22 October, 2026
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La nuova Iglesias di Daniele Porcu esordirà al Monteponi il prossimo 13 settembre nel campionato di Eccellenza regionale 2026/2027, ospitando l’Ilvamaddalena, sulla carta la squadra più accreditata per la promozione in serie D dopo il secondo posto della passata stagione e il mancato ripescaggio. Seguiranno le sfide con tre neopromosse: trasferta a Usini, Villacidrese in casa e Alghero in trasferta. La Villacidrese di Andrea Cocco esordirà sul campo del Bonorva, scontro tra neopromosse ed ospiterà poi il Tempio (sulla cui presenza al via del campionato c’è ancora incertezza), prima della trasferta a Iglesias.

 

Nell’ambito del Festival Internazionale DiVerso (inserito nella 11ª Rassegna Itinerari Musicali, Letterari e Storici dell’Identità 2026), sabato 5 settembre 2026, alle ore 21.30, si terrà a Buggerru, in Piazza Santarelli, il primo appuntamento della seconda
tappa del Festival Diverso promosso dall’Associazione Culturale “La Casa Rosa”.
In programma un recital letterario e musicale, un salotto letterario con l’autore e un laboratorio di lettura con il pubblico.
L’vento è organizzato dall’Associazione Culturale La Casa Rosa all’interno dell’11ª edizione della rassegna “Itinerari Musicali, Letterari e Storici dell’Identità 2026”, con il patrocinio e la collaborazione del comune di Buggerru – Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Eventi e Pari Opportunità, della Pro Loco di Buggerru e della Fondazione Anna Ruggiu.
Al centro della manifestazione vi sarà l’opera “Mònica. Sa lota de Pratobello de su 1969” di Gianni Loy (Editrice Domus De Janas), un testo intenso che ripercorre la storica mobilitazione popolare di Orgosolo del 1969 intrecciandola con la vicenda umana e dolorosa della giovane Mònica. L’opera affronta il tema del riscatto sociale, della forza della comunità e del ruolo fondamentale delle donne nella tutela della propria terra e identità.

 

 

