27 October, 2021
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Ci vorranno ancora almeno 18 mesi, forse 24, per vedere i primi lingotti di alluminio uscire dallo stabilimento Sider Alloys di Portovesme. E’ emerso stamane, nel corso del vertice ministeriale svoltosi nella sala riunioni, convocato dalla sottosegretaria di Stato del ministero dello Sviluppo economico, Alessandra Todde (M5S), cui hanno partecipato, in presenza, i massimi dirigenti dell’Azienda, l’Amministratore delegato Giuseppe Mannina ed il responsabile del settore Energia Gaetano Libia, il responsabile della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Iglesias don Salvatore Benizzi ed alcuni sindaci dei Comuni del Sulcis, ed in videoconferenza gli assessori regionali del Lavoro Alessandra Zedda e dell’Industria Anita Pili, i rappresentanti di Invitalia e quelli delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e CUB.

La sottosegretaria Alessandra Todde è arrivata in stabilimento intorno alle 11.00, reduce da una visita allo stabilimento Eurallumina. S’è fermata al presidio, davanti ai cancelli dello stabilimento, dove ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori. Già con loro, come ha fatto successivamente all’interno dello stabilimento, nel corse del vertice, iniziato in ritardo per difficoltà nell’attivazione della videoconferenza, ha sottolineato l’importanza del passaggio positivo registrato con la sottoscrizione dell’accordo di fornitura dell’energia tra ENEL e Sider Alloys, ma allo stesso tempo, in piena sintonia con i lavoratori, ha ribadito che i passaggi da effettuare sono ancora tanti, ad iniziare dalla definizione del piano industriale che vedrà la luce dopo l’estate.

Nel corso dell’incontro, l’amministratore delegato Giuseppe Mannina ha ribadito quanto già espresso ieri in una comunicato stampa, il suo ringraziamento per tutti coloro che hanno concorso al superamento del problema relativo alla fornitura dell’energia elettrica. Anche i rappresentanti dei lavoratori hanno espresso soddisfazione per il passo avanti compiuto, unitamente alla prudenza ed all’auspicio che ora si possa procedere più speditamente verso il traguardo finale, rappresentato dall’assunzione dei lavoratori ex Alcoa e dall’avvio della produzione.

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Si terrà martedì 28 luglio alle 9.30, in videoconferenza, il tavolo tecnico convocato dalle assessore Anita Pili (industria) ed Alessandra Zedda (lavoro) per discutere della situazione della fabbrica tedesca Rwm Italia. In ballo c’è il posto di lavoro di 170 lavoratori.
«Abbiamo voluto istituire con urgenza un tavolo di confronto con azienda e sindacati per individuare i possibili scenari sul futuro dello stabilimento di Domusnovashanno dichiarato le esponenti della Giunta Solinas -. Lavoreremo in sinergia per intervenire in maniera risolutiva con l’obiettivo di trovare una soluzione di sviluppo positivo per azienda e lavoratori.»
Antonio Caria

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Con una seduta pomeridiana la commissione Bilancio questo pomeriggio ha approvato il P 56, ovvero la riprogrammazione delle misure a sostegno delle imprese e dei lavoratori in difficoltà a causa della pandemia ma anche la riforma sanitaria.
Sotto la presidenza di Valerio De Giorgi, la commissione ha licenziato prima, con il voto contrario dell’opposizione, il disegno di legge 112 e la proposta di legge 121 che riguardano la riforma sanitaria e riportano ad una dimensione territoriale le aziende sanitarie.
Massimo Zedda (Progressisti) ha invitato la maggioranza e la Giunta a un ripensamento: «Con l’emergenza, un’emergenza che nonostante la percezione di tanti in realtà non è ancora finita, sarebbe più raccomandabile evitare di rischiare una crisi del sistema sanitario facendogli pagare gli effetti di una riforma, che è appunto di sistema». Cesare Moriconi (Pd) ha posto invece l’accento «sull’incertezza in ordine ai costi di questa riforma. E lo dico senza giudizi di valore sul testo». Opinione condivisa anche da Eugenio Lai (LeU), che ha detto: «Non vedo risparmi in questa proposte di legge ma solo un aumento dei costi»
La commissione Bilancio ha approvato il parere finanziario alla riforma sanitaria con questa osservazione: «Si evidenzia l’esigenza di una integrazione e rafforzamento del contenuto della relazione tecnico finanziaria sotto il profilo della quantificazione, specialmente nelle parti che prevedono risparmi di spesa e maggiori costi legati all’istituzione di organi monocratici e collegiali e al rinnovo delle strutture ospedaliere pubbliche, dando maggiormente conto del loro proiettarsi negli esercizi considerati nel vigente bilancio di previsione e in quelli successivi».
Approvato anche il P 56 nell’ambito del Por Fse Sardegna 20134 2020, nel quale la Giunta ha adottato una riprogrammazione semplificata finalizzata ad attuare misure di contrasto dell’emergenza Covid. La riprogrammazione, con effetti immediati, è stata illustrata dall’assessore del Lavoro, Alessandra Zedda, e prevede tra l’altro sovvenzioni dirette per imprese e autonomi (26,5 milioni di euro), rafforzamento dei servizi di assistenza sanitaria (2,5 milioni di euro) e supporto alle famiglie con persone ad autonomia limitata (3 milioni di euro).

