18 May, 2022
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Tre giorni fa, all’Ospedale Sirai di Carbonia, il dottor Salvatore Ierna ha compiuto l’”Impresa”: ha riaperto un’arteria coronarica ostruita da una specie di “getto di calcestruzzo” fatto di aggregati cristallini di carbonato di calcio. Per curare una condizione del genere, non esiste una soluzione ideale. Certamente il paziente potrebbe essere operato introducendo un”by-pass”. Il “by-pass” è un trattino di vena che viene interposto collateralmente alle coronarie distrutte dal calcare e suturato all’arteria malata, sopra e sotto l’ostruzione. Il problema è che suturare un segmento di vena sana ad un’arteria malata come questa, è quasi impossibile.

In certi casi si può staccare chirurgicamente il “tappo di calcare” dalla parete arteriosa ma ciò che rimarrebbe dell’arteria sarebbe un velo di “tonaca avventizia” che potrebbe rompersi o trombizzare subito dopo l’intervento, con morte certa del paziente. Come fare per rimuovere il “tappo di calcare” dall’arteria senza operazione a “torace aperto”? E’ un problema gigantesco. Immaginate di avere un’incrostazione calcarea in un tubo d’acqua. L’acqua scenderà dal rubinetto goccia a goccia, poi alla fine non ne uscirà più. Se questo avviene a casa, si chiama un idraulico che sostituirà il tubo calcificato con uno nuovo. Altri cercheranno di disostruirlo, ma il risultato sarà deludente, perché il tubo si ostruirà di nuovo.

Ora il dottor Ierna ha disostruito l’arteria e l’ha protetta in modo tale che non si richiuda, superando diverse difficoltà.

Primo: il paziente era un soggetto “fragile”. Chi soffre di quella patologia alle coronarie, ne soffre anche in altre sedi vitali, come le arterie carotidi che nutrono il cervello, le arterie renali, l’arteria aorta, le arterie che irrorano le gambe.

Secondo: il dottor Ierna ha agito quasi alla cieca. Cioè, non aveva sotto gli occhi l’arteria coronaria chiusa, e neppure la poteva toccare per indirizzare il filo guida. Aveva una “visione virtuale”. Cioè vedeva l’intervento che stava eseguendo nelle immagini ricostruite in un monitor radiologico.

Terzo: il paziente non era collegato ad un apparecchio di rianimazione come avviene in cardiochirurgia, dove si opera a torace aperto.

La vita del paziente dipendeva dalla precisione dell’operatore, dalla velocità di esecuzione, dalla sua conoscenza dell’anatomia e dalla sapienza tecnica ottenuta con molto studio ed esercizio. Cioè con sofferenza personale, individuale ed indivisibile. L’intervento è stato sviluppato nella sua mente, in uno stato di assoluta solitudine.

Quarto: il chirurgo emodinamista ha necessità assoluta di un’assistenza illuminata, fedele, consapevole, pronta ed infaticabile di almeno due tecnici ultra-esperti ed insostituibili. Sono figure introvabili. I nuovi dovranno maturare anni di esperienza.

Raccontare come si fa è facile. Eseguirlo è assolutamente difficile.

Descrizione sintetica: il dottor Salvatore Ierna dapprima ha eseguito una coronarografia; cioè ha iniettato nelle arterie del cuore un mezzo di contrasto radio-opaco e ha visto, nel monitor, il disegno delle arterie. Una volta studiata la mappa di quelle arterie malate, vi ha infilato un “filo guida” sottilissimo, partendo da un’arteria delle braccia. Il filo guida è penetrato nella coronaria e si è arrestato nel punto di ostruzione.  A questo punto, sulla guida del filo e delle immagini radiologiche, è stata inserita una sonda speciale fino all’ostacolo ed è stata appoggiata sul “tappo calcareo”. Quindi è stato azionato il pedale che mette in funzione la fonte di ultrasuoni. Gli ultrasuoni emessi dalla punta della sonda hanno scaricato tutta la loro potenza sulla placca calcarea, rompendola.

Perché si rompe la placca? Perché ha una struttura cristallina come quella dei vetri. Le onde di ultrasuoni penetrano nella placca e si trasformano in energia che fa esplodere il cristallo di calcare. Durante la procedura si eseguono lavaggi per allontanare i microframmenti calcifici, e poi si prosegue nella perforazione, per creare un tunnel nella “roccia”. Una volta trovata la fine dell’ostruzione il filo guida passa, in territorio libero dell’arteria. L’intervento si conclude con la sistemazione dello stent, e il sangue riprende a nutrire le carni del cuore. La vita del paziente riprende a scorrere.

