28 October, 2021
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Villamassargia e Cortoghiana sono tornate alla vittoria nella quarta giornata del girone A del campionato di Promozione, la Monteponi nonostante Samuele Curreli abbia confermato la sua straordinaria vena realizzativa, non è andata al di là dell’1 a 1 casalingo con l’Andromeda di Siurgus Donigala.

Il Villamassargia di Titti Podda ha espugnato il campo del Selargius con un netto 3 a 0, goal di Enrico Ardau, Pierluigi Acchenza e Daniele Contu. Il Cortoghiana ha regolato l’Arborea con un “rotondo” 2 a 0, con i goal realizzati da Marco Marteddu e Nicolò Agostinelli. Le due squadre viaggiano appaiate a quota 6 punti, al nono posto, in una classifica ancora molto corta.

Il goal di Samuele Curreli (scavalcato in testa alla classifica dei cannonieri da Marco Atzeni della Tharros, autore di una tripletta nel pirotecnico 3 a 3 di Tortolì) non è stato sufficiente alla Monteponi di Alessandro Cuccu per superare l’Andromeda ed ora la squadra rossoblù è al quarto posto, con 7 punti, a tre lunghezze dalla capolista solitaria Villacidrese che ha vinto 2 a 0 a Tonara e due dalla coppia Villasimius-Gonnasfanadiga, formatasi dopo la vittoria della squadra di Falco (ancora a punteggio pieno perché ha disputato una partita in meno) nello scontro diretto per 3 a 1.

Nel girone B del campionato di Prima Categoria, l’Atletico Narcao ha espugnato il campo della Libertas Barumini per 2 a 0, con i goal di Daniele Cadoni e Daniel Manca, e con i tre punti è balzato in testa alla classifica in compagnia del Calcio Capoterra ma potrebbe essere in testa solitaria, trovandosi ancora a punteggio pieno, non avendo giocato per l’emergenza sanitaria il derby in programma alla prima giornata sul campo dell’Atletico Villaperuccio. Ha perso la testa della classifica la Freccia Parte Montis, battuta in casa dalla Gialeto 1909 per 4 a 2.

Federico “Chicco” Trogu ha realizzato una cinquina nell’eclatante 8 a 0 rifilato dall’Atletico Villaperuccio alla Virtus San Sperate. Gli altri tre goal portano le firme di Michele Foglia, Francesco Porcu e Riccardo Binozzi.

La Fermassenti ha pareggiato 2 a 2 sul campo dell’Oristanese, con i goal di Marco Bullegas e Davide Secci.

L’Antiochense 2013 ha pareggiato 3 a 3 in casa con il Santa Giusta, con i goal di Fabio Lucente Reynozo, Marco Cimmino ed un autogoal.

Nella foto, Daniele Contu, al primo goal con la maglia del Villamassargia.

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Lunedì 15 giugno, dalle ore 17.00, è in programma un dibattito online dal titolo: “Covid-19. Dall’emergenza sanitaria alla crisi economica: analisi idee, confronti e alternative per il rilancio”, organizzato da Art. 1 Sardegna.

«Sarà l’occasione commenta il segretario regionale di Art. 1 Luca Pizzuto per dibattere e confrontarsi sulla necessaria ripartenza economica e sociale sul piano nazionale e regionale. Riteniamo sia urgente ed improrogabile, come area progressista, democratica e di sinistra, interrogarci e provare a suggerire delle risposte dando voce alle preoccupazioni che da più parti arrivano per i ritardi e la incertezza delle azioni tuttora in campo.»

Si tratta di un ricco programma di interventi programmati e qualificati provenienti dal mondo delle imprese, del lavoro, del sindacato, degli Enti locali e della politica.

«Nelle nostre intenzioniprecisa l’ex assessore regionale della Cultura, Giuseppe Dessenac’e il confronto e l’apertura verso tutti gli attori che potranno e dovranno necessariamente confrontarsi con le sfide che affronteremo nei prossimi mesi. In questo quadro, riteniamo essenziali dare ascolto alle comunità, ragionando in primis con gli amministratori locali.»
Il programma prevede in apertura la relazione introduttiva a cura di Vincenzo Visco, ex ministro dell’Economia e presidente dell’associazione NENS, che inquadrerà la situazione economica nazionale ed europea e delineerà prospettive future e obiettivi di medio e lungo periodo.
A seguire, relazione introduttiva a cura di Paola Casula, sindaca di Guasila e due esperienze da settori in crisi:
Giuliana Farris – coordinamento Nidi d’Infanzia
Vincenzo de Rosa – rappresentante imprese dello Spettacolo.

Interventi programmati di:
Stefania Piras, sindaca di Oniferi e presidente dell’Unione dei Comuni
Claudio Atzori, presidente Legacoop
Marco Medda, presidente provinciale Confesercenti
Simone Cualbu, Coldiretti
Francesco Porcu, segretario regionale CNA
Eugenio Lai, consigliere regionale Art. 1
Emiliano Deiana,presidente Anci Sardegna
Tore Cherchi, ex parlamentare
Michele Carrus, segretario CGIL
Seguirà il dibattito. Conclusioni a cura di Giuseppe Dessena – ex assessore regionale della Cultura
Coordinerà i lavori, il giornalista Marco Corrias.

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La commissione “Attività produttive” del Consiglio regionale ha concluso in tarda mattinata la due-giorni di audizioni sul pacchetto di provvedimenti allo studio della Giunta regionale per contrastare gli effetti devastanti causati dall’emergenza Covid-19 sul tessuto economico isolano.

Davanti al parlamentino presieduto da Piero Maieli sono sfilati i rappresentanti delle associazioni datoriali, gli operatori del turismo, dell’artigianato e del commercio. Da tutti è arrivata un’indicazione precisa: le imprese, soprattutto, quelle costrette a sospendere l’attività per contrastare la diffusione del Coronavirus,  hanno urgente bisogno di liquidità. Unanimità anche sull’esigenza di prestare soccorso immediato al comparto turistico, settore trainante dell’economia isolana sul quale l’emergenza sanitaria rischia di provocare una crisi irreversibile se non si assumeranno decisioni rapide ed efficaci.

Sulle modalità di erogazione delle risorse si confrontano due posizioni: la Giunta, grazie all’accordo stipulato recentemente con la Banca di investimenti europea, propone alle imprese un prestito garantito con l’azzeramento degli interessi fino a 800mila euro, un preammortamento di due anni e la restituzione della quota capitale in 15 anni. La minoranza consiliare preme invece per la formula del fondo perduto da riservare alle piccole e micro imprese.

CONFINDUSTRIA, CONFESERCENTI, CONFCOMMERCIO, CONFAPI

Secondo il presidente di Confindustria Maurizio De Pascale la via più rapida per immettere liquidità del mercato è il ricorso al credito d’imposta: «I prestiti garantiti rischiano di trasformarsi in un boomerang, il credito d’imposta sarebbe invece immediatamente disponibile e consentirebbe alle imprese di respirare. La Sardegna ha bisogno di ripartire al più presto. Occorre concentrare gli sforzi sul sistema turistico altrimenti si perderebbero migliaia di posti di lavoro. Siamo in una situazione eccezionale, servono misure eccezionali come nel dopoguerra. Occorre semplificare le procedure e rendere immediatamente disponibili le risorse».

