Le Segreterie Territoriali Filctem CGIL – Femca CISL – Uiltec UIL e la RSA Eurallumina rivolgono l’ennesimo appello al Governo
Lo scorso 1° ottobre avevamo denunciato pubblicamente che, senza risorse immediate, Eurallumina era ormai avviata verso l’insolvenza. Due settimane dopo il quadro non è cambiato, anzi è peggiorato. Il 13 ottobre si è svolta presso il Mimit una riunione tecnica sulla vertenza. Vi hanno preso parte, per la prima volta tutti insieme, i soggetti che hanno titolo e voce in capitolo: Azienda, Mimit, MEF, MASE, Ministero del Lavoro, Agenzia del Demanio, Regione Sardegna, Provincia, Comune di Portoscuso e, fatto inedito, il Comitato di Sicurezza Finanziaria. Da quel tavolo sono state escluse le organizzazioni sindacali, cioè proprio chi rappresenta i 186 lavoratori che di questa vertenza pagano il conto più alto. Sono proprio i lavoratori a garantire la sicurezza dello stabilimento, il presidio ambientale e la prosecuzione delle bonifiche, al posto di uno Stato assente. Si discute del loro futuro senza di loro.
In quella sede tutti hanno dovuto prendere atto di ciò che denunciamo da mesi: le risorse per la gestione dello stabilimento sono terminate. La liquidità residua è ridotta al lumicino e le obbligazioni aziendali non sono più garantite. Il Consiglio di Amministrazione dell’Eurallumina, con una formale diffida, ha già messo nero su bianco che in assenza di interventi dovrà valutare i presupposti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, un percorso che a quel punto diventerebbe inevitabile. Non è più un rischio da scongiurare né un allarme: è il conto alla rovescia.
Eppure anche il 13 ottobre si è chiuso senza decisioni. Prima c’erano stati i 9,6 milioni annunciati a dicembre 2025, erogati solo in parte; poi il tavolo del 15 settembre, chiuso con un nulla di fatto e con l’ipotesi fumosa di un’amministrazione con commissario ad hoc. Dal 13 ottobre non è stato definito alcuno stanziamento né soluzione sullo sblocco degli asset. Solo un aggiornamento della riunione, peraltro slittata dal 20 al 23 ottobre, e l’ennesimo annuncio di non meglio precisati soggetti “eventualmente disposti” a valutare il subentro: senza nomi, senza tempi e, soprattutto, senza alcuna garanzia di prospettiva per i lavoratori e le loro famiglie. Ai lavoratori e al territorio non servono più annunci, servono atti.
Lo diciamo con chiarezza: venerdì 23 ottobre non si potrà andare oltre. In quella sede il Governo, e in particolare il MEF, dovrà garantire gli stanziamenti necessari alla prosecuzione della gestione operativa dello stabilimento.
Queste risorse non servono “solo” a mettere in sicurezza il salario dei lavoratori: sono la condizione stessa per la messa in sicurezza del sito. Sono i lavoratori, infatti, a garantire il trattamento delle acque, la barriera idraulica, il presidio del bacino dei fanghi rossi, la prosecuzione delle bonifiche in corso, la manutenzione e la conservazione degli impianti, quest’ultima ormai pressoché assente da tempo. Senza di loro, e senza risorse, quel presidio si ferma.
E un presidio ambientale che si ferma, a Portovesme, significa esporre il territorio al rischio concreto di un disastro ambientale. Significa anche esporre lo Stato a costi di messa in sicurezza e bonifica che l’azienda stessa stima in circa 300 milioni di euro, a fronte dei pochi milioni necessari oggi per garantire la continuità. Rinviare ancora non significa risparmiare: significa moltiplicare il conto, e a pagarlo sarebbero i lavoratori, il territorio e l’intera collettività.