Grandiosa esecuzione, portata a termine per la prima volta in Sardegna.

Naturalmente queste capacità interventistiche non sono spuntate così, come un fungo, dal nulla, ma hanno avuto una gestazione di molti anni di preparazione, studio e viaggi di istruzione.

La nostra felicità è enorme.

Tutte le storie hanno un’origine più o meno lontana nel tempo. La storia delle Shockweaves (onde d’urto) per rompere le calcificazioni formatesi in posti sbagliati nel corpo umano, merita d’essere raccontata. Noi, a Carbonia, ne abbiamo un’antica esperienza, anche quella con la caratteristica del primato su tutti in Sardegna.

Le pietre che incrostano le coronarie hanno una struttura cristallina formata prevalentemente da carbonato di calcio. Lo conosciamo tutti molto bene: le scogliere bianche che vanno da Maladroxia a Coacuaddus sono di carbonato di calcio. E’ molto diffuso in natura. Nella patologia umana, lo troviamo nelle placche ateromasiche calcifiche e nei calcoli renali. In ambedue i casi, per distruggere le concrezioni, si usano  le onde d’urto ad ultrasuoni.

L’impiego di queste onde nacque dalla ricerca aerospaziale tedesca.

Negli anni ’70, gli Americani si erano resi conto che la parte più pericolosa di un viaggio spaziale non era la “partenza” da Capo Canaveral, ma il ritorno dallo Spazio, nel momento in cui la navetta entrava nell’atmosfera. Passando improvvisamente dal vuoto assoluto dello spazio all’atmosfera terrestre, era come se la navetta andasse a sbattere contro un muro e, sfregando su quel muro di “gas”, si generava un attrito eccessivo che sprigionava calore ad altissima temperatura. La temperatura era tanto elevata da fondere lo scudo termico metallico e uccidere l’equipaggio. Si capì che era necessario ricoprire lo scudo termico della navicella con un materiale coibente. Si pensò di incollarci sopra piastrelle di ceramica speciale. L’idea era corretta ma… avrebbero le piastrelle di ceramica resistito all’impatto? Era necessario scoprirlo e riprodurre in laboratorio quell’impatto. Gli Americani avevano come consulente lo scienziato Wernher Von Braun. Costui era stato il progettista, per la Germania nazista, dei primi missili balistici della storia: i V2. Esattamente quei missili che avevano martoriato Londra. La fabbrica che li produceva apparteneva alla famiglia Dornier. Era la famosa fabbrica degli aerei da guerra per la Luftwaffe, che produceva i caccia Messerschmitt ed i bombardieri Junker-Dornier. Alla fine della guerra, la fabbrica venne convertita in un  centro di ricerca aerospaziale e gli scienziati tedeschi, su richiesta degli Americani, misero a punto un sistema di produzione di “onde d’urto” (Shockweaves) per testare le piastrelle da incollare alla navicella spaziale. Le “onde d’urto” venivano generate con un sistema di elettrodi che produceva microesplosioni subacquee. Le “onde d’urto” che venivano emanate dalle esplosioni potevano essere indirizzate verso un bersaglio attraverso un apparato di puntamento costituito da specchi concavi. Al centro della parabola vi era il “fuoco” su cui si concentrava la somma della potenza di tutte le onde. Messe le piastrelle nel fuoco della parabola si potè testare la loro resistenza all’impatto.

Uno scienziato dell’Università di Monaco, il professor Chaussy, pensò che in quel modo si sarebbe potuto “sparare” energia contro i calcoli renali. Ne parlò con la famiglia Dornier proprietaria della fabbrica aerospaziale e ottenne la costruzione di un generatore di Shockweaves per uso umano. La macchina venne chiamata “Dornier 1”. Nel 1984 una delle prime pazienti italiane del professor Chaussy fu una signora di Carbonia che era nata con un rene solo e in più aveva un calcolo. Nel 1986 il professor Chaussy presentò la sua casistica a Madrid, nella casa di cura “La Luz”. In quella occasione venne presentata anche una nuova macchina, delle Storz tedesca, generatrice di onde d’urto  ad ultrasuoni, destinata a rompere i calcoli dentro l’uretere. Gli interventi dimostrativi furono eseguiti con successo dal proprietario della clinica, il professor Perez Castro Ellendt.

I primi allievi italiani presenti a quelle lezioni di addestramento furono il professor Francesco Rocco (Università di Milano), il dottor Michele Gallucci (poi direttore dell’Istituto tumori Regina Elena di Roma), ed un chirurgo di Carbonia.

