20 January, 2022
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I segretari territoriali della FP CGIL Giovanni Zedde, CISL FP Claudio Nuscis e UIL FPL Efisio Aresti, hanno inviato una diffida all’assessore regionale della Sanità, al Commissario straordinario dell’ATS, e ai massimi dirigenti delle ASSL di Carbonia e Sanluri, per la carenza di dispositivi di protezione individuale dei lavoratori e delle lavoratrici che prestano servizio c/o le varie Unità Operative Sanitarie, di essere forniti di una limitatissima quantità di guanti che non gli consente di svolgere l’attività lavorativa in sicurezza.
«Riteniamo ciò assolutamente inaccettabile poiché in tal modo si espone a elevato rischio di contagio sia il personale dipendente, sia i pazienti assistiti, nonché i loro familiari – sostengono i tre segretari sindacali -. Nel ricordare che i guanti per il personale sanitario e per quello addetto all’assistenza sono un dispositivo di protezione individuale indispensabile per poter svolgere i compiti d’istituto, quindi, ogni eventuale interruzione assistenziale non potrà essere imputata al dipendente ma dovrà essere attribuita totalmente al datore di lavoro, alla luce di quanto previsto dalle normative e dalle linee guida Covid-19 nei luoghi di lavoro.»

«Nell’ipotesi che, nel perdurare del disinteresse generale non saranno forniti tempestivamente i guanti sufficienti per operare in sicurezzaconcludono Giovanni Zedde, Claudio Nuscis ed Efisio Aresti sarà obbligo per le nostre organizzazioni sindacali attivare le dovute procedure di natura legale per tutelare i nostri lavoratori e lavoratrici e, di conseguenza, i pazienti e la cittadinanza tutta.»

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Si è svolta questa mattina, a Carbonia, l’iniziativa promossa dall’OPI, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche del Sulcis Iglesiente, sui temi legati allo stato di estremo degrado in cui versa il sistema sanitario pubblico nel Sulcis Iglesiente e sulla nuova, l’ennesima riforma, proposta dalla Giunta regionale guida da Christian Solinas e prossima all’approdo prima in Commissione poi in Consiglio regionale, per la sua approvazione. «Chi ha paura di una ASL nel Sulcis Iglesiente», «Per una riforma equa del Sistema Sanitario Regionale», recitavamo gli striscioni esposti fuori dalla sala polifunzionale, dove i convenuti si sono trasferiti dalla piazza Roma, sede originaria della manifestazione, per l’inclemenza delle condizioni meteo ma, non lo si può negare, anche per la modesta partecipazione. Il sistema sanitario pubblico non funziona, le emergenze non si contano più, i cittadini lamentano ogni giorno, giustamente, gravissimi disagi, ma inspiegabilmente, tutte le iniziative che invitano alla mobilitazione per rivendicare il rispetto dei diritti, previsti nell’articolo 32 della Costituzione, vengono sottovalutate e disertate.

Tra i presenti, c’erano una dozzina di sindaci, con in testa Paola Massidda, padrona di casa e presidente della conferenza socio-sanitaria dei Comuni del Sulcis Iglesiente, rappresentanti di diverse associazioni, medici, paramedici, cittadini. Una delegazione è arrivata dall’Ogliastra, in rappresentanza del Comitato costituito a difesa dei diritti di quel territorio in materia sanitaria che recentemente ha mobilitato la popolazione, riuscendo a portare in piazza oltre 3.000 persone, un numero considerevole, se si tiene conto che l’Ogliastra conta 23 Comuni per complessivi 57,318 abitanti, contro lo stesso numero di Comuni, 23, del Sulcis Iglesiente, che conta però 136.345 abitanti…

