28 January, 2026
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Il più antico criterio su cui fondare la “Sanità” lo idearono, 1.000 anni avanti Cristo, i sacerdoti di Apollo in Grecia. Per essi la Sanità doveva avere una natura“magico-misterica” perché era basata sul favore degli dei. Da lì venne la Sanità dei “guaritori”. Nel V secolo avanti Cristo Ippocrate mise le basi della Sanità moderna inventando la “clinica”; deriva dal termine greco “klinos” che significa letto. Il medico doveva osservare a lungo il malato nel suo letto rilevando i segni e i sintomi al fine di identificare il quadro “clinico”, classificarlo e ritagliare su di esso la terapia. Era la Sanità laica da cui in seguito originerà la sanità moderna. Poi vennero i dettami della Sanità del primo secolo basata sul “soccorso caritatevole” descritto dalla parabola del “Buon Samaritano”. In quella parabola vennero poste la basi della complessa struttura sanitaria, che ancora oggi esiste, formata da tre elementi:

1 – il cittadino malato (l’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico);

2 – la struttura dove avviene il ricovero dotata di personale che esegue le cure in cambio di una remunerazione (l’albergo e l’oste che prese in cura l’uomo aggredito);

3 – i cittadini che pagano le spese per le cure per la Sanità pubblica (il Buon Samaritano). Il criterio a cui si ispirava la parabola era il “soccorso solidale” per chiunque, ricco o povero, umile o potente, che in quel momento fosse in disgrazia. Nel IV secolo d.C. San Basilio di Cappadocia edificò la prima struttura ospedaliera della Storia: la Basiliade. Era una cittadella della carità con locande, ospizi e lebbrosario, dove i monaci raccoglievano tutti i poveri e malcapitati trovati nelle strade del paese, e qui li nutrivano, alloggiavano e curavano. Il criterio con cui venne strutturata questa Sanità era la “carità per i poveri”. Nel V-VI secolo in Italia, con Benedetto da Norcia, emerse una simile Sanità organizzata col criterio di “soccorrere i bisognosi di assistenza” identificati come “poveri cristi”. Gli “Hospitalia” benedettini erano finanziati dalle classi sociali ricche che offrivano denaro in cambio di uno sconto sui loro peccati nel momento del giudizio finale. Da allora i cosiddetti “ospedali” vennero gestiti da associazioni laiche e religiose con donazioni, oppure finanziati dalle Signorie. Nel XV secolo il cardinale Enrico Rampini trovò riprovevole la gestione falsamente disinteressata dei 16 ospedaletti, gestiti dal volontariato laico, che esistevano dentro le mura della città governata dai Visconti e dagli Sforza, e li fece chiudere tutti. Fu una bonifica radicale della millenaria “sanità laico-religiosa” finanziata dal volontariato. Al loro posto edificò il primo vero grande ospedale nato in Europa: l’“Ospedale Maggiore” di Milano. Quest’uomo mise le basi degli ospedali moderni. Per la prima volta negli ospedali di nuovo tipo entrarono a lavorarci anche i medici e le ostetriche. Cessò il tempo delle cure erogate da persone caritatevoli ed entrarono nella scena gli infermieri e i contabili stipendiati. L’Ospedale Maggiore divenne ospedale per “acuti”, cioè per quei ricoverati che nell’arco di pochi giorni guariscono o muoiono. I malati cronici, cioè quelli che non guariscono ma che vivono a lungo, vennero sistemati in un ospedale per “cronici” situato all’esterno delle mura della città. Le RSA del tempo. Da quanto premesso si può affermare che i vari sistemi sanitari, che si sono succeduti nella Storia, avevano caratteristiche fra loro molto diverse. La loro organizzazione e finalità era conseguente al periodo storico che viveva un proprio peculiare problema capace di influenzare il tipo di sanità più adatta: poteva prevalere il problema economico (carestie), oppure quello politico (guerre, dominazioni), oppure quello religioso (assistenza in base al credo), o quello sanitario (epidemie ricorrenti). Quando prevalevano le malattie epidemiche mortifere come la peste o il colera, gli ospedali erano organizzati per isolare, assistere, o per smaltire i cadaveri. Quando prevalevano le malattie croniche come la lebbra o la tubercolosi si sviluppavano i lebbrosari o i tubercolosari. Dal 1800, con la comparsa delle miniere e delle industrie metalmeccaniche ed energivore sono comparse la malattie da lavoro industriale (silicosi, e i traumi per incidenti sul lavoro). Oggi abbiamo malattie in rapporto all’inquinamento, all’alimentazione, allo stile di vita, all’età. