4 February, 2026
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In Sardegna nel corso degli ultimi 10 anni, sì sono affermati due blocchi sanitari provinciali: Cagliari e Sassari. Allo stesso tempo, le norme regionali sul diritto universale alla salute della popolazione, sono entrate in forte crisi esistenziale.
In questo contesto, complesso e difficile da interpretare per i non addetti ai lavori, è cruciale che l’accentramento sanitario a Cagliari e il declino del Sulcis. Nella nostra ricostituita provincia del Sulcis Iglesiente, si intraprendano adeguate iniziative con l’insieme dei 24 sindaci, volte a riorganizzare il nostro sistema sanitario.
È quindi opportuno, in questo ambito, avere una visione la più chiara di dove sono concentrate le strutture sanitarie pubbliche e private, in particolare nella ASL della provincia di Cagliari, e fare una verifica sul come vengono distribuite le risorse economiche, e quelle umane.
Si vedrà dai dati che esiste una forte disparità nella ripartizione dei posti letto, dei dipendenti e del danaro destinato alla Sanità provinciale.
È necessario mettere a conoscenza il pubblico ignaro di alcuni fatti che hanno avuto, come risultato, l’attuale insoddisfacente sistema sanitario regionale.
La Giunta regionale, il 27 aprile 2025, secondo quanto previsto dalla L.R. n. 8/2025, provvedeva a nominare per 6 mesi i commissari straordinari delle 8 Asl della Sardegna, dell’Azienda ospedaliera Brotzu, delle AOU di Cagliari e Sassari, e dell’AREUS.
Per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 198 del 23 dicembre 2025, che dichiarava l’illegittimità costituzionale della legge con la quale tutte le aziende sanitarie sarde erano state commissariate, la Regione prendeva atto della cessazione degli incarichi dei commissari.
Il 31 dicembre 2025, la Giunta regionale, preso atto della decadenza dei Commissari, provvedeva a nominare i nuovi direttori generali delle ASL. Solo tre di queste nomine sono state rinviate (ASL di Cagliari, ASL di Sassari e ASL della Gallura).
È in corso però il ricorso contro la Regione di quei sei ex direttori generali delle ASL sarde, rimossi dalla Giunta regionale. In tale ricorso essi pretendono l’annullamento della procedura di nomina dei nuovi direttori che attualmente occupano i loro posti.
Nel frattempo, l’ex direttore generale dell’ASL 1 di Sassari, ha vinto il ricorso al Tar annullando gli atti della Regione e disponendo il proprio reintegro alla ASL di Sassari. Questo fa capire quanto sia precaria la nomina degli attuali direttori generali.
Ciò determina grande incertezza nel governo di tutto il sistema sanitario regionale.
Ciò premesso, per capire il clima che si respira in generale nella sanità sarda, ora veniamo ad esaminare le strutture sanitarie di nostro interesse.
Il Piano regionale della Rete ospedaliera del 2017/2019, approvata con delibera della G.R. il 25.10.2019, stabiliva uno standard di 3,7 posti letto per 1000 abitanti. Già questo dato è gravemente deficitario se si considera che in Germania hanno come standard 14 posti letto per 1.000 abitanti e in Francia si prevedono 10 posti letto per 1000 abitanti.
La deliberazione della Regione Sardegna che ci interessa stabilisce che:
1 – Alla ASL di Carbonia Iglesias, con 128.554 abitanti, vanno attribuiti 313 P.L., pari a 2,51 P.L. per 1.000 abitanti;
2 – Alla ASL di Cagliari, con 560.827 abitanti vanno attribuiti 2.672 P.L. pari al 4,64 P.L, per 1.000 abitanti;
3 – La Regione Sardegna con 1.633.859 abitanti, deve avere una dotazione complessiva di 5.901 P.L. pari a 3,7 P.L. per 1.000 abitanti.
Nota bene: il lettore scoprirà che il basso numero di posti letto attribuiti alla ASL Sulcis Iglesiente, non solo non sono stati realizzati ma addirittura si è proceduto a ridurli ulteriormente intorno ai 1,5 posti letto per 1.000 abitanti. Bisogna fare molta attenzione a questi dati sui posti letto perché la loro riduzione condiziona, in diminuzione, anche il numero di personale sanitario con cui dotare i nostri ospedali.
