Calasetta stamane ha dato l’estremo saluto a don Giovanni Cauli, “suo” parroco per 60 anni, morto il 14 gennaio scorso all’età di 101 anni
Calasetta stamane ha dato l’estremo saluto a don Giovanni Cauli, “suo” parroco per 60 anni, morto il 14 gennaio scorso all’età di 101 anni. La chiesa di San Maurizio Martire non è riuscita a contenere tutti i parrocchiani che fino alla fine hanno deciso di stare vicini a “Don Cauli” e, al termine della cerimonia religiosa officiata dal vescovo della diocesi di Iglesias, mons. Mario Farci, con il parroco don Francesco Lay e diversi presbiteri delle chiese della diocesi, lo hanno accompagnato nell’ultimo viaggio, fino al cimitero.
All’inizio della Messa don Francesco Lay ha letto un profilo di don Giovanni Cauli, canonico onorario del Capitolo della Cattedrale di Iglesias e Cavaliere dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro, del quale riportiamo la prima parte (l’intervento integrale verrà pubblicato nella prossima edizione del giornale cartaceo).
Don Giovanni Cauli nacque a Sant’Antioco il 10 ottobre 1924 e fu ordinato presbitero il 30 luglio del 1950 dall’allora vescovo di Iglesias mons. Pirastru. Un arco di tempo davvero eccezionale che ha attraversato un secolo, da papa Pio XI a Papa Leone XIV… ben 9 Romani pontefici e 8 vescovi (contando anche il periodo di Amministrazione Apostolica del cardinale Arrigo Miglio) fino al nostro attuale vescovo di Iglesias mons. Mario Farci che presiede questa santa Eucarestia.
Settantacinque gli anni trascorsi nel presbiterato prima a Sant’Antioco Martire come vice-parroco, parroco a Narcao e, infine, parroco a Calasetta per sessant’anni.
Settantacinque gli anni trascorsi nel presbiterato prima a Sant’Antioco Martire come vice-parroco, parroco a Narcao e, infine, parroco a Calasetta per sessant’anni.
Il cardinale Arrigo Miglio, impossibilitato ad essere presente, ha inviato un messaggio, che riportiamo integralmente.
«Ringrazio vivamente il Signore che mi ha concesso di incontrare ancora una volta Don Cauli, non molti giorni fa. Ho potuto salutarlo e ringraziarlo in un momento in cui era pienamente lucido e cosciente. Sentivo il dovere di ringraziarlo per come mi ha accolto fin dai primi giorni del mio arrivo ad Iglesias, ormai più di 33 anni fa, e per come mi è stato vicino durante gli anni del mio episcopato iglesiente e poi ancora ultimamente nel periodo qui trascorso come Amministratore apostolico. Gli ho detto grazie e abbiamo pregato insieme, poi io ho chiesto a lui di darmi la sua benedizione, la benedizione di un Patriarca, proprio come nella Bibbia, e lui ha tracciato adagio e in silenzio il segno della Croce ed ha posato la sua mano sul mio capo. Non nascondo la commozione. Con lo sguardo ci siamo ridette tante cose, quelle che mi disse al mio arrivo come vescovo e quelle che mi disse nella visita di congedo, sette anni dopo, chiudendo un periodo di vicinanza saggia e paziente, una presenza che è stata molto importante per il mio legame con il Sulcis, assieme ad altre presenze sagge di confratelli che ricordo con affetto.
E come non ricordare il viaggio fatto insieme, con lui e con don Agus, a Manila, per la Giornata Mondiale della Gioventù del 1995, alla quale partecipavo come vescovo ma anche come assistente generale dell’Agesci. Viaggio lungo e avventuroso la sua parte!
Il suo rapporto con la diocesi e con la Chiesa, il suo impegno pastorale nella parrocchia unito alla sua attenzione sempre informata sui problemi del territorio, la sua attenzione alle caratteristiche delle diverse stagioni che ha attraversato nella sua lunga vita, senza mai smettere di guardare in avanti, ci consegna oggi un tipo di prete certamente unico, come lo è ciascuno di noi, ma anche capace di ispirarci ancora a lungo per saper essere sempre attenti e fedeli al tempo che il Signore ci regala.
Anche il dono della sua lunga vita mi pare un invito a mantenere uno sguardo sereno sul cammino delle nostre comunità, cogliendo sempre il filo doro che lo Spirito non cessa mai di tendere attraverso i tempi e le persone, per educarci a dire grazie e a camminare ancora.
Don Giovanni, cosi ti ricordiamo e tu prega per noi.»
E come non ricordare il viaggio fatto insieme, con lui e con don Agus, a Manila, per la Giornata Mondiale della Gioventù del 1995, alla quale partecipavo come vescovo ma anche come assistente generale dell’Agesci. Viaggio lungo e avventuroso la sua parte!
Il suo rapporto con la diocesi e con la Chiesa, il suo impegno pastorale nella parrocchia unito alla sua attenzione sempre informata sui problemi del territorio, la sua attenzione alle caratteristiche delle diverse stagioni che ha attraversato nella sua lunga vita, senza mai smettere di guardare in avanti, ci consegna oggi un tipo di prete certamente unico, come lo è ciascuno di noi, ma anche capace di ispirarci ancora a lungo per saper essere sempre attenti e fedeli al tempo che il Signore ci regala.
Anche il dono della sua lunga vita mi pare un invito a mantenere uno sguardo sereno sul cammino delle nostre comunità, cogliendo sempre il filo doro che lo Spirito non cessa mai di tendere attraverso i tempi e le persone, per educarci a dire grazie e a camminare ancora.
Don Giovanni, cosi ti ricordiamo e tu prega per noi.»
Il sindaco di Calasetta, Antonello Puggioni, ha salutato “Don Cauli” con un breve intervento carico di emozione, nel quale ha rimarcato la sua grandezza, non solo di uomo di chiesa, sempre vicino ai suoi parrocchiani.
Al termine della Messa, il vescovo mons. Mario Farci ha guidato il corteo funebre che ha raggiunto il cimitero per la sepoltura.
Giampaolo Cirronis



