1 August, 2021
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L’Hotel Abi d’Oru, 5 stelle sulla celebre spiaggia di Marinella a Porto Rotondo, riapre venerdì 26 giugno con 70 camere delle 140 disponibili, ricreando l’atmosfera intima di un boutique hotel pur conservando gli ambienti di un grande resort.

Raddoppiano gli spazi, i servizi e l’attenzione al benessere degli ospiti, per una vacanza serena e in totale sicurezza.

«Non solo vogliamo garantire la nostra accoglienza così com’è stato negli ultimi 57 anniafferma Alessandro Convertino, General Manager dell’Abi d’Oru – ma puntiamo a rafforzare la qualità dei servizi e a migliorare l’esperienza dei nostri ospiti, così che possano godersi una vacanza tranquilla e spensierata.»

L’albergo ha adottato misure straordinarie per la tutela della salute del personale e dei clienti dall’arrivo in aeroporto e durante tutta la permanenza, senza tuttavia perdere lo stile ed il clima di vacanza che da sempre si respira all’Hotel Abi d’Oru.

«Sarà un’estate come quelle di una volta, più esclusivaprosegue Alessandro Convertinoper chi ama veramente la Sardegna, tra le regioni meno colpite dall’emergenza sanitaria. Abbiamo la fortuna di offrire ambienti ampi e 5 ettari di giardini con piante di mirto, rosmarino, lavanda, lentisco ed altre essenze mediterranee: ognuno avrà il suo spazio per praticare yoga in riva al mare o sotto gli ulivi, allenarsi all’aria aperta o semplicemente rilassarsi in spiaggia o a bordo piscina.»

Tutto è pensato perché la vacanza possa essere un’esperienza piacevole e di svago, e anche le misure di sicurezza sono un’opportunità per offrire nuovi servizi agli ospiti. Il personale è dotato di mascherine abbinate alle divise disegnate da Antonio Marras per tutti i reparti. Ai piccoli invece pensa l’artista pop Bob Marongiu che sulle mascherine porta l’allegria degli animali rappresentati nei suoi dipinti, come l’ape simbolo dell’Abi Kid’s Club.

Gli ospiti possono effettuare il check-in online da casa e dirigersi direttamente in camera oppure possono farlo come da tradizione sulla terrazza vista mare. In entrambi i casi troveranno un cocktail di benvenuto e tutti gli accessori per una vacanza in sicurezza.

Le comunicazioni durante il soggiorno potranno essere effettuate tramite l’app dell’albergo, che consente tra l’altro di consultare i menu e prenotare i tavoli dei ristoranti e richiedere informazioni ai concierge evitando contatti superflui con il personale.

Nei 3 bar e nei 3 ristoranti dell’albergo, di cui uno direttamente sulla spiaggia, è garantito il distanziamento tra i tavoli e chi lo desidera potrà cenare in camera in assoluto relax.

In spiaggia, fiore all’occhiello dell’Abi d’Oru, gli ombrelloni sono distanziati ben 4,5 metri e verrà potenziato il “beach service” per gustare insalate, bevande, aperitivi e merende direttamente sotto l’ombrellone.

Comfort e sicurezza anche alla Spa dove l’accesso alla sala relax e alla zona umida è possibile solo su prenotazione. I protocolli sanitari sono rigidi come sempre, con disinfezione prima e dopo ogni trattamento.

L’albergo ha inoltre aderito al progetto Sardegna Isola Sicura, un tavolo di lavoro dei maggiori rappresentanti della filiera turistica sarda: aeroporti, società private di trasporto e gran parte dei principali gruppi alberghieri, con l’obiettivo di elaborare un protocollo comune di best practice per offrire agli ospiti serene vacanze estive.

L’Hotel Abi D’Oru apre nel 1963, a pochi chilometri dalla Costa Smeralda che nasce proprio in quegli anni, per volere del conte Vittorio Cini, patron di Ciga Hotels e mecenate italiano. Il Conte affida il disegno dell’Abi D’Oru a Simon Mossa, il noto architetto, politologo e scrittore sardo che fa parte anche del primo comitato di architettura voluto da S.A. l’Aga Khan per creare e delimitare lo stile architettonico della Costa Smeralda.

