21 May, 2024
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«Accogliamo con soddisfazione la delibera del CIPESS che sblocca nella nostra regione circa 150 milioni totali di investimenti in opere del Contratto di Programma Mit-Anas. Risorse destinate anche alla Carlo Felice e a vari interventi sulla medesima arteria e sulla 126 Occidentale Sarda. Opere importanti per il nostro territorio, possibili grazie al lavoro svolto dal Mit, guidato da Matteo Salvini, e all’impegno del nostro sottosegretario Alessandro Morelli. Con la Lega, come sempre, sì alle opere e fatti concreti, dopo tanti anni di no.»

Lo ha scritto questa sera in una nota il coordinatore della Lega in Sardegna Michele Pais.

Il disastro sanitario ed economico del Sulcis Iglesiente non è nato dal nulla. Ha radici nei fatti politici del 1992. E’ utile fare un viaggio nella storia di quegli eventi sia per capire e, forse, per porre qualche riparo.
Lo stato di salute della sanità pubblica è oggi talmente grave e la sua gravità è talmente complessa che, a questo punto, è difficile anche il solo sospettare che veramente esista fisicamente qualcuno che abbia programmato tanto degrado. Dovrebbe essere un genio fornito di una maligna intelligenza superiore.
Ammesso che esista un soggetto del genere, a che scopo lo avrebbe fatto? C’è chi sostiene che il danno al servizio sanitario nazionale sia stato progettato da un’ignota organizzazione al fine di favorire la sanità privata. Sarebbe un’organizzazione di matti veramente sciocchi perché sostituirsi del tutto alla Sanità pubblica non conviene a nessuno. Per esempio: a chi converrebbe accollarsi i malanni di tutti i vecchi d’Italia, soli, inguaribili e con in tasca i pochi soldi per la sopravvivenza? A chi converrebbe l’onere di assistere tutti i malati di cancro, debilitati nel fisico, nella famiglia e, soprattutto, nel conto in banca? Chi glielo farebbe fare ad assumersi l’impegno di prendersi in cura i pazienti in Rianimazione in uno stato di coma più o meno profondo? Perché dovrebbero pagare le ingenti spese dei trapianti d’organo a pazienti senza speranza e non solvibili? E gli infarti del miocardio? E tutti i casi di diabete ai limiti della invalidità? E i tossicodipendenti? E le malattie rare? I morti sul lavoro? E gli psichiatrici? E gli incidenti stradali? Chi glielo farebbe fare ad assumersi il compito costosissimo di affrontare le epidemie tipo Covid-19 o le campagne vaccinali, o le spese dell’Inail e dei Pronto soccorso?
Gli imprenditori privati non sono matti. A sé riservano le cliniche dove si curano le malattie, tutto sommato, più semplici, facili, guaribili e, soprattutto, di pazienti solventi. Ciò che compete alla Sanità pubblica è diversissimo da ciò di cui si occupa la sanità privata.
E’ assolutamente vero che negli Stati Uniti d’America esistono le assicurazioni private costosissime che si limitano a poche malattie e per tempi di cura molto limitati; in genere non pagano le spese del pronto soccorso o fanno dimettere i malati dopo tre giorni da un intervento a cuore aperto, per risparmiare sulla degenza in ospedale. Bisogna sapere che in America esiste anche una Sanità pubblica, che si chiama “Medicare”, a beneficio di chi non può pagarsi l’assicurazione privata e che, oltre ad essere molto carente, costa allo Stato il doppio di quanto costa il Sistema sanitario italiano. A questo punto, oltre al sospetto che dietro ci sia l’interesse di qualcuno, potremmo anche considerare il sospetto che dietro il nostro disastro sanitario ci sia in realtà qualche grosso errore commesso da politici poco accorti. Può anche essere accaduto che la grande Riforma sanitaria varata col DPR 833 del 1978 si sia inceppata a causa di leggi successive fatte male; può anche darsi che quelle nuove leggi non siano state lette con attenzione e che i votanti abbiano votato senza vedere gli errori che hanno prodotto queste conseguenze.
