23 September, 2026
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Il 22 dicembre 2016, a quasi due anni di distanza dal convegno regionale svoltosi alla Grande Miniera di Serbariu, sulla progettazione dell’Ospedale del III millennio, la Sala Gaetano Fiorentino del Presidio Ospedaliero Sirai ha ospitato una giornata di studio dal titolo: “L’organizzazione per intensità di cura e complessità assistenziali: quale modello?”, organizzata dalla Direzione dell’Ospedale Sirai in collaborazione con la Direzione delle professioni sanitarie. Alla giornata di studio, moderata dal direttore del Dipartimento Chirurgico Antonio Tuveri e dal presidente del Collegio IPASVI Graziano Lebiu, sono intervenuti il commissario straordinario Antonio Onnis, il Direttore del P.O. Sirai Sergio Pili, il Direttore del SPS Antonello Cuccuru, il Direttore del DEA Viviana Lantini e il consigliere nazionale della Federazione IPASVI Pierpaolo Pateri.

I lavori sono stati introdotti dal presidente del Collegio IPASVI Graziano Lebiu e dal direttore del Dipartimento di Chirurgia Antonio Tuveri, che hanno delineato il possibile scenario del nuovo modello organizzativo dell’Ospedale Sirai, osservando che tale sperimentazione richiederà ai professionisti sanitari di lavorare in team multidisciplinari e multi professionali. Un ospedale che non sarà più strutturato in unità operative, in base alla patologia e alla disciplina medica per la sua cura, ma organizzato in aree che aggregano i pazienti in base alla maggiore o minore gravità del caso e al conseguente livello di complessità assistenziale. I due moderatori hanno successivamente, puntualizzato che il nuovo modello assistenziale, mentre consentirà al medico di concentrarsi meglio sulle proprie competenze distintive e di esercitarle in diverse piattaforme logistiche, intende utilizzare e valorizzare appieno le competenze professionali degli infermieri. Nel primo intervento, il commissario straordinario, Antonio Onnis, ha illustrato la novità più rilevante dell’edizione 2016 del Piano Nazionale Esisti (PNE) – un’area tematica dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), un Ente pubblico che si occupa di attività di supporto tecnico-operativo alle politiche di governo dei sistemi sanitari di Stato e Regioni, all’organizzazione dei servizi e all’erogazione delle prestazioni sanitarie – che riguarda il nuovo strumento di valutazione sintetica, cosiddetta “Treemap”. Sul Treemap – ha precisato Onnis – si baserà il monitoraggio delle strutture per Piani di rientro ospedali. Questo nuovo strumento di valutazione consentirà alle Regioni di individuare e monitorare le strutture da sottoporre a piani di efficientamento e riqualificazione, come previsto dal DM del 21 giugno 2016 sui “Piani di efficientamento e riqualificazione” attuativo della legge di stabilità 2016. Il manager, ha specificato ancora, che le strutture saranno chiamate a presentare alla propria Regione di appartenenza il piano di riqualificazione qualora presentino una o più aree cliniche rientranti nella classe molto bassa di valutazione (colore rosso) corrispondenti al 15% dell’attività totale, oppure qualora rientrino in una o più aree nella classe bassa di valutazione (colore arancione) corrispondenti al 33% dell’attività complessiva. Nel presentare uno scenario ospedaliero a tinte fosche, con diverse aree cliniche di colore rosso che riguardano principalmente le patologie respiratorie, la chirurgia generale, la chirurgia oncologica, la gravidanza e parto e le patologie osteomuscolari, il commissario ha sottolineato come l’organizzazione per intensità di cure possa rappresentare una possibile opportunità da non perdere, per superare le criticità del sistema e per consolidare i miglioramenti del servizio già conseguiti. Il direttore del Sirai, Sergio Pili, in un intrigante viaggio storico sulla storia dell’ospedale, ha presentato quell’universo sanitario in cui, ieri come oggi, i “fatti” medici e i “fatti” sociali si intersecano con quelli architettonici e tecnologici, con quelli legislativi ed organizzativi determinando un poliedrico insieme, caratteristico di ogni tempo e di quel tempo specchio fedele. Un pezzo di storia per nulla statico ma in un costante fermento vitalizzato dagli interessi dei protagonisti: i curanti, i pazienti, gli amministratori, e in tempi più recenti, tutto quel mondo economico e produttivo che intorno all’ospedale ha costruito il suo legittimo business; ciascuno intento ad immaginare e realizzare un ospedale “migliore”, almeno dal suo punto di vista. L’ospedale per intensità di cura è il modello organizzativo che si colloca in continuità nel lungo processo di cambiamento della storia dell’ospedale, volto a caratterizzare sempre di più l’ospedale come luogo di cura delle acuzie. Secondo il Direttore del Sirai, la graduazione dell’intensità delle cure permetterà di rispondere in modo diverso e appropriato con tecnologie, competenze, quantità e qualità del personale assegnato ai diversi gradi di instabilità clinica e complessità assistenziale.

