Il flop delle prestazioni aggiuntive. E’ crisi nel reparto di Ginecologia e Ostetricia del SS. Trinità – di Claudia Zuncheddu
La scelta dei medici “a prestazione aggiuntiva” da parte della presidente Todde, per la carenza dei medici nel reparto di Ginecologia e Ostetricia del SS. Trinità ha creato forti conflitti tra il personale del reparto.
L’inappropriata soluzione, ai gravi problemi del personale, avviene in un pomeriggio a reparto dichiarato chiuso dalla primaria e dopo il trasferimento dei bambini al Brotzu, per motivi di sicurezza. Un atto di coraggio e di responsabilità della primaria Eleonora Coccollone.
L’assistenza neonatologica richiede competenze altamente specialistiche e la carenza di medici, già da tempo denunciata, impone personale con capacità di gestione del neonato sia fisiologico che patologico, una stretta collaborazione tra esperti ginecologi ed ostetrici, una conoscenza dell’organizzazione del reparto ed una continuità assistenziale che i medici a prestazione aggiuntiva non possono garantire in quanto tali.
Ma, ancora una volta, la presidente Todde persiste con scelte costosissime e fallimentari. Probabilmente ignora che la sanità sarda necessita di investimenti di risorse tese a migliorare le condizioni lavorative del personale sanitario esistente, con ciò salvaguardando anche la dignità professionale. Solo così si blocca l’esodo dei medici dal pubblico al privato o da un ospedale all’altro indebolendo reparti già fragili.
Richiamare medici in aspettativa presso altri reparti o imporre il “rientro forzato” a chi, anche per ragioni etiche, non cede alle lusinghe dei 1400 euro lordi, a notte (diaria delle prestazioni aggiuntive), contro i 2800 euro mensili dei tre colleghi su cui grava il peso di un reparto così complesso, non solo non è la soluzione, così come dichiara la presidente Todde, ma è una misura che viola i diritti dei lavoratori, che accresce i disservizi nel reparto, nonché i conflitti e le disuguaglianze tra il personale.
Sulla crisi del punto nascita più importante della Sardegna, con le oltre 1300 nascite all’anno, non è tempo di demagogia e di messaggi fuorvianti.
La scelta dei medici superpagati, non garantisce nessuna continuità assistenziale. Non basta coprire un turno senza alcuna programmazione. Non è una misura che può “garantire gli elevati standard di sicurezza alle pazienti e ai loro bambini”, tanto voluti in primis dalla primaria Eleonora Coccollone.
La preoccupazione è che dopo la chiusura dei punti nascita nei territori sardi, con “la colpa” di non garantire almeno 500 nascite all’anno, come previsto già dal DM70, che comunque all’art. 3 esclude dall’obbligo le regioni a statuto speciale, è a rischio di chiusura l’Ostetricia e Ginecologia del Santissima Trinità. Il reparto prediletto per l’eccellenza del servizio e della professionalità è a rischio di chiusura per la carenza di personale, per i turni e i carichi di lavoro insostenibili.
Cagliari vanta tre punti nascita (SS. Trinità, Brotzu e Policlinico) tre pianeti che non si incontrano ma che meriterebbero un’analisi attenta sulla razionalizzazione strategica del personale e dei servizi.
Claudia Zuncheddu
Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica
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