25 September, 2021
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Ci sarà anche Carbonia tra le città sede degli eventi speciali della “Festa della Musica 2021” promossa dal ministero della Cultura attraverso l’AIPFM – Associazione Italiana per la Promozione della Festa della musica. Organizzata dal CSC Carbonia della Società Umanitaria, con il patrocinio del comune di Carbonia – Assessorato della Cultura, in collaborazione con Italian Blues Union, la data della Festa della Musica, che sarà celebrata domenica 20 giugno presso l’Arena Mirastelle del Cine-Teatro Centrale di piazza Roma, a partire dalle ore 20.30, proporrà un ricco programma, ad ingresso gratuito.
I Don Leone, progetto di musica blues, cruda, elettrica e rauca, di Donato Cherchi e Matteo Leone, attivo dal luglio 2016, presenteranno al pubblico di Carbonia il Bootleg “Don Leone Live al CICC 2020” registrato presso il Centro Italiano Cultura del Carbone il 21 giugno 2020 in occasione della 26ª edizione, la prima a Carbonia, di Festa della Musica.
Nel giugno del 2020 i Don Leone riaprirono la stagione degli eventi in presenza nel territorio del Sulcis Iglesiente e in Sardegna. Fu il loro il primo live pubblico organizzato da un ente pubblico nell’Isola. Quel live, che fu performato all’interno del Museo del Carbone, venne registrato.
Ad un anno di distanza lo presentano al pubblico come traccia artistica e storica di resistenza musicale. A seguire un piccolo showcase live del duo blues sulcitano.
Alle ore 21.30 presentazione del cofanetto DVD “JUKEBOX AL CARBONE” con testi critici a cura del giornalista Giacomo Serreli e dell’etnomusicologo Diego Pani e le foto di scena prese dal set del film.
L’edizione in doppio DVD che racchiude il LATO A e il LATO B del film è l’ultima produzione di una collana sulla memoria che raccoglie il meglio della produzione del CSC Carbonia della Società Umanitaria sulle produzioni che hanno avuto come obiettivo la riscoperta della Memoria del territorio fissata attraverso il mezzo audiovisivo.
Quest’opera di diffusione e promozione della cultura audiovisiva rientra tra gli obiettivi del progetto cineportuale di cui la Società Umanitaria e La Fabbrica del Cinema sono state investite attraverso un finanziamento speciale della Regione Autonoma della Sardegna a valere sulla Legge regionale 28 dicembre 2018, n. 48, art. 11, comma 26.
Prodotto dalla Società Umanitaria di Carbonia che, attraverso il progetto Fabbrica del Cinema, porta avanti da anni un’opera di valorizzazione e riscoperta della memoria storiaa ed audiovisiva del territorio del Sulcis-Iglesiente, il film analizza, in due volumi suggestivamente indicati come LATO A e LATO B, l’evoluzione sociale e artistica di un luogo “unicum” nel panorama italiano: Carbonia, città di fondazione, nata moderna per volere del regime e trovatasi a dover sopravvivere e a vivere come primo grande laboratorio sociale sperimentale di culture e lingue diverse di persone provenienti da tutta Italia e da parte dell’Europa per lavorare in miniera.
A partire da questa riflessione si arriva alla Musica, dunque, vista anche come lente di ingrandimento attraverso la quale fissare gli sviluppi e i cambiamenti dei tempi.

A realizzare il documentario, su incarico della Società Umanitaria, quattro giovani autori che sono e sono stati anche musicisti e hanno quindi potuto vivere parte di quella storia da protagonisti.
Il musicologo Andrea Murgia, il regista Daniele S. Arca, il musicista e sound designer Luca Gambula e l’autore Francesco Peddoni.
In chiusura, proiezione del film JUKEBOX AL CARBONE LATO B – I RAGAZZI FANNO SUL SERIO.
Il film parte dalla fine degli anni ‘80 in cui Carbonia è un luogo che vive una gravissima crisi sociale, stretto dall’emergenza eroina e da un clima cupo che rende poco percorribili le vie della città, per raccontare come, di fronte a questa crisi, agli inizi degli anni ‘90, un’intera generazione di ragazzi, e per la prima volta ragazze, decise di reagire riappropriandosi degli spazi cittadini attraverso il linguaggio che più gli era famigliare:
quello della musica. Nascerà una “scena musicale” che varcherà i confini regionali e nazionali, fino ad arrivare all’avvento di internet e dei social media.
Per accedere occorrerà ritirare un tagliando gratuito al botteghino del teatro e registrarsi con i propri dati, i quali verranno conservati dagli organizzatori per un periodo di tempo non inferiore ai 14 giorni e messi a disposizione dell’autorità sanitaria in caso di necessità.
Sarà obbligatorio l’utilizzo della mascherina.

