28 June, 2026
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Un’area finora inaccessibile entra per la prima volta, dal 1936 ovvero dopo 90 anni, nei percorsi di visita del Parco archeologico di Nora, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire uno dei più importanti contesti funerari fenici e punici del Mediterraneo occidentale. L’apertura al pubblico dell’area della necropoli fenicia e punica situata nell’ex area militare di Nora rappresenta un traguardo di straordinaria rilevanza per la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico della Sardegna. Finora interdetto alle visite in attesa della sua piena sistemazione, questo ampio settore del sito archeologico entra oggi a far parte dell’offerta culturale del Parco, consentendo ai visitatori di accedere a una porzione significativa della città antica e di comprenderne più profondamente la storia e l’estensione.

La fruizione dell’area è stata resa possibile grazie all’impegno congiunto del comune di Pula, della Fondazione Pula Cultura Diffusa e della Soprintendenza per i Beni archeologici, che hanno promosso l’apertura di uno spazio di eccezionale valore scientifico e culturale.

Al suo interno sono custodite testimonianze fondamentali per la ricostruzione delle origini e dello sviluppo della città di Nora e dei rapporti che essa intrattenne con il resto del Mediterraneo.

Nel settore settentrionale dell’ex base militare, dal 2013, l’Università di Padova conduce un articolato programma di ricerca archeologica che ha portato alla scoperta di una vasta necropoli utilizzata per circa sette secoli, dall’età fenicia fino a quella punica. Le sepolture più antiche, databili alla fine del IX secolo a.C., appartengono ai primi decenni della presenza fenicia a Nora. Si tratta di tombe a incinerazione realizzate mediante piccoli pozzetti scavati nella roccia, nei quali venivano deposte le ceneri dei defunti.

La necropoli di Nora costituisce un caso unico nel panorama archeologico sardo: è infatti la prima e, ad oggi, l’unica necropoli fenicia dell’isola rinvenuta in eccellente stato di conservazione e indagata attraverso metodologie scientifiche moderne. Le analisi antropologiche sui resti umani hanno inoltre fornito importanti informazioni sulla provenienza e sulla mobilità delle comunità che frequentavano il centro urbano nel corso del I millennio a.C. Tra il V e il III secolo a.C., in età punica, l’area funeraria continuò a essere utilizzata con modalità differenti. Alle pratiche di incinerazione si sostituì progressivamente il rito dell’inumazione e furono realizzate grandi camere funerarie ipogee, analoghe a quelle documentate in altri importanti centri della Sardegna punica.

Uno degli aspetti più significativi delle ricerche riguarda il rinvenimento di numerose tombe fenicie e puniche rimaste inviolate nel corso dei secoli. I corredi funerari recuperati – costituiti da ceramiche, oggetti metallici e manufatti vitrei – rappresentano una fonte preziosa per la conoscenza delle attività produttive, dei commerci e della vita quotidiana degli abitanti dell’antica Nora. I reperti sono oggi conservati ed esposti presso il Museo Civico “Giovanni Patroni” di Pula. Lo studio delle sepolture e dei materiali archeologici ha inoltre permesso di ricostruire una complessa rete di relazioni che collegava le comunità fenicie alle popolazioni nuragiche del territorio e, allo stesso tempo, inseriva Nora all’interno dei principali circuiti commerciali e culturali del Mediterraneo, con contatti documentati con la penisola italiana, la Spagna, il Nord Africa, la Grecia e le regioni del Levante.

Le testimonianze emerse dagli scavi attestano anche la continuità di frequentazione dell’area in età romana, quando il più antico spazio funerario venne progressivamente occupato da un quartiere residenziale e produttivo rimasto in uso fino alla tarda Antichità.

Le attività di ricerca dell’Università di Padova riprenderanno il 31 agosto e proseguiranno fino al 9 ottobre, confermando il ruolo della necropoli occidentale di Nora come uno dei più importanti laboratori di studio per la conoscenza delle civiltà fenicia e punica nel Mediterraneo.

