28 October, 2021
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Prende il via l’11 ottobre al MayMask, contenitore culturale di eventi unici e spazio di partecipazione e condivisione di idee ed espressioni artistiche a Cagliari, la mini rassegna ideata e diretta da Stefano Giaccone, Roberto Belli e Arnaldo Pontis “Causa Guasto (il Suono del Tempo mutilato)”. Tre eventi (11 ottobre, 25 ottobre e 8 novembre con inizio per tutti alle ore 20.30) tutti di venerdì che vogliono proporre una prospettiva “di opposizione fisica, di grido in faccia al naufragio dell’umano, tentare una via alta di scollinamento”, spiega Stefano Giaccone che cura la direzione artistica. Fondatore dei Franti e dei Kina, tra i musicisti storici della scena indipendente italiana, ha una storia artistica affollata di eventi ed esperienze sia come solista sia in gruppo. Scrittore, agitatore, sognatore e artigiano video-sonoro, ha suonato in mezza Europa in numerose date ed eventi punk, jazz, teatro e canzone d’autore.

Venerdì 11 ottobre Stefano Giaccone, insieme a Roberto Belli ed Arnaldo Pontis, musicisti tra i più attivi nella scena ambient-industrial sarda tra performances poetiche, videoinstallazioni, reading, multimedia, video e scenari sonori elettronici (Machina Amniotica, Brigata Stirner), inaugureranno il primo appuntamento con la sonorizzazione live di “Le straordinarie avventure di Mr. West”, un film di Lev Kuleshov, pioniere e maestro del cinema sovietico (ebbe tra i suoi discepoli anche Sergej Ėjzenštejn). Un film satirico, fortemente ironico nei confronti di giudizi stereotipati americani e borghesi in generale sulla giovane Rivoluzione. «Trattandosi di Arnaldo Pontis, Roberto Belli (Machina Amniotica, Brigata Stirner) e Stefano Giaccone alias “Kina, Franti e altri disastri” la neo-sonorizzazione della pellicola andrà a valorizzare la dimensione farsesca e “difuorista” (citando Demetrio Stratos) del film stesso». Aspettarsi di tutto è il minimo. Sonorizzazione a cura del MayMask Collective. Contributo per ogni serata: 5,00 euro.

Il 25 ottobre la prima assoluta in Sardegna di “Traversée – Traversata” di e con Dimitri Porcu, figlio d’arte (suo padre era il poeta e traduttore Marc Porcu), poeta, musicista scrittore di origini sarde con un passato da migrante che lo ha portato fra tante peripezie ad attraversare con la sua famiglia il Mediterraneo, e Stefano Giaccone. Migliaia di migranti tentano l’attraversamento del mare, delle Alpi, migliaia di donne e uomini naufraghi nell’economia globale tentano di transitare incolumi dal primo mondo industriale a quello informatico e globalizzato. Un momento creativo in movimento, tra canzoni, poesia, immagini, racconti, la lingua francese, italiana, e “sa Limba sarda”, ricordi di un futuro al di là del mare profondo. Migliaia di ricordi e sentimenti delle nostre anime tentano di approdare su una nuova riva di speranza e passione vitale. In scena due attori-musicisti, ai lati opposti di un baule che da quasi cento anni viaggia con nomi, padri, figli, tra Sant’Antioco, Tunisia, Marsiglia, Lione, Cagliari, New York e il fiume Po, a Torino, come le loro vite.

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Dal 1995 continuano a sperimentare e a contaminare, distaccandosi dai confini che inquadrano i generi artistici ma al contrario ispirandosi trasversalmente a diverse fonti, dal punk americano alla post-industrial, fino alla ricerca musicale nel campo dell’elettronica, le opere e alle teorie di personaggi come William Burroughs ed il suo cut-up letterario, o l’avanguardia musicale di John Cage, per poi rielaborarlo verso nuove frontiere possibili. Percorsi artistici sempre diversi che trovano nell’utilizzo delle nuove tecnologie un ottimo supporto per il proprio percorso di indagine, in cui la componente testuale e poetica si fonde alla ricerca sonica e alle arti visive e performative, il cinema e la musica. Machina Amniotica, il progetto in continua evoluzione di musica, immagini e poesia in attività da più di venticinque anni con innumerevoli produzioni nata dal sodalizio artistico tra Roberto Belli (nihilNONorgan, voce), Arnaldo Pontis (SystemShutdown, morbide macchine), Marco Rocca (mar.core, chitarra) e Paola Cireddu (Ripley8, basso) ritorna con un concerto dal vivo il 3 maggio al Fabrik Club in via Mameli 216 a Cagliari, inizio alle ore 22.00. Un evento per i fan della formazione cagliaritana tra le più apprezzate della scena musicale sarda, le cui esibizioni live sono piuttosto rare. Ingresso 5 euro con tessera CSAIN in formato cartaceo o digitale.