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Dopo un’attesa durata oltre vent’anni, Domusnovas questo pomeriggio ha coronato il grande sogno di “riabbracciare” le Grotte di San Giovanni. L’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Massimiliano Ventura ed il Consorzio Natura Viva Sardegna, nato nel 2012 per la valorizzazione del territorio, incaricato di realizzare il progetto per rendere le Grotte di San Giovanni visitabili e percorribili in tutta la loro imponenza, hanno accolto tutti gli invitati in una cerimonia divisa in tre fasi: prima il taglio del nastro, poi un incontro con una serie di interventi coordinati dal giornalista Giacomo Serreli, infine l’esibizione di alcuni musicisti sardi.

La cerimonia, organizzata con la collaborazione della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara e della Fondazione Maria Carta, si è svolta nel pieno rispetto delle norme per il contrasto e la prevenzione del Coronavirus, con l’obbligo di utilizzo delle mascherine ed il controllo della temperatura all’ingresso con il termoscanner.

Le Grotte di San Giovanni si inseriscono in un ambizioso progetto di valorizzazione del territorio a fini turistici e da domani saranno una tappa importante del Cammino Minerario di Santa Barbara, come ha sottolineato il presidente dell’omonima Fondazione, Giampiero Pinna.

Alleghiamo un ricco album video-fotografico della giornata.

                                               

 

 

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«La lotta allo spopolamento di alcuni paesi della Sardegna è un tema caro alla Giunta Solinas, perciò iniziative come il progetto ‘Freemmos’, nato da un’idea della Fondazione Maria Carta, della quale la Regione è socio, sono utili ad alimentare il dibattito per trovare soluzioni a questo problema.»

Lo ha detto l’assessore regionale del Turismo, Gianni Chessa, al Centro sociale culturale sardo di Milano, in occasione della presentazione del progetto, illustrato dal presidente della Fondazione, Leonardo Marras.

Il suo nome deriva dalla parola inglese ‘free’ e dalla desinenza ‘mmos’, che in lingua sarda significa fermi: “Freemmos”, cioè liberi di restare. Il progetto è finalizzato a sostenere, attraverso una serie di iniziative di carattere culturale ed artistiche, i piccoli centri della Sardegna a rischio estinzione. Secondo uno studio, condotto negli anni scorsi dall’Università di Cagliari, sarebbero trenta i paesi sardi a rischio estinzione nei prossimi decenni.

«Sono migliaia i giovani sardi che hanno ripreso ad abbandonare l’Isola per cercare lavoro altrove – ha aggiunto l’assessore Gianni Chessa -. È dovere della politica regionale mettere in campo azioni per invertire questa tendenza ed anche il settore del turismo può offrire risposte concrete ed opportunità con idee e progetti che possano tenere in Sardegna i nostri ragazzi o farli tornare dopo la loro formazione in Italia e all’estero.»

Durante la serata è stato presentato anche il libro “Maria Carta, cuore e voce di Sardegna” di Giacomo Serreli. L’autore ha raccontato alcuni episodi, anche con l’ausilio di un filmato, della vita dell’artista sarda, che per oltre trent’anni ha fatto conoscere il canto tradizionale sardo a livello nazionale ed internazionale.

«La valorizzazione del patrimonio culturale e della tradizione sarda per tutelare la nostra identità ha nei circoli in Italia e nel Mondo un avamposto importante che la Regione non deve trascurare», ha concluso l’assessore regionale del Turismo, ricordando anche che nel 2020 ricorre il 50° anniversario della fondazione del circolo milanese.

 

Da domenica 9 febbraio (apertura alle 9.30), la Sardegna sarà protagonista della 40ª Borsa internazionale del Turismo di Milano, in programma fino a martedì 11 febbraio a Fieramilanocity.