Stessa linea sulle tempistiche degli interventi da parte di Enrico Gaia (Confapi) e Roberto Bolognese (Confesercenti). Il primo ha puntato il dito contro le lungaggini burocratiche che rallentano l’erogazione delle risorse alle aziende e sollecitato lo sblocco dei bandi T1,T2 e T3 per gli aiuti alle nuove imprese e l’aumento di competitività. Roberto Bolognese, invece ha rimarcato le difficoltà attraversate dalle piccole aziende del settore turistico indicando alcuni possibili interventi: integrazione di 1000 euro (per tre mesi) al bonus statale da 600 euro, prestiti garantiti in misura proporzionale al volume d’affari delle imprese (fino a un massimo di 50mila euro), accesso al credito anche per le piccole attività che non potranno beneficiare dei fondi statali, esonero per il 2020 del Durc e del certificato antimafia, concessioni gratuite del suolo pubblico per rendere più agevole il rispetto delle norme sul distanziamento sociale.

«Senza un soccorso di Stato e Regione ha detto Roberto Bolognese il 42 per cento delle imprese isolane legate al turismo rischia di non riaprire.»

Intervento pubblico invocato anche da Sara Pintus, direttore di Confcommercio: «Occorre evitare alle piccole imprese di fare debitoha detto Sara Pintusmeglio pensare a interventi a fondo perduto come ha fatto la Provincia autonoma di Bolzano. Sarebbe opportuno coprire i costi di esercizio delle attività commerciali, se non è possibile con il fondo perduto si prevedano finanziamenti a tasso zero».

UNIONCAMERE

Sulla diversificazione delle misure di sostegno alle imprese ha invece concentrato il suo intervento il presidente di Unioncamere Gavino Sini: «Serve un cocktail di farmaci per risanare il grande malato ha detto Gavino Sini l’economia sarda ha bisogno di interventi rapidi ed efficaci. Il fondo perduto potrebbe andar bene per le piccole e le micro imprese, garantire loro un minimo di liquidità le aiuterebbe a risollevarsi. Diverso invece il discorso per le imprese medio-grandi: in questo caso il prestito a interesse agevolato sarebbe di aiuto. Ma non è l’unica soluzione: vedrei bene anche l’emissione di mini bond per le grandi imprese turistiche o il ricorso del prestito partecipativo con l’ingresso della Sfirs in società di capitali. Un’altra via è quella della moneta complementare. In Sardegna c’è un circuito già sperimentato che potrebbe aiutare a lasciare i soldi nel territorio»  

FEDERALBERGHI, ASSOHOTEL, OPERATORI SETTORE RICETTIVO

Drammatica la situazione delle strutture ricettive in Sardegna: «Il settore registra perdite del 70% rispetto allo scorso anno – ha detto il presidente di Federalberghi Paolo Mancac’è bisogno di iniziative forti. Se non si garantisce la ripartenza potrebbe andare in fumo il 50% delle buste paga stagionali. Per questo chiediamo tempi brevi nell’erogazione delle risorse. Bisogna fare un ragionamento di sistema, in futuro occorrerà cambiare volto al turismo isolano, c’è bisogno di investimenti strutturali».

Una sburocratizzazione dei finanziamenti ha chiesto anche Carlo Amaduzzi di Assohotel: «Le imprese hanno bisogno di liquidità. I soldi devono essere investiti per garantire sicurezza ai nostri clienti. Se la Sardegna riaprirà sarà un’isola sicura e feliceha affermato Carlo Amaduzzima per rafforzare questa immagine serve l’aiuto della Regione. Mi lasciano perplesso però alcune dichiarazioni del presidente Solinas che ha parlato di passaporto sanitario per i turisti e di test della saliva. Serve chiarezza, così si spaventano i turisti».

Rocco Meloni, in rappresentanza di oltre 200 microimprese isolane del settore alberghiero, extralberghiero e del commercio, ha suggerito alcune misure a sostegno degli operatori economici: sospensione dei mutui e dei tributi per il 2020, contributi a fondo perduto, bonus assunzioni, attivazione e rilancio dei collegamenti aerei e marittimi, pianificazione dei protocolli di accoglienza dei turisti, campagna promozionale a livello regionale e nazionale. «Parlo a nome delle micro imprese che rappresentano il tessuto produttivo di territori marginali come l’Ogliastra – ha detto Rocco Meloni – se muoiono queste piccole attività muore la Sardegna»

ASSOVIAGGI, CISAV

Qualche segnale di speranza è invece arrivato dai rappresentanti delle agenzie di viaggio, nonostante la grave crisi che ha investito il settore con un calo del 60% delle prenotazioni per la Sardegna. Mario Sannia, a nome della Cisav (Comitato indipendente delle agenzie di viaggi e turismo), ha presentato alla commissione il progetto “Sardegna, io mi fido di te” mettendo a disposizione l’esperienza di circa 600 agenti di viaggio per rilanciare l’offerta turistica isolana. «Abbiamo il dovere di pensare a una ripartenza. Noi abbiamo le conoscenze per garantire un pacchetto turistico variegato, fondato sulle eccellenze del territorio – ha detto Mario Sannia il nostro obiettivo è ricompattare tutti gli attori del mercato e garantire redditività alle imprese sarde».  

A Mario Sannia si è unito Riccardo Cappai, rappresentante di Assoviaggi che ha dato la piena disponibilità a supportare la regione nella promozione turistica: «I nostri 300 associati rappresentano un presidio di servizi per tutti i turisti – ha detto Riccardo Cappai – le nostre agenzie possono trasformarsi in Infopoint per i visitatori».

CNA, CONFARTIGIANATO, CASARTIGIANI e CAIC

L’avvio immediato della Fase 2 ha auspicato il presidente di Cna Francesco Porcu: « Occorre mettere in campo tutte le energie per avviare la ricostruzione economica ha detto Francesco Porcusuggeriamo l’istituzione di una cabina di regia che veda la partecipazione di Regione, enti locali e forze sociali. E’ necessario procedere a una  ricognizione del bilancio della Regione per recuperare le risorse ancora non impegnate o difficilmente spendibili, a partire dai fondi strutturali europei, renderle disponibili e metterle al servizio di un grande progetto di rilancio del nostro sistema economico-produttivo».

CNA ha quindi proposto un grande piano di investimenti pubblici, anche in deroga al codice degli appalti. «Le costruzioni possono risvegliare il mercato internoha detto Francesco Porcu pensiamo alla riqualificazione degli edifici scolastici e all’efficientamento energetico del patrimonio pubblico. E’ questa la chiave per rilanciare l’economia della Sardegna».

Critico l’intervento del presidente di Confartigianato Fabrizio Mazzuzzi: «A due mesi dal lockdown stiamo ancora discutendo su quali misure mettere in campo. Siamo in forte ritardo e le aziende non possono più aspettare – ha detto Fabrizio Mazzuzzi – quando è scoppiata l’emergenza abbiamo proposto alla giunta una soluzione immediata: lo sblocco dei 40 milioni stanziati in finanziaria per il comparto artigiano. Una parte poteva essere utilizzata sottoforma di contributi a fondo perduto, ciò avrebbe consentito a molte piccole imprese di pagare i costi di esercizio. Non si è fatto niente e, a oggi, non sappiano se quei soldi sono ancora disponibili o sono andati a finire in un fondo indistinto. Sulle risorse messe in campo da Stato e Regione occorre stare attenti: non tutte le imprese hanno subito danni, nell’erogazione dei finanziamenti bisogna tenere conto dei bisogni reali».

