24 September, 2022
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«Riverso Spa è una vera e propria attività industriale: lavoriamo nel pieno rispetto delle norme ambientali e siamo in possesso di tutte le autorizzazioni, anche quelle integrate.» Raffaele Garau, amministratore delegato della società che gestisce la discarica di “Sierra Scirieddus”, ha incontrato questa mattina i sindaci di Gonnesa e Iglesias, i giornalisti e rappresentanti di associazioni ambientaliste, per illustrare le procedure di lavoro e smaltimento dei rifiuti, i verbali di controllo degli enti preposti e la documentazione e i contratti che regolamentano tutte le attività.

«Le autorizzazioni in nostro possesso – ha spiegato Raffaele Garau – ci consentono di riempire una volumetria complessiva di 1 milione 500 ila metri cubi circa nel nostro impianto, oltre ad una cella esterna per lane minerali aggiuntive di circa 45mila metri cubi. Finché non occuperemo questi spazi agiremo sotto l’egida delle autorizzazioni del 2011 e 2016 che non pongono alcuna limitazione sui rifiuti da trattare. Per l’ampliamento della discarica si vedrà in futuro. L’ultimo controllo ai nostri impianti è stato effettuato dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, soltanto pochi giorni fa, e se avessero riscontrato irregolarità ci avrebbero immediatamente chiusi. Insomma, se la nostra attività prosegue è evidente che siamo in regola.»

«In base alle autorizzazioni e alle norme nazionali ed europee possiamo trattare tutti i rifiuti speciali, che siano sardi o nazionali, e la normativa di settore è chiarissima in questo punto, con tanto di sentenze della Corte costituzionaleha aggiunto Raffaele Garaui rifiuti speciali, considerati come vere e proprie merci, possono circolare in tutta l’Unione europea anche se la Regione, finora, aveva faticato a recepirlo. Siamo in possesso di tutte le autorizzazioni Aia e su queste ci basiamo. Il Tar non ha ancora deciso ma si è riservato di farlo a ottobre.»

Raffaele Garau si è soffermato sul precedente Piano regionale di gestione dei rifiuti speciali e, in particolare, della parte che prevede «autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio degli impianti di stoccaggio definitivo, sia di nuova realizzazione che in ampliamento di impianti esistenti, destinate solo al conferimento di rifiuti prodotti nel territorio regionale», sottolineando che «questo contenuto, ancorché rappresenti un ‘indirizzo’ e non una ‘norma’, risulta palesemente in contrasto con le leggi nazionali vigenti e in particolare con le pronunce della Corte costituzionale l’8 gennaio 2021, inoltre, la stessa Regione ha deliberato il nuovo Piano recependo le normative nazionali ed europee permettendo, quindi, la libera circolazione dei rifiuti. Ma a novembre la Regione non aveva già pronto il piano? Perché allora quella delibera che ci limitava ai rifiuti regionali?».

Al centro delle polemiche c’è lo smaltimento dell’amianto, sul quale Raffaele Garau ha sottolineato che l’amianto in polvere sul territorio nazionale si può smaltire soltanto in un impianto che opera a Torino e Riverso «smaltisce solo due tipologie di rifiuti speciali pericolosi di questo tipo: terre contaminate da eternit, quindi inerti, e massicciate ferroviarie: ossia il pietrisco presente nelle rotaie che contiene naturalmente tracce di amianto. Questi materiali, in partenza, inoltre, hanno l’avallo della Asl perché trattati per non far uscire le fibre. Infatti, l’amianto è pericoloso se in fibre libere e se viene inalato – continua – in tema di rifiuti speciali, inoltre, conta la specializzazione e non la prossimità e questo lo certificano le stesse sentenze della Corte costituzionale, ed ecco perché c’è la libera circolazione dei rifiuti in tutta l’Unione europea».

