7 August, 2022
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Il 7 giugno l’Associazione Amici della Miniera ricorda la figura di Aldo Lai, sindaco di Carbonia negli anni della lotta per il passaggio all’Enel della miniera di Serbariu con le sue maestranze. In occasione di questo ricordo, pubblichiamo una rievocazione della mobilitazione di Carbonia alla metà degli anni ‘60, conclusasi positivamente.

Nel 1963 si sviluppa a Carbonia un movimento nuovo, che sorge lentamente dal basso, per il passaggio della SMCS all’Enel, l’Ente di recente formazione, che già stava incorporando concessioni minerarie in alcune regioni della Penisola. Le prime azioni di lotta degli operai attraverso picchetti nei piazzali e marce tra Seruci e Carbonia, mentre il Sindacato è da tempo impegnato nel rinnovo contrattuale e nella battaglia per un piano di riqualificazione della manodopera.

Testimonianza ancora viva di quel movimento restano i documenti del tempo, a partire da un Comitato della Federazione del PCI, settembre 1962, in cui il Segretario regionale Renzo Laconi si sofferma sulle “rivendicazioni sostanziali”, che riguardano in particolare i problemi dell’energia elettrica. A dimostrare quanto la nazionalizzazione delle società elettriche non potesse non ascriversi al successo dell’impegno di Sinistre e Sindacati italiani, nelle lunghe lotte contro le grandi imprese produttrici di energia, in regime di monopolio assoluto.

E le prime assemblee ed i primi scioperi, nei documenti della Camera del Lavoro, del 28 gennaio 1964, che cominciano lentamente a delineare le tappe dell’azione in riferimento ai “lavoratori addetti alla perforazione del sottosuolo”, fino a prefigurare un allargamento ai minatori di Carbonia del Contratto Collettivo dei lavoratori elettrici, come stava già avvenendo in altre miniere della Penisola. E del 1 settembre 1964, in cui alla piattaforma rivendicativa sul Contratto integrativo si affianca la rivendicazione del passaggio all’Enel di tutti i lavoratori di Carbonia, quelli della miniera e quelli dell’esterno. Fino al documento che annuncia lo sciopero generale per l’8 marzo 1965, nei giorni dell’insediamento della nuova Giunta di Centro Sinistra.

La città risponde con le prime adesioni agli scioperi, alle manifestazioni di protesta e all’occupazione dei pozzi, mentre sorgono i nuovi organismi rappresentativi delle varie categorie riunite nei Comitati di difesa e sviluppo del Sulcis, e quelli dei disoccupati che sottoscrivono una vera e propria Carta rivendicativa, mentre numerosissimi si susseguono i convegni indetti dall’Amministrazione comunale e le sedute aperte del Consiglio stesso, quelli organizzati dalle Commissioni interne e poi dalle associazioni femminili e giovanili, uno per tutti, il 5 febbraio 1966.

Già la lettera del sindaco di Centro Sinistra Aldo Lai, 5 marzo 1965, scritta subito dopo l’insediamento e destinata agli onorevoli Nenni, De Martino e Matteotti, sembra voler prefigurare il quadro complessivo dell’intervento politico a tutti i livelli. Intanto, con la richiesta diretta al Partito Socialista di sostegno e di appoggio, il problema «il più urgente, il più attuale è il passaggio all’Enel per il quale la nostra Direzione Nazionale e i compagni di governo si sono battuti e sono convinto si batteranno fino in fondo». E poi il documento di Programma della Giunta «Il passaggio all’Enel è rinascita per la città a garanzia della stabilità della modesta manodopera rimasta, verso la costruzione di industrie manifatturiere che creino nuova occupazione nel territorio». E poi il coinvolgimento si allarga ai consiglieri regionali e al presidente Efisio Corrias, come dimostra il considerevole carteggio fra le due amministrazioni.

Delegazioni cittadine presso la Giunta regionale e a Roma, che portano le richieste dei lavoratori e della città, come nell’ordine del giorno del Consiglio regionale, 15 ottobre 1965, in preparazione dell’incontro del Sindaco Lai e del Presidente Corrias con i Ministri per il Mezzogiorno e per l’Industria, uno dei tanti che punteggiano questo lungo e impegnativo iter del “passaggio all’Enel”. Il 1965, l’anno del passaggio all’Enel per almeno tremila dei minatori di Seruci e Nuraxi Figus, esclusi quelli di Serbariu, più precisamente a seguito dell’intervento diretto della Corte dei conti.