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale vi erano tre problemi sanitari da contenere: le epidemie (tbc, colera, tifo, epatite, influenza, poliomielite, malattie esantematiche), i deperimenti organici da povertà, il contrasto alla elevata mortalità infantile. Allora gli ospedali si specializzarono nella cura delle malattie internistiche, impararono ad utilizzare i neo-arrivati antibiotici e a sviluppare la pediatria. Gli ospedali, in tutte le province, erano dotati di reparti di Ostetricia con sale parto e personale dedicato. Invece fino agli anni ‘50 del ‘900 si nasceva, drammaticamente, in casa. Dopo la Costituzione italiana del 1948 si iniziò a interpretare e ad applicare l’articolo 32. Quell’articolo fu una rivoluzione storica perché per la prima volta si riconosceva in Costituzione il diritto di tutti ad essere curati a spese dello Stato. Nacque quindi una nuova voce di spesa pubblica: quella per il finanziamento della Sanità pubblica. La spesa pubblica italiana crebbe repentinamente per garantire la Sanità per tutti “dalla culla alla tomba”. Su questo principio si fondò la legge di Riforma Sanitaria del 1978 del ministro Tina Anselmi. Essa aveva fondato il primo Sistema Sanitario Nazionale (SSN). I criteri base per costruire il SSN furono gli stessi della parabola del Buon Samaritano. Con una differenza: rispetto alla parabola, in cui il Buon samaritano per propria iniziativa cedeva gratuitamente i suoi danari per curare il ferito, nella legge costituzionale il cittadino era tenuto a pagare le tasse allo Stato per finanziare la spesa sanitaria pubblica. Tale differenza comporta che mentre la Sanità caritativa viene somministrata volontariamente in cambio di un premio nell’altra vita, il cittadino della Costituzione deve pagare doverosamente le tasse altrimenti subirà una sanzione. Il finanziamento pubblico della Sanità è un atto politico-amministrativo. La legge di Tina Anselmi fu un passo storico millenario: aveva creato il criterio della solidarietà obbligatoria a beneficio di tutti. Fu un successo: era nata la Sanità Pubblica italiana. Poi venne il criterio dell’equa distribuzione dei poteri di comando e di doveri di controllo di tutti gli attori del sistema. La gestione della Sanità pubblica provinciale venne affidata ai Sindaci dei territori che eleggevano al loro interno il Presidente della USL (Unità Sanitaria Locale). L’erogazione del servizio era affidata ai medici. L’amministrazione tecnico-finanziaria era competenza del Direttore Amministrativo. Al di sopra di essi era posto l’assessore regionale della Sanità. Al di sopra dell’assessore regionale era posto il ministro della Sanità. Al di sopra di quest’ultimo era il ministro alle Finanze-Tesoro, che controllava la spesa e riscuoteva le tasse dai cittadini. Il controllo nelle regioni spettava agli assessori. Il controllo della spesa e del funzionamento del sistema sanitario spettava ai Sindaci. Il controllo sui Sindaci spettava ai cittadini nel momento del voto. Questa catena di controllo era logica ed efficiente. Ne risultò la migliore Sanità dal 1948 al 2025. Nell’anno 1992 esplose lo scandalo politico-amministrativo più grave della Storia dal dopoguerra ad oggi: i conti pubblici erano fuori controllo in tutti in servizi dello Stato. Le indagini giudiziarie portarono alla conclusione che l’anomalia fosse conseguenza di manovre politiche pilotate dalla corruzione. Per evitare il fallimento dello Stato cadde il governo; in sua vece nacque il governo Amato destinato a riequilibrare le finanze e aggiustare la morale della politica. Il precedente apparato dei partiti politici venne smantellato assieme alle loro opere. Nell’ipotesi che tutto fosse guasto si demolirono anche strutture buone ed efficienti come il Sistema Sanitario Nazionale. Ai Sindaci venne tolto il potere di gestire la Sanità ospedaliera e territoriale. Al loro posto vennero nominati i “Manager” che ebbero il mandato di gestire le ASL (Aziende Sanitarie Locali) come se fossero aziende private. Essi lo fecero applicando i criteri di gestione e programmazione tipici delle aziende commerciali nate a fini di lucro. Al posto del criterio della sanità per tutti ad ogni costo divenne predominante un nuovo criterio: «Il risparmio sulla spesa sanitaria al fine di riequilibrare il bilancio dello Stato». La “riduzione delle spesa” fu il nuovo metodo di gestione. Tutte le leggi varate dai nuovi ministri della Sanità, da Francesco Di Lorenzo nel 1992 a Maria Pia Garavaglia, e a Rosy Bindi nel 1999 esclusero i Sindaci dalla gestione dalla Sanità pubblica. Le leggi di risparmio si indurirono durante l’ultimo governo Berlusconi che era finito nella gravissima crisi del 2008. L’Italia era sull’orlo del fallimento in seguito alla grande recessione mondiale del 2006, estesa fino al 2013. Fallimento precipitato da una crisi della Borsa americana con la debacle delle banche Goldman Sachs, Lehman Brothers, Merryl Linch, eccetera. Il criterio del risparmio sulla gestione della cosa pubblica si irrigidì ulteriormente con i Governi Monti del 2011 e di Letta nel 2013 e vi furono conseguenze a danno della Sanità. Ne conseguirono:

