26 October, 2021
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Mercato locale limitato, frammentato, distante e fondato su pochi settori strategici; costi di trasporto elevati (per logistica, merci ed assicurazioni) per via della distanza ma anche di situazioni di concorrenza imperfetta; impossibilità di realizzare economie di scala, tenuto conto delle piccole dimensioni del mercato che comportano costi unitari elevati sia a livello di funzionamento delle imprese e sia di servizi pubblici; elevati costi di infrastrutturazione del territorio, tenuto conto della maggiorazione indotta dai costi di trasporto delle materie prime necessarie. Sono i quattro effetti più evidenti dell’insularità messi in evidenza dal presidente del Comitato per l’insularità Roberto Frongia nel corso dell’audizione al Senato sulla modifica della Costituzione.

Al collegamento hanno partecipato anche Maria Antonietta Mongiu (Presidente del Comitato Scientifico per l’insularità), Andrea Pubusa (Università di Cagliari), Omar Chessa (Università di Sassari), Giovanni Lobrano (Università di Sassari e componente Comitato Scientifico Insualrità), Enrico Atieri (ex magistrato e componente ), Benedetto Torrisi (Università degli Studi di Catania), Franco Angelo Siddi (Presidente Confindustria-Radiotelevisioni).

Uno squilibrio evidente e decisivo per il futuro dell’Isola, reso evidente dai numeri elaborati dall’Istituto Tagliacarne  per categoria di infrastruttura: fatto 100 l’indice di dotazione infrastrutturale, la Sardegna si ferma al 43,88% per quanto riguarda le strade, il più basso se raffrontato alla media nazionale e al resto delle aeree geografiche (88,17% nel Mezzogiorno, 111,19% nel Nord Ovest); ad appena  il 17,39 per quanto riguarda le ferrovie (76,28% nel Mezzogiorno, 102,62% nel Nord Ovest). Indici scadenti si riscontrano anche per quanto riguarda impianti e reti energetico-ambientali (38,35% contro il 67,11% del Mezzogiorno e il 127,35% nel Nord Ovest), telefonia (44% contro il 96,79% del Mezzogiorno e del 112,80% del Nord Ovest); reti bancarie e di servizi (38% contro il 64,99% del Mezzogiorno e il 135,25% del Nord Ovest).

Cosa significa vivere isolati? Frongia e Mongiu hanno cercato di dare una risposta a questo interrogativo, entrando nello specifico di quegli effetti dell’insularità che fanno dei sardi cittadini di serie B in termini di eguali diritti e condizioni di partenza rispetto ai cittadini del resto della Penisola e di opportunità rispetto al resto d’Europa. «I diritti della Sardegna non possono più attenderespiegano Frongia e Mongiu -. Con l’inserimento del principio di insularità in Costituzione vogliamo riaffermare la nostra specialità che riteniamo ci sia stata scippata con la riforma del 2001. Cancellare il riferimento all’insularità concludonosignifica aver tradito quel principio che aveva portato i Padri Costituzionali a riconoscere la specialità di Sardegna e Sicilia. Oggi abbiamo la possibilità e il dovere di intervenire».

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Prosegue senza soluzione di continuità l’attività di promozione della scrittura e della lettura messa in campo dal Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis e dal suo Ente capofila, il comune di Carbonia. Nell’ambito della rassegna “Carbonia Scrive”, venerdì 18 ottobre, alle ore 18.00, nella Biblioteca comunale di viale Arsia, Andrea Pubusa, avvocato, professore di Diritto Amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Cagliari, ex consigliere regionale, nonché autore di monografie, saggi e articoli, presenterà il suo libro, intitolato “Palabanda: la rivolta del 1812. Fatti e protagonisti di un movimento che ha scosso la Sardegna”.

Alla presentazione del libro interverranno, oltre all’autore Andrea Pubusa, al giornalista Sandro Mantega e all’assessore alla Cultura Sabrina Sabiu, anche il sindaco Paola Massidda, secondo cui «si tratta di un testo che getta una nuova luce su una vicenda storica intricata, che ha rappresentato – al netto delle sue contraddizioni interne e del suo mancato risultato – un momento rilevante per la lotta democratica dei Sardi contro i Savoia. Il libro offre molteplici nuovi spunti interpretativi e di riflessione su una pagina storica importante per la nostra Sardegna».

