29 January, 2026
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Come dimenticare il 25 aprile del 1945? Sembra una data lontanissima ma è fortemente vicina a noi.
L’Italia era ancora occupata dai tedeschi ma l’indomito coraggio dei partigiani è rimasto nella storia e ha segnato per sempre un’era che ha visto tante perdite tra i partigiani e anche tra i civili.
Tante storie inerenti la vita di quel periodo ci sono state lasciate in eredità a ricordo perenne, segnato da lutti, esecuzioni, campi di sterminio.
Non possiamo certamente dimenticare le ritorsioni tedesche con esecuzioni sommarie.
Tra i misfatti più cruenti da non dimenticare gli eccidi delle Fosse Ardeatine e Marzabotto.
Ecco, indubbiamente, sono episodi che hanno scosso quel periodo, ma proprio per non dimenticare quei fatti ma soprattutto in generale, l’occupazione tedesca che ormai era giunta alla sua fine, il 25 aprile è la data che celebra la Liberazione che finalmente prendeva corpo con l’insurrezione generale di tutti, contadini, operai, intellettuali e, soprattutto, tante donne.
È in questo frangente che per ricordare quell’incredibile evento che ha liberato l’Italia dall’occupazione nazista, tanti sono i volti, le storie e, soprattutto, il ruolo delle donne, che grazie al loro sacrificio, spesso anche con la vita, hanno dato un valore ed un significato indelebile per tutti.
A questo proposito, vorrei citare il racconto di Renata Viganò, che con il suo libro “L’Agnese va a morire” ci propone uno spaccato di vita vissuta del personaggio Agnese.
È la stessa autrice, che prendendo spunto dalla sua esperienza tra i partigiani delle Valli di Comacchio, ben risalta il risentimento collettivo di fronte all’offesa dell’invasione, che si tramuta in un sommovimento di giustizia e libertà.
Il romanzo ben si inquadra in quel periodo ed il personaggio Agnese ci fornisce il quadro preciso di situazioni, che mano a mano, cambiano repentinamente.
Agnese non si è mai allontanata dall’orto, dalla fontana di casa sua, ma quando questo accade, l’episodio dell’uccisione del marito è in quel preciso istante che avviene la trasformazione che si concretizza nella ribellione, nel seguire i partigiani nelle paludi e nel compiere imprese oltre l’immaginario, a cavallo della sua bicicletta.
È la vita che scorre e che ci presenta, trasportandola ai nostri giorni, l’esempio dell’Italia migliore che ritrova il coraggio, la forza, il sacrificio, consegnando a noi questa bella Italia. Noi tutti, a perenne ricordo, non dimentichiamolo e non dimentichiamo tutti questi Eroi, a loro vada il nostro eterno Ringraziamento.
Armando Cusa

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Il Coronavirus ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere, è stata eccezionale la mobilitazione generale del personale medico schierato in modo massiccio con il supporto di infermieri, volontari e con l’ausilio delle forze dell’ordine adibite al controllo del movimento delle persone, per evitare quanto più possibile lo spostamento delle persone ed evitare il contagio, provvedimento imposto dal Governo su indicazioni della comunità scientifica.
Il quadro generale è di un grande sconforto per la perdita così massiccia di tante persone, soprattutto anziani.
Abbiamo rivolto alcune domande al sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, per fare il punto della situazione che si sta vivendo in Sardegna e in particolare a Cagliari.
Gli interventi della Regione Sardegna sono stati immediati e anche lei con la sua amministrazione ha messo in atto tutta una serie di interventi afferenti la diffusione del contagio.
Ritiene che gli interventi messi in atto siano stati esaustivi?
«La situazione è indubbiamente difficile, non dico niente di nuovo. Innanzitutto, abbiamo pensato di mettere in sicurezza sanitaria i cittadini. Numeri alla mano, riteniamo di aver raggiunto un risultato soddisfacente, usando il linguaggio della realtà. Siamo ovviamente preoccupati per l’impatto che questa epidemia sta già producendo sul tessuto economico e sociale. Rispetto ad un evento totalmente sconosciuto ed improvviso, ritengo che gli interventi siano stati esaustivi, guardando anche ai numeri dei contagi. Poi, con le attuali conoscenze maturate sul campo, certo si potrà fare meglio in futuro.»

Come Amministrazione comunale, quali ulteriori interventi avete in cantiere?