Per il sindaco di Pula, Walter Cabasino, si tratta di una data storica per tutta l’Isola: «Restituire alla comunità e ai visitatori provenienti da tutto il mondo uno spazio archeologico di questa importanza ha una valenza doppia: l’apertura della necropoli occidentale non solo aumenta gli spazi aperti al pubblico, ma avrà anche ricadute economiche sul territorio. Non dobbiamo dimenticare la fragilità di questo sito archeologico; i danni provocati dall’uragano Harry sono ancora visibili. Ci auguriamo che gli enti preposti contribuiscano alla tutela e alla conservazione di Nora, per permettere anche alle generazioni future di godere della sua bellezza».

Jacopo Bonetto, docente di archeologia classica presso l’Università degli Studi di Padova, parla dei tesori rinvenuti nell’area della necropoli, che ricadeva sino al 2012 nella zona militare: «Abbiamo scavato in una zona dove prima nessun archeologo aveva mai messo piede, un’area che dal 1936 era interdetta ai civili. Dopo dieci anni di ricerca, portati avanti in collaborazione con la Soprintendenza, sono finalmente visibili i risultati del nostro lavoro: dalle scoperte fatte nella necropoli oggi sappiamo molto di più sugli abitanti di Nora. Tombe, arredi funerari, monili e gioielli: dallo scavo sono emersi numerosi reperti, oggi custoditi nel Museo Patroni di Pula. Questa porzione dell’area archeologica è stata una necropoli dall’VIII secolo a.C. al II secolo a.C., ma in seguito ha ospitato anche una cava di arenaria, una zona artigianale e un’area edificata. L’opera di scavo in quella zona non è affatto conclusa: presto torneremo al lavoro per aggiungere nuovi tasselli alla storia di Nora».

Chiara Pilo, archeologa della Soprintendenza, rimarca il delicato compito di scavare in un sito fragile come Nora: «Non esistono campagne a impatto zero, ma su quest’area archeologica si continua a lavorare con il duplice obiettivo di scoprire sempre più informazioni sulla storia di questa antica città e di garantire ai posteri la possibilità di conoscerla così come la vediamo noi oggi. Le campagne e i progetti su Nora proseguono: ci sono ancora zone su cui non abbiamo mai indagato, ma nuove scoperte vengono fatte anche nelle aree già conosciute e continuano ad ampliare il racconto di Nora».

Andrea Boi, presidente della Fondazione Pula Cultura Diffusa, sottolinea il valore scientifico del lavoro degli archeologi: «Rendere accessibili spazi dell’antica città preclusi ai visitatori per 90 anni apre il sito archeologico a nuove opportunità. La necropoli e i suoi reperti, oggi esposti al Museo Patroni, consentono di rendere ancora più interessante la visita al Parco archeologico di Nora».

Clara Pili, direttrice della Fondazione Pula Cultura Diffusa, si concentra sulle nuove esperienze che potrà vivere chi visiterà il Parco archeologico di Pula: «Nora amplia il proprio percorso di visita con l’apertura di nuove aree, finora oggetto di studio e valorizzazione e oggi finalmente accessibili al pubblico. La necropoli, di grande pregio storico e culturale, entra così a far parte di un racconto più completo e condiviso. Sempre più visitatori, soprattutto turisti provenienti da tutta la Sardegna, scelgono Nora per vivere esperienze  culturali e immersive, confermando l’attrattività del sito. In questo percorso virtuoso si inserisce la nuova apertura, pensata per offrire un’esperienza in continua evoluzione e un motivo in più per tornare, anche grazie all’integrazione con visite tematiche, percorsi serali ed esperienze sul territorio».

Manuela Serra, assessora della Cultura, parla di una giornata epocale: «Stiamo vivendo un vero e proprio momento storico: un evento che restituisce non solo a Pula, ma all’intera Sardegna e alla comunità internazionale, un patrimonio archeologico di inestimabile valore. Una straordinaria operazione di restituzione e condivisione che oggi è realtà grazie alla preziosa collaborazione con l’Università di Padova e al fondamentale lavoro sinergico svolto insieme alla Soprintendenza, alla quale va il nostro più sentito ringraziamento per aver creduto e investito in questo progetto».