Il libro ricostruisce con dovizia di particolari e di retroscena la congiura di Palabanda, un evento accaduto nel 1812, che prende il nome da un podere di piccole dimensioni situato nella parte occidentale del quartiere cagliaritano di Stampace. «È verosimile – si legge a pagina 64 del libro – che i protagonisti di Palabanda anelassero al raggiungimento della concessione o promulgazione di una Carta costituzionale, sul modello di quelle di Cadice e della Sicilia. Per far sì che questo sogno si avverasse dovevano, per forza di cose, lavorare per trasformare il regime sabaudo in una monarchia costituzionale. Difficile, anche in quel frangente, immaginare che sperassero di creare una Repubblica Sarda».

La presentazione del libro di Andrea Pubusa si inserisce nell’ambito della rassegna “Carbonia Scrive”, «un’iniziativa che conferma ancora una volta quanto l’Amministrazione Comunale sia protesa alla valorizzazione delle attività di scrittura e lettura, attraverso l’organizzazione di una serie di eventi di valore: dai Laboratori di animazione alla lettura al Festival TutteStorie, dal Maggio dei Libri a Carbonia Studia, fino al prestigioso riconoscimento per Carbonia della qualifica “Città che legge”, ottenuta nel mese di giugno dello scorso anno», ha precisato l’assessore alla Cultura Sabrina Sabiu.

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Sono tre i candidati alla carica di sindaco del comune di Cagliari per le Amministrative del 16 giugno. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha riammesso oggi la lista “Verdes” che candida alla carica di sindaco l’ambientalista-pacifista Angelo Cremone (difeso dall’avvocato Andrea Pubusa), esclusa inizialmente dalla commissione elettorale. La scelta dei giudici del TAR richiama una precedente decisione dell’assemblea plenaria del Consiglio di Stato, in base alla quale, il mancato deposito insieme con la lista dei candidati dei certificati elettorali dei sottoscrittori, non comporta l’esclusione dalla lista, potendo tali certificati essere acquisiti dalla Commissione elettorale o essere consegnati in un momento successivo.

I candidati alla carica di sindaco di Cagliari, dunque, sono nuovamente tre. Gli altri due sono Francesca Ghirra, assessore uscente della Giunta Zedda, candidata del centrosinistra come vincitrice delle elezioni primarie, sostenuta da 7 liste: Partito Democratico, Campo Progressista, Siamo Cagliari (Sardegna in Comune), Donne con Francesca Ghirra (Futuro Comune), Marzia Cilloccu per Cagliari, Sinistra per Cagliari, Cagliari città d’Europa; e Paolo Truzzu, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, candidato della coalizione di centrodestra, sostenuto da 11 liste: Forza Italia, Fortza Paris, Partito Sardo d’Azione, Popolari per Cagliari, Riformatori sardi, Sardegna 20Venti, Sardegna Forte per Cagliari, Lega Salvini Sardegna, Pro Sardinia Unione di Centro, Cagliari Civica-Patto Uds Sardegna Civica, Fratelli D’Italia.

Con la riammissione della lista “Verdes” di Angelo Cremone, la competizione elettorale del 16 giugno potrebbe avere una coda con il ballottaggio, domenica 30 giugno, tra i due candidati più votati al primo turno, se nessuno dovesse superare la soglia del 50% al primo turno.

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(Murale di F. Del Casino a Nuxis sulla latitanza dell’avv. S. Cadeddu – 1812/13)

Per Nuxis, nel Sulcis, e per i democratici sardi, in occasione de Sa Die de sa Sardinia, domenica 5 maggio sarà una giornata importante. Su iniziativa dell’associazione culturale “Le Sorgenti” di Nuxis, alle 10.00, dalla piazza Satta, vicina al Municipio, partirà la carovana lungo il “Cammino della Libertà”, il percorso che dal centro del Paese conduce alla Grotta di Conch’è cerbu, nei luoghi dove fra il novembre del 1812 e la primavera del 1813 fu latitante l’avv. Salvatore Cadeddu, capo della Rivolta di Palabanda.
Da Cagliari un pullman speciale parte domenica 5 maggio alle ore 8,30 dal piazzale degli Uffici comunali di via Sonnino: Per prenotazioni chiamare Giacomo Meloni tel. 331 8553428 (viaggio + pranzo al rinomato Ristorante Letizia euro 30).
Chi vuole recarsi in auto deve prenotare il pranzo, menù fisso 20 euro, al Ristorante Letizia tel. 0781 957021.
La Grotta è in un bel bosco, quindi una gita interessante sotto il profilo culturale, naturalistico e culinario.