«Intanto, abbiamo affrontato l’emergenza alimentare e, in generale, quella sui beni di prima necessità, organizzando, attraverso le politiche sociali, la distribuzione di cibo e la consegna a casa per chi non aveva la possibilità materiale di muoversi. Abbiamo lavorato con la Croce rossa, la Caritas, le varie associazioni sul territorio, Mondo X, Domus del Luna, la Corisar in collaborazione con Coldiretti.

La risposta c’è stata ma molto dipende anche dalla durata di questa crisi e dagli aiuti che devono necessariamente arrivare da Governo in particolare e regione. I Comuni non hanno budget illimitati e quello che entra serve per i servizi essenziali. Io non voglio tagliarli.»

Un altro aspetto non meno importante è il blocco totale delle attività industriali ma non solo, anche il commercio in generale è in estrema sofferenza: a tal proposito, quali sono le vostre iniziative?

«Il lockdown non è deciso dal Comune. Noi abbiamo posticipato tutte le scadenze relative ai tributi locali. E’ chiaro che più fondi ho a disposizione e meglio sono in grado di aiutare le piccole imprese. Stiamo studiando sistemi per agevolare la ripresa, verificando gli spazi all’aperto e le relative concessioni. 

La situazione è in evoluzione e sono in contatto con tutti gli altri colleghi sindaci per fare una proposta unitaria a Governo e rRegione. Cagliari, soprattutto in questo periodo, fino ad ottobre inoltrato, vive di eventi, iniziative turistiche e culturali. E’ ovvio che la ripartenza sarà legata a quanto sarà possibile muoversi in libertà.

Stiamo comunque lavorando al bilancio, alla ricerca di altri fondi che vadano, da un lato a sostenere le attività imprenditoriali, dall’altro a chi ha davvero bisogno.»

Armando Cusa 

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Conclusa la Via Crucis officiata da Papa Francesco, siamo tutti qui con i nostri pensieri, le nostre inquietudini e le nostre speranze, ma Papa Francesco ci ha corroborato lo spirito riversando su di noi Fede, Speranza, Fiducia e Preghiera nell’affidarci totalmente a Gesù.
La Corona di Spine sta a significare il nostro stato d’animo, ma noi stessi siamo chiamati a dare una svolta alla nostra vita.
Lo spunto di tutto ciò viene esplicitato da un servizio televisivo condotto da Bruno Vespa.
Le tematiche che vengono affrontate sulle cause prodotte dal Coronavirus, vengono sviscerate e messe in luce con estrema chiarezza.
Esiziale è stata l’affermazione fatta da un medico virologo: «Il Coronavirus è stato l’11 settembre della Sanità Italiana».
L’accostamento con l’11 settembre statunitense con l’attacco alle Torri Gemelle è veramente terrificante.
Ad oggi la contabilità delle vittime ci lascia sgomenti, ci fa e deve fare riflettere sull’estrema precarietà della nostra vita, ha posto in evidenza la fragilità di una società volta esclusivamente ad un benessere personale senza che noi stessi non abbiamo avuto la consapevolezza di guardare oltre la siepe che separa il nostro giardino dal vicino di casa nostra.
La Pandemia scoppiata in tutta la sua violenza ha causato tantissime vittime, i medici, infermieri, volontari, che hanno cercato di combattere il Coronavirus, inizialmente hanno spesso operato privi di dispositivi di protezione individuale e questo ha prodotto un’ulteriore diffusione del contagio.
Le morti sotto i nostri occhi ci conferiscono l’esatta realtà della Via Crucis, uno stillicidio continuo, con un Virus subdolo, sinuoso, invisibile, che si è concretizzato con la strage di tante morti.
Il Virus è stato definito dall’OMS una Pandemia e questa affermazione si è, purtroppo, concretizzata con decine di migliaia di decessi a livello planetario.
Questa Via Crucis che ci prepara alla Pasqua vorremmo veramente che fosse l’inizio di una rinascita per tutti e, a tal proposito, non posso fare a meno di fare un riferimento all’Enciclica di Papa Giovanni XXIII “PACEM IN TERRIS” che chiede a gran voce la Pace nel mondo, così tanto martoriato e sofferente.
Armando Cusa