Un concerto di musica live e immagini video (spezzoni di film e inediti) che vede brani originali e rielaborati della band, nei quali, su tappeti strumentali tradizionali ed elettronici, si innestano testi in italiano, a volte recitati, di profondità poetica. In scaletta anche alcune cover selezionate (Velvet Underground e Pink Floyd). Performance di poesia, installazioni, interpretazioni performatiche, sonorizzazioni per film, video, immagini, concerti: la loro espressione si risagoma a seconda del territorio da percorrere, da attraversare, da interpretare, fino a disegnarne una planimetria nuova. «Machina Amniotica ha sempre uno scopo, da più di venticinque anni a questa parte: quello di esplorare, di formare, di fondare il nostro mondo dell’espressione, dirigendoci svelti e attenti come in una corsa su un piano inclinato, salendo e sprofondando, come in una vertigine capovolta», spiega Roberto Belli, voce e testi.

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Materia verbale, e testuale, dure e morbide macchine, assemblaggi visivi e sonori, frequenze profonde, acustiche, elettriche, elettroniche. Venerdì 25 maggio sarà possibile assistere al concerto dei Machina Amniotica, al MayMask, alle ore 21.00. Progetto cagliaritano di poesia, musica, rumore ed immagini in attività da più di vent’anni con innumerevoli produzioni, il gruppo nasce e si sviluppa dal sodalizio fra Roberto Belli (NihilNONorgan), Arnaldo Pontis (System Shutdown), Marco Rocca (mar.core) e Paola Cireddu (Ripley8) con l’obiettivo di esplorare, formare, fondare il proprio mondo dell’espressione. Un melting-pot ideale in cui l’utilizzo di diversi mezzi espressivi viene sviluppato in un continuo interscambio di contaminazioni incrociate.

«In principio la parola, che era assordante. Poi il rumore, che si faceva orizzonte del mondo, unendosi poi con l’armonia, l’elettronica, la transizione.»

Un progetto di rappresentazione multipla ispirato alle opere e dalle teorie di personaggi come e che trova nell’utilizzo delle nuove tecnologie un ottimo supporto per il proprio percorso di ricerca.

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Sentimenti e disabilità. L’amore che supera ogni ostacolo e va oltre ogni forma di tabù. L’amore che accoglie la diversità, ne coltiva i sogni e i desideri, l’amore vissuto nell’emotività, nell’affettività, e nel corpo. Il diritto umano a vivere la propria sfera di intimità e a intrattenere relazioni interpersonali sotto il profilo psicoaffettivo, emotivo e sessuale anche per chi si trova in una condizione di ridotta autosufficienza a livello di mobilità e motilità o a causa di un aspetto fisico lontano dai modelli estetici dominanti e ritenuti attraenti.

Il regista Giovanni Coda, da oltre venticinque anni attivo sul fronte del cinema sperimentale con una forte connotazione sociale che porta avanti con la militanza di genere temi e storie difficili o lontane dai canoni comuni, dopo il grande successo di critica e pubblico internazionale dei recenti e pluripremiati lavori cinematografici “Il rosa nudo” (2013), “Bullied to Death” (2015) e l’ultimo “Xavier” (2017), annuncia il via alle riprese nei prossimi giorni del suo nuovo film “Mark’s Diary”, che si ispira a tante storie vere e al libro (unico in Italia) “Loveability” di Maximiliano Ulivieri, edito da Erickson che ne ha concesso i diritti di utilizzo per la realizzazione del film. Il primo libro italiano basato su testimonianze dirette e scritto dalla prospettiva anche di ricercatori, decisori politici e operatori, che affronta il tema dell’assistenza sessuale per disabili, una realtà ormai consolidata in gran parte dell’Europa e quasi sconosciuta in Italia.