– la riduzione dei posti letto negli ospedali,

– accorpamento di reparti ospedalieri,

– accorpamento di ospedali,

– chiusura di reparti specialistici e di interi ospedali,

– mancata sostituzione del personale andato in pensione,

– blocco di nuove assunzioni.

Tali atti vennero affidati ai nuovi Direttori Generali delle ASL (Aziende Sanitarie Locali) che, resi autonomi dai sindaci, al fine di risparmiare portarono alla demolizione sistematica di quella Sanità ospedaliera e territoriale costruita dalla legge 833/78 di Tina Anselmi. Questa ricostruzione storica, per sommi capi, della Sanità negli ultimi 3000 anni serve a dimostrare che non esiste una sola forma di sanità che rimane uguale a se stessa per sempre. Si dimostra invece che esistono tante forme di Sanità e ognuna viene concepita secondo criteri di adeguatezza al bisogno del tempo in cui si vive. Oggi è necessario individuare, e concordare, quali siano i nuovi bisogni sociali che saranno alla base dei nuovi criteri intorno a cui si dovrà costruire la nuova Sanità che ci serve. In mancanza di questa analisi propedeutica non si può procedere a progettare la nuova Sanità. Finora le dispute quotidiane che si leggono nei giornali ci forniscono ottimi articoli, molto autorevoli, concentrati sulle critiche al presente ma privi di soluzioni concrete per il futuro. Adesso per trovare concretezza tutti sono chiamati a «mettersi gli scarponi e scendere nel terreno» secondo il linguaggio militare. Oggi il mondo è radicalmente cambiato. I criteri per produrre e distribuire Sanità non sono più “misterici” o “ caritativi” o puramente “costituzionali”. Oggi, dando uno sguardo, anche superficiale, nel mondo occidentale, si scopre che c’è bisogno di una Sanità pubblica basata su un nuovo criterio: il criterio demografico. Lo attestano sia l’aspetto che ha la nuova popolazione e le esplicite richieste che emergono dai convegni in cui si chiedono garanzie per una “longevità serena”, e un “nuovo patto generazionale” che liberi i pochi giovani dal peso di dover garantire le cure a un numero crescente di vecchi.