Un aiuto immediato alle imprese hanno chiesto anche Ignazio Schirru di Casartigiani ed Aldo Pisu di Artigiancassa. Ignazio Schirru ha proposto «un reddito di sopravvivenza» che consenta alle imprese di pagare le spese vive mentre Aldo Pisu ha invocato interventi rapidi a sostegno degli imprenditori in difficoltà.

IMPRESE E LAVORATORI DELLO SPETTACOLO

La Quinta Commissione, infine, ha sentito gli operatori dello spettacolo, settore tra i più colpiti dall’emergenza Covid-19.

«Tutti gli eventi primaverili ed estivi sono stati sospesi o annullatiha detto il responsabile del Coordinamento dei rappresentanti dello spettacolo Marco Benonidifficilmente si tornerà a lavorare nel 2020. C’è bisogno di un intervento urgente a sostegno delle imprese e dei lavoratori». Marco Benoni ha proposto per questo l’incremento dei capitoli di spesa inseriti nel bilancio regionale, in particolare nella legge 56 del 1990, portando la dotazione finanziaria a 29,5 milioni di euro per il prossimo triennio. Più risorse anche per gli eventi culturali, la promozione della lettura, lo sviluppo del cinema. «Un altro tasto dolenteha aggiunto Marco Benoniriguarda la sicurezza: ci sarà bisogno di importanti interventi per adeguare le strutture alle nuove disposizioni anti-Covid».

Sulle difficoltà dei lavoratori dello spettacolo si è invece concentrato l’intervento di Fausto Siddi (Sai-Slc Cigil): «In Sardegna sono circa mille gli attori e i danzatori professionisti che in questi mesi si sono dovuti fermare – ha detto Fausto Siddi in molti casi si tratta di liberi professionisti che soffrono una situazione ancora più precaria. E’ importante offrire loro una tutela, a partire dall’istituzione di un registro regionale. Le risorse per il comparto oltre a garantire gli ammortizzatori sociali per i lavoratori dovrebbero essere utilizzate anche per finanziare le prove degli spettacoli futuri e per la formazione e riqualificazione professionale».

Le audizioni sono state intervallate dagli interventi dei consiglieri di maggioranza e opposizione. Nel dibattito sono intervenuti Gianfranco Satta (Progressisti), Gigi Piano e Salvatore Corrias (Pd), Emanuele Cera (Forza Italia, Carla Cuccu (M5S) e Maria Elena Fancello (Misto).

I rappresentanti della minoranza hanno insistito sull’opportunità di prevedere forme di finanziamento a fondo perduto per le imprese attualmente non contemplate nel disegno di legge della Giunta.

I consiglieri Emanuele Cera e Carla Cuccu hanno proposto alla Commissione l’approvazione di un documento unitario che tenga conto dei suggerimenti arrivati dai rappresentanti delle imprese turistiche, dell’artigianato e del commercio. Proposta su cui sembra esserci l’accordo di tutte le forze politiche.

Il consigliere di Udc-Cambiamo, Antonello Peru, ha invece annunciato la presentazione di un progetto di legge per il varo di strumenti finanziari innovativi a favore del sistema produttivo: «Presenterò il documento alla maggioranza ha detto Antonello Peruservono misure che bypassino il sistema bancario. Penso ai minibond o ai basket bond con garanzia pubblica. L’altra proposta è quella della introduzione della moneta complementare nella pubblica amministrazione, per le politiche di sviluppo e di supporto alle imprese. La mia idea è quella di un bonus vacanze da 1000 euro per nucleo familiare finanziato con 300 milioni di euro».

«In questi due giorni abbiamo ascoltato proposte e suggerimenti interessantiha detto il presidente della Commissione Piero Maieli -. L’obiettivo di tutti noi è quello di garantire liquidità alle imprese per programmare la ripartenza. Valuteremo, tenendo conto degli interventi decisi dal Governo nazionale, quali misure adottare. Non siamo contrari per principio al fondo perduto, occorre però valutare il fabbisogno reale e procedere con misure mirate, tempestive ed efficaci.»

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Nel primo trimestre dell’anno in corso è proseguita la fase di ripiegamento della domanda di lavori pubblici che si era avviata nella seconda metà dello scorso anno e che, malgrado l’accelerazione di dicembre, si era attestata su un livello inferiore del 13% rispetto al 2018. Nei primi tre mesi del 2020 i bandi di gara promossi in regione sono stati 201, il 16% in meno rispetto al primo trimestre 2019, ampliando ulteriormente il divario e attestando la domanda trimestrale su uno dei livelli più bassi dal 2018: solo nel terzo trimestre 2018 e nel terzo 2019 il mercato era sceso sotto i 200 bandi promossi nel periodo. Guardando alla spesa invece il risultato del primo trimestre dell’anno in corso segna un livello eccezionale, pari a 421 milioni, in crescita esponenziale rispetto al corrispondente periodo del 2019. Si tratta di un risultato condizionato dalla pubblicazione di cinque maxi gare di Abbanoa per un importo complessivo di 306 milioni destinati al servizio di gestione e manutenzione degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane, di sollevamento fognario e di pretrattamento. Al netto di questo valore la spesa promossa nel trimestre sarebbe pari a 116 milioni, il 15% in meno rispetto al primo trimestre 2019.

«In sintesi commentano Francesco Porcu ed Antonello Mascia, rispettivamente segretario regionale della CNA Sardegna e presidente di CNA Costruzioniil carattere determinante del mercato in questo primo scorcio del 2020 è stata la riduzione della domanda dei principali enti locali e la concentrazione della spesa, per lo più riferita a servizi integrati, in capo ad alcuni soggetti, come Abbanoa a febbraio 2020 o Anas. Un trend che consolida quello di fine anno scorso, con le maxi gare Consip pubblicate a dicembre per affidare i servizi di facility management dei grandi immobili in uso alle pubbliche amministrazioni ubicati nei territori comunali delle province di Nuoro, Oristano, Sassari, Sud Sardegna e della Città Metropolitana di Cagliari. Necessario ora per dare continuità e rilanciare il mercato semplificare le procedure e avviare un grande piano di investimenti pubblici.»

Le dimensioni degli appalti

A confermare il quadro di frenata generale che riguarda i (piccoli) committenti territoriali è il dato relativo alle fasce dimensionali: tutte le classi di lavori più piccoli segnano una contrazione rispetto al primo trimestre 2019, più forte per i micro appalti sotto i 150mila euro (-28% il numero e -32% la spesa a base di gara), e comunque importante per la classe immediatamente più grande (-23% il numero e -10% la spesa a base d’asta per i bandi di gara fino a 500.000 euro di importo). Crescono invece tutti i lavori di importo più grande, sia in termini numerici e soprattutto in termini economici: nel complesso, passano da 26 bandi promossi per lavori e opere di pubblica utilità sopra i 500 mila euro a 49, per un valore complessivo a base d’asta in crescita da 111 a oltre 400 milioni. L’incremento della spesa si fa più importante al crescere delle dimensioni delle gare, con aumenti del 125% per i tagli medio-grandi e del 309% per le grandi opere sopra i 5 milioni.