Mark e Giacomo, i protagonisti, sono due ragazzi colpiti da una grave disabilità che ne limita i movimenti in modo quasi totale. Quando si incontrano esplode tra loro un’attrazione ed un amore reciproco tanto profondo quanto impossibile da realizzare perché non hanno alcuna possibilità di poter entrare in una qualsiasi forma di intimità. Affideranno così le proprie emozioni e i propri sentimenti a due personaggi di fantasia. Un amore virtuale-visionario-onirico, un sogno lungo un giorno, e la consapevolezza che nulla sarà più lo stesso e che la lotta per il diritto all’amore è solo all’inizio. Il Diario di Mark, le sue pagine, sono la sua vita, costellata dal dolore e dalla frustrazione di non poter esprimere se stesso se non attraverso comportamenti stereotipati sempre e comunque mediati da altre persone (quasi sempre genitori, assistenti sanitari o badanti).

“Mark’s Diary”, sarà un lungometraggio di 75 minuti, la cui uscita nelle sale cinematografiche è prevista a ottobre/novembre 2018. Scritto e diretto da Giovanni Coda, verrà girato interamente in Sardegna, tra Cagliari e Oristano. Prodotto dalla University of Derby (UK) e A.C. Labor (Italy), produttore associato Atlantis Moon Productions (USA), e sostenuto da New Renaissance Film Festival Amsterdam, Social Justice Film Festival Seattle e dalla Fondazione Sardegna Film Commission, in collaborazione con Zamuner Circus, vede nel cast costituito da attori americani e italiani: Mark Cirillo (L.A. – USA), Caleb Spivak (Atlanta – USA), lo stesso Maximiliano Ulivieri (Livorno/Bologna), Giacomo Curti (Roma – Italia), Rachele Montis (Cagliari – Italia), Luca Massidda (Cagliari – Italia), Alessandro Angioni (Cagliari – Italia), Davide Vallascas (Cagliari – Italia), Valentino Bistrussu (Cagliari – Italia), Duo Spezie – Zamuner Circus (Italia). Musiche originali a cura di Cosimo Morleo, Andrea Andrillo, Arnaldo Pontis e Les Stik Fluo.

Il progetto filmico “Mark’s Diary” si riferisce, come tutta la produzione del regista cagliaritano, a quell’area cinematografica sperimentale in cui l’estetica fotografica trova linfa vitale al confine tra il cinema e l’arte visiva, quella terra di mezzo dove tutto è possibile ed ogni risvolto artistico è assolutamente imprevedibile. Siamo nel territorio del cinema d’avanguardia in cui lo stesso Coda trova nei filoni della sinfonia visiva (a cui si ispira per le scene urbane in esterni) e del cinema astratto (scene in interni) il suo habitat creativo ideale. Film d’autore e di ricerca che rielabora il cinema sperimentale della tradizione italiana e riconsidera in chiave contemporanea la relazione creativa tra arte, fotografia e immagine filmica, già anticipata dai futuristi nelle loro teorie esposte nel “Manifesto della Cinematografia” del 1916, tesa alla ricostruzione di un ricco e affascinante panorama visivo-visionario. Nuove forme di linguaggi in cui la matrice videoartistica e fotografica, che da sempre caratterizza le opere del regista, autore, sceneggiatore e fotografo indipendente, si fonde tra fiction e cinema del reale. Al centro di questa ultima opera i due protagonisti, l’impossibilità fisica di amarsi e la loro devastante emotività, libera di esprimersi a ogni latitudine attraverso i movimenti del corpo dei danzatori e dei loro “avatar”.

«La società si sforza di venire incontro alle persone con disabilità per ogni loro bisogno che non possa essere svolto in completa autonomia. Le aiutiamo a vestirsi, spogliarsi, mangiare e lavarsi. Diamo loro carrozzine elettriche per muoversi, macchine con comandi speciali, computer dotati delle più sofisticate tecnologie, dotiamo le loro case di soluzioni robotiche che consentano loro una vita, la più possibile, indipendente – spiega il regista – Eppure, di tutti questi diritti, di cui nessuno metterebbe in dubbio la legittimità, ce n’è uno che viene sistematicamente taciuto, omesso, rimosso: quello alla sessualità. Toccarsi ed essere toccati, necessità naturale per chiunque, diventano questioni scabrose, disturbanti, scomode, se riferite alle persone con disabilità.»

