9 August, 2022
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Si è svolto oggi all’Ara Pacis il workshop promosso da Unaprol – Consorzio olivicolo italiano – sulle strategie per rilanciare l’olio EVO italiano, dopo un’annata molto negativa. Secondo i dati di gennaio di Ismea, nel 2018 la produzione in Italia ha raggiunto circa 185mila tonnellate, uno dei peggiori risultati degli ultimi 25 anni (paragonabile solo a quello del 2016) a causa soprattutto delle gelate dello scorso febbraio. In diminuzione la quota di mercato con l’Italia che ha fatto registrare negli ultimi due mesi un preoccupante -4%. A incidere sul comparto olivicolo anche una serie di criticità, dalle speculazioni alla Xylella, dalle contraffazioni all’invasione di olio straniero, dai cambiamenti climatici alle frodi. Ad aggravare ulteriormente la situazione la crescita dei competitors grazie a ingenti investimenti statali, mentre la Legge di Stabilità 2019 non prevede risorse per l’olivicoltura nel Fondo di Solidarietà Nazionale.

«La situazione è gravissima, per questo da mesi chiediamo un intervento del governo attraverso il Piano olivicolo nazionale 2.0. Per salvare l’olio italiano dagli attacchi stranieri, dalle frodi e dalle speculazioni è necessario un patto di filiera a garanzia del consumatore – ha spiegato David Granieri, presidente Unaprol -. La proposta che lanciamo oggi è quella di una nuova classificazione dell’olio extravergine con un abbassamento del livello di acidità dallo 0,8 allo 0,5% per aumentare la qualità e contrastare in maniera più efficace frodi e imbrogli che si concentrano nella zona di confine. Il panel test funziona bene è la classificazione che è sbagliata.»

«La richiesta di una nuova classificazione degli oli di oliva può essere presa in esame nell’ambito delle procedure previste dall’accordo internazionale dell’olio di oliva e delle olive da tavola – ha dichiarato Abdellatif Ghedira, direttore esecutivo del COI -. Gli standard del COI sono uno strumento in continua evoluzione proprio per rispondere alle esigenze del mercato, di trasparenza e di rispetto dei consumatori. È necessario però che una proposta venga presentata ufficialmente al Consiglio dei membri perché il segretariato esecutivo possa istruire la pratica e avviare le procedure per la discussione dell’argomento.»

Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha analizzato il problema delle contraffazioni: «Di fronte al crescente rischio frodi a livello nazionale occorre stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare, aumentare i controlli fatti alla trasformazione e all’importazione superando il segreto di stato sulla destinazione delle importazioni e lavorando per una maggiore trasparenza dell’indicazione dell’origine in etichetta». Ettore Prandini ha sottolineato: «L’importante apertura del tavolo al ministero della Giustizia per combattere i reati agroalimentari che colpiscono pesantemente la produzione nazionale che va difesa anche valorizzando il panel test».

All’incontro hanno partecipato Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera che ha sottolineato come sia fondamentale «fare sistema, educare al consumo e puntare sulla sostenibilità», mentre Gianpaolo Vallardi, presidente della commissione permanente dell’Agricoltura del Senato si è soffermato sull’importanza della qualità per tutelare la salute e sull’esigenza di aumentare i quantitativi «per cercare di arrivare all’autosufficienza».

