1 February, 2023
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16 dei 25 alunni della classe 3ª A del Liceo Classico dell’anno scolastico 1971/1972 si sono ritrovati ieri, a Carbonia, a distanza di 50 anni dall’esame di maturità. All’incontro ha partecipato anche la professoressa di Latino e Greco, Gabriella Marmotti Pasqui.
E’ stata grande l’emozione vissuta da tutti i partecipanti nel ricordare i tanti momenti vissuti insieme. Al termine, c’è stata la consegna di un attestato di partecipazione a ciascun “alunno”, firmato dalla professoressa Gabriella Marmotti Pasqui.
L’incontro tra gli alunni della 3ª A 1971/1972 del Liceo Classico di Carbonia si è concluso con il pranzo al ristorante del Lu’ Hotel e la promessa di ritrovarsi in futuro, per festeggiare nuovamente.
Questi i nominativi dei partecipanti: Mario Bandiera, Duilio Tatti, Augusto Mocci, Lino Raia, Angelo Caneo, Enrico Cambedda, Franco Dessanai, Elio Sundas, Ninni Pianu, Mauro Locci, Tore Tiddia, Nando Salis, Giorgio Puxeddu, Beppe Locci, Enzo Frau, Armando Cusa, prof.ssa Gabriella Marmotti Pasqui.
Armando Cusa

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Donna di Sardegna. La figura femminile attraverso le fotografie di Enrico Cambedda e le sculture di Nando Leone. E’ l’evento artistico e culturale che ha caratterizzato questa calda estate teuladina. Un migliaio di visitatori, soprattutto turisti, ha visitato questa mostra che ha avuto come protagonista la donna sarda.

In una sala dell’ex Palazzo Baronale Sanjust, grazie ad un allestimento impeccabile ed un rigore assoluto, sono state presentate più di cento fotografie a colori ed altrettante sculture. Le fotografie, scattate in occasione delle principali manifestazioni religiose in Sardegna, hanno riprodotto meravigliosi volti di donna, impreziositi dai magnifici costumi tradizionali dei paesi sardi. Enrico Cambedda, fotografo per hobby, coglie immagini con passione, senza riserve. Un modus operandi  affascinante: fotografia documentaria, senza fronzoli o elaborazioni ma attraverso un processo di ripresa dello scatto  immediato e naturale. E’ lo scintillìo di un istante di vita, colto nella sua presenza irripetibile.

La mostra è stata l’occasione per creare un legame tra il nostro vedere e sentire odierno e la sensibilità artistica di uno scultore, autodidatta, come Nando Leone, autore di moltissime opere, caratterizzate da un anelito verso il futuro, senza dimenticare il passato e la tradizione. Ciò che, infine, incanta del lavoro di questo scultore, è la sua capacità di contenere in sé le radici dell’antica arte sarda, quella degli interpreti più prestigiosi e la poesia che egli ha infuso alle forme. La donna protagonista attraverso la riproposizione delle tante dee madri, di maternità moderne, di amanti, ballerine o semplicemente con forme di straordinaria arditezza plastica. Il tutto utilizzando materiali poveri, come ossa di animali, pietre antiche, sassi levigati dal tempo, terracotta. 

Un connubio artistico, quello fra fotografia e scultura, che ha avuto successo, tanto da far prevedere ulteriori collaborazioni fra Enrico Cambedda e Nando Leone.

                               

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Verrà presentato martedì sera, alle 21.00, presso Casa Spiga, a Teulada, il libro “Santu Sidoriu – TEULADA Fede, culto, storia e tradizione del Santo Agricoltore”, di Enrico Cambedda, Giampaolo Cirronis Editore. Interverranno il sindaco di Teulada Daniele Serra, il parroco della chiesa della Beata Vergine del Carmelo don Ignazio Porcu, l’editore Giampaolo Cirronis e, infine, l’autore Enrico Cambedda. Coordinerà la presentazione Stefano Urru.

Pubblichiamo la prefazione al libro, dell’autore Enrico Cambedda.