Appare utile ricordarlo ancora una volta: preservare l’asset non è una gentile concessione, è un obbligo di legge in capo a chi ha disposto e mantiene il congelamento. Il Governo non può continuare a fare da spettatore di una crisi che ha determinato e di cui porta per intero la responsabilità. C’è poi un’evidente disparità di trattamento. In Irlanda, Svezia e Germania altri asset sempre di proprietà della stessa RUSAL, continuano a produrre, esenti da sanzioni, e a dare lavoro a centinaia di persone, perché quei rispettivi Governi hanno scelto di difendere tali stabilimenti, la propria occupazione e la propria filiera industriale. In Italia, con le stesse regole europee, abbiamo uno stabilimento fermo, asset congelati e lavoratori lasciati da anni nell’incertezza. Chiediamo, dunque, che il Governo italiano utilizzi tutti gli spazi, le autorizzazioni e le deroghe che la normativa consente per tutelare un asset strategico nazionale qual è l’Eurallumina, i lavoratori e il territorio.
Chiediamo perciò che il 23 ottobre si decida l’immediata erogazione delle risorse dovute alla copertura della gestione operativa dello stabilimento fino a fine anno e comunque per tutto il tempo necessario alla risoluzione di una situazione determinata dal Governo italiano; lo stanziamento di tali risorse è il presupposto indispensabile al prosieguo di un percorso certo e formalizzato verso la soluzione strutturale della vertenza, da definire quanto prima, con il pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.
Per questo, proprio in vista dell’incontro al Mimit, le Segreterie Territoriali e la RSA Eurallumina convocano un SIT-IN con assemblea informativa delle lavoratrici e dei lavoratori giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 9.30, presso i cancelli dello stabilimento di Portovesme. In quella sede verranno condivise le iniziative di mobilitazione da mettere in campo, commisurate alle risultanze dell’incontro del 23 ottobre.
Se da Roma arriveranno ancora rinvii e promesse, la responsabilità di ciò che accadrà ai lavoratori, alle loro famiglie e all’ambiente del Sulcis avrà un nome e un indirizzo precisi. In questa vertenza c’è chi decide e chi paga: finora Roma ha deciso di non decidere, e hanno pagato i lavoratori. I lavoratori dell’Eurallumina hanno dimostrato da sempre senso di responsabilità e fin troppa pazienza. Quella pazienza oggi è pressoché esaurita.
Segreterie Territoriali
Filctem CGIL – Femca CISL – Uiltec UIL
Emanuele Madeddu – Nino D’Orso – Pierluigi Loi
RSA Eurallumina
Enrico Pulisci – Simone Zucca – Davide Boi
In quella sede tutti hanno dovuto prendere atto di ciò che denunciamo da mesi: le risorse per la gestione dello stabilimento sono terminate. La liquidità residua è ridotta al lumicino e le obbligazioni aziendali non sono più garantite. Il Consiglio di Amministrazione dell’Eurallumina, con una formale diffida, ha già messo nero su bianco che in assenza di interventi dovrà valutare i presupposti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, un percorso che a quel punto diventerebbe inevitabile. Non è più un rischio da scongiurare né un allarme: è il conto alla rovescia.
Eppure anche il 13 ottobre si è chiuso senza decisioni. Prima c’erano stati i 9,6 milioni annunciati a dicembre 2025, erogati solo in parte; poi il tavolo del 15 settembre, chiuso con un nulla di fatto e con l’ipotesi fumosa di un’amministrazione con commissario ad hoc. Dal 13 ottobre non è stato definito alcuno stanziamento né soluzione sullo sblocco degli asset. Solo un aggiornamento della riunione, peraltro slittata dal 20 al 23 ottobre, e l’ennesimo annuncio di non meglio precisati soggetti “eventualmente disposti” a valutare il subentro: senza nomi, senza tempi e, soprattutto, senza alcuna garanzia di prospettiva per i lavoratori e le loro famiglie. Ai lavoratori e al territorio non servono più annunci, servono atti.