Al ritorno da Madrid ne venne fatta un’accurata relazione al presidente del Sirai, Pietro Cocco. Era presente il ragionier Efisio Melis. La decisione di Pietro Cocco fu, come sempre, di poche parole: «Ragioniere, acquisti quella macchina da shockweaves per i calcolotici del nostro Ospedale».

Fu il primo apparecchio per “onde d’urto” venduto in Italia. Dal 1987 in poi vennero trattate a Carbonia centinaia di calcolosi dell’uretere senza operazione. Il nostro Ospedale fu anche in quel caso il primo e l’unico in Sardegna a fornire questa tecnica avveniristica. A Cagliari, si iniziò ad utilizzare questa tecnica dopo una nostra presentazione pubblica del metodo avvenuta nella sala congressi del Banco di Sardegna, nel 1991. Realizzammo dei videotutorial che spiegavano i segreti di Perez Castro per entrare nell’uretere, e presto in molti appresero la tecnica.

Di recente, questa tecnica è stata migliorata ed adattata alla rottura delle incrostazioni calcifiche dentro le arterie coronarie, e viene impiegata in pochi posti al mondo.

Ho voluto ricordare il fatto di 33 anni fa, per attirare l’attenzione sulle potenzialità che ha avuto sempre il Sirai nella crescita tecnologica. Da qui sono nati grandi professionisti che poi hanno arricchito di professionalità gli ospedali cagliaritani. Ricordiamo l’anestesista Paolo Pettinao che introdusse il Brotzu nell’era dei trapianti; il dottor Paolo Schiffini, che dopo l’esperienza maturata a Carbonia, si trasferì al Brotzu e fondò  l’angiografia interventistica; il dottor Antonio Macciò, che oggi rappresenta il massimo polo sardo di attrazione scientifica nella chirurgia oncologica laparoscopica al Businco e le cui ricerche condotte proprio nel laboratorio di Carbonia, vengono pubblicate dalle massime riviste di oncologia ginecologica americane ed inglesi.

Adesso il Sirai offre la novità assoluta delle shockweaves per disostruire le coronarie difficili.

Questo giornale da molti mesi sta attirando l’attenzione sul miserevole stato in cui versa oggi il nostro Ospedale, e non smette mai di esporre all’opinione pubblica il disastro organizzativo a cui è stato sottoposto l’organico della Cardiologia e, soprattutto, quello dell’Emodinamica del dottor Ierna. La procedura che ha eseguito va classificata fra le imprese di medicina interventistica più difficili che si conoscano e, per la sua enormità, contrasta con la povertà di personale di cui dispone.

Vista l’insensibilità e l’insipidità della nostra attuale e passata dirigenza politica regionale in sanità pubblica, dobbiamo suscitare l’interesse di tutti, per porre fine al degrado organizzativo a cui si sta sottoponendo la struttura ospedaliera del Sirai.

Dopo quanto premesso, appare ragionevole chiedere un congruo finanziamento per l’immediato reintegro dei Medici di Cardiologia e l’istituzione di una scuola di Emodinamica da affidare alla magistrale direzione del dottor Salvatore Ierna. Abbiamo bisogno che produca allievi. E’ evidente che ci vogliono finanziamenti per gratificare il sacrificio di quegli operatori. Deve cessare, comunque, avendo a disposizione una struttura specialistica così avanzata, l’assurda chiusura del Servizio di Emodinamica per 16 ore su 24, e la totale chiusura dalle 16.00 del venerdì alle 8.00 del lunedì successivo. Questo disastro, di stampo contabile, deve essere fermato.

Contemporaneamente, è assolutamente necessario ricostituire subito gli organici di Ortopedia, Radiologia, Gastroenterologia e, soprattutto, di Anestesia e Rianimazione.

Purtroppo, da anni ci stanno svuotando di competenze specialistiche a causa di due teorie che hanno fallito nella gestione degli Ospedali: una è la teoria del “Hub And Spoke”, cioè del centro della ruota e dei suoi raggi. Con questa si teorizza che chi sta alla periferia (raggi) debba trasferire le sue funzioni al centro (Hub). In questo modo, sono stati depressi gli ospedali territoriali e gonfiati quelli del capoluogo. L’altra teoria è il “governo per processi”, con cui si teorizza la gestione degli ospedali, mantenendo le attuali strutture ma modificando e codificando i processi con cui si usano. In questo modo, è stata tolta ai Primari la capacità di iniziativa. Esattamente quella iniziativa che ha avuto il dottor Salvatore Ierna, facendo una cosa assolutamente imprevista dai burocrati.