Un tema complesso e molto delicato che l’autore tratta nel suo film attraverso la letteratura, la danza, la musica, la poesia e la sensibilità che contraddistingue tutti i suoi lavori, con il fine non solo artistico ma anche di interesse sociale, per descriverne accuratamente le istanze, porsi delle domande e sensibilizzare verso queste problematiche, aprire un varco e una discussione e sostenere la causa portata avanti da Maximiliano Ulivieri, blogger con disabilità, fondatore e presidente dell’Associazione “LoveGiver”, Comitato promotore per l’introduzione legalizzata dell’”assistenza sessuale” alle persone con handicap fisici e psichici. Co-autore inoltre del libro “Loveability” (Erickson 2014) insieme a Debora De Angelis, Fabrizio Quattrini, psicologo, psicoterapeuta, sessuologo, Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali dell’Università «G. D’Annunzio» di Chieti-Pescara e presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma, Sergio Lo Giudice, docente di Filosofia e Storia al liceo «Copernico» di Bologna, Giulia Garofalo Geymonat, ricercatrice in Scienze sociali presso il dipartimento di Gender Studies dell’Università di Lund in Svezia e Maurizio Nada, docente nei corsi per educatori e operatori socio-sanitari, autore di testi e pubblicazioni nell’ambito della disabilità. Un testo che prende il titolo dal sito omonimo, nato da una idea dello stesso Ulivieri per raccogliere le molteplici testimonianze, richieste ed esigenze, pervenute negli anni seguenti la pubblicazione delle sue personali esperienze sul suo blog.

«L’assistenza alla sessualità a persone con Disabilità rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale», si legge nel testo che introduce il progetto sul sito dedicato “lovegiver.it”.

Il libro vuole essere d’aiuto a chi – disabili e familiari – vive ogni giorno sulla propria pelle le conseguenze di una vita in cui sessualità e affettività sono negate, ma anche di stimolo a indurre alla riflessione e a liberare da tabù e pregiudizi, portando all’attenzione del dibattito pubblico il tema del rapporto tra sessualità e disabilità.

«In paesi come la Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Svizzera, la professione dell’Assistente sessuale per individui diversamente abili è già da tempo una realtà. In Italia siamo ancora lacerati nell’affrontare l’argomento “disabilità” dal punto di vista delle conquiste esistenziali che molti disabili riescono a raggiungere quando hanno modo di accedere al loro più intimo potenziale, compreso quello sessuale – precisa Giovanni Coda -. Mark e Giacomo sono innamorati, ma non possono amarsi, perché disabili e perché le loro famiglie sostengono che il loro amore è sbagliato, contro natura e che in quanto “angeli” non hanno bisogno di carezze, sguardi e sentimenti. Sono eterni bambini. L’unica cura possibile: i farmaci. Come se fossero affetti da chissà quale grave malattia. Erano solo innamorati, e forse, nonostante le avversità della vita, ora lo sono ancora di più.»

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Con il video-concerto dal titolo Lettres sonores et musicales martedì 17 aprile, alle 21.00, al Teatro Massimo di Cagliari, prosegue “Le Salon de Musique”, rassegna organizzata dall’associazione culturale Suoni e Pause, giunta alla XVII edizione.

Partendo dallo spettacolo Lettres sonores, andato in scena per Le Salon de Musique il 6 marzo, dove venivano proposti nella traduzione e riduzione curata dalla pianista e direttrice artistica di Le Salon, Irma Toudjan, i testi delle cassette sonore ricevute dallo scrittore russo Valery Afanassaiev da un suo amico russo, in un periodo in cui a Mosca non era possibile esprimersi liberamente, Lettres sonores et musicales offre una variazione sul tema, intrecciando musica e immagini in un percorso che dalle lettere riportate nel libro di Afanasseiev conduce sino alle lettere, altrettanto intimiste, composte dalla Toudjian.

Sul palco ci saranno la stessa Irma Toudjian (pianoforte), Arnaldo Pontis (elettronica) e Matteo Casula (chitarra) che hanno curato anche questa speciale versione dello spettacolo. Il progetto Magnetica Ars Lab fondato da Arnaldo Pontis, ha permesso il lungo lavoro di ricerca iconografica e multimediale che ha preceduto la realizzazione e il montaggio dei video.