Tra queste si contano in 5 lotti Abbanoa per il servizio di conduzione e manutenzione degli impianti di depurazione, di cui 3 di importo superiore a 50 milioni, uno pari a 40,7 milioni e il quinto pari a 10,5 milioni. La sesta gara a superare la soglia dei 5 milioni è stata promossa dal comune di Osilo e si riferisce all’iniziativa di partenariato pubblico privato, nella forma di concessione di servizi, per la gestione del locale ex Montegranatico e appartamenti per vacanze (albergo diffuso). Ad animare la classi di lavori medio-grandi è l’ANAS con 8 gare di importo pari a 5 milioni di euro per la manutenzione della pavimentazione e per il risanamento strutturale di gallerie. Superano i 4 milioni altre due gare, promosse da due Comuni: si tratta di altre due iniziative di PPP per l’affidamento del servizio di gestione degli impianti di pubblica illuminazione e di efficientamento termico promosse dal comune di Quartucciu e dal comune di Sennori.

Tabella 1. – Bandi di gara per opere pubbliche in Sardegna per classi di importo  – Importi in milioni di €

Gennaio-Marzo 2019 Gennaio-Marzo 2020 Variazione %
Numero Importo Importo medio Numero Importo Importo medio Numero Importo Importo medio
Importo non segnalato 37 21 -43,2
Fino a 150.000 103 7 0,07 74 5 0,07 -28,2 -32,2 -5,7
Da 150.001 a 500.000 74 18 0,25 57 16 0,29 -23,0 -10,1 16,7
Da 500.001 a 1.000.000 9 6 0,67 16 11 0,71 77,8 88,6 6,1
Da 1.000.001 a 5.000.000 12 29 2,40 27 78 2,89 125,0 170,3 20,2
Oltre 5.000.000 5 76 15,16 6 310 51,70 20,0 309,3 241,1
TOTALE 240 136 0,67 201 180 421 -16,3 209,1 248,6

Fonte: Cna Sardegna                                                                                                              

I committenti

Aziende Speciali, in particolare Abbanoa, e ANAS si confermano anche nel 2020 i protagonisti del mercato regionale dei lavori pubblici, contribuendo a contrastando, le prime, il calo della spesa dei Municipi, e l’Anas a contenere la flessione della domanda dei principali committenti locali.

L’Anas, che aveva chiuso il 2019 con bilancio positivo, continua a consolidare la propria attività nell’isola, concentrata in questo avvio d’anno su interventi di manutenzione della rete esistente. Il saldo positivo delle Aziende Speciali è definito, come detto, dai maxi lotti del servizio di gestione degli impianti di depurazione di Abbanoa, ma si osserva anche una tenuta del numero delle gare, a definire quindi un mercato stabile.

Il bilancio dei Municipi mostra invece la difficoltà della domanda nella fase attuale: in tre mesi hanno promosso solo 132 gare, il 21% in meno rispetto al primo trimestre 2019, per un importo a base di gara inferiore del 7,5% rispetto a quei livelli.

In uno scenario di riduzione generale della domanda dei committenti locali, oltre al dato espansivo delle aziende speciali si segnala il risultato delle province, che in tre mesi hanno promosso 10 gare per micro interventi di importo medio inferiore a 300 mila euro.

Tabella 2. – Bandi di gara per opere pubbliche in Sardegna per committenti – -Importi in milioni di €

Gennaio-Marzo 2019 Gennaio-Marzo 2020 Variazione %
Numero* Importo Importo medio Numero* Importo Importo medio Numero Importo Importo medio
Amministrazioni territoriali 228 94 0,48 186 379 2,27 -18,4 305,0 370,5
Comuni 167 55 0,36 132 51 0,41 -21,0 -7,5 13,4
Province 6 1 0,22 10 3 0,26 66,7 94,3 16,6
Aziende Speciali 15 9 0,60 15 311 22,22 0,0 3.368,8 3.616,6
Regione 13 9 -30,8
Altri enti territoriali 27 28 1,34 20 15 0,76 -25,9 -48,3 -42,8
Grandi Committenze 12 43 4,72 15 42 3,20 25,0 -2,1 -32,3
Amministrazioni centrali 4 2 0,46 2 -50,0 -100,0
Anas e concessionarie 4 41 10,16 9 40 4,45 125,0 -1,4 -56,2
Altre Grandi Committenze 4 0 0,02 4 2 0,38 0,0 9.655,5 2.338,9
TOTALE 240 136 0,67 201 421 2,34 -16,3 209,1 248,6

Fonte: Cna Sardegna                                                                                                              * Compresi i bandi con importo non segnalato

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632 imprese in meno nei primi tre mesi del 2020 di cui 359 artigiane. E’ il bilancio della nati-mortalità delle imprese sarde tra gennaio e marzo fotografato da Movimprese, la rilevazione condotta sui Registri delle imprese delle Camere di commercio italiane da Unioncamere-InfoCamere sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel primo trimestre 2020.

I dati – elaborati dalla Cna Sardegna – rivelano un tessuto imprenditoriale che risente delle restrizioni seguite all’emergenza Covid-19 ma nell’isola sembra ancora tenere, registrando nei primi tre mesi dell’anno una flessione del tasso di crescita dello 0,36% contro il 0,50 registrato nella Penisola. Molto più preoccupante la situazione del sistema artigiano che registra invece una flessione maggiore: – 1,03% contro lo 0,84% del resto d’Italia.

Se il dato italiano registra quasi 30mila imprese in meno nei primi tre mesi dell’anno (contro un calo di 21mila nello stesso trimestre del 2019) anche nell’isola i numeri sono preoccupanti con un netto calo sia delle iscrizioni che, in misura minore, delle cessazioni. Tra gennaio e marzo sono state registrate in Sardegna 2.457 aperture di nuove aziende a fronte di 3.089 chiusure con un saldo di – 632 imprese. Quanto al settore artigiano nei primi tre mesi dell’anni si sono registrate 543 nuove iscrizioni e 902 cessazioni per un saldo di – 359 imprese.

La situazione provinciale

Al livello territoriale i segnali negativi, seppur generalizzati, non sono omogenei. La situazione è sempre più preoccupante nella provincia di Oristano che conferma un tessuto artigiano letteralmente falcidiato dalla crisi registrando una flessione del 2,96% con una assenza totale di iscrizioni di nuove imprese artigiane e 77 cancellazioni. A Cagliari a fronte di 195 iscrizioni hanno cessato nei primi tre mesi dell’anno 338 imprese artigiane, Nuoro registra nel primo trimestre dell’anno 102 iscrizioni e 175 cessazioni, Sassari, infine, 246 nuove iscrizioni di imprese artigiane contro 312 cessazioni.