Ad un certo punto, verrà il momento in cui si accorgeranno che la partita la giocano e la vincono i campioni scesi  in campo e non i padroni del campo.

E adesso, invito tutti a tenere gli occhi aperti. Controlliamo se metteranno il dottor Salvatore Ierna nelle condizioni di lavorare oppure se alla fine riusciranno a farlo scappare.

Mario Marroccu

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La macchina organizzativa del Velo Club Sarroch sta lavorando a pieno ritmo per concretizzare la messa in cantiere del Trofeo Maddalena Spiaggia, ultima prova stagionale del circuito Grand Prix Efisio Melis in programma domenica 26 gennaio.

Appuntamento per i tantissimi praticanti del ciclocross di ogni età, tra agonisti e amatori, sulla spiaggia del Lido di Capoterra posta in uscita dal paese e chiamata anche con il nome di La Maddalena Spiaggia.

La particolarità di questa gara è che si sviluppa su un percorso di due chilometri a bordo spiaggia tra ondulazioni di sabbia come ostacoli naturali più quelli artificiali con due tavole e più una piccola gradinata di tre scalini.

Un tracciato molto insidioso e tecnico perché alterna sabbia al terreno duro dove verrà fuori una notevole capacità di guida.

La quota di iscrizione solo per i master è di 11 euro con pagamento da effettuarsi sul posto alla verifica tessere.

A pochi giorni dallo svolgimento le premesse eccellenti con l’obiettivo di puntare al massimo successo grazie all’apporto degli sponsor Ajo Threeface, Cycling for All, Sos Bici di Antonio Marongiu, Gomme Service di Franco Dessì, Macelleria Barbagia di Sabrina Serra, Mullano Arredamenti, Arcadia Restaurant Lounge Bar, Nicola Schirru biologo-nutrizionista, Terra e Luna, Il Paninetto e Secret Caffè (che ospita il ritrovo e le premiazioni) che hanno voluto fornire il sostegno economico necessario per realizzare una degna chiusura della stagione ciclocrossistica in Sardegna.

 

 

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Il Velo Club Sarroch si rimette in moto per mettere in cantiere la ventesima edizione del Memorial Efisio Melis-Trofeo Maddalena Spiaggia.

Affacciata sul Golfo degli Angeli, la location di gara del prossimo 26 gennaio è la spiaggia che si trova nel comune di Capoterra nell’omonimo lido ed è conosciuta con l’appellativo di La Maddalena Spiaggia dove si trova il percorso con ostacoli naturali ed artificiali in prossimità dei parcheggi per uno sviluppo complessivo di 2 chilometri.

«Si tratta di un impegno importante per noi – ha commentato l’organizzatore Cristian Melis – forte della risonanza e della longevità di uno storico evento del ciclocross in memoria di mio padre Efisio. L’obiettivo è quello di fare bene e ovviamente di veicolare ancor di più la nostra manifestazione grazie al supporto degli sponsor Ajo Threeface, Cycling for All, Sos Bici di Antonio Marongiu, Gomme Service di Franco Dessì, Macelleria Barbagia di Sabrina Serra, Mullano Arredamenti, Arcadia Restaurant Lounge Bar e Nicola Schirru biologo-nutrizionista

La quota di iscrizione solo per i master è di 11 euro, con pagamento da effettuarsi sul posto alla verifica tessere.

Si preannuncia la partecipazione di un gran numero di atleti, giovani e meno giovani, intenzionati a regalare tante emozioni in seno al Gran Prix Ciclocross Efisio Melis in occasione dell’ultima prova che decreterà i vincitori e tutti i protagonisti di questa disciplina autunnale ed invernale delle due ruote sulla via del rilancio nell’isola.

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A Capoterra, il Memorial Efisio Melis ha voluto fare le cose in grande per essere ancora uno degli appuntamenti clou del calendario regionale sardo del ciclocross in seno al Gran Prix Efisio Melis. La 19ª edizione è stata ripagata da un entusiastico riscontro di partecipanti e l’impeccabile dedizione nel dietro le quinte per il Velo Club Sarroch in cabina di regia con l’ospitalità sul campo gara della Società Cooperativa Poggio dei Pini.