Non ho mai pensato di scrivere un libro. Neppure questo lo è. Da tempo volevo offrire, prima di tutto a me stesso, poi ai Teuladini, una riflessione su Sant’Isidoro Agricoltore, il più amato dalla gente del mio paese. Ho cercato, allora, di preparare una sorta di diario che contenesse notizie sulla vita del Santo madrileno, sul suo culto nel Mondo, in particolare in Sardegna e, naturalmente, a Teulada. Mi sono servito delle notizie gentilmente offerte dalla Real Congregacion de San Isidro de Madrid e da altre pubblicazioni, in lingua spagnola, che sono state utili per capire e documentare la sua figura. Sono state altrettanto indispensabili alcune chiacchierate con amici, persone anziane, uomini di chiesa ed un’attenta lettura delle pagine web dei tanti comuni, in tutto il mondo, che festeggiano Sant’Isidoro. Il mio diario, per scelta personale, non ha valenza scientifica. Altri, molto meglio di quanto possa aver fatto io, consulteranno archivi e documenti ufficiali e potranno fornire notizie sulla storia del culto a Teulada e sulla chiesetta rurale. Mi è stata utile la collaborazione dei tanti amici che hanno provveduto ad inviarmi la documentazione fotografica sul simulacro del santo; alcuni mi hanno contattato da paesi lontani: Messico, Uruguay, Argentina, Colombia, Panama, Filippine, etc. Altri, anche attraverso le biblioteche, mi hanno aiutato qui in Sardegna. è servita la mia passione per la fotografia che mi ha consentito, nel corso degli anni, di seguire, a maggio ed agosto, le tante feste di Sant’Isidoro a Teulada. Non è stato facile fare una selezione fra migliaia di immagini conservate in archivio. Spero di aver utilizzato quelle più significative. Sono stato a lungo in dubbio sulla sistemazione dei vari capitoli. La logica avrebbe voluto che iniziassi con la presentazione della Vita di Sant’Isidoro e proseguissi con tutte le altre notizie inerenti la diffusione del suo culto. Ma l’obiettivo di questo mio lavoro è, soprattutto, quello di mettere in risalto la grande fede, la religiosità, il folclore e le tradizioni che animano ed uniscono, uomini e donne del mio paese. Senza voler sminuire l’importanza di Isidro Labrador, la sua vita, i miracoli e la devozione degli Spagnoli, soprattutto dei Madrileni, a cui ho dedicato le pagine più significative di questo diario, ho scelto di far luce, soprattutto, sul rapporto fra questa figura e Teulada ed aprire così il racconto. Per presentare il mio paese mi sono servito degli splendidi versi di un amico poeta e del “sogno letterario” di un altro amico giornalista, conosciuto circa trent’anni fa. Tutto questo, per conservare quella splendida magia dei luoghi e delle persone di Teulada. Ho voluto accogli-re la collaborazione dei bambini della Scuola Primaria “Taddeo Cossu“, che hanno illustrato con disegni semplici e spontanei la loro idea del santo. Ho dedicato qualche capitolo allo svolgimento della festa, dando grande spazio alle foto e limitando all’essenziale la parte narrativa. Anche se le immagini, spesso, sanno raccontare più delle parole o di qualsiasi prosa. Insomma, una cronaca fotografica essenziale per cercare di cogliere le sensazioni, i colori, le tradizioni, la religiosità. In altre parole: la Festa. Mi è sembrato opportuno riproporre, grazie all’autorizzazione del figlio Gabriele, quanto su Sant’Isidoro scrisse Ovidio Addis: un testo ricco di colore, di poesia e di leggenda che rientra nel sentimento più profondo della popolazione. Ho dedicato qualche pagina a delle curiosità legate al finanziamento della festa, attraverso “sa circa“ (la questua) ed “is progettus” (una sorta di asta). Non ho potuto ignorare il fascino e l’importanza della Confraternita del Rosario che, erede dei primi fedeli della Teulada settecentesca, ancora oggi accompagna le più importanti espressioni del culto religioso, compresa la festa di Sant’Isidoro. Alla Confraternita ho riservato diverse immagini. Nella seconda parte del diario ho scritto della vita del protettore degli agricoltori, della moglie Maria Toribìa (Santa Maria de la Cabeza) e del figlio Illàn. Su quest’ultimo, spesso, sono state scritte cose errate. Anche importanti studiosi ed uomini di chiesa hanno sempre ignorato che Illàn non morì bambino ma sopravvisse ai genitori sino a tarda età. Una parte importante è stata riservata alle preghiere ed alle invocazioni, tradotte dalla lingua spagnola. Tre diversi capitoli hanno accennato, rispettivamente, al culto di Sant’Isidoro Agricoltore, nel Mondo, in Italia e in Sardegna. Il capitolo finale ha riguardato “Is goccius“, quei canti religiosi dedicati al Santo. Mi sono dovuto limitare a quelli cantati a Teulada, senza trascurare un qualche accenno ad altri della Sardegna (Sedilo) ed ai gosos spagnoli. In questo capitolo ho anche sintetizzato alcuni motteti e versi a lui dedicati. Ho accolto, in altrettante pagine strategiche, due poesie di un’amica, espressione della più genuina anima popolare, manifestazione autentica dell’amore e del culto e di grande sensibilità poetica. Ribadisco che il mio è un lavoro modesto, senza alcuna velleità letteraria, pensato e scritto col cuore, per far conoscere il santo madrileno, il suo modello di vita, l’amore per la famiglia e la fede. Nello stesso tempo, ho voluto offrire ai miei concittadini, se lo vorranno, l’opportunità di approfondire ulteriormente questo argomento con criteri scientifici ed una maggiore eleganza letteraria.

