12 February, 2026
HomePosts Tagged "Giampiero Pinna"

Il Cammino Minerario di Santa Barbara ottiene un riconoscimento di assoluto prestigio nel panorama internazionale dell’escursionismo e del turismo lento, aggiudicandosi il Global Choice Award di Komoot, la più grande piattaforma outdoor del mondo con circa 50 milioni di utenti.  Il premio, che la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara ha voluto dedicare alla memoria di Giampiero Pinna, fondatore ed ex presidente del Cammino, è stato consegnato ad Andrea Tarozzi, dirigente dell’area amministrativa, e al collega Roberto Rossi, referente della campagna Komoot, durante la cerimonia tenutasi nell’ambito della CMT di Stoccarda, la più importante fiera internazionale dedicata a turismo, tempo libero e outdoor.

Attribuito per la prima volta a un Cammino, il Global Choice Award nasce da una consultazione globale svoltasi nel dicembre 2025 che ha visto il Cammino Minerario di Santa Barbara primeggiare tra sei finalisti di rilievo internazionale: Tourspain, Comune di Genova, Trans Canada Trail (Canada), GT 20 Bike (Corsica) e Sauerland-Höhenflug (Germania). Elemento distintivo del premio è il suo forte valore partecipativo: non una giuria tecnica, ma la community di Komoot ha espresso la propria preferenza, riconoscendo nel Cammino Minerario di Santa Barbara un’esperienza autentica, coinvolgente e capace di raccontare i territori attraverso il cammino.

Il riconoscimento valorizza un progetto unico nel suo genere: un itinerario ad anello di oltre 500 chilometri nel sud-ovest della Sardegna, che attraversa paesaggi di straordinaria varietà tra Sulcis Iglesiente, Arburese e Guspinese, toccando villaggi minerari dismessi, miniere storiche, foreste secolari, campagne silenziose e tratti costieri di rara bellezza. Nel biennio 2024-2025 il Cammino ha registrato circa 40.000 pernottamenti, con un incremento del 30% nel 2025 rispetto al 2024. In costante crescita anche la presenza internazionale, in particolare di turisti provenienti dalla Germania.

Al Cammino si affiancano la Ciclovia del CMSB, in larga parte sovrapposta al tracciato pedonale, e il progetto “Sentieri del Carignano”, che intreccia turismo lento, paesaggio, memoria mineraria e viticoltura a piede franco. Un percorso che va oltre l’escursione, diventando racconto vivo di comunità, lavoro e identità e che contribuisce concretamente al rilancio del territorio, e che si inserisce in un contesto di crescente interesse internazionale per la Sardegna, scelta come ‘Top Destination 2026’ da Lonely Planet.

Nella motivazione ufficiale del premio, Komoot sottolinea come il Cammino abbia conquistato la community anche grazie alla Collection dedicata, che riproduce fedelmente il tracciato ufficiale e mette a disposizione strumenti pratici per la pianificazione del viaggio, rendendo l’esperienza accessibile, emozionante e concretamente fruibile.

Grande la soddisfazione della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, che interpreta il riconoscimento come un risultato collettivo e strategico. Il Presidente della Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara Mauro Usai dichiara: «Questo premio rappresenta un’ulteriore affermazione del Cammino Minerario di Santa Barbara, ma soprattutto è un riconoscimento per le comunità attraversate dai camminatori e dai ciclisti, e che lo rendono vivo ogni giorno con un lavoro paziente, condiviso e costruito insieme ai territori. Il Global Choice Award conferma la validità del nostro approccio: proporre un turismo lento, sostenibile, profondo, capace di unire cammino, conoscenza e relazione umana. Il Cammino Minerario di Santa Barbara dimostra che è possibile raccontare una destinazione in modo autentico, credibile e contemporaneo, anche attraverso il marketing digitale».