Con la commemorazione alle vittime dell’alluvione 2008 in onore delle quali è sorto il parco interno al Poggio dei Pini, ad ottenere le migliori performances in ambito giovanile sono stati Simone Satta (Pedale Siniscolese), Francesco Mereu (Veloclub Sarroch) e Roberto Porcu (Pedale Siniscolese) tra i G6 uomini, Sara Murgia (Veloclub Sarroch) tra le G6 donne, Paolo Cherchi (SC Ozierese), Gabriele Melis (Arkitano Mtb Club) e Filippo Maccioni (Pol Bike Serramanna) tra gli esordienti secondo anno, Sara Pola tra le donne esordienti, Gabriele Pili (Veloclub Sarroch), Marco Salaris (SC Pattada) e Daniele Mereu (Veloclub Sarroch) tra gli allievi di primo anno, Mirko Pani (Mtb Piscina Irgas), Mattia Fabbrini (Mtb Piscina Irgas) e Matteo Sedda tra gli allievi secondo anno, Giorgia Secchi (Ossidiana Bike) e Maria Chiara Porcu (Veloclub Sarroch) tra le donne allieve, Gianluca Pontis (Mtb Piscina Irgas), Ahmed Kasroui (Nencini Sport Progetto Sardegna) tra gli under 23.

Obiettivo podio raggiunto nelle categorie amatoriali per Michael Francesco Giua (Fancello Cicli Terranova) e Nicolas Garau (SC Cagliari) tra gli élite sport, Eros Piras (Tecnobike), Andrea Pila (2000 Ricambi) e Bartolomeo Musi (Sa Vida Noa 2008) tra i master 1, Stefano Piras (Alghero bike) Paolo Massenti (Dimionos Bike Team) e Nicola Saddi (Ajo Cycling Team) tra i master 2, Andrea Lovicu (Biketeam Demurtas Nuoro) Cristian Melis (Sa Vida Noa 2008) e Pierpaolo Atzeni tra i master 3, Alessandro Saddi (Sa Vida Noa 2008), Adriano Testone (Team Progetto Sport) e Giovanni Usai (Cycling Team Gallura) tra i master 4, Massimiliano Cadelano (Sa Vida Noa 2008) Stefano Pani (Monreal bike), Gianluca Marini (Team Bicicenter Pistidda) tra i master 5, Walter Dessi (Extremebike), Renato Pani (SC Cagliari) e Piero Spada tra i master 6 over, Maria Girone (Velo Club Sarroch), Elisabetta Palermo (Explora Bike) e Maria Bianca Manca (Alghero Bike) tra le donne master.

Nonostante i capricci meccanici e una lunga rincorsa alle prime posizioni la fatica è stata il doppio per l’organizzatore in loco Cristian Melis sia come atleta che nei panni dell’organizzatore: «Ogni volta riesco a stupirmi dal successo e dall’affetto di chi partecipa alla nostra manifestazione. Il nostro obiettivo èche l’evento raggiunga, di anno in anno, l’importanza che meriti per essere il fiore all’occhiello di tutto il ciclocross nella regione Sardegna e già ci proiettiamo nel 2020 verso l’edizione del ventennale con un sentito ringraziamento alla Cooperativa Poggio dei Pini e a tutti gli sponsor che ci hanno affiancato».

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Il Memorial Efisio Melis procede nella piena fase di preparazione sul piano logistico ed organizzativo per garantire la migliore funzionalità sotto tutti gli aspetti nella gara che ha in Capoterra il centro nevralgico del ciclocross sardo nella data del 24 novembre, grazie agli sforzi del Velo Club Sarroch.

La gara, giunta alla 19ª edizione, è terza prova del circuito regionale Gran Prix Efisio Melis ed assegna i titoli regionali Interforze per tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine o ai Corpi d’Armata.

Il campo gara di riferimento è quello della Società Cooperativa Poggio dei Pini al cui interno è stato allestito il percorso di 2.500 metri. Dopo un lungo rettilineo asfaltato di lancio ci si immette saltando un marciapiede in una serie di su e giù su prato spezzati prima da un ostacolo stile Internazionale di Brugherio con tavola a salire e rampa a scendere. I veri tavoloni da cross sono sistemati per l’abilità di ogni singolo biker nel tentativo di saltare i 35 centimetri previsti. Si va poi nella parte bassa del percorso incontrando per la prima volta i box. Dopo diversi lunghi rettilinei sterrati da spingere, ennesimo passaggio davanti ai box per poi affrontare un dislivello di 60 centimetri da scendere e risalire 6 volte in cui probabilmente, arrivando da fermi, la bici verrà portata in spalla prima di ritrovare l’asfalto negli ultimi 400 metri in vista del rettilineo finale.

«Il ciclocross in memoria di mio padre Efisio è una tradizione che si rinnova – spiega l’organizzatore Cristian Melis – ma tutto questo è ricambiato dalla fiducia degli sponsor Ajò Threeface e Beauyty Way di Dorina Tamas, unitamente alla Società Cooperativa Poggio dei Pini per l’ospitalità che per il secondo anno ci dà all’interno della loro comunità. Una location azzeccata per portare tutto il meglio che offre il ciclocross sia come logistica che come spettacolo agonistico.»