Anche questo sospetto, paradossalmente, è sommamente ingiusto, perché è anche vero che i politici italiani furono i primi al mondo a riconoscere nella Costituzione del 1948, all’articolo 32, il diritto di tutti alla salute. Quell’articolo, nella sua semplicità e completezza, fu uno degli elaborati intellettuali più geniali che un Costituente potesse generare: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti». Fu una frase rivoluzionaria contenente due principi: l’inviolabilità assoluta del diritto alla salute e la certificazione che tale bene è di rilevanza collettiva. Così fu sancita la solidarietà nazionale. Altro che privatizzazione! Altro che svantaggio a danno dei molti che non possono permettersela! Tutte le leggi che vanno contro questo principio sono incostituzionali e, se qualcuno avesse votato nuove norme contrarie a questo principio per disattenzione, sarebbe gravemente colpevole.
Esaminiamo cosa è avvenuto nella storia delle Riforme sanitarie italiane. Nell’anno 1968 la legge Mariotti istituì gli “Enti ospedalieri” che sostituirono gli ospedali caritativi provenienti dalla tradizione ospedaliera medioevale. La stessa legge istituì il “Fondo ospedaliero nazionale” e attribuì la competenza di gestione degli ospedali alle Regioni. Quel Fondo e quella legge ospedaliera furono la base su cui si costruì la Grande Riforma sanitaria con la legge 833 del 1978, concepita dalla Commissione parlamentare di Tina Anselmi. Ella raccontò in quei giorni che quell’idea era nata da discussioni e progetti formulati da gruppi partigiani riuniti intorno ai fuochi dei bivacchi di montagna. La legge 833/78 rappresentò un’utopia che si concretizzava in un documento scritto. Il sogno prese forma nella premessa della legge nel cui testo sta scritta la frase: «…Il Sistema sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture (ospedali), dei servizi e delle attività destinate alla promozione, al mantenimento, e al recupero della salute fisica e della salute psichica di tutta la popolazione». In nessuna legge del mondo era mai stata scritta questa premessa.
Mentre gli ospedali, dal medioevo al ‘900, erano stati sempre amministrati da comitati caritativi religiosi o filantropici, nella nuova legge si volle che gli ospedali fossero amministrati da rappresentanti popolari democraticamente eletti. Fu una rivoluzione. I cittadini, dopo 1.500 anni dall’istituzione degli ospedali dai tempi di San Benedetto e San Basilio, divennero per la prima volta i proprietari e gestori diretti degli ospedali. La comunicazione fra cittadino e gestore divenne immediata perché il Sistema venne dato in mano ai sindaci e ai consiglieri comunali. Essi avevano il compito di eleggere l’”Assemblea generale” che era formata da consiglieri comunali e l’Assemblea eleggeva il presidente della Usl (Unità sanitaria locale). Furono gli anni più produttivi della storia sanitaria italiana.
Scomparvero le Casse mutue e comparve il Ssn (Sistema sanitario nazionale), finanziato dal sistema fiscale universale. Ne conseguì anche che ai grandi miglioramenti si associò il crescere della spesa pubblica dello Stato. Per contenerla il ministro Carlo Donat Cattin nel 1987 abolì l’Assemblea generale ma mantenne il presidente della Asl e il Comitato di gestione, eletto dai sindaci dei Comuni del territorio.
Secondo gli indicatori economici internazionali, l’Italia godeva di un generale benessere economico tanto che nell’anno 1991 venne dichiarata quarta potenza industriale del mondo e il PIL pro capite risultava superiore a quello dell’Inghilterra.