Nel suo decimo anniversario, il Cammino Minerario di Santa Barbara sceglie di trasformare il premio in un’occasione di condivisione, restituendo valore ai veri protagonisti di questo successo: i camminatori. Per celebrare il Global Choice Award e ringraziare la community che ha creduto nel progetto, la Fondazione CMSB mette a disposizione 2.000 notti al costo simbolico di 10 euro nelle posadas e nelle strutture ricettive aderenti e convenzionate lungo il Cammino. L’iniziativa sarà valida in due periodi ideali per vivere il Cammino in modo lento e autentico – dal 10 febbraio al 10 giugno e dal 10 settembre al 10 dicembre 2026 – con voucher disponibili a partire dal 26 gennaio.

Un gesto concreto che riflette l’anima del Cammino Minerario di Santa Barbara: un progetto che nasce dai territori, cresce grazie alle comunità e continua a camminare insieme alle persone, trasformando un premio internazionale in un invito aperto a mettersi in cammino.

Prima minatore, poi dirigente minerario e infine consigliere regionale, Giampiero Pinna è stato soprattutto questo: un uomo profondamente innamorato della Sardegna e della sua gente. Così, quando cessarono le estra zioni e centinaia di lavoratori rischiarono di cadere in miseria insieme alle loro famiglie, compì un gesto che nessuno si sarebbe aspettato: scese sottoterra e per un anno visse nella Sala Argani di Pozzo Sella, nella miniera di Monteponi. Fu la più lunga occupazione nella storia dell’isola.
Giampiero Pinna voleva che il Parlamento, dopo troppi rinvii, approvasse il progetto del Parco geominerario, essenziale per creare indotto turistico e avviare la
bonifica ambientale del territorio. Intraprese così una lotta dura ed eroica, raccontata in prima persona tra le pagine di questo libro, completato poco prima che venisse a mancare.
Mentre questo ex minatore tra il 2000 e il 2001 viveva nelle viscere della terra, la gente si mobilitava per sostenere la sua battaglia e provare così a dare un futuro al territorio e ai propri figli. Senza contare i tanti che, come Rita Borsellino o gli Inti-Illimani, vennero da fuori a portargli la loro solidarietà.

Su due piani paralleli, dal buio di Pozzo Sella alla luce del Sulcis Iglesiente, ecco l’epopea profondamente umana del mondo minerario che andava a morire e la lotta di un’intera comunità.

Gli autori
Andrea Mattei (Roma, 1964), giornalista, è caporedattore alla «Gazzetta dello Sport» dove cura – tra l’altro – una pagina web dedicata all’Arte di Camminare. Con Ediciclo ha pubblicato L’arte di fare lo zaino (2018), La Via dei Sassi. Da Bari a Matera lungo il Cammino materano (2018) e In cammino per la libertà. Passi di resistenza umanitaria in Abruzzo (2024).
Daniela Palumbo (Roma, 1965) è scrittrice e giornalista a «Scarp de’ Tenis» di Caritas Ambrosiana. I suoi libri sono pubblicati, fra gli altri, da Giunti, Piemme, Mondadori, Einaudi Ragazzi, La Nuova Frontiera Junior, Sinnos,

Il Castoro. Vincitrice di diversi premi letterari (tra cui il Battello a Vapore-Piemme 2010), nel marzo 2024 ha vinto il Premio Campiello Junior con il libro La notte più bella (Piemme).

 