«Dal 2002 ad oggi delle 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, non pericolosi e pericolosi stabili non reattivi, smaltiti da noi, solo 400mila arrivano da fuori regioneha aggiunto Raffaele Garau e fino a novembre 2017 non abbiamo mai smaltito rifiuti provenienti da fuori regione. Questo perché dal 2002 al 2011 riuscivamo a smaltire tranquillamente il quantitativo necessario per sopravvivere” Poi, a causa delle crisi industriali, lo smaltimento è crollato a 10-20 mila metri cubi all’anno rispetto ai 50-60mila sino al 2013 e da qui, dopo un primo periodo di difficoltà nel quale comunque non abbiamo mai licenziato nessuno, dal 2017 per insipienza e cecità dal fronte nazionale dove si sono esaurite tutte le discariche nazionali abbiamo avuto una ripresa prendendo rifiuti extraregionali autorizzati dalla normativa vigente. E non essendoci più la possibilità di smaltire nella Penisola, siamo tornati commercialmente competitivi. Per assenza di concorrenti. Anche perché se ci fosse concorrenza, nessuno dalla Penisola smaltirebbe in Sardegna a causa dei costi di trasporto.»

«Da sempre siamo oggetto di controlli sull’attività e da quando siamo aperti le ispezioni ufficiali sono state 26 – ricorda – sono pervenute dai vari enti di controllo, tra cui Arpas, Asl, Provincia, Regionale, Noe e Guardia costiera. In questi controlli non è mai stata rilevata alcuna criticità ambientaleha rimarcato l’amministratore delegato di Riverso -. Tra maggio e agosto 2020, inoltre , non c’è stato nemmeno percolato (acqua piovana che si mischia con rifiuti) da portare agli impianti di depurazione esterni – continua – inoltre nessun rifiuto può entrare da noi se non rientra in precisi codici autorizzati e non può entrare se non ha subito una certificazione analitica di smaltimento in discarica. Presumibilmente, entro settembre, termineremo la volumetria autorizzata senza limiti. Poi dovremo attendere l’autorizzazione dell’ampliamento. Non sappiamo cosa faranno Provincia e Tar ma se ipoteticamente ci daranno un’autorizzazione limitata a soli rifiuti regionali, stimiamo di passare da 200mila tonnellate a circa 50mila all’anno. Questo vorrebbe dire necessariamente ridimensionare con tutti i rischi anche sul fronte occupazionale per i 60 dipendenti. Speriamo che questo non accada.»

«Abbiamo presentato un’interrogazione al sindaco chiedendo che rendano pubbliche per tutti i cittadini le analisi periodiche che la Riverso fa ogni mese nel suo impianto e che comunicano ai Comuni», ha detto Emanuela Serra, consigliere comunale di opposizione del Movimento 5 Stelle al comune di Gonnesa. La richiesta è stata  raccolta dal sindaco Hansel Cristian Cabiddu. «Ci siamo attivati subito e abbiamo portato il Consiglio comunale qui per vedere l’impianto – ha detto il primo cittadino del Comune più vicino alla discarica, anche se la stessa ricade nel territorio del comune di Carboniaabbiamo voluto sentire le posizioni della Riverso in contraddittorio con le accuse. Appoggiamo la richiesta sulla possibilità di avere analisi che tranquillizzino la popolazione, oggi preoccupata da quello che si legge fare chiarezza è per tutti la cosa più importante.»

L’amministratore della Riverso, Raffaele Garau, che, pubblicamente, ha dato la disponibilità dell’azienda a comunicare alle amministrazioni locali i risultati delle analisi mensili.

«È vergognoso che il comune di Carbonia oggi non sia presente, eppure la discarica è nel suo territorioha detto Angelo Cremone, rappresentante di Sardegna Pulita la settimana scorsa, quando abbiamo letto sul giornale delle denunce sull’arrivo dell’amianto a Carbonia, ci siamo rivolti alla Forestale per far bloccare immediatamente l’eventuale traffico. Ma le nostre sollecitazioni non hanno sortito alcun effetto. Mi viene da pensare che non ci siano i presupposti per sospendere l’attività della discarica.»

 

 

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Gli attivisti del gruppo “5 stelle per Iglesias afferente al M5S” hanno organizzato un incontro dibattito per venerdì 15 dicembre 2017, dalle ore 18,00, nella sala Lepori di via Isonzo, a Iglesias, a Iglesias, sul tema “Diritto alla Salute o Business”.