Un altro aspetto di grande rilevanza sarà poi costituito dall’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse tecnologiche e strutturali (gli ambienti di degenza, le sale operatorie, gli ambulatori, i servizi di diagnosi, in una parola tutte le strutture assistenziali potranno essere utilizzate da più professionisti, senza divisioni e senza dispersioni) e delle risorse umane (i diversi professionisti saranno chiamati a un confronto quotidiano e questo renderà più difficile l’affermarsi di stili di lavoro particolaristici). Permetterà inoltre di diminuire i posti letto non utilizzati (superando il non pieno utilizzo dei posti letto dei diversi Reparti) e di impiegare meglio le risorse infermieristiche (da mettere a disposizione non più in base al numero di posti letto di un reparto, ma in base alla intensità dei bisogni assistenziali dei pazienti di quella piattaforma logistica di ricovero). Nel terzo intervento, il presidente del Collegio IPASVI di Cagliari e coordinatore regionale dei Collegi IPASVI della Sardegna e consigliere nazionale della Federazione IPASVI, Pierpaolo Pateri, ha esposto il modello delle competenze avanzate per l’infermiere proposto dalla Federazione Nazionale IPASVI. Nel modello indicato sono posizionati su due assi – clinico e gestionale – i livelli di competenza che l’infermiere acquisisce attraverso specifici percorsi formativi. Il primo livello corrisponde all’infermiere generalista, “cuore” del sistema, in possesso di laurea triennale, che rappresenta, in ogni caso, la matrice “cuore” della competenza da cui originano i successivi livelli di approfondimento o di espansione. C’è poi l’infermiere con perfezionamento clinico o gestionale, che ha seguito un corso di perfezionamento universitario che lo ha messo in grado di sviluppare le sue competenze avanzate applicate a un’area tecnico operativa molto specifica. Il terzo livello è quello dell’infermiere esperto clinico o coordinatore con master, formato con un master universitario di primo livello, in grado di approfondire le sue competenze in un settore particolare dell’assistenza infermieristica ed esperto di parti di processo assistenziale, di peculiari pratiche assistenziali settoriali o con capacità di governo dei processi organizzativi e di risorse in unità organizzative. Infine, al quarto e più avanzato livello c’è l’infermiere specialista con laurea magistrale, formato con laurea magistrale in Scienze Infermieristiche con orientamento clinico o gestionale/formativo. Chiudendo lo spaccato degli interventi sulla complessità assistenziale, il Direttore delle professioni sanitarie, Antonello Cuccuru, ha immaginato la possibile integrazione tra professionisti e il superamento dell’approccio funzionale, che si può concretizzare attraverso il passaggio da un’organizzazione gerarchico-strutturale a un’organizzazione a matrice per intensità di cura e assistenza. In questa nuova organizzazione, ha precisato Cuccuru, la persona è ricoverata e assistita secondo il livello della sua patologia o pluripatologia: alla continuità ci pensa l’infermiere e i medici vanno al suo letto in base alla specialità per assisterlo nei singoli bisogni e dettare tutto ciò che riguarda diagnosi, clinica e terapia. La nuova organizzazione dell’ospedale per intensità di cura e assistenza richiederà un ripensamento della presa in carico della persona, perché sia il più possibile personalizzata, univoca, condivisa attraverso tutti i livelli di cura. In una organizzazione per intensità di cura e assistenza viene meno la suddivisione dei posti letto per specialità tipica degli ospedali tradizionali, in modo da superare la frammentazione e favorire l’integrazione tra i professionisti che si prendono cura delle persone assistite. Il dirigente delle professioni sanitarie ha, infine, presentato alcuni strumenti, di facile applicazione, che possono aiutare l’infermiere a classificare i bisogni e la complessità assistenziale del paziente. L’ultimo intervento del Direttore del Dipartimento di Emergenza Urgenza (DEU), Viviana Lantini, ha spiegato come questo nuovo modello determina la necessità di introdurre modelli di lavoro multidisciplinari per percorsi e obiettivi, con definizione di linee guida e protocolli condivisi, e presuppone la creazione di un team multidisciplinare capace di operare secondo tale impostazione concettuale. In base a tale approccio, medici e infermieri saranno chiamati a una funzione di primissimo piano nello sviluppo di tutte le attività comprese nel percorso diagnostico-terapeutico assistenziale del paziente. Il Dirigente medico si è poi soffermata sul ruolo del Dipartimento di E/U, dove risulta fondamentale stabilizzare e stratificare clinicamente il paziente, avviandolo al livello di degenza più appropriata, e sulla presentazione di alcuni casi clinici. In tale ottica, metodologie e strumenti riferiti alla definizione di percorsi clinico-assistenziali rappresentano una valida opportunità a disposizione dei diversi professionisti in termini di autonomia organizzativa e professionale. In conformità a questi elementi chiave, un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) deve essere inteso come un metodo di management del percorso di cura e/o assistenza, elaborato a livello locale, per un gruppo di pazienti ben definito e con specifiche condizioni cliniche, durante un altrettanto ben definito periodo di tempo, costruito sulla base di elementi di cura e/o assistenza basati su evidenze scientifiche riconosciute, best practice ed aspettative del paziente. Il dibattito conclusivo ha registrato la partecipazione di diversi interventi di dirigenti medici, compresa l’inaspettata presenza del Direttore dell’AOU di Cagliari Nazareno Pacifico, e di alcuni infermieri e coordinatori che hanno sottolineato come un’organizzazione dell’ospedale per intensità di cura richieda l’introduzione di nuovi ruoli professionali, nuovi strumenti e un ripensamento della presa in carico del paziente, perché sia il più possibile personalizzata, univoca, condivi-sa a tutti i livelli di cura.