Ecco i particolari numerici che sono alla base del nostro fallimento sanitario.

La situazione dei posti letto all’1.01.2026 nella provincia di Cagliari.
1) Azienda Ospedaliera ARNAS-BROTZU a Cagliari.
L’Azienda include l’ospedale Businco. Per missione e statuto essa deve erogare l’assistenza sanitaria polispecialistica anche nell’ambito dell’emergenza-urgenza in qualità di DEA di II livello. Perciò è dotata delle discipline più complesse della medicina dei trapianti e delle patologie oncologiche e pediatriche, ed è identificata quale HUB di riferimento regionale per le reti di cura oncologica, trapiantologica e terapia del dolore.
L’Azienda presenta un totale di 785 posti letto, di cui ordinari 668 e day hospital e diurni 117.
2) Azienda Sanitaria Locale N. 8 di Cagliari.
I comuni della Asl 8, nel 2025 presentavano una popolazione totale di 541.176 abitanti.
I posti letto di ricovero nelle strutture pubbliche sono oggi 494 di cui: San Giuseppe Isili 25; Binaghi 9; Marino 17; SS Trinità 344; San Marcellino Muravera 43; Microcitemico 56;
3) Azienda Ospedaliera Universitaria (AOU). I posti letto sono 446.
4) Le Aziende private. i posti letto delle strutture di ricovero sono: casa di cura sSant’Anna 73 P.L.; Casa di Cura Sant’Antonio Spa 115 P.L.; Casa di Cura Villa Elena 69 P.L.; Kinetika Sardegna 223 P.L.; Nuova casa di cura – Decimomannu P.L. 96.
Per un totale complessivo di 576 posti letto.
È opportuno segnalare che tali strutture non hanno funzioni di ricovero per le urgenza ed emergenze. Infatti, l’emergenza urgenza è riservata solo agli Ospedali pubblici dichiarati DEA di I livello come lo è il Sirai di Carbonia.
Inoltre, nella provincia di Cagliari, per rafforzare l’offerta dei servizi in Città e sul territorio sono stati finanziati, con fondi del PNNR, gli interventi di attivazione, ristrutturazione e riqualificazione delle seguenti strutture: 15 case della comunità; 4 centrali operative territoriali (COT); 2 ospedali di comunità presso l’ospedale Marino e l’ospedale Binaghi.
La situazione dei posti lòetto nella ASL 7 del Sulcis Iglesiente al 31.12.2025.
Rispetto a quanto previsto dalla Piano regionale della Rete ospedaliera del 2017/2019 e dall’Atto Aziendale 2023/2025, la ASL 7 dovrebbe avere 313 posti letto. In realtà le cose sono molto diverse:
– nel P.O. CTO di Iglesias sono attivi circa 80 sui 127 previsti dalla legge;
– al P.O. Sirai di Carbonia, sono attivi 100 P.L. su 186 previsti dalla legge.

La situazione dei costi di produzione dei servizi e del personale
Le aziende, per il 2025 hanno presentano i costi a sostegno della loro attività e erogazione delle prestazioni sanitarie unitamente alla spesa per il numero del personale sottoelencato:
– La ASL 8 di Cagliari delibera un totale per la spesa di 1.180.021.572,26 (un miliardo e 180 milioni); per 4.314 dipendenti la spesa è di 243.085.146,70 (243 milioni);
– L’Arnas Brotzu presenta una spesa di produzione di servizi pari a 426.929.150,38 euro; e per i suoi 3.265 dipendenti una spesa di 188.841.446,47 euro.

– Per l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari il totale dei costi di produzione di servizi è di 210.719.636,76. Per 1.649 dipendenti la spesa è di 91.063.842,84 euro;
Tutt’altro finanziamento ha a disposizione la ASL 7 del Sulcis Iglesiente:
– La ASL Sulcis dichiara una spesa per la produzione di servizi pari a un totale di 295.541.668,29 euro. Mentre per 1.626 dipendenti presenta un costo di 77.039.793,82 di euro.