E’ prevista la partecipazione di Antonio Macciò, responsabile del reparto di Ginecologia Oncologia del presidio ospedaliero Armando Businco di Cagliari, che interverrà su “Il paziente, il centro della Sanità”Andrea Tirotto, infermiere dell’ospedale Civile di Sassari, su “L’Elisoccorso”; Luisella Colombano, ostetrica presso l’Ospedale Santa Barbara di Iglesias, su “Consultorio familiare del distretto di Iglesias, una risorsa per il territorio”; Carla Cuccu, avvocato, su “Criticità della riforma sanitaria sarda nell’Iglesiente”; e, infine, P. Calledda, Emanuela Corda, Emanuela Serra e Manuela Serra – P.V. M5S.

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Gli attivisti del gruppo “5 stelle per Iglesias Afferente al M5S” hanno organizzato un incontro per venerdì 24/11/2017, dalle ore 18,00, presso la sala Lepori, in via Isonzo, a Iglesias, con gli attivisti del gruppo 5 stelle per Iglesias, per parlare di Iglesias città vivibile”, cosa realizzano i consigli comunali M5S sardi.

Parteciperanno: Mario Puddu, portavoce M5S sindaco di Assemini; Emanuela Serra, portavoce M5S del comune di Gonnesa; Emanuela Corda, portavoce M5S alla Camera; Fabiola Cardia, portavoce del comune di Sestu; Antonella Cancedda, portavoce del comune di Elmas; e, infine, Giuseppe Carboni, punto civico anti Equitalia.

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Gli attivisti del gruppo “5 stelle per Iglesias afferente al M5S” hanno organizzato un incontro sui temi legati al Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, alla prevenzione incendi e alla gestione dei rifiuti, per la giornata di sabato 14 ottobre, dalle ore 18.00, nella Sala Lepori di via Isonzo con gli attivisti del gruppo 5 stelle per Iglesias.

Interverranno: Fausto Pani, geologo; Alberto Manca, agronomo; Francesco Lecis, naturalista; Carla Cuccu, avvocato; Manuela Serra, portavoce M5S al Senato; Emanuela Corda, portavoce M5S alla Camera; Emanuela Serra, portavoce M5S al comune di Gonnesa; Mario Puddu, portavoce M5S e sindaco di Assemini.

 

 

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Missione sarda della #XII commissione “Affari sociali” della Camera per conoscere i dettagli del progetto presentato dalla Qatar Foundation sull’ospedale San Raffaele di Olbia. Il parlamentino, presieduto dal deputato sardo Pierpaolo Vargiu, ha incontrato il presidente della Regione Francesco Pigliaru, il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, l’assessore alla Sanità Luigi Arru e il presidente della “Commissione Sanità” Raimondo Perra.

All’incontro hanno partecipato i componenti della Commissione Affari sociali Paola Binetti (PI), Roberto Capelli (CD), Massimo Baroni (M5S), Donata Lenzi (PD) e Settimo Nizzi (Forza Italia) oltre ai parlamentari sardi Silvio Lai (Pd), Emanuela Serra  (M5S), Siro Marroccu (Pd) e Marco Meloni (Pd).

Il presidente della Commissione parlamentare ha introdotto i lavori chiarendo i motivi della visita: «La vicenda San Raffaele – ha detto Vargiu – assume una valenza di carattere nazionale. Per la prima volta viene adottata una procedura straordinaria con il Governo disponibile a concedere delle deroghe per la programmazione sanitaria e l’allentamento dei vincoli di spesa. Un modello che potrebbe essere replicato in altre parti d’Italia».

Subito dopo. è intervenuto il presidente del Consiglio Gianfranco Ganau, che ha ringraziato la Commissione parlamentare per l’attenzione riservata alla vicenda ed espresso soddisfazione per i modi e i tempi con i quali si è mossa la politica sarda sul progetto #San Raffaele. «Grazie al lavoro della Giunta e agli impegni del Governo – ha detto Ganau – si apre l’iter per la realizzazione di un intervento che porterà nell’Isola investimenti straordinari e favorirà una riorganizzazione complessiva del sistema sanitario fondata sull’integrazione e l’esaltazione delle eccellenze».

Ha quindi preso la parola il presidente della Regione Francesco Pigliaru che ha subito rivendicato il ruolo autonomo della Regione nella interlocuzione con gli investitori della #Qatar Foundation.