Simon Mossa disegna un albergo il cui schema ripete quello degli esagoni degli alveari: un progetto talmente originale da essere pubblicato sulle riviste di architettura più importanti di quegli anni.

L’albergo dispone di 140 tra camere, junior suite e suite, quasi tutte con vista sul Golfo di Marinella a Porto Rotondo. Solo la grande piscina riscaldata, il giardino privato e un laghetto naturale separano le stanze dell’Abi d’Oru dalla spiaggia, che ha una vasta area riservata agli  ospiti dell’albergo. Agli amanti dello sport l’albergo offre 2 campi da tennis, 1 campo da calcio a cinque, un campo da pallavolo e numerose opzioni per gli sport d’acqua.

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Aereo Meridiana 2

«Il mantenimento del quartier generale a Olbia è un buon segnale che crediamo possa garantire un ruolo primario dell’isola nel potenziale di crescita della compagnia – aggiunge l’assessore dei Trasporti Carlo Careddu -. Ora chiediamo attenzione verso tutti gli scali della Sardegna e un rafforzamento dell’offerta di collegamenti, consapevoli della dimensione nazionale e internazionale alla quale da domani giustamente Air Italy aspira. In questo momento – aggiunge Careddu – il nostro pensiero va a tutti i lavoratori che hanno reso possibile con i loro sacrifici questo primo risultato, a Qatar Airways per il coraggio imprenditoriale e all’Aga Khan per l’attaccamento alla compagnia e alla Sardegna. E infine alla buona politica che si è impegnata per rendere possibile tutto ciò anche quando le speranze erano prossime allo zero.»

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«L’aeroporto di Cagliari-Elmas non può restare senza la compagnia di bandiera isolana, che costituisce un veicolo di promozione del territorio e garantisce collegamenti sottoposti a oneri di servizio.»

A sostenerlo è il consigliere regionale di Forza Italia Edoardo Tocco che cerca di muovere gli ingranaggi per un nuovo modello di continuità territoriale.

«La battaglia decisiva è per riportare Meridiana su Cagliari – aggiunge Edoardo Tocco -. Una mission importante che la Regione deve contribuire a agganciare, con un ritorno che si ripercuoterebbe anche sull’attività dei numerosi agriturismo del sud Sardegna, con un ciclo virtuoso per gli investimenti affrontati dagli operatori. E’ necessario assicurare i voli per turisti ed emigrati nel corso della stagione estiva, con l’incremento delle tratte come Bologna e Torino. Siamo convinti che Meridiana sia un motore decisivo per l’economia isolana. Si tenga conto poi – conclude Edoardo Tocco – che il personale della compagnia targata Aga Khan è di stanza ad Olbia, con orari assurdi per la maggior parte degli operatori. Dobbiamo dunque avere la certezza che Meridiana abbia come ulteriore piattaforma il principale scalo della Sardegna.»

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«L’aeroporto di Elmas dovrebbe diventare lo specchio della Sardegna, la vera piattaforma turistica della nostra Isola in termini di immagine e ricadute economiche per il territorio. Sarebbe quindi auspicabile che Meridiana tornasse nello scalo di Cagliari.»

E’ la proposta di Edoardo Tocco, consigliere regionale di Forza Italia.

«E’ un azzardo che non possiamo permetterci – aggiunge Edoardo Tocco -. In questo senso, Meridiana costituisce un simbolo per la Sardegna, visto anche il legame con l’Aga Khan. Una grande fetta del personale è stato dirottato al Costa Smeralda di Olbia, un’altra parte è finita nel tunnel della cassa integrazione con prospettive incerte. La Sardegna non può continuare ad aspettare delle compagnie straniere che approdano per soddisfare altre esigenze, non prestando attenzione agli interessi della Sardegna. Per questo – conclude Edoardo Tocco – la speranza è che la Sardegna si riappropri della sua compagnia di bandiera Meridiana per collegare lo scalo di Elmas a Roma, Milano, Verona e Torino, solo per citare le rotte più appetibili.»