Mario Marroccu

Trentunesima Sagra delle Olive di Villamassargia al via oggi con una giornata che da dieci anni viene dedicata a bambini e ragazzi i quali hanno animato il polmone verde, seguendo numerose attività didattiche all’aria aperta. Domani, sabato 18 ottobre, si entra nel vivo: s’Ortu Mannu ospiterà “Oro verde, Primo Congresso Nazionale dei Paesaggi dell’Olio”. L’evento inedito dell’edizione del 2025 propone un programma di ampio respiro, frutto della collaborazione tra Comune di Villamassargia e l’associazione nazionale Città dell’Olio. «Il connubio tra economia e cultura è la strada maestra per valorizzare con consapevolezza il patrimonio inestimabile che s’Ortu Mannu rappresenta», ha dichiarato la sindaca Debora Porrà.
Al congresso di domani, i saluti istituzionali della prima cittadina saranno seguiti da quelli di Cristiano Erriu, segretario generale della Camera di commercio di Cagliari-Oristano e Giovanni Sechi, vicepresidente Associazione nazionale Città dell’Olio. Ospite d’eccezione il sindaco di Calanda Alberto Herrero Bono, presente per condividere l’esperienza spagnola e siglare, domenica 19, il patto di gemellaggio col comune di Villamassargia.
La relazione di apertura, affidata al docente e presidente dell’associazione dei Paesaggi rurali di interesse storico Mauro Agnoletti, introdurrà due sessioni che approfondiranno temi specifici sul paesaggio olivicolo, inteso come patrimonio bioculturale, e sui paesaggi rurali di interesse storico, inseriti nel registro nazionale del Ministero dell’Agricoltura. Il simposio sarà animato da numerosi esperti: Pino Floris, agronomo del comune di Villamassargia che porterà all’attenzione il case History di s’Ortu Mannu; Matilde Schirru docente dell’università di Sassari; Eddo Rugini, vicepresidente dell’accademia nazionale dell’Olivo e dell’Olio e la ricercatrice presso il CNR-IBE istituto di Bioeconomia di Firenze Francesca Camilli, già presidente AIAF, associazione italiana di Agroforestazione.
Presente un ampio parterre di istituzioni tra Toscana, Lazio, Molise, Umbria, Puglia e Sardegna con Sebastiano Antioco Congiu, sindaco di Oliena; Francesco Manconi, sindaco di Bolotana; Vittoria Bichi Ruspoli Forteguerri, consigliera del comune di Pienza; Isabella Burganti assessora del Turismo del comune di Trevi; Franco de Cupis, assessore del comune di Sonnino; Ernesto Migliori della cooperativa “La Carboncella”; Fabio Iannucci, presidente Ente parco regionale storico agricolo dell’Olivo di Venafro; Patrizia Lusi, presidente della Asp “Vincenzo Zaccagnino”; Michele Lastilla, direttore Parco naturale regionale Dune Costiere e Gianluca Zedda di Agris Sardegna.
Intanto, stamane, all’ombra degli ulivi i protagonisti sono stati i più giovani con il festival di Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, a cura del comune di Villamassargia con il CPT Ilaria Alpi. Con sei stand a tema, i bambini hanno ascoltato tante storie tra cui quella di ‘Dodo va al nido’. Grazie alla Biblioteca comunale e allo Sbis, al gruppo Folk Pilar, Auser, Gioiosa Guardia, agenzia Laore e associazione Elda Mazzocchi Scarzella, ampia l’offerta dei laboratori: dalla storia locale al ballo sardo, dalla preparazione dei malloreddus a quella dei cavallini fatti di canna per sviluppare manualità e creatività.
«Non è solo un elenco di attivitàsottolinea l’assessora della Pubblica Istruzione e Cultura Sara Cambula ma una scelta politica che stiamo perseguendo da anni e che mette al centro il bambino.»
 

E’ iniziato stamane, al Teatro Centrale, l’evento “Carbonia Destination Hub – Valorizzare il presente, costruire il futuro”, il turismo come motore del cambiamento.
Promosso dal comune di Carbonia e coordinato dall’associazione Extra, il progetto è stato ideato per raccontare il percorso di crescita e di innovazione del territorio, e per condividere con cittadini, operatori, imprese e stakeholder le nuove sfide legate allo sviluppo turistico inclusivo e partecipato.
I vari interventi hanno presentato i risultati raggiunti dall’amministrazione e le nuove iniziative in corso, con testimonianze, progetti e idee dedicati alla promozione di Carbonia ma anche alla cooperazione tra istituzioni, operatori e cittadini per uno sviluppo condiviso del territorio.
In serata, dalle 18.30 alle 19.00, si terrà l’inaugurazione del nuovo Infopoint Turistico presso la Torre Civica di Piazza Roma, con visita guidata e taglio del nastro: un ulteriore passo avanti nella valorizzazione dell’accoglienza in città.
Il percorso del progetto proseguirà con Carbonia Destination Hub | Academy, un ciclo di 5 appuntamenti formativi presso il Co-Working Sebariu, dedicati agli operatori turistici e culturali del territorio.
Vediamo l’intervista realizzata con il sindaco di Carbonia, Pietro Morittu.

A Cagliari, le Unità Mobili della Carovana della Prevenzione saranno presenti al Molo Ichnusa nella base operativa del team Luna Rossa grazie alla collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari, l’ARNAS Brotzu, l’ASL di Cagliari e altre Istituzioni Sanitarie locali e con il supporto operativo della Marina Militare e dei suoi Comandi che curerà il supporto logistico via mare delle tappe sarde.

