8 November, 2026
HomePosts Tagged "Paolo Rossi"

Viaggio tra le umane passioni, fino ai confini della follia, tra riletture di classici e pièces di autori contemporanei accanto a intriganti coreografie d’autore, con un’incursione nel nouveau cirque, per la Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni al Teatro Centrale di Carbonia, con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Carbonia e con il contributo della Fondazione di Sardegna. Tredici titoli in cartellone da ottobre a maggio, tra un originale melologo “manzoniano” e un divertente “Sconcerto d’Amore” all’insegna del nouveau cirque, graffianti commedie e una “operaccia satirica” firmata da Paolo Rossi, un’inedita versione di una tragedia shakespeariana e moderni drammi, oltre a una creazione coreutica ispirata al Carnevale e a una reinvenzione della figura di Pinocchio.

«Si apre il sipario sulla Stagione del CeDAC a Carbonia, con una programmazione sempre ricca e interessante, capace di attrarre differenti fasce di pubblico, per affrontare attraverso il linguaggio simbolico dell’arte argomenti di forte attualità con protagonisti come Paolo Rossi, con la sua pungente vena satirica e Ettore Bassi che porta in scena “I Promessi Sposi”, Antonio Cornacchione insieme con Pino Quartullo e Alessandra Faiella per una riflessione su società e politica, Antonella Attili in una “favola” fantascientifica, Massimo Dapporto e Fabio Troiano alle prese con un sorprendente “Pirandello Pulp” – sottolinea il sindaco Pietro Morittu -. Un teatro delle emozioni tra prosa, musica, danza e circo contemporaneo: in scena opere di William Shakespeare, Eduardo De Filippo, Luigi Pirandello, Yasmina Reza e Edoardo Erba, lo humour britannico di Alistair Foot e Anthony Marriott e la cifra surreale di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave), la comicità dei Sacchi di Sabbia e il fascino di un melologo manzoniano, oltre all’acrobatico “Sconcerto d’Amore” della Compagnia Nando e Maila, e alle coreografie di Fredy Franzutti e di Sofia Nappi. Carbonia punta sulla cultura e sull’eccellenza e il Teatro Centrale si conferma punto di riferimento per il Sulcis Iglesiente.»

«Si rinnova l’appuntamento con la Stagione organizzata dal CeDAC, che da 38 anni porta in città i grandi nomi della scena nazionale e le produzioni più significative e originali, con una particolare attenzione per la drammaturgia contemporanea, accanto ai grandi classici – ricorda l’assessora della Cultura e Spettacolo Giorgia Meli –. Un cartellone sempre stimolante con proposte che spaziano da un melologo manzoniano a una “operaccia satirica”, da una commedia di Yasmina Reza sulle relazioni umane a una indagine sul tema della follia. Il Teatro Centrale di Carbonia ridiventa il fulcro della vita culturale, con proposte di altissimo livello che toccano questioni fondamentali – l’amore e l’amicizia, la pace e la guerra, la giustizia e la ricerca della verità».

Sotto i riflettori artisti del calibro di Paolo Rossi con Caterina Gabanella e i due “musicanti” Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari in “Onora i padri e paga la psicologa” e Massimo Dapporto e Fabio Troiano in “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, con regia di Gioele Dix; Antonio Cornacchione, autore e interprete, con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, di “Basta Poco”; Ugo Dighero e Mariangeles Torres con Alberto Giusta e Laura Mazzi in “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza e Antonella Attili con Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan in “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave). Tra i protagonisti, Ettore Bassi, che apre la stagione con “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, straordinari acrobati, clowns e musicisti, con il loro “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo”; il coreografo di fama internazionale Fredy Franzutti ne “Le Maschere” esplora un repertorio ispirato alla tradizione delle maschere italiane e alle Feste di Carnevale, con omaggi a maestri come come Marius Petipa e Michel Fokine accanto a creazioni originali mentre Sofia Nappi firma “Pupo” (produzione Komoco e Sosta Palmizi), una coreografia ispirata al Pinocchio di Carlo Collodi, per una riflessione sull’infanzia e sulla crescita, e su «l’esuberante e incontenibile desiderio di danzare».

I Sacchi di Sabbia, tra le compagnie più interessanti della nuova scena italiana, portano in scena la loro versione della tragedia di “Troilo e Cressida” di William Shakespeare, in cui si mescolano gli antichi miti narrati nell’Iliade e le metafore calcistiche; in cartellone anche due classici del Novecento come “Ditegli sempre di sì”, una divertentissima commedia di Eduardo De Filippo, con Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli e un nutrito cast per la regia di Domenico Pinelli, che indaga il tema della follia e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella e Ivano Falco e con Gino Auriuso (sua la regia), Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, una storia di passione, tradimento e gelosia, dove la pazzia diventa l’unica via di fuga per scongiurare un delitto d’onore. Infine “Niente sesso, siamo inglesi”, una esilarante commedia degli equivoci scritta da Anthony Marriott e Alistair Foot, nella mise en scène de La Clessidra Teatro con la regia di Anna Pina Buttiglieri: una giovane coppia coinvolta per errore in un traffico di materiale “scottante” cerca in tutti i modi di salvaguardare la propria reputazione e evitare uno scandalo.

Una ricca programmazione in cui s’intrecciano letteratura e teatro, musica e danza, oltre alle acrobazie circensi, con un duplice omaggio a uno dei “padri” della lingua italiana, lo scrittore Alessandro Manzoni e al grande commediografo partenopeo Eduardo De Filippo – senza dimenticare il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, l’inventore di Pinocchio –, e con una particolare attenzione alla nuova drammaturgia, per affrontare temi universali e questioni d’attualità. La Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 al Teatro Centrale di Carbonia spazia tra i capolavori di William Shakespeare, Luigi Pirandello e Eduardo De Filippo, ai testi contemporanei; da una trasposizione de “I Promessi Sposi” in forma di melologo alla nuova “operaccia satirica” di Paolo Rossi, intitolata “Onora i padri e paga la psicologa”, fino a “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, passando per “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, “Basta Poco” di e con Antonio Cornacchione e “Bandiera” di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave).

Tra la storia di un amore contrastato in “Questo matrimonio non s’ha da fare” e le intermittenze del cuore di uno “Sconcerto d’Amore”, spazio a una moderna farsa sulla crisi degli alloggi come “Basta Poco” e a un tragicomico sequestro di persona tra fantascienza e politica con “Bandiera”, accanto a un ironico affresco della società e ai racconti surreali di un comico in terapia con “Onora i padri e paga la psicologa” mentre un incontro tra amici degenera (quasi) in litigio, tra recriminazioni e antichi rancori, in “Tre variazioni della vita”. Una riflessione sui paradossi e sulla “libertà” della follia, con “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello mentre tutta l’assurdità e la ferocia della guerra emergono nella rilettura di “Troilo e Cressida”, accanto a un inedito “giuoco delle parti” sul filo della suspense in “Pirandello Pulp” e a un vivido affresco della società, tra perbenismo e ipocrisia, in “Niente sesso, siamo inglesi”.