La quota di iscrizione è di 11 euro per i soli master e ci si iscrive con il fattore K per i tesserati FCI (Id Gara 152016), mentre gli appartenenti agli enti possono iscriversi tramite Mail alla società organizzatrice di tappa: veloclubsarroch@gmail.com .

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L’eccezionale collezione di fumetti donata alcuni anni fa da Efisio Melis alla Sezione di Storia locale del comune di Carbonia, è consultabile in  una mostra organizzata nell’ambito delle iniziative della nuova edizione di Nuvole Parlanti, negli spazi della Mediateca di via della Vittoria, a Carbonia. La mostra è stata presentata ieri pomeriggio dallo stesso Efisio Melis, dalla moglie, la professoressa Paola Atzeni, dal direttore del Centro Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria Paolo Serra, dall’artista Ruggero Soru e da Anna Paola Peddis, coordinatrice dei servizi biblioteconomici dello Sbis.

Durante la presentazione, abbiamo registrato l’intervento di Efisio Melis, quello di Anna Paola Peddis e parte dell’intervento di Paola Atzeni, e ancora l’intervento di Ruggero Soru.

https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10218202176913805/

https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10218207448925602/

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Dopo ben 18 anni ha fatto il suo ritorno a Carbonia “Nuvole Parlanti”, la famosa rassegna di cinema e fumetti che ha contribuito a far conoscere la nostra città oltre i confini regionali e nazionali. L’evento, cominciato il 7 dicembre, sta confermando in pieno le aspettative degli organizzatori, il Centro Servizi Culturali della Società Umanitaria ed il comune di Carbonia, che ha patrocinato e sostenuto l’iniziativa.

Come ha detto il sindaco Paola Massidda, «Nuvole Parlanti è una straordinaria fucina di idee, talenti, arte e creatività: un appuntamento culturale, artistico e satirico fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale per festeggiare nel migliore dei modi l’80° compleanno della città e per rilanciare un’iniziativa di alto livello, punto di riferimento di numerosi artisti e vignettisti di fama nazionale».

Di seguito pubblichiamo il programma della seconda parte di “Nuvole Parlanti”:

Giovedì 13 dicembre
Ore 17.00 Spazio Mediateca – Presentazione del fondo editoriale a fumetti Efisio Melis

Ore 21.00 Teatro Centrale – Proiezione: Le Notti dei Super Robot – di Tomaharu Katzumata (Giappone/1974) Durata: 117’

venerdì 14 dicembre
Ore 18.00 Museo PAS: Incontro con Francesco Checco Frongia

Sabato 15 dicembre
Ore 18.00 Museo PAS – Incontro con Otto Gabos

Mostre, da venerdì 7 a domenica 16 dicembre
Nuvole Robotiche, sede: Fabbrica del Cinema
dal lunedì al venerdì 9.00 – 13, 15.30 – 18.00
sabato 17.00 – 20.00
domenica 10.00-13.00, 17.00 – 20.00

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Mare e Miniere 2016 entra nel vivo i seminari di musica, canto e danza popolare che si terranno dal 27 giugno al 2 luglio a Portoscuso, nella splendida cornice dell’antica tonnara “Su Pranu”

“Educazione al valore della memoria come insegnamento per il futuro” è questo l’obiettivo principale che la rassegna persegue, ormai da anni, proponendo una settimana di vacanza-studio nel fascinoso Sulcis-Iglesiente con un ricco programma di stages dedicati alla musica popolare.

Artisti di grande levatura, protagonisti di ricerca, studio e sperimentazione, offriranno la possibilità di entrare in contatto con una visione nuova e colta di un genere relegato, solitamente, tra quelli minori, come dimostra l’accezione negativa che è attribuita spesso al termine popolare.

Al contrario, la musica popolare rappresenta la voce del popolo, quella della vita, che, con la sua immediatezza comunicativa carica di emozioni e passioni, diventa elemento fondamentale per l’educazione alla profondità del sentire, all’empatia ed alla bellezza, nella quale ogni spettatore, di qualsiasi età o estrazione culturale, può immedesimarsi e riconoscersi.

Gli stages, attraverso lezioni frontali, offriranno l’occasione per approfondire i vari aspetti che caratterizzano le pratiche attuali degli strumenti, delle tecniche vocali e coreutiche tradizionali, partendo dall’apprendimento di brani e danze legate al repertorio della musica popolare.