Appena un anno dopo, la Repubblica entrò nel suo “annus horribilis”: il 1992. La commissione governativa presieduta dall’economista Piero Barucci rivelò che l’economia era al collasso a causa di un imponente debito pubblico causato dalle Partecipazioni statali. Eni, Enel, Iri, Ina, Efim, stavano portando al tracollo lo Stato. L’indebitamento aveva messo in crisi il Governo espresso dal CAF (Craxi-Andreotti-Forlani). Caduto il Governo Andreotti II e dimessosi Francesco Cossiga, si andò a nuove elezioni sotto l’effetto dell’esplodere dello scandalo di Tangentopoli. A febbraio era iniziata l’indagine della procura di Milano diretta da Francesco Saverio Borrelli e condotta da Antonio di Pietro, in seguito alle rivelazioni di Mario Chiesa, il direttore del Pio Albergo Trivulzio. Oscar Luigi Scalfaro, sostenuto dalla corrente dei “moralizzatori”, venne eletto presidente della Repubblica e immediatamente indisse le nuove elezioni; queste avvennero ad aprile contemporaneamente all’esplosione della sfiducia popolare nei partiti storici, in un clima di forte instabilità politica. I partiti tradizionali crollarono ed emerse la Lega Nord che passò da 2 a 80 parlamentari. Il presidente Oscar Luigi Scalfaro si rifiutò di concedere incarichi di Governo a Bettino Craxi e nominò presidente del Consiglio il deputato Giuliano Amato. La Prima Repubblica era finita con un’ondata di arresti e di avvisi di garanzia. A maggio, ad opera della mafia, avvenne la strage di Capaci, seguita due mesi dopo da quella di via d’Amelio. Lo Stato era preso fra molti fuochi. Giuliano Amato si trovò ad affrontare una condizione di dissesto economico più grave dal dopoguerra ad allora. Si correva il rischio di non poter pagare gli stipendi pubblici. La Nazione si sarebbe fermata.
La Banca d’Italia fu costretta a vendere 48 miliardi di dollari per difendere il cambio e la lira fu svalutata del 30%. La lira uscì dallo Sme (Sistema monetario europeo); era il 16 settembre 1992, il “mercoledì nero”. Giuliano Amato per sostenere le casse dello Stato procedette al “prelievo forzoso” retroattivo del 6 per mille dai conti correnti degli italiani e, in base alle indicazioni del ministro del Tesoro Piero Barucci, dette avvio ad una grande operazione di privatizzazione delle Partecipazioni statali (banche, energia elettrica, trasporti pubblici, Alitalia, industrie manifatturiere, industrie dell’acciaio, comunicazioni, poste, idrocarburi, assicurazioni, agroalimentare, etc.). Lo Stato si spogliava di tutte le sue pregiate proprietà, nell’intento di allontanare la politica dalla gestione delle imprese statali. Su tutta la gestione pubblica, sotto l’effetto delle indagini di Tangentopoli, cadde il sospetto di possibile collusione con la corruzione e vennero varate leggi e norme fortemente restrittive nell’intento di arginare l‘idea che il malaffare fosse in agguato ovunque ci fosse la gestione del politico. In questo crollo finirono anche le miniere del Sulcis Iglesiente e le industrie di Portovesme espressione dell’Eni. Gli operai di Portovesme, per fermare i licenziamenti in massa di oltre 20mila operai promossero la famosa “Marcia per lo sviluppo”. Gli operai iniziarono a marciare il 19 ottobre e, al suono di tamburi di latta, saltarono il mare. Raggiunta Civitavecchia, percorsero a piedi le vie del Lazio fino a Roma, dove vennero accolti da Papa Woytila ma non da Giuliano Amato.
A fine anno, il vortice autodistruttivo coinvolse anche il Sistema sanitario nazionale quando il ministro della Sanità Francesco di Lorenzo il 31 dicembre varò il decreto che iniziò la “privatizzazione” del Sistema sanitario pubblico col DPR 502/1992. Le Unità sanitarie locali (Usl), rette dai sindaci, vennero trasformate in entità rette dai “Direttori generali con autonomia gestionale di diritto privato” nominati dalla Regione all’interno di un elenco di idonei. La “mission” del Sistema sanitario cambiò in modo radicale per due motivi. Primo, i sindaci, che rappresentavano la parte politica, vennero espulsi dalla gestione del sistema sanitario locale; secondo, l’obiettivo dei nuovi amministratori non fu più quello di soddisfare le richieste della popolazione locale ma venne sostituito dall’“equilibrio di bilancio”.