«Buggerru è un luogo che appartiene alla storia del lavoro, del movimento sindacale e della Sardegna. E il modo migliore per ricordare quello che qui accadde nel 1904 non è soltanto guardare al passato, ma provare a capire che cosa quella storia continua a dire al nostro presente.»
Così  il segretario generale della CISL Sardegna Pier Luigi Ledda questa mattina a Buggerru, in occasione del convegno “Eccidio di Buggerru e Prospettive future”, al quale ha partecipato insieme al segretario generale della CISL Sulcis Iglesiente Antonello Saba, nel 122° anniversario dell’eccidio.
Un giornata di memoria che per la CISL diventa un’occasione per interrogarsi sul lavoro di oggi e sulle prospettive di sviluppo dell’Isola. Dalla dignità del lavoro al rapporto tra sviluppo e diritti, fino ad un principio che resta immutato: nessuno dovrebbe perdere la vita per lavorare.
«Nel 1904 i lavoratori di Buggerru chiedevano condizioni di lavoro più giuste e umane. Oggi il lavoro è cambiato, ma non è cambiata la domanda di dignità. Anche nel nostro territorio dobbiamo continuare a lavorare perché chi ha un’occupazione abbia sicurezza, stabilità, un salario adeguato e la possibilità di costruire il proprio futuro qui. È questo il modo più concreto per trasformare la memoria in responsabilità», dichiara Antonello Saba.
Nel 2024, proprio da Buggerru, CGIL, CISL e UIL hanno scelto di avviare con la Regione Sardegna il percorso del Patto di Buggerru sulla salute e sicurezza sul lavoro. Una scelta che ha voluto trasformare la memoria in un impegno concreto e condiviso, di fronte a una situazione ancora segnata da infortuni, morti sul lavoro, difficoltà nei controlli, lavoro irregolare e condizioni nelle quali la prevenzione risulta più difficile.
In questi due anni alcuni passi avanti sono stati compiuti, con 5 milioni di euro all’anno destinati alla sicurezza per il triennio 2026-2028 e l’istituzione dell’Osservatorio regionale per la qualità, la salute e la sicurezza sul lavoro. Ora, però, per la CISL è il momento di fare un passo ulteriore:  il Patto deve arrivare concretamente nei luoghi di lavoro.
«Il Patto adesso deve camminare – ribadisce Pier Luigi Ledda -. Un’urgenza resa ancora più evidente dai numeri: nei primi sei mesi del 2026 sono state otto le persone che hanno perso la vita sul lavoro nell’Isola, una in più rispetto all’anno precedente. La vera sfida è arrivare prima. Prima dell’incidente, prima dell’infortunio, prima che una situazione di rischio diventi emergenza. Servono le regole, i controlli e servono anche le sanzioni quando le regole non vengono rispettate. Ma la sicurezza non si costruisce soltanto con le norme. Si costruisce nei luoghi di lavoro attraverso formazione, consapevolezza, organizzazione del lavoro, responsabilità delle imprese e partecipazione dei lavoratori.»
Per la CISL è proprio dalla tutela della persona che deve partire una riflessione più ampia sul valore del lavoro in Sardegna. Perché sicurezza, salario, stabilità, professionalità, contrattazione e produttività non sono questioni separate, ma parti dello stesso ragionamento sulla qualità del lavoro e sulla qualità dello sviluppo.
«I dati ci dicono che in Sardegna l’occupazione è crescita nell’isola ed è certamente una buona notizia – sottolinea Pier Luigi Ledda -. Ma oggi non basta chiedersi quanti posti di lavoro vengono creati: bisogna interrogarsi sulla loro qualità e su quanto valgono. Un valore che si misura nel salario, nella stabilità, nel riconoscimento delle professionalità e nella possibilità di costruire un progetto di vita.»
Una riflessione che guarda anche alle prospettive future dell’isola chiamata nei prossimi anni ad affrontare investimenti importanti, nuovi cantieri, infrastrutture, trasformazioni industriali ed energetiche e processi legati alla transizione ambientale e digitale.
Ma parlare di futuro, soprattutto in un territorio come il Sulcis Iglesiente, significa anche risolvere le vertenze ancora aperte e restituire prospettive concrete di sviluppo e di occupazione. «Non possiamo limitarci a gestire le crisi e le emergenze. Dobbiamo chiudere positivamente le vertenze che da troppo tempo attendono una soluzione e, nello stesso tempo, costruire nuove opportunità di lavoro e di investimento. Questo territorio ha bisogno di certezze, di una prospettiva industriale e produttiva e della possibilità, soprattutto per i giovani, di immaginare qui il proprio futuro», sottolineano Pier Luigi Ledda e Antonello Saba.
«Più lavoro non può significare più rischi. Più investimenti non possono significare più infortuni. Più sviluppo non può significare più vite perdute. La sicurezza non è un costo dello sviluppo. È una condizione dello sviluppo che vogliamo», sostengono i due segretari.
È questa, per la CISL, la lezione che a 122 anni di distanza Buggerru continua a consegnare al presente: la dignità del lavoro non è una questione del passato, ma una responsabilità che riguarda le scelte di oggi e il futuro che si vuole costruire. «Vogliamo una Sardegna che cresca. Vogliamo più lavoro, salari migliori, maggiore produttività, più contrattazione, più investimenti e più opportunità per i nostri giovani. Ma vogliamo che sia buon lavoro: un lavoro che riconosca la persona, le sue competenze, i suoi diritti e la sua dignità», concludono Pier Luigi Ledda e Antonello Saba.

Gentile Direttore, il dibattito di questi giorni e settimane su temi centrali per la salute e la sanità pubblica nel Sulcis Iglesiente offre ai suoi lettori punti di vista differenti e a loro modo autorevoli ed interessanti.