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Graziano Lebiu.

Graziano Lebiu.

Il presidente dell’Ipasvi, Graziano Lebiu, ha sollecitato alla Regione Sardegna e alla Asl 7 la stabilizzazione delle infermiere pediatriche.

«Facendo seguito alla nota del 4 luglio ultimo scorso sul contesto delle infermiere pediatriche che il Asl 7 hanno cessato il servizio – scrive Graziano Lebiu in una nota indirizzata al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, all’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, al commissario straordinario della Asl 7, Antonio Onnis e al presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale, Raimondo Perra – se non vi siano le condizioni per dare avvio alle procedure concorsuali straordinarie di cui alla legge 208/15 art. 1, comma 543 per la loro stabilizzazione, anche se il percorso dovesse concludersi nei mesi prossimi e finanche nel 2017. Non possiamo non credere, anche nell’interesse dell’utenza pediatrica, che non si possa giungere ad un atto in tal senso con un accordo firmato con tutti i sindacati.»

«In base a quanto previsto dal decreto – aggiunge Graziano Lebiu – la Asl 7 potrebbe dare avvio alle procedure concorsuali anche per il personale infermieristico pediatrico titolare di contratto di lavoro delle tipologie di cui al comma 543 dell’art. 1 delle legge 2008 ed in possesso dei requisiti ivi previsti: tutte le infermiere pediatriche aventi causa rientrano in questa cornice. Sarebbe, inoltre, il caso di valutare – conclude Graziano Lebiu – la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato e delle altre forme di lavoro flessibile attualmente in atto fino al 31 dicembre 2017, data entro la quale tutto il percorso di stabilizzazione previsto potrebbe essere concluso.»

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La commissione sanità, presieduta dall’on. Raimondo Perra (Psi) ha proseguito oggi il ciclo di audizioni sulla riforma delle rete ospedaliera ascoltando i rappresentanti sindacali dei medici e degli infermieri.

