5 September, 2026
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Gestione posidonia, la campagna della Conservatoria delle Coste “Non sono un alga” è forse il preludio allo stop degli interventi in situ?

Recentemente la Conservatoria delle Coste, con la collaborazione dell’assessorato regionale alla Difesa dell’Ambiente, ha avviato una campagna informativa per raccontare il valore della posidonia oceanica e degli habitat costieri, cambiare la percezione delle banquette sulle spiagge e coinvolgere Comuni, scuole e cittadini nella conoscenza e nella tutela della costa. Un’iniziativa lodevole, che parte dal presupposto di sgomberare il campo dai cosiddetti falsi miti (a partire dal fatto che viene erroneamente definita alga, quando si tratta invece di una vera e propria pianta) ridando dignità a un elemento della natura che, nella migliore delle ipotesi, viene invece percepito come rifiuto.

Un progetto che per i comuni costieri come Sant’Antioco non può che essere accolto come un fatto positivo, necessario. Se non fosse che nel sito dedicato all’iniziativa www.nonsonounalga.org, sono presenti alcune informazioni, sotto forma di risposte alle domande più frequenti, che sollevano qualche dubbio e interrogativo sulle nuove direttive di gestione della posidonia che presto verranno emanate dalla Regione Sardegna, andando a sostituire e/o integrare quelle attualmente in vigore. Il 30 luglio scorso, infatti, la Giunta Regionale ha approvato la delibera contenente gli indirizzi operativi per la predisposizione del primo Piano regionale di gestione della Posidonia oceanica, dando attuazione alla legge regionale n. 1 del 2020. Contestualmente, è partita la campagna informativa “Non sono un’alga”, che ha visto il coinvolgimento di molteplici Comuni della Sardegna.

«Quando ho letto la delibera di approvazione degli indirizzi e successivamente il sito “Alga a chi?”commenta il sindaco Ignazio Loccimi sono immediatamente chiesto: arriveranno forse nuove direttive che renderanno non più possibili gli interventi di spostamento in situ? Attualmente, infatti, così come da anni fa il nostro Comune, la posidonia abbancata sulle spiagge viene collocata temporaneamente in punti di accumulo prossimi alla battigia concordati con il Corpo Forestale per poi essere ricollocata in autunno sulla stessa battigia, facendo in modo che il mare e la natura facciano il loro corso. Una procedura a cui adempiamo con rigorosa attenzione e che ci consente di rendere i litorali fruibili durante la stagione balneare e di preservare la spiaggia con il riposizionamento degli accumuli tra ottobre e novembre, così come previsto dalle attuali direttive. Tuttavia, leggendo alcune sezioni del sito “Alga a chi?” ho avvertito il timore che questa procedura possa essere presto superata. Mi riferisco, in particolare, alle sezioni: «Toglierla rende la spiaggia più bella». Risposta: “Più bella per qualche settimana, più piccola per sempre. Un solo metro cubo di banquette trattiene circa 40 kg di sedimento: quando mi si porta via, quella sabbia se ne va insieme a me. E la battigia resta esposta alle mareggiate dell’inverno successivo”. In realtà non è esattamente così, per molteplici ragioni, la prima delle quali è che quella posidonia (non rimossa, bensì spostata temporaneamente) viene poi riposizionata in autunno, consentendo alla natura di fare il suo corso e di riportarla in mare insieme alla sabbia. Sottolineo, peraltro, che la nostra spiaggia maggiormente esposta, Coa Cuaddus, sulla quale si concentrano principalmente gli interventi di spostamento, durante l’inverno assume dimensioni notevoli, protendendosi verso il mare anche di 10-15 metri aggiuntivi rispetto alle “dimensioni estive”. Sono poi le mareggiate primaverili ed estive con i venti provenienti dai quadranti Sud che si riprendono la spiaggia e lasciano montagne di posidonia, rendendo l’arenile difficilmente accessibile. E non sto qui a specificare cosa significhi per una destinazione turistica come la nostra gestire i flussi con un arenile, il più grande, non adeguato all’accoglienza di locali e visitatori, che si riversano su altre spiagge isolane, creando sovraffollamento e danni persino maggiori. Altra sezione “dubbia”: «Lasciarla in spiaggia danneggia il turismo». Risposta: “Il danno vero al turismo è la spiaggia che si accorcia. In Sardegna le coste in arretramento superano ancora quelle in avanzamento, e dove il litorale è stato recuperato lo si è fatto con ripascimenti, cioè riportando sabbia a spese pubbliche. Io faccio gratuitamente una parte dello stesso lavoro. Rimuovermi ogni anno significa pagare due volte”. Si continua a parlare di rimozione, quando invece le attuali direttive, come specificato, prevedono altre modalità evidenziate precedentemente. Infine: «Il mio comune la rimuove: cosa posso fare?» Risposta: “La gestione degli accumuli è regolata e spetta alle amministrazioni competenti, che valutano caso per caso: non tutte le rimozioni sono uguali, e alcune prevedono la separazione e il ritorno della sabbia sull’arenile. Se vuoi capire come viene gestita la tua spiaggia, la strada è chiedere al Comune. E parlarne: la maggior parte delle rimozioni nasce dalla convinzione che io sia sporcizia”. Su quest’ultimo aspetto, mi spiace dover sottolineare che il nostro Comune la sposta temporaneamente non perché essendo ignorante in materia la consideri sporcizia, quanto piuttosto perché un elemento temporaneo che rende scarsamente fruibile le spiagge, creando difficoltà di gestione dei flussi turistici e naturalmente anche dei locali che intendono trascorrere le proprie giornate al mare.»

Per il sindaco del comune di Sant’Antioco, dunque, sarebbe opportuna maggiore attenzione comunicativa: «Ben vengano i progetti di educazione ambientale anche noi, nel nostro piccolo, facciamo il possibile anche sul tema della posidonia, ma occorre stare molto attenti e cercare di contemperare tutti gli interessi in campo, evitando una guerra ideologica tra la preservazione delle coste, assolutamente condivisibile e imprescindibile, e la fruizione degli arenili, altrettanto prioritaria».

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