Sono trascorsi 25 anni dalla pubblicazione della legge 388/2000, la legge finanziaria per il 2001, che tra le tante disposizioni, ha definito all’art.114 la base normativa che ha dato il via all’esistenza del Parco Geominerario della Sardegna (PGM). Di quella legge ero relatore e in quella veste, a nome della Commissione Bilancio, presentai la norma istitutiva del PGM nella forma dell’emendamento aggiuntivo al disegno di legge.
L’emendamento fu approvato a larga maggioranza della Camera dei deputati nel pomeriggio del 14 novembre. Subito dopo quella votazione telefonai a Giampiero Pinna.
«Ce l’abbiamo fatta», gli dissi. Giampiero Pinna era in attesa di notizie da Roma: si era rinchiuso in miniera impegnandosi a non uscirne se non a parco costituito. Anche quando fu approvata la legge non si mosse finché non fu concretamente applicata. La sua fu una battaglia di straordinario sacrificio personale per un obiettivo di interesse generale.
L’idea del Parco Geominerario veniva da molto lontano. Per brevità, richiamo solo l’opposizione, vittoriosa, alla liquidazione per svendita del patrimonio immobiliare minerario. Infatti, nel 1985, l’Eni aveva messo sul mercato interi complessi di straordinario valore storico comprendenti, nei comuni di Iglesias, Arbus, Guspini, San Gavino, 873 ettari di terreni, 519 fabbricati fra i quali un centinaio di edifici industriali, le direzioni minerarie di Monteponi, Ingurtosu, Montevecchio ed altri importanti manufatti. L’iniziativa fu bloccata e si salvò una buona parte della base materiale del futuro Parco.
Se è vero che le rivendicazioni venivano da molto lontano e da più parti, si deve a Giampiero Pinna il merito di averle tradotte in un progetto strutturato quando dirigeva aziende regionali, e di averle reso popolari con la lunga lotta a Pozzo Sella.
Noi parlamentari abbiamo fatto la nostra parte con l’iniziativa legislativa portata a felice conclusione. Fu, in definitiva, una produttiva cooperazione.
La Legge 388/2000 ha definito gli elementi essenziali del PGM. Ha sancito la creazione di un parco dedicato alla conservazione del vasto patrimonio legato all’attività mineraria sarda. Ne ha indicato le finalità: protezione e valorizzazione del patrimonio geologico, tecnico-scientifico, archeologico industriale, documentale, delle tradizioni e dei saperi legati alle miniere anche per obiettivi culturali, sociali e produttivi. Ha disposto come strumento di gestione un consorzio composto da Ministeri (Ambiente, Attività Produttive, Università e Ricerca), la Regione Sardegna e i Comuni interessati. Ha delegato al Ministero dell’Ambiente l’emanazione dei decreti attuativi, cosa avvenuta con il D.M. 16 ottobre 2001 e il D.M. 9 marzo 2004. E, infine, ha assegnato per la gestione un finanziamento annuale di ben sei miliardi di lire, divenuti circa tre milioni di euro a partire dal 2001. Era il Parco con più fondi in Italia. Per gli investimenti, inoltre, il Parco era abilitato ad accedere ai fondi nazionali e dell’Unione europea. In conclusione: la legge mise a disposizione strumenti e risorse per fare un buon lavoro.
Passato un quarto di secolo, bisogna chiedersi quale sia stata il beneficio concreto del PGM per i territori ex minerari. Il rendiconto è un dovere politico e morale, sebbene desueto. Questo dovere spetta innanzitutto agli organi dirigenti del parco, sebbene non solo a loro. Il nuovo commissario straordinario (al quale auguro buon lavoro, chiedendomi perché ancora un commissario e non un normale presidente) proprio perché è di fresca nomina e quindi estraneo alle precedenti gestioni, potrebbe/dovrebbe presentare un bilancio consuntivo di venticinque anni di attività del Parco. L’indice di un simile rapporto è nell’articolo 2 del decreto ministeriale 16 ottobre 2001 che elenca distintamente gli obiettivi del Parco: ciascuno di questi merita un dettagliato resoconto.
Per parte mia, propongo alcune riflessioni.
Il primo obiettivo, quello della tutela passiva dell’archeologia industriale mineraria è stato ottenuto nel momento in cui è stata approvata la legge e sono stati emanati i decreti attuativi. Nessuno può toccare quei beni senza l’autorizzazione dei pubblici organi: non è un risultato di poco conto se si ha presente la preesistente situazione. Semmai si deve anche aggiungere che il primo decreto attuativo della legge (il DM 16 ottobre 2001) ha esteso in maniera abnorme i vincoli obbligando cittadini, imprese, comuni etc., a richiedere il nulla osta al parco anche per interventi su beni e aree che neanche lontanamente hanno avuto a che fare con le miniere. Quel decreto è stato riformato nell’ormai lontano 2016 (DM 8 settembre 2016) per distinguere tra aree e beni di sicuro interesse culturale e paesaggistico e aree che con le miniere non c’entrano (cioè gran parte dei territori e dei centri comunali del Parco) per i quali non sarebbe più richiesto il nulla osta. Il richiamato decreto ha assegnato un anno dall’emanazione come termine per concludere la classificazione. Del resto, il lavoro di istruzione tecnica era già stato fatto.
La domanda è: la classificazione è stata fatta o si continua come prima a sottoporre cittadini ed imprese a adempimenti inutili, costosi per risorse e tempo?
I beni dell’archeologia industriale sono da tutelare e valorizzare anche per scopi culturali, sociali e produttivi. Al riguardo molto hanno fatto i comuni. Si vedano i casi di Carbonia, Iglesias, Narcao, Guspini, Gadoni e tanti altri. Ha fatto, nonostante le critiche, anche Igea cui si deve la conservazione e la fruibilità di impianti di straordinario valore e del grande archivio realizzato a Monteponi: un unicum in Europa. La domanda è quale consuntivo presenta il parco al riguardo? Il fatto che non sia proprietario dei beni non è un esimente perché l’ordinamento mette a disposizione gli strumenti per la cooperazione fra le pubbliche amministrazioni. Vero è che il parco ha scelto di ritirarsi dalla gestione dei siti cui partecipava (Carbonia e Narcao) anziché estenderla. Qui sta il punto. Fu una scelta molto negativa: se non si partecipa alla gestione dei siti, quale coordinamento si può avere? Si dirà che c’erano ostacoli burocratici ma questi non sono motivo di resa: si superano nel dialogo produttivo fra pubbliche istituzioni.
Un risultato importante è stato ottenuto con il sostegno alla produzione culturale, quali tesi di laurea, pubblicazione di libri, etc. E un grande servizio alla cultura, il PGM lo rese con il riconoscimento Unesco. Attenzione non quello di patrimonio dell’umanità, che non c’è mai stato, ma quello tuttavia prestigioso attribuito alla rete mondiale dei geoparchi di cui anche il PGM faceva parte. Tutti i comuni poterono fregiarsi del logo Unesco con il tempietto. Poi il riconoscimento è stato perso perché il PGM è stato espulso dalla rete dei geoparchi per inadempienze. Messe da parte le polemiche su torti e colpe, sono in corso iniziative per rientrare nella rete? Le inadempienze possono essere superate, tanto più che c’è abbondanza di risorse per buoni investimenti.