– infine, c’è l’Ares (che ha sempre sede a Cagliari), la cui funzione principale è quella di fornire supporto alla produzione di servizi sanitari e socio-sanitari. Essa presenta una spesa per la produzione pari a 78.451.769,81 euro, mentre i costi dei 639 dipendenti, ammontano a 31.065.435,31 euro.
Il quadro complessivo che segue dimostra che la Sardegna ha realizzato un sistema sanitario che si concentra quasi totalmente sulla Città metropolitana di Cagliari. Infatti:
I posti letto pubblici nella ASL 8 sono 494; nel Brotzu 785; nell’AOU 446; per un totale di totale di 1.725 posti letto. Inoltre, nel Cagliaritano ai posti pubblici si sommano altri 576 posti letto delle case di cura private.
Il totale complessivo di posti letto nella provincia di Cagliari è pari a 2.301 posti letto.
Il che vuol dire che la provincia di Cagliari ha a disposizione 4,8 P.L. per 1.000 abitanti.
Per la Sardegna globalmente vennero destinati dalla legge 3,7 posti letto per 1.000 abitanti.
Alla provincia del Sulcis Iglesiente vennero destinati 2,5 posti letto per 1.000 abitanti.
In realtà nella ASL 7 del Sulcis Iglesiente sono presenti solo 1,4 posti letto (180 x 128.000 abitanti).

I dipendenti nella ASL 8 sono 4.314; nel P.O. Arnas Brotzu 3.265; nell’AOU 1.649;
Nella provincia di Cagliari esiste un totale complessivo di 9.228 dipendenti.
Nella ASL 7 della provincia del Sulcis Iglesiente sono presenti 1.626 dipendenti.
Il valore totale della spesa per i presidi sanitari ospedalieri presentano il seguente:
– la ASL 8 di Cagliari, 1.180.021.572,26 – L’Arnas Brotzu 426.929.150,38 – Per l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari 210.719.636,76;
– per un totale complessivo di 1.816.670.359,40;
– per l’Ares i costi della produzione sono 78.451.769,81;
– la ASL del Sulcis Iglesiente la spesa sanitaria è pari a 295.541.668,29 euro. Per 1.626 dipendenti presenta un costo di 77.039.793,82 di euro.
Oggi, nel 2026, i posti letto nella Asl del Sulcis sono al CTO circa 80 e al Sirai 100, per un totale di 180 posti letto. Rispetto ai 313 previsti dal piano regionale mancano 133 P.L.
La situazione della Giunta regionale, in particolare con l’incertezza che attraversa il governo del sistema sanitario regionale, non consente di aprire processi o confronti per una revisione degli standard dei posti letto e la riorganizzazione delle strutture ospedaliere sia della provincia di Cagliari che del Sulcis Iglesiente.

Quello che però con forza, ora, occorre riaffermare, è perlomeno il ripristino di tutti i posti letto che spettano alla nostra provincia (313), rispetto ai 180 circa attivi. Questo è un compito che spetta alla “Conferenza Sanitaria Provinciale” del Sulcis Iglesiente.
1. In questo contesto, prendendo atto del sistema sanitario che vede la provincia di Cagliari svolgere un ruolo centrale sul piano dell’assistenza ospedaliera, ben oltre i propri confini territoriali, noi, nel nostro ambito, abbiamo il dovere di assumere iniziative volte a garantire nella nostra Asl con i suoi 24 comuni, gli imprescindibili giusti livelli di assistenza ospedaliera nei presidi CTO e Sirai. Con essi dovranno avere una loro sistemazione i presidi di prossimità nei comuni.
È quindi opportuno, rivendicare e sollecitare:
1) la piena attivazione dei 313 posti letto di cui: al P.O. CTO di Iglesias,127, quale stabilimento completamento DEA I livello, con le funzioni di assistenza programmate per tutta la ASL 7 e il pronto soccorso semplice;
1) la piena attivazione al P.O. Sirai di Carbonia, con 186 posti letto, quale DEA I livello, multi-specialistico e punto di riferimento per le attività di Emergenza-Urgenza per tutta la ASL;
1) Espletare con urgenza i concorsi per i direttori di struttura complessa (ex primari) dei reparti quali: Neurologia; Radiologia; Nefrologia e Dialisi; Urologia; Laboratorio di Analisi; Centro Trasfusionale; Diabetologia; Cardiologia e Emodinamica.