A nome dell’associazione di categoria dei primari, Enrico Giua ha affermato che «la nuova rete è indispensabile ma dalla proposta manca il piano sanitario ed è una lacuna significativa perché le strutture non sono altro che gli strumenti con i quali si garantisce il diritto alla salute». «La rete – ha poi osservato – prevede il ridimensionamento di alcune realtà che non appare supportato da una puntuale ricognizione dei bisogni».

Per gli anestesisti rianimatori, Cesare Ghisu ha messo l’accento sulla centralità della medicina d’urgenza, «l’unica che può garantire equilibrio ed efficienza al sistema ma, su questo punto, c’è ancora incertezza sul dimensionamento della nuova Agenzia Areus».

Luigi Maxia, rappresentante della Cimo, ha sottolineato la necessità di definire al più preso il protocollo d’intesa fra Regione ed Università, anche perché «il precedente risale al 2004 ed è rimasto in larga parte inapplicato; la situazione attuale, inoltre, presenta molte contraddizioni perché da un lato si punta alla riduzione delle strutture complesse e dall’altro si moltiplicano le assegnazioni di incarichi di facente funzioni». «Chiediamo di essere coinvolti in questi processi – ha aggiunto Maxia – perché riteniamo che ci sia da correggere uno spostamento dalla sanità pubblica a quella privata mentre, nel vuoto di programmazione, molti commissari stanno bypassando le selezioni assegnando numerosi incarichi ad interim».

L’accesso di autonomia dei commissari nell’attuale fase di transizione è stato al centro anche dell’intervento di Maria Laura Boi della Uil-Sanità, secondo la quale «l’accesso di discrezionalità di percepisce soprattutto nella gestione delle risorse umane».

Per Antonio Cossu, del sindacato dirigenti medici, «la ratio della riforma è condivisibile ma ci sono alcuni aspetti da migliorare a partire dalla capacita dei due hub, Cagliari e Sassari, di assicurare lo stesso livello di prestazioni; sotto questo profilo Sassari è troppo al di sotto degli standard minimi, anche rispetto al dato nazionale». Inoltre, va fatta una riflessione anche sul dimensionamento del Mater Olbia, «dove originariamente erano state ricollocate alcune specialità pediatriche per la presenza del Bambin Gesù di Roma; ora che questa presenza è venuta meno, occorre riesaminare il problema, tenendo presente che la sede naturale di queste specialità è l’Azienda universitario-ospedaliera di Sassari».

Presentando la posizione dell’Anaoo, Susanna Montaldo ha dichiarato che «la riorganizzazione funziona solo se ben programmata con chi conosce il territorio». La Montaldo ha poi criticato la proposta di riforma perché, a suo giudizio, «prevede tagli nei posti letto per gli acuti nel pubblico a favore del privato e, in assenza di atti aziendali, nelle Asl si assiste alla moltiplicazione di incarichi e strutture».

L’esponente sindacale ha richiamato inoltre l’attenzione della commissione sull’impatto che potrebbe avere sul sistema sanitario sardo il nuovo programma nazionale H16 (con cui si introducono sinergie fra le varie componenti dell’assistenza sanitaria 16 ore al giorno su 24 per ridurre gli accessi impropri nelle strutture di pronto soccorso).

«Quando partirà questo programma – ha osservato – molti pazienti andranno all’ospedale nelle ore coperte dal servizio ed allora sarà necessaria una presenza forte dell’Areus, che ancora non c’è.»

Per quanto riguarda gli infermieri, il segretario regionale dell’Ipasvi, Graziano Lebiu, ha detto fra l’altro che «la riforma è condivi bile ma è assolutamente urgente lo sblocco del turn-over del personale perché in tutte le Asl c’è una situazione di emergenza e gli operatori non riescono più a coprire i turni di servizio».

Infine gli psicologi. La presidente dell’ordine regionale Angela Quaquero ha ricordato che «tutto gli studi scientifici dimostrano l’importanza crescente della psicologia ospedaliera, come strumento di miglior gestione del sistema e di risparmio di risorse; chiediamo quindi il riconoscimento della nostra presenza in ogni presidio sanitario».

Palazzo del Consiglio regionale 2014 2 copia

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Il presidente del Collegio IPASVI Carbonia Iglesias, Graziano Lebiu. ha chiesto al presidente dell’associazione Le Rondini di valutare la possibilità di interrompere il rifiuto dell’assistenza infermieristica e l’ultima forma di protesta dichiarata contro il percorso di riorganizzazione del Servizio di assistenza domiciliare ai pazienti.