Già le risorse. Il Parco, nato come quello più finanziato d’Italia, da subito ha iniziato a cumulare copiosi avanzi di amministrazione (cioè fondi non spesi) nonostante le tante necessità. Questa situazione è stata utilizzata dai governi nazionali per definanziarlo. Si può avere un consuntivo sulle risorse entrate e sulle destinazioni? I dati potrebbero essere ricavati anno per anno dai bilanci pubblici. Tuttavia, sarebbe un servigio alla comunità avere un consuntivo venticinquennale certificato.
In conclusione: il bilancio consuntivo è necessario per comprendere cosa sia necessario fare per rilanciare il PGM. Salvo che non ci si voglia rassegnare al tirare avanti senza aggiungere alcun rilevante valore a ciò che fanno i comuni di loro iniziativa e in definitiva alla perdita della funzione attribuita per legge venticinque anni fa.
Tore Cherchi
7.01.2026

Cala il sipario sul Santa Barbara International Music Festival, rassegna che da quattro anni unisce musica e cultura, paesaggio, storia e talento internazionale.

Questa sera è in programma, nella suggestiva location del Nuraghe Sirai, a Carbonia, alle ore 20.00, l’ultimo appuntamento in cartellone del Festival che ha visto esibirsi sul palcoscenico – prima nel sito minerario di Perd’e Pibera a Gonnosfanadiga, poi al teatro Cavallera di Carloforte e ancora nella Chiesa di San Giovanni Battista a Domusnovas – musicisti dalle performance indimenticabili tra piano, archi, fiati e voci d’autore.

Il Festival – organizzato dalla Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara – è dedicato al compianto Giampiero Pinna, fondatore del Cammino Minerario di Santa Barbara, e nell’edizione 2025 si è mosso sulle note di Maurice Ravel, uno dei più grandi compositori del ‘900, in occasione del 150° anniversario della sua nascita.