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Oggi 2 aprile 2020 ricorre il 15° anniversario della morte di Papa Wojtyla.
Tutti hanno ricordato la sua figura, a Lui tantissimi hanno rivolto una preghiera.
In questa ricorrenza non possiamo esimerci dal ricordare quanto Papa Wojtyla ha fatto durante il suo pontificato.
Il percorso di evangelizzazione da lui portato avanti fatto capire l’importanza della presenza di Dio.
«Non siete mai soli» «Bisogna varcare la soglia della speranza», così ripeteva rivolgendosi alle folle che lo acclamavano.
Era amato da tutti, già in vita era Santo e la sua beatificazione è diventata realtà grazie a Papa Francesco che lo ha proclamato Santo fra i Santi.
Durante il suo pontificato è rimasto scolpito nella mente di tutti il suo intervento nella Valle dei Templi, ad Agrigento, nel 1980.
Furono durissimi il suo intervento e l’anatema lanciato ai mafiosi che in quegli anni causarono morti e tanti lutti.
In quell’occasione, fu nitido quando, rivolgendosi alla mafia, disse: «Anche per voi arriverà il giorno del giudizio, pentitevi!»
Ancora un ricordo che è importante non venga mai dimenticato: la caduta del muro di Berlino, nel 1989.
Quell’avvenimento ha cambiato le sorti del mondo e tutti i potenti si sono chinati dinanzi a Lui.
Noi tutti, non potremo mai dimenticare Papa Wojtyla e come si è speso per il bene dell’umanità, cercando sempre di infondere speranza ed affidarsi totalmente a Dio e alla Chiesa che, sin da allora, aveva subito un forte cambiamento in un’evengelizzazione sul campo, fianco a fianco con tutti, infondendo fiducia nel cammino della vita.
Questo percorso evangelico è stato ancora di più rafforzato dopo l’attentato in Piazza San Pietro e, soprattutto, lo sgomento a livello planetario e le preghiere che si levarono per la sua salvezza.
Questa è la figura di Papa Wojtyla, un Papa innovativo, moderno, che con il contatto continuo con le folle ha cambiato il volto della Madre Chiesa e, soprattutto, con un innovativo ecumenismo, con un coinvolgimento di tutte le religioni.
Armando Cusa

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Uno spettacolo senza luci, senza applausi, un evento che arriva direttamente dalle case degli artisti per raccogliere fondi per la Protezione civile.
Ad aprire questa kermesse canora Cesare Cremonini e Tiziano Ferro che apre la carrellata con il proposito di abbracciare tutta l’ Italia.
Una serata speciale e per il momento unico che l’Italia intera sta vivendo.
Uno sforzo enorme che RAIUNO ha messo in campo per mettere insieme artisti importanti.
Una grande serata di musica dedicata a quanti stanno lottando contro il Coronavirus.
Grandi artisti, attori cantanti, tutti uniti per dare il loro contributo in un momento così drammatico.
Una serata speciale dove la musica è stata la padrona di casa, elargendo a grandi mani un po’ di quella leggerezza e anche un po’ di serenità.
Una serata mai vista prima, innovativa, bellissima ed anche commovente, una performance che tutti hanno fatto compiendo un gesto di solidarietà e generosità.
Tantissimi hanno seguito questo inedito spettacolo, molto gradito e seguito e tanti sono stati i messaggi di ringraziamento.
Veramente una bellissima serata, indimenticabile, ineguagliabile, impareggiabile.

Armando Cusa

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In questi giorni di emergenza Coronavirus, non dobbiamo dimenticare di aprire una finestra sulle altre malattie, tra le quali c’è la SLA.

Casualmente, l’altra sera, ho seguito un piccolissimo frammento di Frontiere, il programma di RAI 1 condotto da Franco di Mare.
Non voglio fare della pubblicità alla RAI, anche perché non ne ha bisogno, ma quel documento mi ha fatto riflettere su problemi di estrema importanza e mi riferisco in modo particolare alla recente presenza a Sanremo 2020 di Paolo Palumbo, giovane sardo affetto da SLA. Terminata la sua performance, che ha suscitato enorme commozione, è calato il sipario e tutto è stato accompagnato da un silenzio assordante.
Tutto quello che è stato descritto è un richiamo chiaro, forte, netto, rivolto soprattutto alla Sanità, perché vorremmo che ci fosse maggior attenzione su questa malattia,  senza dimenticare anche le tante altre malattie che meritano la stessa attenzione.
La Sanità pubblica in occasione dell’emergenza Coronavirus ha messo in campo tutte le sue energie, con il totale sacrificio e impegno di medici, infermieri, volontari.
A loro deve sempre il nostro perenne ringraziamento, ma una volta che l’emergenza sarà rientrata, bisognerà mettere mano alle carenze emerse ed andranno trovate adeguate risposte, con programmi di sviluppo e stanziamenti di risorse, non più rinviabili nel tempo.
Armando Cusa

