6 February, 2023
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Come è stato elaborato e da chi l’Atto aziendale della Asl 7? – di Peppino La Rosa

In queste ultime settimane, il tema fondamentale della sanità e della salute dei e per i cittadini si è concentrato sull’adozione dell’Atto aziendale della Asl 7. La notizia è stata che 22 sindaci su 23 hanno comunicato alla direttrice generale la bocciatura del documento.
Non mi soffermo su questa situazione quanto mai singolare nel pieno significato del termine, visto che proprio uno su 23 è a favore ma mi sono chiesto come è stato elaborato l’Atto, chi ha contribuito? Chi lo ha influenzato? Mi sono convinto che se i sindaci lo bocciano, evidentemente non hanno contribuito alla sua stesura.
Ho un recente passato di dirigente scolastico e quindi di elaborazione del piano dell’offerta formativa dell’istituto: il processo di elaborazione non poteva che essere quello del pieno coinvolgimento di tutti i soggetti diretti ed indiretti, dai consigli di classe, al collegio dei docenti, alla riunione con amministrativi, tecnici, ausiliari, il consiglio d’istituto, le assemblee di classe, organizzazioni sindacali, associazioni ed organizzazioni che si occupano di formazione, comitati di quartiere.
Naturalmente, un processo come questo può anche dipendere dal buon senso ma non è così; è obbligatorio se si vuole che il nostro documento sia sostenibile, condiviso, riconoscibile e che magari non venga bocciato. Tutto ciò non sminuisce il ruolo del dirigente ma anzi lo esalta.
Alla base di questi comportamenti, del resto, ci sono studi importanti, il primo e fondamentale in ordine di tempo, quello dell’istituto di ricerca dell’università di Stanford negli Stati Uniti d’America.
Il risultato delle ricerche e degli studi giunge ad una sola conclusione: tutti i soggetti interessati, diretti e indiretti, devono essere coinvolti concretamente se si vuole evitare la bocciatura ma ancora di più assicurare un’alta probabilità di funzionamento e di efficacia.
Con un termine molto significativo, tutti questi soggetti vengono definiti “Stakeholder”, che alla lettera può essere tradotto come essere in gioco, conoscere la posta in gioco.
I soggetti sono distinti tra interni ed esterni: dirigenti medici, compresi quelli di medicina generale ed i veterinari, operatori sanitari, tecnici, amministrativi; sindaci, associazioni dei malati, volontari, comitati; un ruolo particolare quello dei sindacati che stanno tra gli interni e gli esterni.
Sono proprio gli Stakeholder che promuovono e quindi applicano processi ed azioni di cambiamento ad ogni livello, per questo è indispensabile garantire concreto, certo, sostanziale coinvolgimento.
In un progetto come quello di adozione dell’Atto aziendale, questo processo può garantire meno ritardi, meno errori, e la proposizione dei migliori livelli di qualità possibili.
Come la direttrice ha elaborato l’Atto aziendale? Non risulta che ci sia stato un effettivo, concreto, generale processo di coinvolgimento degli Stakeholder e, evidentemente, anche il rapporto con i sindaci è stato insufficiente, inefficace, vista la bocciatura di 22 su 23.
Ciò ripropone la domanda: come è stato elaborato e da chi l’Atto aziendale della Asl 7?
La Direttrice generale, arrivata da poco, senza esperienze e competenze specifiche maturate nella direzione di altra Asl in precedenza, senza conoscenza del nostro territorio e dei soggetti interni ed esterni di cui sopra, avrebbe dovuto da subito mettere in atto il processo di confronto, coinvolgimento, anche senza conoscere gli studi dell’università di Stanford e senza precedenti esperienze.
Se non lo ha fatto ed il suo Atto aziendale è generalmente bocciato a quanto si sente non solo dai sindaci chiamati ad esprimersi, allora è probabile che il ruolo che è stata chiamata a ricoprire non le si addice.

Peppino La Rosa

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