Il Teatro Centrale di Carbonia ospita inoltre dal 16 al 21 novembre una residenza artistica incentrata su “Pinocchio” a cura del regista Alessandro Serra (già autore del pluripremiato “Macbettu” e di “Tragùdia”), artista dalla cifra immaginifica e evocativa che si confronta con la figura del “burattino” nato dalla penna di Carlo Collodi.

Il sipario si apre – mercoledì 21 ottobre alle 20.30 – su “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo per voce recitante e pianoforte su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, con Ettore Bassi accompagnato dal pianista e compositore Marco Beretta, per la regia di Alberto Oliva (produzione Nel Pozzo Del Giardino Aps – distribuzione Reggio Iniziative Culturali). Un omaggio al celebre scrittore, poeta e drammaturgo milanese, personalità di spicco della letteratura italiana nella ricca temperie culturale dell’Ottocento, tra Neoclassicismo e Romanticismo, spirito innovatore e tra gli artefici del romanzo moderno, con la capacità di attingere alle fonti storiche per disegnare lo sfondo su cui inserire le trame più o meno complicate delle vite di personaggi reali e immaginari, con la trasposizione del suo capolavoro. “Questo matrimonio non s’ha da fare” è una raffinata e coinvolgente versione teatrale del romanzo, dove i passaggi più significativi sono messi in risalto dalle musiche originali di Marco Beretta, che evocano atmosfere e stati d’animo dei protagonisti di una vicenda intricata e ricca di colpi di scena, ambientata in un’epoca travagliata da guerre e ingiustizie. Viaggio nell’universo manzoniano, tra le peripezie di due giovani fidanzati, Renzo e Lucia, che si innestano e si intrecciano al corso della Storia, e in particolare con le cronache della peste di Milano del 1630: nel romanzo, in cui cui l’autore mette in risalto il ruolo della Provvidenza a fronte dell’arbitrio degli uomini, emergono figure emblematiche come Fra Cristoforo e l’Innominato, accanto a Gertrude, la Monaca di Monza e alla saggia Agnese, madre di Lucia; il perfido don Rodrigo con i suoi bravi e il timoroso don Abbondio, con la fida Perpetua; e ancora l’avvocato Azzecca-garbugli, donna Prassede e don Ferrante; l’indimenticabile madre di Cecilia e il cardinale Federigo Borromeo, in un suggestivo affresco di varia umanità.

Il fascino del nouveau cirque – domenica 8 novembre alle 20.30 – con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, con la collaborazione artistica di Marta Dalla Via e Carlo Boso, disegno luci e audio a cura di Federico Cibin, scenografie di Ferdinando D’Andria e Studio Sossai e messa in scena di Luca Domenicali (produzione Compagnia Nando e Maila ETS). Una pièce originale e divertente sui capricci del cuore e sulle (dis)avventure sentimentali di due personaggi, in bilico tra amore e disamore, tra fughe e inseguimenti, numeri acrobatici, giocoleria e canzoni, nel tentativo di ritrovare la perduta armonia. “Sconcerto d’Amore” mette in scena una “crisi” che rompe l’idillio, nel tentativo di sconfiggere la noia della routine, tra giochi di seduzione, sguardi “assassini”, frecce di Cupido e mele fatali. Una inedita «commedia all’italiana, dove si passa dal rock alla musica pop suonata a testa in giù dai tessuti aerei, fino a toccare arie d’opera e musica classica», e la coppia sembra potersi trasformarsi in un triangolo, con il coinvolgimento di un ignaro spettatore, in un comico crescendo, tra colpi di scena e gags, per arrivare all’atteso lieto fine. La Compagnia Nando e Maila, fondata nel 1997, propone spettacoli adatti a un pubblico di tutte le età, in cui si fondono teatro e danza, musica e arti circensi: Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani (in coppia nella vita come sul palcoscenico), tra i pionieri del nouveau cirque in Italia, con le loro produzioni come “Kalinka” (2004), “Sconcerto d’Amore” (2010), “Cabaret Circense” (2018) e “Sonata per Tubi” (2019) sono spesso ospiti di rassegne teatrali e festivals nazionali e internazionali. Al Premio Internazionale Città di Gerace 2026, hanno ricevuto il Premio alla Carriera «per l’originalità della ricerca artistica, la qualità delle produzioni e il prezioso contributo offerto, nel corso degli anni, allo sviluppo dello spettacolo di strada e del circo contemporaneo».

Una moderna “farsa” politicamente scorretta sulla crisi degli alloggi – martedì 15 dicembre alle 20.30 – con “Basta Poco” di Antonio Cornacchione, protagonista sulla scena con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, con la partecipazione in video di Pierluigi Bersani e Giovanni Storti, per la regia di Marco Rampoldi (co-produzione CMC/Nidodiragno e Rara produzione). Una pièce di teatro civile, che affronta un tema di scottante attualità come la difficoltà di trovare un’abitazione in città, tra l’alto costo degli affitti e le oscillazioni del mercato immobiliare, a fronte dell’inadeguatezza dell’edilizia pubblica, con la cronica scarsità di case popolari rispetto al numero crescente degli aventi diritto, tra le nuove classi di poor workers e disoccupati, oltre alle famiglie di immigrati. In graduatoria, con il miraggio di un appartamento dignitoso, folle di diseredati, ma anche semplicemente padri e madri separati, accanto ad anziani sfrattati, perché una pensione non basta più per pagare l’affitto o i proprietari preferiscono vendere o magari trasformare la casa in un B&B, seguendo l’onda della “gentrification”. In “Basta Poco”, il protagonista, Palmiro, un tipografo sull’orlo del fallimento, riceve l’ordine di sfratto mentre l’appartamento viene assegnato ad una famiglia di Rom: l’uomo si trova così «al centro di una disputa politica tra centri sociali, che lo vorrebbero cacciare, e neofascisti, che lo difendono strumentalmente in cambio di una adesione ideologica, mettendo a dura prova le sue certezze». In una commedia ironica e spietata, dove si evidenzia la lotta tra poveri, che invece di unirsi per rivendicare i propri diritti, vedono gli altri più sfortunati di loro come un nemici pericolosi, si insinua un elemento surreale: «come mai fra tutte le persone che si contendono la ‘pedina’ c’è una strana somiglianza?».