Il Direttore Socio Sanitario Asl Sulcis propone una lettura della realtà che quale funzionario conosce bene.

Vorrei rinforzare che per quanto attiene all’Infermieristica nel Sulcis Iglesiente il problema oggi è “l’attuale trend di partecipazione ai test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica attivi anche in UniCagliari e UniSassari e il cui numero complessivo di domande non ha coperto il numero di posti messi a bando nell’anno accademico 2025/2026, con le regioni del Meridione in cui il rapporto domande/posti si attesta sul valore medio di 1,6.

Nonostante il progressivo aumento, negli anni, della disponibilità di posti, i dati peggiori rispetto ai test – con cali anche superiori al 20% – coincidono poi con le aree metropolitane compresa quella Cagliaritana che interessa il Sulcis Iglesiente, dove il costo della vita e il caro-affitti non rendono più i grandi atenei meta ideale per i fuori sede.

Un trend negativo che, numeri alla mano, si è affermato nel tempo e colpisce in maniera omogenea tutte le professioni di cura, a testimoniare la necessità di affrontare il problema della carenza e della scarsa attrattività del settore in maniera sistemica e corale e nel rispetto del tessuto economico sociale della Provincia del Sulcis Iglesiente ex Carbonia Iglesias.

Per OPI Carbonia Iglesias, tra le cause strutturali di questo calo di appeal sono certamente da considerare la mancanza di prospettive concrete di carriera, le retribuzioni inadeguate a fronte di responsabilità crescenti, i carichi di lavoro eccessivi, le difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare, lo scarso riconoscimento sociale, le limitazioni ancora forti dell’esercizio libero professionale tipico di gran parte delle professioni mediche e sanitarie.

Ma per permettere a studenti e famiglie della provincia di Carbonia Iglesias di individuare nel corso di studi in Infermieristica un’opportunità su cui riflettere e scegliere con ponderazione abbiamo una grandissima opportunità: “istituire una sede decentrata per il corso di laurea infermieristica per un totale di 50 studenti all’anno in strutture formative del Sulcis Iglesiente, come già concesso al Consorzio Universitario Olbiese, come concederanno al Consorzio Uno di Oristano.

Rivendichiamo medesima chance per il Consorzio AUSI Iglesias e sedi decentrate, altrimenti non riusciremo a colmare il turnover con gli infermieri che man mano vanno in pensione ogni anno e nemmeno ad aiutare indirettamente le famiglie dei potenziali studenti infermieri a sostenerne il percorso didattico direttamente formati e abilitati nei luoghi di vita e di studio, quindi con una percentuale di migrazione post Laurea verso altre ASL inferiore rispetto al contesto attuale.

In piena carenza di professionisti sanitari infermieri ed in un frangente in cui non pochi studenti sono costretti a interrompere o a non intraprendere un corso di studi universitario per mancanza di risorse economiche in seno al proprio nucleo familiare anche per la drammatica condizione lavorativa e sociale del Sulcis Iglesiente, è una opportunità che il territorio deve cogliere e che le istituzioni potrebbero sostenere e che l’Ordine Professioni Infermieristiche intende ancora una volta rilanciare.

Come Ordine Professioni Infermieristiche Provinciale, ribadiamo inoltre la necessità di dichiarare questa situazione una emergenza e prevedere, al pari di altri casi emergenziali, provvedimenti immediati, ivi compresa una cabina di regia permanente, interassessoriale regionale e provinciale, presso la Direzione Generale Regionale della Sanità, per affrontare i problemi evidenziati prima che sia troppo tardi.

Concludo con un ultimo contributo rispetto all’Assistente Infermiere, di cui nessuno può aver paura stante anche la recente sentenza n. 14262/2026, pubblicata il 14 agosto dalla Terza Sezione Quater del TAR Lazio, che ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso contro il DPCM del 28 febbraio 2025 che ha recepito l’Accordo Stato-Regioni istitutivo dell’Assistente infermiere.