1) Piena attivazione nel P.O. Santa Barbara di Iglesias, quale “Grande Casa della Salute” e stabilimento della rete territoriale;
1) Risolvere il problema della carenza del Medici di Famiglia (MMG) e dei pediatri di libera scelta (PDL);
1) abbattere le liste d’attesa;
1) dare piena attivazione alle case della salute/comunità di Fluminimaggiore, Giba, Sant’Antioco e Carloforte, con l’adeguamento organizzativo dei MMG e PLS e la presenza delle attività specialistiche.

Conclusioni.

Occorre che la provincia del Sulcis Iglesiente dia l’incarico (ai 24 sindaci, alla conferenza sanitaria provinciale del Sulcis, ai presidenti dei tre Distretti sanitari), di riorganizzare con urgenza il nostro sistema sanitario provinciale e assicurare un futuro meno problematico alla nostra popolazione. Non ci servono altri programmi. Ci servono risultati.
Se non ora quando.
Tore Arca

Pensavamo in tanti che il sistema e l’organizzazione della sanità nel territorio della nostra Asl del Sulcis, in questi ulti anni, avesse toccato il fondo. Pensavamo, nel merito, con l’avvento della nuova giunta regionale della Todde, che fosse urgente e opportuno assumere provvedimenti per assicurare alla popolazione quei servizi ospedalieri e territoriali previsti e nell’ambito della normativa regionale tutt’ora in vigore.
In tanti, allo stato dei fatti, siamo costretti a prendere atto, viste le recenti affermazioni sulla stampa dell’assessore regionale alla sanità, che per la Asl del Sulcis, si aprono scenari e percorsi non solo inediti e inaspettati, che però non incidono minimamente sui gravi problemi che tutti i giorni vive il nostro sistema ospedaliero e territoriale e quindi la popolazione che ne subisce le preoccupanti e continue carenze.
L’assessore regionale della Sanità, infatti, con assoluta semplicità, nell’avanzare la possibile vocazione di un presidio ospedaliero, prende ad esempio il Sulcis e la popolazione molto anziana, per definire la missione del CTO e del Sirai per cui:
a. uno concentra la propria attività nella chirurgia con numeri da richiamare medici da Cagliari e oltre;
b. l’altro potrà svolgere l’attività soprattutto nella riabilitazione, anche con un reparto di ortopedia e geriatria.
L’assessore, su come affrontare e superare i problemi che tutti i giorni vive la nostra popolazione, non dice assolutamente nulla.
Tutto sembrerebbe rinviato a un ipotetico nuovo assetto prefigurato per il CTO e Sirai.
Si ha l’impressione, purtroppo, che l’assessore regionale non abbia quella necessaria consapevolezza di come è caratterizzato il nostro territorio e dei bisogni che concretamente vive la popolazione: non solo quella anziana.
Inoltre, l’assessore, trascura e forse ignora totalmente, che in Sardegna e quindi nel Sulcis, è in vigore la “Rete ospedaliera”, approvata dal Consiglio regionale il 25.10.2017, di cui molte parti nella nostra Asl restano ancora incompiute.
È in questo ambito che l’assessore dovrebbe prendere conoscenza che nella Asl del Sulcis l’assistenza ospedaliera dovrebbe essere garantita:
a) dal P.O. Sirai, a Carbonia, quale stabilimento DEA di I livello, multi-specialistico e punto di riferimento per le attività di Emergenza-Urgenza;
b) dal P.O. CTO a Iglesias, quale stabilimento DEA di I livello, per le attività programmate e polo materno infantile, con le funzioni di assistenza programmate previste per il pronto soccorso semplice.
c) dal P.O. Santa Barbara a Iglesias, quale stabilimento e nodo della rete territoriale regionale, Ospedale di comunità, Casa della Salute con servizi specialistici, polo riabilitativo (di cui 22 posti letto per lungodegenti e 31 posti letto di riabilitazione funzionale) e Hospice.