Agli allievi sarà offerta, così, la possibilità di vivere un’esperienza di condivisione ed interazione continua con i docenti, dando vita insieme a loro ad una vera e propria residenza artistica finalizzata alla realizzazione di produzioni originali e di un concerto finale, appuntamento ormai irrinunciabile di tutta la rassegna e assai apprezzato negli anni precedenti.

Possono partecipare ai seminari anche cultori ed appassionati, che per la prima volta desiderano avvicinarsi allo studio degli strumenti della tradizione musicale italiana in quanto non sono richieste particolari conoscenze musicali. Per i musicisti già formati e più esperti sono previste anche Master Class di approfondimento.

Ad arricchire ed ampliare ulteriormente la proposta formativa e culturale dell’edizione 2016 sarà anche la presenza dello straordinario percussionista e cantante italo-francese Carlo Rizzo a cui è stata affidata la conduzione del corso di percussioni, che si preannuncia come uno dei più numerosi di tutta la rassegna. Specialista e precursore dell’evoluzione tecnologica dei tamburi a cornice, e dotato di una tecnica esecutiva unica, Rizzo proporrà un viaggio musicale attraverso i ritmi e i suoni del tamburo a cornice da lui inventato e dei tamburelli tradizionali del mondo, ma soprattutto non mancheranno le sue particolari tecniche manuali, che prevedono l’utilizzo delle dita e delle differenti parti della mano destra per sviluppare una forma originale di poliritmia.

Come nella precedente edizione, non mancherà il corso di Launeddas tenuto da Luigi Lai, leggenda vivente della musica sarda e depositario del repertorio tradizionale del doppio flauto isolano. La sua presenza nel corpo docente rappresenta uno dei tanti fiori all’occhiello della kermesse sarda, tanto per l’esemplare dedizione allo studio ed alla musica, quanto per il suo peculiare approccio stilistico alle launeddas, appresso da grandi maestri come Efisio Melis.

Restando sempre tra i massimi esponenti della musica sarda, di grande rilievo è anche la presenza di Totore Chessa che terrà il corso di organetto diatonico, accompagnando gli allievi alla scoperta del repertorio dei balli tradizionali dell’Isola. Dotato di raro virtuosismo, il musicista di Irgoli vanta una intensa attività concertistica e didatti in Italia ed all’estero, pur non avendo mai abbandonato la sua attività di suonatore di paese, che gli consente di mantenere un rapporto vivo con la tradizione.

Docenti degli altri corsi saranno: Elena Ledda e Simonetta Soro (canto popolare), Pietro Cernuto (flauti di canne e zampogna), Nando Citarella e Nathalie Leclerc(percussioni e danze popolari), Alessandro Foresti (canto corale) e Giuseppe Molinu (ballo sardo), Simone Bottasso (musica d’insieme).

Altra importante novità di quest’anno è l’introduzione del laboratorio per bambini “Una Miniera di Idee” condotto da Agnese Ermacora e Giorgio Maria Condemi. Si tratta di un particolare stage di improvvisazione, scrittura creativa e dialogo sonoro, rivolto ai ragazzi dell’ultimo anno della scuola primaria o del primo anno della scuola secondaria di primo grado, anche con bisogni educativi speciali.

Gli stage si terranno dalle ore 10,00 alle ore 13,00 e dalle ore 17,00 alle ore 20,00 e naturalmente, accanto attività didattiche del mattino, è previsto un ricco programma collaterale con spettacoli di teatro e danza, incontri letterari, balli in piazza, nonché escursioni in barca e a piedi.

Crocevia di incontri per i musicisti di tutto il bacino del Mediterraneo, “Mare e Miniere” è, insomma, un laboratorio culturale unico nel suo genere dove la world music si fa veicolo di profonda interazione umana e culturale. 

Su Pranu 1

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Su Pranu 1

Aperta da una lunga serie di concerti che hanno toccato Carbonia, Iglesias, Ozieri, Villamassargia, e Villacidro, Mare e Miniere 2016 entra nel vivo con la serie di Seminari di Musica, Canto e Danza Popolare che si terranno dal 27 giugno al 2 luglio 2016 a Portoscuso (CI) nella splendida cornice dell’Antica Tonnara “Su Pranu”.

“Educazione al valore della memoria come insegnamento per il futuro” è questo l’obiettivo principale che la rassegna persegue, ormai da anni, proponendo una settimana di vacanza-studio nel fascinoso Sulcis Iglesiente con un ricco programma di stages dedicati alla musica popolare.