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E’ stata inaugurata sabato sera, nella Casa Baronale di Teulada, la mostra di fotografie e sculture “Donna di Sardegna“. Fino al 31 luglio, tutti i giorni dalle 20.00 alle 23.00, sarà possibile ammirare la figura femminile in mostra attraverso le fotografie di Enrico Cambedda e le sculture di Nando Leone.

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La protesta dei pastori sardi dilaga ormai in tutta l’Isola. Non c’è Provincia, quasi non c’è più Comune, dove in queste ore non sia alta la tensione, con la mobilitazione dei produttori che rivendicano il rispetto del loro lavoro e quindi un prezzo del latte adeguato, pari a 1 euro + Iva al litro, a fronte degli attuali 60 centesimi riconosciuti dagli industriali. Ieri tra le numerose manifestazioni messe in atto in tutta l’Isola, abbiamo documentato quella sul ponte d’ingresso a Sant’Antioco, oggi alleghiamo anche due fotografie scattate da Enrico Cambedda nella piazza principale di Teulada, dove i pastori del Basso Sulcis hanno riversato sull’asfalto centinaia di litri di latte.

Ieri sera i calciatori del Cagliari hanno mostrato magliette di solidarietà ai pastori sardi prima dell’inizio della partita con il Milan, allo stadio Giuseppe Meazza di Milano.

Anche questa mattina centinaia di allevatori sono scesi in strada e davanti ai caseifici in vari centri dell’Isola. Alcune decine si sono radunati all’altezza della rotatoria della “Strada dei 2 mari”, all’incrocio fra la strada provinciale 42 che collega Porto Torres ed Alghero e la strada statale 291 che collega Sassari ad Alghero, nei pressi dell’aeroporto di Fertilia. Manifestazioni di protesta sono segnalate anche a Marrubiu e a Capoterra.

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Sette carri, diverse centinaia di maschere e migliaia di spettatori. La sfilata di Carnevale 2018 a Teulada ha avuto uno straordinario successo. Per alcune ore il paese ha messo da parte i problemi quotidiani ed ha dato sfogo alla voglia di divertirsi. La sfilata è partita dal piazzale antistante l’oratorio di Don Bosco, al bivio della strada per Santadi, e si è sviluppata attraverso le vie del centro, nelle quali carri allegorici, figuranti e maschere della più antica tradizione sarda, hanno animato e coinvolto il numerosissimo pubblico presente. Hanno partecipato gruppi e carri provenienti da vari centri del Sulcis Iglesiente e da altre province. L’arrivo poco dopo le 17.00 in Piazza Fontana, dove sono stati premiati i carri classificati ai primi tre posti (rispettivamente con 500, 400 e 350 euro): al primo posto il carro “I Flintstones” di Carbonia, al secondo “Il popolo laborioso” di Carbonia, al terzo “I Tirolesi” di Gonnesa. Il premio per il miglior gruppo è andato all'”Esercito del selfie” di Perdaxius, quello per la miglior maschera ad una del gruppo “Horror Movie” di Teulada. Un rimborso spese è stato assegnato al quarto carro e ai gruppi con un minimo di 20 componenti.

Le fotografie sono di Enrico Cambedda.

