29 September, 2026
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Venerdì 25 settembre, nella chiesa della Beata Vergine Addolorata, a Carbonia, l’ultimo saluto ad Antonello Dessì – di Nadia Pische

Non servono tante parole per raccontare le emozioni che la mattina di venerdì 25 settembre hanno pervaso e invaso la chiesa della Beata Vergine Addolorata, a Carbonia, in occasione dell’ultimo saluto ad Antonello Dessí. Le sue mille sfaccettature lo hanno “vestito” da figlio, sposo, cristiano, lavoratore, collega, sindacalista, padre, nonno, amico, poeta, scrittore… E lui, in ogni sua veste, è stato esemplare, attento, corretto, preciso e sempre” sul pezzo”. Il nostro caro Antonello è riuscito in un miracolo, ha trasformato il suo ultimo saluto in un incontro tra politici, amministratori, ex sindaci… che nessuno era riuscito a far stare nella stessa stanza, chissà quanto avrà sorriso e riso di questo incontro! La chiesa gremita testimonia il passaggio di Antonello Dessì sulla terra come il paesaggio di un uomo buono. Portavoce di tutti i cittadini di Carbonia, mi sento di abbracciare la famiglia Dessì che ha avuto la fortuna di avere, come noi tutti, una persona speciale che dall’alto sono sicura veglierà su noi tutti.

Di seguito l’ultimo saluto della figlia Gloria

«Ha amato tutto, Antonello, mio padre. Ha amato il calcio, tifato e giocato, talvolta un po’ nervosetto, con la classe del numero 10. Ha amato i diritti dei lavoratori, lottando per loro con convinzione nella nostra CISL. Ha amato il socialismo, quello dei garofani rossi che lo accompagnano in questo giorno e che non lascia indietro nessuno, perché la distribuzione della ricchezza se non è equa non è giusta. Ha amato la sua gente, la sua comunità di Carbonia e del territorio, che ha servito come uomo delle istituzioni. Ha amato la sapienza, la scienza, lo studio, la poesia, lasciandoci una letteratura di suoi libri editi e inediti che per sempre ci racconteranno la sua sensibilità. Ha amato la sua famiglia, la sua mamma e il suo papà, che ha perso troppo presto, e tutti noi che abbiamo camminato con lui in questo pellegrinaggio sulla terra.

Noi, abbiamo avuto la grazia di avere con noi un uomo immenso, che ha sposato una donna meravigliosa che gli è stata accanto davvero in ogni momento, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, in ricchezza e povertà, tutti i giorni della sua vita. Noi figli siamo grati al Signore perché abbiamo avuto la ricchezza di avere un papà intelligentissimo, dolce, moderno, impegnato, che ci ha guidati lasciandoci la libertà di fare le nostre scelte e di realizzare la nostra esistenza nel rispetto delle nostre personalità.

Io sono grata a mia sorella Claudia, figlia stupenda e devota che si è presa cura di papà amorevolmente, senza badare a orari, senza conoscere sabato, domenica e giorni di festa, e sono grata a mio fratello Cristian, che oggi con sofferenza non è riuscito a rientrare dall’estero ma è con noi col cuore, perché anche lui ha donato tutto il suo supporto e le sue braccia forti per aiutare papà nel tempo della malattia. Papà, ti avremmo voluto ancora con noi, anche in questa condizione di malattia, perché la tua vita è stata preziosa per noi in ogni momento fino alla sua fine naturale e lo è stata più ancora nel tempo della tua fragilità.

Quando sono debole, è allora che sono forte perché la grazia di Dio opera in me: questo ci ha insegnato San Paolo e di questa debolezza abbiamo fatto anche il nostro tesoro, perché servirti nella malattia è stato come essere con Maria sotto la croce di Gesù, porta stretta per la tua e la nostra santità. Sì, ti avremmo voluto ancora con noi, ma le vie del Signore non sono le nostre vie e, dunque, ci congediamo oggi da te, ma con la certa speranza che le nostre vite si riuniranno un giorno quando saremo tutti nella Gerusalemme celeste. Per il tempo che avrò davanti, io continuerò a dire con orgoglio: sono la figlia di Antonello Dessì, perché tu sei la mia storia.

Grazie per il bene che hai fatto e per la scia di luce che lasci dietro di te. Ripeto la preghiera di Sant’Agostino: Signore, non ti chiedo perché me lo hai tolto, ma ti ringrazio perché me l’hai donato. Ti saluto con un verso di una tua poesia che dice così: Vorrei andare là, dove un’altra primavera sta sorgendo, sopra un campo colorato di papaveri. E, dunque, va e riposa nella pace dei giusti, dove sarà ancora la tua nuova Primavera, tu che hai amato tutto e noi continueremo ad amarti da qui.»

Nadia Pische

La Villacidrese esce
Sabato 3 ottobre, pr
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