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«Il potenziamento anche strutturale della rete territoriale dei Servizi per l’impiego, significa costruire un modello virtuoso nella strategia di sviluppo regionale che ha due focus principali: l’inserimento e reinserimento lavorativo e quindi sociale delle fasce di popolazione più deboli, e il rafforzamento dei servizi alle imprese, con la realizzazione di una solida struttura di consulenza e supporto per tutte le esigenze aziendali di reclutamento nel territorio.»
Lo afferma l’assessore regionale del Lavoro, Alessandra Zedda, commentando l’approvazione della delibera che prevede l’adozione del Piano straordinario di potenziamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro.

Gli interventi previsti nel provvedimento individuano le risorse destinate allo sviluppo della rete dei servizi pubblici per il lavoro quale struttura fondamentale del mercato del lavoro e dell’integrazione attiva delle persone, nonché la programmazione e gestione nazionale per l’attuazione del programma del reddito di cittadinanza.

«In un contesto socio-economico dinamico e continuamente mutevole è indispensabile potenziare la rete di servizi per l’impiego, che costituisce un sostegno sempre più qualificato e autorevole per cittadini e imprese», aggiunge l’assessore Alessandra Zedda.

Presupposto per la realizzazione dell’obiettivo risulta la formazione efficace degli operatori dei Servizi per l’impiego della Sardegna, finalizzata e strettamente collegata alla capacità di comprendere le dinamiche del contesto esterno e a ciò che è effettivamente necessario ai fini della crescita e dello sviluppo dei Servizi e alla valorizzazione del capitale umano.

«Inoltreprecisa l’assessore regionale del Lavoroun ambiente di lavoro ben progettato, accessibile e riconoscibile, sarà in grado di rispondere alle specifiche esigenze e sviluppare il senso di appartenenza di chi ci lavora e di soddisfare le aspettative degli utenti, influendo positivamente sul benessere lavorativo e favorendo rapporti di qualità interni ed esterni al Centro per l’impiego.»

«In questa strategia, i CPI si devono connotare per la qualificazione e la puntualità dei servizi che erogano ai cittadini, alle imprese e alla Pubblica Amministrazione, contribuendo alla creazione di una nuova cultura delle politiche per l’occupazione e va sviluppato, contestualmente, il ruolo del Centro per l’Impiego come facilitatore di relazioni tra soggetti del mondo del lavoro con una promozione della sinergia tra istituzioni, imprese e sistemi produttivi», conclude l’assessore regionale del Lavoro.

«Una squadra di donne per la ripresa della Sardegna dopo il Covid-19.»

È questo il tema della conferenza stampa promossa da Azzurro Donna Sardegna. Ad annunciare l’iniziativa è la coordinatrice regionale di Azzurro Donna, Ada Lai. Il “battesimo” della nuova squadra vede la partecipazione della coordinatrice nazionale di Azzurro Donna, Catia Polidori, del coordinatore regionale di Forza Italia, Ugo Cappellacci, dell’assessore regionale al Lavoro Alessandra Zedda e degli altri rappresentanti locali e regionali di Forza Italia.

«Azzurro Donna nasce dalla volontà del presidente Silvio Berlusconi di affidare alle donne del partito non solo la valorizzazione dei temi che concernono l’universo femminile, ma anche un moderno contatto col territorio, fatto di ascolto e di proposte, di impegno e di idee, per migliorare la nostra comunità – afferma Ada Lai -. >Valorizzeremo quindi il ruolo della donna, nell’ottica della parità di genere, e lotteremo contro ogni disparità, ingiustizia, violenza. Venti donne “guerriere”, affiancate da tutte le elette nelle istituzioni e da tutti gli uomini del partito, che hanno alle spalle storie professionali e politiche che spaziano in tutti i settori della società.»