Nove sale espositive in cui verranno esposti i tesori provenienti da Nora, un laboratorio che permetterà ai visitatori di vedere dal vivo le operazioni di restauro dei reperti archeologici: dopo 13 anni riapre i battenti il museo “Giovanni Patroni”, in uno spazio rinnovato e molto più ampio rispetto a quello precedente. Con il Parco archeologico di Nora, la Torre del Coltellazzo, la chiesetta di Sant’Efisio, finalmente i visitatori potranno ammirare nuovamente le collezioni custodite nel museo di corso Vittorio Emanuele, che offre una fotografia perfetta delle varie fasi del passato del territorio di Pula. La gestione del museo, ridisegnato dall’architetto Jari Franceschetto con la collaborazione delle curatrici del progetto scientifico Emanuela Atzeni e Chiara Pilo della Soprintendenza archeologica, sarà affidata alla Fondazione Pula Cultura Diffusa: la direttrice sarà Isabella Atzeni.
Nelle teche del Museo Patroni, che sino al 4 aprile darà la possibilità alle scuole e ai residenti di visitare gratuitamente il nuovo spazio espositivo, troveranno spazio anche gli ultimi reperti recuperati dagli archeologi durante l’ultima campagna di scavo condotta a Nora.
Per il sindaco di Pula, Walter Cabasino, non si tratta di una riapertura, ma di una vera e propria inaugurazione di un museo completamente nuovo: «Gli spazi espositivi sono decuplicati, da due sale siamo passati a nove, ma stiamo parlando di un museo in progress, destinato a crescere ulteriormente. Per ingrandirlo il Comune ha acquisito uno stabile adiacente, e presto ne rilevare dai privati anche un altro: l’obiettivo è quello di rendere questo museo il punto di riferimento per la cultura di questo territorio. Questa riapertura è frutto della collaborazione istituzionale tra Comune, Soprintendenza, Regione e Fondazione Pula Cultura Diffusa: abbiamo lavorato in sinergia per raggiungere questo risultato, e per restituire alla comunità un presidio culturale di grande importanza».
Manuela Serra, assessora alla Cultura, la riapertura del Museo equivale alla riapertura di una finestra sul passato di Pula: «Con il Museo Patroni restituiamo alla città un tesoro che non appartiene solo a Pula, ma anche a tutta la Sardegna, all’Italia e alla comunità internazionale. Un tesoro che rafforza il prestigio culturale di Nora, uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo, e che aggiunge un nuovo tassello alla rete di luoghi che fanno della nostra città un punto di riferimento per la ricerca, lo studio e la cultura. Questo museo non è soltanto uno spazio espositivo. È uno scrigno prezioso che raccoglie le testimonianze della millenaria civiltà che ha abitato il nostro territorio, il luogo in cui la memoria diventa conoscenza e la conoscenza diventa consapevolezza del nostro valore».
Chiara Pilo, archeologa della Soprintendenza, racconta cosa troveranno i visitatori del Museo a Patroni: «Gli spazi espositivi sono organizzati per aree tematiche, che raccontano le varie epoche di Nora e mostrano i luoghi pubblici della città, quelli di culto e la necropoli. Il nuovo museo non racconta solo Nora, ma parla di un intero territorio. Tra le attrazioni che potranno trovare esposte i visitatori possiamo annoverare le pitture murarie dell’edificio a est del Foro; il balsamario a forma di babbuino ritrovato nella necropoli fenicia; statuette votive rinvenute nell’ex area militare, e monili riaffiorati dalle tombe».
Andrea Boi, presidente della Fondazione Pula Cultura Diffusa, spiega come la riapertura del museo chiuda il cerchio della proposta culturale del paese: «Finalmente potremo offrire ai visitatori una visita completa, offrendo una visione d’insieme del nostro immenso patrimonio storico e archeologico. Negli ultimi tre anni il Parco archeologico di Nora è passato grazie un grande lavoro organizzativo da 65mila ingressi l’anno a oltre 100mila: siamo certi che con il funzionamento a pieno regimi del museo i dati miglioreranno ulteriormente».
Ilaria Portas, assessora regionale della Cultura: «Sono molto felice di questa inaugurazione, ogni presidio culturale aumenta l’offerta per la Sardegna, i sardi e i visitatori di ogni  angolo del mondo. I nostri beni culturali, materiali e immateriali hanno bisogno di essere custoditi e valorizzati per essere trasmessi al meglio alle nuove generazioni». 