Lo ‘spazio Sardegna’ (padiglione 3), realizzato in collaborazione con UnionCamere, si estende per 573 metri quadrati, circa 100 mq in più degli anni scorsi, con 57 espositori di vari settori, dal ricettivo ai servizi, dal turismo attivo ai consorzi turistici, su oltre 1.100 espositori totali: «Considerata l’importanza che la Bit rappresenta nello scenario del mercato turistico internazionale, abbiamo deciso di ampliare gli spazi dedicati all’esposizione del prodotto Sardegna – ha spiegato l’assessore regionale del Turismo, Gianni Chessa -. Sostenibilità e identità sono alcuni dei temi su cui è incentrata la presenza della Sardegna per promuovere i punti di forza della sua offerta, con l’obiettivo di attrarre nuovi segmenti di mercato.»

Lo spazio, come già sperimentato nelle precedenti fiere del 2020 (Stoccarda, Vienna e Madrid), sarà caratterizzato da grandi schermi che trasmetteranno alcune immagini della Sardegna, inedite ed appositamente realizzate per la Bit 2020. In particolare, per la prima volta, nello stand della Sardegna ci saranno alcuni schermi in 3D che consentiranno di visitare alcune delle più belle spiagge della Sardegna in modalità ‘immersiva’ (tecnologia che consente di essere ‘avvolti e catturati’ nelle immagini).

«Come per ‘Artigiano in Fiera’, anche questa volta abbiamo posto grande attenzione all’ambiente – ha aggiunto l’assessore Gianni Chessa -. Perciò, i materiali sono ancora una volta ecosostenibili: per esempio, il pavimento sarà in sughero, alcune decorazioni saranno realizzate in canvas (stoffa), il consumo energetico ridotto grazie all’utilizzo di led a basso impatto e ci saranno elementi strutturali con la funzione di preservare la qualità dell’ambiente, purificando l’aria e riducendo i rumori.»

Durante la giornata di domenica 9 (chiusura alle 18.00), con ingresso libero per il pubblico, ci saranno diversi momenti di animazione, curati dalla Fondazione “Maria Carta”: musica, ballo sardo e canti tradizionali, presentati da una breve illustrazione introduttiva del giornalista Giacomo Serreli. Si esibiranno una giovane suonatrice di launeddas, Gloria Woutina Atzei, e l’organettista Vanni Masala; il gruppo ‘Cuncordu e Tenore’ di Orosei nel canto a tenore, riconosciuto ‘patrimonio dell’umanità dall’Unesco’ e tre coppie di ballerini coi costumi tradizionali, accompagnati dagli strumenti tipici sardi (oltre a launeddas ed organetto, sulittu, trunfa, triangulu, tamburello).

Lunedì 10 e martedì 11 febbraio, invece, saranno giornate riservate ai professionisti del settore turistico con un fitto calendario di incontri commerciali con compratori italiani e stranieri: più di 600 provenienti da 65 paesi, in particolare Usa, India, Russia, Argentina, Brasile, Sud Africa.

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Bilancio positivo per la presenza della Sardegna nei 9 giorni della 24ª mostra/mercato “Artigiano in Fiera” a Milano-Rho, che si è chiusa ieri registrando circa un milione e 200mila visitatori, molti dei quali sono transitati anche negli spazi riservati agli stand delle 109 aziende presenti nei 1.800 metri quadri dello “Spazio Sardegna”, dove sono state ospitate le migliori tradizioni: dall’abbigliamento alla tessitura ed al ricamo, dalla coltelleria alla ceramica, dal corallo ai metalli preziosi, dagli oggetti in cuoio e pelle a quelli in legno, sughero, vetro e pietra, oltre all’agroalimentare con formaggi, salumi, pasta, dolci, vini, birre artigianali ed altre specialità. 

«E’ stata una vetrina importante per la nostra economia – ha spiegato l’assessore regionale del Turismo, Artigianato e Commercio, Gianni Chessa -. Migliorare ed uniformare i 1.800 metri quadri dello ‘Spazio Sardegna’ con un’immagine unica, grazie alla regia della Regione, ha avuto un grande risultato, anche in campo mediatico con ampio risalto perfino sulla stampa nazionale. Ma possiamo e dobbiamo fare di più, perciò spero che, sin dalle prossime importanti manifestazioni fieristiche, il coordinamento si possa allargare alla collaborazione con altri assessorati. C’è ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta per portare in giro per il mondo un messaggio unico della Sardegna, valorizzando, anche in questi appuntamenti, cultura e tradizioni, come accaduto in questi giorni a Milano.»