La rete ospedaliera in questione, trova le disposizioni contenute nel Documento del 25 ottobre 2017, con il quale il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la rete attualmente vigente, con una dotazione complessivi di 313 posti letto.
Per quanto riguarda invece l’assistenza territoriale, nella ASL Sulcis Iglesiente sono attualmente presenti 4 Case della Salute nei seguenti comuni: Carloforte, Sant’Antioco, Giba e Fluminimaggiore.
Infine, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), si prevede la realizzazione di due nuove Case della comunità:
– Una a Carbonia, presso il poliambulatorio di San Ponziano;
– Una nel P.O.S. Barbara di Iglesias.

Sempre con il PNRR, si prevede di realizzare ne P.O. Santa Barbara, l’Ospedale di comunità, con 20 posti letto.
In questo contesto, l’assessore regionale, fatta un’attenta disamina della situazione, dovrebbe porsi delle semplici domande:
a. perché, la Asl del Sulcis, da diversi anni patisce indubbie sofferenze organizzative nell’assistenza ospedaliera e territoriale?
b. quali sono i motivi per cui gli unici incarichi di struttura complessa sono di Chirurgia generale del Sirai, nel Pronto soccorso, di Ortopedia, Anestesia e Rianimazione?
c. come si spiega che i reparti di Neurologia, Urologia, Radiologia, Medicina del CTO, Centro trasfusionale, il Laboratorio analisi, la Psichiatria, l’Oculistica, l’Ortopedia CTO, l’Otorinolaringoiatria, la Dialisi e la Diabetologia sono strutture complesse senza direttori da tantissimo tempo?
d. per quale ragione la Asl sconta una forte carenza di personale con oltre 88 medici? E che dei 153 attualmente in organico oltre il 50 per cento è in età avanzata.

e. quali sono i motivi che nel PO Santa Barbara non si sono ancora determinate le condizioni per realizzare compiutamente l’Ospedale di Comunità, la Casa della Salute con i servizi specialistici, il polo riabilitativo e l’Hospice.

In questi mesi abbiamo preso atto che nonostante le diverse deliberazioni adottate dal Direttore generale della Asl del Sulcis di programmazione e organizzazione, nei presidi ospedalieri e nel territorio la situazione è notevolmente peggiorata. Siamo in alcune realtà al disfacimento. Troppi reparti degli ospedali sono in grave sofferenza perché manca di personale medico e di infermieri, la situazione di crisi non sembra avviata a soluzioni. Anzi.
Ora, se queste osservazioni corrispondono a semplice verità, si tratta di definire, con una certa urgenza, quali iniziative assumere nel nostro territorio.
Considerato in particolare che la Giunta regionale ha previsto di commissariare le Asl, e che quindi si avrà una gestione ordinaria, con tempi oggi imprevedibili per avere la nomina dei nuovi direttori generali e quindi di governo pieno per affrontare il presente e il futuro.
Insomma una fase transitoria con tempi oggi imprevedibili.
La situazione di crisi della nostra sanità è comunque presente, la sofferenza di assistenza della popolazione non entra certamente in pausa, anzi.
Riprendendo in questo contesto alcune recenti considerazioni di Mario Marroccu.
Che cosa si può fare nel nostro territorio?
Certo la politica può fare la sua parte. Così come le organizzazioni sindacali confederali e di categoria.
Certamente un ruolo determinante è oggi in carico ai 23 Comuni, dei Sindaci e della Conferenza socio sanitaria.
I nostri 23 sindaci, nella piena consapevolezza della situazione che attraversa la Asl, “unitariamente”, possono rispondere a pieno titolo all’assessore regionale che non siamo un territorio da colonizzare con proposte senza fondamento e, soprattutto, avere la forza per rivendicare un cambio di gestione della Asl, recuperare subito quanto stabilito dagli atti aziendali, per il ripristino dei servizi ospedalieri e del fabbisogno del personale.
Se non ora quando?