Il chirurgo senologo Massimo Dessena, referente della Senologia chirurgica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari, coordinerà un team di 20 medici e tecnici di radiologia provenienti dalle strutture pubbliche e private coinvolte.

Il “Villaggio della Salute” sarà inaugurato con una cerimonia di apertura a cui seguiranno incontri scientifico-divulgativi sul tema e lezioni sul benessere psicologico. Ma non solo. Saranno al centro del progetto anche lezioni di sensibilizzazione alla prevenzione rivolte agli studenti delle scuole di primo e secondo grado.

Presenti in piazza anche le Federazioni FIPSAS, FITP e CANOTTAGGIO con attività sportive correlate ai corretti stili di vita oltre a lezioni di danza, zumba e il simulatore di pesca. Grazie ad Assomela saranno distribuite le mele a tutti i visitatori del Villaggio e la brochure “Mangiare Bene” realizzata dal Centro Komen Italia per i Trattamenti Integrati in Oncologia.

Mercoledì 22 ottobre, alle 17.00, in piazza Marinai d’Italia si svolgerà la WALK FOR THE CURE passeggiata di sensibilizzazione a sostegno dei progetti che Komen Italia svolge in Sardegna. Ogni partecipante con una donazione di 10 euro riceverà la maglia dedicata alla Sardegna. Sarà possibile iscriversi alla WALK in piazza Marinai d’Italia anche il 19 ottobre dalle 11.00 alle 17.00.

Gli esami diagnostici, quali mammografie, ecografie mammarie e visite cliniche specialistiche, rivolti alle donne under 50 e over 69, devono essere prenotati compilando il form sul sito web (https://komen.it/evento/villaggi-cagliari-21-22-23ottobre2025/).

 

 

«Il declino della sanità del Sulcis Iglesiente, ma soprattutto le gravissime criticità dei due presidi ospedalieri presenti nel territorio e, in particolare dell’ospedale Sirai di Carbonia, necessitano di una presa di posizione netta, ferma e decisa di tutte le parti istituzionali e sindacali del territorio. Nessuno può permettersi di sentirsi escluso dalle rivendicazioni di una qualità di servizi sanitari in linea con l’atto aziendale e i bisogni dei cittadini, sempre più danneggiati da un sistema sanitario che li obbliga a patirne le inefficienze, ad aggravare la loro situazione economica e sociale, fino a rinunciare addirittura alle cure.»

Lo scrive, in una nota, Daniela Garau, consigliera comunale e provinciale di Fratelli d’Italia.

«In data odierna ho presentato per questi motivi una mozione, indirizzata al Sindaco, alla Giunta e a tutti i Capigruppo consiliari, affinché coinvolgano tutti i rappresentanti politici e sindacali del territorio per pretendere una qualità di servizi ospedalieri che sia degna dei diritti di cui godono i cittadini», conclude Daniela Garau.

 

Venerdì 17 ottobre, nella sala dell’associazione “Su Marchesu”, in via Dante 11, a Portoscuso, è in programma la presentazione del romanzo “Onora il figlio” di Roberta Poggio, pubblicato nella collana Senza Rotta diretta curata da Marino Magliani, arkadia_editore. L’autrice dialogherà con la professoressa Eloisa Sedda. Sabato mattina Roberta Poggio sarà ospite del Festival Bianco e Nero, a Cagliari.

Approda a Iglesias Aut Out Aut, il festival letterario sulle diversità e l’abitare indipendente organizzato dall’associazione Diversamente Odv con la direzione artistica di Alessandro Muroni. Un festival – Lo sguardo il filo l’attesa il fil rouge di questa edizione –  quest’anno ispirato ai personaggi dei romanzi e del teatro di Samuel Beckett, che conferma la sua peculiarità, quella di parlare di autismo senza parlarne, che racconta il disturbo autistico non trattandolo direttamente ma attraverso la letteratura e le arti. Da venerdì 17 ottobre, fino al 19, Aut Out Aut si concentrerà nella città mineraria, nella Sala Remo Branca (piazza Municipio), che ospiterà tutti gli appuntamenti in programma.