«Mi sento di ringraziare tutti quelli che hanno collaborato a vario titolo per la riuscita della manifestazione (e chiedo perdono fin d’ora se ne dimentico qualcuno) – ha commentato su facebook il sindaco, Daniele Serra -: in particolare i ragazzi del comitato organizzatore (vera anima del carnevale teuladino) Antonella, Steve Garau, Maria, Cassandra e gli altri. L’Associazione 39′ parallelo ed il suo presidente Pier Luigi Marci, la stazione dei carabinieri ed i vigili urbani di Teulada, Don Ignazio, le teuladine delle zeppole, tutti i volontari e in particolare quelli delle ambulanze TARV e Sud Sardegna Emergenze, gli amici del Motoclub Le Dune e la Protezione Civile di Sant’Anna, le imprese che hanno fornito i mezzi per la sicurezza stradale, gli sponsor che si sono aggiunti al contributo del Comune, la popolazione tutta e i visitatori per la grande partecipazione. Le maschere, i carri e i gruppi, la nostra maschera storica Su Boinarxiu e Su Pastori che hanno fatto festa e colore. Devo, infine, ringraziare gli uffici e i dipendenti comunali e i miei consiglieri Francesco Zedda, Gloria Addis, Antonio Frongia, Massimo Etzi e Mauro Manca, che hanno seguito i vari aspetti della manifestazione e lavorato fianco a fianco agli organizzatori in questi mesi come una grande squadra. Non è mai semplice organizzare eventi di questa portata, le nuove norme sulla sicurezza prevedono ancora più attenzioni e richiedono assunzioni di enormi responsabilità.»

«Teulada crede nel suo carnevale e non rinuncia anzi rilancia – ha concluso Daniele Serra – e poco ha da scoraggiarsi per eventi concomitanti, lo dimostrano ancora una volta i fatti. Attrus annus mellus!»

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Teulada ha una nuova centenaria, Maria Maddalena Aresu. La comunità teuladina conferma una longevità fuori dal comune, da anni oggetto di studio. Maria Maddalena Aresu è stata festeggiata da figli e nipoti, dal parroco don Melchiorino Dore e dal sindaco Daniele Serra. Un graditissimo pensiero augurale è arrivato alla neo centenaria da Papa Francesco, tramite il sostituto della Segreteria di Stato monsignor Angelo Becciu, unitamente alla benedizione apostolica. Alleghiamo un ricco album fotografico realizzato da Enrico Cambedda.

 

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Una settantina di persone hanno partecipato ieri sera all’evento “Luna Piena Su Monte Aidu”, passeggiata notturna con musica e letture al chiaro di luna, promosso dall’Amministrazione comunale di Teulada in collaborazione con la rassegna Mare e Miniere e l’associazione elenaleddavox.

I partecipanti si sono ritrovati a Teulada alle 18.30, presso l’inizio del sentiero di Monte Aidu, in località Tuerra, poco oltre il Centro Ippico Comunale. Lì è iniziata la camminata, con varie tappe, nel corso delle quali Simonetta Soro ha letto brani e poesie, accompagnata dalle fascinose trame acustiche intessute dal liuto cantabile di Mauro Palmas. Il percorso si è concluso con la sosta finale sulla piana di Monte Aidu, dove è stato possibile godere dello straordinario plenilunio sul mare, con le letture e la musica ad incorniciare il tutto. 

La straordinarietà dell’evento è documentata alla perfezione dalle fotografie allegate, scattate da Enrico Cambedda.

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Straordinario successo, sabato e domenica scorsi, per la tappa di Teulada della #Primavera Sulcitana 2016. Il programma, particolarmente ricco, curato dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Daniele Serra, dalla Pro loco di Teulada e dalle associazioni locali, si è sviluppato con escursioni e visite guidate (passeggiate a cavallo, trekking a piedi e visita alla chiesa campestre di Sant’Isidoro), visite del centro storico sui carri a buoi dei carradoris teuladesus, esibizione per le vie del paese del calesse d’epoca con figuranti in costume e visite guidate alla Chiesa Parrocchiale Madonna del Carmine. Negli stand gli espositori hanno presentato i migliori prodotti di artigianato e prodotti locali nel vie addobbate e colorate in occasione del concorso “balconi fioriti”, ricami tipici teuladini, ceramiche, coltelli tipici e manufatti antichi. Grande apprezzamento hanno riscosso i laboratori, le numerose mostre e le rievocazioni di momenti di vita quotidiana con l’allestimento delle “traccas” (solo domenica). E ancora le degustazioni di pane, ravioli, culixionis frittus e sabadas teuladesas, del menù tipico nel cortile Casa Costa e di specialità di mare; la sagra della capra, della pecora e del maialetto in ambiente tipico ‘Madau’ con sottofondo di musica folk a cura dell’associazione “Ichnos” Piazza Berlinguer.