Artisti di grande levatura, protagonisti di ricerca, studio e sperimentazione, offriranno la possibilità di entrare in contatto con una visione nuova e colta di un genere relegato, solitamente, tra quelli minori, come dimostra l’accezione negativa che è attribuita spesso al termine popolare.

Al contrario, la musica popolare rappresenta la voce del popolo, quella della vita, che, con la sua immediatezza comunicativa carica di emozioni e passioni, diventa elemento fondamentale per l’educazione alla profondità del sentire, all’empatia ed alla bellezza, nella quale ogni spettatore, di qualsiasi età o estrazione culturale, può immedesimarsi e riconoscersi.

Gli stages, attraverso lezioni frontali, offriranno l’occasione per approfondire i vari aspetti che caratterizzano le pratiche attuali degli strumenti, delle tecniche vocali e coreutiche tradizionali, partendo dall’apprendimento di brani e danze legate al repertorio della musica popolare.

Agli allievi sarà offerta, così, la possibilità di vivere un’esperienza di condivisione ed interazione continua con i docenti, dando vita insieme a loro ad una vera e propria residenza artistica finalizzata alla realizzazione di produzioni originali e di un concerto finale, appuntamento ormai irrinunciabile di tutta la rassegna e assai apprezzato negli anni precedenti.

Possono partecipare ai seminari anche cultori ed appassionati, che per la prima volta desiderano avvicinarsi allo studio degli strumenti della tradizione musicale italiana in quanto non sono richieste particolari conoscenze musicali. Per i musicisti già formati e più esperti sono previste anche Master Class di approfondimento.

Ad arricchire ed ampliare ulteriormente la proposta formativa e culturale dell’edizione 2016 sarà anche la presenza dello straordinario percussionista e cantante italo-francese Carlo Rizzo a cui è stata affidata la conduzione del corso di percussioni, che si preannuncia come uno dei più numerosi di tutta la rassegna. Specialista e precursore dell’evoluzione tecnologica dei tamburi a cornice, e dotato di una tecnica esecutiva unica, Rizzo proporrà un viaggio musicale attraverso i ritmi e i suoni del tamburo a cornice da lui inventato e dei tamburelli tradizionali del mondo, ma soprattutto non mancheranno le sue particolari tecniche manuali, che prevedono l’utilizzo delle dita e delle differenti parti della mano destra per sviluppare una forma originale di poliritmia.

Come nella precedente edizione, non mancherà il corso di launeddas tenuto da Luigi Lai, leggenda vivente della musica sarda e depositario del repertorio tradizionale del doppio flauto isolano. La sua presenza nel corpo docente rappresenta uno dei tanti fiori all’occhiello della kermesse sarda, tanto per l’esemplare dedizione allo studio ed alla musica, quanto per il suo peculiare approccio stilistico alle launeddas, appresso da grandi maestri come Efisio Melis.

Restando sempre tra i massimi esponenti della musica sarda, di grande rilievo è anche la presenza di Totore Chessa che terrà il corso di organetto diatonico, accompagnando gli allievi alla scoperta del repertorio dei balli tradizionali dell’Isola. Dotato di raro virtuosismo, il musicista di Irgoli vanta una intensa attività concertistica e didatti in Italia ed all’estero, pur non avendo mai abbandonato la sua attività di suonatore di paese, che gli consente di mantenere un rapporto vivo con la tradizione.

Docenti degli altri corsi saranno: Elena Ledda e Simonetta Soro (canto popolare), Pietro Cernuto (flauti di canne e zampogna), Nando Citarella e Nathalie Leclerc (percussioni e danze popolari), Alessandro Foresti (canto corale) e Giuseppe Molinu (ballo sardo), Simone Bottasso (musica d’insieme).

Altra importante novità di quest’anno è l’introduzione del laboratorio per bambini “Una Miniera di Idee” condotto da Agnese Ermacora e Giorgio Maria Condemi. Si tratta di un particolare stage di improvvisazione, scrittura creativa e dialogo sonoro, rivolto ai ragazzi dell’ultimo anno della scuola primaria o del primo anno della scuola secondaria di primo grado, anche con bisogni educativi speciali.

Gli stage si terranno dalle ore 10,00 alle ore 13,00 e dalle ore 17,00 alle ore 20,00 e naturalmente, accanto attività didattiche del mattino, è previsto un ricco programma collaterale con spettacoli di teatro e danza, incontri letterari, balli in piazza, nonché escursioni in barca e a piedi.

Crocevia di incontri per i musicisti di tutto il bacino del Mediterraneo, “Mare e Miniere” è, insomma, un laboratorio culturale unico nel suo genere dove la world music si fa veicolo di profonda interazione umana e culturale.