19 October, 2021
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«Sui fondi alle periferie chi grida allo scandalo nasconde la verità: perché il decreto milleproroghe ha dovuto prendere atto di una sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale alcuni passaggi della legge del governo Gentiloni. Non a caso, l’emendamento è stato votato al Senato all’unanimità, quindi anche dagli stessi parlamentari del Pd.»

Il senatore del Movimento Cinquestelle Emiliano Fenu interviene sulla vicenda che riguarda i fondi per le periferie e puntualizza l’iter che ha portato ad una decisione «per certi aspetti obbligata».

«Chi alimenta le polemiche lo fa senza conoscere a fondo la questione. L’emendamento 13.2 al decreto milleproroghe provvede soltanto ad adeguare la normativa (art. 1, comma 140 della legge di stabilità 2017) a quanto stabilito dalla Consulta. La sentenza 74 del 7 marzo 2018 ha infatti dichiarato incostituzionale la legge nella parte in cui non prevede un’intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale. La questione è complessa – aggiunge Emiliano Fenu – tuttavia il governo ha salvato i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100 ed erano immediatamente esecutivi. Gran parte dei progetti invece presentavano molte carenze, non erano esecutivi e mai avrebbero potuto diventarlo. In ogni caso, il decreto milleproroghe non annulla l’efficacia delle convenzioni già concluse che riguardano i bandi per le periferie, ma le differisce al 2020, destinando nel frattempo le risorse già previste per le annualità 2018 e 2019 agli investimenti dei comuni attraverso gli avanzi di amministrazione degli esercizi precedenti, risorse che altrimenti non potevano essere utilizzate.»

Da una parte, dunque, si adegua la legge alla sentenza della Corte Costituzionale e, facendo salvi i primi 24 interventi, il Governo posticipa gli investimenti al 2020, rimanendo ferme le risorse e verificando meglio i progetti; dall’altra, quelle risorse vengono liberate da subito e messe a disposizione di tutti i Comuni virtuosi per investimenti di opere pubbliche.

«Chi oggi protesta dovrebbe fare uno sforzo di onestà intellettuale e ammettere che esiste una sentenza della Corte Costituzionale da rispettare e che l’efficacia delle convenzioni è stata soltanto differita, proprio per evitare che quelle risorse andassero perdute – conclude Emiliano Fenu -, chi del Pd oggi protesta dovrebbe ammettere che l’emendamento è stato votato all’unanimità anche dagli stessi esponenti del Pd al Senato, proprio perché si trattava di un atto dovuto».

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Per rilanciare il polo industriale di Ottana è necessario che il ministero dello Sviluppo economico istituisca un tavolo di confronto istituzionale con la multinazionale Indorama e il Gruppo Clivati, con l’obiettivo di discutere le possibili condizioni per una ripartenza degli impianti del Pet, chiusi dal 2014 e i cui lavoratori sono stati licenziati lo scorso anno. Lo chiede al ministro del Lavoro e delle Attività produttive, Luigi Di Maio, il senatore Cinquestelle Emiliano Fenu, con una interrogazione che è stata sottoscritta anche dagli altri rappresentanti isolani a Palazzo Madama Vittoria Bogo Deledda, Elvira Evangelista, Ettore Licheri e Gianni Marilotti. L’interrogazione sollecita inoltre il vicepremier perché si ricerchino per il polo industriale del centro Sardegna «soluzioni alternative, anche considerando le richieste avanzate dai lavoratori di Ottana Polimeri».

Nell’interrogazione si ricorda come il confronto istituzionale era stato sollecitato dai lavoratori di Ottana già nel 2015 con una lettera (rimasta senza risposta) inviata all’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi e dove si chiedeva «di convocare tempestivamente un tavolo governativo di discussione per addivenire a una soluzione che potesse scongiurare la chiusura degli impianti».