A Nuxis due anni fa, a cura della Pro loco, venne realizzato un murale meraviglioso da Francesco Del Casino, dedicato alla latitanza dell’Avv. Salvatore Cadeddu, ora, in occasione de Sa Die de sa Sardinia, si percorre il “Cammino della Libertà” fino alla Grotta dove trovò rifugio Cadeddu.
Verrà evocato un fatto rilevante della storia sarda: nei dintorni di Nuxis, ad inizio Ottocento, il capo di Palabanda ha trovato rifugio per alcuni mesi. Dice Antioco Pabis in un memoriale del 1857, che l’avv. Salvatore Cadeddu, ispiratore della Rivolta di Palabanda, alla fine del 1812 si rifugiò nel Sulcis con l’intento di imbarcarsi nelle coste vicine per raggiungere la Corsica, luogo di primo asilo per gli esuli sardi, perseguitati dai Savoia. Pabis ci dà una descrizione così precisa dei luoghi della latitanza, il “furriadroxiu” di Tatinu, del rifugio, la grotta di Conch’e Cerbu, del capraro che lo accolse, Luigi Impera (i luoghi sono ancora di questa famiglia), da non poter essere messo in discussione, da non suscitare dubbi circa la sua attendibilità. Pabis del resto era di casa presso i Cadeddu in quanto era precettore dei figli dell’avv. Giovanni, fratello di Salvatore Cadeddu.
Sono previsti una relazione su Salvatore Cadeddu ed i fatti di Palabanda, canti e letture di Piero Marcialis e Roberto Deiana.

Andrea Pubusa

 

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Si è tenuta ieri la Camera di Consiglio davanti al Tar Sardegna nel ricorso contro RWM e comune di Iglesias.
«Data la complessità della vicenda e la necessità dei difensori delle Associazioni di esaminare i documenti presentati da RWM – comunica l’avvocato Andrea Pubusa, legale delle associazioni ricorrenti – il Presidente ha accolto la proposta dei difensori delle associazioni di fissare direttamente l’udienza pubblica per il 19 giugno prossimo, nella quale verrà decisa con sentenza la causa.»

 

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«Il sindaco di Nuxis ha convocato una pubblica assemblea per parlare della gestione del servizio idrico. Com’è noto, Nuxis è uno dei 29 comuni sardi che autogestiscono l’acqua, avendo fonti sufficienti ai propri bisogni. Ma allora perché l’assemblea popolare? Per comunicare che il Comune non ha i fondi per gestire il servizio. Troppi i morosi; prendono l’acqua, ma non la pagano. E siccome il sindaco non intende esigere il pagamento, non rimane che affidarsi alla coscienza o al buon cuore degli evasori, in mancanza il servizio passerà ad Abbanoa, anche perché uno dei requisiti di legge per la gestione autonoma è che essa sia efficiente ed economicamente corretta.»

Lo sostiene, in una nota, Andrea Pubusa, candidato sindaco non eletto alle elezioni dello scorso anno, successivamente dimessosi dalla carica di consigliere comunale.

«Insomma, ad un anno dall’elezione, il Sindaco dichiara la resa e si appresta a consegnare il servizio idrico comunale ad Abbanoa – aggiunge Andrea Pubusa -. Colpa dei morosi, dice, senza dar conto di una sua omissione nel pretendere i pagamenti dai morosi, che comporta, fra l’altro, una precisa responsabilità politica e contabile del Sindaco e della Giunta. C’è da aggiungere che l’amministrazione attuale non si è preoccupata di provare al Comitato d’Ambito il possesso degli altri requisiti per mantenere l’autonomia di gestione, e cioè il pregio delle acque e l’ubicazione delle fonti in parchi o aree protette.»