Durante la manifestazione, i visitatori sono stati accolti quotidianamente, nell’area eventi dello ‘Spazio Sardegna’, da musica, balli e canti tradizionali, organizzati dalla Fondazione Maria Carta di Siligo ed introdotti dal giornalista Giacomo Serreli, che ha illustrato il patrimonio etnomusicale isolano. Grazie alla presenza degli artisti, tra questi il gruppo a tenore “Sos Emigrantes” composto da emigrati di Orgosolo, Bono e Nuoro che attualmente lavorano nel nord Italia, sono stati realizzati alcuni ‘gemellaggi musicali’ con altri territori presenti ad ‘Artigiano in Fiera’: Puglia, Sicilia, Irlanda e Senegal, coi percussionisti africani che hanno accompagnato una sciampitta eseguita dal gruppo folk “Su Masu” di Elmas. Successo di pubblico anche per la vestizione della sposa, realizzata secondo la tradizione de ‘sa coia antiga’ dalla stilista Rita Cossu con capi risalenti al 1800: sottoveste in lino tessuta al telaio, gonna in habanera di seta rossa, grembiule e ‘su gippone’, sempre in habanera di seta, e velo interamente ricamato a mano.

«La Sardegna – ha evidenziato l’assessore Gianni Chessa – è stata al centro della manifestazione, uno tra gli spazi più visitati, con particolare apprezzamento per la scelta ecologica dei 900 mq degli spazi ‘istituzionali’, allestiti secondo i canoni della sostenibilità con l’utilizzo di materiale ecocompatibile e riciclabile al 100%. Nei prossimi giorni cominceremo a lavorare per chiudere gli accordi e programmare la prossima edizione di ‘Artigiano in Fiera’, una delle più importanti manifestazione al mondo del settore. Sto anche pensando di coinvolgere giovani studenti di design per un concorso di idee sulla grafica degli spazi riservati alla Sardegna.»

Nel settore dell’artigianato, i prossimi appuntamenti per la Sardegna sono nel 2020: a marzo a Monaco di Baviera per “Handwerksmesse”; ad aprile alla Mostra internazionale dell’Artigianato di Firenze. 

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«Il patrimonio etnomusicale e folkloristico della Sardegna vanta una varietà di espressioni ed un’originalità tali da renderci unici tra le realtà regionali italiane.»

Lo ha detto l’assessore regionale del Turismo, Artigianato e Commercio, Gianni Chessa, sottolineando l’importanza della presenza alla mostra/mercato “Artigiano in Fiera”, in programma alla fiera di Milano Rho da ieri al prossimo 8 dicembre, di un gruppo di artisti arrivati dalla Sardegna per offrire ai visitatori di “Spazio Sardegna” (1.800 metri quadrati con gli stand di 109 aziende) uno spaccato di questo patrimonio culturale isolano.

“È sufficiente pensare – ha aggiunto l’assessore Chessa – ai tanti tipi di danza, alla ricchezza e diversità dei costumi dei comuni sardi, alla varietà di strumenti musicali, oltre al ricco repertorio di canti tradizionali, profani e sacri, con il ‘Canto a tenore’ riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità.»

Il programma, organizzato dalla Fondazione Maria Carta di Siligo, propone alcune esibizioni di musica, ballo e canto: quattro appuntamenti giornalieri (alle ore 12, 15, 16 e 17), fino a domenica 8 dicembre, nell’area eventi dello ‘Spazio Sardegna’, preceduti dall’introduzione del giornalista Giacomo Serreli che illustra le caratteristiche del patrimonio etnomusicale isolano.

Protagonisti degli spettacoli, nel ballo, tre coppie proveniente da Siligo, Oristano e del gruppo folk ‘Su Masu’ di Elmas, accompagnate dalle launeddas di Andrea Pisu dall’organetto di Vanni Masala; nel canto, Manuela Ragusa accompagnata dalla chitarra di Mario Pierno; nella musica, oltre a Pisu e Masala, Mauro Fiore con la trunfa (lo scacciapensieri sardo), Paolo Tambaro con su sulittu (flauto a becco in canna) e Alberto Piludu al tamburello.

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Il gruppo napoletano La Maschera s’è aggiudicato l’11° Premio Andrea Parodi, l’unico contest italiano di world music, conclusosi questa sera all’Auditoriun conunale di Cagliari. Il premio della critica è andati all’estero, ai ciprioti Monsieur Doumani. La menzione per il miglior testo se l’è aggiudicata Giuseppe Di Bella con “Ncucciarisi” (cantata in siciliano). Quelle per miglior musica e migliore interpretazione sono andate ancora a La Maschera (che hanno proposto il brano “Te vengo a cerca’ “, cantato in napoletano e wolof), mentre i Monsieur Doumani (con “Gongs”) si sono aggiudicati anche la menzione per la migliore reinterpretazione di un brano di Andrea Parodi, quella per il miglior arrangiamento e la menzione dei ragazzi in sala.