Il direttore artistico, il pianista sudcoreano Junhee Kim, ha voluto confermare la formula itinerante del festival con la musica ad accompagnare ogni passo lungo la storia e la memoria dei luoghi simbolo dell’epopea mineraria nel Sud Ovest della Sardegna…un progetto culturale che unisce talento internazionale, turismo sostenibile e tutela del paesaggio incontaminato, offrendo al pubblico un’esperienza multisensoriale che trasforma i concerti in vere e proprie esperienze immersive. Ed è la forza di questo dialogo costante tra musica e natura a guidare il pubblico lungo una narrazione forte e autentica, stimolando interesse per il patrimonio minerario e per i paesaggi incontaminati.

Mauro Usai, presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara: «Anche in questa quarta edizione, i suoni hanno attraversato il cuore pulsante del nostro cammino: dall’Arburese al Sulcis, dal Guspinese all’Iglesiente…territori che il compianto Giampiero Pinna – a cui il Festival è dedicato – ha percorso passo dopo passo, proteso nell’immaginare il futuro di una grande infrastruttura culturale in grado di trasformare il volto dei luoghi e, insieme, il destino delle comunità. Ancora una volta, con l’affetto del pubblico che ci segue oramai da quattro anni, abbiamo camminato insieme alle note della tradizione, in un dialogo oltreconfine…una sorta di ponte sonoro tra passato e presente, capace di valorizzare i paesaggi scelti per i concerti e di testimoniare la salvaguardia delle identità culturali, con l’obiettivo vitale di promuovere lo sviluppo locale attraverso il linguaggio della musica».

Direttore Artistico Junhee Kim: «Per me non è mai stato sufficiente presentare “musica bella”: il mio obiettivo è condividere con il pubblico la bellezza nascosta della musica, quella che aspetta di essere scoperta. Quest’anno, con l’“Edizione Ravel”, sono convinto che gli spettatori abbiano percepito l’apice dell’eleganza e della bellezza artistica. Attraverso il prisma di un singolo compositore, esplorato da diverse prospettive, cresciamo tutti insieme – artisti e pubblico. I nostri musicisti provengono da culture e mondi diversi, eppure qui trovano un punto d’incontro, creando una vera armonia. Credo che anche per il pubblico sia lo stesso: chi intraprende il cammino minerario di Santa Barbara arriva da ogni parte del mondo per vivere insieme un’unica esperienza. E in questo cammino, che è anche il cammino della vita, ognuno diventa parte di un grande dramma condiviso».

La prima serata – il 9 settembre a Gonnosfanadiga, nel sito minerario di Perd’e Pibera – ha proposto un viaggio musicale che ha attraversato epoche, stili e mondi sonori differenti: è questa l’essenza del concerto che ha visto protagonista il trombettista Romain Leleu insieme al suo Sextet.

Il giorno successivo, il 10 settembre a Carloforte, Il Teatro Cavallera ha ospitato una prima esecuzione mondiale: il Concertino per pianoforte su “Stabat Mater” di Jeffrey Ching, una rivisitazione del Pergolesi, un ponte tra devozione e virtuosismo, tra Settecento e contemporaneità.

Il 12 settembre, nella chiesa di San Giovanni, a Domusnovas, l’attenzione era tutta per il ritratto musicale sfaccettato di Maurice Ravel, maestro di eleganza, raffinatezza timbrica e invenzione formale: un concerto per pianoforte a quattro mani, suonato da due pianisti, Junhee Kim e Keigo Mukawa, che ha esplorato le diverse anime del compositore, tra intimità cameristica e visione orchestrale.

L’ultima data del festival, il 14 settembre a Carbonia, nella suggestiva location del Nuraghe Sirai, chiuderà il tributo a Maurice Ravel, poeta del colore sonoro e narratore raffinato, capace di trasformare il pianoforte in orchestra e la musica in visione

Tutti i concerti, organizzati dalla Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara, sono gratuiti e su prenotazione nei canali ufficiali della Fondazione CMSB.

 

Ritorna a settembre il Santa Barbara International Music Festival per dare il via ad una nuova stagione di musica e cultura che unisce paesaggio, storia e talento internazionale.