«Avevo segnalato, con un’interrogazione, la necessità di questi adempimenti nel dicembre scorso, subito dopo l’approvazione di una leggina regionale presentata falsamente come risolutiva per la gestione autonoma dei 29 comuni fuori da Abbanoa, ma che, in realtà non ha modificato i requisiti, fissati in legge statale, quindi non modificabile con legge regionale.
Per scongiurare il passaggio ad Abbanoa, gli amministratori di Nuxis dovrebbero muoversi per realizzare gli adempimenti di legge. Stare inerti e dar la colpa ai morosi – conclude Andrea Pubusa – è un modo per nascondere la propria incapacità di far fronte a una questione su cui l’attuale mai maggioranza si era impegnata nella campagna elettorale. Ma non è mai troppo tardi.»

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Circa duecento, uomini e donne, sono convenuti dal Sulcis, da Cagliari e dalla provincia per l’inaugurazione del “Cammino della Libertà”, a Tattinu, vicino a Nuxis. I partecipanti hanno fermato le auto e l’autobus giunto da Cagliari ai bordi del bivio di monte Nieddu e poi si sono inoltrati nel fitto bosco di lecci, in mezzo ad una macchia con gli odori forti della primavera ormai scoppiata. Questo è il cammino fino alla grotta di Conch’e Cerbu, dove fra il novembre del 1812 e la primavera del 1813, Salvatore Cadeddu, il capo della Rivolta di Palabanda, fu nascosto dal capraro del luogo Luigi Impera.
La manifestazione è stata aperta dai canti di Clara Murtas e Roberto Deiana che, in modo suggestivo, hanno fatto giungere dal bosco le loro canzoni popolari di fine settecento e primi dell’Ottocento, per poi presentarsi in “scena”, sotto un secolare e maestoso albero di leccio. Lì hanno recitato poesie e canzoni del periodo rivoluzionario francese di fine ‘700 e le canzoni popolari sarde contro i Savoia e i barones.
Il pubblico si è sparso in cerchio nel prato tutt’intorno e ha seguito con partecipazione, applaudendo e accompagnando gli artisti col canto.
Finiti i canti, Giangiacomo Aru, presidente dell’associazione Le Sorgenti, organizzatrice della manifestazione, e poi Manuela Colaci, consigliere comunale di minoranza, hanno salutato i presenti, facendo esaltare, senza menzionarli, l’assenza degli esponenti dell’Amministrazione comunale.
Andrea Pubusa ha poi messo in luce l’importanza storica della giornata, che inaugura un cammino verso la grotta dei Salvatore Cadeddu a 205 anni dalla latitanza. Questo luogo – come diceva Francesco Cocco, che è qui con noi con lo spirito – deve diventare – ha detto Andrea Pubusa – uno dei luoghi sacri della nostra identità di democratici sardi. Uno dei luoghi dove andare con la mente a ricercare le radici della nostra storia. Dove recarsi anche fisicamente in pellegrinaggio laico per celebrare le basi ideali della nostra autonomia. Ci sono anche altri luoghi sacri per i sardi liberi. La casa di Gramsci a Ghilarza, la casa di Lussu ad Armungia ed altri ancora. Forse dando il giusto valore ideale a questi luoghi ai personaggi e alle vicende che evocano, potremo acquisire maggiore consapevolezza di noi stessi ed orientarci nella grande confusione di idee che domina il tempo presente. Con questo obiettivo civile e ideale – ha proseguito Pubusa -, a Nuxis due anni fa, con l’ausilio della Pro Loco, è stato realizzato uno stupendo murale, opera di Francesco Del Casino, dedicato alla latitanza dell’avv. Salvatore Cadeddu.
Di seguito, sono intervenuti il neo senatore Gianni Marilotti e Tore Cherchi, per lunghi anni rappresentante del Sulcis in Parlamento, che hanno sottolineato il valore simbolico e politico del Cammino della Libertà. La manifestazione si è conclusa al canto de “Procurade e moderare“, l’inno dei democratici sardi.
Finita la parte iniziale della manifestazione, i partecipanti, a gruppi di 20, si sono recati, come in processione, nella grotta, dove hanno sostato con emozione. Poi tutti in allegria alle auto e al pullman. Li aspetta Lele al ristorante Letizia con le sue pietanze prelibate… e la passeggiata ha creato un certo appetito. Lele – come al solito – non ha deluso, con le sue pietanze originali e gustose. Canti anche a pranzo e poi una visita alla chiesetta bizantina di Sant’Elia e al pozzo sacro. Alla fine, ritorno al pullman e alle auto, felici di aver vissuto una giornata speciale fra storia, cultura e buona cucina. Una di quelle che non si dimenticano.