Per Emiliano Fenu e i suoi colleghi anche la condotta delle imprese private ha «messo seriamente in crisi il futuro di lavoratori altamente specializzati, delle loro famiglie e di un territorio, il Nuorese, martoriato dalla perdita di migliaia di posti di lavoro nei comparti della chimica e del tessile». Per questo motivo «sarebbe necessario intervenire con urgenza per creare le condizioni di un rilancio dell’industria ad Ottana salvaguardando i lavoratori coinvolti ed evitando la partenza di altri migranti sardi che non vedono più possibilità di sbocco nella loro regione».

Nell’interrogazione si ripercorrono le vicissitudini del polo industriale di Ottana, con la nascita del complesso, la successiva privatizzazione e l’attività dell’unica fabbrica di Pet presente in Italia. Il Pet, «è la materia prima delle bottiglie di plastica, principalmente usate per l’acqua minerale e contenitori alimentari; una produzione che in tutta Europa è crescente, florida e in continua espansione». Tuttavia «dal marzo 2014 Ottana Polimeri è chiusa, mentre la società Indorama ha continuato la propria espansione in altri Paesi europei (Spagna, Portogallo, Olanda, Polonia, Lituania) e in Medio Oriente, Turchia e Egitto».

L’interrogazione ricorda come «negli ultimi quattro anni gli ex lavoratori della società hanno tentato di sensibilizzare in ogni modo le istituzioni, sia regionali che nazionali, affinché fossero convocati con urgenza la società Indorama ed il Gruppo Clivati per instaurare un tavolo tecnico per discutere sulle possibilità di riavvio degli impianti. Tuttavia, nel silenzio totale delle istituzioni, a settembre 2017, è stata tolta ai dipendenti ogni speranza a causa del loro licenziamento».

 

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«Sul caso Aras la Regione sta solo perdendo tempo e il timore è che non vi sia un effettivo interesse a risolvere la questione, ma solo il tentativo di scaricare sul governo e sui parlamentari neoeletti le proprie eventuali responsabilità del mancato passaggio dei lavoratori a Laore.»
Lo affermano i parlamentari Cinquestelle Emiliano Fenu (Commissione Finanze e Tesoro al Senato) ed Alberto Manca (Commissione Agricoltura e Commissione Ambiente alla Camera), secondo i quali «non ha senso sollecitare i parlamentari sardi affinché facciano pressione sul governo: la Regione ha chiesto infatti alla Ragioneria Generale dello Stato un parere contabile sulla applicabilità di una norma regionale, la legge n. 3/2009. Non si tratta, dunque, di un parere politico ma meramente tecnico che ha bisogno di dati precisi, già richiesti dal ministero delle Finanze alla Regione. È solo dall’arrivo di questi dati che dipende la soluzione positiva della vertenza».

Per i parlamentari Cinquestelle «la condotta della maggioranza di centrosinistra che governa la Regione appare invece come uno degli ultimi maldestri tentativi di addebitare vecchie colpe a soggetti ai quali le colpe non possono essere addebitate».

«Il nostro timore che la Regione non voglia realmente risolvere la vertenza scaturisce da alcuni elementi che abbiamo riscontrato finora – spiegano Emiliano Fenu ed Alberto Manca -. La richiesta di parere è stata inviata soltanto lo scorso 15 giugno, ben nove anni dopo l’entrata in vigore nella legge 03/2009. La relazione inviata inoltre era priva dell’allegato tecnico fondamentale, non certo di una paginetta qualsiasi. Non solo: la tabella pubblicata su facebook dall’assessore Spanu appare priva di elementi necessari per ottenere il parere del Dipartimento. Gli assessori competenti appaiono però impegnati più a rispondere a noi che a capire e risolvere il problema, tentando peraltro maldestramente di scaricare la responsabilità della vicenda su altri.»