Dopo la relazione introduttiva di Graziano Lebiu, presidente dell’OPI del Sulcis Iglesiente, è intervenuta Paola Massidda e sono poi seguiti quindici interventi: Giorgio Madeddu, presidente dell’associazione Amici della Cita Sulcis; Efisio Aresti, segretario della UIL Funzione pubblica del Sulcis Iglesiente; don Salvatore Benizzi, direttore diocesano della Pastorale Sociale e del Lavoro; Gianluca Lindiri, dializzato di Tratalias; Gianfranco Trullu, sindaco di Perdaxius; Bruno Piras, rappresentante del Comitato dei cittadini dell’Ogliastra; Andrea Deiana, giovane diversamente abile impegnato nell’associazionismo a difesa dei diritti dei cittadini; Giorgio Vidili, segretario regionale di Cittadinanza Attiva; Rita Melis, coordinatrice territoriale della Rete Sarda per la difesa della Sanità pubblica e gratuita; Peppino La Rosa, ex consigliere regionale; Loriana Pitzalis, ex assessore del comune di Carbonia; Manolo Mureddu, giornalista; Paolo Zandara, medico pediatra; e, infine, i consiglieri regionali eletti nel territorio, Michele Ennas (Lega) e Fabio Usai (PSd’Az).

Non riportiamo i contenuti degli interventi, perché li abbiamo registrati e ve li proporremo nelle prossime ore, allegate a questo articolo.

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Le sette sigle sindacali presenti tra i lavoratori dell’AIAS sono state ascoltate ieri pomeriggio in Consiglio regionale dalla commissione d’inchiesta presieduta dall’on. Gianfranco Ganau. Piergiorgio Piu (Ugl) ha affermato che «sino al 2016 i lavoratori AIAS hanno ricevuto gli stipendi ma dal 2017 questo non è accaduto più mentre il servizio, comunque, viene effettuato». Per il leader della CSS Giacomo Meloni, «molti lavoratori sono senza stipendio da aprile scorso ma anche i mesi precedenti ad aprile sono stati pagati soltanto in parte».

Critiche verso i ritardi del tavolo tecnico convocato in Regione da settimane sono arrivate da Martino Sarritzu (Isa): «E’  necessario conoscere al più presto gli esiti di questi confronti tra ATS ed AIAS. In ogni caso da dieci giorni AIAS ha firmato la convenzione con la Regione ma i lavoratori non sono stati ancora pagati”.

Per i confederali la prima a parlare è stata Fulvia Murru (UIL), che ha offerto una ricostruzione della complessa vicenda a partire dal 2007: «In passato la cassa integrazione è stata gestita secondo le simpatie della proprietà e ancora oggi ci sono grandi situazioni debitorie verso i lavoratori: parliamo undici stipendi arretrati. In più, i lavoratori iscritti ai confederali sono vessati e talvolta anche licenziati per questo: siamo convinti che la riabilitazione debba tornare al pubblico e se alla politica non piace la soluzione di Sas Domos allora ci indichi un’altra soluzione». Sulla stessa linea Roberta Gessa (CGIL): «Questa è la vertenza più grossa della Sardegna, con oltre mille lavoratori e una situazione di evidente monopolio che deve cessare». Per Efisio Aresti (UIL), invece, «come fa AIAS a pagare 20 milioni di euro ai suoi creditori tra stipendi e forniture se i suoi crediti verso la Regione sono molto inferiori? E’ chiaro che versa in una situazione fallimentare».

Mentre per Luisella Spignesi (CISL) «è chiaro ormai che Aias ha trasferito sui suoi dipendenti il rischio di impresa», la CGIL è intervenuta con Giorgio Pintus, che ha denunciato «un enorme stato di insoddisfazione dei lavoratori» e ha annunciato una richiesta di intervento ai carabinieri «per verificare se le prestazioni erogate sono rispettose degli standard previsti per la sicurezza sul lavoro».

A conclusione delle audizioni, il presidente Gianfranco Ganau ha detto: «Sono soddisfatto per gli incontri di oggi che ci hanno permesso di conoscere a fondo la vicenda attraverso i differenti punti di vista. La commissione d’inchiesta attenderà gli esiti del tavolo tecnico convocato in assessorato e alla fine lavorerà ad individuare entro l’anno una soluzione politica da proporre al Consiglio regionale per la vertenza AIAS e sul fronte della riabilitazione, nell’interesse esclusivo dei pazienti e dei lavoratori».

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Le Federazioni provinciali del Sulcis Iglesiente di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno proclamato lo sciopero dei dipendenti AIAS per il 26 aprile.