Andrea Pubusa

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Murale di Francesco Del Casino a Nuxis sulla latitanza dell’avv. Salvatore Cadeddu (1812/1813).

Per Nuxis, nel Sulcis, e per i democratici sardi, in occasione de Sa Die de sa Sardinia, domenica 29 aprile sarà una giornata importante. Su iniziativa dell’associazione culturale “Le Sorgenti” di Nuxis, alle 10.00, dalla piazza Satta, vicina al Municipio, partirà la carovana per l’inaugurazione del “Cammino della Libertà”, lungo il percorso che, dal centro del Paese, conduce alla Grotta di Conch’e Cerbu, nei luoghi dove fra il novembre del 1812 e la primavera del 1813 fu latitante l’avv. Salvatore Cadeddu, capo della Rivolta di Palabanda.
Da Cagliari un pullman speciale parte domenica 29, alle ore 8,30, dal piazzale degli Uffici comunali di via Sonnino: per prenotazioni chiamare Giacomo Meloni tel. 331 8553428 (viaggio + pranzo al rinomato Ristorante Letizia euro 25,00).
Chi vuole recarsi in auto deve prenotare il pranzo, menù fisso 20,00 euro, al Ristorante Letizia tel. 0781 957021.
La Grotta è in un bel bosco, quindi una gita interessante sotto il profilo culturale, naturalistico e culinario.

A Nuxis due anni fa, a cura della Pro Loco, venne realizzato un murale meraviglioso da Francesco Del Casino, dedicato alla latitanza dell’avv. Salvatore Cadeddu, ora, in occasione de Sa Die de sa Sardinia, si inaugura il “Cammino della Libertà”, fino alla Grotta dove trovò rifugio Cadeddu.

Verrà evocato un fatto rilevante della storia sarda: nei dintorni di Nuxis, ad inizio Ottocento, il capo di Palabanda ha trovato rifugio per alcuni mesi. Dice Antioco Pabis in un memoriale del 1857, che l’avv. Salvatore Cadeddu, ispiratore della Rivolta di Palabanda, alla fine del 1812 si rifugiò nel Sulcis con l’intento di imbarcarsi nelle coste vicine per raggiungere la Corsica, luogo di primo asilo per gli esuli sardi, perseguitati dai Savoia. Pabis ci dà una descrizione così precisa dei luoghi della latitanza, il furriadroxiu di Tatinu, del rifugio, la grotta di Conch’e Cerbu, del capraro che lo accolse, Luigi Impera (i luoghi sono ancora di questa famiglia), da non poter essere messo in discussione, da non suscitare dubbi circa la sua attendibilità. Pabis, del resto, era di casa presso i Cadeddu, in quanto era precettore dei figli dell’avv. Giovanni, fratello di Salvatore Cadeddu.

Si parlerà della storia (sono previsti una relazione su Salvatore Cadeddu e i fatti di Palabanda di Andrea Pubusa e un intervento di Tore Cherchi, con canti e letture di Clara Murtas e Roberto Deiana), ma è interessante la figura del custode di Cadeddu. quel Luigi Impera, umile capraro, chiamato dalla rete dei democratici sardi del tempo ad una funzione molto delicata: nascondere e custodire il capo di Palabanda, una figura eminente della battaglia democratica dei sardi contro l’oppressione piemontese.

Questo ci dice che non solo Luigi Impera era uno spirito nobile, ma erano persone di alti principi anche quei pastori e contadini che lavoravano nella zona. Insomma, dalla vicenda emerge l’esistenza di una rete democratica nell’Isola che da Cagliari si irradia nelle campagne più periferiche e nel Sulcis. La partecipazione alla storia del tempo coinvolgeva non solo l’intellettualità e gli artigiani delle città, ma anche il mondo delle campagne.