Il programma è stato impreziosito anche da danze tradizionali della Sardegna e ballo tipico di Teulada, uno spettacolo musicale serale del gruppo “Aqua”, la rappresentazione di un breve testo teatrale ispirato alla leggenda del ricamo di Teulada a cura degli alunni dell’Istituto Comprensivo Cossu Teulada presso Casa Bernardino, l’esibizione del coro “Sant’Isidoro” itinerante a cura dell’associazione Is Sinnus, l’esibizione ed intrattenimento con musica e balli sardi a cura del gruppo folk di Teulada in Piazza Mazzini e cortile casa Costa, l’esibizione del maestro Paolo de Liso e della scuola di danza di Maura Garau presso il giardino della residenza Locci e un intrattenimento musicale con la fisarmonica di Roberto Deidda. E, infine, sfilata della aschera tipica teuladina Su Boinarxiu e su Pastori nelle vie del Centro storico e spettacolo di musica etnica curata dall’associazione Ichnos.

I due giorni di festa vissuti a Teulada con la seconda edizione della Primavera Sulcitana, sono splendidamente documentati dal ricco album fotografico curato da Enrico Cambedda.

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Il 14 febbraio, per chi ha conoscenza della propria storia, delle proprie radici, di quando accadde in questa data del 1938, 78 anni fa, è un giorno legato al ricordo e alla commemorazione, con grande rispetto di coloro che persero la vita in quella data a Carbonia.

La data ufficiale dell’inaugurazione di Carbonia conosciuta da tutti è quella del 18 dicembre 1938, ma in quella giornata si svolse la cerimonia voluta dal regime di allora, mentre la nascente città si poteva fregiare del titolo di “Comune”, già dal giugno 1937 (nell’occasione giunsero in quello che era un enorme cantiere, i ministri Tahon de Revel e Lantini), quando subentrò al precedente soggetto istituzionale, che era il comune di Serbariu, la stessa miniera prese il nome da quello che sino ad allora era il centro residenziale più prossimo al nucleo principale per l’estrazione del carbone, che nel “bacino Sirai – Serbariu”, era già stata avviata.

Quello che in quel momento era il Comune più giovane del Regno d’Italia, nasceva per soddisfare le necessita energetiche della nazione, per il fabbisogno autarchico, dell’energia e di materie prime e per questo occorrevano un enorme numero “di braccia” (circa 15.000 addetti), che andavano collocate a livello residenziale a “bocca di miniera”.

Da tutta Italia, arrivarono a migliaia, per affrancarsi dalla condizione di miseria che sopportavano nei loro paesi. Perché a parte la ristretta cerchia dei tecnici, dirigenti, funzionari del regime, la stragrande maggioranza di chi giunse, in molti casi senza sapere cosa fosse una miniera, a rischiare la vita, nelle viscere della terra, lo fece PER FAME, per sfamare le proprie famiglie.

Una delle regioni che era maggiormente rappresentata era l’Abruzzo nel 1938, le fonti storiche parlano di 291 persone provenienti dalle varie province abruzzesi.

Cinque di loro erano arrivati da pochi giorni, qualcuno solo il 4 febbraio, sicuramente furono sistemati, nei primi alloggi provvisori, subito abili arruolati per il lavoro nel sottosuolo.

Era la mattina del 14 febbraio 1938, destinazione Pozzo 1, la galleria a “meno 150 metri” si allagò improvvisamente i cinque non riuscirono a raggiungere “la gabbia per la risalita”, si rifugiarono sulla sommità di una “rimonta( galleria in salita )”, ma quel fiume in piena rapidamente allagò ogni spazio, provarono con tutte le loro forze a costruire una diga, per deviare l’acqua, ma quell’elemento fu più forte di loro.

Morirono tutti e 5, una fine terribile.

Erano arrivati tutti dalla provincia di Chieti, nello specifico da Taranta Peligna, i due fratelli Amadio e Nicola Merlino, di 47 e 34 anni, Nicola Santarelli di 46, Domenico Marinelli di 21, il più giovane di anni ne aveva appena 17, era di Lama dei Peligni, Ludovico Silvestri.

I loro corpi furono recuperati solo il 23 giugno (4 mesi dopo), oggi si può solo immaginare in quale stato, quando le pompe idrovore, riuscirono a far defluire tutta l’acqua, di loro, dei loro sogni, delle loro speranze, una vita diversa, rimasero delle piccole casse, con i loro pochi averi, indumenti ed effetti personali, che furono inviati ai familiari, che non poterono essere presenti ai funerali.