Al centro della discussione anche l’accordo sottoscritto a giugno da Coldiretti, Unaprol, Federolio e FAI, il più grande contratto di filiera di sempre per l’olio Made in Italy. «Dobbiamo riuscire a collegare il valore percepito con il prodotto, superando l’andamento altalenante delle materie prime. In questo modo si può creare una stabilità economica, costruire valore ed educare il consumatore verso la qualità», ha affermato Francesco Tabano, presidente di Federolio. «Il compito della Moderna Distribuzione è quello di offrire, nel tempo, prodotti di qualità, con sicurezza di filiera, al miglior prezzo possibile –  ha spiegato Giorgio Santambrogio, CEO VéGé e presidente ADM -. Per garantire questo, è indispensabile un patto di filiera e ciò che si sta facendo per l’olio italiano è un esempio mirabile». «Da parte di Adusbef c’è stata grande soddisfazione per il contratto di filiera sottoscritto da Unaprol, Coldiretti, Federolio e FAI nettamente orientato a garanzia e tutela della diffusione e commercializzazione dell’olio italiano con un occhio di riguardo per la promozione della sostenibilità ambientale e la garanzia di una corretta informazione per il consumatore finale», ha concluso Antonio Tanza, presidente Adusbef.

 

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Si è svolto a Roma, presso il Villaggio Coldiretti del Circo Massimo, un tavolo di lavoro organizzato dall’Unaprol e finalizzato allo sviluppo della filiera olivicola a cui hanno partecipato una delegazione di frantoiani. Tra gli obiettivi dell’incontro, la possibilità di creare nuove sinergie tra aziende olivicole e i frantoi costruendo un percorso comune per rispondere alle richieste, in termini quantitativi e qualitativi, che arrivano dal mercato nazionale ed estero.

«C’è bisogno di una maggiore compattezza tra i frantoi e il mondo della produzione, soprattutto ora, alla vigilia di una campagna olearia molto negativa in termini quantitativi – spiega David Granieri, presidente di Unaprol -. Abbiamo già 350 frantoi tra i nostri soci, anche per questo abbiamo pensato di ideare un nuovo percorso con la nascita di Rete Italiana Frantoi che possa garantire loro più assistenza e rappresentatività. A tal fine è fondamentale che vengano stanziati i fondi per un piano olivicolo nazionale che preveda il sostegno al reddito per le aree in crisi del comparto, il reimpianto di nuovi oliveti e una serie di incentivi sia per la rottamazione dei frantoi obsoleti sia per l’efficientamento qualitativo di quelli esistenti.»

 

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Arriva la certificazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli sulle bottiglie di olio extra vergine di oliva garantite dal marchio di tracciabilità 100% italiano di Unaprol.

L’accordo, già siglato, sarà presentato nel corso di TUTTOFOOD, alla stampa e ad oltre 300 buyer provenienti da tutto il mondo, questa sera alle 19,00 presso il Dazio di Levante di Piazza Sempione a Milano. Si tratta del primo accordo di certificazione di prodotto in assoluto tra un’Agenzia pubblica ed il più grande consorzio di olivicoltori europeo privato. «E uno strumento importante verso la messa in sicurezza di un patrimonio esclusivamente italiano contro la piaga della contraffazione o dell’italian sounding», ha affermato il presidente di Unaprol David Granieri.

Nel dettaglio, l’accordo prevede la registrazione del marchio I.O.O.% qualità italiana di proprietà di Unaprol nella banca dati di FALSTAFF e la possibilità di apporre un QR-code (Glifitaly) sulle etichette del prodotto certificato. Glifitaly è una vetrina multimediale di prodotti autentici che, attraverso la lettura del QR-code apposto sulle etichette dei prodotti, in questo caso degli oli extra vergine a marchio I.O.O.% qualità italiana di Unaprol, consente ai consumatori, in possesso di uno smartphone, di risalire alla originalità del prodotto ed ai dati identificativi del produttore. L’accordo stipulato e l’introduzione di Glifitaly consentiranno una migliore informazione per i consumatori garantendo contemporaneamente le conoscenze necessarie all’adeguata attività di controllo da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli a tutela delle imprese corrette. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ente pubblico italiano non economico, esercita da sempre attività di controllo, accertamento e verifica sulla circolazione delle merci, svolgendo azioni di prevenzione e contrasto dei traffici illegali di prodotti contraffatti o non rispondenti alla normativa in materia di qualità o di sicurezza.