Questo dava ai direttori generali l’opportunità di poter modificare la risposta alle richieste provenienti dal territorio, ignorandone la soddisfazione globale e mettendo al centro il calcolo ragionieristico della salute che doveva ora attenersi a un nuovo criterio: i Livelli essenziali di assistenza (Lea). Oggi, a distanza di 32 anni, sappiamo che tutte le premesse alla legge, che promettevano Uguaglianza, Equità e Prossimità dell’assistenza sanitaria in tutto il territorio nazionale non sono state rispettate. Ciò avvenne a causa della mancanza del “controllore”, cioè la parte politica elettiva rappresentata dai sindaci. Al ministro Francesco di Lorenzo, seguirono le ministre Maria Pia Garavaglia e Rosy Bindi che perfezionarono l’“aziendalizzazione delle Asl”.
Nell’anno 2003 il Governo Berlusconi dettò regole per ridurre la spesa sanitaria dello 0,5% l’anno; ciò comportò il blocco del turn-over del personale andato in pensione e portò all’assottigliamento e disgregazione dei reparti ospedalieri. Col Governo Monti, il ministro Balduzzi emanò norme restrittive per i reparti ospedalieri che, ridotti in povertà di personale dalle norme precedenti, non potevano più funzionare. Ne conseguì la chiusura di ospedali.
Nel 2015 il DM 70 del Governo Renzi pose regole stringenti, basate anch’esse sul risparmio; ne conseguì un peggioramento ulteriore degli ospedali provinciali che portò alla desertificazione del sistema sanitario territoriale a vantaggio della centralizzazione della Sanità. In Sardegna la Sanità pubblica venne centralizzata a Cagliari e Sassari.
Nel 2017 la regione Sardegna, presidente Francesco Pigliaru e assessore della Sanità Luigi Arru, istituì la Ats (Azienda tutela salute). Con tale legge le 8 Asl sarde vennero ridotte a 1 soltanto, che assunse tutte le funzioni delle altre 7. Sopravvissero:
– l’Ats (a Cagliari e Sassari)
– il Brotzu di Cagliari
– il Policlinico Universitario di Cagliari
– il Policlinico Universitario di Sassari
Alle altre 7 Asl venne tolto il nome di “Azienda” e divennero “Aree sanitarie locali”. Erano diventate periferie sanitarie e persero l’autonomia programmatoria e amministrativa precedente. Ne conseguì l’esplosione delle “liste d’attesa” e l’insoddisfazione popolare. Alle elezioni del 2019 la popolazione sarda mandò a casa la Giunta Pigliaru e promosse una nuova maggioranza guidata dalla “Lega” di Matteo Salvini che, capeggiata da Christian Solinas, prometteva di restituire le vecchie ASL alle 8 province sarde. In effetti, la Giunta Solinas produsse rapidamente una sua riforma sanitaria regionale e l’assessore Mario Nieddu varò la legge regionale 24/2020 con cui istituì la Ares (Azienda regionale salute). In realtà però le vecchie Asl non vennero integralmente ricostituite; al posto delle “Aree territoriali sanitarie” vennero identificate le Asl 1-2-3-4-5-6-7-8 che, a parte il nome, non hanno nulla delle precedenti Asl; infatti, non hanno il diritto né di assumere personale, né di far acquisti e programmare. In sostanza non esistono; l’unica vera Azienda capace di programmare e gestire, centralizzando tutti i poteri gestionali, è la Ares di Cagliari e Sassari. Oggi lo stato di degrado direzionale e amministrativo nelle Province è ulteriormente peggiorato e l’insoddisfazione e infelicità dei cittadini sono esplose nelle elezioni regionali del 25 febbraio 2024 con la bocciatura del Governo regionale sardo.
Recentemente un politico esperto ha suggerito di cercare nella legge 833/78 gli strumenti per uscire dalla crisi sanitaria. Quale può essere lo strumento?
Lo strumento che si deve utilizzare nella pubblica amministrazione è sempre lo stesso: il rispetto delle regole democratiche. Queste regole prescrivono che la volontà popolare sia affidata ai propri rappresentanti eletti e, nel territorio, i rappresentati ufficiali dello Stato sono i sindaci. E’ certo che i sindaci non possono entrare nel merito di tutto, ma possono essere i “custodi” degli interessi della gente. Fra questi, oggi, l’interesse più sentito è la Sanità. Dare un nuovo ruolo ai sindaci nelle Asl è fortemente indicato.