Lo diciamo con chiarezza: venerdì 23 ottobre non si potrà andare oltre. In quella sede il Governo, e in particolare il MEF, dovrà garantire gli stanziamenti necessari alla prosecuzione della gestione operativa dello stabilimento.
Queste risorse non servono “solo” a mettere in sicurezza il salario dei lavoratori: sono la condizione stessa per la messa in sicurezza del sito. Sono i lavoratori, infatti, a garantire il trattamento delle acque, la barriera idraulica, il presidio del bacino dei fanghi rossi, la prosecuzione delle bonifiche in corso, la manutenzione e la conservazione degli impianti, quest’ultima ormai pressoché assente da tempo. Senza di loro, e senza risorse, quel presidio si ferma.
E un presidio ambientale che si ferma, a Portovesme, significa esporre il territorio al rischio concreto di un disastro ambientale. Significa anche esporre lo Stato a costi di messa in sicurezza e bonifica che l’azienda stessa stima in circa 300 milioni di euro, a fronte dei pochi milioni necessari oggi per garantire la continuità. Rinviare ancora non significa risparmiare: significa moltiplicare il conto, e a pagarlo sarebbero i lavoratori, il territorio e l’intera collettività.
Appare utile ricordarlo ancora una volta: preservare l’asset non è una gentile concessione, è un obbligo di legge in capo a chi ha disposto e mantiene il congelamento. Il Governo non può continuare a fare da spettatore di una crisi che ha determinato e di cui porta per intero la responsabilità. C’è poi un’evidente disparità di trattamento. In Irlanda, Svezia e Germania altri asset sempre di proprietà della stessa RUSAL, continuano a produrre, esenti da sanzioni, e a dare lavoro a centinaia di persone, perché quei rispettivi Governi hanno scelto di difendere tali stabilimenti, la propria occupazione e la propria filiera industriale. In Italia, con le stesse regole europee, abbiamo uno stabilimento fermo, asset congelati e lavoratori lasciati da anni nell’incertezza. Chiediamo, dunque, che il Governo italiano utilizzi tutti gli spazi, le autorizzazioni e le deroghe che la normativa consente per tutelare un asset strategico nazionale qual è l’Eurallumina, i lavoratori e il territorio.
Chiediamo perciò che il 23 ottobre si decida l’immediata erogazione delle risorse dovute alla copertura della gestione operativa dello stabilimento fino a fine anno e comunque per tutto il tempo necessario alla risoluzione di una situazione determinata dal Governo italiano; lo stanziamento di tali risorse è il presupposto indispensabile al prosieguo di un percorso certo e formalizzato verso la soluzione strutturale della vertenza, da definire quanto prima, con il pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.
Per questo, proprio in vista dell’incontro al Mimit, le Segreterie Territoriali e la RSA Eurallumina convocano un SIT-IN con assemblea informativa delle lavoratrici e dei lavoratori giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 9.30, presso i cancelli dello stabilimento di Portovesme. In quella sede verranno condivise le iniziative di mobilitazione da mettere in campo, commisurate alle risultanze dell’incontro del 23 ottobre.
Se da Roma arriveranno ancora rinvii e promesse, la responsabilità di ciò che accadrà ai lavoratori, alle loro famiglie e all’ambiente del Sulcis avrà un nome e un indirizzo precisi. In questa vertenza c’è chi decide e chi paga: finora Roma ha deciso di non decidere, e hanno pagato i lavoratori. I lavoratori dell’Eurallumina hanno dimostrato da sempre senso di responsabilità e fin troppa pazienza. Quella pazienza oggi è pressoché esaurita.
Segreterie Territoriali
Filctem CGIL – Femca CISL – Uiltec UIL
Emanuele Madeddu – Nino D’Orso – Pierluigi Loi
RSA Eurallumina
Enrico Pulisci – Simone Zucca – Davide Boi
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