Esiste un impianto normativo e contrattuale che prevede percorsi formativi di supporto all’infermiere e all’organizzazione nel SSN nel suo complesso.

Con DPCM del 28 febbraio 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 21 giugno 2025, infatti, è vigente essendo stato recepito l’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano che istituisce il profilo professionale dell’ASSISTENTE INFERMIERE.

I corsi per assistente infermiere vengono organizzati esclusivamente presso Aziende Sanitarie locali Regionali e quindi anche sarde.

Chi è l’assistente infermiere?

L’assistente infermiere è l’operatore di interesse sanitario di cui all’art. 1, comma 2, della legge 1° febbraio 2006, n. 43, è un componente dell’équipe assistenziale, svolge la sua attività collaborando e attenendosi alle indicazioni e programmi dell’infermiere, nell’ottica dell’integrazione multiprofessionale secondo l’organizzazione del contesto in cui è inserito. Svolge le attività dirette alla persona, direttamente attribuite dall’infermiere o secondo la pianificazione assistenziale, riferendone allo stesso in quanto responsabile dell’assistenza infermieristica generale.

Abbiamo inoltre formato e strutturato nel SSN l’Operatore Socio Sanitario, figura professionale che trova origine nella sintesi dei distinti profili professionali degli operatori dell’area sociale e di quella sanitaria e risponde in modo più adeguato all’evoluzione dei servizi alla persona, intesa nella globalità dei suoi bisogni.

Oggetto di una profonda revisione in termini di ruolo, di competenze e di contesto operativo, il profilo dell’Operatore Socio Sanitario è stato definito dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 22/02/2001 e recepito anche dalla Regione Sardegna, ultima delibera 17 giugno 2025.

Ringrazio per l’attenzione e spero di avere contribuito ad integrare valutazioni di contesti, sempre nel rispetto delle ragioni e dei ruoli di ognuno e nell’interesse primario della completezza d’informazione.

Graziano Lebiu

Presidente OPI Carbonia Iglesias

Si è svolta, presso la storica sede della Lega Navale del comune di Carloforte, la cerimonia di passaggio di consegne fra il comandante Davide Negro ed il comandante Domenico Pascariello, alla presenza del capitano di vascello Paolo Marzio, comandante della Direzione marittima di Cagliari e dell’ammiraglio di divisione Enrico Pacioni, comandante del Comando Marittimo Autonomo Ovest.
Il tenente di vascello Davide Negro è subentrato al parigrado Domenico Pascariello, ora destinato presso la Base Aeromobili Nucleo Aereo e Sezione Volo elicotteri di Sarzana che, giunto sull’Isola di San Pietro nel mese di settembre del 2024 ha cessato, dopo due anni, il prestigioso incarico alla guida dell’Ufficio crcondariale marittimo di Carloforte.
Il neo Comandante, è entrato nel Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera nel 2014, dopo aver vinto il concorso per allievi Ufficiali all’Accademia navale di Livorno.
Destinato, al termine degli studi accademici, quale addetto alla formazione della 3ª classe dell’Accademia navale, nel settembre 2020 ha iniziato il percorso di formazione per entrare a far parte della componente aerea del Corpo, conclusosi con il conseguimento del brevetto da pilota militare e la conseguente abilitazione come pilota di elicottero, a seguito del quale è stato destinato presso la Base Aeromobili Nucleo Aereo e Sezione Volo elicotteri di Sarzana, dove ha partecipato a diverse operazioni di ricerca e soccorso.
«Coesione, unione di intenti e viva partecipazione nella tutela della risorsa mare da parte dell’Autorità marittima e delle Istituzioni locali, consentiranno di perfezionare gli ottimi risultati già raggiunti e indirizzare la rotta verso obiettivi più ambiziosi, al servizio della collettività. Nessuna istituzione, infatti – ha dichiarato il comandante Davide Negro – è più forte di una comunità che lavora insieme.»