«Le Federazioni provinciali del Sulcis Iglesiente di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL prendono atto della conclusione con esito negativo del tentativo di conciliazione da esse intrapreso, ratificato con nota della Prefettura di Cagliari prot. n° 0107567/2018 per la mancata partecipazione dell’azienda al tentativo di raffreddamento, argomentato con pretese temerarie, respinte dalle stesse Istituzioni preposte alla mediazione – si legge in una nota inviata all’AIS di Cagliari, al prefetto Romilda Tafuri, Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e, per conoscenza, All’ATS Sardegna, alla ASSL di Carbonia e all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu -. Da tale data considerano ulteriormente rafforzate le ragioni che avevano portato alla proclamazione dello stato di agitazione. Ciò a causa: 1. dell’ulteriore aggravarsi dei ritardi nei pagamenti delle retribuzioni, arrivata in molti casi a 9/10 mensilità arretrate; 2. della “sospensione immediata di qualsiasi attività e/o atto relativo alla società Sas Domos” ” imposta il 26 marzo 2019 dal Presidente della Giunta regionale all’Azienda per la Tutela della Salute; 3. del mantenimento da parte dell’AIAS, dopo i licenziamenti di numerosi dirigenti sindacali e nonostante le sentenze dei Tribunali ad essa avverse, di condotte orientate a reprimere la libertà di partecipazione sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori (vedi nota AIAS 5057 dell’11 aprile 2019); 4. dell’assunzione da parte dell’AIAS di una posizione di asserita esenzione dalle tipiche responsabilità dell’impresa nei confronti delle obbligazioni fondamentali verso le lavoratrici ed i lavoratori, praticata non solo producendo insopportabili ritardi nel pagamento delle retribuzioni ma anche teorizzando una millantata esenzione dal cosiddetto rischio d’impresa in ragione del proprio status associativo, in ultimo in occasione dell’incontro con le Istituzioni e le parti sociali svoltosi presso la Prefettura di Cagliari in data 11 aprile 2019.»

«Per tali ragioni, così sinteticamente esposte, seppure con rammarico nei confronti dell’utenza attualmente affidata a servizi gestiti dall’AIAS, le organizzazioni sindacali FP CGIL, FP CISL e UIL FPL del Sulcis Iglesiente ritengono oramai inevitabile il ricorso alle più estreme forme di protesta – prosegue la nota –. Pertanto, comunicano la proclamazione dello sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti di codesta Associazione operanti nei centri del territorio del Sulcis Iglesiente, per l’intera giornata del 26 aprile 2019, riservandosi ogni ulteriore e più grave iniziativa. Si ricorda che è responsabilità aziendale la definizione e la trasmissione alle OO.SS. dei contingenti nominativi del personale chiamato ad assicurare le prestazioni essenziali in caso di sciopero, previo assolvimento di tutte le procedure tese a dare regolamentazione aziendale condivisa alla materia e comunque garantendo al massimo grado possibile la tutela della libertà costituzionale di adesione allo sciopero da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.»

«In nome e per conto delle lavoratrici e dei lavoratori che intenderanno partecipare allo sciopero, le organizzazioni sindacali FP CGIL, FP CISL e UIL FPL del Sulcis Iglesiente sollevano formale eccezione di gravissimo inadempimento da parte dell’AIAS, ai sensi dell’art. 1460 del Codice civile, laddove si afferma il diritto dei contraenti a rifiutarsi di adempiere alla propria obbligazione se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria. Pertanto – conclude la nota firmata dai segretari Giovanni Zedde (FP CGIL), Claudio Nuscis (FP CISL ed Efisio Aresti (UIL FPL) -, ordini di servizio lesivi del diritto di sciopero saranno considerati sia alla stregua di attività antisindacale repressa ai sensi dell’art. 28 della legge 300/1970 sia inoperanti in quanto lesivi dei diritto dei contraenti di rifiutare il proprio adempimento, ai sensi dell’art. 1460 del Codice civile.»

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Le organizzazioni sindacali territoriali, tre giorni fa, su richiesta dei dipendenti della provincia Sud Sardegna, hanno dichiarato lo stato di agitazione, dopo l’approvazione del bilancio di previsione 2018/2020, avvenuta dopo che il collegio dei revisori ha espresso parere negativo sia al progetto di bilancio di previsione 2018/2020, sia al DUP 2018/2020 («ritenendo non licenziabile il documento senza tenere conto delle spese relative al contributo dovuto alla finanza pubblica nella sua interezza e che tale questione influenza e condiziona in modo determinante gli equilibri del bilancio, tale da essere considerata assorbente anche rispetto alle verifiche di attendibilità coerenza e congruità delle altre poste di bilancio»), ed oggi, fortemente preoccupati per gli sviluppi che la questione assume per la gestione dell’Ente, hanno scritto una lettera aperta al governatore Francesco Pigliaru, che riportiamo testualmente.