La quarta edizione del Festival, da quest’anno dedicato al compianto Giampiero Pinna, fondatore del Cammino Minerario di Santa Barbara, si muove sulle note di Maurice Ravel, uno dei più grandi compositori del ‘900, in occasione del 150° anniversario della sua nascita.

Diretto dal pianista sudcoreano Junhee Kim, il Festival conferma la sua formula itinerante con la musica che accompagna ogni passo lungo la storia e la memoria dei luoghi simbolo dell’epopea mineraria nel Sud Ovest della Sardegna…un progetto culturale che unisce talento internazionale, turismo sostenibile e tutela del paesaggio incontaminato, offrendo al pubblico un’esperienza multisensoriale che trasforma i concerti in vere e proprie esperienze immersive.

Ed è la forza di questo dialogo costante tra musica e natura a guidare il pubblico lungo una narrazione forte e autentica, stimolando interesse per il patrimonio minerario e per i paesaggi incontaminati.

Si parte il 9 settembre da Gonnosfanadiga, nel sito minerario di Perd’e Pibera, per un viaggio musicale che attraversa epoche, stili e mondi sonori differenti: è questa l’essenza del concerto che vede protagonista il trombettista Romain Leleu insieme al suo Sextet.

Si continua il 10 settembre a Carloforte, sull’Isola di San Pietro, nel Parco Urbano Canale del Generale, per una prima esecuzione mondiale: il Concertino per pianoforte su “Stabat Mater” di Jeffrey Ching da Pergolesi, un ponte tra devozione e virtuosismo, tra Settecento e contemporaneità.

Il 12 settembre, invece, sarà la Chiesa di San Giovanni, a Domusnovas, ad ospitare un ritratto musicale sfaccettato di Maurice Ravel, maestro di eleganza, raffinatezza timbrica e invenzione formale: un concerto per pianoforte a quattro mani, suonato da due pianisti, Junhee Kim e Keigo Mukawa, per esplorare le diverse anime del compositore, tra intimità cameristica e visione orchestrale.

Il sipario sul Santa Barbara International Music Festival calerà, infine, il 14 settembre a Carbonia, nella suggestiva location del Nuraghe Sirai. L’intero concerto sarà dedicato a Maurice Ravel, poeta del colore sonoro e narratore raffinato, capace di trasformare il pianoforte in orchestra e la musica in visione

Tutti i concerti, organizzati dalla Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara, sono gratuiti e su prenotazione nei canali ufficiali della Fondazione Cammino Minerario Santa Barbara.

 

La Federazione Europea degli Itinerari Minerari di Santa Barbara (Federazione MINES.B) è attiva dal 2020, nata grazie alla visione e all’impegno di Giampiero Pinna, ideatore del Cammino Minerario di Santa Barbara. La Federazione riunisce al momento otto partner provenienti da sette Paesi europei – Italia, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Belgio, Francia e Portogallo – impegnati in un progetto comune di valorizzazione culturale, ambientale e sociale del patrimonio minerario europeo.
MINES.B è un progetto dai molteplici valori, in cui i partner collaborano con determinazione per riattivare, rendere accessibili e far emergere le potenzialità di quei territori che furono protagonisti della storia mineraria europea.
Il percorso si fonda sulla promozione del patrimonio minerario materiale e immateriale, riletto attraverso un itinerario turistico-culturale che connette, in modo simbolico e pratico, alcuni dei più importanti siti minerari d’Europa. La sua caratteristica distintiva è quella di essere costituito da una rete di percorsi locali, accessibili e percorribili a piedi o in bicicletta, in linea con i principi del turismo lento e sostenibile.
Oltre alla fruizione turistica, la Federazione si pone come obiettivo fondamentale quello di preservare e raccontare la storia degli uomini e delle donne della miniera, che per generazioni hanno modellato la loro vita e il territorio attorno al lavoro estrattivo. Le loro vicende costituiscono una parte essenziale della storia europea, contribuendo alla costruzione di una coscienza collettiva e di un’identità culturale condivisa.
In questa prospettiva, la Federazione MINES.B si candiderà nel 2026 per ottenere il riconoscimento ufficiale come Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, un importante passo avanti per la tutela e la promozione di questo patrimonio a livello internazionale.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito ufficiale della Federazione: www.minesb.eu .
All’interno di questa cornice si inserisce il progetto internazionale “Voices from the Mines”, promosso dalla Federazione MINES.B e attualmente in fase di realizzazione. Si tratta di un documentario collettivo che coinvolge giovani videomaker provenienti da Slovacchia, Italia, Spagna e Slovenia, impegnati a raccogliere testimonianze dirette degli ex minatori nelle rispettive regioni.
In Slovacchia, Lenka Pribojová, videomaker selezionata dal partner Barborská Cesta, è attiva nella regione di Banská Bystrica, storicamente legata all’estrazione di oro e argento.