La grande storia, del resto, sfiora Tattinu e quelle campagne anche sotto altro profilo. A Tattinu, insieme al padre, fu latitante uno dei suoi figli, Gaetano, anch’egli partecipe dei fatti di Palabanda. Gaetano nel 1813 riuscì dalla Gallura a riparare in Corsica ed ebbe un’avventura di grande rilievo. Fu uno dei pochi  ammessi al seguito di Napoleone nell’esilio dell’Isola d’Elba e nei cento giorni rientrò con lui in Francia. Lo seguì fino a Waterloo, dove fu fra i respondabili del servizio della ambulanze, ossia del soccorso ai feriti, dell’esercito di Napoleone. Poi ebbe una vita avventurosa che lo portò a chiudere i suoi giorni a Tunisi. Certamente anche Gaetano Cadeddu non è ricordato nella grande storia, ma ne fu protagonista insieme a quei milioni di uomini che si batterono contro la Restaurazione. E curioso notare che Gaetano da Tattinu, dalla Grotta di Conch’e Cerbu, passando dalla Corsica e dall’Elba, fu uno dei tanti che con Napoleone combatterono contro le potenze restauratrici a Waterloo. Da Tattinu a Waterloo per la libertà, vien da dire.

Insomma, questa vicenda ci invia un messaggio: e cioè che anche dalle periferie del mondo, possono venire contributi molecolari ma preziosi per fare la grande storia. La Grotta di Tattinu, ci lancia un preciso stimolo: anche noi dai tanti Sulcis del globo possiamo dare contributi importanti perché la storia abbia uno sviluppo accettabile, il popolo riprenda in mano i propri destini, l’uguaglianza avanzi, la democrazia trionfi. E possiamo farlo anche rendendo onore ai martiri di Palabanda.

Andrea Pubusa

La Grotta di Conch’e Cerbu, rifugio dell’avv. Salvatore Cadeddu (1812/1813).

 

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Andrea Pubusa lascia il Consiglio comunale di Nuxis. Candidato alla carica di sindaco della lista “Per Nuxis” al le elezioni amministrative dell’11 giugno 2017, era stato preceduto da Pier Andrea Deias, candidato della lista “Tempus de cambiamentu”, eletto sindaco.

Andrea Pubusa ha annunciato le sue dimissioni al sindaco e ai colleghi consiglieri, con una lettera che riportiamo integralmente.

«Dopo attenta riflessione, condotta insieme ai sostenitori della mia lista, con la presente, comunico le dimissioni dal Consiglio comunale.

La mia disponibilità incondizionata nel candidarmi alla carica di Sindaco era volta a imprimere al Paese una spinta di profondo cambiamento culturale, materiale e amministrativo. Ho ritenuto di mettere a disposizione della mia comunità d’origine le competenze, le relazioni e la credibilità acquisita in tanti anni di impegno professionale, culturale e politico. Ero e sono convinto che Nuxis abbia enormi potenzialità sul piano paesistico e umano, che richiedono di essere comprese e scoperte, in controtendenza rispetto a decisioni o impostazioni che, invece, le hanno nascoste o compresse, offuscando perfino l’identità della nostra comunità. Per sviluppare un progetto all’altezza occorre molta cultura, molto coraggio, molta determinazione, molta unità.

L’esito delle elezioni, e ancor prima il rifiuto di una mia proposta di convergenza unitaria, ha impedito il cambio di passo necessario per una svolta. La giunta è incapace di ideazione, con la conseguente riduzione del Consiglio a sede di mera ratifica amministrativa di atti doverosi di attuazione di leggi e regolamenti. Insomma, il Consiglio come sede del confronto democratico non esiste.

In questa situazione diventa centrale l’intervento culturale nel Paese con iniziative di alto e indiscusso valore col solo fine di stimolare la consapevolezza, l’unità di intenti e la partecipazione. Questa è anche la via per far crescere una leva di cittadini in grado di contribuire ad un mutamento in senso innovativo, inclusivo e partecipativo dell’amministrazione.

Ritengo, pertanto, di continuare il mio impegno per il Paese nel campo culturale, lasciando che subentri in Consiglio Manuela Colaci, una giovane tenace e di solidi valori morali, una persona di sicura affidabilità. Potrà così maturare una esperienza utile per il futuro della nostra comunità nelle sfide ch’essa dovrà affrontare. Le dimissioni consentono di dar corso, nella persona di Manuela, ad un investimento in termini di risorse umane per il Paese, a fronte di un mio impegno che – anzitutto per ragioni anagrafiche – avrebbe comunque un futuro limitato.