Nel contest, in programma da giovedì ad oggi, il premio della critica internazionale se lo sono meritati i Kor con “Albore” (in logudorese). La menzione dei concorrenti, infine, se la sono divisa a pari merito i Feral Cor con “La Sajetana” (in genovese) e Giuseppe Di Bella.

A contendersi la vittoria sono stati anche Aniello Misto con “Aumm aumm” (cantata in napoletano); Ararat Ensemble Orchestra con “Nietaan” (in wolof); Dindùn con “L’amur” (in piemontese) e Terrasonora con “Padre vostro” (in napoletano e swahili).

Prima della proclamazione dei vincitori, c’è stata una splendida jam session che ha visto protagonisti la direttrice artistica Elena Ledda, alcuni degli artisti in giuria e gli ospiti della serata, che si erano appena esibiti, ovvero il peruviano Jorge Pardo, accompagnato dal chitarrista Francisco Rey Soto, il macedone Stracho Temelkovski e, dal Veneto, il Duo D’Altrocanto.

Durante la serata Daniele Cossellu, storico fondatore dei Tenores di Bitti “Remunnu ‘e Locu”, ha ricevuto il Premio Albo d’oro 2018, il riconoscimento assegnato ogni anno ad una figura di rilievo del mondo culturale e artistico italiano.

Il festival nasce per omaggiare un grande artista sardo come Andrea Parodi, che dal pop d’autore dei Tazenda era arrivato come solista ai vertici della musica d’impronta etnica. Tutti i concorrenti e gli ospiti hanno proposto un suo brano lungo le tre serate del Premio.

A condurre l’edizione 2018 sono stati Ottavio Nieddu e Gianmaurizio Foderaro. La serata finale è stata trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook di Rai Radio Tutta Italiana.

Molti i premi ed i bonus per il gruppo vincitore del “Parodi”: avrà l’opportunità di esibirsi alle edizioni 2019 dell’“European Jazz Expo” in Sardegna, di Folkest in Friuli, del Negro Festival di Pertosa (Salerno), del Premio dei Premi al Mei di Faenza, dello stesso Premio Parodi ed in vari altri eventi e serate che saranno man mano annunciati. Inoltre per La Maschera c’è un tour di otto concerti, realizzato grazie a NuovoImaie (progetto finanziato con i fondi dell’art. 7 della legge 93/92), ed una borsa di studio di 2.500 euro.

Al Premio della critica va invece la produzione di un videoclip offerto dalla Federazione degli Autori.

I finalisti sono frutto di un’approfondita selezione fra ben 220 iscritti, provenienti da da ogni parte del mondo, dal Messico alla Siberia, dal Senegal a Cipro. Indice, questo, del rilievo assunto da questa manifestazione nel corso degli anni.

La giuria che ha deciso il premio assoluto era composta da Gianfranco Cabiddu (Regista, musicista), Gigi Camedda (musicista), Lucia Campana (partner Premio Città di Loano), Gesuino Deiana (musicista), Gaetano D’Aponte (partner Premio Bianca D’Aponte), Andrea Del Favero (Partner Folkest), Giovanni Gianluca Floris (musicista, presidente del Conservatorio di Cagliari), Kaballà (musicista), Elena Ledda (musicista), Silvano Lobina (musicista), Annamaria Loddo (operatrice culturale), Marco Lutzu (musicista, etnomusicologo), Roberto Mancinelli (I Mean), Gino Marielli (musicista), Nicola Meloni (operatore culturale), Michele Palmas (produttore S’Ard Music), Andrea Ruggeri (musicista), Gisella Vacca (musicista, attrice).