«Egregio Presidente, è di pochi giorni or sono la Sua presa di posizione particolarmente positiva sullo stato di attuazione della legge n. 2 del 2016 con la quale venne ridisegnato l’assetto istituzionale degli enti intermedi della regione Sardegna. Non vogliamo entrare in una polemica politica che non ci appassiona, ma certamente non possiamo tacere di una situazione drammatica che coinvolge principalmente la neo-istituita Provincia del Sud Sardegna. A poco meno di due anni dal riassetto degli Enti locali e dalla nascita della Provincia del Sud Sardegna, assistiamo impotenti, come organizzazioni sindacali e come dipendenti, alla triste cronaca di una morte annunciata del nostro ente. Un ente privato delle risorse e del personale necessario, scippato delle prerogative elettive e governato, negli ultimi sei anni, da amministratori straordinari non investiti da un mandato popolare quanto piuttosto espressione della politica regionale. La Regione Sardegna, infatti, non ha mai consentito alle province di eleggere – uniche nel panorama nazionale – gli organi rappresentativi, preferendo la nomina di Amministratori Straordinari che, nel nostro territorio, non hanno attuato alcun progetto funzionale alla riorganizzazione dell’Ente, destinandolo ad una lenta asfissia finanziaria che ne decreterà il prossimo dissesto. Constatiamo che la politica regionale che ha partorito l’enorme Provincia del Sud Sardegna, frutto di una operazione di “fusione fredda”, non è riuscita a governare il cambiamento. Fin dall’origine infatti, questo nuovo soggetto istituzionale è stato abbandonato a se stesso, privo dei finanziamenti necessari per il suo funzionamento e totalmente disarmato dinnanzi ad una miope politica nazionale che impone un insostenibile prelievo forzoso. Senza risorse la Provincia non è più in grado di assicurare interventi sulle strade provinciali, ridotte a dei percorsi ad ostacoli tra le buche oramai troppo spesso trasformate in trappole mortali per gli automobilisti, né garantire la manutenzione nelle scuole, molte delle quali fatiscenti e insicure. In tale situazione appare inoltre precluso ogni serio intervento in materia ambientale, con conseguente aggravamento del rischio di dissesto idrogeologico, come confermano le gravi e luttuose situazioni verificatesi negli ultimi mesi. Pertanto questo Ente, privo delle risorse necessarie, si trova nell’impossibilità di assicurare i livelli minimi dei servizi primari per i cittadini e le imprese.

La Regione Sardegna negli ultimi cinque anni, non ha garantito, alle Province le risorse finanziarie ed il personale necessari al loro fabbisogno. La stessa nomina degli Amministratori Straordinari, succedutisi negli ultimi anni, non ha consentito un rapporto dialettico e paritetico tra Amministratori Provinciali e R.A.S. L’eliminazione della retribuzione degli organi eletti, è stata bypassata dalla RAS riconoscendo emolumenti agli amministratori di propria nomina che comportano costi simili a quelli sostenuti per le indennità di carica delle giunte abolite dalla legge del Rio. Grave l’annuncio effettuato in una conferenza stampa convocata dall’amministratore straordinario della Provincia ing. Mossa che nel bilancio 2018 sarebbero stati disponibili i 15 milioni di euro trasferiti recentemente con delibera approvata dalla città metropolitana di Cagliari. In realtà tali risorse erano già state iscritte nel bilancio 2017 per coprire parte del prelievo della finanza pubblica e rendicontate nel bilancio consuntivo 2017, pertanto tali somme non risultano utilizzabili e iscrivibili a bilancio per l’annualità 2018. Al fine di approvare il bilancio di previsione 2018/2020 in “pareggio” l’Amministratore in carica ha deciso di iscrivere lo stanziamento relativo al contributo alla finanza pubblica, non nell’intera misura prevista dal legislatore nazionale, ma nell’importo ridotto in misura sufficiente a garantirne il pareggio. Tutto ciò in spregio alla deliberazione n. 2/SEZAUT/2018/QMIG della Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti Regione Sardegna, la quale ha espressamente negato la possibilità di iscrivere in bilancio solo una parte delle somme dovute a titolo di contributo alla finanza pubblica richiesta dallo Stato. Le ripercussioni dell’approvazione di questo Bilancio di previsione 2018, nonostante il parere negativo del Collegio dei Revisori contabili, che presenta con irregolarità contabili dichiarate ed omissioni volontarie, ricadranno sui cittadini, sugli studenti, sulle imprese e, più in generale, sugli utenti finali dei servizi erogati dalla Provincia. Un fallimento annunciato per incapacità della Politica! Presidente, ci preoccupa il silenzio assordante della Regione Sardegna. Ci chiediamo se tale silenzio sia frutto di una non conoscenza della situazione attuale o peggio, costituisca acquiescenza all’operato dei “Suoi” amministratori.»