 

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Procede a ritmo serrato la circuitazione, presso le associazioni dei sardi emigrati,  del documentario di Sergio Naitza, affidata al Circolo “Nuraghe” di Fiorano Modenese, secondo un progetto regionale approvato dal Servizio Coesione Sociale – Settore Emigrazione dell’assessorato del Lavoro della Regione Autonoma della Sardegna, che lo ha incluso tra i progetti regionali da finanziare nel quadro del programma 2016 a favore dell’emigrazione sarda, con iniziative da sviluppare nel corso del 2017.

Nel pomeriggio di domenica 15 ottobre la proiezione è stata  organizzata, presso Casa Giacobbe, dal Circolo culturale sardo “Grazia Deledda” di Magenta alla presenza del regista, del sindaco – Chiara Calati – e dell’assessore allo Sport e alle Politiche giovanili – Luca Alberto Aloi – del comune di Magenta. A far gli onori di casa hanno provveduto Valter Argiolas, presidente del Circolo, e Antonello Argiolas, presidente onorario del Circolo e membro del Comitato Esecutivo della F.A.S.I.

Dopo la proiezione, Sergio Naitza ha sintetizzato le origini di questo suo lavoro, frutto di una laboriosa selezione – per un film della durata di 90 minuti – dell’immenso patrimonio di  immagini (per una durata di 120 ore di proiezione) custodite nell’archivio della RAI – sede regionale per la Sardegna. Tutte le immagini selezionate (sequenze da inchieste, documentari, servizi giornalistici, molte da celebri programmi come TV7 e AZ) sono state rimontate, sono stati conservati nell’originale solo alcuni spezzoni di interviste.

Il racconto di quindici anni di storia sociale della Sardegna – dalla fine degli anni Cinquanta al 1970 (anno fatidico in cui la squadra del Cagliari conquista lo scudetto), cioè il periodo cruciale in cui la Sardegna esce da una economia agropastorale per entrare, a seguito dell’approvazione del primo Piano di Rinascita (legge n. 588 dell’11 giugno 1962 con  fondi di spesa di circa 400 miliardi di lire diluiti a scaglioni per un decennio), nell’epoca della trasformazione industriale – si “sgomitola” attraverso l’invenzione di uno scambio di comunicazioni  epistolari tra un fratello, costretto a trasferirsi a Cagliari per cercare lavoro, e una sorella, rimasta invece nel piccolo paese dell’interno.

Attraverso il “filo rosso” costituito da questa corrispondenza “ci guardano” dallo schermo “le nostre storie”, le vicende di quel quindicennio di storia della Sardegna che ha visto: la crisi delle miniere di carbone del Sulcis e la perdita di migliaia di posti di lavoro per i minatori; il progressivo aumento del flusso migratorio verso le città del triangolo industriale (Torino, Genova, Milano); l’inizio delle servitù militari in Sardegna a seguito del “Bilateral Infrastructure Agreement” (B.I.A.) dell’ottobre 1954, con la creazione di installazioni nell’isola nei territori di La Maddalena e di Cagliari; la costruzione della diga del Flumendosa per combattere la cronica siccità; la lotta dei pescatori “poveri” di Cabras contro i “Baroni in laguna”, titolo di un famoso libro di Giuseppe Fiori (la cui inconfondibile voce risuona negli spezzoni di alcune  interviste, in particolare al giovane bandito “Grazianeddu” Mesina catturato dalle forze dell’ordine); il banditismo (“L’Anonima sequestri”) che sceglie la strada più atroce ma più economicamente “produttiva” (quella, appunto, dei sequestri di persona) convincendo il Parlamento a istituire una Commissione d’inchiesta sul banditismo in Sardegna; i primi  passi dell’industrializzazione con la nascita dei due poli petrolchimici di Porto Torres e di Sarroch; il sorgere degli insediamenti turistici nella zona destinata a diventare universalmente nota come “Costa Smeralda”; per approdare a Riva, al “Giggi” eroe della conquista di uno scudetto che fa assaporare il gusto dolce della vittoria e del riscatto non solo a una squadra di calcio ma a un intero popolo (residenti ed emigrati, questi ultimi ancora più motivati ad esaltare nei luoghi di nuova residenza nella penisola e all’estero lo “storico” trionfo calcistico).