L’analisi della CNA

«I dati del primo trimestre sono purtroppo una anticipazione di quanto accadrà nei prossimi mesi a causa degli effetti prodotti dalla pandemia – commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna -. Da anni segnaliamo inascoltati il disagio di un comparto che ha visto ridursi di un quinto (9000 imprese) la propria forza produttiva. Nonostante ciò l’artigianato rappresenta ancora un quarto delle imprese attive in Sardegna. Ci auguriamo che alla luce di quanto accade oggi in termini così drammatici spinga il governo regionale a dare attuazione al pacchetto di misure anticrisi varate a dicembre 2018 e inspiegabilmente finite in un binario morto. Ci attendiamo inoltre la sollecita convocazione del presidente Christian Solinas. I sistemi produttivi non possono attendere oltre – concludono Piras e Porcu -. E’ urgente varare le misure di sostegno alle imprese prima che l’emergenza Covid-19 spazzi via migliaia di aziende. Tra queste urgono interventi a favore del lavoro autonomo, anche attraverso misure a fondo perduto che indennizzino i fermi di attività se si vuole assicurare la riapertura di migliaia di imprese”.

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L’emergenza sanitaria rischia di avere un impatto sull’economia della Sardegna ancora più devastante rispetto al resto d’Italia.  Nonostante l’Isola sia stata colpita dall’epidemia in misura meno grave soprattutto rispetto alle regioni del Nord-Ovest  (come tutto il centro-sud, d’altronde) le conseguenze del lock-down e della riduzione della domanda aggregata che condizionerà la fase di ripartenza lasceranno il segno: considerando che ad inizio anno le attese erano per una seppur blanda crescita economica (intorno al +0,3%), l’economia sarda nel 2020 rischia di vedere andare in fumo come minimo 3 miliardi di euro (4,4 miliardi nel caso del protrarsi delle restrizioni fino a giugno).

Secondo una analisi del Centro Studi della CNA Sardegna , l’isola infatti, per via di una serie di vulnerabilità strutturali della sua economia (tra cui, il più alto peso del settore turistico, l’elevata quota di lavoratori precari, una maggiore esposizione al rischio liquidità per le imprese, un settore delle costruzioni più vulnerabile, l’altissima quota di export nel settore petrolifero), nel 2020 potrebbe sperimentare una recessione superiore sia a quella nazionale, sia a quella delle regioni del Sud.

Coerentemente con gli scenari sviluppati dall’ultima nota congiunturale dell’Istat, la CNA ha stimato l’impatto economico innescato dall’emergenza sanitaria considerando due scenari: il primo tiene conto di un blocco dell’attività economica ristretto ai mesi di marzo e aprile e di una graduale riapertura nei successivi trimestri dell’anno; il secondo ipotizza l’estensione del periodo di chiusura delle attività non essenziali anche ai mesi di maggio e giugno.

Analizzando l’impatto sulle diverse componenti del PIL – ovvero spesa finale di famiglie, residenti e non residenti (e quindi turisti), spesa della PA (tra cui sanità, scuole e protezione sociale), investimenti (macchinari e costruzioni), import ed export – il risultato è che nel primo caso (due mesi di stop economico e distanziamento sociale) il PIL regionale potrebbe crollare del -9,6% rispetto allo scenario base (ovvero, il 2020 senza emergenza sanitaria) e di quasi il -15% nello scenario peggiore (quattro mesi di lock-down). Si tratta di un risultato peggiore sia rispetto al -9,1% previsto per il Pil nazionale (-14,2% nello scenario più grave), sia rispetto al -6,8%del Mezzogiorno (-11,5% nel secondo scenario).

In sostanza, considerando che ad inizio anno le attese erano per una seppur blanda crescita economica (intorno al +0,3%), l’economia sarda nel 2020 rischia di vedere andare in fumo oltre 3 miliardi di euro (4,4 miliardi nel caso più grave).  

L’analisi della Cna 

«Siamo di fronte ad un evento, i dati del Fondo Monetario di ieri l’altro lo confermano, che per effetti prodotti non ha precedenti – commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale CNA -. La crisi determina la più grave caduta in un solo trimestre della produzione e dell’occupazione a livello mondiale che si sia mai registrata nella storia del capitalismo, inclusi i periodi di guerra. La Sardegna, come dimostra il nostro report, rischia per una serie di vulnerabilità strutturali della sua economia di sperimentare una recessione superiore alle altre aree del paese, meridione compreso. Sono richieste risposte eccezionali nelle dimensioni dell’impegno finanziario e modalità indite e non convenzionali negli strumenti da mettere in campo per contrastare gli effetti della pandemia. Occorre guardare alle importanti e nuove opportunità offerte dall’utilizzo dei fondi strutturali europei, sia per quanto attiene alla programmazione in corso ma soprattutto alla prossima 2021-2027, considerato che sono cadute molte delle rigidità e dei vincoli che ne rallentavano la gestione: dal venir meno dell’obbligo del cofinanziamento nazionale, ai vincoli di concentrazione tematica, alla possibilità di trasferire risorse da un programma all’altro.»

«Occorre insomma – dichiarano i vertici CNA – aprire una nuova fase. La Giunta regionale riprogrammi con urgenza le coordinate entro cui collocare lo sforzo per l’uscita dall’emergenza sanitaria e l’avvio della fase due della ripartenza dell’economia. Per far questo occorre mettere in campo tutte le energie e gli sforzi necessari per avviare la ricostruzione economica, attraverso una cabina di regia partecipata dalle istituzioni regionali, locali e dalle forze sociali.»

Le maggiori criticità

Ma quali sono gli elementi che fanno della Sardegna una delle economie regionali in questo momento più vulnerabili? In base all’analisi della CNA un primo elemento riguarda la composizione della quota di occupazione “sospesa” dal DCPM 11 marzo 2020 e dal DM Mise 25.

I lavoratori sospesi. Sebbene in Sardegna la percentuale complessiva di lavoratori fermati dai decreti sia inferiore alla media nazionale (il 27% contro il 33%), tra di essi ben oltre la metà (il 54%, contro il 34% nazionale e il 40% delle regioni del Sud) è composta da dipendenti con contratti a termine o partite Iva senza dipendenti, ovvero la componente più fragile e più esposta al rischio di perdita del lavoro o di disagio economico. A questo va aggiunto che la Sardegna è, tra le regioni italiane, la quarta per incidenza del turismo sull’occupazione e la terza per incidenza del turismo sul valore aggiunto, con il settore turistico che in assoluto è destinato a pagare le conseguenze maggiori della crisi attuale (ad esempio, secondo Cerved al livello nazionale ricettività e agenzie di viaggio rischiano di perdere il 30-35% di fatturato, trasporti aerei e autonoleggio tra il 20 e il 25%, in uno scenario di blocco dell’attività fino a maggio).

Questi elementi rappresentano fattori di forte vulnerabilità che si traducono in un probabile maggiore impatto negativo sulla spesa finale delle famiglie residenti e non residenti (i turisti).