Dal 10 al 12 settembre andrà in scena il festival di teatro di strada e arti performative che attraversa piazze, vicoli e lungomare di Carloforte con spettacoli itineranti, musica, circo e performance. Tre giorni a ingresso libero per vivere la città attraverso lo sguardo degli artisti.
Shtradde Festival, giunto alla sua seconda edizione, è organizzato dal Teatro del Sottosuolo in collaborazione con Circo Mano a Mano e Botti du Shcoggiu, con il contributo del comune di Carloforte, dell’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna e del MiC – Ministero della Cultura.
Il nome del festival racchiude già la sua idea: shtradde, in tabarchino, significa strade, inteso come vero luogo di partecipazione, incontro e conoscenza dell’altro. Ed è proprio nella strada che, dal 10 al 12 settembre, che il teatro esce dai suoi confini abituali per incontrare direttamente chi la attraversa. La platea è il pubblico in movimento, l’osservatore che diventa parte dello spettacolo.
È questa la direzione di Shtradde Festival: portare le arti performative dentro la vita quotidiana della città, lasciando che siano le sue architetture e i suoi spazi a determinare ogni volta una scena diversa: Carloforte diventa parte del linguaggio dei teatranti e non solo il luogo che li ospita. Il programma mette insieme teatro fisico, comicità, musica dal vivo, circo contemporaneo e performance visuali, con una proposta pensata per pubblici diversi e per tutte le età. L’itineranza è uno degli elementi centrali della manifestazione: gli spettacoli non rimangono confinati in un unico spazio, ma costruiscono un percorso che accompagna il pubblico attraverso il paese, dal mattino fino a sera. Le arti di strada hanno proprio questa possibilità:ì interrompere per un momento la normalità dei luoghi e restituire loro una dimensione collettiva.
La seconda edizione si apre giovedì 10 settembre alle 19.00 con la Rusty Brass, che inaugurerà il festival in forma itinerante. Alle 20.00, in Piazza Repubblica, Le Voci di Astarte presenteranno Skizzo Show. Alle 20.45, in Piazza Chiesa, sarà il Teatro del Sottosuolo a portare in scena Retornable. Alle 21.45, nuovamente in Piazza Repubblica, spazio a Amami di McFois. La prima giornata si chiuderà alle 22.30 con Parallel Universe di Shedan Theater, performance itinerante.
Venerdì 11 settembre il festival tornerà a muoversi già alle 12.00 con Rusty Brass.
La programmazione serale riprenderà alle 19:00 in Piazza Repubblica con Skizzo Show delle Voci di Astarte, seguito alle 19.45, in Piazza Chiesa, da Retornable del Teatro del Sottosuolo. Alle 20.40 Piazza Repubblica ospiterà Amami di McFois. Alle 21.30 sarà nuovamente la musica della Rusty Brass ad attraversare le strade del paese.
Alle 22.15, in Piazza Pegli, Federico Bassi presenterà Solo con Luna. Alle 23:00, dalla stessa piazza, partirà Parallel Universe di Shedan Theater.
La giornata di sabato 12 settembre sarà accompagnata dalla SeuinStreet Band, con due interventi itineranti alle 12.00 e alle 19.00. Alle 20.30, in Piazza Repubblica, tornerà Amami di McFois, mentre alle 21.15, in Piazza Chiesa, il Teatro del Sottosuolo presenterà nuovamente Retornable. Alle 22.15 Piazza Repubblica accoglierà Solo con Luna di Federico Bassi. La chiusura del festival sarà affidata a Saman di Shedan Theater, alle 23.00 sul lungomare.
Al programma si aggiunge Lazarus Man del Teatro del Sottosuolo, evento extra del festival.
Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero.

«Il nostro impegno deve essere forte, un impegno concreto, che parte da Buggerru, ma che non si ferma a Buggerru. Dobbiamo far partire da qui un’azione di responsabilità e fare in modo che le lavoratrici e i lavoratori riacquistino la dignità e i diritti che purtroppo a volte sono costretti a perdere.»