«E’ interesse di tutti cercare di evitare, piuttosto che amplificare, che gli assistiti e i vostri familiari subiscano ulteriori contraccolpi di un’evidente disfunzione che ha molti responsabili – sottolinea Graziano Lebiu -. Ma, soprattutto, è da intendere con assoluta chiarezza che può sfuggire di mano l’obiettivo prefissato con la vostra protesta. E questo sarebbe imperdonabile.»

«Faremo il necessario per mantenere aperto il dialogo – conclude Graziano Lebiu -, come già manifestato anche in altre note, nei limiti delle nostre possibilità e per individuare le soluzioni percorribili nell’interesse generale, ad iniziare dall’incontro convocato in data odierna presso l’assessorato regionale della Sanità.»

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L’Ipasvi provinciale si è reso disponibile a collaborare con l’associazione Le Rondini per la soluzione dei problemi legati al servizio ADI di terzo livello.

In una nota il presidente del Collegio IPASVI Carbonia Iglesias, infermiere forense Graziano Lebiu, scrive all’associazione Le Rondini: «Faremo tutto quanto è nelle nostre prerogative per invitare la ASL 7 di Carbonia a valutare e, se del caso, assumere scelte organizzative che vadano incontro alle esigenze rappresentate e, comunque, a trovare una soluzione condivisa che soddisfi le delineate necessità assistenziali. In quest’ottica, siamo a chiedervi di renderci formalmente partecipi delle vostre comunicazioni indirizzate alla ASL 7 Carbonia».

«Una conoscenza diretta delle vostre iniziative – aggiunge Lebiu – contribuirebbe a rafforzare quel percorso sinergico connaturato nell’alleanza infermiere/assistito e, quindi, a superare, insieme, quegli ostacoli che a oggi hanno impedito ai diversi attori del processo di continuità assistenziale in ADI III livello, nessuno escluso, di giungere a soluzioni condivise. Per dare un contributo fattivo, è infatti necessario che il Direttivo del Collegio IPASVI disponga di tutti gli elementi utili per ragionare sui percorsi da poter intraprendere e come arrivarci.»

Graziano Lebiu.

Graziano Lebiu.

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E’ ancora polemica, nel Sulcis Iglesiente, sul servizio di assistenza domiciliare della Asl 7 di Carbonia. A prendere posizione oggi è Sanzio Bertolazzo, presidente dell’associazione onlus Le Rondini.

«L’associazione onlus Le Rondini – denuncia Sanzio Bertolazzo – da sempre ripone massima fiducia nelle istituzioni laddove è tangibile il senso del dovere e l’onestà d’intenti, ma si trova costretta, suo malgrado, a denunciare la situazione preoccupante che si sta delineando a discapito dei pazienti ventilati in Assistenza Domiciliare della ASL 7 di Carbonia. Quella che viene impropriamente chiamata Riorganizzazione e Implementazione altro non è che una parodia inutile e dispendiosa, che si rinnova di mese in mese senza mai trovare credibilità da parte dei malati, familiari e opinione pubblica.»

«Non vi è traccia di organizzazione valida, solida e funzionante – aggiunge Bertolazzo -, di dotazione organica adeguata, di figure professionali con formazione specifica, di considerazione della centralità del paziente, di valutazione e soddisfacimento dei bisogni, del rispetto della dignità e della volontà del malato e delle famiglie, di gestione delle emergenze e che non rispetta i principi normativi di riferimento. Non prevede la reperibilità medica nelle 24 ore ma il ricorso, in caso di urgenza, al sistema di emergenza territoriale, alla guardia medica o al medico di base, circostanza che inevitabilmente porterebbe al ricovero in ospedale con costi aggiuntivi in termini economici per l’Azienda e di sofferenza inutile per il paziente. E’ un modello imposto, non condiviso, in totale antitesi rispetto alle effettive necessità e bisogni di assistenza specialistica, posto in essere in modo unilaterale; un castello di sabbia senza fondamenta.»

