazioni dei corpi militari, niente deposizione di corone ai piedi della targa commemorativa dei nostri caduti per la Liberazione dal regime fascista.
Quest’anno la festa della liberazione ci trova non liberi. Non liberi di muoverci, non liberi di lavorare, non liberi di riunirci, non liberi di stare vicini. Mascherine e distanze precauzionali sacrificano i nostri rapporti sociali. Il virtuale prende il posto della vicinanza fisica: videotelefonate, videoconferenze e smart working sono il nostro nuovo modo di comunicare e lavorare. Anche la commemorazione del 25 aprile è giusto che sia anch’essa virtuale con la pubblicazione nel sito web del Comune della lettura di una delle pagine più belle scritte sulla nostra Costituzione da Piero Calamendrei.
Ma seppure a distanza, e anzi proprio per questa privazione della vicinanza, oggi più che mai ci sentiamo intimamente partecipi del profondo senso di questa commemorazione e del significato di liberazione.
Paradossalmente è un virus, questa volta, a renderci pienamente consapevoli dell’importanza di quelle libertà che oggi non abbiamo e ieri davamo per scontate.
«La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare». (Piero Calamandrei)
È proprio così: quando le nostre libertà sono compresse per tutelare la nostra salute, capiamo quanto sono importanti. Solo oggi capiamo forse meglio il sapore che può avere una Liberazione dall’oppressore di diritti fondamentali, il miracolo di sentirsi di nuovo uomini e donne artefici del proprio futuro.
Come è successo nel ’45, ci sarà un’altra liberazione dalla quale usciremo più consapevoli delle nostre fragilità e quindi fortificati nell’affrontare umilmente ma con determinazione la ricostruzione della nostra società. Saremo di nuovo vicini e insieme ce la faremo.
Buon 25 Aprile a tutti.
Viva l’Italia, viva la Sardegna!

Paola Massidda

Sindaco di Carbonia

Michele Pais: «Ques
25 aprile: Monica Po

giampaolo.cirronis@gmail.com

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