Le segreterie territoriali

FP CGIL Giovanni Zedde

CISL FP Claudio Nuscis Pier Luigi Mereu

UIL FPL Efisio Aresti

CSA RAL Giovanni Piras

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Le segreterie sindacali territoriali della Funzione pubblica hanno dichiarato lo stato di agitazione dei dipendenti della provincia del Sud Sardegna e del comune di Carbonia, con richiesta di incontro di conciliazione e raffreddamento previsti all’art. 2 comma secondo della legge 146 del 1990 e successive modificazioni e integrazioni.

Per quanto riguarda i dipendenti della provincia del Sud Sardegna, le organizzazioni sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL-FPL e CSA sottolineano la mancata approvazione, alla data del 31 marzo scorso, del bilancio di previsione per l’anno 2018 e che, «nonostante le rassicurazioni ricevute, di fatto alla data odierna non è stato ancora approvato e, anzi, il progetto di bilancio così come presentato con delibera n° 71 del 16 ottobre 2018 ha raccolto il parere negativo del Collegio dei Revisori dei Conti»; e che «questa situazione del tutto anomala ed estranea alle procedure codificate dal decreto legislativo 267/2000 desta severa preoccupazione, non soltanto nelle organizzazioni sindacali, ma soprattutto in ogni lavoratore sia per le difficoltà di assicurare quotidianamente i servizi ai cittadini, sia per la precarietà delle condizioni di lavoro che si prospetta nel breve termine».

Per quanto riguarda i dipendenti del comune di Carbonia, i segretari generali di FP CGIL, CISL FP e UIL-FPL Giovanni Zedde, Claudio Nuscis ed Efisio Aresti sottolineano che «le ragioni che, in mancanza di accordo, porteranno alla dichiarazione dello sciopero, risiedono nell’assenza di iniziative da parte del comune di Carbonia per risolvere i problemi di sicurezza ed incolumità del personale e, in particolare, di quello operante presso i Servizi sociali comunali della sede ex Tribunale di Carbonia. Infatti, nonostante gli impegni assunti nell’incontro sindacale dello scorso 11 maggio 2018 e, nonostante i ripetuti solleciti da parte della RSU aziendale – concludono Giovanni Zedde, Claudio Nuscis ed Efisio Aresti – ad oggi nulla è cambiato se non la crescente sensazione di pericolo che vivono i lavoratori operanti nel predetto Servizio».

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I segretari generali FP CGIL Giovanni Zedde, CISL FP Claudio Nuscis e UIL FPL Efisio Aresti, hanno annunciato un nuovo stato di agitazione del personale AIAS di Cagliari delle strutture operanti nell’ex provincia di Carbonia Iglesias, e chiedono l’attivazione delle procedure previste, ai senso dell’art. 2 della legge 146/90.

«Le ragioni che, in mancanza di accordo, porteranno alla dichiarazione dello sciopero – scrivono nella nota inviata al prefetto di Cagliari, alla commissione nazionale di garanzia per l’attuazione della legge sui servizi pubblici essenziali, al presidente dell’AIAS di Cagliari, al presidente della Regione Francesco Pigliaru, all’assessore regionale della Sanità Luigi Arru e al direttore generale dell’ATS Fulvio Moirano – risiedono nel mancato o parziale pagamento di circa 10/11 mensilità da parte di AIAS. Il personale, da questo momento – concludono i segretari generali FP CGIL, CISL  FP e UIL FPL – si atterrà strettamente alle mansioni del proprio profilo professionale e, non essendo in condizioni di anticiparne i costi, non utilizzerà più il proprio mezzo di trasporto per svolgere l’attività professionale a domicilio.»