L’accesso al credito. Se poi si guarda agli investimenti delle imprese in macchinari e impianti, il problema in questo caso è la capacità di autofinanziamento delle aziende, ovvero la crisi di liquidità indotta dal blocco dell’attività economica e dalle conseguenze nel medio-breve termine, ad esempio, in termini di difficoltà di approvvigionamento bancario, che sarà necessario per far fronte alle spese correnti e, quindi, a quelle in conto capitale programmate. In questo caso la minore quota di fatturato delle imprese soggetto a “sospensione” ministeriale è controbilanciata dalla percentuale in assoluto più elevata tra le regioni italiane della quota di crediti deteriorati gestiti dalle banche regionali (il 29,4%, contro una media nazionale del 18% e del 24% al Sud); questo elemento, in particolare, espone il sistema regionale al rischio di una più intensa restrizione del mercato del credito nella fase più critica.

Il settore edile. Altro elemento di vulnerabilità riguarda gli investimenti in costruzioni; il settore stava lentamente recuperando da una fase di crisi epocale che aveva lasciato per strada, in dieci anni (dal 2010 al 2019) qualcosa come 2.800 imprese, il 13% del totale dello stock attivo nel 2010, quasi tutte piccole e medie imprese artigiane (tra gli artigiani nell’edilizia il calo è stato del -22%, 3.580 imprese in meno in un decennio). Nonostante questa ecatombe, nel 2019 il 65% delle imprese edilizie in Sardegna è ancora fatto da artigiani, molti dei quali rischiano di non sopravvivere ad una nuova crisi settoriale. A questo proposito, il centro studi CNA ha stimato un crollo degli investimenti in costruzioni in Italia superiore al -20% nel 2020, e le dinamiche che l’industria delle costruzioni in Sardegna aveva sperimentato nel quadriennio 2008-2011, più negative del dato medio nazionale, suggeriscono che il calo in Regione, a consuntivo, potrà essere anche maggiore.

La crisi dell’export. Anche l’export potrebbe non aiutare. è vero che la domanda estera di prodotti sardi nel comparto alimentare è cresciuta nel 2019, specialmente per quanto riguarda formaggi e prodotti lattiero caseari (il settore agroalimentare potrebbe subire di meno il calo della domanda internazionale nel 2020), tuttavia, oltre l’80% del valore delle esportazioni regionali è rappresentato da prodotti petroliferi raffinati (il peso del comparto agroalimentare è di appena il 3,1%), un settore che nel 2020 è destinato a subire un tracollo delle vendite globali e che, oltre al calo della domanda, sta affrontando le conseguenze delle diatribe in seno ai principali paesi produttori (cioè, Arabia Saudita e Russia) sul contenimento della produzione (le quotazioni del greggio nella media del 2020 potrebbero assestarsi intorno ai 35 dollari al barile, dai 61 dollari del 2019). A titolo di esempio, nel 2009, anno dell’ultima recessione globale, il valore dell’export regionale era crollato del -44%, ben al di sopra del -21% medio nazionale.

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Bilancio positivo per il sistema delle imprese isolano: nel 2019 + 1.359 unità. Altrettanto non può dirsi per l’artigianato che registra un’ulteriore flessione delle imprese attive: le nuove iscrizioni all’albo delle imprese artigiane sono state 2.076 a fronte di 2.504 cessazioni: un saldo negativo di 428 imprese.

«La flessione regionale – dichiarano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale CNA – è dovuta per lo più al crollo verticale del tessuto artigiano della provincia di Oristano che negli ultimi anni oltre a combattere con gli effetti della crisi, ha dovuto affrontare il blocco “dell’attività dell’Albo delle imprese artigiane”, paralisi che di fatto ha inibito alle imprese locali la possibilità di iscriversi al medesimo.
Blocco da imputare alla Regione Sardegna che non rende operativa la convenzione con la locale Camera di Commercio, di fatto cagionando un gravissimo danno economico agli artigiani Oristanesi.»

Il report del Centro studi della Cna Sardegna analizza i dati sulla nati-mortalità delle imprese italiane nel 2019 (dati Movimprese, rilevati sui Registri delle imprese delle Camere di commercio italiane da Unioncamere-InfoCamere).

Con il 2019 gli anni consecutivi di calo dell’artigianato in Sardegna arrivano, dunque, ad undici. Dal 2008, si sono perse nella nostra isola 8588 attività artigiane con una flessione del -20%: una vera e propria catastrofe che non ha eguali nel panorama regionale italiano.

La situazione in Sardegna

Come è noto il sistema dell’artigianato regionale era cresciuto con continuità in termini demografici fino al 2008, quando nell’isola erano censite ben 43mila imprese artigiane (contro le circa 34mila di oggi), pari al 28,5% del totale (una quota non distante da quella delle regioni storiche dei distretti industriali, come Marche, Toscana o Emilia Romagna, dove oggi è circa il 30%).

«Nel 2019 il numero di imprese artigiane attive si è ridotto del -1,2% e, guardando al dato settoriale, sono pochi i segnali positivi – proseguono Pierpaolo Piras e Francesco Porcu -: grazie alle buone performance del turismo regionale, da un triennio si è stabilizzata la situazione nel settore alberghiero e della ristorazione, mentre il settore dei servizi alle imprese e gli altri servizi si mostra come l’unico col segno positivo. Dopo una fase di stabilizzazione, viceversa, torna il segno meno anche nel numero di imprese artigiane attive in ambito agroalimentare, mentre continuano a soffrire legno e carpenteria metallica, al pari del settore trasportistico. E’, infine, ancora molto critica la situazione nell’edilizia: alla fine del 2019 le imprese artigiane di costruzioni sono 12.734, contro le 12.856 dell’anno prima e le 13.004 di fine 2017. Tutto ciò – continuano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu – rende ancor di più inspiegabile – a distanza di oltre un anno – la ragione per la quale il “pacchetto di misure” a sostegno del comparto discusso con la Commissione speciale istituita dal Consiglio regionale per affrontare la crisi dell’Artigianato e del Commercio e approvato nel dicembre 2018 nonostante i tanti proclami sia finito nel dimenticatoio e risulti ad oggi inapplicato.»

La situazione provinciale

Al livello territoriale i segnali negativi, seppur generali, non sono omogenei; Sassari e Nuoro registrano un 2019 di sostanziale stabilità (seppur tendente alla flessione); a Cagliari il numero di imprese artigiane è calato dello 0,9%; questo significa che il dato negativo regionale è in buona parte spiegato da quanto successo in un solo territorio: Oristano. Il tessuto artigiano della provincia occidentale dell’Isola negli ultimi anni è stato letteralmente falcidiato dalla crisi: nel 2019 si contano 156 imprese in meno e ben 656 mancano all’appello rispetto a fine 2014, il che significa una riduzione di oltre un quinto (-20,2%) delle attività artigiane, passate da 3.243 a 2.587 nel giro di soli cinque anni.

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Gli incentivi per il rinnovo continuano a sostenere il recupero edilizio in Sardegna: nel triennio 2016-2018 i lavori incentivati – per un importo medio annuo pari a circa 440 milioni di euro – hanno rappresentato circa un terzo della spesa complessiva per la riqualificazione edilizia privata, quota che supera il 50% se riferito al solo segmento residenziale (ambito di applicazione principale degli incentivi).