Un intrigante gioco meteateatrale – martedì 12 gennaio alle 20.30 – con “Onora i padri e paga la psicologa / una nuova operaccia satirica” di e con Paolo Rossi e con Caterina Gabanella e i musicanti Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari (produzione Agidi Srl) in cui, in un intrecciarsi di vita e arte, un comico in terapia rivela frammenti di un vissuto, reale e immaginario, confessa fragilità e debolezze e rende omaggio ai maestri. “Onora i padri e paga la psicologa” è uno spettacolo originale e coinvolgente, “senza rete”, in cui il pubblico diventa testimone e complice di un percorso surreale nei labirinti della mente. «Chi è capace di narrare storie ha il potere di governare il mondo, che sia una nazione, un condominio, una famiglia o una coppia» – afferma Paolo Rossi – che interpreta se stesso, o una proiezione di sé, “improvvisando” o reinventando il passato, per orientarsi nel presente in un mondo dove, perduti i punti di riferimento, tutto sembra governato dal caos. «Le operacce satiriche sono creazioni stravaganti che nascono da diverse ispirazioni» – spiega l’artista friulano, milanese d’adozione – come «la lettura dei grandi classici letterari che vengono trasformati in buffe composizioni, episodi “rubati” dalla vita vissuta e dal mio personale repertorio poi rielaborati e trasformati in poesie comiche che, grazie all’accompagnamento musicale, si tramutano in una canzonaccia popolare». E conclude: «Se si smarrisce la strada, l’unica direzione è perdersi nelle nostre storie… Cantando, ridendo, ballando e ridendo ancora, e sarà proprio così che ci ritroveremo. Ad ogni modo si ride. Tanto».

Una raffinata antologia di celebri balletti e creazioni originali – sabato 30 gennaio alle 20.30 – con “Le Maschere”, una coreografia di Fredy Franzutti ispirata al tema del Carnevale e alla grande tradizione delle maschere italiane, su musiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Cesare Pugni, Riccardo Drigo, Johannes Brahms e Gioachino Rossini (produzione Compagnia Balletto del Sud). Il fascino e il mistero delle maschere, che hanno origini antiche e ben radicate nella cultura europea (e non solo), e poi si codificano nei personaggi e nei caratteri della Commedia dell’Arte, oltre a nutrire un vasto immaginario e il gusto popolare, come dimostrano le riproduzioni in ceramica e le declinazioni Liberty e Art Déco, si riflettono anche nelle opere coreutiche di artisti come Marius Petipa e Michel Fokine. Ne “Le Maschere”, Fredy Franzutti ripropone alcuni classici, come “Harlequinade” (Les millions d’Arlequin) di Marius Petipa, con musiche dell’italiano Riccardo Drigo, presentato nel 1900 a San Pietroburgo con grande successo, e pure “Il Carnevale di Venezia”, sempre di Petipa, del 1859, un pas de deux su musica di Cesare Pugni creato per la ballerina Amalia Ferraris e successivamente inserito nel balletto “Satanella” (Le diable amoureux). E ancora, “Carnaval” di Michel Fokine, un breve atto unico, creato in Russia nel 1910 sull’omonima Suite per pianoforte Op. 9 di Robert Schumann, già famoso a pochi mesi dal debutto anche grazie alla versione eseguita a Berlino dai Ballets Russes di Diaghilev, con Lydia Lopokova e il “divino” Nijinskij. In programma anche “The Fairy Doll” (Die puppenfee), una coreografia di Nikolaj e Sergej Legat per il Teatro Ermitage di San Pietroburgo datata 1903, su musiche di Josef Bayer, tratta dal racconto di Hoffmann che ha ispirato la “Coppélia” di Saint-Léon–Delibes; e “La morisca”, una Cachucha, creata nel 1836 per Fanny Elssler. Infine una serie di creazioni dello stesso Fredy Franzutti, tutte ispirate al tema della maschera o alle Feste di Carnevale.

Una riflessione sulla complessità delle relazioni umane – domenica 14 febbraio alle 20.30 – con “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza (traduzione di Rita Cirio), che sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento (25 anni dopo la prima italiana con Mariangela Melato, regia di Piero Maccarinelli) con Ugo Dighero e Mariangeles Torres e con Alberto Giusta e Laura Mazzi, per la regia di Luigi Saravo (produzione CTB / Centro Teatrale Bresciano e ArtistiAssociati / Centro di Produzione Teatrale, CMC Nidodiragno, Fondazione Atlantide / Teatro Stabile di Verona). Una tranquilla serata tra amici si trasforma in un amaro e doloroso momento della verità, dove i personaggi si mettono a nudo, rivelando ambizioni e frustrazioni, incomprensioni e antichi rancori: i padroni di casa, l’astrofisico Henri e la moglie Sonia, avvocata, e gli ospiti, il professor Hubert Finidori con la consorte Inès, si ritrovano così a discutere apertamente, in uno scambio di reciproche accuse. L’invito per un aperitivo, durante il quale Henri avrebbe voluto chiedere il sostegno dell’illustre scienziato in merito a un suo articolo sulla materia oscura, per scoprire invece che un altro ricercatore sta per pubblicare un lavoro sull’argomento, perde così ogni parvenza di cortesia mondana, e l’incontro degenera in una lite. Yasmina Reza, una delle più conosciute e apprezzate drammaturghe contemporanee, crea un gioco di rifrazioni per cui la vicenda viene raccontata tre volte, in tre versioni diverse dove la sequenza degli eventi cambia secondo la prospettiva dei vari personaggi, e così le reazioni e i rapporti tra loro, fino a far emergere, oltre la pluralità di voci «il senso drammaticamente comico della nostra solitudine».

Una tragedia elisabettiana, rielaborata in chiave contemporanea – giovedì 25 febbraio alle 20.30 – con “Troilo e Cressida”, uno spettacolo de I Sacchi di Sabbia (da William Shakespeare) con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri e Enzo Illiano (produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con I Sacchi di Sabbia). La storia d’amore fra due due giovani sboccia e sfiorisce, intrecciandosi ai crudi e sanguinosi episodi di una guerra: in un momento di tregua durante l’assedio di Troia, il principe Troilo, figlio del re Priamo s’invaghisce di Cressida, figlia dell’indovino Calcante; i due si scambiano effusioni e tenere promesse ma poi la fanciulla viene consegnata ai Greci. E quando Troilo ritrova l’amata, sorprendendola in atteggiamenti d’intimità con Diomede, sperimenta la delusione e l’amarezza del tradimento, così rinuncia al suo sogno d’amore e si persuade della leggerezza e volubilità di tutte le donne. La vicenda sentimentale s’innesta nella più complessa trama della guerra, che dopo sette anni sembra ormai trascinarsi, senza speranza di una rapida vittoria per l’uno o l’altro schieramento, tanto che Ettore, “annoiato”, lancia una sfida “cavalleresca”, promettendo che «a chiunque tra i Greci avrà il coraggio di affrontarlo in un combattimento “sportivo”, dimostrerà che la sua donna è di gran lunga più fedele di tutte le donne di Grecia». Tra le file dei greci intanto, Ulisse e Nestore si ingegnano di trovare uno stratagemma per indurre l’invincibile Achille a scendere nuovamente in battaglia, per cambiare le sorti del conflitto: qui il dramma shakespeariano, che attinge al medioevale “Roman de Troie”, passando per il “Filostrato” di Giovanni Boccaccio e il poema “Troilus and Criseyde” di Geoffrey Chaucer, riprende il racconto dell’“Iliade”, fino alla morte di Ettore. Nella versione de I Sacchi di Sabbia è centrale l’idea della “tregua” che qui assume i toni di un evento sportivo, in una pièce che sulle tracce di Shakespeare rappresenta più che una cronaca di guerra, «una tragicomica parodia della pace».