«I traffici illeciti legati alla sopravvalutazione della qualità del prodotto e/o alla contraffazione dell’olio di oliva italiano – ha riferito Giuseppe Peleggi, Direttore dell’Agenzia – oltre a costituire un danno ai consumatori e all’immagine del prodotto italiano, sono causa di significative difficoltà per il nostro export, procurando gravi danni economici a tutta la sana filiera produttiva.»

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L’assemblea dei soci di Unaprol, riunitasi a Roma in seduta ordinaria ha rieletto, all’unanimità per il prossimo triennio, David Granieri alla presidenza del consorzio olivicolo italiano. Nella stessa seduta l’assemblea ha rinnovato il consiglio di amministrazione della società consortile. Il nuovo consiglio è sempre rappresentativo della migliore espressione imprenditoriale olivicola italiana. Unaprol, la più grande realtà organizzativa in Italia e in Europa associa 46 organizzazioni di produttori olivicoli a livello territoriale dal Veneto alla Sicilia, passando per la Sardegna. Ha la rappresentanza di oltre il 60% del settore olivicolo italiano con l’adesione del consorzio nazionale AIPO al progetto del Consorzio Olivicolo Italiano.

Allo stato attuale impegna in progetti realizzati con il sostegno dell’Unione Europea oltre 200mila imprese olivicole italiane in azioni di monitoraggio, tracciabilità, misure per il miglioramento ambientate e della qualità rivenienti da oltre 270mila ettari in produzione di oli extra vergine di oliva di qualità. Detiene la più grande rete di monitoraggio e tracciabilità europea articolata sui un campione di 700 filiere composto da oltre 8.000mila aziende olivicole sull’intero territorio nazionale.

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«Siamo il Paese della biodiversità e quindi nettamente contrari all’accordo CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) tra Europa e Canada, perché non è nei migliori interessi dell’Italia». Lo ha affermato David Granieri, presidente di Unaprol alla conferenza stampa di TUTTOFOOD a Milano, che ha aggiunto «così come è articolato l’accordo apre all’omologazione dei sapori ed al livellamento verso il basso della qualità dei nostri prodotti agricoli».

Il tutto avviene mentre i consumi di olio di oliva sono in diminuzione. Secondo i dati del Consiglio Oleicolo Internazionale di Madrid, negli ultimi dieci anni il consumo dell’olio di oliva in Italia è calato di oltre 200mila tonnellate. A fare compagnia al nostro tricolore vi sono, nello stesso periodo, Spagna con -100mila tonnellate e Grecia. Quest’ultima ha perso il 22% scendendo a 120mila tonnellate all’anno.

Per invertire questa tendenza negativa, afferma ancora Granieri «dobbiamo riempire di nuovi contenuti il rapporto con il consumatore mondiale. Intercettare i loro bisogni, creare nuovo valore intorno all’olio extra vergine di oliva italiano che è tra i prodotti più soggetti a maggiore pressione promozionale (70%)».

Nel mondo l’86% dei consumatori sa cos’è l’olio extra vergine di oliva e una media del 72% sa che l’Italia è uno dei paesi produttori. Inoltre, nella misurazione della notorietà tra i paesi produttori di olio di oliva, l’Italia è prima in classifica nel mercato globale. «L’accordo CETA però – aggiunge David Granieri -, mischia le carte e crea confusione tra i consumatori perché avranno più difficoltà a distinguere prodotti originali da quelli con nomi simili agli originali e di fantasia che evochino anche una certa italianità. Questo non è corretto – ha concluso David Granieri – perché non si può sostenere la globalizzazione a spese dell’olivicoltura italiana che è basata sul concetto di biodiversità e di glocalizzazione dei territori di produzione.»