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«Si preannuncia un’altra estate calda, non solo per motivi atmosferici, per i lavoratori AIAS. Almeno per quelli che rappresenta il Sindacato confederale. Perché gli altri, quelli che il “caro leader” Anna Paola Randazzo abbraccia virtualmente e definisce “colleghi” sono appagati così. Soddisfatti dei roboanti annunci, degli accordi patacca. Con le pance e le tasche vuote sì, e pure con le bollette da pagare, ma pieni di orgoglio. Perché sentirsi additare come “colleghi” sazia.»

Lo scrivono, in una nota, i segretari generali FP CGIL Giovanni Zedde, CISL FP Claudio Nuscis e UIL FPL Efisio Aresti.

«I famosi due stipendi pomposamente annunciati lo scorso 19 luglio nell’assemblea improvvisata sotto il palazzo del Consiglio regionale non sono arrivati – aggiungono Giovanni Zedde, Claudio Nuscis ed Efisio Aresti -. In compenso però, grazie al “raggiungimento di obiettivi fino a qualche giorno fa insperati”, è arrivato l’accordo davvero innovativo siglato da un’associazione temporanea di amici e precari del “caro Leader” che potrebbe sinteticamente tradursi così: “Lavori oggi e ti pago gli stipendi del 2018 in comode rate mensili senza interessi”. Insomma, come direbbe Roberto Carlino, “qui in AIAS non si vendono sogni ma solide realtà.»

«E le mensilità pregresse? Ma dai! Immaginiamo che il prossimo passo degli amici del “caro Leader” sia quello di chiedere agli orgogliosi e stimatissimi “colleghi” un atto di rinuncia degli stipendi arretrati per dare una mano a risollevare le sorti della “ditta di famiglia” – sottolineano ancora Giovanni Zedde, Claudio Nuscis ed Efisio Aresti -. Ma noi “Pseudo chi o pseudo qualcosa” non ci stiano. Siamo preoccupati perché le Banche non concedono più fidi a una società come AIAS che fattura mediamente 40 milioni di euro all’anno. Siamo preoccupati che AIAS per incassare i soldi dell’ennesimo decreto ingiuntivo milionario (anche se provvisorio come tutti gli altri) sia costretta a presentare come garanzia ad ATS la fideussione di una società finanziaria a dir poco chiacchierata. Serve chiarezza e subito. Se AIAS vuole tranquillizzarci, noi e i dipendenti nostri associati. deve presentare pubblicamente i propri bilanci. Certificati da societò specializzate. Altrimenti non ci si spiega che fine hanno fatto i circa 170 milioni di euro incassati da AIAS negli ultimi quattro anni. C’è che stima che l’esposizione debitoria di AIAS verso banche, lavoratori, fornitori, sia stimata in diverse decine di milioni di euro.»

«Nel settore di attività di AIAS non manca certo il lavoro né gli imprenditori capaci. Con questa consapevolezza – concludono i segretari generali FP CGIL Giovanni Zedde, CISL FP Claudio Nuscis e UIL FPL Efisio Aresti – chiediamo ancora una volta alla parte più responsabile della politica regionale e all’ATS, un segno di discontinuità con il passato e con il presente ma nel segno della salvaguardia dei servizi e dei livelli occupazionali.»

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CGIL, CISL e UIL prendono posizione con un comunicato stampa sulla vertenza AIAS, diffuso ieri sera.