Omaggio al grande Eduardo De Filippo – domenica 7 marzo alle 20.30 – con “Ditegli sempre di sì”, una commedia scritta per Eduardo Scarpetta nel 1927, come atto unico in napoletano con il titolo “Chill’è pazzo!” e poi riproposta in una nuova versione, più “italianizzata”, nel 1932, con i tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo e con Tina Pica e Dolores Palumbo, in cui si affronta in chiave tragicomica il tema della follia. Sotto i riflettori Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli, accanto a Gianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone, Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro, Lucienne Perreca, Simona Pipolo e Federica Pirone, con scene di Luigi Ferrigno e Sara Palmieri, costumi di Viviana Crosato e Antonietta Rendina e musiche di Mario Autore, per la regia di Domenico Pinelli (produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo). “Ditegli sempre di sì” racconta la vicenda di un commerciante, Michele Murri, finito in manicomio in seguito a una grave crisi di nervi, che dimesso dall’ospedale psichiatrico torna a casa, dalla sorella Teresa, a cui il medico raccomanda di assecondare sempre il paziente, per non turbare il suo fragile equilibrio mentale. Ma la guarigione è solo apparente e il protagonista, i cui recenti trascorsi sono tenuti nascosti dalla sorella, non riesce a riadattarsi al mondo e alle convenzioni della società: nascono così una serie di errori e fraintendimenti, con esiti più o meno imbarazzanti, finché durante una festa la pazzia si manifesta in modo inequivocabile e in uno sdoppiamento di personalità è lo stesso commerciante a sollecitare il proprio ritorno nello spazio protetto e sicuro del manicomio. Intorno al protagonista, ruotano i vari personaggi, a partire dalla sorella, che cerca invano di nascondere la malattia e di porre rimedio ai danni; e poi un attore scapestrato, un padrone di casa troppo intraprendente, un truffatore con la sua fidanzata e due fratelli divisi da un’antica lite, in un colorato affresco di varia umanità.

Un inatteso e surreale “sequestro di persona” dagli esiti imprevedibili – giovedì 25 marzo alle 20.30 – con “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci, con Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan, con scenografie di Rosita Vallefuoco, costumi di Elena Minesso, sound design di Michele Boreggi e Lorenzo Danesin, disegno luci di Stefan Schweitzer, per la regia di Luca Ricci (produzione CapoTrave – Infinito srl). “Bandiera” parte dall’irruzione in casa di un primo ministro da parte di un giovane armato di motosega, che prende in ostaggio la moglie del politico e la governante con l’obiettivo di comunicare un messaggio da cui potrebbero dipendere le sorti del pianeta: la normale routine della vita domestica viene infranta da un’azione violenta, e si crea una situazione paradossale e gravida di suspense, in cui non mancano «elementi magici e messianici». Una storia tragicomica, ai confini della realtà: «una non meglio identificata civiltà extra-terrestre cerca da tempo di correggere i destini dell’umanità, inviando un proprio emissario che reca un messaggio per due terrestri di diversa collocazione sociale – rivelano gli autori – e se questi riusciranno a stabilire fra loro una concordanza di visioni e speranze, il mondo inizierà una nuova fase edenica». Tra ipotesi fantascientifiche, si affrontano temi importanti e attuali, «si parla di macro-economia, di come il vantaggio dei più ricchi poggi sullo sfruttamento dei poveri, sull’indebitamento di questi ultimi che crea sottomissione, e di come lo Stato sia complice di questa speculazione» e si discute della crisi del capitalismo, con l’inasprirsi delle diseguaglianze e di possibili soluzioni, per esempio «un giubileo che annulli tutti i debiti, come quelli che si facevano migliaia di anni fa, in Mesopotamia e in Egitto, dopo che un nuovo re o faraone era salito al trono», in un’allegoria del presente, che non rinuncia alla speranza di un futuro migliore.

Una riflessione sul tema dell’infanzia e sulla crescita – sabato 3 aprile alle 20.30 – con “Pupo”, una creazione di Sofia Nappi, con i danzatori Evans Berthelot, Bonni Bogya, India Guanzini, Sem Houmes, Paolo Piancastelli, Senne Reus e Alessia Sinato, con musiche di Chopin, Dead Combo, Engler; disegno luci di Alessandro Caso; costumi di Judith Adam; sound design di Ed Mars & Sofia Nappi; direttore prove Luca Tomasoni e assistente alla coreografia Adriano Popolo Rubbio (produzione Komoco / Sosta Palmizi). “Pupo” si ispira alla figura di Pinocchio, protagonista del capolavoro di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, «sulla metamorfosi della marionetta che sogna di diventare bambino». Un personaggio fantastico, un “ragazzo di legno” ribelle e irrequieto, un eterno fanciullo, la cui massima aspirazione, e premio finale per la sua “bontà”, sarebbe trasformarsi in un ragazzo in carne e ossa, un bambino come tutti gli altri. Sulla falsariga dell’opera collodiana, intesa come “romanzo di formazione”, “Pupo” «indaga il tema della crescita e della consapevolezza, di come un bambino innocente e curioso inizia a interagire con il mondo, mettendosi continuamente in gioco nella relazione con gli altri e con i propri limiti». Nel suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, verso l’età adulta, il protagonista si confronta con le proprie inclinazioni e con le prime tentazioni, ma anche con le influenze esterne e le cattive compagnie, «imparando ad accettare e perdonare i propri errori e debolezze attraverso la gentilezza e il potere del perdono». Incentrato su Pinocchio, impegnato in «un perenne tentativo di diventare la versione migliore di sé», “Pupo” di Sofia Nappi è «un invito a non dimenticare il bambino che c’è in noi, la marionetta di legno impulsiva e giocosa che siamo stati un tempo, l’esuberante e incontenibile desiderio di danzare».

Un’indagine sul confine tra realtà e follia con un classico del teatro del Novecento – venerdì 9 aprile alle 20.30 – con “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella, Ivano Falco, Gino Auriuso, Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, con scene e costumi di Francesca Serpe, per la regia di Gino Auriuso (produzione Artenova ETS). In bilico fra tragedia e farsa, “‘A birritta cu ‘i ciancianeddi” è un moderno “dramma della gelosia” – scritto originariamente in siciliano, poi tradotto in italiano – in cui a reclamare vendetta e una punizione esemplare per gli adulteri è la moglie tradita, l’impulsiva Beatrice Fiorica, decisa a far scoppiare uno scandalo rivelando al mondo la liaison tra il marito, l’illustre Cavalier Fiorica e la procace Nina, moglie dello scrivano Ciampa. Nella sua giusta indignazione, la signora tralascia un dettaglio non di secondaria importanza, come la tradizione del “delitto d’onore” che imporrebbe al Ciampa, marito “cornuto”, di uccidere la moglie e l’amante, una volta che i due fedifraghi, in seguito alla denuncia della signora, siano stati sorpresi in flagranza di reato e dunque arrestati cosicché la colpa dell’adulterio sia ormai evidente agli occhi di tutti. La scelta di Beatrice Fiorica, che ha rifiutato i saggi consigli del fratello Fifì e della vecchia Fana e le proposte di Ciampa, che avrebbe voluto affidarle la consorte, determina una situazione insostenibile con l’obbligo “morale” e sociale, per lo scrivano, di lavare l’onta nel sangue: un’eventualità davanti a cui anche la signora arretra. E’ infine Ciampa a risolvere l’impasse, con una trovata paradossale: la simulata pazzia di Beatrice Fiorica, che avrebbe immaginato ogni cosa, mentre l’adulterio non sarebbe mai avvenuto, e solo nella sua folle gelosia la signora avrebbe scambiato un innocente “incontro” per un tradimento. Una finzione necessaria affinché, senza tragedie o delitti, salvaguardando il gioco delle maschere, dopo un soggiorno della donna in una casa di cura, tutto possa ritornare alla normalità.