E’ quanto si evince da un report della Cna Sardegna che – analizzando l’andamento storico degli incentivi – offre una prospettiva positiva anche per il prossimo anno alla luce del fatto che la finanziaria nazionale 2020, attualmente in esame in commissione bilancio al Senato, prorogherà con tutta probabilità per tutto il 2020 una serie di preziose detrazioni per gli interventi di recupero e riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

«Gli incentivi per il rinnovo, generico o finalizzato all’efficienza energetica, hanno nel tempo consolidato il proprio ruolo fornendo uno stimolo fondamentale alla spesa per manutenzione del patrimonio edilizio esistente – commentano Francesco Porcu e Antonello Mascia, rispettivamente segretario regionale della Cna Sardegna e presidente di Cna Costruzioni -. I dati del report dimostrano che la politica degli incentivi ha sostenuto il settore con grandi benefici per le piccole e medie imprese di costruzioni e per l’indotto. Eppure, non va trascurato il rischio di una strategia “a tempo” che ogni anno apre la possibilità di un ritorno alle aliquote normali o di una cancellazione di alcune formule di incentivazione. Sarebbe piuttosto necessario un disegno strategico, una azione finalizzata alla definizione di linee coerenti e integrate di politica industriale per tutto il settore delle costruzioni. Un settore che in Sardegna come in tutto il Paese, necessita di un piano di interventi integrato che tenga conto delle nuove criticità ambientali, dell’obsolescenza, dei radicali processi tecnologici di innovazione in atto e dei nuovi obiettivi dello sviluppo

Tabella 1. – Investimenti in riqualificazione incentivati1 in Sardegna – Importi in milioni di euro correnti

Investimenti privati in manutenzione edilizia straordinaria Investimenti veicolati dai provvedimenti di defiscalizzazione
Totale edifici di cui in edifici residenziali Totale % su totale riqualificazione % su riqualificazione edifici residenziali
2002 1.015 596 96 9,4% 16,1%
2007* 1.212 738 147 12,1% 19,9%
2013 1.276 777 405 31,8% 52,2%
2014 1.306 792 433 33,2% 54,7%
2015 1.340 814 383 28,6% 47,1%
2016 1.302 827 438 33,6% 52,9%
2017 1.357 839 442 32,6% 52,7%
2018 1.310 835 437 33,4% 52,4%
TOTALE 2002-2018 20.766 12.777 4.086 19,7% 32,0%
TOTALE 2007-2018 15.414 9.564 3.635 23,6% 38,0%

Fonte: elaborazione Cna Sardegna su fonti varie

1: Per le detrazioni finalizzate al recupero edilizio, le stime riferite agli anni 2011-2018 si basano sul peso regionale delle spese per recupero patrimonio edilizio di cui alle dichiarazioni IRPEF. Per le detrazioni finalizzate al risparmio energetico, dati ENEA dal 2007

* Anno di entrata in vigore degli incentivi per il rinnovo energetico

L’impatto sull’occupazione

Il report della Cna Sardegna evidenzia come il ruolo strategico svolto dagli incentivi per il rilancio dell’edilizia dell’Isola emerga con evidenza dal relativo impatto occupazionale. Considerando che un investimento di 200.000 euro in riqualificazione edilizia è in grado di assorbire due occupati diretti e uno nell’indotto, si può stimare che il meccanismo di agevolazione abbia dato lavoro, nel periodo 2016-2018, a circa 6.600 occupati (includendo anche l’indotto); numero che rappresenta il 17% degli occupati nelle costruzioni in Sardegna (fonte Istat, 2018).

Dall’analisi della dinamica di lungo periodo del rinnovo incentivato, ottenuta dai dati ufficiali di fonte ENEA per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione energetica e frutto di una stima per quanto riguarda il rinnovo generico, emerge una generale tendenza espansiva. Dopo il rallentamento registrato nel 2015, legato all’incertezza sull’effettiva proroga degli incentivi alle aliquote maggiorate e all’aumento dell’aliquota della ritenuta d’acconto sui bonifici effettuati dai promotori dell’intervento (passata a gennaio 2015 dal 4 all’8%), il triennio successivo mostra un livello salito a quasi 30 mila domande l’anno. Motore della ripresa nel 2016 è stato, in base alle stime, il rinnovo generico, mentre nel 2017 il segmento più vivace è stato quello degli incentivi finalizzati al risparmio energetico. Nel 2018 invece per quest’ultimo segmento i dati ufficiali di fonte ENEA rilevano un calo delle domande (da circa 6.800 del 2017 a meno di 5.400 lo scorso anno, per un ammontare dei relativi investimenti sceso da 50 a 36 milioni, una tendenza registrata anche a livello Italia), a fronte di una importante tenuta stimata per il ricorso agli incentivi per la riqualificazione generica delle abitazioni private.

La dinamica del mercato nazionale nell’anno in corso definisce un rafforzamento del trend espansivo che potrebbe quindi caratterizzare anche la situazione regionale.

Grazie alla dinamica recente, il ricorso agli incentivi per intervenire sul patrimonio edilizio residenziale in Sardegna sta progressivamente assorbendo il divario con il resto del Paese, in termini di quota dei lavori incentivati sul totale dei lavori di riqualificazione, pari al 53% in media nell’ultimo triennio, contro il 56% della media nazionale.

Proiezioni 2020: la Finanziaria regionale

Venendo al periodo recente – evidenzia il report della Cna Sardegna – per il 2020 le proiezioni sono all’insegna di un maggiore dinamismo e si ritiene che gli incentivi possano svolgere un ruolo più decisivo nel sostenere il mercato del rinnovo edilizio.

Come detto, la legge finanziaria 2020, attualmente all’esame della commissione bilancio al Senato, proroga per tutto il 2020 le detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (“bonus ristrutturazioni” nella misura del 50% su una spesa massima di 96mila euro per unità immobiliare), per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti (ecobonus) e per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici a basso consumo energetico destinati all’arredo di un immobile ristrutturato (bonus mobili). Introduce inoltre il “bonus facciate”, che prevede che le spese sostenute nel 2020 per interventi edilizi, inclusi quelli di manutenzione ordinaria, finalizzati al recupero o al restauro della facciata degli edifici, daranno diritto a una detrazione del 90% sul loro intero ammontare.

Francesco Porcu.

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È sempre più bassa la natalità in Sardegna. Se a livello nazionale le statistiche demografiche destano sempre maggiore preoccupazione il dato regionale segna un calo strutturale allarmante. Nel corso del 2018 in Sardegna sono state registrate 9.438 nascite, 704 in meno del 2017 (-6,9%): rispetto al 2012 quasi un quarto delle culle sarde sono vuote (-24,2%). La flessione – attestata da un recente report della Cna Sardegna – è molto preoccupante se si considera che nello stesso periodo (2012-2018) la contrazione ha toccato il -17,7% in Italia ed il -14,5% nel Mezzogiorno.

Tabella 1 – Dinamica delle nascite e variazione percentuale rispetto all’anno precedente

2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2012-2018
Sardegna 12.444 11.872 11.473 11.082 10.527 10.142 9.438 76.978
Variazione percentuale
Sardegna -4,6% -3,4% -3,4% -5,0% -3,7% -6,9% -24,2%
Mezzogiorno -3,7% -1,4% -2,4% -2,3% -1,8% -3,8% -14,5%
Italia -3,7% -2,3% -3,3% -2,5% -3,2% -4,0% -17,7%

Fonte: elaborazione CNA su dati ISTAT

«Questo pessimo risultato matura in un contesto caratterizzato da livelli di natalità già assai bassi ed in costante riduzione», commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna, riferendosi al fatto che, al 2018, il valore del quoziente di natalità in Sardegna è di 5,7 nati ogni mille abitanti, inferiore al valore medio nazionale (7,3) e di quello del Mezzogiorno (7,6).