 

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Con il video-concerto dal titolo Lettres sonores et musicales martedì 17 aprile, alle 21.00, al Teatro Massimo di Cagliari prosegue “Le Salon de Musique”, rassegna organizzata dall’associazione culturale Suoni e Pause, giunta alla XVIIesima edizione.

Partendo dallo spettacolo Lettres sonores, andato in scena per Le Salon de Musique il 6 marzo, dove venivano proposti nella traduzione e riduzione curata dalla pianista e direttrice artistica di Le Salon, Irma Toudjan, i testi delle cassette sonore ricevute dallo scrittore russo Valery Afanassaiev da un suo amico russo, in un periodo in cui a Mosca non era possibile esprimersi liberamente, Lettres sonores et musicales offre una variazione sul tema, intrecciando musica e immagini in un percorso che dalle lettere riportate nel libro di Afanasseiev conduce sino alle lettere, altrettanto intimiste, composte dalla Toudjian.

Sul palco ci saranno la stessa Irma Toudjian (pianoforte), Arnaldo Pontis (elettronica) e Matteo Casula (chitarra) che hanno curato anche questa speciale versione dello spettacolo. Il progetto Magnetica Ars Lab fondato da Arnaldo Pontis, ha permesso il lungo lavoro di ricerca iconografica e multimediale che ha preceduto la realizzazione ed il montaggio dei video.

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Martedì 6 marzo, per il nuovo appuntamento con “Le Salon de Musique”, sul palco del Teatro Massimo di Cagliari arrivano le “lettere sonore” di Valery Afanasseiev, scrittore, musicista e compositore russo.

Musica, letteratura e videarte si intrecciano in questa serata che vedrà sul palco i musicisti Irma Toudjian (pianoforte), Arnaldo Pontis (elettronica) e Matteo Casula (chitarra), autori anche delle musiche originali scritte apposta per questa occasione.  La voce recitante sarà quella dell’attore Marco Spiga, impegnato a ripercorrere il romanzo di Afanasseiev, “Lettres sonores”, nella traduzione e riduzione curata dalla stessa Toudjan. Un romanzo in cui l’autore riporta i contenuti delle cassette sonore ricevute dal suo miglior amico, residente a Mosca in un’epoca in cui non era possibile esprimersi liberamente. 

Scrive Valery Afanasseiev, a proposito del suo libro pubblicato nel 1986. «Le letteres sonores (zvoukovié pis’ma) erano di moda nell’ U.R.S.S: all’inizio degli anni Cinquanta l’euforia di quell’epoca si limitava all’abbondanza del caviale. Le piccole cassette gialline duravano circa tre minuti; ne ho ricevuto uno da mio padre. Questo termine evocativo mi è venuto in mente nel corso di una registrazione che destinavo ad un amico a Mosca. Vivevo già in occidente…Parlavamo del più e del  meno indifferentemente e di diverse altre cose…Nelle registrazioni che ricevevo c’erano più scatti: il mio amico spegneva il magnetofono in continuazione».

La regia è di Cristina Maccioni, mentre le scenografie sono curate da Sabrina Cuccu. Elaborazioni video a cura di Magnetica Ars Lab.

La serata è organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Le Officine e il Teatro di Sardegna. 

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Martedì 6 marzo per il nuovo appuntamento con Le Salon de Musique sul palco del Teatro Massimo di Cagliari arrivano le lettere sonore di Valery Afanasseiev, scrittore, musicista e compositore russo.

Musica, letteratura e videarte si intrecciano in questa serata che  vedrà sul palco i musicisti Irma Toudjian (pianoforte), Arnaldo Pontis (elettronica)e Matteo Casula (chitarra), autori anche delle musiche originali scritte apposta per questa occasione.  La voce recitante sarà quella dell’attore Marco Spiga, impegnato a ripercorrere il romanzo di Afanasseiev, “Lettres sonores”, nella traduzione e riduzione curata dalla stessa Toudjan. Un romanzo in cui l’autore riporta i contenuti delle cassette sonore ricevute dal suo miglior amico, residente a Mosca in un’epoca in cui non era possibile esprimersi liberamente. 