Venerdì 4 aprile 2025, con inizio alle ore 17.45, si terrà a Pula, presso la Sala consiliare, un incontro pubblico di sensibilizzazione sul tema dei trapianti e delle donazioni di organi organizzato dalla Prometeo AITF ODV in collaborazione con l’Amministrazione comunale. Parteciperanno, inoltre, alcune associazioni locali: Avis, Libera associazione volontari soccorso – Lavs e Pro Loco.
L’incontro precede di una settimana la Giornata nazionale per la donazione di organi e tessuti, che quest’anno è stata fissata per l’11 aprile. «E’ il momento giusto per fare una scelta di civiltà che non ci costa nulla, perché avviene quando non ci siamo più, ma che può valere tantissimo per chi resta», esorta il direttore del Centro nazionale trapianti (CNT), dott. Giuseppe Feltrin.
Nel 2024 l’attività della Rete italiana dei trapianti ha realizzato il numero più alto di questi interventi: 4.692. Non tutti i dati, però, sono così entusiasmanti. Nel presentare il suo report annuale, infatti, il CNT ha sottolineato che se da un lato, «nelle rianimazioni la percentuale di chi ha rifiutato la donazione nel 2024 è scesa a 29,3% (in lieve calo rispetto al 30,3% del 2023)», dall’altro, «è aumentato il numero di persone che all’atto del rilascio della carta d’identità elettronica ha scelto di registrare un “no” a un’eventuale donazione dopo la morte». Più in dettaglio, le opposizioni costituiscono il 36,3% del totale delle nuove dichiarazioni registrate lo scorso anno, in aumento di circa 5 punti percentuali rispetto al 2023. In più, sempre il CNT segnala che più del 40% dei cittadini italiani che ne ha avuto l’opportunità non si è espresso riguardo alla volontà di donare.
All’interno di questo scenario la Sardegna è un po’ in controtendenza: nell’Isola, infatti, per quanto riguarda le donazioni, l’unica nota dolente per il 2024 sono le opposizioni alla donazione manifestate nelle rianimazioni che – secondo i dati forniti dal CNT – sono state il 33,3% a fronte del 30,4% registrato nel 2023 e del già citato 29,3% nazionale. Consultando il Sistema informativo dei trapianti – SIT, si trova, invece, conferma della tendenza più positiva, già rilevata dalla Prometeo a fine 2024, per quanto riguarda le dichiarazioni rilasciate ai Comuni: attualmente la percentuale sul totale delle dichiarazioni complessivamente registrate dai comuni in Sardegna è il 24,4%, mentre è pari al 32,8% per quanto riguarda il totale italiano.
Guardando al caso specifico di Pula, sempre il SIT mostra che attualmente le opposizioni complessivamente registrate sono il 34,1%: un dato superiore a quelli citati e tra i più alti registrati dai comuni della Città metropolitana. Da qui la scelta della Prometeo di prevedere una tappa della sua campagna annuale di sensibilizzazione in questa comunità.
La proposta ha trovato subito accoglienza da parte dell’Amministrazione comunale, che manifesterà il suo impegno per promuovere la donazione di organi intervenendo all’incontro di venerdì prossimo. In particolare, saranno presenti il sindaco Walter Cabasino e l’assessora Manuela Serra, competente per Pubblica istruzione, cultura, politiche sociali e sanità. Per quanto riguarda, invece, gli aspetti scientifici interverranno operatori sanitari del Centro regionale trapianti (CRT) e del Centro trapianti di fegato e pancreas della Sardegna, che ha sede all’Arnas “G. Brotzu” di Cagliari. Coordineranno questi interventi, come pure le testimonianze dei trapiantati della Prometeo e le domande del pubblico, la dott.ssa Fabrizia Salvago, psicologa clinica dell’Arnas “G. Brotzu” con specializzazione in comunicazione sulla donazione, e il dott. Stefano Dedola, consulente scientifico della Prometeo ed ex responsabile del Day hospital del Centro trapianti di fegato e pancreas.
L’incontro del 4 aprile sarà finanziato dall’assessorato regionale del Lavoro, tramite il contributo di cui alla L.R. n. 13/1991, art. 72. È grazie a queste risorse, ad altri contributi pubblici e al supporto di privati che la Prometeo porta avanti la sua attività: promuove la donazione degli organi e informa sui trapianti d’organo; contribuisce a rafforzare il coordinamento tra istituzioni, strutture sanitarie e medici operanti sul territorio; supporta trapiantati, trapiantandi e familiari; promuove l’attività sportiva e motoria come terapia post-trapianto e come mezzo per dimostrare che “il trapianto è vita” non è solo uno slogan.