In Italia, Michele Cannas, per la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, documenta le storie degli ex minatori in Sardegna, nella zona del Sulcis Iglesiente.
In Spagna, il videomaker Raúl Belver Domínguez raccoglie voci e memorie nel territorio di Andorra, nella Comarca Andorra Sierra de Arcos, un’area con un lungo passato legato all’estrazione del carbone.
In Slovenia, Tara Bizjak Caruso, in collaborazione con il CUDHg Idrija – Idrija Mercury Heritage Management Centre, è impegnata nella città di Idrija, sede di una storica miniera di mercurio, oggi patrimonio UNESCO.
“Voices from the Mines” è molto più di un documentario: è un processo di ascolto, documentazione e trasmissione intergenerazionale, volto a costruire un mosaico di memorie europee che supera i confini nazionali e dà voce alle comunità minerarie europee.

Il documentario finale sarà presentato ufficialmente durante il prossimo incontro annuale della Federazione MINES.B, che si terrà ad Andorra (Spagna), dal 16 al 18 ottobre 2025, ospitato dalla Comarca Andorra Sierra de Arcos.

Un appuntamento che sarà occasione di condivisione, riconoscimento e rafforzamento della rete europea della memoria mineraria.

Chiusura in gran stile della stagione 2024 di Open Your Mine ad Iglesias, sabato 14 dicembre, con una giornata ricca di appuntamenti alla Miniera di Monteponi, organizzata dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna in collaborazione con il Comune di Iglesias, l’Associazione Pozzo Sella, il Consorzio Turistico per l’Iglesiente e Iglesias Servizi.
Il trekking mattutino nel sito minerario iglesiente ha fatto registrare il tutto esaurito, durante il quale le guide ambientali escursionistiche hanno accompagnato i visitatori in un percorso di 6 km, articolato fra strutture e storia mineraria, antichi scavi e bellezze naturalistiche.
Molto partecipate anche le visite guidate alla Galleria Villamarina e a Pozzo Sella, dove si è svolto un intenso programma serale, aperto dalla presentazione del catalogo della mostra “Eduzione delle acque a Monteponi”, testimonianza di un passato tecnologico all’avanguardia che ha reso famosa ed importante la Miniera di Monteponi oltre i confini regionali.
Nell’occasione era presente la signora Mimma Perra, moglie di Giampiero Pinna, geologo che diede un forte impulso alla fondazione del Parco Geominerario compiendo una storica occupazione di Pozzo Sella nel 2000.
Ha fatto seguito la premiazione del concorso Tesi di Laurea 2024 del Parco Geominerario, per cui sono stati selezionati i lavori di Sara Autelitano “Neogotico ed eclettismo nell’architettura mineraria di fine Ottocento. Tre casi studio” (Scienze dell’Architettura – Università di Cagliari), di Elena De Fanti “SottoSopra. Alla ricerca della dimensione invisibile dai paesaggi minerari” (Architettura e Ingegneria Edile – Politecnico di Milano) e dei coautori Davide Filipi e Giorgio Lana “Ater-Mine Indagine storico architettonica sulla rigenerazione del complesso minerario di Nebida” (Architettura e Ingegneria Civile – Università di Ferrara).
Premiazioni anche per il concorso fotografico del Parco Geominerario “Geositi della Sardegna” 2024, vinto da Daniele Atzori con la foto “The sunset and the moon” (Pan di Zucchero e Masua nell’iglesiente), secondo posto per Vittorio Crobu con “I fiumi nascosti del Supramonte” (Grotta Luigi Donini ad Urzulei) e terzo per Ciro Perna con la foto “Panorama al castello” (Castello di Acquafredda a Siliqua).
Le 3 foto vincitrici fanno parte delle 13 selezionate per il calendario istituzionale 2025, presentato nella serata e collegato al concorso, che sarà disponibile anche in versione digitale sul sito web del Parco Geominerario.
Alla presenza dei presidenti delle commissioni concorsuali Alberto Monteverde ed Egidio Trainito, sono stati consegnati ai vincitori gli attestati e i premi in denaro previsti dai rispettivi bandi.
Sonbo stati consegnati anche gli attestati di partecipazione alle oltre 90 guide formate durante le prime tre edizioni del corso di Guida del Parco Geominerario svoltesi nel 2024, con lezioni presso la sede operativa del Parco Geominerario alla Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, incontri con gli stakeholders del settore geominerario e visite didattiche a siti minerari.
Ha chiuso la serata l’intervento della guida turistica e travel creator Maria Paolucci, incentrato sul patrimonio minerario dismesso sui social network.
 

