7 August, 2022
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La protesta delle radio indipendenti della Sardegna è approdata ieri mattina nella II commissione del Consiglio regionale.

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La protesta delle radio indipendenti della Sardegna è approdata ieri mattina in Consiglio regionale con l’audizione nella Seconda commissione del comitato a cui aderiscano le trenta emittenti radiofoniche che lamentano il disinteresse della Regione e la disparità di trattamento rispetto alle tv locali.

Sergio Benoni, Roberto Melis, Maria Mercede Morittu, Gianfranco Secci e Gianni Careddu hanno illustrato ai commissari del parlamentino dell’Informazione le ragioni della protesta che ha portato alla costituzione di un comitato spontaneo, per riaffermare il ruolo che il comparto riveste nell’Isola ad incominciare da ciò che attiene la salvaguardia della pluralità dell’informazione in Sardegna.

I rappresentanti del comitato hanno sottolineato il gradimento delle radio da parte dei sardi certificato dai dati di ascolto (circa un milione di ascoltatori\giorno nell’isola) e i circa 400 occupati nelle società che gestiscono le cinquanta antenne attive in Sardegna. «Siamo una realtà – hanno affermato Benoni, Melis, Morittu, Secci e Careddu – che non può essere trascurata dalla Regione e l’esclusione dell’emittenza radiofonica dalle provvidenze della legge n. 3 (Interventi urgenti a favore delle emittenti televisive locali. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 3 luglio 1998, n. 22) ci ha ferito profondamente».

A giudizio del comitato le modifiche apportate alla legge 22\1998 avrebbero ulteriormente svantaggiato gli operatori che – così hanno precisato gli editori del comparto radio – «sono stati abbandonati dalla Regione come dimostra la sanzione inflitta dall’Agicom (5.000 euro) per non aver assegnato, all’emittenza radiofonica, almeno il 15% degli importi destinati alla pubblicità istituzionale».

Nel breve dibattito che ne è seguito sono intervenuti i consiglieri: Gianmario Tendas, Pd, («Non c’è mai stata la volontà di penalizzare le radio della Sardegna»); Pierfranco Zanchetta, Upc, («Assumiamo l’impegno di salvaguardare il patrimonio culturale rappresentato dalle radio in Sardegna»); Roberto Desini, Cd, («Sono presenti le condizioni per porre rimedio alle mancanze di una normativa carente per il comparto») e Rossella Pinna, Pd, che ha chiesto lumi sul confronto aperto con l’assessorato regionale in vista della presentazione di un provvedimento organico in materia di informazione.

Il presidente della commissione, Gavino Manca (Pd), nel portare a sintesi le risultanze dell’audizione del comitato delle radio indipendenti ha ribadito che con l’approvazione della legge sull’emittenza televisiva in Sardegna, il Consiglio regionale ha voluto offrire un sostegno a un settore che attraversa una profonda crisi che ha portato alla cessazione di numerose tv locali ma che in alcun caso si è pensato però di penalizzare l’emittenza radiofonica isolana. «E’ ferma intenzione della commissione – ha dichiarato Gavino Manca – procedere con una nuova legge sull’informazione che segni il superamento delle disposizioni contenute nella legge 22 del 1998, così come ci sentiamo impegnati a ricercare dotazioni finanziarie più congrue per i capitoli di spesa di competenza delle emittenti radio, in occasione dell’esame ormai prossimo della legge finanziaria».

La commissione ha poi proceduto con l’audizione del direttore regionale della “Società Umanitaria” (Salvatore Figus), l’ente che gestisce in Sardegna tre centri per i sevizi culturali a Carbonia, Alghero e Cagliari, dove è ricompresa la Cineteca sarda.

La richiesta avanzata dai responsabili dell’ente che conta 21 operatori nell’Isola, è quella di rafforzare e dare piena operatività alla Fondazione Umanitaria Sardegna che pur restando collegata alla Fondazione Umanitaria di Milano, possa caratterizzare in senso più marcatamente identitario tutte le sue attività.

L’assessore della Pubblica Istruzione, Claudia Firino, ha illustrato le linee guida del Piano di dimensionamento scolastico 2016-2017, approvate dalla Giunta regionale lo scorso 19 novembre con la deliberazione n.56.

L’assessore, nel ricordare l’esperienza del precedente iter di approvazione del piano di dimensionamento, ha indicato come una importante novità rispetto al passato la rinuncia da parte della Regione del cosiddetto potere sostitutivo nell’elaborazione del piano ed ha confermato che con tale scelta di fatto l’amministrazione regionale recepirà le indicazioni che verranno fornite dalle conferenze provinciali. «Tale decisione – ha aggiunto Firino – è ancor più giustificata dalla constatazione che è ancora in discussione la legge di riordino degli Enti Locali e restano ancora da definire gli ambiti territoriali scolastici (ex distretti scolastici) che corrispondono in parte con le vecchie province».

Le linee sui cui muove il dimensionamento 2016-2017, ribadiscono gli obiettivi di legislatura indicati nella deliberazione della giunta n. 48 del 2 dicembre 2014, tra i quali si evidenziano la lotta alla dispersione scolastica e il miglioramento delle competenze e delle infrastrutture scolastiche, e seguono i seguenti principi: sostenere i Comuni che manifestano la volontà di cooperare tra loro per garantire percorsi formativi ispirati ai più avanzati modelli didattici; adottare modelli che non prevedano le pluriclassi e favoriscano l’adozione del tempo pieno; adottare l’istituto comprensivo come modello di riferimento nell’organizzazione scolastica e assicurare le opportune sinergie con il sistema dei trasporti.

Per ciò che attiene le autonomie scolastiche queste dovranno essere composte da un numero di alunni non inferiore a 600 unità mentre per le autonomie scolastiche situate nei comuni montani o nelle isole minori il numero minimo di alunni è fissato in 400.

Per i PES (punti di erogazione servizi) si prevede il rafforzamento del percorso finalizzato all’accorpamento dei PES maggiormente sottodimensionati formati esclusivamente da pluriclassi mentre per CPIA (centri provinciali per l’istruzione degli adulti) l’assessore ha riferito sull’intenzione di avanzare la richiesta di deroga avanzata al ministero perché quelli attualmente in essere (3) non garantiscono l’efficace copertura del territorio sardo.

«Al ministero – ha aggiunto la Firino – avanzeremo la richiesta perché sia riconosciuto all’Isola una dotazione maggiore di personale docente e non docente, rispetto a quello che gli viene attribuita con il ricorso agli attuali parametri governativi, basati sul numero degli alunni iscritti. La richiesta è giustificata dalle peculiarità sarde relative all’alto tasso di dispersione scolastica.»

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

Interrogazione di Da
Ignazio Locci (FI):

giampaolo.cirronis@gmail.com

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