Sarà la delegazione del 1966, a definire il trasferimento di tutti i lavoratori di Carbonia, proprio mentre si concludeva la marcia dei minatori su Cagliari, ancora preceduta da mobilitazioni e convegni, tra i più significativi quello dell’Amministrazione comunale, il 12 e 13 febbraio 1966: una massa che muove dalla città che raccoglie la solidarietà di molti comuni, da Domusnovas ad Assemini, presso la cui Sala consiliare si svolge l’assemblea conclusiva, prima che la delegazione parta per Roma, dove si compie l’atto finale.

«In una sola seduta – testimonia il sindaco Aldo Lai – Andreotti impose il Contratto Enel anche ai più recalcitranti tra i ministri e i dirigenti dell’Ente.»

Gianna Lai

 

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Tre decenni di storia sarda (1948-1978) raccontati in poco più di 20 minuti attraverso le voci dei protagonisti e le immagini di una Sardegna che non c’è più. Dopo un lungo lavoro di restauro curato dalla Cineteca sarda e durato oltre sei mesi, rivede finalmente la luce il film realizzato da Guido Costa nel 1978 per celebrare i primi 30 anni di autonomia regionale. Questa mattina a Cagliari, la prima proiezione pubblica al Cineteatro Nanni Loy dell’Ersu, alla presenza del presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, del vicesindaco di Cagliari Luisanna Marras e del capo di gabinetto dell’assessorato regionale della pubblica istruzione Ilaria Portas.

«E’ un film mai uscito nelle sale – ha spiegato il direttore della Cineteca sarda Antonello Zanda – un prezioso documento ritrovato nell’archivio di Guido Costa, giornalista dell’Ufficio stampa della Regione Sardegna e donato dai familiari alla Cineteca sarda. Dopo un lungo lavoro di restauro, curato da Luca Portas e Cristina Secci, è ora a disposizione di tutti». Si tratta del primo restauro portato a termine dalla Cineteca sarda che si è avvalsa di alcuni macchinari all’avanguardia realizzati in collaborazione con la Cir di Roma: «La Cineteca di Cagliari può contare oggi su sofisticati mezzi tecnologici e su tecnici di eccellenza. Il restauro del film di Guido Costa è un prodotto di altissima qualità».

Soddisfatto anche il coordinatore dei centri servizi culturali della Società Umanitaria-Cineteca Sarda Paolo Serra: «Il restauro del film di Costa è l’occasione per restituire ai sardi un pezzo della loro storia recente e uno spunto di analisi sui risultati dei primi tre decenni di Autonomia». La figura di Guido Costa è stata invece tratteggiata dal figlio Enrico (che ha definito il padre “un artigiano della fotografia” che cercava frammenti del passato per confrontarli con il presente) e da Luciano Uras che di Costa è stato collega e amico.

Oltre a Guido Costa, al film lavorarono come autori dei testi tre personaggi alto livello: Manlio Brigaglia, Silvano Reina e Sergio Atzeni. All’interno del film testimonianze inedite dei rappresentanti istituzionali, politici e sindacali dell’epoca: Pietrino Soddu, Andrea Raggio, Efisio Corrias, Sebastiano Dessanay ed i sindacalisti Giannetto Lai e Villio Atzori.

Alla proiezione del documentario è seguito un convegno con la partecipazione dei docenti di storia contemporanea dell’università di Cagliari Luca Lecis e Gianluca Scroccu (che hanno parlato della nascita della Regione Autonoma della Sardegna, del dibattito sull’autonomia e del ruolo giocato dalle sinistre tra la prima e la seconda Rinascita) e del sociologo Salvatore Cubeddu che si è invece soffermato sulla crisi della prima autonomia.