Al fine di poter esprimere un parere compiuto la Ragioneria Generale dello Stato – sottolineano Emiliano Fenu ed Alberto Manca – chiede l’indicazione dei seguenti elementi: il dettaglio delle complessive economie di spesa conseguibili a regime, nonché i dati relativi al personale in servizio presso l’Aras attualmente e alla data del 31 dicembre 2006 e, distintamente per livello di inquadramento, il relativo Ccnl di natura privatistica, la normativa previdenziale applicata, nonché la dettagliata composizione dei correlati oneri di spesa sostenuti (trattamento economico fondamentale e accessorio, compensi incentivanti la produttività comunque denominati, oneri riflessi inclusa l’Irap a carico del datore di lavoro, Trattamento di Fine Rapporto ecc.).

«Di questa richiesta gli assessori hanno contezza – concludono Emiliano Fenu ed Alberto Manca -. Chiediamo pertanto che non perdano tempo ad attaccarci e di pensare veramente al futuro dell’Aras. Il nostro intento non è quello di attaccare nessuno, bensì di tenere alta l’attenzione sulla vicenda affinché si possano dare risposte certe in tempi brevi alle tante famiglie che attendono e al mondo della zootecnia.»

 

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«Apprezziamo la tempestività con la quale l’assessore regionale degli Affari generali ha riscontrato il nostro comunicato sull’Aras, anche noi abbiamo ricevuto la stessa tabella questo pomeriggio, via WhatsApp, coincidenze della vita, ed abbiamo provveduto immediatamente ad inoltrarlo alla Ragioneria Generale dello Stato. Non rispondiamo sulle accuse di malafede ricevute da alcuni esponenti della giunta regionale, ci limitiamo a constatare con tristezza la loro.»

Lo hanno detto ieri sera i parlamentari Cinquestelle Emiliano Fenu ed Alberto Manca.

«Al di là delle polemiche, chiediamo a questo punto che gli uffici regionali si mettano in contatto con la Ragioneria Generale dello Stato, proprio come abbiamo fatto noi quest’ultimo mese, per capire il motivo per il quale né a loro né al MEF risultava pervenuto ancora alcunché – hanno aggiunto Emiliano Fenu ed Alberto Manca -. Consigliamo altresì di valutare, insieme al Ministero, l’esaustività della stessa, considerato che ad una prima valutazione pare manchino alcuni elementi, tra cui l’indicazione dei dati relativi al personale in servizio al 31/12/2006, probabilmente utili per verificare l’esistenza del requisito previsto dalla legge regionale 3 del 2009, art. 2, comma 40.»

«Speriamo che grazie a questa polemica, che avremmo voluto evitare – hanno concluso Emiliano Fenu ed Alberto Manca -, si possa muovere qualcosa in tempi ragionevoli».

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«Nonostante le rassicurazioni della Regione di dieci giorni fa, la Ragioneria Generale dello Stato non ha ancora ricevuto la tabella fondamentale per il passaggio dei dipendenti Aras all’agenzia Laore. Nessun elaborato tecnico-economico è, infatti, ancora arrivato al ministero dell’Economia, un documento necessario per poter dare un futuro certo a circa trecento tecnici dell’Associazione Regionale Allevatori Sardegna che non possono più essere presi in giro in questo modo.»

Lo affermano i parlamentari Cinquestelle Emiliano Fenu (Commissione Finanze e Tesoro al Senato) e Alberto Manca (Commissione Agricoltura e Commissione Ambiente della Camera), che già lo scorso 16 luglio avevano sollevato la questione che riguarda il passaggio dei dipendenti Aras all’agenzia Laore, agronomi, veterinari, tecnici e amministrativi che da oltre trentacinque anni svolgono compiti di assistenza tecnica in zootecnia per progetti condivisi dalla Regione Sardegna.

I parlamentari, una volta appreso dalla Ragioneria dello Stato della perdurante mancanza della tanto attesa tabella, ieri hanno contattato l’assessorato regionale agli Affari Generali, da cui hanno ricevuto sì parole rassicuranti, ma senza avere copia della mail con la quale sarebbe stata trasmessa la documentazione mancante.