Tore Arca
Cittadino della provincia del Sulcis Iglesiente

La “rana” di Noam Chomshy non può salvarsi. Se volessimo salvarla bisognerebbe fermare la mano del “cuoco”. Chi volesse salvare gli Ospedali di Carbonia e Iglesias potrebbe farlo leggendo l’articolo di Antonello Cuccuru nella versione online de “la Provincia del Sulcis Iglesiente” e il documento del “Movimento Sanità nel Sulcis” di Tore Arca che analizzano i fatti e propongono percorsi di recupero.
La metafora della rana che viene cotta lentamente affinché non scappi, è nota a tutti, tranne che alle rane. Per un semplice motivo: perché le rane messe in pentola dal cuoco muoiono tutte e nessuna sopravvive per svelare alle altre rane quanto sia subdolo l’inganno dell’acqua che viene scaldata lentamente. Il cuoco fa credere, a te rana, di volerti immergere a sguazzare in un laghetto tiepido, invece ti mette nell’acqua di una pentola e fa salire lentamente la fiamma fino a cucinarti per bene. Siamo tutti rane, bravi a cantare, ma non a reagire. Il cuoco si trova nell’apparato di potere centralizzato della Regione. Noi siamo le vittime, ma anche i colpevoli, perché abbiamo accettato distrattamente di tornare ad una cultura di sudditanza che ingannò i popoli fino al 1789. Fino ad allora ci avevano fatto credere che i re avessero il potere sovrano per incarico divino, e che quel potere non fosse criticabile. I francesi, accortisi dell’inganno, fecero la Rivoluzione, e da allora sono ancora a Place de la Concorde a ribellarsi. Il primo atto della presa di coscienza popolare fu la promulgazione della “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 26 agosto 1789″. Allo articolo 16 di quel documento che svegliò il mondo venne espresso un concetto illuminante: «Ogni società in cui la garanzia dei Diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una Costituzione». Abbiamo sì il testo scritto della Costituzione Italiana del 1° gennaio 1948, ma il suo articolo 32 che dichiara che la Salute è un diritto del Cittadino e interesse della Nazione, pare sia solo formale. Così pure l’articolo 3 sull’uguaglianza fra i cittadini. Per la verità un tentativo eccellente di applicarlo venne fatto nel 1978 con la legge 833 proposta dalla Commissione presieduta da Tina Anselmi. Con quella legge venne garantito un uguale diritto alla Salute a tutti i cittadini indistintamente attraverso l’istituzione del Fondo Sanitario Nazionale e la redazione del primo Piano Sanitario Nazionale. Inoltre, secondo il principio giuridico fondamentale della separazione dei poteri nello Stato di diritto di una democrazia liberale, si stabilì che, riservato il potere legislativo allo Stato, si attribuiva il potere amministrativo esecutivo alle Aziende sanitarie locali (Asl) in qualità di “articolazioni dei Comuni”. Allora la Sanità nazionale fu concepita come una “federazione” di ASL controllate dai Comuni. Gli Italiani erano riusciti ad applicare alla Sanità pubblica lo spirito dell’articolo 16 della “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” con la separazione dei poteri sul governo della Salute; il metodo fu: Decentralizzazione dei poteri dello Stato e Federazione delle ASL. In quegli anni tutti gli Ospedali delle ASL sarde brillarono per efficienza. Non si era visto mai in tutta la Storia un miglioramento della qualità delle cure al ritmo di allora. Poi noi rane siamo stati messi in pentola dalle leggi di marcia indietro che riformarono la Legge 833 e, infine, i cuochi della politica regionale, dal 2001, sollevarono lentamente la potenza della fiamma finché oggi, dopo 22 anni, siamo all’ebollizione, e le rane sono tutte lesse.
Seguendo l’evoluzione sembrerebbe che gli atti più gravi che hanno portato alla condizione attuale siano stati la legge 229/1999, che trasformava le ASL da articolazioni dei Comuni in articolazioni delle Regioni, e la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 che, messi insieme, ebbero l’effetto di accentrare nelle Regioni tutti i poteri, legislativo, amministrativo ed esecutivo. Venne fatto l’esatto contrario di quel principio della separazione dei poteri proclamato dalla Dichiarazione dei Diritti del Cittadino e poi accettato dalle Costituzioni di tutti gli Stati democratici e liberali. Il potere legislativo ed esecutivo furono assommati, in un unico Ente, la Regione, esattamente come li assommava in sé il re di Francia prima che nel 1789 il popolo glielo contestasse.