Il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau ha espresso apprezzamento per il documento filmato realizzato da Guido Costa e per il grande lavoro di restauro portato a termine dalla Cineteca sarda: «Il film – ha detto Gianfranco Ganau – è uno spaccato chiaro e tristemente reale di quello che era allora la Sardegna: il piano di rinascita, economica, sociale e culturale che ha caratterizzato quegli anni, la fase di industrializzazione necessaria per superare una condizione generale molto difficile, caratterizzata da povertà, disoccupazione e analfabetismo. Il termine rinascita, racchiuso nello nostro Statuto speciale, costituisce ancora il senso e il significato della nostra specialità e invita la Sardegna a valorizzare le proprie risorse per uscire ogni giorno dall’isolamento e per rilanciare la propria unicità oltre i confini dell’isola».

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Un giallo culturale a lieto fine, un prezioso ritrovamento, un film inedito dalle firme illustri. “Autonomia trentanni” è il primo restauro digitale della Cineteca Sarda, un lavoro diretto da Guido Costa nel 1978 e scritto con Silvano Reina, Manlio Brigaglia ed un giovanissimo Sergio Atzeni. Pensato per celebrare i trent’anni dell’autonomia regionale, il film non è mai uscito nelle sale e verrà presentato per la prima volta al pubblico mercoledì prossimo, 5 dicembre, durante il convegno “Sardegna: sguardi e passaggi dell’autonomia speciale”, in programma a partire dalle 10.00, al Cineteatro Nanni Loy dell’Ersu in via Trentino a Cagliari. 

Il film – “Autonomia trentanni” riunisce filmati d’archivio e interviste ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo politico e sindacale degli anni Settanta, tra i quali Pietrino Soddu, Andrea Raggio, Efisio Corrias, Sebastiano Dessanay, Giannetto Lai e Villio Atzori. Il documentario, ritrovato nel maggio del 2018, appartiene al Fondo nominale Guido Costa, che aveva realizzato il film con la collaborazione, per quanto riguarda il testo di commento, di Manlio Brigaglia, Sergio Atzeni e Silvano Reina. 

Il restauro in 4K – La pellicola, un positivo 35mm fortemente virato in rosso e affetto da sindrome acetica, è stata depositata dagli eredi di Guido Costa presso la Cineteca Sarda, la quale si è occupata nei suoi laboratori di ogni singola fase del restauro, curato da Luca Portas e Cristina Secci. Dopo una prima ispezione del supporto, si è passati al suo recupero fisico tramite lavatura a secco, resa possibile da un particolare macchinario sviluppato in collaborazione con la C.I.R. di Roma, e alla sua scansione in 4K. Successivamente la color correction ha permesso di recuperare il colore ormai completamente degradato e ha poi consentito il restauro digitale finale, tramite l’utilizzo del software di ultima generazione e leader nel settore, il Diamant-Film Restoration.  In quest’ultima fase sono state completamente rimosse macchie, polvere e graffiature presenti nella pellicola, rispettando l’aspetto fisiologico del film, composto non solo da interviste contemporanee alla realizzazione del film, ma anche da immagini di archivio in bianco e nero. Il lavoro ha impegnato la Cineteca Sarda per quasi un anno, consentendo il recupero totale del film, unica copia ormai esistente e di cui, fino a oggi, non si aveva alcuna notizia. 

Il convegno – “Sardegna: sguardi e passaggi dell’autonomia speciale” si inserisce nell’ambito del dibattito che si è sviluppato nella ricorrenza del 70° anniversario dell’entrata in vigore dell’autonomia. Mercoledì 5 dicembre, a partire dalle 10.00, al Cine-Teatro Nanni Loy dell’Ersu, in via Trentino, a Cagliari, interverranno il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il presidente della Regione Francesco Pigliaru, il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, l’assessore regionale della Cultura Giuseppe Dessena, il presidente della Società Umanitaria Alberto Jannuzzelli.

Al seguito della proiezione del film, introdotta dal direttore della Cineteca Sarda Antonello Zanda, gli interventi di Pietrino Soddu, presidente della Regione nel trentennale dell’autonomia, del sociologo Salvatore Cubeddu, e degli storici Luca Lecis e Gianluca Scroccu. In chiusura, un ricordo di Guido Costa sarà tracciato dal figlio Davide e da Luciano Uras.

Per l’occasione sarà inoltre allestita una mostra fotografica con scatti dell’archivio della presidenza della Giunta regionale.