Ada Lai prosegue annunciando “Sardegna Respira”, la proposta di Azzurro Donna Sardegna: «Il rilancio della Sardegna parte dai valori liberali e progressisti di Forza Italia, che concernono il Lavoro, la fiscalità, la burocrazia, l’efficienza dei servizi, la valorizzazione dell’Ambiente, la formazione la sicurezza, la Sanità e la Famiglia. In tale ottica la proposta innovativa che intendiamo portare avanti riguarda uno “shock fiscale”, che interessa chi voglia aprire qualsiasi nuova attività e dia la possibilità di creare lavoro senza l’incubo dell’oppressione statale. A tal fine – prosegue Ada Lai – prendendo esempio dalla lotta che Ugo Cappellacci ha condotto contro la fiscalità fino ad arrivare alla Zona Franca, e dall’impegno dell’assessore del Lavoro Alessandra Zedda nel tutelare l’occupazione in tutti i settori, proporremo l’esclusione totale da ogni tassa, imposta o balzello per i primi tre anni a ogni nuova attività produttiva, compresi i contributi dei nuovi lavoratori. Una norma innovativa – conclude Ada Lai -, che si affianchi ai doverosi aiuti a favore di tutte quelle attività già in essere e fortemente provate da questa crisi, che non necessita di ulteriori stanziamenti pubblici, e che consentirà alla Sardegna di respirare, tutelando soprattutto donne e giovani, gli anelli più deboli della catena lavorativa».

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La Legge quadro sulle azioni di sostegno al sistema economico della Sardegna e a salvaguardia del lavoro, a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, sarà all’esame del Consiglio regionale da lunedì 13 luglio, alle 16.00. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo, presieduta dal presidente Michele Pais, che si è riunita oggi alle 13.30. Ha partecipato anche la vicepresidente della Giunta (e assessora del Lavoro) Alessandra Zedda che ha chiesto l’approvazione del disegno di legge 162 con la massima urgenza vista la situazione insostenibile in cui versa il sistema economico isolano dopo l’emergenza sanitaria. Sul punto i gruppi di minoranza hanno garantito che non ci sarà ostruzionismo. L’impegno preso dai capigruppo è quello di votare il passaggio agli articoli entro lunedì sera. Da martedì, alle 10.00, comincia l’esame dell’articolato ed i lavori proseguiranno ad oltranza fino all’approvazione della legge.

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«Occorre accelerare sulla ripresa in sicurezza del lavoro in presenza negli uffici della pubblica amministrazione per garantire maggiore efficienza e tempestività dei servizi ai cittadini. Bisogna tenere conto del contesto lavorativo nel quale nella Fase 3 deve essere utilizzato il ‘lavoro agile’ adottando però tale strumento in modo strutturale e in linea con il raggiungimento di obiettivi e risultati certi e misurabili, conciliando al meglio la tutela dei lavoratori da un lato e la necessaria ripresa delle attività produttive dall’altro.»

Con queste parole, l’assessore regionale del Lavoro, Alessandra Zedda, affronta il tema dello smart working, ed auspica che nella legge di conversione del Decreto Rilancio non sia prevista l’obbligatorietà di tale modalità di lavoro fino al 31 dicembre 2020.

«Si tratta di un processo di cambiamento complessoaggiunge l’assessore Alessandra Zedda che deve partire da un’attenta considerazione delle priorità e peculiarità culturali e manageriali dell’organizzazione, in cui la tecnologia gioca un ruolo chiave. Per questo si rende necessario ripensare a una riorganizzazione del lavoro, specie quello pubblico, che tenga conto dei suoi benefici ma anche delle ripercussioni sulla qualità del lavoro stesso e sull’impatto sociale.»

Il lavoro agile è un prezioso assist per garantire continuità operativa e salute, ma Alessandra Zedda è convinta che «una volta cessata la fase emergenziale sia fondamentale facilitare la ripresa del lavoro con modalità ordinaria per garantire la progressiva riapertura degli uffici pubblici e il ritorno a una normalità sociale e occupazionale, ovviamente rispettando i protocolli di sicurezza». 