Mario Marroccu

L’assessore regionale dell’Industria, Anita Pili, ha chiesto un incontro urgente al neo ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Matteo Salvini, un incontro urgente per fare il punto sullo stato dell’infrastruttura energetica e industriale regionale, e trovare le soluzioni più adatte a risolvere le criticità dell’area di crisi complessa di Portovesme.

“Nel congratularmi per il Suo nuovo incaricocomunica l’assessore in una letterale scrivo per richiamare la Sua attenzione nei confronti della questione infrastrutturale energetica e industriale della Sardegna. Nello specifico il riferimento è rivolto all’infrastruttura energetica che si sarebbe dovuta realizzare a seguito della sigla del patto per la Sardegna e che, invece, è stata bloccata dalla nuova configurazione energetica scelta unilateralmente dal precedente governo, motivazione per la quale la Regione Sardegna ha impugnato il Decreto Energia emanato da Mario Draghi. Tale ultimo decreto contiene al suo interno opere cantierabili e urgenti da realizzarsi nello spazio portuale di Portovesme, area del Sulcis fortemente compromessa dalle crisi industriali e che trova l’amministrazione locale contraria.”

L’assessore dell’industria sottolinea l’urgenza dell’incontro con il ministro Matteo Salvini al fine di poter garantire al territorio regionale e alla Comunità Sarda gli elementi infrastrutturali necessari allo sviluppo e alla ripartenza.

“La questione conclude Anita Piliè particolarmente urgente e coinvolge non solo lo sviluppo futuro, ma attualmente diverse migliaia di lavoratori.”

«Una grande azienda come la Portovesme s.r.l. è andata in crisi a causa del costo dell’energia  troppo alto vedendosi costretta a chiudere temporaneamente una parte dello stabilimento. Nello specifico si sono bloccate le produzioni di zinco, vale a dire quelle che necessitano di un maggior consumo di energia per arrivare alla fine del ciclo produttivo. Purtroppo, se il vertiginoso aumento del costo energia dovesse proseguire a tali inaccettabili ritmi la situazione si aggraverebbe ulteriormente e non è da escludere che potrebbero essere coinvolte dalla sospensione anche altre parti dello stabilimento.»
Lo hanno detto Dario Giagoni coordinatore regionale Lega Salvini Sardegna e la senatrice del Gruppo Lega-Psd’Az Lina Lunesu.
«Oggi non vogliamo solo esprimere la nostra massima vicinanza e solidarietà a tutti i lavoratori coinvolti da questo temporaneo stop dell’attività e alle rispettive famiglie, ma vogliamo anche ribadire il massimo impegno del nostro partito ai fini di una tempestiva riduzione del costo dell’energiahanno concluso Dario Giagoni e Lina Linesu -. Un’azione per il quale il nostro leader Matteo Salvini ha già chiesto la convocazione urgente di un tavolo tecnico.»

