24 May, 2026
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“Separazioni”, il nuovo libro di Simone Amorino

Il 4 febbraio 2026, alle 4:47 GMT, il settanta per cento dell’umanità adulta si sveglia mancando di qualcosa: un occhio, una mano, un cervello, un cuore, dei nei, dei genitali. I pezzi non sono morti – continuano a funzionare e a trasmettere sensazioni a chilometri di distanza, ovunque siano finiti. Solo i bambini sono illesi. Da questo presupposto, Separazioni dispiega dieci racconti che attraversano Milano, Cagliari, Roma, Cuneo, l’Irlanda di Kilrush e una piattaforma petrolifera nel Canale di Sicilia, intrecciando vite sconosciute attorno a un evento che ridisegna anatomia, intimità, lavoro, giustizia e tecnologia. Ne emerge un romanzo per accumulo, in cui ogni storia tocca un nervo diverso dello stesso corpo collettivo.
Recensione
C’è un’app che si chiama Busco e attraversa tutto il libro come un filo conduttore: triangola la posizione degli organi perduti raccogliendo le sensazioni fantasma di chi li cerca. È una piccola invenzione perfetta, che da sola basterebbe a un romanzo: Simone Amorino, invece, la usa come ponte fra dieci storie che si parlano da lontano, come gli organi separati dei loro protagonisti.
Separazioni è un debutto coraggioso, perché tiene insieme registri normalmente incompatibili. C’è il realismo magico controllato di «Erba», dove un uomo cieco recupera i propri occhi grazie a una bambina che intanto leggeva loro Gianni Rodari. C’è la commedia esistenziale di «Sei secondi», in cui un grafico convive con un cervello finito in piscina e un lag di sei secondi fra il pensiero e il corpo – una trovata che diventa rapidamente una piccola, lucida meditazione cartesiana. C’è il noir mediterraneo di «Mani innocenti», in cui la commissaria sarda Carla Melis indaga su un chirurgo radiato che uccide servendosi di mani altrui: la cosa più interessante non sono i delitti, ma il trauma delle «vittime secondarie», costrette a sentire sotto i polpastrelli un collo che non hanno scelto di stringere.
Poi ci sono i tre racconti più duri, quelli che restano addosso. «Più o meno», scritto in forma di diario da un consulente di SardaCredit, racconta con una sobrietà spaventosa cosa significa avere il proprio pene esposto in una teca di una casa dello studente con sopra scritto PULITE PRIMA DELL’USO: è la cosa più precisa che la nuova letteratura italiana abbia scritto sul consenso e sull’estraneità del corpo. «Il collezionista» è una piccola, perfetta storia di solitudine maschile patologica, costruita con la stessa pazienza con cui il protagonista dispone le sue scatole di latta nel frigo. «Annabella» – il testo più lungo, in forma epistolare – è un piccolo capolavoro gotico: un padre vedovo scrive lettere a una figlia morta mentre la «ricostruisce» pezzo per pezzo nella propria cantina, fino al precipizio.
Amorino sa cambiare voce a ogni racconto senza mai perdere il tono. In «Cracker» diventa una giovane CEO milanese e firma un techno-thriller con cuore etico, sulla tentazione di vendere e sul gesto contrario; in «Vega A» diventa un ingegnere ligure su una piattaforma offshore e
costruisce un thriller industriale di gruppo che è anche un’ode sommessa al lavoro tecnico fatto bene. Il vertice letterario è però «Il sonno di Ella Duffy», racconto borgesiano ambientato nell’Irlanda di provincia, in cui un’impiegata postale cinquantasettenne scopre che il mondo intero potrebbe essere il sogno di un uomo in coma e lei una sua «rappresentante» in questo lato della realtà. Chiude il volume un «Dodecalogo per la persona separata» attribuito al Ministero della Salute: la più amara e divertente parodia di prosa amministrativa che si sia letta da molto tempo, e insieme la prova che Amorino sa stare dentro qualunque lingua decida di mimare.
L’idea-mondo della Separazione è una buona metafora – del distacco, dell’intimità non più garantita dal corpo, della responsabilità che ci tiene legati a ciò che non controlliamo – ma il libro funziona perché Amorino non la spiega mai. La lascia agire. I personaggi non ragionano sulla loro condizione: ci convivono, la lavorano, la ignorano, la usano. Da questo nasce la sensazione più rara: di leggere qualcosa che il 2026 italiano non aveva ancora scritto e che, una volta letto, sembra fosse lì da sempre.
Temi trattati
Il corpo e l’identità nell’epoca della loro frammentazione: cosa siamo quando i nostri pezzi sono altrove, eppure ci appartengono ancora. Il consenso, declinato in tutte le sue forme – dalla violazione sessuale a distanza («Più o meno») all’appropriazione mascherata da cura («Il collezionista», «Annabella»). La responsabilità diffusa: chi è colpevole quando il delitto passa per mani innocenti, e chi si fa carico dei traumi secondari prodotti dalla giustizia. L’etica della tecnologia, raccontata dal di dentro di una startup («Cracker»): la neutralità degli strumenti come illusione, l’open source come gesto morale, il capitalismo opportunistico delle acquisizioni. La solitudine maschile patologica e i suoi camuffamenti affettivi. La sopravvivenza come lavoro collettivo, in cui il deficit individuale diventa risorsa di gruppo («Vega A»). Il dono, la percezione e l’altrove («Ella Duffy»): l’ipotesi che certe persone non siano interamente di questo mondo.
L’innocenza dei bambini come unica zona franca del disastro. E, sullo sfondo, una riflessione su come la burocrazia, la cronaca e il linguaggio mediatico tentano di  ddomesticare l’inaudito – riducendolo a protocollo, a hashtag, a numero verde.

Disponibilità
Il libro è disponibile su Amazon in formato digitale e cartaceo al link https://www.amazon.it/Separazioni-Simone-Amorino/dp/B0H2D3ZS21/

 

L'associazione polit
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