28 March, 2026
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Cagliari dall'alto e Carcere Buoncammino 2

«E’ stato completato il trasferimento dei detenuti dell’Alta Sicurezza della Casa Circondariale di Cagliari. Un passaggio necessario in attesa dell’inaugurazione del “Villaggio Penitenziario” di Uta dove non è prevista la presenza di cittadini privati della libertà in AS.»

Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, rilevando «l’incomprensibile scelta del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di escludere la sezione AS nella nuova mega struttura alle porte di Cagliari».

«E’ evidente che la logica del DAP – sottolinea Caligaris – è orientata a evitare qualunque contatto tra i ristretti in regime di massima sicurezza (41 bis), la cui presenza è stata prevista in un apposito padiglione attualmente in costruzione, e quelli dell’Alta Sicurezza che sono ormai fuori dal circuito più restrittivo. C’è però il problema che gli Uffici e i Magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia sono a Cagliari mentre i detenuti sono stati suddivisi tra Oristano-Massama e Tempio-Nuchis. Una condizione che sembra in contraddizione con la volontà di ridurre le spese più volte espressa dal DAP.»

«Sarà infatti inevitabile – osserva ancora la presidente di SDR – che i Magistrati abbiano necessità di interrogare anche più volte gli eventuali imputati e/o condannati se non altro per attingere informazioni. L’assenza della sezione AS a Uta determinerà inevitabilmente il ricorso a trasferte temporanee e, in diversi casi, a spostamenti di Magistrati con dispendio di risorse umane e non solo. Una problematica che forse non è stata posta in sufficiente luce ma che costituirà motivo di disagio per molti.»

«La drastica riduzione dei detenuti dell’AS e la presenza di circa 344 ristretti non hanno peraltro abbassato la soglia di sovraffollamento. Nelle celle di Buoncammino rimaste vuote infatti non possono essere allocati i cittadini privati della libertà in regime di media sicurezza (detenuti comuni) anche perché alcune sono occupate da chi si trova a Cagliari per affrontare il processo. I numeri dunque – conclude Caligaris – anche se molto lontani da quelli di qualche mese orsono non corrispondono a una condizione ideale. Ciò in particolare nel Centro Clinico dove la presenza di persone con gravi problemi di salute è costante.»

Cagliari dall'alto e Carcere Buoncammino 2

«La storia si ripete, nonostante i buoni propositi. Ancora una volta una neonata si trova rinchiusa nella Casa Circondariale di viale Buoncammino a Cagliari. La piccola, di appena 4 mesi, condivide la cella con la giovane mamma D.P., 28 anni, di Carbonia,finita dietro le sbarre con l’accusa di truffa.»

Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, sottolineando che «si tratta di una circostanza inaccettabile specialmente dopo che la legge ha imposto a partire dall’1 gennaio 2014 gli Istituti a Custodia Attenuata per madri detenute e le case protette».

«La piccola, accudita dai Medici e dalle Agenti di Polizia Penitenziaria, sta bene ma le condizioni igienico-sanitarie dell’Istituto – ricorda Caligaris – sono inconciliabili con la presenza di una creatura e confermano che lo Stato non rispetta neppure le norme che si è dato. L’esperienza detentiva è un trauma per la piccola oltre che per la madre. La neonata viene privata delle condizioni indispensabili per la crescita che non sono solo la presenza della mamma.»

«L’auspicio è che il Magistrato possa disporre da subito gli arresti domiciliari, utilizzando il braccialetto elettronico già impiegato positivamente all’inizio dell’anno con altre due donne arrestate con prole di pochi giorni di vita. La detenuta peraltro è madre di altri tre figli, il maggiore dei quali ha appena 12 anni. E’ tuttavia assurdo – conclude la presidente di SDR – che i bambini debbano subire le colpe di altri e in questo caso proprio del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.»

Cagliari dall'alto e Carcere Buoncammino 2

Silvio Di Gregorio, già direttore dell’Istituto Penitenziario di Parma e attualmente responsabile dell’Ufficio del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria del Ministero, è stato assegnato alla Sardegna in qualità di vicario in attesa della nomina di un nuovo Provveditore regionale dopo il definitivo trasferimento a Roma del dott. Gianfranco De Gesu. Lo rende noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, facendo osservare che «le particolari condizioni del sistema penitenziario in Sardegna richiedono un Provveditore che si occupi esclusivamente delle problematiche dell’isola dove si protraggono ulteriormente i tempi per l’inaugurazione della nuova Casa Circondariale di Cagliari-Uta».