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L’ex consigliera comunale Francesca Monni, candidata della lista del Partito dei Sardi, è stata la più votata, con 243 preferenze, nelle 5 sezioni del comune di Teulada, tra i 472 candidati delle 24 liste della circoscrizione elettorale di Cagliari. Al secondo posto Modesto Fenu (Partito dei Sardi) 127; al terzo Cesare Moriconi, consigliere uscente (rieletto) del Partito Democratico, con 81 preferenze; al quarto Ignazio Mariano Loi (Sardi Liberi). Seguono Nanni Lancioni (4 Mori Solinas Presidente) 65, Manuela Serra (Sardi Liberi) 62, Francesco Magi (4 Mori Solinas Presidente) 35, Stefano Tunis (Sardegna20Venti) 31, Giorgio Oppi (Pro Sardinia Unione di Centro) 31, Vittorina Baire (Partito Democratico) 27, Francesca Toccori (Sardegna20Venti) 25, Micaela Caboni (Sardegna in Comune con Massimo Zedda) 20, Giuseppe Gargiulo (Riformatori Sardi) 20.

Alegate, le tabelle con tutti i risultati, dei 7 candidati alla presidenza, delle 24 liste e dei 472 candidati alla carica di consigliere regionale, sezione per sezione.

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«Con indignazione e grande sgomento, apprendiamo che la plafonatura di coibentazione del locale lavaggio chirurghi adiacente alla sala operatoria di ortopedia del C.T.O. di Iglesias è crollata.»

Federico Garau, candidato sindaco del M5S alle prossime elezioni Amministrative del comune di Iglesias, ha commentato così quanto è accaduto stamane all’ospedale C.T.O.di Iglesias.
«Il 16 giugno 2017, le porta voce del M5S sardo, Emanuela Corda e Manuela Serra (membro della commissione Sanità), insieme alle attiviste del M5S Iglesias, Carla Cuccu e Marilena Smenghi (candidata consigliera alle amministrative del 10/06/18) durante il sopralluogo presso il C.T.O., ricevevano dal Direttore Sanitario Carlo Murru, oggi candidatosi alla carica di sindaco di Iglesias, promessa di accesso agli atti e la consegna dei documenti dei lavori svolti pagati coi soldi pubblici.
A tutt’oggi, nessun riscontro!!! – si legge nella nota del M5S di Iglesias -. Come, d’altronde, nemmeno il sindaco di Iglesias ha mai dato risposte alle istanze protocollate dagli attivisti M5S Iglesias che chiedevano quali provvedimenti avesse adottato o intendesse adottare il primo cittadino, responsabile della salute degli iglesienti, verso la Regione Sardegna, per impedire lo smantellamento del C.T.O. e farlo diventare effettivamente un DEA di primo livello.»
Federico Garau, insieme a tutta la sua squadra ha dichiarato di «dare battaglia affinché la Regione rispetti gli impegni assunti».

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Gli attivisti del gruppo “5 stelle per Iglesias afferente al M5S” hanno organizzato un incontro dibattito per venerdì 15 dicembre 2017, dalle ore 18,00, nella sala Lepori di via Isonzo, a Iglesias, a Iglesias, sul tema “Diritto alla Salute o Business”.

E’ prevista la partecipazione di Antonio Macciò, responsabile del reparto di Ginecologia Oncologia del presidio ospedaliero Armando Businco di Cagliari, che interverrà su “Il paziente, il centro della Sanità”Andrea Tirotto, infermiere dell’ospedale Civile di Sassari, su “L’Elisoccorso”; Luisella Colombano, ostetrica presso l’Ospedale Santa Barbara di Iglesias, su “Consultorio familiare del distretto di Iglesias, una risorsa per il territorio”; Carla Cuccu, avvocato, su “Criticità della riforma sanitaria sarda nell’Iglesiente”; e, infine, P. Calledda, Emanuela Corda, Emanuela Serra e Manuela Serra – P.V. M5S.

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Una battaglia comune per i diritti dei sardi da portare avanti nella discussione della legge di bilancio ora all’attenzione del Parlamento. E’ la proposta del presidente della I commissione del Consiglio regionale, Francesco Agus, contenuta in una lettera indirizzata ai Senatori eletti in Sardegna Luciano Uras, Silvio Lai, Ignazio Angioni, Giuseppe Luigi Cucca, Luigi Manconi, Emilio Floris, Roberto Cotti e Manuela Serra.