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«La Regione è impegnata attivamente nel raggiungere l’obiettivo della proroga di sei mesi della cassa integrazione ai lavoratori del Porto Canale. L’incontro odierno è stato positivo e tutti i partecipanti hanno dato il proprio contributo per dare delle prospettive concrete a un risultato che riteniamo importantissimo. Dal ministero dello Sviluppo economico abbiamo riscontrato la volontà di utilizzare il Fondo salva imprese e la cassa integrazione speciale ai sensi del decreto Genova e riteniamo si stia andando nella direzione giusta.»
Sono queste le parole pronunciate dall’assessora regionale al Lavoro, Alessandra Zedda, che oggi ha partecipato a un incontro, in videoconferenza, per discutere il futuro dei 200 lavoratori del Porto Canale.
Erano presenti anche Alessandra Todde, sottosegretaria del ministero dello Sviluppo economico, i dirigenti del ministero del Lavoro, i rappresentanti del ministro per il Sud, le sigle sindacali, l’Autorità di Sistema e i rappresentanti della Cagliari International Container Terminal, società del gruppo Contship ed ex-concessionaria del Porto Canale.
«La proroga degli ammortizzatori di fatto cristallizza le procedure di licenziamento, pur mantenendone l’efficacia. Le soluzioni proposte ha aggiunto Alessandra Zeddae l’ipotesi di allungare i tempi di liquidazione dovranno trovare la disponibilità della società terminalista, che si è riservata la possibilità di decidere con i propri azionisti. In questa fase, in attesa che si chiudano le procedure delle manifestazioni di interesse per l’individuazione di una nuova gestione, garantire la tutela dei lavoratori è di rilevanza strategica. Continueremo a lavorare nella direzione segnata, con responsabilità e spirito costruttivo – ha concluso Alessandra Zedda -, nella massima collaborazione fra le istituzioni. Crediamo fermamente nelle potenzialità dello scalo che per la Sardegna significano opportunità di sviluppo e lavoro irrinunciabili.»
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«La situazione che vede coinvolti circa 100 lavoratori in attesa di una proroga della cassa integrazione e di chiarezza e concretezza per la definizione da parte dell’azienda sul futuro del polo industriale del Sulcis Iglesiente, comporta un’attenzione particolare da parte di questa Giunta.»
E’ il commento dell’assessore regionale del Lavoro, Alessandra Zedda, dopo la manifestazione svoltasi stamane, davanti ai cancelli della fabbrica Sider Alloys di Portovesme, di 20 operai, ai quali non è stato rinnovato il contratto in scadenza e di altri 85 lavoratori che da lunedì prossimo ricorreranno agli ammortizzatori sociali.

«La vertenza deve essere risolta in modo definitivo senza ulteriori tentennamentiha aggiunto l’assessore Alessandra Zedda al fine di dare finalmente una prospettiva di lavoro a lungo termine. Il passaggio ostativo sulla firma dell’accordo con Enel per il prezzo dell’energia sembrava ormai superato, mentre tuttora si rilevano ritardi che complicano la posizione dei lavoratori. Nell’interesse degli stessi è auspicabile che l’Ente sciolga il nodo della fornitura energetica nel più breve tempo possibile.»

I rappresentanti delle organizzazioni sindacali, intanto, hanno chiesto un ulteriore incontro con i vertici dell’ex Alcoa, che dovrebbe essere fissato per giovedì 2 luglio, data in cui «ci si aspetta una risoluzione definitiva della vertenza, per la quale Governo e Regione, in una unità di intenti e condivisione degli obiettivi, si sono impegnati a superare le criticità rappresentate dalla società svizzera in modo tale da salvaguardare, in primo luogo, l’occupazione nel territorio sardo», ha concluso Alessandra Zedda.