Si sono conclusi sabato 7 dicembre, a Pozzo Sella (Miniera di Monteponi), gli Stati generali del Cammino Minerario di Santa Barbara. Anche nella seconda giornata sono state numerosissime le presenze di esperti, amministratori locali del territorio e dell’intera regione. Molto interessanti gli spunti emersi nel corso delle tavole rotonde. La giornata è stata impreziosita dall’intervento di Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, saggista, autore e conduttore televisivo, “Quo Vadis, Sapiens? Cammini antichi e nuovi per un futuro sostenibile”.

La giornata e l’intero programma degli Stati generali del Cammino Minerario di Santa Barbara, sono stati conclusi dall’intervento di Andrea Tarozzi, responsabile dell’ufficio amministrativo della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, che ha presentato il programma del 2025, molto ambizioso, destinato a far crescere ulteriormente “la creatura dell’indimenticabile Giampiero Pinna”.

Vediamo una breve intervista con il geologo Mario Tozzi.

 

L’Aula Magna del Consorzio AUSI, nel Palazzo Bellavista di Monteponi, ha ospitato la presentazione delle tesi di laurea ammesse alla selezione finale del Premio nazionale “Giampiero Pinna” 2024, iniziativa a cura della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara.
Congratulazioni ai candidati Sara Autelitano, Luigi Sale, Rossella Todde, Davide Chia, Riccardo Simonetto e Elena De Fanti.
La premiazione dei vincitori si terrà il 17 dicembre, a Carbonia, presso la Posada del Cammino Minerario di Santa Barbara.

Mercoledì 28 agosto, presso Piazza San Giovanni Paolo II, Miniera di Monteponi Iglesias, Argonautilus presenta “Un anno sottoterra: la lotta di Giampiero Pinna nella miniera di Monteponi”: un libro scritto da Daniela Palumbo e Andrea Mattei, che saranno presenti all’incontro.
Il libro ripercorre la storia di Giampiero Pinna: prima minatore, poi dirigente minerario e, infine, consigliere regionale, fu soprattutto un uomo innamorato della Sardegna. Così, quando nel 2000 cessarono le estrazioni e centinaia di lavoratori rischiarono di cadere in miseria insieme alle loro famiglie, compì un gesto eroico: scese sottoterra e per un anno visse nella Sala Argani di Pozzo Sella, nella miniera di Miniera di Monteponi. Fu la più lunga occupazione nella storia dell’isola. Giampiero Pinna voleva che il Parlamento approvasse il progetto del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, essenziale per portare turismo e avviare la bonifica ambientale. Intraprese così una lotta dura e coraggiosa, raccontata in prima persona in queste pagine.
Interverrà, tra gli altri, Daniele Reginali, assessore del Bilancio, Programmazione e Attività produttive del comune di Iglesias.
L’evento è realizzato con il patrocinio del comune di Iglesias e del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.