24 September, 2021
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“La fioraia di Sarajevo” è il libro che questa mattina ha commosso adulti e bambini, al Festival Bab a Guspini. Nel Salone di Casa a Corte, il giornalista, fotografo e reporter Mario Boccia, ha dialogato con grandi e piccini sull’importanza del Contatto (tema e titolo scelto quest’anno al Festival, Con-tatto alla ricerca della felicità) durante la guerra. Ha, dunque, prima illustrato il suo reportage fotografico degli anni della guerra a Sarajevo e raccontato le vite delle persone che, non solo ha fotografato, ma ha conosciuto bene e con le quali è tutt’ora in stretto contatto, appunto. Durante la guerra a Sarajevo sono morte 11.541 persone, e tra loro più di mille bambini. Nel 1993 furono bruciati un milione di volumi della biblioteca nazionale. «Quasi come seha detto Mario Bocciasi potesse in questo modo cancellare la storia e la memoria dei popoli».
E così, dall’esperienza del giornalista inviato di guerra è nato un libro illustrato per bambini, La fioraia di Sarajevo: di
“La fioraia di Sarajevo”. 

Il libro di Mario Boccia, illustrato da Sonia Maria Luce Possentini, edito da Orecchio Acerbo 2021, trae spunto da una storia vera e un episodio che ha toccato molto intimamente il giornalista.

E’ febbraio 1992. Mario attraversa il mercato di Sarajevo. «Il mio sguardo – ha raccontato il cronista – ha incontrato quello di una donna, una fioraia. Sono colpito dai suoi occhi, lei dalle due macchine fotografiche porto al collo. Un rapido scambio di parole, un caffè insieme. A dicembre dello stesso anno sono di nuovo lì. Sarajevo è ormai – sotto gli occhi distratti dell’Europa – prigioniera di un assedio feroce che durerà quattro anni e dalle finestre si sente gridare Pazite, Snajper! (attenzione, cecchino!). Ma quella donna, la fioraia, resiste con i suoi fiori apparentemente superflui in una situazione di guerra. Io allora le chiede a quale etnia appartenga e la risposta è stata «Sono nata a Sarajevo». Insisto allora, e credendo di essere furbo, le chiedo quale sia il suo nome, e lei scarabocchia qualcosa su un foglietto, e mi scrive: “Fioraia”. Nessun nome, nessuna etnia, nessuna appartenenza”Da allora, tornare a trovarla è diventato per il giornalista un appuntamento irrinunciabile. Come lo è stato con tanti bambini e famiglie del luogo. Nel 1994, dopo il massacro di Markale, la tragica strage del mercato di Sarajevo, Mario Boccia trova la fioraia al suo posto. Fino al giorno in cui al suo banco lei non c’è davvero più. E neanche i suoi fiori. «Così è andata via la donna che aveva deciso di essere – prima di tutto e nonostante tutto – la fioraia di Sarajevo, per me un vero e bellissimo fiore di Resistenza.»

 

Giornata conclusiva, a Carbonia, per il torneo internazionale di GoalBall, nella palestra del Liceo Gramsci-Amaldi. Le due giornate eliminatorie hanno portato all’esclusione di una sola delle cinque squadre nazionali protagoniste, dalle semifinali in programma domenica mattina: la Romania.

Alle 9.00 si affronteranno Russia e Italia, alle 10.30 Danimarca e Francia. Nel pomeriggio, le finali, dalle 15.30 alle 17.45, Seguirà la cerimonia di premiazione.

Il Carbonia ha disputato questo pomeriggio il terzo test precampionato a Villamassargia, contro la squadra di casa, inserita nel girone A del campionato di Promozione regionale.
David Suazo non ha potuto impiegare Nicolò Agostinelli, Pietro Scanu, Federico Bellu, Fabio Doratiotto ed Ador Gjuci, alle prese con leggeri problemi fisici, nel primo tempo ha tenuto in panchina Marco Russu e Nicola Serra ed ha schierato ben 7 fuoriquota. Il tecnico del Villamassargia Titti Podda ha iniziato la preparazione all’inizio di questa settimana.
Il Carbonia ha iniziato a ritmi blandi, il Villamassargia è apparso più vivace (il Carbonia è in preparazione da quasi tre settimane, il Villamassargia da cinque giorni) ed ha chiuso il primo tempo meritatamente in vantaggio con i goal degli ex Samuele Curreli (autore di una grande conclusione improvvisa dai 30 metri che non ha lasciato scampo ad Adam Idrissi che poi si è salvato sulla linea di porta su un tiro dello stesso Samuele Curreli da metà campo), e di Michel Milia, con un calcio di punizione dai 25 metri, infilatosi all’angolino basso alla sinistra del portiere biancoblù.
Nel secondo tempo. David Suazo ha inserito Marco Russu, Nicola Serra e Suku Kassama Sariang, ed il 22enne attaccante gambiano ha dimezzato subito lo svantaggio con un tocco da pochi passi. E pochi minuti più tardi, lo stesso Sariang ha pareggiato i conti, superando il portiere del Villamassargia con un preciso colpo di testa. Nell’azione successiva, l’arbitro ha assegnato un calcio di rigore al Carbonia che Alessio Murgia ha trasformato per il vantaggio biancoblù.
A quel punto, il Carbonia ha preso il sopravvento, approfittando anche di un inevitabile calo fisico del Villamassargia, e dopo numerosi cambi in entrambe le squadre, è andato ancora in goal con Francesco Pio Quarta e Marco Russu, quest’ultimo sugli sviluppi di una bella azione manovrata con il giovane Lorenzo Basciu (classe 2004) e Suku Kassama Sariang, per il 5 a 2 finale.
       