Il commento delle immagini brilla per la felicità di espressione (i testi sono di Giulia Clarkson e di Sergio Naitza), per le musiche originali (di Romeo Scaccia) e per la professionalità delle voci narranti (Corrado Giannetti, Cristina Maccioni, Marco Spiga). Meritano una citazione sia Davide Melis (per il montaggio) sia Luca Melis  (per la fotografia).

Sergio Naitza ha motivato l’assenza di qualsiasi specificazione didascalica dei nomi delle illustri personalità intervistate, la cui voce ha voluto che si conformasse alle testimonianze rese dalla anonima gente comune. Per i meno giovani, non sarà comunque difficile riconoscere:

• lo  scrittore Giuseppe Dessì che difende i diritti della lingua romanza qual è il sardo contrapponendola al “dialetto italiano”;

• lo storico e giornalista Manlio Brigaglia che spiega il “caso Carbonia” (la città che, con l’adesione dell’Italia nel 1953 alla C.E.C.A – Comunità europea del carbone e dell’acciaio -, dovette fronteggiare la concorrenza dei carboni esteri, più economici e con minore presenza di zolfo, con conseguente crisi del settore estrattivo sulcitano, e perdita di centinaia di posti di lavoro);

• il filosofo Antonio Pigliaru che chiarisce chi è l’intellettuale democratico;

• il senatore Giuseppe Medici che illustra i risultati dell’Inchiesta parlamentare sul banditismo;

• il giovane Aga Khan che rivela come è approdato nell’isola per vedere un terreno che aveva acquistato senza sapere dove fosse collocato e che poi intravvede la possibilità di un insediamento turistico di élite su tutta la costa bagnata da un mare che ha il colore dello smeraldo.

Anziani e giovani non hanno ovviamente difficoltà a riconoscere il mitico “Giggirriva”.         

Il documentario, attraverso la suggestiva potenza delle immagini in bianco/nero, è l’ideale mezzo attraverso il quale insegnanti volonterosi che operano in Sardegna possono far conoscere ai propri allievi un pezzo importante della storia dell’isola nel Novecento, che i manuali in uso liquidano in poche righe (se va bene).

Così potranno capire che quelle “storie guardate” li “riguardano”. I sardi anziani residenti ed emigrati, nascondendo qualche fremito di commozione, la lezione di queste storie la conoscono già perché l’hanno vissuta.

Un buffet con prodotti alimentari sardi (pane carasau, formaggio, ricotta, salsiccia, dolci) ha allietato i numerosi spettatori (alcuni provenienti da Circoli vicini), ai quali il provetto sommelier cavalier Virgilio Mazzei ed Elena Marongiu, giovane laureata in Scienze e tecnologie alimentari, hanno illustrato le caratteristiche rispettivamente dei vini (cannonau Nepente di Oliena; vermentino Lastima docg di Monti) e de su “Casu Sardu” (latte di pecora con latte di capra di Fanari Formaggi).

Paolo Pulina     

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Sotto la presidenza dell’avv. Renzo Persico si è riunita venerdì 28 luglio 2017, presso il Conference Center di Porto Cervo, l’assemblea annuale dei soci del Consorzio Costa Smeralda, per analizzare attività e programma del Consorzio, bilancio consuntivo e bilancio previsionale ed elezione del nuovo componente del Consiglio di Amministrazione.