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L’emergenza Coronavirus, in Sardegna, ha già mietuto 28 vittime e 682 persone sono risultate positive. In Italia il bilancio è sconvolgente, 101.739 i contagiati, 11.591 le vittime (812 soltanto nelle ultime 24 ore).
Per esaminare la situazione sarda ma in particolare come si vive l’emergenza a Cagliari, abbiamo interpellato il presidente del Consiglio comunale di Cagliari, Edoardo Tocco, anche per conoscere quali iniziative sono state poste in cantiere e con quale urgenza verranno concretizzate.
«È chiaro – ha spiegato Edoardo Tocco – che la situazione si è ulteriormente aggravata ed i problemi da affrontare sono diversi. Innanzitutto, ci sono le criticità presenti degli ospedali che sono privi di DPI e non possono operare in sicurezza. Questo non è ammissibile, anche perché c’è la necessità di respiratori, indispensabili per curare i pazienti critici. A tal proposito, dobbiamo alzare la guardia e contenere al massimo il movimento delle persone per evitare la diffusione del virus. La situazione a Cagliari è drammatica ed il problema sociale non va sottovalutato, la guerra del pane anche qui è diventata una realtà. Inoltre – ha aggiunto Edoardo Tocco – il finanziamento disposto dal Governo è insufficiente a colmare le necessità delle persone ma questo è un problema per tutta la Sardegna e l’Italia intera. Ho deciso di attivare delle videoconferenze con gli altri rappresentanti dei Comuni, per verifiche e iniziative da intraprendere.»
«Abbiano chiesto al Governo concrete misure di sostegno per le attività produttive – ha concluso Edoardo Tocco -. È indubbio che l’Esecutivo nazionale debba mettere in campo tutta una serie di iniziative divenute ormai imprescindibili, per la sanità, le persone e le città.»
Armando Cusa

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La fame unità alla disperazione, questo è il connubio tragico a cui stiamo assistendo in questi giorni.
Il Coronavirus, oltre che aver già mietuto molte vittime, piano piano sta attirando a sé anche altre vittime che non sono persone decedute, ma sono vittime che potranno concretamente aggiungersi al conto globale se il Governo non riuscirà a mettere in campo iniziative mirate per dare certezze ad una Nazione già duramente colpita e provata.
In questi giorni è, soprattutto, il Meridione che comincia a fare sentire la sua voce, una voce che parla di fame e disperazione.
I supermercati che vengono presi d’assalto con violenza ed iniziative che non lasciano intravedere nulla di buono.
La disperazione viene cavalcata dalle organizzazioni malavitose che certamente stanno sfruttando la situazione di malessere conseguente alla mancanza di soldi e di cibo.
Per certi versi, sembra di essere tornati indietro nel tempo, ai “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, quando nel Milanese del ‘600, aggredito dalla peste, il sommovimento popolare lasciò spazio alla fame con la guerra del pane e, soprattutto, era il Governo di allora che venne messo alla berlina. In quel frangente, la massa venne facilmente manipolata da chi voleva che il malcontento ed il dissenso trovassero terreno fertile per la delinquenza asservita ai padroni senza scrupoli.
Quello che sta accadendo oggi, è come la cartina di tornasole che ripropone un copione già visto.
Il campanello d’allarme certamente non è sfuggito al Viminale che ha attivato immediatamente le contromisure del caso, senza tralasciare nulla, anche perché questi fenomeni di sciacallaggio devono essere fermati.
Una sottolineatura credo sia necessaria: ciò che sta accadendo, ripropone fortemente sempre la questione Meridionale che induce ancora una volta a riflettere sul come intervenire in un’area del Paese che quasi sempre è stata emarginata, con la creazione di discriminazioni sociali che possono sfociare in una forte contestazione popolare, con conseguenze drammatiche.
Tutti ci auguriamo che questo periodo che stiamo attraversando a causa del Coronavirus, con restrizioni giustissime e mirate, sfoci presto in una conclusione positiva, nella speranza che si possa giungere ad un vaccino che possa arginare la diffusione dei contagi e, soprattutto, alla sconfitta definitiva di questo virus che ha già mietuto tante vittime e per il quale l’umanità sta pagando un prezzo altissimo.
Armando Cusa