Una divertente e maliziosa commedia sul perbenismo della borghesia – giovedì 22 aprile alle 20.30 – con “Niente sesso, siamo inglesi” (No Sex, Please, We are British) di Anthony Marriott e Alistair Foot, nella traduzione di Maria Teresa Petruzzi, con Carla Calabrò, Martina Garau, Davide Maringiò, Mauro Muntoni, Alessandro Piga, Francesca Puddu, Omar Soddu e Ivano Steri, fonico Mauro Concu, disegno luci Music Factory, costumi e scene La Clessidra Teatro, per la regia di Anna Pina Buttiglieri (produzione La Clessidra Teatro). Un successo del West End, in scena dal 1971 al 1987 per 6761 rappresentazioni consecutive, sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento che mette l’accento sulla situazione paradossale, frutto di un errore o di un equivoco, in cui viene a trovarsi un giovane e stimato direttore di banca, destinatario suo malgrado di un pacco pieno di fotografie pornografiche. «Inizia così un’esilarante serie di fraintendimenti ed errori che coinvolge non solo la famiglia del protagonista, ma l’intera piccola comunità urbana – spiega la regista Anna Pina Buttiglieri – e ogni tentativo dei protagonisti di salvare le apparenze e proteggere la propria reputazione non fa che alimentare nuovi e disastrosi equivoci». Il materiale scottante rischia di provocare uno scandalo, così il protagonista e la moglie, insieme a un amico fidato, ingenuo e impacciato, si ingegnano in ogni modo di occultare il “corpo” del reato. “Niente sesso, siamo inglesi” – come sottolinea Anna Pina Buttiglieri – è «un meccanismo a orologeria di straordinaria precisione, alimentato da serrati scambi di battute, campanelli che squillano senza tregua, porte che si aprono e si chiudono, personaggi che entrano, escono, si incontrano e si nascondono», in un crescendo di irresistibile comicità.

Infine, un intrigante gioco metateatrale – lunedì 10 maggio alle 20.30 – con “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, una commedia surreale e ricca di colpi di scena, nell’interpretazione di Massimo Dapporto e Fabio Troiano, con scenografia di Angelo Lodi e disegno luci di Cesare Agoni, per la regia di Gioele Dix (produzione Teatro Franco Parenti). Una pièce originale che trae spunto da un’opera emblematica del grande drammaturgo siciliano, “Il Giuoco delle Parti”, per indagare i meccanismi di una rappresentazione, l’interpretazione registica e il rapporto con il testo, la ricerca di una chiave di lettura originale e il tentativo di contestualizzare una trama, adattandola all’epoca contemporanea. Durante le prove per la messa in scena di uno spettacolo, Maurizio, il regista invece del solito tecnico luci si ritrova davanti tale Carmine, totalmente impreparato e soprattutto impossibilitato a salire sulle scale perché soffre di vertigini. Nel tentativo di risolvere l’impasse, il regista analizza nuovamente il testo e illustra i passaggi significativi, a beneficio del nuovo venuto, ma il (sedicente) tecnico, pur di dilatare i tempi e far slittare ulteriormente il proprio intervento, mette in discussione ogni dettaglio e ogni aspetto delle scelte registiche. Le idee di Carmine derivano da «una sessualità vissuta pericolosamente», ma risultano innovative, rispetto alla tradizione, così Maurizio «passa dall’irritazione all’entusiasmo, concependo infine l’idea di una regia pulp: un “Giuoco delle Parti” ambientato in uno squallido parcheggio di periferia, dove si consumano scambi di coppie». I ruoli si invertono, e ora è Maurizio che «sale e scende dalla scala per puntare le luci», mentre Carmine «è diventato la mente pensante»; ma in questo paradossale ribaltamento, o scambio delle parti, emergono inquietanti verità che mettono in crisi i personaggi e stravolgono i fragili equilibri di un rapporto professionale, facendo precipitare gli eventi fino al sorprendente finale.

La Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 è organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna al Teatro Centrale di Carbonia, con il patrocinio e il sostegno del MiC/ Ministero della Cultura, dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna, e dell’Assessora alla Cultura, Sport, Spettacolo del Comune di Carbonia, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

I Sacchi di Sabbia/Compagnia Lombardi/Tiezzi, TROILO E CRESSIDA, L’Iliade raccontata da Shakespeare, con Giovanni Guerrieri, Giulia Gallo, Gabriele Carli, Enzo Illiano, teatro, durata 60’, prima nazionale al Festival Inequilibrio 2025 di Fondazione Armunia, Castiglioncello (LI), 4 luglio 2025, Foto Dorin Mihai per Fondazione Armunia

Stamane, nella Caserma “Trieste”, sede della Scuola allievi carabinieri di Iglesias, alla presenza del comandante delle Scuole dell’Arma dei carabinieri, generale di Corpo d’Armata Adolfo Fischione, ha avuto luogo la cerimonia di intitolazione dell’Aula magna dell’Istituto in memoria del carabiniere scelto Vittorio Iacovacci, barbaramente ucciso in Goma (Repubblica Democratica del Congo) mentre tentava di difendere l’ambasciatore Luca Attanasio, anch’egli caduto insieme all’autista congolese, durante un agguato teso da uno dei gruppi criminali che gravitano nella regione del nord-est del paese africano.
Nel pieno rispetto delle norme sanitarie che impongono, in questo periodo, prudenti misure anti Covid, il solenne evento si è svolto rispettando i necessari distanziamenti, assolutamente in forma statica, alla presenza delle autorità regionali e provinciali dell’Isola e con gli Allievi in collegamento video dalle loro aule.
Sono intervenuti, oltre al comandante delle Scuole dell’Arma dei carabinieri, generale di Corpo d’Armata Adolfo Fischione, l’assessore dei LL. PP. della Regione Sardegna, on. Aldo Salaris in rappresentanza del Presidente, il prefetto di Cagliari S.E. Gianfranco Tomao, gli onorevoli Andrea Frailis e Massimo Deidda, il sindaco di Iglesias Mauro Usai, il questore di Cagliari dott. Paolo Rossi, il comandante della Legione Carabinieri Sardegna Generale di Brigata Francesco Gargaro, il Comandante provinciale dei carabinieri di Cagliari colonnello Cesario Totaro, oltre a varie autorità civili e militari nonché una rappresentanza del Quadro permanente, del Co.I.R. Scuole e del Co.Ba.R. della stessa Scuola allievi.
Particolarmente significativa è stata la presenza dei numerosi familiari del carabiniere Vittorio Iacovacci, ovvero la sorella Alessia ed il fratello Dario con i rispettivi congiunti e figlioletti, e la fidanzata Domenica Benedetto. Avrebbero voluto partecipare anche i genitori Angela e Marcello Iacovacci, rispettivamente madre e padre del militare, impossibilitati loro malgrado a presenziare.