La proposta di manovra, ora al vaglio della commissione Bilancio del Senato, presenta innumerevoli criticità già oggetto dei lavori istruttori portati avanti dalla prima commissione del Consiglio regionale e sintetizzati nella risoluzione n. 25 approvata dal parlamentino a larga maggioranza.

La manovra, se approvata al Senato, difficilmente sarà modificabile alla Camera dove arriverà blindata. Da qui la scelta di scrivere ai senatori per sollecitare un loro intervento.

«Si tratta di problemi vecchi che invece di avviarsi a risoluzione peggiorano i loro effetti. Vi scrivo perché la sensazione comune è quella di essere arrivati all’ultimo appello: senza modifiche alla manovra gli enti locali sardi saranno in grandissima difficoltà.»

Nella lettera, Francesco Agus, richiamando gli esiti dei lavori svolti dalla Commissione sui temi delle entrate regionali e sui tagli alle risorse statali destinate alle province sarde e alla città metropolitana di Cagliari, esprime preoccupazione sulle ripercussioni che avrebbe il testo così come proposto dal Governo sui bilanci degli enti di area vasta.

«La Commissione ha condotto un lungo lavoro di studio e monitoraggio sul tema delle difficoltà finanziarie delle Province. Da tempo si registrano a Roma sistematici tentativi di estromettere i nostri enti di area vasta, Province e Città Metropolitana di Cagliari, dalle ripartizioni delle risorse statali. Quest’anno il danno è aggravato dalla beffa: con la proposta di Bilancio dello Stato per il 2018 in discussione in queste ore in Senato, siamo stati anche esclusi dalla ripartizione del fondo di 352 Milioni di euro destinato alle sole regioni a statuto ordinario. Un pregiudizio inaccettabile nei nostri confronti, una vera e propria tassa sull’autonomia regionale.»

Il presidente Agus si è soffermato inoltre sulla transizione in corso ai sensi della legge 2/2016, che nei prossimi mesi lascerà nelle mani dei Sindaci la guida degli enti di area vasta, e su come, nonostante i sardi paghino le imposte provinciali (Ipt e addizionale Rc Auto) più alte in Italia, nemmeno un euro di queste risorse rimanga nell’isola e contribuisca al suo sviluppo o al mantenimento dei servizi. 

«Queste risorse sono per noi fondamentali per garantire la manutenzione di 5452 km di strade provinciali oggi in alcuni casi al limite della percorribilità e per evitare che gli edifici scolastici diventino luoghi pericolosi per l’incolumità dei nostri giovani studenti – aggiunge Francesco Agus -. La Commissione e il Consiglio hanno fatto la loro parte, ma sarebbe un grave errore pensare di poter risolvere problemi di questa portata in solitudine. Battaglie come questa non si possono condurre a compartimenti stagni, ognuno asserragliato nel proprio palazzo. Abbiamo recentemente dimostrato anche in Consiglio Regionale che quando si viaggia uniti e determinati si possono portare a casa risultati importanti ed immediati per tutta la comunità sarda.»

«Mi rendo disponibile da subito, insieme alla Commissione che presiedo – conclude Francesco Agus -, a fornire tutta la documentazione utile a favorire il vostro lavoro. Davanti a problemi come questo mi aspetto che ciascuno di voi metta accanto alla propria bandiera di partito quella dei sardi, uomini e donne, oggi esclusi da un accesso paritario alle risorse dello Stato.»

 

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Gli attivisti del gruppo “5 stelle per Iglesias afferente al M5S” hanno organizzato un incontro sui temi legati al Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, alla prevenzione incendi e alla gestione dei rifiuti, per la giornata di sabato 14 ottobre, dalle ore 18.00, nella Sala Lepori di via Isonzo con gli attivisti del gruppo 5 stelle per Iglesias.

Interverranno: Fausto Pani, geologo; Alberto Manca, agronomo; Francesco Lecis, naturalista; Carla Cuccu, avvocato; Manuela Serra, portavoce M5S al Senato; Emanuela Corda, portavoce M5S alla Camera; Emanuela Serra, portavoce M5S al comune di Gonnesa; Mario Puddu, portavoce M5S e sindaco di Assemini.