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«Nessun tentativo di dare patente di italianità a blend di oli extra vergine che non contengano oli di vera origine Italiana». David Granieri presidente di Unaprol torna sul tema delle miscele di oli, riportato da alcuni organi stampa, e afferma che «si tratta invece del contrario! Nel mercato c’è chi ha fatto soldi dicendo, e non certificando, che nelle miscele c’è anche parte di prodotto italiano». «Il più delle volte è stata esaltata una percentuale di italianità dello “zerovirgola”, che male c’è – afferma ancora Granieri – a mettere in trasparenza, aumentandola, la vera percentuale del prodotto italiano nelle miscele”. Siamo l’unico Paese che può giocare a carte scoperte in Europa e nel mondo per i dati della produzione; se questa procedura venisse monitorata perché parliamo di olio tacciabile, garantiremo al consumatore che quella determinata miscela contenga effettivamente parte di vero olio italiano. Solo negli USA ogni anno l’80% di 120 mila tonnellate di olio importati dall’Italia appartengono alla categoria dei blend. Se riuscissimo attraverso un accordo di filiera a far aumentare la quota di olio italiano nei blend sarà un modo per nobilitare la presenza del Made in Italy nel mondo e sui mercati con alto potere di acquisto; remunerare le nostre imprese, ma soprattutto limiteremmo contraffazioni dell’origine di prodotto».

«La maggiore presenza di prodotto italiano – ha poi aggiunto Granieri – migliorerebbe oggettivamente la miscela ma ad una condizione “he le etichette siano più leggibili con ingrandimento dei caratteri di tracciabilità delle componenti delle miscele, tutto a vantaggio di un consumatore che potrà scegliere con più consapevolezza.»

Il tutto avverrà nell’ambito di un accordo interprofessionale che impegni chi vende e chi compra a monitorare il mercato. «In questo modo – ha concluso Granieri – contribuiremo a fare chiarezza sul mercato facendo emergere comportamenti scorretti che hanno e continuano a sottrarre ricchezza ed energie alle imprese serie di questo paese».

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Primavera Sulcitana ha ricevuto ieri mattina, a Roma, il premio quale miglior evento ITALIVE 2015 nella categoria Mostre, mercati e fiere. La consegna dei premi si è tenuta presso la splendida cornice dell’area archeologica dello Stadio di Domiziano, in Piazza Navona. Si tratta di un riconoscimento assegnato da ITALIVE.it , progetto promosso da Codacons, in partnership con Autostrade per l’Italia e la collaborazione di Coldiretti, che informa gli automobilisti su quello che accade nel territorio che attraversano, proponendo un calendario aggiornato dei migliori eventi organizzati e segnalando ciò che si produce nel territorio, mediante una scelta di prodotti eccellenti e di offerte enogastronimiche.

Nel 2015 ITALIVE.it ha raccolto oltre 640.000 giudizi di valutazione dai suoi 2,8 milioni di visitatori; sono pervenute in redazione 12.655 segnalazioni di eventi, di cui 6.027 ammessi alla votazione dalla apposita commissione di esperti.

La selezione dei vincitori è avvenuta tra gli eventi recensiti sul sito web ITALIVE.it in base ai giudizi espressi dai turisti e al parere di una commissione di esperti che ha valutato l’organizzazione, la competenza, l’affidabilità, la storicità, la comunicazione, l’originalità, e l’attrattività. La parola chiave che esalta e ottimizza questi parametri è Genius Loci, la capacità di estrarre la sintesi dei valori identitari di un territorio e della sua gente (tradizione, cultura e talenti) riuscendo a portarli fuori dei suoi confini ed affermarli.

I comuni e gli organizzatori che si sono aggiudicati quest’anno l’importante riconoscimento hanno ricevuto il premio dal Direttore Generale del ministro dei Beni e delle attività Culturali e Turismo, Francesco Palumbo, dal Direttore Relazioni Esterne, Affari Istituzionali e Marketing Atlantia e Autostrade per l’Italia, Francesco Fabrizio Delzio, dal presidente Unaprol, David Granieri, dal presidente Codacons, Carlo Rienzi.

Premiazione ITALIVE.it 1Premiazione ITALIVE.it 2

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