Furono i primi caduti in quella che oggi è chiamata GRANDE MINIERA DI SERBARIU, ne seguirono altri 123, alla media di 5 per ogni anno, età media 37 anni, nessuna miniera sarda ha avuto tante vittime nello stesso arco di tempo nel periodo 1 gennaio 1938 – 31 dicembre 1963, tra loro il 15 ottobre 1941, presso il Pozzo Vecchio di Nuraxeddu, il più giovane in assoluto, Salvatore Viola, classe 1927, nativo di Siliqua, appena 14 anni, precipitò nel pozzo osservando la gabbia in risalita. Nel 1999, l’Amministrazione comunale, in occasione delle celebrazioni per l’inaugurazione della città, dedicò uno spazio significativo al ricordo di quel tragico evento.

Ma lo si deve a CGIL, CISL, UIL (!!!) unitariamente, che il 14 febbraio 2002, riportarono finalmente alla memoria collettiva, le figure di quei pionieri, a cui tutti, dovrebbero porgere il doveroso omaggio. Fecero in modo, che i sindaci dei due Comuni abruzzesi di provenienza, Graziano Merlino (omonimo di due caduti) e Rocco Vielli, con le fasce tricolori, insieme al collega di Carbonia Salvatore Cherchi, i segretari delle tre sigle sindacali, Bruno Saba, Mario Crò, e il compianto Sergio Usai, accompagnati da tantissimi cittadini, si raccogliessero, tutti insieme, presso il monumento in trachite, posto in corrispondenza del punto dove perirono (grazie alla ricerca topografica di Luciano Ottelli), Altri monumenti simili sempre realizzati dall’artista Luigi Angius, sono visibili in altri punti di analoghe disgrazie (vedi centro intermodale, ingresso strada CFadda Cortoghiana).

Le cronache di quella giornata, tratte dagli articoli dell’Unione Sarda e La Nuova Sardegna (Enrico Cambedda, Gianfranco Nurra, Sandro Mantega), riportano testimonianze toccanti, come quella del figlio di Nicola Santarelli: «Non ho mai conosciuto mio padre ed ero sempre alla ricerca delle cause, quelle vere della sua morte. Quel giorno mia madre aspettava una sua lettera, arrivò invece l’annuncio della sua morte. Vengo oggi a Carbonia, e sono felice perché rientro al mio paese di origine affidando le spoglie di mio padre alla comunità di questa città».

Con la voce rotta dall’emozione, Cettina, figlia di Amadio Merlino, aveva 9 anni quando perse il padre, ha raccontato che suo padre era un piccolo e povero contadino, scelse Carbonia per un motivo che oggi farebbe sorridere, ma che allora, in quegli anni rappresentava un dramma. Morì la mucca, che per la famiglia era la sola ricchezza e una grande gelata distrusse il magro raccolto. Partì il 4 febbraio, dopo dieci giorni la tragedia.

Durante la benedizione della loro “tomba comune”, rimessa in condizioni più decorose nel “vecchio cimitero di Serbariu”, venne rimarcato, che quel sacrificio, almeno non fu invano, perché da quella disgrazia, scattarono i primi provvedimenti per la sicurezza in miniera, sino ad allora pressoché inesistenti. Non impedirono che se ne verificassero molti altri, ma senza il progressivo miglioramento, sarebbero state molte di più.

Il tutto si concluse con un solenne impegno: «Il San Valentino , in città “sarà” d’ora in poi una giornata dedicata ai ricordi».

Purtroppo non è così, il cippo in trachite che «dovrebbe preservarne la memoria», è posto in un luogo ormai divenuto inaccessibile, sia dalla strada adiacente il centro intermodale, perché sotto il livello stradale, sia dall’interno della Grande Miniera, percorrendo il binario ferroviario, la vegetazione ha fatto il suo corso, impadronendosi del passaggio. Nessun cartello indica cosa sia e perché, in quel luogo si trovi, quella che è comunque un’opera artistica, malgrado in quelle aree si siano succeduti diversi cantieri comunali, per pulizie e manutenzioni.

Il “Cimitero Monumentaleviene aperto esclusivamente in occasione della commemorazione dei defunti e almeno in quell’occasione, pur sporadica, la tomba dei cinque minatori viene pulita, omaggiata di fiori, e si svolge una cerimonia in loro suffragio e degli altri defunti, tumulati prima della costruzione del nuovo cimitero.

Antonello Pirotto

14 febbraio 2016