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Questo pomeriggio il Movimento 5 Stelle ha riempito per la seconda volta in 68 giorni l’anfiteatro di piazza Marmilla, a Carbonia, in occasione del comizio per il ballottaggio delle elezioni amministrative in programma domenica 19 giugno, la candidata del Movimento 5 Stelle, Paola Massidda e il sindaco uscente del centrosinistra, Giuseppe Casti. Per l’occasione sono arrivati all’anfiteatro e nell’area circostante, tantissimi elettori di Paola Massidda ma anche rappresentanti e sostenitori del movimento da quasi tutta la Sardegna: da Olbia a Porto Torres, da Dorgali a Oristano, da Cagliari, ad Assemini, da Gonnesa a Tratalias e tanti altri centri.

Alla vigilia di un appuntamento così importante, il Movimento 5 Stelle ha giocato una carta importante, riportando in città il deputato Alessandro Di Battista, uno dei leader del movimento a livello nazionale, che il 3 aprile, quando la campagna elettorale non era ancora ufficialmente iniziata, riempì di persone e di entusiasmo l’anfiteatro e il centro della città.

Con Alessandro Di Battista, per sostenere Paola Massidda nel testa a testa con Giuseppe Casti, sono arrivati i parlamentari Andrea Vallascas, Manuela Serra, Emanuela Corda, Alfonso Bonafede e i sindaci di Assemini Mario Puddu, Porto Torres Sean Wheeler e Dorgali Itria Fancello.

Vediamo un’intervista con Alessandro Di Battista.

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Questo pomeriggio il Movimento 5 Stelle ha riempito per la seconda volta in 68 giorni l’anfiteatro di piazza Marmilla, a Carbonia, in occasione del comizio per il ballottaggio delle elezioni amministrative in programma domenica 19 giugno, la candidata del Movimento 5 Stelle, Paola Massidda e il sindaco uscente del centrosinistra, Giuseppe Casti. Per l’occasione sono arrivati all’anfiteatro e nell’area circostante, tantissimi elettori di Paola Massidda ma anche rappresentanti e sostenitori del movimento da quasi tutta la Sardegna: da Olbia a Porto Torres, da Dorgali a Oristano, da Cagliari, ad Assemini, da Gonnesa a Tratalias e tanti altri centri.

Alla vigilia di un appuntamento così importante, il Movimento 5 Stelle ha giocato una carta importante, riportando in città il deputato Alessandro Di Battista, uno dei leader del movimento a livello nazionale, che il 3 aprile, quando la campagna elettorale non era ancora ufficialmente iniziata, riempì di persone e di entusiasmo l’anfiteatro e il centro della città.

Con Alessandro Di Battista, per sostenere Paola Massidda nel testa a testa con Giuseppe Casti, sono arrivati i parlamentari Andrea Vallascas, Manuela Serra, Emanuela Corda, Alfonso Bonafede e i sindaci di Assemini Mario Puddu, Porto Torres Sean Wheeler e Dorgali Itria Fancello.

Il Movimento 5 Stelle, all’esordio sulla scena politica cittadina a livello di elezioni amministrative, punta a fare la storia, scalzando per la prima volta il centrosinistra dalla guida del comune minerario. L’entusiasmo per il risultato raggiunto domenica scorsa è grande e, nonostante il ritardo accusato al primo turno nei confronti della coalizione di centrosinistra che sostiene il sindaco uscente Giuseppe Casti, l’esito della sfida si presenta assolutamente imprevedibile, legato a diversi fattori: capacità delle due parti di confermare i voti ottenuti al primo turno, affluenza ai seggi e posizione che assumeranno candidati ed elettori delle liste rimaste escluse dal ballottaggio.

Al primo turno, cinque giorni fa, il sindaco uscente, Giuseppe Casti, sostenuto da 5 liste, ha ottenuto 6.074 voti, il 36,15%; Paola Massidda, sostenuta dalla sola lista del Movimento 5 Stelle, ha ottenuto 3.688 voti, il 21,95%.

Le liste della coalizione che sostiene Giuseppe Casti hanno ottenuto 6.737 voti, il 40,10%; la lista del Movimento 5 Stelle ha ottenuto 3.009 voti, il 17,91%.

Allegato un ricco album fotografico.

Paola Massidda 10 giugno 2016 copia

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