Il comandante della Scuola allievi di Iglesias, colonnello Andrea Desideri, oltre a descrivere le brillanti qualità, che già si palesavano, del carabiniere Vittorio Iacovacci “Allievo”, per come i suoi istruttori lo ricordano con affetto e ammirazione, quando, pochi anni fa, aveva frequentato il corso ad Iglesias, ha sottolineato che: «L’intitolazione dell’Aula Magna, quale luogo di massimo ritrovo sia del personale del Quadro permanente sia degli allievi, vuole conseguire l’obbiettivo di non voler disperdere e vanificare, nel culto della memoria, le elevate virtù militari incarnate dal giovane Vittorio, che con abnegazione e coraggio ha servito il nostro Paese sino all’estremo sacrificio della propria vita».
Il comandante delle Scuole dell’Arma dei carabinieri, generale di Corpo d’Armata Adolfo Fischione, nel suo breve intervento, ha voluto sottolineare l’eroismo del carabiniere Vittorio Iacovacci nel fare il proprio dovere e ha ricordato che il giovane è l’esempio più alto «dell’intimo convincimento a cui deve ispirarsi ogni carabiniere perseguendo la cosciente consapevolezza di impegnarsi ogni giorno nel proprio agire quotidiano».
Particolarmente toccanti sono stati i momenti in cui la sorella Alessia ha scoperto la targa e il breve ricordo della fidanzata del giovane carabiniere, Domenica, che ha anche sottolineato, rivolgendosi ai carabinieri che sono presenti e che, in futuro, svolgeranno i corsi in questa Scuola «tutti possono seguire la strada dell’impegno tracciata da Vittorio credendo fermamente in quello che si fa e giurando col cuore fedeltà alla Patria».
La commemorazione è stata fortemente voluta dal comandante della Scuola quale sentito tributo sotteso a ricordare il militare scomparso anche per infondere e rafforzare nelle future generazioni dei giovani allievi, che si avvicenderanno presso questo Istituto di formazione, il giusto sentimento di appartenenza all’Arma dei carabinieri, attraverso la trasmissione tangibile delle tradizioni etiche e storiche e attraverso la valorizzazione dei concetti di “missione” e “impegno” cui gli stessi saranno chiamati ad ispirarsi per non disperdere il fulgido esempio di coraggio e di totale abnegazione del giovane e valoroso carabiniere Vittorio Iacovacci.

E’ finita in parità, 1 a 1, la partita tra Carbonia e Nola, disputata sullo splendido terreno di gioco del Comunale di Giba, valida per la settima giornata di andata del girone G del campionato di serie D. Un pareggio importante, considerato che il Nola era passato in vantaggio al 25’ del primo tempo con una conclusione dalla distanza di Mohamed Gassama e che il pareggio del Carbonia è arrivato a 14’ dal 90’ con un colpo di testa del bomber Roberto Cappai, all’esordio con la maglia biancoblù. Ma anche un pareggio che lascia amaro in bocca, perché un minuto prima del goal campano, era stato il Carbonia a sfiorare il goal con lo stesso Roberto Cappai, ancora con un colpo di testa, con il pallone finito sulla traversa (legno “pareggiato” da quello centrato da Pasqualino Esposito un minuto prima del pareggio del Carbonia) e nel finale ha spinto con grande determinazione alla ricerca del gol del sorpasso. La squadra di Marco Mariotti recrimina anche per due calci di rigore che dalle immagini e dagli scatti fotografici delle azioni “incriminate”, sembrano evidenti, per falli commessi su Roberto Cappai e Moussa Soumare.


Il Carbonia è tornato in campo a distanza di 28 giorni dall’ultima partita disputata, contro il Gladiator, al Comunale di Villamassargia. Marco Mariotti ha recuperato Roberto Cappai e lo ha schierato al centro dell’attacco, affiancato dal giovane Daniele Cannas. In campo dall’inizio per la prima volta anche Joseph Tetteh.
Il Nola si è presentato con il nuovo allenatore Rosario Campana ed una squadra largamente rinnovata al mercato di riparazione, con l’inserimento di ben 8 nuovi calciatori. Marco Mariotti alla vigilia sapeva bene che il Carbonia avrebbe trovato sulla sua strada un avversario ben diverso da quello visto nelle prime sei giornate.

Il Carbonia ha iniziato con grande determinazione e al 9’ ha sfiorato il goal del vantaggio con Marco Piredda, la cui conclusione dalla media distanza ha trovato pronto alla deviazione il portiere Ciro Bellarosa (classe 2002). Il Nola ha replicato al 18’ con Mohamed Gassama, pronto alla risposta Werther Carboni.
A metà tempo, prima la traversa colpita da Roberto Cappai con un colpo di testa, servito da Marco Piredda con un preciso calcio di punizione; poi il goal di Mohamed Gassama, con una conclusione velenosa dalla media distanza che ha beffato Werther Carboni.
Al 40’ il primo calcio di rigore chiesto dal Carbonia e non concesso, per una vistosa trattenuta della maglia ai danni di Roberto Cappai. Squadre al riposo con il Nola in vantaggio 1 a 0.
In avvio di ripresa, al 50’, Marco Mariotti ha cambiato tre pedine nello scacchiere biancoblù: Ador Gjuci per Daniele Cannas in attacco, Lorenzo Isaia per Joseph Tetteh (ammonito pochi minuti prima) a centrocampo; Valerio Bigotti per Werther Carboni tra i pali, cambio effettuato per l’equilibrio dei fuoriquota.
Il Carbonia è andato vicino al pareggio al 65’, trovando pronto il portiere del Nola, e al 68’ Marco Mariotti ha fatto il quarto cambio, Moussa Soumare per Cristiano Palombi.
Anche il tecnico campano ha effettuato i primi cambi, prima Gianmario Palumbo per Antonio Negro, poi Dario Caliendo per Giuseppe La Monica.
La partita si è accesa nel finale. Al 75’ il Nola è andato vicinissimo al raddoppio con Pasqualino Esposito, il cui colpo di testa ha spedito il pallone sulla traversa; sul capovolgimento di fronte il Carbonia ha trovato il goal del meritato pareggio con un colpo di testa di Roberto Cappai, su calcio d’angolo battuto dal solito Marco Piredda.
La partita si è accesa con il Carbonia determinato alla ricerca del goal della vittoria. All’86’ Marco Mariotti ha effettuato il quinto ed ultimo cambio a sua disposizione, inserendo Yuri Salvaterra per Fabio Mastino, e un minuto dopo Moussa Soumare, da qualche minuto attivissimo sulla fascia sinistra, si è incuneato in area, un difensore si è opposto con veemenza sbarrandogli la strada con la gamba destra, Moussa Soumare è finito a terra reclamando il calcio di rigore ma l’arbitro lo ha ammonito per simulazione. Il Carbonia ci ha provato ancora in pieno recupero con Marco Piredda ma il risultato non è più cambiato.