Per smontare la centralizzazione monarchica i francesi si rivolsero ad un medico geniale, il dottor Joseph Ignace Guillotin, che inventò uno strumento chirurgico per risanare i mali generati da quel conflitto di interessi legalizzato.
I documenti di Antonello Cuccuru e di Tore Arca vanno letti. Il primo analizza lo stato di grave disagio popolare in sanità riportato da articoli autorevoli. Il secondo, utilizzando le leggi regionali pubblicate dal BURAS, avanza proposte logiche sui provvedimenti riparatori da adottarsi nell’immediato, non cadendo nelle illusioni prospettate da piani sanitari regionali belli ma fantasiosi.
La fotografia dello stato sanitario pubblico che ne risulta è questa: annullamento quasi completo degli splendidi ospedali iglesienti di 20 anni fa; degrado fino all’impotenza funzionale dell’apparato ospedaliero di Carbonia; mancanza di un efficiente sistema sanitario pubblico nel territorio; impossibilità a realizzare il sogno della medicina di prossimità con case della salute e ospedali di comunità per la mancanza del personale che dovrebbe operarvi.
Chi pratica la professione sanitaria sa che, sia durante l’epidemia Covid che oggi, le uniche strutture ospedaliere che sono in grado di prendere in cura in tempi ragionevoli i malati sono le case di cura convenzionate. Per capire questo fenomeno esiste un motivo ben preciso: le case di cura non sono soggette al dovere di ricevere malati in stato di urgenza ed emergenza. L’urgenza assorbe totalmente le energie dell’ospedale pubblico e gli impone un impegno ad altissima intensità. E’ un impegno faticosissimo, fortemente coinvolgente sul lato emotivo e medico-legale, inoltre non è remunerativo. Le case di cura private invece hanno il vantaggio di potersi dedicare esclusivamente alle malattie d’elezione. Ciò consente una facile programmazione del lavoro con turni di piena attività nelle ore del mattino, mentre la sera, la notte e nei giorni prefestivi e festivi il lavoro si riduce alle guardie interne e al controllo. Per tale differenza di impegno del personale, ne consegue l’esistenza di organici più ridotti nelle case di cura. Inoltre i turni di lavoro così agevolati attirano i medici specialisti esperti, messi in quiescenza dagli ospedali pubblici, facendo loro guadagnare senza sforzo un capitale culturale e di esperienza impareggiabile. Detto questo si capisce il motivo per cui le case di cura private sono state una manna per la Sanità durante il Covid, quando gli ospedali pubblici erano in profonda crisi. Precisato l’aspetto positivo esiste tuttavia un altro aspetto che riguarda la Medicina in generale: il pericolo che si passi dalla attuale assistenza sanitaria pubblica ad una forma di Sanità del tutto privatizzata, all’americana, in cui, al posto dello Stato, si finisca nel dover acquistare a caro prezzo la salute dalle assicurazioni private. Questa sarebbe una svolta preoccupante.
Da queste osservazioni ne discende l’urgenza di risolvere il problema del cuoco instancabile che continua a immergere le rane in pentola. Il cuoco è l’apparato regionale che ha concepito un sistema sanitario duro da digerire in un regime democratico: il sistema di conduzione della sanità pubblica “centralizzato”, senza contrappesi politici a rappresentare gli interessi del territorio. La “centralizzazione”, per definizione, è quel fenomeno politico basato sull’accentramento dei poteri in un unico gruppo di entità governative e amministrative connesse fra di loro nel capoluogo, e ne esclude la provincia. La conseguenza della mancata separazione tra potere legislativo e amministrativo in Sanità si è tradotto in un comportamento da conflitto di interessi, che porta a vantaggi per abuso di potere, per cui assistiamo ad una vera e propria “obesità” sanitaria del capoluogo che è avvenuta per prosciugamento di risorse dal territorio provinciale. All’eccesso di posti letto, di ospedali, di medici e infermieri nel centro regionale, corrisponde un vistoso stato miserevole delle deperite strutture sanitarie della periferia. E’ stata un’operazione lenta durata vent’anni e le popolazioni si sono adattate al peggio non accorgendosi che, intanto, venivano svuotate del diritto d’accesso alla Sanità, alla Giustizia, e anche all’Istruzione, nelle città provinciali. Lo sbilanciamento è estremo.