«È ragionevole ritenere che il rilevante calo delle nascite trovi spiegazione nei fenomeni di invecchiamento della struttura demografica, aggravati dai consistenti flussi di giovani in uscita dall’Isola in cerca di un inserimento lavorativo soddisfacente», aggiungono Pierpaolo Piras e Francesco Porcu.

Giusto per rinfrescare la memoria, nel 2010 l’età media della popolazione sarda ha superato il valore nazionale giungendo nel 2019 a 46,8 anni (45,4 è la media nazionale e 44,3 quella del Mezzogiorno).

Il crescente sbilanciamento della struttura demografica verso le classi di età più anziane – rileva il report della Cna – si riflette in una netta riduzione del numero di donne in età fertile.

Rispetto ai livelli del 2002, in Sardegna si contano quasi 85 mila donne in meno nella classe 15-49 anni: -20% in termini relativi, contro il – 8,2% nazionale e il -13% del Mezzogiorno. Ma lo sbilanciamento verso le classi di età più anziane si misura anche nella composizione interna delle donne in età feconda, e per questo il tasso di fecondità delle donne sarde è tra i più bassi in Italia, una media di 1,06 figli per donna contro un valore nazionale di 1,32 ed una media del Mezzogiorno di poco inferiore (1,29).

Non v’è dubbio che ad aggravare il dato strutturale contribuisca una situazione di disagio economico che riguarda soprattutto i giovani – evidenzia ancora il report dell’associazione artigiana -: problemi reddituali e d’inserimento lavorativo inducono a ritardare l’ingresso nella vita riproduttiva. L’età media della madre al parto in Sardegna è di 32,5 anni, quasi un anno in più della media nazionale (31,9 anni) e del Mezzogiorno (31,7 anni). Il ritardo nella realizzazione dei progetti di vita familiare si riscontra anche in un tasso di nuzialità tra i più bassi in Italia, 2,9 matrimoni per mille abitanti nel 2018 contro i 3,2 della media nazionale ed i 3,9 del Mezzogiorno.

«È evidente che il consistente flusso di giovani in uscita dall’isola per mancanza di adeguate opportunità d’inserimento occupazionale rappresenti una delle principali cause della bassa natalità e del declino demografico – spiegano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu -: con un tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) che nel 2018 ha toccato il 35,7%, contro il 32,2% nazionale, la relazione stretta tra la situazione economica ed i fenomeni demografici risulta abbastanza evidente

Tabella 2 – Tasso di disoccupazione totale e per le classi giovani al 2018

Sardegna Mezzogiorno Italia
Totale 15,4 18,4 10,6
15-24 35,7 48,4 32,2
25-34 24,3 27,8 15,9
35-44 14,4 16,6 9,3

Fonte: elaborazione CNA su dati ISTAT

«La bassissima natalità rappresenta un problema serio per la Sardegna – concludono Pierpaolo Piras e Francesco Porcu -: Le scarse opportunità di inserimento lavorativo per le donne, associate ad una scarsa offerta socio-educativa carente , sono tra le principali cause dello slittamento dei progetti di genitorialità delle giovani coppie. L’implementazione di politiche efficaci mirate a supportare le classi più giovani nel proprio percorso personale di lavoro e famiglia deve stare ai primi posti dell’agenda politica, con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’emorragia in atto e aumentare le capacità attrattiva dell’Isola rispetto ad altri contesti territoriali .»

Francesco Porcu.

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Sono state 250 le imprese sarde che nel 2018 hanno portato i libri in tribunale, contro le 217 dell’anno precedente (+15%). Nei primi nove mesi del 2019 il conto delle imprese fallite è già giunto a quota 225, un numero già molto prossimo a quello di tutto l’anno prima: questo significa che se si riportasse il dato del 2019 a tutto l’anno si giungerebbe ad un valore di circa 300 fallimenti, pari ad un +20% di incremento rispetto all’anno scorso.

E’ quanto emerge dagli ultimi dati elaborati dal Centro studi della Cna Sardegna.

«I dati parziali dell’anno in corso confermano i segnali negativi degli ultimi tre anni, allontanando le aspettative per una significativa inversione di rotta della congiuntura economica regionale – commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della CNA Sardegna -. La dinamica dei fallimenti in Sardegna rende bene l’idea delle crescenti difficoltà in cui versa il tessuto imprenditoriale locale: un’impressionante progressione in crescita che nel 2018 porta al record storico dall’inizio della crisi. Purtroppo, i dati dei primi tre trimestri dell’anno in corso non lasciano ben sperare

La situazione della nostra regione appare preoccupante anche nel confronto con le altre regioni italiane: considerando il valore medio dell’ultimo triennio (2017-2019) in rapporto con quello precedente (2014-2016) soltanto Valle d’Aosta e Lazio hanno sperimentato un incremento dei fallimenti più marcato.

Annualizzando il dato dei primi tre trimestri del 2019 e calcolando la media dell’ultimo triennio, il numero di procedure concorsuali in Sardegna ha segnato un +35% rispetto al valore medio del triennio precedente, a livello nazionale è stato del +12%. L’incremento delle procedure concorsuali, quindi, è inferiore solo al dato della Valle d’Aosta (+38%) e del Lazio (+37%) ma decisamente superiore a quello di tutte le altre regioni, anche di quelle del Mezzogiorno. Numero di fallimenti in calo per Marche (-18%), Basilicata (-14%), Molise (-12%) e Friuli (-10%), restano costanti invece in Calabria (-0,5%), Umbria (-0,4%) e Veneto (+0,1%).

Sebbene il 2018 non sia stato proprio brillante, i dati dell’anno in corso evidenziano viceversa qualche timido segnale positivo per le imprese del settore costruzioni. Nei primi nove mesi del 2019 sono stati registrati 16 fallimenti, mentre per l’intero anno se ne possono stimare 21: cinque in meno rispetto ai risultati del 2018, ad indicare quantomeno una stabilizzazione sui livelli dello scorso anno (che però rispetto al 2017 aveva fatto registrare un +37% di crescita).

«I primi segnali di ripresa emersi nell’ultimo biennio potrebbero aver dato qualche debole respiro di sollievo ad un sistema imprenditoriale messo duramente alla prova da una crisi epocale, che in dieci anni ha portato il settore edile a perdere oltre il 40% del suo mercato», evidenziano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu.

Le previsioni per il 2019 della Cna sarda, motivate da segnali confortanti provenienti da tutti gli indicatori settoriali (occupati, credito, compravendite immobiliari) prospettano infatti una crescita degli investimenti nell’edilizia residenziale (+4% nel 2019), consolidando il +2,4% del 2018. Nell’anno in corso è inoltre positiva anche la dinamica degli investimenti negli altri comparti: non residenziale e opere pubbliche, tutti previsti al +4%, lasciano ben sperare per futuri e più rilevanti effetti sul sistema delle piccole imprese locali.