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Mercoledì 25 marzo 2020 è la giornata dedicata al ricordo di Dante Alighieri, il sommo Poeta conosciuto in tutto il mondo che mai come ora è ancora di più attuale.
Le opere principali  di Dante sono la “Vita Nuova” e la “Divina Commedia“.
Del periodo giovanile l’una, posteriore all’esilio l’altra.
Indubbiamente. l’argomentare su Dante è veramente interessante e la lettura delle sue opere, ci fa capire quanto la società attuale si specchia maggiormente e le sue vicissitudini ci portano quasi a confrontarci e capire, da parte nostra, il significato della vita.
In Dante, mantiene una centralità assoluta il tema di Dio che viene quasi intuito, non come amore ma come potenza.
I grandi enunciati della Summa, per citarne alcuni, “Deus aeternus est“, “Deus infinitus est”.
Dio è “L’Imperator che lassù regge”, “Il Nostro Imperatore” e altre potremmo citarne.
Il Dio Dantesco, come Dio di Potenza è il Dio tomista, motore primo, immobile, dell’universo.
Credo che il concetto che Dante ha di Dio, ci trasporta inequivocabilmente nella nostra società attuale, nel nostro vivere quotidiano.
Pertanto, il sommo Poeta ci riporta alla realtà, il riavvicinarsi a Dio in un momento in cui la società attuale si trova alle prese con il Coronavirus. Perché l’accostamento con la Divina Commedia è certamente attuale tale da proporre imperiosamente da parte nostra ad una riflessione che credo sia necessaria per darci modo di capire ancora nel nostro intimo il vero messaggio che Dante ci ha lasciato.
E’ anche vero che non tutti conoscono le opere di Dante Alighieri, ma oggi credo che studiosi e non, siano nella condizione di conoscerlo e di apprezzarlo.
Armando Cusa

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Oggi, 21 marzo 2020, è una data importante, perché è oggi che vengono ricordate tutte le vittime di mafia.
Una data importante che serve ancora una volta a scuotere le coscienze di tutti, per far sì che i delitti perpetrati dalla mafia non vadano nel dimenticatoio ma restino sempre impresse nella memoria.
Se dovessimo citare tutte le persone che sono state uccise dalla mafia, l’elenco sarebbe lunghissimo e tutti meriterebbero di essere citate e che si racconti la loro storia, come sono vissuti e, soprattutto, tenere presente il loro sacrificio e che, immolatisi per la difesa della Patria e delle Istituzioni, sono per noi un esempio di legalità.
Oggi voglio ricordare Peppino Impastato, ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978.
La data ci fa pensare, anche una strana casualità, all’uccisione di Aldo Moro, perpetrato dalle Brigate Rosse, il cui corpo venne fatto ritrovare in via Caetani, a Roma, il 9 maggio 1978.
Sì, forse una coincidenza, strade e storie che si intersecano per motivi diversi ma che hanno in comune sempre la Libertà, le Istituzioni, il vivere civile, valori che non possono essere messi in secondo piano, sempre freschi, trasparenti.
Oggi, a distanza di tanti anni, tutti lo ricordano e non a caso viene considerato alla stregua dei martiri. Peppino Impastato sapeva bene cosa fosse la mafia, certamente non quella delle coppole o delle lupare, bensì la mafia come potere, sistema, connubio e, soprattutto, prevaricazione dei diritti dei lavoratori e dei diritti dei cittadini. In questo caso, la memoria va all’eccidio di Portella della Ginestra, dove in quell’occasione gli agricoltori manifestavano il loro dissenso per un diritto che veniva loro disconosciuto.
Sapere cos’è la mafia è veramente il primo passo per contrastarla. Ecco questa era la mafia contro cui si batteva Peppino Impastato.
Molti si sono posti la domanda perché la sua voce sia rimasta inascoltata e solo oggi, a distanza di tanti anni, emerge forte il rammarico per aver perso l’occasione di ergere al suo fianco il dissenso di una comunità sorda e distante da un vivere becero ed inconcludente, invece di creare un argine di solidarietà, spargendo al suo fianco un nuovo profumo di libertà e democrazia.
Questo è quello che certamente avrebbe voluto Peppino Impastato, un grandissimo desiderio che alla fine si sarebbe arrivati a spezzare quel filo sinuoso e sottile nei confronti della mafia. Ma, a tutt’oggi, la strada della legalità è ancora lunga da percorrere e la lotta contro la mafia è irta di difficoltà ma, possiamo starne certi, si arriverà alla disintegrazione della stessa e questo potrà avvenire solo con il dissenso totale e la fermezza, il tutto coniugato con Democrazia, Libertà e Difesa delle Istituzioni.
Un pensiero va rivolto a tutte quelle persone che sono morte per valori così nobili e bellissimi: Legalità, Trasparenza e Democrazia.
A loro vada sempre e a perenne ricordo il nostro ringraziamento.
Armando Cusa