Presente all’assemblea il nuovo sindaco di Arzachena Roberto Ragnedda, che ha rivolto il suo saluto ai soci ed illustrato le linee guida del programma dell’Amministrazione.

Con il 97,6% dei voti favorevoli, l’Assemblea ha confermato il giudizio positivo sull’operato del Consorzio – guidato dall’avvocato Renzo Persico e dal vice presidente, Mario Ferraro – ha inoltre approvato attività e programma, bilancio consuntivo, bilancio previsionale e nominato Davide Cerea, già direttore finanziario del Gruppo Smeralda Holding, come nuovo componente del Consiglio di Amministrazione.

Il presidente Renzo Persico, nella sua relazione ai Consorziati, ha evidenziato come il sistema turistico di Arzachena/Costa Smeralda, frutto della lungimiranza e della grande passione creativa del principe Aga Khan, confermi ancora oggi la sua validità, rimanendo legato ai criteri ispiratori della sua fondazione quali l’ambiente, la cultura e la identità storica.

«Spetta a noi, che abbiamo la fortuna di gestire questo straordinario patrimonio, farci carico degli oneri che accompagnano tale dono – ha affermato Renzo Persico -. Questo sentimento di rispetto assoluto non può che rafforzare il concetto di responsabilità, che è strettamente collegato alla difesa del territorio, delle acque, delle coste, dell’ambiente e di tutto quell’universo costituito da esperienze ed equilibri che sono alla base del nostro lavoro. Ecco perché il nostro impegno si è concretizzato sempre di più da una parte nella difesa dell’ambiente, degli aspetti paesaggistici, edilizi e, dall’altra, nella gestione di un attento sistema di servizi ambientali e di sicurezza di alto profilo. È bene ricordare come il nostro Consorzio, per poter essere protagonista e fortemente competitivo in campo internazionale, debba investire sempre di più nel miglioramento delle infrastrutture e nel potenziamento delle sue attività in generale, in un costante dialogo e collaborazione con l’intero sistema che circonda il Consorzio.»

Mario Ferraro, vice presidente del Consorzio Costa Smeralda e AD della società operativa – la Servizi Consortili Spa – ha illustrato le linee strategiche del piano di progetti in fase di definizione con il comune di Arzachena: «Grazie al potenziamento di energie e investimenti, il Consorzio vuole ribadire il suo ruolo di tutore del territorio, preservando questo splendido ambiente, con progetti sostenibili e iniziative compatibili con la modernità richiesta dalle strategie di sviluppo, affinché il mito della Costa Smeralda sia sempre ai primi posti nel mercato del turismo mondiale. La nostra missione è rendere questo paradiso ancora più unico e piacevole, intensificandone i servizi e creando infrastrutture per migliorarne la fruibilità, la viabilità e l’accessibilità e favorire la scoperta, la conoscenza e l’interazione con il territorio e le sue ricchezze, nel massimo e costante rispetto dell’ambiente».

Tra i progetti realizzati per questa stagione, parte di un più ampio piano strategico, ci sono: venti nuovi parcheggi nel centro di Porto Cervo, la Passeggiata Porto Paglia, un percorso pedonale lungo un chilometro e mezzo vista mare, che parte dal centro del borgo smeraldino e conduce alla spiaggia, riqualificando l’ingresso di Porto Cervo; la creazione dei percorsi naturalistici-benessere “Pevero Health Trail”, in linea con la valorizzazione delle risorse naturali del territorio e favorire così la destagionalizzazione e un più ampio calendario di eventi culturali e di intrattenimento anche nei mesi di bassa stagione.

Ha chiuso i lavori il direttore Massimo Marcialis, che, nella sua relazione, ha illustrato ai Soci i principali dati economici e finanziari, evidenziando il lavoro svolto dal Consiglio che ha saputo migliorare i conti finanziari del Consorzio Costa Smeralda elevando al contempo gli standard dei servizi offerti.