«A questo punto sarà il ministero a inviare alla Regione una richiesta di integrazione in cui saranno indicati nel dettaglio gli elementi occorrenti per poter esprimere un parere – aggiungono Fenu e Manca – ovvero le economie di spesa complessive conseguibili a regime; i dati relativi al personale in servizio presso Aras, alla data odierna ed al 31 dicembre del 2006, distinti per livello di inquadramento; il contratto nazionale e la normativa previdenziale applicati; la composizione dei correlati oneri di spesa.»

L’allegato mancante è una vera e propria relazione tecnica, fondamentale per poter consentire alla Ragioneria di esprimere il suo parere sul passaggio dei lavoratori Aras a Laore, e che doveva essere allegata alla documentazione inviata dalla Regione al ministero dell’Economia lo scorso 15 giugno, « non può essere dunque trattata alla stregua di una semplice pagina mancante».

«Non era e non è nostra intenzione alimentare polemiche – concludono i parlamentari Cinquestelle Fenu e Manca – anzi ci auguriamo vivamente di essere smentiti dall’assessore Filippo Spanu, ma non possiamo permettere che i trecento lavoratori dell’Aras e i tanti operatori del settore zootecnico restino sospesi senza ottenere alcuna risposta, non possiamo permettere che vengano presi in giro.»

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«Le inadempienze della Regione stanno bloccando il concorso per il passaggio dei dipendenti dell’Aras all’agenzia Laore, con il rischio che il mondo delle campagne resti privo di importanti servizi di assistenza.»

La denuncia è dei parlamentari Cinquestelle Emiliano Fenu (Commissione Finanze e Tesoro al Senato) e Alberto Manca (Commissione Agricoltura e Commissione Ambiente alla Camera), secondo cui la Ragioneria Generale dello Stato non può esprimere il tanto atteso parere in merito all’applicabilità della legge regionale 3/2009 che prevede l’indizione di un concorso per l’inquadramento dei quasi trecento dipendenti dell’Associazione Regionale Allevatori Sardegna da parte di Laore, in quanto la Regione non ha inviato alla Ragioneria la necessaria tabella esplicativa riguardante gli oneri conseguenti alla eventuale assunzione dei tecnici, del numero esatto e delle caratteristiche degli stessi.

«La tabella viene esplicitamente richiamata nella relazione inviata dalla Regione lo scorso 15 giugno, ma non è mai pervenuta al ministero delle Finanze e tanto meno alla Ragioneria Generale dello Stato – spiegano Emiliano Fenu e Alberto Manca -. Il resto della documentazione è arrivata il 12 luglio alla Ragioneria Generale, dove fanno sapere che però non possono esprimere alcun parere tecnico in assenza di un minimo di dati relativi agli oneri da inserire in bilancio,»

«Con spirito collaborativo abbiamo comunicato alla Regione l’assenza di questa fondamentale tabella e ci auguriamo che si tratti soltanto di un mero errore materiale – concludono i due parlamentari Cinquestelle – ma ora chiediamo alla Regione di porre rimedio con estrema urgenza, considerata la situazione drammatica dei tanti dipendenti Aras ed il rischio che vengano meno i servizi resi finora dagli stessi.»

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«Il taglio delle risorse statali agli enti locali della Sardegna è un problema gravissimo che ha bisogno di risposte immediate ma contro cui era necessario reagire negli ultimi dieci anni. Per questo la scelta degli esponenti della maggioranza di centrosinistra che governa la Regione di chiamare sindaci e parlamentari alla mobilitazione appare fuori tempo massimo e troppo prossima alle elezioni regionali per non ingenerare sospetti. Piuttosto da subito la Regione aiuti i comuni gravati da debiti che arrivano da lontano.» Lo afferma il senatore del Movimento Cinquestelle Emiliano Fenu.  

«Pur esprimendo la mia disponibilità a partecipare al confronto, non posso non rilevare che l’iniziativa di una mobilitazione straordinaria appare poco credibile, poiché promossa solo dopo che al governo non siedono più gli amici di un tempo. Quindi solo ora si può parlare liberamente, mentre prima era evidentemente meglio tacere – aggiunge il parlamentare del M5S -. Forse chi sta ponendo in essere l’iniziativa dovrebbe per lo meno assumersi qualche responsabilità prima di iniziare i lavori.»