Lo ha detto la segretaria generale della UIL Sardegna, Fulvia Murru, nel corso della commemorazione per l’eccidio di Buggerru. «Ci sono dei luoghi in cui ci ricordiamo la storia – ha detto la segretaria – e ce ne sono altri in cui la storia la respiriamo. Buggerru è uno di quei luoghi. Qui si respira la fatica che nel 1904 i minatori, al buio, sporchi, sottoterra, hanno fatto per conquistare i diritti, quei diritti che oggi noi abbiamo nei contratti, nei protocolli che noi rivendichiamo e cerchiamo di portare avanti e migliorare.»

La segretaria ha ricordato il sacrificio di quei minatori «che non tornarono a casa e vennero uccisi perché chiedevano un’ora di riposo. Il sacrificio di quella gente portò alla nascita del movimento dei lavoratori italiani e al primo sciopero nazionale». La segretaria generale della Uil Sardegna ha ribadito che quel sacrificio oltre a essere commemorato ogni 4 settembre deve essere ricordato tutti i giorni. Poi gli interrogativi: Cosa è cambiato? Che cosa ci hanno insegnato quelle persone? «Noi crediamo che tanto ancora bisogna fare, perché purtroppo la sicurezza nei luoghi di lavoro in alcuni casi non è migliorata – ha sottolineato Fulvia Murru -. Non è migliorata nelle fabbriche, nell’industria e in tutte quelle situazioni dove si predilige portare avanti il profitto e non la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Noi lì dobbiamo fare in modo che non ci sia più nessun morto sul lavoro. Bisogna ridare dignità e sicurezza alle lavoratrici e ai lavoratori. È il nostro impegno.»

La segretaria ha posto l’accento anche sulla dignità salariale: «I salari sono troppo bassi – ha ribadito – bisogna fare uno sforzo: tutti insieme, parti sociali, parti sindacali, politica, fare in modo che le lavoratrici e i lavoratori riacquisiscano quella dignità che purtroppo si sta perdendo».

«Il nostro impegno deve essere costante – ha concluso Fulvia Murru -, deve essere un impegno senza fare sconti a nessuno, perché il profitto non vale una vita umana. E allora insieme, per la dignità, per la Sardegna e per il lavoro.»

 

Recentemente la Conservatoria delle Coste, con la collaborazione dell’assessorato regionale alla Difesa dell’Ambiente, ha avviato una campagna informativa per raccontare il valore della posidonia oceanica e degli habitat costieri, cambiare la percezione delle banquette sulle spiagge e coinvolgere Comuni, scuole e cittadini nella conoscenza e nella tutela della costa. Un’iniziativa lodevole, che parte dal presupposto di sgomberare il campo dai cosiddetti falsi miti (a partire dal fatto che viene erroneamente definita alga, quando si tratta invece di una vera e propria pianta) ridando dignità a un elemento della natura che, nella migliore delle ipotesi, viene invece percepito come rifiuto.

Un progetto che per i comuni costieri come Sant’Antioco non può che essere accolto come un fatto positivo, necessario. Se non fosse che nel sito dedicato all’iniziativa www.nonsonounalga.org, sono presenti alcune informazioni, sotto forma di risposte alle domande più frequenti, che sollevano qualche dubbio e interrogativo sulle nuove direttive di gestione della posidonia che presto verranno emanate dalla Regione Sardegna, andando a sostituire e/o integrare quelle attualmente in vigore. Il 30 luglio scorso, infatti, la Giunta Regionale ha approvato la delibera contenente gli indirizzi operativi per la predisposizione del primo Piano regionale di gestione della Posidonia oceanica, dando attuazione alla legge regionale n. 1 del 2020. Contestualmente, è partita la campagna informativa “Non sono un’alga”, che ha visto il coinvolgimento di molteplici Comuni della Sardegna.