 

Nella suggestiva cornice della caserma “Trieste”, sede della Scuola Allievi Carabinieri di Iglesias, si è svolta questa mattina la cerimonia solenne di giuramento e conferimento degli alamari al 1º ciclo di Allievi Carabinieri del 144º corso formativo.
Alla presenza del Generale di Corpo d’Armata Giuseppe La Gala, Comandante delle Scuole dell’Arma dei Carabinieri, e delle principali autorità civili, militari e religiose regionali e locali, i 500 allievi hanno ufficialmente concluso il percorso formativo, entrando a far parte della grande famiglia dell’Arma.
Il corso è stato intitolato al carabiniere Lorenzo Gennari, Medaglia d’Oro al Valor Militare, nato a Quattro Castella (RE) il 18 febbraio 1921 e barbaramente ucciso dai nazi-fascisti il 19 febbraio 1945 a Bibbiano (RE), al grido di “Viva l’Italia”. Un tributo alla memoria e al coraggio di chi ha sacrificato la propria vita per la Patria.
Durante la cerimonia, particolarmente sentita dai familiari presenti, le autorità, fra le quali, con il colonnello Saverio Ceglie comandante della Scuola allievi carabinieri della Caserma Trieste di Iglesias, c’erano il cardinale Arrigo Miglio, il vescovo della diocesi di Iglesias mons. Mario Farci e il neo presidente della provincia del Sulcis Iglesiente e sindaco di Iglesias Mauro Usai, hanno apposto personalmente gli alamari ai primi sette allievi classificati per merito. Gli alamari, filettati di rosso, rappresentano il simbolo distintivo dell’appartenenza all’Arma dei Carabinieri.
Nel suo intervento, il Generale Giuseppe La Gala ha voluto ricordare i tre carabinieri recentemente scomparsi nell’esplosione di un casolare a Castel d’Azzano (VE), tra i quali il brigadiere Valerio Daprà, che aveva mosso i primi passi nella carriera proprio presso la Scuola di Iglesias. Rivolgendosi agli allievi, ha sottolineato: «La comunità che andrete a servire sarà la vostra nuova famiglia, così come lo è l’Arma. Da voi il cittadino si aspetta una risposta pronta, una parola di conforto, attenzione alle situazioni di difficoltà».
Ha concluso con un messaggio di forte valore istituzionale: «Ora che siete parte della grande famiglia dell’Arma, siete uomini e donne nuove, che saranno da qui in avanti il volto dello Stato e punti di riferimento inamovibili».

«Un altro angolo del Sulcis privato di un servizio sanitario essenziale: 1.500 pazienti restano senza medico di famiglia a Villamassargia. La tanto sbandierata sanità di prossimità resta ancora una chimera in Sardegna, perdendo ancora una volta un servizio essenziale come quello del medico di base. Mentre la Giunta regionale si riempie la bocca di proclami sulla sanità territoriale, di fronte ai fatti dimostra tutta la sua inefficacia e il suo colpevole disinteresse. La situazione che stanno vivendo i cittadini di Villamassargia, Domusnovas e Iglesias non è più un’emergenza.»

Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Gianluigi Rubiu commenta con durezza la scandalosa situazione che da settimane lascia oltre 1.500 pazienti, tra anziani, cronici e persone fragili, senza un medico di famiglia.

«Da oltre due settimaneaggiunge Gianluigi Rubiu un intero territorio è stato lasciato al suo destino. La chiusura dell’ambulatorio di Villamassargia e la mancata sostituzione del medico sono la prova che la programmazione regionale è inesistente. Il primo bando andato deserto non è una fatalità, è la diretta conseguenza dell’incapacità di attrarre professionisti e di governare il sistema. Hanno pubblicato un nuovo bando con colpevole ritardo, quando i cittadini sono già allo stremo. È una presa in giro!»

«L’assessorato della Sanità, invece di intervenire con soluzioni immediate e straordinarie, sembra assistere impassibile a questo sfacelosottolinea Gianluigi Rubiu -. Dove sono i piani di contingenza? Dove sono gli incentivi per i medici? Dove sono le soluzioni per garantire il diritto alla salute, sancito dalla nostra Costituzione? La risposta, purtroppo, è un silenzio assordante, rotto solo dalle disperate proteste di cittadini e amministratori locali. Ad Iglesias, con il prossimo pensionamento di un altro medico di famiglia, altri 1.500 pazienti resteranno scoperti. Siamo sull’orlo del collasso totale, e chi dovrebbe governare la sanità regionale sembra non avere né la volontà né la capacità di porvi rimedio. I medici rimasti sono al limite del burn-out. È questa la ‘sanità di prossimità’ che ci vengono a raccontare? Questa non è più un’emergenza, è la norma in una Regione che ha perso il controllo della sua sanità territoriale. Chiediamo con forza all’assessore e al presidente di uscire dal loro torpore e di rendere conto immediatamente ai cittadini.»