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La compagnia aerea Meridiana, che fino al 1991 si chiamava Alisarda, fu fondata nel 1963 dal principe Aga Khan che voleva promuovere il turismo in Sardegna, isola dove aveva effettuato importanti investimenti. Oggi l’azienda è operativa sui maggiori scali italiani, conta una flotta di 15 aeromobili più uno in arrivo e le sue mete sono, soprattutto, quelle turistiche, italiane ed estere di medio raggio.

Proprio per le mete di destinazione vacanziere il periodo estivo è quello con più viaggiatori. In un recente incontro con i sindacati l’azienda ha quindi annunciato l’assunzione di 75 persone nel ruolo di assistenti di volo per…

L’articolo completo è consultabile nel sito: http://www.diariolavoro.it/lavoro_meridiana.html .

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La Costa Smeralda piange Alfonso Iantosca Il leggendario cuoco e pizzaiolo del Pomodoro e del Romazzino è scomparso lo scorso mese di marzo. Aveva 82 anni.

La Costa Smeralda piange una delle sue colonne. É morto il mese scorso, all’età di 82 anni, Alfonso Iantosca, storico cuoco e pizzaiolo del Romazzino e del Pomodoro. Fofò, come in Costa Smeralda lo chiamavano tutti, era arrivato a Porto Cervo nel ’63, agli albori di quella che negli anni successivi diventerà una delle località turistiche più famose al mondo. Negli anni d’oro della Costa Smeralda, Fofò era diventato il pizzaiolo preferito del principe Karim Aga Khan, la fama delle sue pizze arrivò a precederlo conquistando i palati di sovrani, industriali, attori e sportivi di tutto il mondo. I sovrani di Giordania, dopo essere rimasti folgorati dalla pizza di Alfonso Iantosca, avevano fatto recapitare una lettera col timbro reale nella quale chiedevano al pizzaiolo i segreti della sua mitica ricetta. Anche il re Gustavo di Svezia impazziva per le sue focacce al rosmarino. Monica Vitti andava matta per la pizza ai capperi e Ugo Tognazzi per le triglie al sugo. Ma il nome di Iantosca cominciò da subito a circolare tra le ville dei vip e i clienti degli alberghi di Porto Cervo: lo volevano tutti. Restano nella memoria le sue grigliate a Mortorio, con un barbecue improvvisato sulla spiaggia che richiamava personaggi famosi e gente comune.

Alfonso Iantosca era originario di Avellino e all’inizio degli anni Sessanta faceva parte dell’Arma dei Carabinieri. Mandato in Sardegna, scelse di rimanervi, ma in altre vesti: venne assunto dall’ e iniziò a sfornare pizze per i palati più esigenti del mondo. Una scelta di vita davvero sorprendente, ma molto azzeccata: «Ha amato la Sardegna e la Costa Smeralda per tutta la vita – racconta sua figlia, Claudia Iantosca – al punto che sua madre, in quegli anni, si impegnò per far emigrare negli Usa sia lui che i suoi due fratelli, miei zii. Mia nonna riuscì nell’intento, ma solo in parte: i miei due zii partirono e si stabilirono in America e vivono tuttora lì. Mio padre invece rimase in Sardegna. Si rifiutò di partire, e non sbagliò la scelta: ha vissuto una vita piena, entusiasmante, soddisfacente, e soprattutto è diventato un punto di riferimento per la cucina in Costa Smeralda». Le sue pizze, infatti, hanno contribuito a creare una istituzione come il Pomodoro di Porto Cervo, tuttora avvolto da un’aura leggendaria.

Dopo una lunga e impegnativa carriera (arrivava a cucinare anche 400 pizze al giorno, una sorta di macchina), Iantosca si è ritirato nel 1995, dopo oltre trent’anni passati tra i tavoli del Romazzino e del Pomodoro. Lo scorso mese di marzo, è scomparso. Un altro dei protagonisti dell’epopea della Costa Smeralda se ne è andato dopo aver contribuito, con il suo lavoro, a costruire parte del Mito.

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