Carbonia: Carboni (dal 50′ Bigotti), Russu, Mastino (dall’87’ Salvaterra), Fredrich, Cestaro, Bagaglini, Tetteh (dal 50′ Isaia), Piredda, Cannas (dal 50′ Gjuci), Palombi (dal 68′ Soumare), Cappai. All. Marco Mariotti.

Nola: Bellarosa, Di Maio, Russo, Ruggiero, Baratto, Esposito, La Monica (dal 73′ Caliendo), Acampora, Negro (dal 58′ Palumbo), Gassama, Sannia. All. Rosario Campana.

Arbitro: Gerardo Simone Caruso di Viterbo. Assistenti di linea: Carlo Farina di Brescia e Lorenzo Riganò di Chiari.

Reti: al 25′ Gassama (Nola), al 76′ Cappai (Carbonia).

Note: la partita è stata disputa a porte chiuse, prima del fischio di inizio, è stato osservato un minuto di raccoglimento in memoria di Paolo Rossi.

https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10224701223705913

[bing_translator]

Ancora comicità al femminile, domani (giovedì 8 agosto) a Sarroch, con il terzo appuntamento di Cabaret al Parco 2.0, il “comedy festival” organizzato dalla cooperativa Forma e Poesia nel Jazz con il contributo del Comune del paese sul golfo di Cagliari. Dopo le LucidoSottile, protagoniste sette sere fa con lo spettacolo “Dissacrantemente Lucide… Lucidissime”, è la volta di Debora Villa con il suo recital “Venti di risate”, in scena nella corte di Villa Siotto (e non più all’Anfiteatro del Parco Pubblico dove era previsto) con inizio alle 21.30.
Artista eclettica, tra televisione, radio, cinema e teatro, l’attrice milanese (di Pioltello, per l’esattezza) è riuscita e riesce sempre ad alternare ruoli comici o di conduttrice brillante, a ruoli drammatici in fiction tv. “Le Iene”, “Colorado”, “Glob”, “I Cesaroni”, “Alex & Co” e, naturalmente “Zelig”, alcuni dei programmi cui ha partecipato e che hanno contribuito alla sua notorietà. Paolo Rossi, Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Biagio Izzo, Aldo Giovanni e Giacomo, Ricky Tognazzi, Stefania Sandrelli, Elena Sofia Ricci, Claudio Amendola, Enrico Bertolino, sono invece alcuni dei grandi artisti con cui ha lavorato.
 

“

[bing_translator]

Ci sarà da ridere, questa estate, a Sarroch: in cinque serate, tra il 14 luglio ed il 23 agosto, ritorna a distanza di dodici anni Cabaret al Parco, la rassegna dedicata alla comicità che ha tenuto banco dal 2002 al 2007; un appuntamento divenuto subito di successo, e che nell’arco di sei edizioni ha portato nella cittadina costiera sul golfo di Cagliari nomi del calibro di Paolo Rossi, Antonio Albanese, Maurizio Crozza, Ficarra e Picone, Giobbe Covatta, Enrico Bertolino, Dario Vergassola, tra gli altri, non senza dare il giusto spazio ai talenti sardi, come i Lapola, Pino e gli anticorpi, BAZ.

Organizzata dalla cooperativa Forma e Poesia nel Jazz grazie al contributo del comune di Sarroch, è proprio con un artista isolano che Cabaret al Parco – ora con l’aggiunta del suffisso 2.0 nel titolo – riapre i battenti domenica prossima (14 luglio): all’Anfiteatro del Parco Pubblico, sede di tutte le serate (e tutte con inizio alle 21.30), riflettori puntati su Jacopo Cullin e il suo nuovo spettacolo, “È inutile a dire!”, che ha debuttato a fine aprile con tre sold out al Teatro Massimo della sua città, Cagliari. Affiancato da Gabriele Cossu e, per la parte musicale, da un decano dello spettacolo in Sardegna come Giampaolo Loddo, chitarrista, cantante, attore e autore dall’esperienza ultrasessantennale, Jacopo Cullin (di recente apprezzato anche sul grande schermo nei film “La stoffa dei sogni”, di Gianfranco Cabiddu, e come protagonista in “L’uomo che comprò la luna” di Paolo Zucca) si muove sapientemente tra ironia, comicità e riflessione su alcuni temi propri del nostro tempo: la società liquida, la fragilità delle relazioni e la costante crisi esistenziale che pervade l’essere umano.

[bing_translator]

https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10218105009004668/

https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10218107939117919/

https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10218111436325347/?fref=search&__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARAIbWFriH0OdfGc1vBgUaRM35Brt1N4WgjKYk1BYfuBl6F-fujzYxlj73XcDRZoBJ-MNFNGdB1gNpF8

Teatro Centrale sold out, ieri sera a Carbonia, per lo spettacolo di Paolo Rossi “Il Re anarchico e i fuorilegge di Versailles”, con Paolo Rossi, Renato Avallone, Marianna Folli, Marco Ripoldi, Chiara Tomei, Francesca Astrei, Caterina Gabanella, musiche eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila ed Alex Orciari, regia di Paolo Rossi, produzione TIEFFETEATRO Milano.

Paolo Rossi, oggi considerato il più imprevedibile ed incisivo degli attori comici italiani, in questo spettacolo è presente non solo nella veste di autore, ma anche di regista ed interprete, nella quarta ed ultima tappa di un lungo viaggio attorno al pianeta Moliere. Paolo Rossi dirige una straordinaria compagnia di attori e musicisti e, grazie ad un’improvvisazione rigorosa, rende lo spettacolo nuovo ogni sera. Il pubblico del Teatro Centrale se n’è reso conto, con le continue improvvisazioni, le battute esilaranti che hanno strappato tante risate e buonumore.

“Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles” è il racconto di un sogno, un varietà onirico fatto di numeri e diversi livelli di espressioni artistiche, dalla prosa alla musica. Ancora una volta si incrociano le visioni del tempo presente con la storia del conflitto tra il potere ed i fuorilegge, intesi come coloro che vivono ai margini della strada e non hanno voce, in bilico tra la scena e la vita, tra il teatro e il potere. Uno spettacolo di teatro, sogno, speranza, parola, musica e… risate.

Paolo Rossi si è proposto anche nella veste di cantante, concludendo le due ore di spettacolo, con la sua interpretazione assolutamente originale nei testi, di “Quelli che…” dell’indimenticabile Enzo Jannacci, nella quale ha inserito uno spazio calcistico, con un ricordo del grande George Best che, in occasione di un match tra la sua Irlanda e l’Olanda del mitico capitano Johan Cruyff, il grande campione, il pluridecorato, la leggenda, lo irrise con una delle sue grandi giocate e, guardandolo negli occhi, gli disse: «tu sarai anche il più forte ma…solo perché io non ho tempo»… Ed ha chiuso il suo sogno con una battuta, inevitabilmente a sfondo politico, riportata ai giorni nostri, con le “ultime parole famose”: «Signori, signori, ognuno ha il Governo che si merita»…

L’evento è stato organizzato dal Cedac, con il patrocinio del comune di Carbonia e si inserisce nell’ambito dei festeggiamenti per l’80° compleanno della città.