«Se dovessimo analizzare i sintomi, per come si sono manifestati nell’ultimo periodo, non è azzardato affermare che la malattia cronica di cui soffriva AIAS si è evoluta e non c’è alcuna speranza. Non ci sono cure e far proseguire quest’agonia è solo un accanimento terapeutico che pagheranno i lavoratori – scrivono Giovanni Zedde, segretario generale della Funzione pubblica CGIL, Claudio Nuscis, segretario generale CISL Funzione pubblica ed Efisio Aresti, segretario generale UIL FPL -. Ma questo lo sanno anche al Pronto Soccorso degli “amici”: quegli onorevoli smemorati, quei sindacalisti aziendalisti, quei lavoratori “riconoscenti” che rischiano la loro residua credibilità affannandosi al capezzale di un moribondo. Per questo motivo il sit in odierno e quelli che seguiranno a sostegno di AIAS per noi non sono semplici manifestazioni. Sono qualcosa in più, sono più “incontri” di preghiera. Una preghiera collettiva!!!

Perché, arrivati a questo punto, ci vuole davvero un miracolo per salvare AIAS. Un miracolo bello grosso.

Ma fuori dalla metafora e senza entrare in dialettiche politiche che non ci appassionano, diciamo ai “fedeli” dell’AIAS che la realtà è molto più semplice di come gli viene descritta. Chiunque occupi la poltrona di assessore della Sanità o governatore della Regione Sardegna, non svincola fatture. Non le svincolava l’on. Oppi e neppure l’on. Fadda, né la Dirindin, né Liori, né la De Francisci e non le svincola Arru. Le fatture di AIAS le svincolano, ovvero ne autorizzano il pagamento, i funzionari delle Aziende Sanitarie Locali, a fronte della corrispondenza tra le tariffe delle prestazioni richieste dal Servizio Sanitario Regionale per il singolo paziente e quelle fatturate dal privato convenzionato. Senza questa corrispondenza tra prestazione richiesta, tariffa regionale e fattura nessun funzionario pubblico rischierà di doverne rispondere alla Carte dei Conti. E la tanto favoleggiata quota sociale, quella parte della tariffa a carico dei Comuni, è intimamente connessa alla tariffa della prestazione richiesta dalla ASSL e i funzionari dei Comuni non potranno liquidare risorse in antitesi con quanto richiesto dalla ASSL. Il problema quindi non è politico, è amministrativo.

Il resto, dai quaranta/cinquanta milioni pretesi da AIAS da quasi trent’anni, ai tagli delle prestazioni che godono delle tariffe più alte d’Italia sono solo chiacchiere.

Per quello che ci riguarda – concludono Giovanni Zedde, Claudio Nuscis ed Efisio Aresti – come sindacato confederale non parteggiamo per questo o quel datore di lavoro, ma siamo impegnati, come sempre e da sempre in prima linea, per contrastare quelli inadeguati. Chiediamo alla politica regionale che venga garantito il mantenimento dei servizi alla persona e gli attuali livelli occupativi.»

 

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Nuova dura presa di posizione di segretari della FP CGIL Giovanni Zedde, della CISL FP Claudio Nuscis e della UIL FPL Efisio Aresti, sulla «condizione economica e lavorativa che vivono i dipendenti AIAS del territorio».

«Abbiamo pensato tutte le volte di essere arrivati al punto più basso di questa vicenda – scrivono in un comunicato stampa i tre segretari sindacali di categoria – ma ogni volta ci siamo ricreduti: al peggio non c’è fine e le ultime vicende sono lì a ricordarcelo.

Ci riferiamo alla decisione di AIAS di licenziare altri cinque lavoratori della struttura di Cortoghiana. Ci riferiamo alla mancata corresponsione dello stipendio anche nel mese di marzo e al fatto che ad oggi sono passati ben 42 giorni dall’ultimo stipendio. Eppure tutto tace. Come se di questo dramma collettivo, che vivono quotidianamente e da anni i lavoratori AIAS e le loro famiglie, non importi a nessun altro che il Sindacato e tutti gli altri assistano da spettatori non paganti.»

«Non bastavano i continui acconti e le nove mensilità complessivamente dovute, non bastava essere amministrati da “imprenditori” che scaricano sui dipendenti il loro rischio d’impresa – aggiungono i tre segretari sindacali -, adesso i lavoratori vivono con terrore il loro ambiente lavorativo. Abbiamo chiesto che venissero installati nei Centri degli impianti di videosorveglianza proprio per fugare le paure dei lavoratori che temono di essere vittime di piccole o grandi vendette. Non saranno certo questi licenziamenti e quelli precedenti a far riguadagnare l’immagine all’AIAS.»