E’ un fatto gravissimo ed è ancora più grave che i politici regionali siano ciechi davanti al fatto che l’accentramento dei poteri e dei servizi è la causa dello spopolamento del Sulcis Iglesiente, ed è gravissimo che nessuno dei governanti abbia prestato attenzione al fatto che nel nostro territorio stia avvenendo un crollo demografico per cui oggi, abbiamo un indice di invecchiamento del 293%, e mentre in Francia nascono 12 bambini ogni 1.000 abitanti, e in Nord Africa una media di 40 bambini ogni 1.000 abitanti, nel Sulcis Iglesiente sta avvenendo esattamente il contrario. Questo fatto gravissimo sta avvenendo a noi, e solo a noi, in tutta la Sardegna. Nessuno si assume la responsabilità della fuga delle giovani coppie in età fertile dal Sulcis Iglesiente, avvenuta per mancanza di servizi e prospettive per i figli, per cui nel 2021 abbiamo avuto 5,2 nati ogni 1.000 abitanti: la più bassa natalità del mondo. E’ talmente grave che il patron di Tesla e Twitter, il magnate Elon Musk, ha voluto rilasciare su tale anomalia una dichiarazione ai giornali sostenendo che di questo passo in pochi decenni scompariremo. Ci ha ridotto in questo stato demografico un tipo di cattiva politica molto simile a quella che venne applicata nella “fattoria degli animali” di George Orwell. Ricordiamoci a chi finì il potere.
Bellissimo il documento di Tore Arca che fa alcune considerazioni e perviene a conclusioni concrete. Le sue considerazioni mettono in dubbio le promesse di costruzione di un “ospedale unico” e il funzionamento di quelle strutture territoriali di medicina di prossimità proposte nel PNRR, nel piano ospedaliero regionale e nelle bozze rese pubbliche di atto aziendale della ASL 7. Molto concretamente, glissando le illusioni, egli propone:
– che si proceda alla definizione, con delibera, del numero esatto degli organici di medici e infermieri che servono per far funzionare davvero gli ospedali e le strutture distrettuali;
– che la nostra ASL sia libera di assumere senza interferenze regionali;

– che si deliberi l’entità della somma destinata ai lavori di adeguamento dell’ospedale Santa Barbara per tutti i servizi promessi;
– che si proceda ad istituire una scuola provinciale di formazione per infermieri professionali;
– che si metta a punto il piano operativo per la realizzazione delle strutture distrettuali descritte nel PNRR specificando l’entità dei finanziamenti realmente stanziati per le strutture, gli strumenti e il personale da assumere a tempo indeterminato;
– che il personale certamente destinato al Sulcis Iglesiente, non ci venga più sottratto a beneficio del capoluogo regionale già abbondantemente dotato;
– che si chieda l’immediata attivazione della Commissione provinciale sanitaria dei 23 sindaci per rapportare il nostro territorio direttamente con il centro di potere regionale.

L’esame sulla gravità in cui versa Il Sistema Sanitario dei tre distretti del Sulcis Iglesiente e le semplici ma efficaci proposte avanzate necessitano di un grande sostegno politico. Finora nessun politico del posto, delegato dai cittadini alla Regione, è riuscito a fermare il crollo degli ospedali delle due città.
Per le prossime elezioni regionali dovremmo contrattare bene il nostro voto con i candidati che verranno a chiedercelo. Non importa di quale parte politica saranno o quale sarà la città del Sulcis Iglesiente da cui proverranno. Ci servono tutti, Ci interessa che siano consapevoli della colpa che abbiamo tutti insieme indistintamente per non aver fermato la predazione attuata sui nostri reparti ospedalieri e sugli altri servizi pubblici essenziali. Il successo non è assicurato ma, se non ci riusciranno, il Sulcis Iglesiente si svuoterà, non per infertilità, ma per una penuria di sicurezza sanitaria, sistematicamente indotta dal centro che ci governa, che non vuole fermarsi.