Quella critica vedeva presenti Claudio Agostoni (Popolare Network), Gabriele Antonucci (Panorama), Matteo Bruni (Radio Super Sound), Angela Calvini (Avvenire), Stefano Carboni (Radio Montecarlo), Simone Cavagnino (Unica Radio), Flavia Corda (Rai 3 Sardegna), Valerio Corzani (Radio 3), Tore Cubeddu (Eja TV), Ciro De Rosa (Blogfoolk / Songlines), Daniela Deidda (Sardegna Eventi 24), Felice Liperi (Repubblica), Monica Magro (Radio Sintony), Elisabetta Malantrucco (Rai Radio Techetè), Luigi Mameli (Radiolina), Marco Mangiarotti (Quotidiano Nazionale / Il Giorno), Andrea Massidda (La Nuova Sardegna), Duccio Pasqua (Radio 1), Piersandro Pillonca (Uff. Stampa Consiglio Regionale della Sardegna), Timisoara Pinto (Radio 1), Walter Porcedda (Musica Jazz), Emanuela Teodora Russo (NuovoImaie), Cristiano Sanna (Tiscali), Claudio Scaccianoce (Linkiesta), Giacomo Serreli (giornalista musicale), Stefano Starace (Mo’l’estate), Mario Tasca (Sardegna 1), Jacopo Tomatis (Il giornale della musica).

Per la giuria internazionale, infine, c’erano Bastiaan Springer (ConcertZender, Olanda), Andrew Cronshaw (Froots magazine – Rough Guide to World Music, Regno Unito), Thorsten Bednarz (DeutchlandFunk Kultur, Germania), Petr Doruzka (Czech Radio, Praga), Sergio Albertoni (RSI Svizzera).

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Si è conclusa a tarda notte, domenica 8 luglio 2018, la ventiduesima edizione della “Festa dei Sardi e Amici della Sardegna” organizzata a Cornaredo (MI), presso il centro sportivo “Sandro Pertini”, dall’Associazione di promozione sociale, culturale e ricreativa “Amedeo Nazzari” di Bareggio e Cornaredo, uno dei Circoli sardi più attivi nell’insieme dei settanta che sono affiliati alla F.A.S.I. – Federazione delle Associazioni Sarde nell’Italia continentale.

La serata inaugurale è stata giovedì 28 giugno e questo vuol dire che, anche quest’anno, decine di volontari, sardi e non sardi, per undici giorni consecutivi, hanno lavorato da mattina presto a notte tarda, sotto la direzione dell’onnipresente presidente Franco Saddi, per fare in modo che ogni sera, a partire dalle ore 19,30, fosse tutto pronto per servire a tavola una media di mille e più frequentatori (lo standard anche quest’anno è stato questo) attirati dalla gastronomia sarda.

Richiestissimi quindi il porcetto arrosto, i malloreddus, il formaggio pecorino, le seadas e gli altri dolci tipici, la birra  Ichnusa (oggi conosciuta e bevuta in grande quantità in tutto il territorio nazionale), il mirto, la grappa “filu ‘e ferru”. Chi ha preferito i vini dell’isola, ha trovato anche quest’anno una produzione di qualità.

I frequentatori anche quest’anno provenivano da Cornaredo e Bareggio e paesi limitrofi ma anche da altre province, anche piuttosto lontane (come era facile appurare davanti al banchetto allestito per raccogliere le firme per il progetto di legge di iniziativa popolare per l’inserimento del principio di Insularità nella Costituzione italiana, campagna di sensibilizzazione che vede impegnata anche la F.A.S.I. con i suoi Circoli).

In molti, dopo la cena, si sono fermati a seguire il consueto concerto gratuito: come ogni anno, ogni sera è stato possibile fare la conoscenza di talentuosi artisti e gruppi sia del luogo sia provenienti dalla Sardegna; come ogni anno, direttore artistico della rassegna degli eventi musicali è stato Giorgio Saddi. 

Non è mancata neanche quest’anno un’importante iniziativa culturale: un gruppo di donne, in un laboratorio di scrittura progettato dall’associazione “Chi dice donna dice donna”, ha creato e pubblicato, grazie al contributo del Circolo, il libro “Raccontiamoci – dove si annida la violenza”, presentato nel pomeriggio di venerdì 6 luglio. Nella serata dello stesso giorno la cantante sardo-argentina Eliana Sanna e I Taifa hanno dato vita al  concerto “Todo cambia” nato come progetto della F.A.S.I., finanziato dalla Regione Sardegna-Assessorato del Lavoro ed intitolato  “Canto sociale di donne fra due mondi (omaggio a Maria Carta, Mercedes Sosa, Violeta Parra)”

Il CD “Todo cambia” (che viene distribuito in edicola in allegato al quotidiano “L’Unione Sarda”) contiene dodici brani scelti e interpretati da Eliana Sanna e dai Taifa per mettere a confronto le sonorità e i testi di tre cantanti donne, accomunate da un’attenzione particolare per la musica popolare e da un deciso impegno sul fronte sociale e politico. Lo spettacolo e il CD “Todo cambia” saranno prossimamente proposti anche a Buenos Aires e a Tucumán: come ha detto Tonino Mulas, presidente onorario della F.A.S.I., responsabile del progetto, «è questo un modo per rafforzare e valorizzare il legame fra due federazioni degli emigrati: quella dei Circoli italiani e quella delle associazioni sarde in Argentina».