«Quando ho letto la delibera di approvazione degli indirizzi e successivamente il sito “Alga a chi?” – commenta il sindaco Ignazio Locci – mi sono immediatamente chiesto: arriveranno forse nuove direttive che renderanno non più possibili gli interventi di spostamento in situ? Attualmente, infatti, così come da anni fa il nostro Comune, la posidonia abbancata sulle spiagge viene collocata temporaneamente in punti di accumulo prossimi alla battigia concordati con il Corpo Forestale per poi essere ricollocata in autunno sulla stessa battigia, facendo in modo che il mare e la natura facciano il loro corso. Una procedura a cui adempiamo con rigorosa attenzione e che ci consente di rendere i litorali fruibili durante la stagione balneare e di preservare la spiaggia con il riposizionamento degli accumuli tra ottobre e novembre, così come previsto dalle attuali direttive. Tuttavia, leggendo alcune sezioni del sito “Alga a chi?” ho avvertito il timore che questa procedura possa essere presto superata. Mi riferisco, in particolare, alle sezioni: «Toglierla rende la spiaggia più bella». Risposta: “Più bella per qualche settimana, più piccola per sempre. Un solo metro cubo di banquette trattiene circa 40 kg di sedimento: quando mi si porta via, quella sabbia se ne va insieme a me. E la battigia resta esposta alle mareggiate dell’inverno successivo”. In realtà non è esattamente così, per molteplici ragioni, la prima delle quali è che quella posidonia (non rimossa, bensì spostata temporaneamente) viene poi riposizionata in autunno, consentendo alla natura di fare il suo corso e di riportarla in mare insieme alla sabbia. Sottolineo, peraltro, che la nostra spiaggia maggiormente esposta, Coa Cuaddus, sulla quale si concentrano principalmente gli interventi di spostamento, durante l’inverno assume dimensioni notevoli, protendendosi verso il mare anche di 10-15 metri aggiuntivi rispetto alle “dimensioni estive”. Sono poi le mareggiate primaverili ed estive con i venti provenienti dai quadranti Sud che si riprendono la spiaggia e lasciano montagne di posidonia, rendendo l’arenile difficilmente accessibile. E non sto qui a specificare cosa significhi per una destinazione turistica come la nostra gestire i flussi con un arenile, il più grande, non adeguato all’accoglienza di locali e visitatori, che si riversano su altre spiagge isolane, creando sovraffollamento e danni persino maggiori. Altra sezione “dubbia”: «Lasciarla in spiaggia danneggia il turismo». Risposta: “Il danno vero al turismo è la spiaggia che si accorcia. In Sardegna le coste in arretramento superano ancora quelle in avanzamento, e dove il litorale è stato recuperato lo si è fatto con ripascimenti, cioè riportando sabbia a spese pubbliche. Io faccio gratuitamente una parte dello stesso lavoro. Rimuovermi ogni anno significa pagare due volte”. Si continua a parlare di rimozione, quando invece le attuali direttive, come specificato, prevedono altre modalità evidenziate precedentemente. Infine: «Il mio comune la rimuove: cosa posso fare?» Risposta: “La gestione degli accumuli è regolata e spetta alle amministrazioni competenti, che valutano caso per caso: non tutte le rimozioni sono uguali, e alcune prevedono la separazione e il ritorno della sabbia sull’arenile. Se vuoi capire come viene gestita la tua spiaggia, la strada è chiedere al Comune. E parlarne: la maggior parte delle rimozioni nasce dalla convinzione che io sia sporcizia”. Su quest’ultimo aspetto, mi spiace dover sottolineare che il nostro Comune la sposta temporaneamente non perché essendo ignorante in materia la consideri sporcizia, quanto piuttosto perché un elemento temporaneo che rende scarsamente fruibile le spiagge, creando difficoltà di gestione dei flussi turistici e naturalmente anche dei locali che intendono trascorrere le proprie giornate al mare.»