Dopo l’esordio di ieri a Tratalias, il XXXVI Festival “Ai Confini tra Sardegna e Jazz” fa tappa oggi a Sant’Antioco, ancora con Gabriele Mitelli (cornet, trumpet, electronics) e Mark Sanders (drums), John Edwards (double bass). Sede dell’evento è lo spazio di via Castello, fronte la Necropoli Is Pirixeddus. L’inizio è fissato alle ore 21.30, l’ingresso è gratuito.
 

Il Carbonia di David Suazo torna in campo questo pomeriggio, al campo comunale di Villamassargia, per il terzo test precampionato, con il Villamassargia di Titti Podda, formazione che sarà al via del girone A del prossimo campionato di Promozione regionale. Dopo i primi due test con Siliqua e Villacidrese, il tecnico biancoblù si aspetta un passo in avanti del gruppo a sua disposizione che non è ancora al completo, in quanto sono attesi almeno due inserimenti di qualità ed esperienza prima dell’inizio del campionato di serie D.

E’ in corso di svolgimento, a Carbonia, nella palestra del Liceo Gramsci-Amaldi, un torneo internazionale di GoalBall, disciplina paralimpica a squadre per atleti non vedenti e/o ipovedenti, con 5 squadre nazionali: Russia, Francia, Danimarca, Romania e Italia. Si tratta di squadre che non si sono qualificate alle Paralimpiadi di Tokio. Gli allenamenti vengono effettuati nella palestra dell’Istituto tecnico Angioy.

Gli atleti in gara sono complessivamente 40, 8 per squadra.

Il torneo ha avuto inizio con le eliminatorie ieri 27 agosto ed è proseguito oggi. Domani, domenica 29 agosto, al mattino, dalle 9.00 alle 11.30 sono in programma le semifinali; al pomeriggio, dalle 15.30 alle 17.45, le finali.

Il gioco si svolge in palestra, per non distrarre i giocatori con rumori esterni che potrebbero confondere il suono emesso dalla palla. Le squadre sono composte di 3 giocatori (1 centrale e 2 ali) e da 3 riserve. I giocatori in campo cercano di lanciare una palla che contiene dei sonagli metallici, nella porta (rete) avversaria; questi devono bloccare il tiro, impedendo che entri nella porta posta alle loro spalle. Non appena il tiro è stato parato, la squadra può rilanciare il pallone, trasformando gli avversari da attaccanti a difensori.

Tutti i giocatori sono bendati con una maschera oscurata per tutta la durata della partita, in modo da garantire parità di condizione fra non vedenti assoluti ed ipovedenti. La partita dura ventiquattro minuti di tempo effettivo, divisi in due tempi di dodici minuti ciascuno; durante tutta la sua durata sono consentite fino a quattro sostituzioni per squadra, a patto che almeno una sia effettuata durante il primo tempo di gioco.

Il campo di gioco consiste in un rettangolo di 18 metri di lunghezza e 9 metri di larghezza. Alle spalle di ogni squadra, è posta una porta, simile a quella del calcio, che copre l’intera larghezza del campo ed alta 1,30 metri. All’interno di ciascuna area, sono posti dei segnali tattili che aiutano gli atleti ad orientarsi in campo. La palla pesa 1.250 grammi, ha 8 fori, 2 sonagli all’interno.

 

Sono 187 i nuovi positivi al Covid-19 accertati nelle ultime 24 ore, su 6.702 test eseguiti (2,79%), dei quali 2.994 molecolari e 3.706 antigenici.  

I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 20 (4 in meno rispetto a ieri).