Nella serata di sabato 7 luglio, le sonorità sarde sono  state al centro del concerto  del Gruppo ittirese dei Niera con la straordinaria partecipazione dei Bertas: insieme hanno eseguito alcuni dei migliori brani dei loro repertori.

Numerose le autorità intervenute: i sindaci dei comuni di Cornaredo, Juri Santagostino, e il nuovo sindaco di Bareggio,  Linda Colombo; per la F.A.S.I.: la presidente Serafina Mascia; il presidente onorario Tonino Mulas; il vicepresidente vicario Maurizio Sechi; Antonello Argiolas, membro del Comitato Esecutivo.

Il parroco don Luigi Verga ha celebrato, presso la chiesa  dei santi Nazaro e Celso di Bareggio, l’affollatissima messa di domenica 8 luglio, alla quale hanno presenziato in costume i componenti del Gruppo Folk del Circolo, protagonisti di un sempre suggestivo offertorio; durante la Messa, esibizione delle launeddas dei Bagamundus (Tore Agus, Matteo Muscas, Nicola Diana) e canti liturgici in limba proposti dai Niera e dai Bertas, disposti in alto davanti all’organo. 

Naturalmente, anche quest’anno i proventi della Festa saranno destinati a dicembre a scopi di beneficenza per soggetti singoli e associazioni di volontariato solidale che necessitano di  sussidi  materiali. 

Nota conclusiva

Durante gli undici giorni della Festa è difficile  che Franco Saddi trovi qualche minuto libero dai compiti organizzativi e possa fare qualche chiacchiera in libertà. Quest’anno in due tornate di una decina di minuti ho potuto apprendere due storie del passato della sua numerosa famiglia di origine, residente a Pirri prima di trasferirsi in Lombardia (questo spiega perché il Circolo è intestato alla memoria di Amedeo Nazzari, nato a Pirri nel dicembre 1907: vero cognome paterno  Buffa). La prima storia: seduto accanto a lui e al giornalista di Videolina Giacomo Serreli (che ha presentato lo spettacolo “Todo cambia”), sono stato testimone del fatto che hanno scoperto che le loro famiglie erano state vicine di casa proprio  a Pirri e di qui è partita la stura di tanti – comuni – ricordi. La seconda storia: davanti alla struttura che ospita la Festa, durante la giornata, c’è un continuo via vai di grandi e piccoli che raggiungono l’attrezzato Centro Sportivo “Sandro Pertini”. Ebbene la piscina l’hanno costruita un bel po’ di tempo fa proprio i fratelli Saddi, i quali sono immortalati in una immagine di un prestigioso volume fotografico “DDS -Dimensione dello Sport – 40 anni di successi, 1977-2017”, che racconta quattro decenni di storia del nuoto milanese, lombardo, italiano, internazionale. Fondatore dell’impianto natatorio Remo Sacchi, padre del campione Luca Sacchi (bronzo olimpico nei 400 misti a Barcellona 1992), oggi apprezzato commentatore televisivo delle gare di nuoto.

Franco, sorridendo, legge quel DDS come Dimensione della Sardegna: gli anni di successo del Circolo “Amedeo Nazzari” non sono ancora 40 – sembra dire – ma si è sulla buona strada…

Parte dei collaboratori della Festa. Foto di Massimo Colombo

In maglione rosso e marrone i fratelli Saddi, che con i loro figli hanno costruito la DDS a Cornaredo.

Paolo Pulina

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Impeccabili vetrine di alcuni scorci del territorio del Sulcis Iglesiente curate di tutto punto da due voci e due volti noti dell’emittente televisiva Videolina. A partire dal 6 marzo, alle 21.00, ogni martedì per dodici settimane, i giornalisti Luca Gentile e Giacomo Serreli ci porteranno a visitare, attraverso il piccolo schermo, con la trasmissione “Sud Ovest”, le meraviglie di luoghi che incanteranno gli spettatori che non resisteranno al fascino e alla curiosità di visitarli di persona.

