14 February, 2026
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Regista, documentarista e antropologo dell’immagine, Fiorenzo Serra nei suoi film ha raccontato la Sardegna con uno sguardo insieme poetico e realista, svelando l’anima segreta di un’isola sospesa tra arcaico e moderno, in un percorso che, dai primi documentari degli anni Quaranta, approda al suo capolavoro del 1965, “L’ultimo pugno di terra”. La sua prospettiva, infatti, non è mai stata quella di un semplice cronista perché cercava la poesia della realtà quotidiana nei gesti, nei volti e nelle mani al lavoro di donne e uomini. Il suo documentario diventava così racconto antropologico, una forma di conoscenza del reale, anticipando in qualche modo anche istanze e temi del documentario di ispirazione demartiniana. In particolare, L’ultimo pugno di terra, realizzato tra il 1964 e il 1966 con la collaborazione di intellettuali come Giuseppe Dessì e la supervisione di Cesare Zavattini, racconta la Sardegna del “Piano di Rinascita”, sospesa tra l’antico mondo pastorale e l’arrivo delle grandi trasformazioni economiche e sociali: un affresco potente e malinconico, dove la bellezza del paesaggio e la durezza del lavoro convivono in una tensione drammatica.

A questo autore, di fondamentale importanza per la storia della Sardegna oltre che per il cinema italiano della seconda metà del Novecento, la Cineteca Sarda-Società Umanitaria, che per volontà degli eredi conserva ora tutta la sua opera, ha inteso rendere omaggio con la monografia di Gianni Olla, “Fiorenzo Serra, regista”, in una nuova edizione rivista e aggiornata a cura di Antonello Zanda e Sergio Naitza. E, sempre nell’intento di valorizzarne l’opera, si pone anche l’incontro del 21 gennaio, alle ore 17,30, a Cagliari, presso la sede della Fondazione di Sardegna (via Salvatore da Horta 2) con la presentazione del volume e la proiezione di alcuni documentari del grande regista.

All’incontro partecipano Ilaria Portas, assessora regionale alla Cultura, Paolo Serra, direttore regionale Società Umanitaria, Antioco Floris, professore dell’Università di Cagliari, Dante Olianas, dell’Associazione Iscandula e i due curatori della nuova edizione del volume, Antonello Zanda e Sergio Naitza.

Fiorenzo Serra, regista di Gianni Olla è il secondo volume della nuova collana di Squilibri, “Quaderni della Cineteca Sarda-Società Umanitaria”, avviata con Antonio Simon Mossa e il cinema¸ il volume di Nadia Rondella su un altro protagonista della storia culturale della Sardegna nei suoi inediti rapporti con il cinema documentario.

Le foto a corredo del comunicato sono dello stesso regista e fanno parte di un vasto nucleo di immagini, in parte pubblicate pubblicate nella nuova edizione del volume di Gianni Olla, per le quali è ancora in corso il riconoscimento dei luoghi in vista di una mostra ad opera della Cineteca Sarda-Società Umanitaria.

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E’ stata inaugurata venerdì 16 febbraio, presso La Fabbrica del Cinema alla Grande Miniera di Serbariu, a Carbonia, la mostra fotografica “Cantiere Zavattini”, curata da Orio Caldiron e Matilde Hochkofler

Un omaggio che la Federazione Italiana dei Circoli del Cinema (FICC) e la Società Umanitaria insieme alla Cineteca Sarda di Cagliari, hanno voluto dedicare ad uno dei più intelligenti e poliedrici uomini intellettuali del Novecento, proprio a vent’anni dalla sua scomparsa.

La mostra racconta l’impegno in campo culturale di un uomo dalle mille sfaccettature, che ha ricoperto con entusiasmo e profonda dedizione ruoli come sceneggiatore, operatore culturale, scrittore, giornalista, pittore, ideatore di programmi radiofonici e televisivi di grande successo e, negli ultimi anni della sua vita, regista.

L’iniziativa mette in luce un grande combattente in favore della salvaguardia della cultura, proprio in un momento in cui i tagli al cinema e alla cultura in generale si fanno sempre più frequenti, andando così a minare l’opportunità di grande crescita ad un pubblico che l’apprezza sempre più.

Cesare Zavattini, attraverso i suoi capolavori cinematografici, racconta il mondo reale, narra la vita e gli intrecci di centinaia di soggetti, il complesso groviglio delle relazioni umane, a cui ha spesso affiancato al vivere quotidiano l’eccezionale.

Non a caso, tra le sue frasi più famose, troviamo: «Per me cultura significa creazione di vita».

Un intellettuale che nasce come scrittore e giornalista, per poi approdare al cinema, dando, come sceneggiatore, un apporto creativo determinante per il mondo del cinema italiano del dopoguerra.

Per Zavattini, infatti, il cinema non deve essere inteso solo come uno svago ma, soprattutto, come un momento formativo culturale importantissimo, un invito alla riflessione, al confronto, alla crescita e alla divulgazione di valori.

La mostra sarà visitabile sino a domenica 4 marzo.

Nadia Pische