2 August, 2021
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Lettera aperta del consigliere regionale Fabio Usai (PSd’Az) al presidente Christian Solinas sulla necessità di un nuovo grande patto sociale

Il consigliere regionale Fabio Usai (PSd’Az) ha scritto una lettera aperta al presidente della Regione, Christian Solinas, sul grave momento che vive la Sardegna e sulla necessità di un nuovo grande patto sociale.

Il testo integrale.

Caro Presidente, com’è noto, oramai non solo agli addetti ai lavori, l’attuale situazione economico-sociale della Sardegna è progressivamente sempre più drammatica; apparentemente senza via d’uscita.
Solo la mitigazione generata dagli interventi nazionali e regionali (bonus, cig, rdc e prestiti agevolati) per sostenere imprese e lavoratori, ha evitato, finora, il formarsi di fenomeni di vera e propria ribellione sociale.

Ma le prospettive, soprattutto quando verrà revocato il divieto di licenziamento, introdotto dall’esecutivo nazionale poco più di un anno or sono e più volte, per fortuna, rinnovato, come ben sai, sono a tinte fosche.

Gli indicatori economici emergono impietosi: dagli allarmanti livelli di disoccupazione e inoccupazione, al crollo verticale delle esportazioni (in media più di ogni altra regione italiana poiché concentrato in gran parte, ahimè, sui prodotti petroliferi), al crescente livello di indebitamento divenuto oramai insostenibile per decine di migliaia di aziende sarde sull’orlo del fallimento, agli atavici fattori strutturali e infrastrutturali di diseconomia che si sono aggravati, la nostra isola è diventata una grande pentola a pressione dove le problematiche delle partite iva e dei lavoratori, inequivocabilmente, stanno per esplodere.

Ovviamente il PNRR (per i progetti di pertinenza regionale) potrebbe dare un netto impulso all’economia e in qualche modo sostenere la ripartenza di gran parte dei comparti produttivi in grande sofferenza. Ma non è detto che i benefici generabili da esso possano essere sprigionati per tempo o in un arco temporale sufficientemente breve per evitare il tracollo economico-sociale verso il quale siamo inesorabilmente avviati.

E in ogni caso l’epocale crisi sanitaria cambierà la faccia della nostra terra in maniera radicale e ancora oggi imprevedibile: come in ogni cambio di paradigma ci saranno tanti sconfitti che necessiteranno di essere sostenuti. Nella nostra regione più che altrove.

In gioco, ossia a rischio, nei prossimi mesi, inutile girarci intorno, ci sarà la tenuta sociale delle nostre comunità. E l’unico modo per scongiurare l’esplosione di un conflitto, i cui prodromi sono già chiari dai proclami lanciati dalle forze sociali, è quello di mettere da parte le polemiche, qualsivoglia interesse di partito, palazzo e maggioranza, per lavorare alla realizzazione di un grande PATTO SOCIALE con tutti i corpi intermedi dell’isola, allo scopo di concorrere al suo salvataggio e al rilancio in ogni specifico ambito dell’economia; della società sarda..

Uno storico patto come quelli, storicamente, promossi durante e dopo i conflitti (quella di oggi contro il virus e la crisi economica, è una guerra a tutti gli effetti) e nei quali si mettono da parte fraintendimenti, contrapposizioni ideologiche e ogni elemento divisivo, per concentrarsi su ciò che più accomuna e unisce.

Per concentrarsi sugli interessi dei cittadini: ovvero delle persone in carne e ossa.

Il sindacato, pur nelle sue sfumature e a volte (in alcune componenti) posizioni strumentali, è la forza sociale più radicata nella società sarda. Presente in ogni posto di lavoro e in quegli uffici, CAF e Patronati, che spesso rappresentano l’ultima spiaggia per le persone in cerca d’aiuto rispetto alla burocrazia e alla negazione dei loro diritti.

Nell’ultimo anno il suo ruolo è stato fondamentale: ha lavorato alla tenuta del Paese; ha stretto accordi nei posti di lavoro a tutela della salute e del salario dei lavoratori, ma anche in un’ottica di preservazione del lavoro e quindi delle aziende; ha instancabilmente operato per mantenere unita la nostra società.

Perché è anche questo il ruolo che storicamente gli è stato affidato dalla Costituzione: ossia quello di incanalare il conflitto sociale, regolandolo e mitigandolo, su direttrici di carattere democratico.
Lo ha ben capito il nuovo Governo nazionale che, in ogni sua componente, da subito si è affrettato a stringere accordi con le parti sociali, riconoscendo a esse dignità e titolarità sulle questioni dirimenti la vita degli italiani. Ad esempio, anche nel contesto del PNRR dove è stato lasciato uno spazio, così come accaduto in altri Paesi europei, per il contributo e la visione sindacale.

Impossibile non vedere, guardando alla società sarda, la brace che cova sotto la cenere: le innumerevoli tensioni che dai ceti produttivi, passando dal sistema sanitario fino alle periferie fisiche ed esistenziali dell’isola, si riverberano pericolosamente.

La tua, la nostra, è stata finora una legislatura irta di ostacoli e, in primis quella della pandemia, immani sfide. Anche di errori ma allo stesso tempo di spunti legislativi positivi e importanti. Ma ora serve di più; serve un cambio di passo che deve partire dalla consapevolezza che per superare l’attuale, inedito nella sua drammaticità, periodo storico, è necessaria una più grande condivisione dei problemi e delle soluzioni.

Fabio Usai
Consigliere regionale

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