Lascio il Consiglio, ma non Nuxis, a cui auguro le migliori fortune. Rimango a disposizione del Paese, grato se vorrà offrirmi occasioni di impegno.»

Andrea Pubusa è nato a Nuxis 73 anni fa. Ex consigliere regionale, è professore di Diritto amministrativo presso la Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari ed avvocato patrocinante in Cassazione e al Consiglio di Stato. E’, inoltre, produttore di agrumi ed olive a Nuxis.

 

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L’associazione culturale Le Sorgenti di Nuxis, grazie alla sapiente guida del presidente Giangacomo Aru, sta compiendo un’importante operazione culturale. Lo studio, la catalogazione e il rilancio della cassa fiorita del Sulcis. Una cassa molto bella e solare, diffusa a Nuxis e nel Sulcis, ma sconosciuta fuori. Così, a metà agosto, nel contesto della festa paesana de Su ‘Addeu, organizzata dalla Pro Loco, ha allestito una mostra di  quindici casse, messe a disposizione da altrettante famiglie, che hanno mostrato il valore di questo bel manufatto, frutto della cultura materiale della zona. Non se ne conosce l’origine, anche se sono evidenti gli influssi mediterranei e africani. Si sta però decriptando la simbologia. Era la cassa della sposa, che la portava col carro nella nuova casa familiare con all’interno il corredo. La cassa, dunque, coi suoi fiori e i suoi disegni, esprime la gioia per l’amore degli sposi, la fertilità della donna, la vita che prosegue.

Tutto questo è espresso nei disegni che s’ispirano ad una simbologia antica. Se ne trovano le tracce in documenti celebri, come la porta del sepolcro ebraico di Kefer Yesef, di epoca romana (esposto al Louvre).

Questa porta sepolcrale è stata presa dagli studiosi come esempio paradigmatico di decifrazione del significato simbolico delle figure geometriche. Ne abbiamo già richiamato l’interpretazione di Rutten nel suo “Arts et Styles du Moyen-Orient Ancien”. Qui interessa utilizzare quei risultati in relazione alle casse sulcitane, che presentano, seppure in tante fantasiose varianti, uno schema fisso: sulla facciata un motivo floreale promanante da un vaso e inserito in una cornice geometrica. I lati sono affrescati con una stella o, più raramente, con un elica dentro un cerchio.

Orbene,  il motivo floreale anteriore, indica la vita che rinasce, promanando da un vaso, simbolo del dono; la cornice, in cui il vaso e il fiore sono contenuti, simboleggia le rivoluzioni terrestri. La stella motivo più ricorrente ai lati evoca il sole, Venere, l’amore; l’elica, meno frequentemente presente sempre ai due lati, simboleggia invece la luna, la fertilità femminile, e Cibele, la divinità lunare protettrice della vita delle donne. Stella ed elica sono contenuti in un cerchio, simbolo dell’eternità.

La cassa della sposa assume così un valore simbolico pregnante: anche quando ai lati ha l’elica, in luogo della stella, in essa c’è un augurio di eterno amore per la coppia, fertilità e abbondanza per la donna che con la cassa reca alla casa coniugale non solo il proprio corredo, ma il dono più prezioso: la promessa della vita che continua e si riproduce.

L’associazione Le Sorgenti ha fatto costruire la cassa fiorita, qui riprodotta, da Lino Tocco falegname e dal pittore Giuseppe Secci, seguendo lo schema tradizionale, seppure con belle innovazioni sui colori, perché intende valorizzare gli artigiani locali, nel convincimento dell’alto valore culturale di queste competenze materiali. Vuole però rilanciare anche la produzione e la diffusione del manufatto per il suo importante valore simbolico. C’è l’auspicio che la cassa, anche in un contesto radicalmente mutato, possa ridivenire un regalo di nozze o comunque un pezzo prezioso dell’arredamento della casa. Si vorrebbe farle prendere piede come è avvenuto per le casse intagliate delle zone interne, che sono oggetto molto ricercato per l’abbellimento degli ambienti. Per questo nei prossimi giorni la cassa fiorita del Sulcis sarà in esposizione e in vendita presso lo showroom de l’I.S.O.L.A. in via Baccaredda 176 – Cagliari (telefono: 070 492756), dove si vende l’artigianato sardo di eccellenza.

Andrea Pubusa