Scrive Afanasseiev, a proposito del suo libro pubblicato nel 1986. «Le letteres sonores (zvoukovié pis’ma) erano di moda nell’U.R.S.S: all’inizio degli anni Cinquanta l’euforia di quell’epoca si limitava all’abbondanza del caviale. Le piccole cassette gialline duravano circa tre minuti; ne ho ricevuto uno da mio padre. Questo termine evocativo mi è venuto in mente nel corso di una registrazione che destinavo ad un amico a Mosca. Vivevo già in occidente…Parlavamo del più e del meno indifferentemente e di diverse altre cose… Nelle registrazioni che ricevevo c’erano più scatti: il mio amico spegneva il magnetofono in continuazione».

La regia è di Cristina Maccioni, mentre le scenografie sono curate da Sabrina Cuccu. Elaborazioni video a cura di Magnetica Ars Lab.

La serata è organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Le Officine e il Teatro di Sardegna. 

   

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Hangar, il laboratorio di idee e di ricerca espressiva di Industrie Stirner cambia sede nella pausa estiva e si trasferisce il 9 agosto alla Cueva Rock di Quartucciu per rendere omaggio nel sesto appuntamento, a partire dalle ore 21.00, a una delle più importanti formazioni del rock indipendente italiano: i Franti, progetto musicale italiano originario di Torino attivo dalla fine degli anni settanta fino al 1987. Ospite speciale Stefano Giaccone, fondatore dei Franti e dei Kina, considerato uno dei più rilevanti musicisti della scena indipendente italiana con una storia artistica affollata di eventi ed esperienze sia come solista sia in gruppo. Scrittore, agitatore, sognatore e artigiano video-sonoro, ha suonato in mezza Europa in migliaia di date ed eventi punk, jazz, teatro e canzone d’autore. L’artista torinese porterà nella performance dal vivo le canzoni e le parole dei Franti, accompagnato da Alessandro Rizzu alla chitarra, Fabio La Neve al basso e Luca Lilliu alla batteria (band formata appositamente per questa occasione). Un live in cui si alterneranno anche gli interventi di Brigata Stirner con Arnaldo Pontis e Roberto Belli, esponenti della scena elettronica e industriale cagliaritana da oltre venticinque anni nell’ambito della ricerca sonora e poetica. Il concerto sarà preceduto dalla presentazione insieme a Carlo Birocchi (Chourmo) del progetto Franti (attraverso la proiezione di documenti video) e del volume edito nel 2015 dalla casa editrice torinese Nautilus “Franti: perché era lì. Antistoria di una Band Non Classificata”. Un evento-tributo frutto della collaborazione tra Stefano Giaccone, Industrie Stirner, Bohèmien Eventi (di Atena e Luca Morgante) e MayMask. Inizio a partire dalle ore 21.00, ingresso 5 euro.

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Mercoledì 21 giugno in occasione della Festa europea della musica la rassegna Le Salon de musique propone “Le Salon del Musique en fête”, una non stop musicale completamente gratuita in programma da pomeriggio a notte nel Teatro Massimo di Cagliari.

Novità dell’edizione di quest’anno della Festa, organizzata dall’associazione Suoni & Pause, in collaborazione con Sardegna Teatro, il V-Art Festival (FIIA), la Scuola Civica di Musica San Sperate e lo studio di registrazione janeStudio, sono le esibizioni affidate sia a musicisti professionisti che non.

Si comincia alle 18.30, nel foyer del teatro, e si prosegue poi nello spazio “M”, per arrivare a fine serata con “Music for a Body Cage”, lo speciale concerto dal vivo organizzato come evento conclusivo: proporrà la rielaborazione live delle colonne sonore composte dai musicisti Irma Toudjian e Arnaldo Pontis per gli ultimi film del regista Giovanni Coda. Per l’occasione, insieme a loro suonerà anche il giovane chitarrista Matteo Casula, mentre lo stesso Coda proietterà  la sua opera di video-arte realizzata ad hoc e ispirata alla sua ultima mostra “Giovanni Coda_Exposition”, come sintesi dell’evoluzione del linguaggio cinematografico condensata in una particolare rielaborazione video di immagini e riprese provenienti dai suoi ultimi  lavori cinematografici (“Brightness”, il  ”RosaNudo” e “Bullied to Death”).

Ad arricchire la serata saranno le esibizioni della danzatrice Carla Onni e delle attrici Cristina Maccioni ed Eleonora Giua.