25 January, 2026
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Venerdì 23 gennaio, alle ore 18.00, all’Hotel Italia di via Sardegna 31, a Cagliari, verrà inaugurata la mostra fotografica Ballata in minore. Viaggio intimo attraverso la Sardegna occidentale: un progetto di Giuseppe Casu, con foto di Fabio Dongu e Nanni Pintori, a cura di Carolina Floris, Caterina Ghisu, Monica Grossi, Enrica Sirigu.

La prima inquadratura di Ballata in Minore (2019) di Giuseppe Casu è quella degli scogli e del mare di Carloforte, dove lo scrittore Sergio Atzeni termina il suo passaggio sulla terra il 6 settembre 1995. L’inizio del film coincide sia con una fine che con un principio, quello di un viaggio, archetipo universale che racconta la scoperta di aspetti del mondo circostante e del sé. Dai poemi epici ai viaggi interiori e fantastici, il viaggio è esperienza di formazione, fuga, critica sociale e incontro con l’altro, attraverso percorsi reali o simbolici che riflettono la condizione umana.
Il film Ballata in minore viene documentato in questa mostra dalle foto del backstage realizzate da Fabio Dongu e Nanni Pintori. Un dietro le quinte che completa ed evidenzia alcune parti del film e al contempo registra il clima sul set cinematografico, il contrasto tra la magnificenza e la deturpazione del paesaggio sardo, le relazioni complesse tra attori, attrici e la troupe.
La mostra su Ballata in minore ci racconta il making of del film nella sua incompiutezza, nella consapevolezza che ogni momento si presenta una volta sola. Le foto esposte si pongono in antitesi rispetto alla ricerca della perfezione ossessiva della cultura occidentale, superando i suoi canoni estetici, ripetitivi e omologati, per regalarci il breve passaggio tra l’inizio e la fine di un cammino sulla strada statale 126 Sud Occidentale Sarda, imperfetto come la condizione umana.

In Ballata in minore i luoghi non sono mai sfondo. Si presentano come presenze complesse, capaci di custodire insieme maestosità e dolore, memoria e perdita. La duplice lettura che attraversa l’intera costruzione di senso del film si riflette anche nel paesaggio, restituito lontano da ogni immagine da cartolina. Il territorio si rivela nella sua intimità, come spazio segnato da tensioni irrisolte, in cui bellezza e ferite convivono.
Le fotografie in mostra compiono un passo ulteriore. Assumono uno sguardo esterno che, senza sostituirsi al film, ne amplia la percezione, rendendo ancora più evidente la complessità dei luoghi attraversati. Non si limitano a registrare una presenza, ma mettono in scena il modo in cui questi spazi vengono percorsi e abitati: luoghi stratificati, talvolta difficili, che richiedono attenzione, cura, ascolto. In questo scarto tra visione cinematografica e immagine fissa emerge una relazione più profonda, in cui i luoghi si rivelano come storie sedimentate, cariche di memoria, capaci di restituire un’esperienza più intima del territorio.

Nel percorso illustrato attraverso lo sguardo dei due fotografi risuona l’assenza dei suoni e della musica che, invece, ci accompagnano nella visione del film e partecipano attivamente alla costruzione del racconto. La trama sonora introduce, spiega, riesce a orientare lo sguardo prima ancora che l’azione si manifesti, suggerendo una direzione emotiva e narrativa. Alle musiche suonate dal gruppo di musicisti itineranti fanno da contrappunto i suoni del paesaggio sonoro reale e del mondo interiore dei protagonisti. Nel continuo dialogo con l’immagine in movimento il suono diventa presenza attiva, ulteriore attore nel processo di ricerca individuale e collettiva.