Quale sarà il destino del nuraghe Sirai di Carbonia? È questa la domanda più scottante del momento, almeno per quanto riguarda le aree archeologiche del Sulcis Iglesiente, interessate dalla chiusura dei cantieri di scavo e manutenzione. La convenzione con la Fondazione Cammino di Santa Barbara giunge al termine e i lavoratori, formati da anni di lavoro e corsi di formazione sullo scavo archeologico, saranno occupati in altre sedi. Il dialogo con la Regione sembra essersi interrotto e all’orizzonte non paiono prospettarsi nuove soluzioni.
«Il nostro confronto con la regione è iniziato a settembrespiega la sindaca di Carbonia, Paola Massidda -, con un incontro con l’assessore del Lavoro Alessandra Zedda, che ci aveva dato forti rassicurazioni. Evidentemente, però, per l’assessore queste rassicurazioni riguardavano solo il fatto che i lavoratori del nuraghe Sirai avrebbero mantenuto la sicurezza di un posto di lavoro. Ma il fatto è che le competenze, le qualifiche e le esperienze maturate in vent’anni di scavi archeologici vengono di fatto buttate.»
Competenze maturate sul campo ma anche attraverso appositi corsi di formazione istituiti dalla Regione stessa. Il nuraghe, che nel corso degli anni ha restituito una realtà unica nell’ambito dell’archeologia sarda, resterà quindi senza un cantiere di scavo e non sarà più possibile renderlo fruibile al pubblico.
«Due anni fa siamo riusciti ad aprire al pubblico questa perla del nostro territorio, che ora dovrà essere chiusa perché il comune non ha le risorse per tenere il cantiere apertoprosegue Paola Massidda -. L’ultimo atto sono le lettere inviate all’assessore dei Beni Culturali, Andrea Biancareddu, e al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, perché questa rappresenta una grave perdita per tutto il nostro patrimonio culturale.»
Il nuraghe Sirai era stato inserito all’interno del progetto Cammino di Santa Barbara, come luogo di passaggio dei pellegrini. Come spiega ancora la sindaca di Carbonia: «Era una delle tappe che offrivamo, nel nostro territorio, alla visita dei pellegrini. Forse riusciremo a trovare i fondi grazie all’assessore dei Beni Culturali, ma non si sa. Con le sue risorse, il comune di Carbonia non riesce assolutamente a salvaguardare e a tutelare questo bene, che rischia l’abbandono».

L’assessore della Cultura, Sabrina Sabiu, conferma le difficoltà attraversate in questo momento così delicato: «Al momento non abbiamo altre soluzioni da proporre. Questi lavoratori sono vitali per poter mantenere aperto il cantiere e gli scavi. Solo attraverso il loro utilizzo è possibile mandare avanti la filiera della ricerca. Il nostro sconcerto deriva anche dal fatto che le loro competenze vengono disconosciute dalla stessa Regione che, a suo tempo, aveva speso dei denari nei corsi di formazione».
La conseguenza è che, tra tutti e quattro i siti che resteranno senza la manutenzione di un cantiere, il nuraghe Sirai non avrà nemmeno la possibilità di essere gestito da personale che lo renderà fruibile al pubblico.
«Gli altri siti sono già oggetto di un percorso museale consolidatospiega ancora l’assessore Sabrina Sabiu che ormai è nel circuito del finanziamento regionale, legato alla legge 14 del 1996, mentre il nuraghe Sirai, in questo circuito, non è mai entrato. Quindi non è solo un discorso di apertura al pubblico, perché ovviamente avendo le guide potremmo fare anche questo. Il problema è che il sito va manutenuto e le risorse umane che abbiamo non sarebbero sufficienti per mantenere aperto un sito di questa portata. Noi non abbiamo la possibilità di poter investire ulteriormente.»
Il danno che ne consegue è enorme, vista la rilevanza scientifica dell’area, che in questa bagarre passa totalmente in secondo piano. L’archeologo Matteo Tatti fa il punto sul perché il nuraghe Sirai rappresenti un valore aggiunto per la storia della Sardegna.
«In questo contesto si è creata una commistione molto interessante, perché le popolazioni che arrivano dall’Oriente si insediano qua e condividono l’area con le popolazioni nuragiche che già c’erano, dando luogo a un qualcosa di nuovo. Per cui vediamo forme di età nuragica realizzate con tecniche di lavorazione del tutto nuove. O, al contrario, forme ceramiche che noi riconosciamo come fenicie ma prodotte con un tipo di manifattura di età nuragica. Si tratta di un sito in cui è presente una fortissima attività artigianale, che ha dato risultati eccezionali, e che ha pochissimi altri esempi nel Mediterraneo. Un unicum in Sardegna. Manufatti di pregio che prendevano anche il largo sulle navi e che quindi si inserivano su percorsi commerciali di più ampio raggio.»
Una realtà importantissima e peculiare che deve assolutamente restare disponibile alla fruizione pubblica e che non può permettersi di cadere nell’oblio.
«La ricerca ed i suoi risultati devono essere messi a disposizione della collettivitàprosegue Matteo Tatti -. La risposta del pubblico, durante le aperture periodiche del nuraghe, è sempre stata notevole. Questo significa che la collettività ha necessità di riappropriarsi della sua storia. Questo è un elemento che non deve mai essere trascurato e che deve essere messo tra gli obiettivi principali a cui rispondere quando si interviene. Noi archeologi abbiamo una responsabilità notevole e di tutto questo dobbiamo rendere conto alla collettività che ne fruisce.»
Federica Selis