21 January, 2022
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E’ stata inaugurata nel Centro ricerche Sotacarbo, a Carbonia, la prima sede Enea in Sardegna.

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Il commissario Enea, Federico Testa, ha inaugurato la prima sede in Sardegna dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

L’Enea, che può contare su 9 centri di ricerca nel territorio nazionale e oltre 2.700 è anche socio al 50%, assieme alla Regione Sardegna, della Sotacarbo. E proprio nell’ex miniera di Serbariu a Carbonia, che ospita il Centro ricerche Sotacarbo (5.500 mq di superficie coperta, due impianti di gassificazione), Enea ha aperto la sua prima sede nell’Isola.

«Studi e ricerca – ha detto Federico Testa – saranno sempre più importanti ma il destino dei centri di ricerca pubblici dipenderà dalla capacità di far capire perché serviamo.»

Il professor Testa, dopo aver sottolineato il grande apprezzamento per le attività svolte dai tecnici Enea e Sotacarbo nei primi mesi di attività del Polo tecnologico per l’Energia Pulita, avviato lo scorso agosto, ha ribadito l’importanza per la ricerca finanziata coi soldi pubblici di far capire a istituzioni e collettività, che studi e tecnologie sono utili per il territorio, per le persone, per migliorare le condizioni di vita complessive: «È fondamentale dimostrare che serviamo, che quel che facciamo è utile».

In tema di efficienza energetica, la necessità di armonizzare gli obiettivi regionali con quelli nazionali e europei, è uno dei compiti che Sotacarbo sta portando avanti su precisa indicazione della Regione Sardegna. «L’apertura di questi uffici nel nostro Centro – ha commentato il presidente Sotacarbo, Mario Porcu -, contribuirà a consolidare e intensificare i legami anche tra Enea e Regione, per coordinare al meglio i tanti progetti comuni».

«Oltre alle tante attività che hanno accomunato Enea e Sotacarbo in passato, è sostanziale dimostrarsi in grado di cogliere le sfide del futuro – ha ribadito il professor Testa -. È necessario far passare il messaggio che non cambiare caldaie vecchie di sessant’anni nelle scuole, in nome della spending review, non garantisce un risparmio né in termini finanziari né in termini ambientali: la sostituzione con un sistema moderno verrebbe ammortizzata in cinque anni, e il beneficio sarebbe immediato, anche dal punto di vista ambientale. Operazioni di questo tipo oltre che virtuose, hanno il pregio di essere comprensibili da chiunque e aiutano a far capire meglio cosa si fa nei centri di ricerca.»

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