«Purtroppo le amministrazioni regionali di centrodestra e di centrosinistra che si sono succedute nell’ultimo famigerato decennio nel quale sono venute a mancare le risorse per gli enti locali, si sono mostrate complici passive delle scelte effettuate dagli ultimi governi nazionali, sostenuti proprio dalla loro stessa parte politica. I problemi però sono reali – conclude Emiliano Fenu -: occorre invertire la tendenza, arginare l’emorragia di risorse ed in molti casi consentire la spendita di quelle che i comuni già hanno ma che non possono utilizzare a causa dei vincoli di bilancio».

 

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«Sì alle energie rinnovabili ma non a discapito dello sviluppo agricolo e soprattutto senza tenere nella giusta considerazione il parere dei territori e delle amministrazioni locali interessate.» I parlamentari del Movimento Cinquestelle Emiliano Fenu, Lucia Scanu e Luciano Cadeddu esprimono perplessità sulla corretta individuazione dell’area dove far sorgere l’impianto solare termodinamico, con annessa centrale a biomassa, che la società “San Quirico Solar Power S.r.l.” di Bolzano intende realizzare nel comune di Oristano nella zona agricola di San Quirico, alle pendici del Monte Arci, e criticano la condotta della Regione Sardegna che sta mandando avanti l’iter autorizzativo ignorando la posizione delle amministrazioni locali interessate.

«La produzione di energia rinnovabile costituisce uno dei valori fondanti del Movimento Cinquestelle, che il gruppo sardo intende portare avanti con determinazione nell’attuale legislatura – spiegano i parlamentari del M5S -. Tuttavia la realizzazione dell’Impianto in questione sembra impattare negativamente sulle risorse ambientali, soprattutto in termini di inquinamento, di elevato consumo delle risorse idriche e, soprattutto, di consumo del territorio, dato che interessa un’area di produzione agricola di circa 80 ettari. Produrre energia alternativa compromettendo lo sviluppo agricolo non pare una misura degna di essere perseguita.»

Per questo motivo Fenu, Scanu e Cadeddu ritengono invece che «nell’ottica di un corretto utilizzo del territorio, si debba favorire ed incoraggiare lo sviluppo di impianti di produzione di energia alternativa collocati però in aree industriali dismesse o in zone da riqualificare, ma sicuramente non in aree prettamente agricole».

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«Servono interventi urgenti per scongiurare la chiusura dello stabilimento Saipem di Arbatax, destinato ad interrompere l’attività dopo il prepensionamento di 40 lavoratori su 130. Il ministero dell’Economia deve intervenire immediatamente e l’Eni non può disimpegnarsi da un territorio già in grave crisi.»

Lo affermano i parlamentari isolani del Movimento 5 Stelle (i senatori Emiliano Fenu, Ettore Licheri, Elvira Evangelista e Vittoria Bogo Deledda, e i deputati Alberto Manca e Mara Lapia), che venerdì, a Nuoro, hanno partecipato ad un incontro promosso dal Movimento con i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell’azienda, Ezio Mura e Bonaria Piras, e a cui hanno preso parte numerosi militanti. Al termine della riunione tutti hanno convenuto che siano indispensabili interventi urgenti e decisi presso il ministero dell’Economia per scongiurare la chiusura della fabbrica che realizza parti meccaniche che si installano sulle piattaforme di estrazione del petrolio, e tutelare il personale occupato, tenuto conto anche del progressivo calo produttivo dovuto alla mancanza di nuove commesse.