«Il copione si ripete ad oltranza: la Regione Sardegna non riesce a presentare un bando di continuità territoriale aerea, la Compagnia di bandiera non può prevedere rotte da e per l’isola, e nel frattempo il Presidente Solinas e l’assessore regionale ai Trasporti Todde rincorrono l’ennesima proroga, in attesa di un bando che, a questo punto, chissà se mai arriverà. In queste condizioni, che persistono ormai da anni, ritengo sia corretto affermare che ad aver lasciato i sardi a terra, per l’ennesima volta, è la Regione Sardegna, e non la nuova compagnia di bandiera Ita, che, interessata alle rotte per l’isola, ha le mani legate e può soltanto stare a guardare gli sviluppi della vicenda: dal 15 ottobre infatti non è possibile acquistare voli da e per la Sardegna sul sito di Ita.»
A dirlo è il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle, Roberto Li Gioi, che aggiunge: «È incredibile e vergognoso che la Sardegna sia continuamente costretta a servirsi di proroghe richieste in extremis. È altrettanto inaccettabile il fatto che i cittadini sardi non abbiano possibilità di replica di fronte alle tante sparate della Regione a riguardo».
«Vorrei ricordare alcuni passaggi di questa vicenda, che ha assunto i contorni di una soap opera di basso livello: il 12 febbraio del 2020sottolinea Roberto Li Gioiil  presidente Christian Solinas dichiarava che gli uffici regionali erano già a lavoro per commissionare in tempi brevi uno studio a un primario advisor indipendente che avrebbe avuto il compito di certificare il dimensionamento del modello e la politica tariffaria. Pochi giorni dopo, il 20 febbraio di un anno fa, la Regione presentava invece come cosa fatta il sistema di doppia tariffazione per l’estate e l’inverno per residenti e turisti, proposto a seguito della bocciatura della tariffa unica. I sardi, secondo la Regione, avrebbero dovuto pagare per tutto l’anno 20 euro più tasse aeroportuali per Roma e 30 più tasse per Milano. Tariffe scontatissime, slogan di grandissimo effetto, ma di fatto fantasiose e inapplicabili.»
«Dovremmo ricordare tutto questo oggi per comprendere appieno su chi ricadono le responsabilità di questo ennesimo caos dei voliconclude Roberto Li Gioi -. Mentre Christian Solinas promette di trattare con il Governo con l’intercessione di Matteo Salvini per la risoluzioni delle problematiche sarde contenute in un fantomatico Dossier Sardegna. Le ennesime dichiarazioni ad effetto prive di riscontri reali. Sulla questione voli, infine, è molto più facile inoltrare quasi fuori tempo massimo l’ennesima richiesta di proroga che assumersi la responsabilità di redigere un bando di continuità territoriale aerea che rispetti i parametri richiesti dall’Europa, ma che di sicuro non rispecchierebbe le fantasiose condizioni promesse ai sardi da Solinas.»
Antonio Caria

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«Il Governo nazionale non può continuare a stare in silenzio, deve intervenire con urgenza a tutela della nostra isola. Credo che il menefreghismo dimostrato da tutti gli esponenti dell’attuale esecutivo nazionale, sulla delicata tematica sia oltre che vergognoso anche irrispettoso nei confronti dei cittadini sardi. Cittadini che hanno affrontato l’emergenza pandemica superando la fase più acuta senza gravi criticità, e ora non possono rischiare di vedere tale risultato sfumare a causa dell’arrivo incontrollato nelle nostre coste di persone positive al Covid.»
Sono queste le parole del consigliere regionale della Lega Michele Ennas, che ha voluto commentare il nuovo sbarco di migranti avvenuto nelle coste del Sulcis Iglesiente.
«Che immagine di noi stessi possiamo dare all’utenza turistica sedenuncia Michele Ennas si prosegue a vedere nei tg e nelle varie testate giornalistiche le immagini di migranti che approdano e sbarcano indisturbati in mezzo ai bagnanti? In questo scenario paradossale, dove all’ emergenza dell’immigrazione incontrollata, che ha assunto sempre più il carattere di una vera e propria invasione, si va aggiungendo a anche una nuova possibile emergenza sanitaria, in Senato si pensa ancora una volta a votare per far processare Matteo Salvini. La sua colpa? Aver chiuso i porti e tutelando così la sicurezza dell’Italia e degli Italiani quando era alla guida ministro dell’Interno. Insomma, siamo al paradosso. Dal Sulcis chiediamo che da Roma vi sia un intervento immediato e una presa di posizione ferma sull’argomento.
A questo proposito, è previsto per domani a Sant’Antico, un gazebo promosso dal movimento “Stop invasione-io sto con Salvini”.
Antonio Caria