Per il sindaco del comune di Sant’Antioco, dunque, sarebbe opportuna maggiore attenzione comunicativa: «Ben vengano i progetti di educazione ambientale anche noi, nel nostro piccolo, facciamo il possibile anche sul tema della posidonia, ma occorre stare molto attenti e cercare di contemperare tutti gli interessi in campo, evitando una guerra ideologica tra la preservazione delle coste, assolutamente condivisibile e imprescindibile, e la fruizione degli arenili, altrettanto prioritaria».

La Giunta comunale di Carloforte guidata dal sindaco Stefano Rombi, questa mattina ha approvato il progetto che prevede la trasformazione dell’ex Caserma di via Duca San Pietro in 5 alloggi di edilizia residenziale sociale, per la cui realizzazione è previsto l’impegno di € 2.425.000.
«Parteciperemo ad un bando in scadenza il 14 settembre – ha spiegato il sindaco Stefano Rombi -. Non sappiamo se saremo finanziati. Se così fosse, saremmo molto felici di contribuire in modo concreto al disagio abitativo che cresce come conseguenza dell’oggettivo sviluppo turistico.»
Una seconda delibera approvata nel corso della stessa seduta riguarda la realizzazione della piazzola di atterraggio per l’elisoccorso. Con la delibera è stata approvata la convenzione con Areus. Il costo complessivo è pari a 208.000 euro: 188.000 a carico di Areus e 20.000 a carico del Comune.
«Il progetto è pronto – ha sottolineato Stefano Rombi -. Una volta acquisiti i pareri di legge, procederemo con la gara d’appalto e i lavori. La piazzola sarà realizzata presso la Colmata Nord (nell’area utilizzata dalle giostre, per intenderci).»

Il capogruppo del Partito democratico di Carbonia Giacomo Guadagnini ha presentato una mozione sulla crisi del settore industriale di Portovesme.

Premesso che il Sulcis ha attualmente 30.000 disoccupati, considerato che è in atto un serio pericolo di desertificazione del tessuto industriale di Portovesme con un’alta possibilità di perdere altri 6.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti e verificato che la società Portovesme srl, nell’anno 2023 ha bloccato la produzione della linea piombo e nel marzo dell’anno 2024 ha annunciato la fermata della linea zinco, che rappresenta l’80% dell’attuale produzione, dichiarando di voler mantenere in esercizio solo i forni Waelz; preso atto che l’impianto Eurallumina ha congelato la produzione dall’anno 2009 e che ad oggi il CSE (Comitato di Sicurezza Finanziaria che fa riferimento al MEF), non ha ancora scongelato le azioni Eurallumina nonostante le interlocuzioni avviate da tempo; verificato che questa situazione, nonostante l’approvazione del DPCM che consentirà l’utilizzo del gas in Sardegna, determina il mancato investimento di circa trecento milioni per il riavvio delle attività compresa la nuova centrale a gas; verificato che SiderAlloys S.p.A., subentrata alla società Alcoa nell’anno 2018, non è ancora in piena produzione e non si conoscono né i tempi né i programmi per la piena ripresa produttiva, lo stesso dicasi per la sala elettrolisi ferma ormai da troppo tempo; considerato che la centrale ENEL terminerà la produzione di energia da fonti fossili nel 2025 e si è ancora in attesa di una proroga per il 2028 e attualmente non si conoscono i programmi per le produzioni alternative; preso atto che sul porto industriale di Portoscuso, infrastruttura indispensabile per qualsiasi tipo di sviluppo del territorio, attualmente non si conosce il futuro; la mozione impegna il sindaco Pietro Morittu a programmare con urgenza un Consiglio aperto con tutti i sindaci del territorio, con la presenza del presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, con il presidente del Consorzio Industriale di Portovesme, con il presidente della Regione Sardegna con l’assessore regionale all’Industria, con i consiglieri regionali del Sulcis Iglesiente, con le organizzazioni sindacali e con gli imprenditori, per individuare ogni possibile iniziativa a sostegno di tutte le vertenze aperte.