 «La Sardegna – sottolinea la presidente di SDR – continua ad essere considerata marginalmente dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Non solo sono insufficienti i Direttori degli Istituti di Pena, ma anche il Provveditore regionale risulta spesso occupato in altri ruoli. L’impegno profuso da Gianfranco De Gesu, benché apprezzato, non puo far dimenticare che la realtà sarda sta diventando sempre più complessa infatti sono stati realizzati quattro nuivi Istituti che stanno via via raddoppiando la presenza dei ristretti nella regione.»

    «Appare ingiustificabile l’atteggiamento del Dipartimento che davanti alla realtà penitenziaria isolana, dove sono presenti anche le Colonie Penali, sembra attuare una politica – evidenzia Caligaris – prevalentemente finalizzata al contenimento piuttosto che alla effettiva rieducazione e reinserimento sociale dei detenuti. Del resto la scelta di ubicare i nuovi “Villaggi Penitenziari” lontani dai centri urbani e in aree periferiche e difficilmente raggiungibili sembra confermare una tendenza a “rimuovere” il problema del recupero sociale di coloro che hanno commesso dei reati.»

«Sta diventando improcrastinabile l’assegnazione alla Sardegna di un Provveditore isolano che, grazie all’esperienza maturata negli Istituti, gli anni di servizio a diretto contatto con i detenuti, il riconoscimento delle problematiche culturali e territoriali della regione sia in grado di affrontare – conclude Maria Grazia Caligaris – in modo sistematico la gestione dell’intero sistema. Diversamente la precarietà degli incarichi potrebbe avere riflessi negativi.»

Cagliari dall'alto e Carcere Buoncammino 2

«Il carcere di Buoncammino, nonostante le carenze di carattere strutturale, è considerato dai cittadini privati della libertà, in particolare da quelli dell’alta sicurezza che hanno sperimentato la realtà di altre strutture penitenziarie, una “Casa Famiglia” per il senso di umanità di quasi tutti gli operatori.»

Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, che in proposito ha ricevuto alcune lettere di detenuti di AS trasferiti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria in vista dell’apertura del “Villaggio Penitenziario” di Cagliari-Uta. Significativa a questo riguardo anche la lettera che Alfio Sofia Diolosà, trasferito da Buoncammino a Parma un mese fa, ha scritto all’associazione.

«Quando per la prima volta ho varcato la soglia della porta carrabile di Buoncammino, non ho potuto fare a meno di notare – ricorda il detenuto catanese in regime di Alta Sicurezza che attende la declassificazione – la lastra di marmo con su inciso il testo dell’art. 27 della nostra Costituzione italiana. Non nascondo che avevo subito pensato a un’ulteriore offesa all’intelligenza dei condannati. Invece mi sono sbagliato. Ho avuto modo di constatare e posso testimoniare che al di là di una struttura vecchia di 150 anni, operavano e operano tutt’oggi persone degne del rispetto di quell’articolo. Ciò fa onore a tutta la categoria del Corpo di Polizia Penitenziaria e di tutti coloro che all’interno lavorano con abnegazione e senso di responsabilità rendendo quella “vecchia struttura” alla pari di una “Casa Famiglia” attenta a tutti i bisogni e alle esigenze di chi è ospite. Si tratta di persone con “sistemazione provvisoria” così come sempre diceva Mons. Mani, arcivescovo di Cagliari, tutte le volte che veniva a trovarci. Tutto questo fa onore anche a quella piccola parte che ancora non ha il coraggio di guardare al cambiamento. C’è sempre tempo per convertirsi e chi non lo farà nella vita terrena – conclude nella lettera – dovrà rendere conto al Padre Eterno.»

«Un’attestazione che, in questa stagione di gravi difficoltà per le carceri italiane a causa del sovraffollamento, rende giustizia all’operato del Direttore della Casa Circondariale cagliaritana Gianfranco Pala e della Comandante Barbara Caria ai quali il detenuto – conclude la presidente di SDR – rivolge un particolare ringraziamento.»