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«Auguro buon lavoro ad Angelo, che ho incontrato oggi, a cui ho affidato il compito di organizzare capillarmente i militanti sul territorio, e di restare sempre tra la gente, tanto più in vista delle importanti sfide che ci attendono, a partire dalle elezioni amministrative che interessano diversi comuni del nord Sardegna come Porto Torres, dove la Lega sarà protagonista.» 
Lo ha voluto dichiarare il coordinatore regionale della Lega Sardegna, Eugenio Zoffili, dopo la nomina di Angelo Lorenzoni, 56enne commerciante di Castelsardo, come nuovo commissario del partito guidato da Matteo Salvini per la provincia di Sassari.
«Le nostre sedi e i gruppi sassaresi saranno aperti a nuovi iscritti e a tutte le persone che credono nel progetto di Matteo Salvini per il futuro della Sardegna e del Paese, a partire da parole d’ordine concrete come la difesa del comparto turistico in questo importante momento di ripartenza dopo l’emergenza Covid.»
Antonio Caria

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«Abbiamo votato un ordine del giorno presentato da Giorgia Meloni che recitava una frase spesso pronunciata solennemente dal governo Conte: ‘Non utilizzare per nessun motivo il MES’. Abbiamo cioè votato un’ovvietà contro uno strumento che volle invece un governo in cui Giorgia Meloni era ministra.»

Così, in una nota, il deputato Pino Cabras (M5S) riguardo il voto favorevole all’ordine del giorno che impegnava il Governo a non ricorrere in nessun caso al MES.

«Abbiamo dato un modesto segnale sul peso delle parole: ‘No MES’ significa ‘No MES’. E questo ci va bene dirlo una volta di più, senza però autorizzare l’alleata di Silvio Berlusconi (alfiere del MES) e di Matteo Salvini (che brama Draghi premier) a considerarla una sfida a misteriosi diktat pentastellati – aggiunge la nota -. Come Movimento 5 Stelle siamo tutti impegnati a superare gli anni dell’austerity. Gran parte del gruppo parlamentare ha preferito svelare l’inconsistenza del documento della leader di Fratelli d’Italia, perché veniva da una forza politica e uno schieramento davvero incoerente, e lo ha rigettato. Una parte di noi ha richiamato invece l’attenzione sul senso di quelle parole pronunciate nell’aula del parlamento. Tutto qui.»

«La sfida sul campo conclude Pino Cabrasvede il Movimento 5 Stelle compatto per conquistare gli strumenti economici e finanziari che ristoreranno l’Italia del post-pandemia.»

 

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«Il nostro Paese sta vivendo una delle più gravi crisi del dopoguerra e questo momento richiede a tutti,  alla classe politica per prima, responsabilità, moderazione e saggezza. Chi usa la crisi per soffiare sul fuoco delle tensioni compie un gesto scellerato. L’emergenza sanitaria che si vive in Sardegna, come in molte altre regioni, non ha bisogno di speculazioni politiche. Lo dico a chi, come Matteo Salvini, usa l’angoscia dei cittadini per fare solo becera propaganda.»
Il segretario regionale del Partito Democratico, Emanuele Cani, è molto duro nei confronti del leader della Lega.
«Considerato che la Giunta guidata da Christian Solinas è in piedi da oltre un anno, il segretario della Lega dovrebbe chiedere conto dell’operato al suo assessore regionale alla Sanità – conclude Emanuele Cani -. In una fase di emergenza come questa è necessario risolvere i problemi e non c’è spazio per annunci e chiacchiere a vuoto. È doveroso che chi ha un ruolo lo eserciti assumendosi tutte le responsabilità e si dia da fare per dare risposte ai cittadini che vivono ore drammatiche.»

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Venerdì 15 novembre 2019, alle ore 19,30, presso “Via Cervi – Spazio non conforme” (via Annunzio Cervi 7, Cagliari), sarà presentato il libro di Chiara Giannini “Io sono Matteo Salvini”. L’autrice del libro, la giornalista Chiara Giannini, dialogherà con lo scrittore cagliaritano Angelo Abis. «Si parlerà anche della censura mediatica in atto in Italia (salone del libro, Facebook, etc.)», sostengono gli organizzatori.