«In altre regioni prendono sempre più piede delle figure di supporto all’attività dei medici di famiglia che con adeguata formazione possono garantire una continuità assistenziale ai territori soprattutto laddove i pazienti in carico ai singoli medici di base causano cuna congestione del sistema sanitario territorialeconclude Gianluigi Rubiu -. Abbiamo presentato un’interrogazione formale per avere risposte che, purtroppo, non crediamo arriveranno. Intanto, la gente soffre. Questo non è un governo della sanità, è un abbandono di popolo. Continueremo a batterci perché il diritto alla salute non sia un privilegio per pochi, ma una garanzia per tutti i sardi.»

Una manciata di secondi. E’ il tempo che ha impiegato l’Iglesias per sbloccare il risultato della gara di andata del quarto di finale della Coppa Italia con la Ferrini e indirizzare partita e qualificazione alla semifinale. L’azione si è sviluppata sulla sinistra con Vincent Di Stefano, sul suo traversone Stefano Crivellaro ha corretto di testa per l’accorrente Fabrizio Frau che s’è avventato sul pallone e con una conclusione acrobatica ha spedito il pallone alle spalle dell’incolpevole Alessandro Arrus.

Il goal subito a freddo ha fatto arrabbiare Nicola Manunza che ha ripreso i suoi ragazzi per la scarsa attenzione nelle battute iniziali della partita, ma la reazione ha tardato ad arrivare. L’Iglesias ha continuato a premere sull’acceleratore e al 13′ è maturato il raddoppio: azione manovrata, conclusione di Antony Cancilieri, respinta di Alessandro Arrus e tap-in vincente di Stefano Crivellaro.

Le due squadre si sono presentate in campo con formazioni largamente rimaneggiata (oltre ai cambi dettati dal turn over, Giampaolo Murru ha dovuto fare a meno degli squalificato Fabricio Alvarenga ed Edoardo Piras), ma mentre l’Iglesias è sembrata concentrata e decisa a fare sua la partita per ipotecare l’accesso alla semifinale, la Ferrini è apparsa fuori dalla partita per l’intero primo tempo.

La squadra di Nicola Manunza ha avuto una reazione d’orgoglio nella ripresa e dopo due tentativi dell’Iglesias con il 18enne Mauro Abbruzzi, è andata vicina al goal due volte con Luca Floris, fermato da due grandi interventi del 18enne Fabio Slavica. Cercando il goal la Ferrini ha prestato il fianco alle ripartenze dell’Iglesias che è andata vicina al terzo goal con Joel Salvi Costa, Vincent Di Stefano e un altro 18enne, Nicola Pintus. La Ferrini ci ha provato fino ai 5′ di recupero, prima con Matteo Vinci, poi ancora con Luca Floris.

Al triplice fischio finale l’Iglesias ha festeggiato una vittoria che vale un’ipoteca sulla qualificazione alla semifinale. Il 29 ottobre, sul proprio campo, la Ferrini dovrà fare la partita perfetta se vorrà cercare di rimetterla in discussione.

Iglesias: Slavica, Di Stefano, Crivellaro, Fidanza, Mechetti, Mancini, Piras, Abbruzzi, Frau (84′ Capellino), Cancilieri (63′ Pintus), Salvi Costa (88′ Corrias). A disposizione: Riccio, Arzu, Tiddia, Daga, Sanna. Allenatore: Giampaolo Murru.

Ferrini: Arrus, Manca (50′ Corda), Corona, Vitale, Mudu, Lecca (46′ Floris), Rinino (50′ Zedda), Mate (71′ Argiolas), Fanni, Podda (63′ Vinci), Piras. A disposizione: Celli, Simongini, Boi, Capitta. Allenatore Nicola Manunza.

Arbitro: Gabriele Mulas di Oristano.

Assistenti di linea: Stefano Siddi di Cagliari e Simone Crobu di Oristano.

Marcatori: 1’ Frau (I), 13′ Crivellaro (I).

Ammoniti: Piras (F), Corona (F), Mudu (F), Mechetti (I), Giampaolo Murru (allenatore Iglesias), Fidanza (I).

Giampaolo Cirronis