Sarà un viaggio di dodici puntate per altrettanti paesi ricchi di storia, cultura, tradizioni, architettura, archeologia, in uno scenario di mare o di montagna. Tutti luoghi di inestimabile bellezza e ricchi di opportunità legate, soprattutto, alla tradizione e alla terra, nella sua espressione più naturale.

I telespettatori seguiranno un itinerario tra paesi conosciuti o meno frequentati del Sud Ovest, cominciando da Carbonia. Della città che deve la sua nascita alla miniera di carbone, i due giornalisti racconteranno le origini. Le immagini saranno quelle dell’archivio storico, ma anche quelle delle gallerie della Grande Miniera di Serbariu, della Fabbrica del Cinema, ricca di oggetti storici della settima arte.

La seconda puntata sarà dedicata a Santadi, paese di montagna ricco di tradizioni agro-alimentari. La terza serata, Luca e Giacomo narreranno, attraverso immagini e parole, la storia di Iglesias, nella quale emergono l’influenza spagnola delle tradizioni della settimana Santa ed una grande presenza di chiese. Con la quarta puntata ci porteranno al mare, a Sant’Antioco, paese più antico d’Italia. A seguire ci saranno Sant’Anna Arresi, Villamassargia, Buggerru, Carloforte, Narcao, Teulada, Portoscuso e Tratalias.

La regia è di Beppe Passavanti, le riprese di Francesco Lattuca e Maurizio Carboni, gli specializzati di ripresa sono Paolo Santus e Giuseppe Marras, il responsabile tecnico Alessandro Fiori, la responsabile di produzione Alice Navarino.

Un’occasione per gustarsi, comodamente in poltrona, una passeggiata che mette in luce e porta sotto i riflettori, in modo dinamico e coinvolgente, itinerari dai temi e dalle qualità paesaggistiche particolari, emblema di risorse identitarie.

Buona visione a tutti.

Di seguito alcuni scatti fatti presso la Fabbrica del Cinema a Carbonia.

Nadia Pische

            

 

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Terzo concerto in cartellone per JazzAlguer, la rassegna organizzata ad Alghero dall’associazione culturale Bayou Club-Events con la direzione artistica di Paolo Fresu; ed è uno degli appuntamenti più originali e attesi quello in programma sabato 24 febbraio al Teatro Civico: la riunione, per una sera e per la prima volta dopo lungo tempo, di un gruppo nato proprio ad Alghero nel lontano 1973 e divenuto tra i più interessanti nel panorama jazzistico italiano di quegli anni: i Cadmo, un trio formato dal pianista Antonello Salis, dal bassista Riccardo Lay e dal batterista Mario Paliano. Il trasferimento a Roma, un’intensa attività concertistica, gli album “Boomerang” (1977) e “Flying over Ortobene Mount on July Seventy Seven” (1979), incontri e collaborazioni, segnano le tappe principali delle successive stagioni del trio (poi quintetto con il sassofonista Sandro Satta ed il trombonista Danilo Terenzi). Dopo lo scioglimento del gruppo, nel 1982, i suoi componenti hanno proseguito su binari differenti i rispettivi percorsi artistici che sabato 24 febbraio si incrociano nuovamente ad Alghero per una Cadmo Reunion proprio là dove tutto era cominciato quarantacinque anni prima.

Il concerto, come sempre, è a ingresso libero; ma data la capienza limitata del Teatro Civico, chi volesse assistere alla serata dovrà munirsi dei biglietti gratuiti che saranno messi a disposizione del pubblico (tre al massimo per persona) mercoledì prossimo, 14 febbraio, presso Lo Quarter, in largo San Francesco, dalle ore 18.00 alle 19,30.

Anche stavolta, trenta biglietti saranno riservati ai non residenti in provincia di Sassari, che potranno prenotarli – sempre mercoledì 14 e negli stessi orari – inviando la richiesta (insieme alla copia di un documento di identità) via mail all’indirizzo jazzalguer@gmail.com per poi ritirarli la sera del concerto, dalle 18.00 alle 19.00, presso Lo Quarter. Sempre qui, sabato 24 alle 18.00, prima di salire sul palco del Teatro Civico, un altro appuntamento attende Antonello Salis, Riccardo Lay e Mario Paliano, che incontreranno il pubblico in una chiacchierata con il giornalista Giacomo Serreli, volto noto dell’emittente televisiva sarda Videolina e profondo conoscitore della musica in Sardegna, e con Salvatore Maltana, coordinatore artistico di JazzAlguer.