I pazienti ricoverati in area medica sono 240 (+ 7  rispetto a ieri).

Sono 7.728 i casi di isolamento domiciliare (138 in meno rispetto a ieri).

Si registrano 3 decessi: un uomo di 63 anni e una donna di 70 anni, residenti nella Città Metropolitana di Cagliari, ed un uomo di 63 anni, residente nella Provincia del Sud Sardegna.

N.B. Non sono stati compresi i dati provenienti da Carbonia, Oristano, Nuoro e Olbia, perché non pervenuti.

C’è un pezzo di Sardegna in Dante e Luca Serianni, non solo lo sa, ma lo ha spiegato in maniera chiarissima a tutti, adulti e bambini. Ospite questa mattina a Guspini, alla Festa della letteratura Bimbi a Bordo, il professore emerito di Storia della lingua italiana a La Sapienza, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, della Crusca, e dell’Accademia delle Scienze di Torino, è salito sul palco per spiegare come Leggere Dante oggi. La scelta dell’argomento non è ovviamente casuale, viste le celebrazioni per l’anno dantesco.

«L’ordinamento dei peccati nella Divina Commedia – ha spiegato il professore rispecchia ovviamente la società dell’epoca. Una società sostanzialmente mercantile, dove il furto, la baratteria possono essere considerati alla stregua di un omicidio. Noi oggi non abbiamo nessun dubbio: ovviamente un omicidio è più grave di un furto. Ma ai tempi di Dante no.»

E proprio in tema di barattieri Serianni cita i barattieri dannati all’inferno e inserisce nel loro dialogo proprio la Sardegna. Sono i dannati della V Bolgia dell’VIII Cerchio dell’Inferno, colpevoli di aver usato le loro cariche pubbliche per arricchirsi attraverso la compravendita di provvedimenti, permessi, privilegi (commisero l’odierno reato di «concussione»: è l’accusa, falsa, rivolta a Dante dai Guelfi Neri di Firenze al momento dell’esilio). Compaiono nei Canti XXIXXII, immersi nella pece bollente di cui è piena la Bolgia e da cui sono costretti a restare totalmente coperti. Sono sorvegliati dai Malebranche, demoni alati e neri, armati di bastoni uncinati coi quali afferrano e straziano ogni dannato che tenti di emergere dalla pece.

«I barattieri sono persone corrotte che soffrono la pena di stare sotto la pece bollente, ma nonostante questo contrappasso riescono comunque a dire di non stancarsi mai di parlare di Sardegna. Dice Dante che a parlare di Sardegna “le loro lingue non sono mai stanche”. È uno spaccato del periodo dantesco molto interessante per la società che ne emerge.»

Sono stati consegnati ieri, nella sede della Fondazione Cammino Minerario Santa Barbara. i Testimonium alle pellegrine/i Marilisa Barzon e Sandra Ballin di Venezia e Francesco ed Andrea Amprimo di Biella per aver percorso circa 200 km lungo il Cammino Minerario di Santa Barbara.

Nella stessa giornata di ieri, nella cappella di Santa Barbara della chiesa medioevale di San Francesco, la dott.ssa brasiliana Barbara Bastos, impegnata in un dottorato di ricerca sul Cammino Minerario Santa Barbara, ha consegnato alla pellegrina francese Charline Dschischkariani di Lione il Testimonium e la Torre per aver percorso interamente i 500 km del Cammino Minerario Santa Barbara.

Continua giornalmente l’arrivo e la partenza dei pellegrini/escursionisti italiani e stranieri che con gioia e stupore percorrono il Cammino Minerario Santa Barbara.

Nella cappella dedicata a Santa Barbara nella chiesa medievale di San Francesco ad Iglesias, la vice Ssindaco Claudia Sanna ha consegnato la Torre alla pellegrina romana Cristina Nardelli per aver completato la percorrenza di tutti i 500 km del Cammino Minerario Santa Barbara.

La pellegrina romana ha completato la percorrenza del Cammino Minerario Santa Barbara nel corso di questo torrido mese di agosto dopo aver percorso nello scorso anno la prima parte del Cammino Minerario Santa Barbara.

Un altro bell’esempio di fidelizzazione favorito dalla ricchezza del patrimonio storico culturale, dalla bellezza del paesaggio e dalla cortesia nell’assistenza dei pellegrini come ha sostenuto la stessa pellegrina.

Il Testimonium e la Torre sono stati consegnati nella sede della Fondazione anche al pellegrino Daniele Tolotti di Lonato del Garda che ha percorso da solo l’intero Cammin o Minerario Santa Barbara in 24 giorni.