«A fronte dell’accordo di pre-pensionamento di 40 lavoratori, su una forza lavoro di 130 dipendenti, e in assenza di nuove assunzioni, la società è destinata a morire, facendo perdere una fonte di sviluppo per l’intero territorio e coinvolgendo, oltre i 90 lavoratori residui e le loro famiglie, anche le imprese dell’indotto che negli anni hanno investito risorse e lavoro, confidando nella permanenza dell’attività della Saipem – aggiungono i parlamentari -. La Saipem è controllata per il 30 per cento dall’Eni, che ha rappresentato e potrebbe rappresentare il maggior committente per l’azienda di Arbatax. Tuttavia non si comprendono certi comportamenti tesi a disattendere gli sforzi finalizzati a stimolare l’azienda per canalizzare nuove commesse verso lo stabilimento di Arbatax.»

Lo stabilimento di Arbatax, con i suoi oltre quarant’anni di attività, ha segnato la storia del territorio, producendo benefici economici sulle imprese dell’indotto, il cui coinvolgimento, a causa dell’incessante declino dello stabilimento, è invece ora quasi completamente azzerato.

«Per questo motivo è necessario aprire immediatamente un dialogo con il ministero dell’Economia e delle Finanze, sia per sollecitare la necessità di investimenti sulle maestranze locali, sia per insistere per riportare sul territorio quelle lavorazioni speciali nell’ambito dell’ingegneria meccanica, per le quali si stanno già preferendo siti esteri, come il caso della smobilitazione dello storico sito di Cortemaggiore per trasferire le attività in Croazia e Romania – sottolineano ancora i parlamentari del Movimento 5 Stelle -. La totale assenza di nuovi progetti complessi e l’attuale attività su progetti residuali, oltre a causare perdita di capitale umano e di professionalità specializzate, fa ritenere altamente probabile che vi sia da parte dell’azienda la volontà di dismettere l’attività dello stabilimento, delocalizzandone le sedi decisionali e lavorative in altre nazioni. Per questo motivo, in vista del prossimo incontro in Regione – concludono i sei parlamentari del Movimento 5 Stelle – è auspicabile che venga fatto tutto il possibile per cercare di mantenere i livelli occupazionali ed evitare la smobilitazione del cantiere, promuovendo dei tavoli di concertazione e sfruttando ogni strumento a disposizione.»

Arbatax.

 

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Un ciclone a 5 Stelle si è abbattuto sulla Sardegna. Nella giornata che ha visto il Movimento 5 Stelle sfondare in tutto il Centro e Meridione d’Italia, nell’Isola dalle urne è venuto fuori un vero e proprio trionfo, con percentuali schiaccianti e un autentico “cappotto” nei 9 collegi uninominali, 6 della Camera e 3 del Senato. Nel solo collegio uninominale di Olbia della Camera, il forzista Giuseppe Fasolino ha conteso fino all’ultimo l’elezione a Bernardo Marino del Movimento 5 Stelle che lo ha distanziato di circa 2 punti, mentre in tutti gli altri collegi non c’è stata praticamente storia.

Gli eletti del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali sono, alla Camera: Pino Cabras a Carbonia, Andrea Mura a Cagliari, Luciano Cadeddu a Oristano, Mara Lapia a Nuoro, Bernardo Marino a Olbia e Mario Perantoni a Sassari; al Senato, Giovanni Marilotti a Cagliari-Carbonia, Emiliano Fenu a Nuoro-Oristano e Maria Vittoria Bogo a Sassari-Olbia.

Nei collegi plurinominali della Camera, gli eletti dovrebbero essere Emanuela Corda, Andrea Vallascas, Lucia Scanu, Alberto Manca e Paola Deiana del Movimento 5 Stelle, Ugo Cappellacci e Pietro Pittalis di Forza Italia; Romina Mura e Gavino Manca del Partito democratico; Guido De Martini di Lega-PSd’Az e Salvatore Deidda di Fratelli d’Italia; nei collegi plurinominali del Senato Antonio Licheri e Lucia Evangelista del Movimento 5 Stelle; Giuseppe Luigi Cucca del Partito Democratico; Emilio Floris di Forza Italia; Christian Solinas dell’alleanza Lega-PSd’Az (qualora non scattasse l’elezione nell’Isola, sarebbe comunque garantito in un collegio della Lombardia).