«Il Governo – ha detto Pigliaru – è intervenuto su nostra richiesta. Noi abbiamo seguito un percorso molto semplice: garantire un investitore serio dal punto di vista della certezza giuridica e dei tempi. Per questo servivano precise rassicurazioni da parte del Governo sulle deroghe per la programmazione dei posti letto e l’incremento della spesa sanitaria oggi vincolati dalla spending review. In questa vicenda c’è un forte protagonismo locale che ha trovato il sostegno del livello centrale.»

Francesco Pigliaru ha poi chiarito le caratteristiche principali dell’operazione “San Raffaele”. «E’ un progetto che punta all’integrazione del sistema sanitario e allo sviluppo della ricerca – ha sottolineato Pigliaru – non ci sarà una sovrapposizione delle specialità. Il nuovo ospedale farà da complemento alle realtà già esistenti. Si punterà su quei settori che oggi generano la migrazione sanitaria. I sardi che oggi si curano altrove spendono circa 60 milioni di euro all’anno. Il nostro obiettivo è di abbattere la spesa del 50%. Allo stesso tempo con la creazione servizi di qualità puntiamo ad accogliere in Sardegna pazienti che arrivano da fuori».

«Questo progetto offre grandi opportunità anche per la ricerca – ha detto ancora il presidente -. La #Qatar Foundation ha accettato di riservare una quota di 10 milioni di euro alla Sardegna per programmi di studio ai quali potranno collaborare le Università sarde, il Crs4 e il Cnr. Ci auguriamo che questo ospedale faccia fare un salto internazionale alla ricerca, ci aspettiamo che l’investimento faccia da volano ad altre importanti iniziative».

L’assessore della Sanità Luigi Arru è entrato invece nei dettagli del progetto. «L’ospedale – ha  detto – svilupperà  un piano d’azione in due fasi: la prima, a partire dal 2015, prevede 178 posti letto nella fase di avvio (108 per acuti e 70 post acuti), per arrivare poi a 242 a regime (142 acuti e 100 post acuti) con 50 posti per “solventi”.»

Arru ha poi fatto l’elenco delle specialità individuate. «Abbiamo puntato soprattutto sulla pediatria e la chirurgia pediatrica – ha detto l’assessore – non solo per il brand del Bambin Gesù (partner scientifico della Qatar Foundation)  ma soprattutto perché è il settore che genera più mobilità sanitaria passiva: tanti piccoli sardi vanno oggi a curarsi a Roma e al Gaslini di Genova. Per il resto, si è cercato di sviluppare le specialità carenti nel territorio come l’oncologia, la chirurgia, l’oculistica, l’ortopedia, la neurologia». L’assessore ha chiarito, infine, il finanziamento che la Regione metterà a disposizione: circa 56 milioni di euro all’anno.

Raimondo Perra presidente Commissione Sanità del Consiglio regionale ha sottolineato la rapidità del lavoro svolto dal parlamentino da lui presieduto.«C’è stata grande responsabilità da parte di tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. La politica ha capito che si trattava di un provvedimento importante per la Sardegna. Questo investimento potrà fare da stimolo a tutta la sanità sarda».

Chiusi gli interventi, il presidente e i componenti della Commissione parlamentare hanno rivolto alcune domande al presidente Pigliaru e all’assesore Arru in ordine alla effettiva concessione delle deroghe da parte del Governo, all’ammontare reale dell’investimento e ai costi di gestione della struttura.

Su questi punti, Pigliaru e Arru hanno ribadito le cifre fornite alla stampa nei giorni scorsi: l’investimento sarà di circa un miliardo di euro in 10 anni. Il costo fisso è di 163 milioni di euro, la stima di quello operativo è di 70 milioni. La ricerca avrà invece un budget di 10 milioni.

Sulle deroghe attese dal Governo, Francesco Pigliaru si è detto sicuro: «C’è l’impegno dell’esecutivo, quando arriverà la disposizione normativa, probabilmente entro luglio, potremo partire». Pigliaru ha precisato, infine, le ulteriori azioni pensate dalla Giunta: «Il San Raffaele – ha concluso il presidente della Regione – ci darà la possibilità di orientare la formazione professionale in Sardegna e di far tornare nell’Isola alcuni dei tanti studenti sardi che sono andati fuori a studiare grazie al Master and Back».