Giampaolo Cirronis

[bing_translator]

Tutto esaurito, sabato sera, al Teatro Centrale di Carbonia, per lo spettacolo di Paolo Rossi “Il Re Anarchico e i fuorilegge di Versailles”.

Il sipario si alzerà alle ore 20.45, allorché Paolo Rossi dirigerà sul palco una compagnia di artisti del calibro di Renato Avallone, Mariana Folli, Marco Ripoldi, Chiara Tomei, Francesca Astrei e Caterina Gabanella.

L’evento è stato organizzato dal Cedac, con il patrocinio del comune di Carbonia e si inserisce nell’ambito dei festeggiamenti per l’80° compleanno della città.

«La presenza a Carbonia di un attore di fama nazionale come Paolo Rossi ci inorgoglisce. Si tratta di un artista poliedrico, distintosi per l’elevato livello delle sue performance, capaci di spaziare dallo stile drammatico a quello comico, il suo vero pezzo forte», ha commentato il sindaco Paola Massidda.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Menotti, racconta la visione teatrale di un autore-attore sempre in bilico tra il dentro ed il fuori scena, tra il personaggio, l’attore e la persona.

“Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles” è il racconto di un sogno avente come sfondo Versailles, luogo in cui va in scena il conflitto tra il potere ed i “fuorilegge”, tra il teatro e la vita.

Lo spettacolo sarà anche all’insegna delle musiche eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila ed Alex Orciari.

[bing_translator]

C’è grande attesa per lo spettacolo in programma sabato sera sul palco del Teatro Centrale di Carbonia (inizio ore 20.45), con protagonista Paolo Rossi, uno dei migliori attori teatrali italiani, che interpreterà “Il Re Anarchico e i fuorilegge di Versailles”, ispirato al lavoro del celebre Molière.

Rossi dirigerà una compagnia di artisti del calibro di Renato Avallone, Mariana Folli, Marco Ripoldi, Chiara Tomei, Francesca Astrei e Caterina Gabanella.

L’evento è stato organizzato dal Cedac con il patrocinio del comune di Carbonia e si inserisce nell’ambito dei festeggiamenti per l’80° compleanno della città.

«La presenza a Carbonia di un attore di fama nazionale come Paolo Rossi ci inorgoglisce. Si tratta di un artista poliedrico, distintosi per l’elevato livello delle sue performance, capaci di spaziare dallo stile drammatico a quello comico, il suo vero pezzo forte», ha commentato il sindaco Paola Massidda.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Menotti, racconta la visione teatrale di un autore-attore sempre in bilico tra il dentro e il fuori scena, tra il personaggio, l’attore e la persona.

“Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles” è il racconto di un sogno avente come sfondo Versailles, luogo in cui va in scena il conflitto tra il potere ed i “fuorilegge”, tra il teatro e la vita.

Lo spettacolo sarà anche all’insegna delle musiche eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila ed Alex Orciari.

[bing_translator]

Cresce l’attesa, a Carbonia, per lo spettacolo di Paolo Rossi “Il re anarchico e fuorilegge di Versailles”, regia di Paolo Rossi, con Paolo Rossi, Renato Avallone, Marianna Folli, Marco Ripoldi e Chiara Tonei, e con Francesca Astrei e Caterina Gabanella, in programma al Teatro Centrale, sabato 1 dicembre, alle 20.45.

Ancora una tappa dell’ormai lungo percorso di Paolo Rossi attorno al “pianeta” Moliere. Lo spettacolo prodotto dal Teatro Menotti, già dal titolo tra Luigi Pirandello e Lina Wertmuller, racconta la straordinaria visione teatrale di un autore attore sempre in bilico tra il dentro e il fuori scena, tra il personaggio, l’attore e la persona. Paolo Rossi, qui ancora assieme alla storica e straordinaria compagna di sempre Lucia Vasini, dirige una compagnia di attori e musicisti. Lo sfondo è ancora Versailles, le parole e gli intrecci “molierani” ancora si incrociano con le visioni del tempo presente, la storia è sempre la stessa, ovvero quella del conflitto tra il potere e i “fuorilegge”, tra il teatro e la vita.

«… Lui aveva la fortuna di recitare a Versailles, ma solo lì, che significa che fra i suoi spettatori c’erano anche i bersagli della sua satira». Così improvvisava sul conflitto tra teatro e potere. «Io cercavo un manifesto di lavoro – aggiunge Rossi – e Molière me lo ha dato: mette in scena se stesso, il personaggio e la maschera. L’improvvisazione è una disciplina militare. Lui voleva fare l’attore drammatico e invece gli veniva meglio fare il comico, e con tutto il dovutissimo rispetto, l’associazione c’è» (da un’intervista di Paolo Rossi su Moliere).

I biglietti verranno venduti in prevendita venerdì 16, lunedì 19 e mercoledì 21 novembre, presso il Teatro Centrale, dalle 16.00 alle 18.00. Prenotazioni da venerdì 16 novembre, alle 18.15, 328 1719747.

[bing_translator]

In attesa della stagione di prosa 2019, la Cedac sabato 1° dicembre, alle 20.45, proporrà al Teatro Centrale di Carbonia “I fuorilegge di Versailles”, scritto e diretto da Paolo Rossi.

Ancora una tappa dell’ormai lungo percorso di Paolo Rossi attorno al “pianeta” Moliere. Lo spettacolo prodotto dal Teatro Menotti, già dal titolo tra Luigi Pirandello e Lina Wertmuller, racconta la straordinaria visione teatrale di un autore attore sempre in bilico tra il dentro e il fuori scena, tra il personaggio, l’attore e la persona. Paolo Rossi, qui ancora assieme alla storica e straordinaria compagna di sempre Lucia Vasini, dirige una compagnia di attori e musicisti. Lo sfondo è ancora Versailles, le parole e gli intrecci “molierani” ancora si incrociano con le visioni del tempo presente, la storia è sempre la stessa, ovvero quella del conflitto tra il potere e i “fuorilegge”, tra il teatro e la vita.

«…Lui aveva la fortuna di recitare a Versailles, ma solo lì, che significa che fra i suoi spettatori c’erano anche i bersagli della sua satira». Così improvvisava sul conflitto tra teatro e potere. «Io cercavo un manifesto di lavoro – continua Rossi – e Molière me lo ha dato: mette in scena se stesso, il personaggio e la maschera. L’improvvisazione è una disciplina militare. Lui voleva fare l’attore drammatico e invece gli veniva meglio fare il comico, e con tutto il dovutissimo rispetto, l’associazione c’è» (da un’intervista di Paolo Rossi su Moliere).