«L’Associazione Le Rondini – dice ancora Bertolazzo -, in rappresentanza dei propri iscritti e associati ma soprattutto a tutela di chi ”non ha voce”, fermamente convinta ora più che mai della necessità di una politica sanitaria rispondente in modo efficace ai bisogni reali della popolazione del Sulcis Iglesiente, rigetta in toto la presunta riorganizzazione delle cure domiciliari voluta dal Commissario della ASL 7 dr. Antonio Onnis, in quanto ritenuta un oltraggio al comune senso di giustizia e di civiltà e un’offesa alla dignità delle persone sofferenti e delle proprie famiglie.

La tanto richiamata “implementazione delle cure domiciliari” è di fatto una DEPLEMENTAZIONE se non un DEPAUPERAMENTO ancorché uno SMANTELLAMENTO di un sistema che per tanti anni ha soddisfatto le esigenze di quella parte di popolazione in condizioni di fragilità il cui grado di soddisfazione è stato pari al 100%. Ma, soprattutto, contestiamo le pretestuose motivazioni di un presunto risparmio economico che mal celano l’incapacità degli amministratori di questa ASL e dell’assessore della Sanità nel comprendere l’incongruenza tra servizio offerto e reali bisogni.»

«Forti del guadagnato sostegno dell’IPASVI che con la nota n. 379 del 1.9.2015 del presidente Graziano Lebiu “farà tutto quanto è nelle sue prerogative per invitare la ASL 7 di Carbonia a trovare una soluzione condivisa”, continueremo a pretendere l’appropriatezza delle cure attraverso un percorso differenziato per i pazienti affetti da SLA e in ventilazione meccanica domiciliare così come previsto dalle delibere regionali. Qualora la programmazione dovesse proseguire senza le modifiche richieste, riterremo il Commissario della ASL 7 dr. Antonio Onnis RESPONSABILE della violazione dei diritti dei malati e della disapplicazione arbitraria della normativa vigente e di ogni eventuale conseguenza si verifichi a danno dei nostri cari, al pari dell’assessore alla Sanità dr. Luigi Arru, il quale, informato del rischio cui sono esposti i cittadini più fragili con elevato livello di complessità, non interviene a loro difesa e tutela, legittimando di fatto il Commissario. Nel frattempo – conclude Sanzio Bertolazzo – ci vediamo costretti a proseguire la nostra protesta rifiutando l’assistenza infermieristica e se necessario anche quella medica per arrivare fino allo sciopero della fame.»

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Con i lavori della tavola rotonda convocata sulla vicenda “Corte dei Conti – Fasce retributive – Contrattazione Integrativa in Asl 7”, il Collegio Ipasvi Carbonia Iglesias ha inteso affrontare la questione attraverso un’ottica la più oggettiva e autorevole possibile.

Premesso che nessuna azione d’ufficio richiesta in queste settimane al Collegio Ipasvi può essere esperita in quanto ciò esula dalle attribuzioni e prerogative assegnateci dalle norme vigenti, che nessuna invasione del campo riservato alle organizzazioni sindacali è nelle nostre intenzioni e che anzi teniamo a distinguerci, che non accettiamo limitazioni o condizionamenti all’espressione del nostro autonomo pensiero, che nessuno può invocare l’esclusiva dell’analisi del contesto creatosi, pur non avendo né l’obbligo del mezzo e nemmeno del risultato, abbiamo ritenuto di porre tutti i nostri iscritti, e non solo, nella condizione di comprendere gli sviluppi di quanto accaduto e di come arginare legalmente la deriva tecnico-amministrativa che sta conseguendo ai fatti noti.

Riteniamo che la dignità e il decoro dei lavoratori dipendenti Asl 7 impongano il rispetto della professionalità acquisita e non presunta negli anni, attraverso un giusto riconoscimento economico, in ossequio delle regole, delle procedure, del buonsenso e delle persone.

Non si può ignorare che se da una parte le Direzioni Asl che si sono succedute hanno la responsabilità per la loro natura, di quanto deliberato prima e stigmatizzato poi dalla Corte dei Conti, dall’altra qualcuno ha certamente sollecitato le stesse Direzioni ad accogliere i suoi desiderata o gli interessi di cui era portatore. Ogni delibera è infatti successiva ad accordi decentrati sottoscritti dalle parti. Se quel qualcuno potrebbe non risponderne per assenza del requisito di personalità giuridica, ai lavoratori deve-dovrebbe comunque qualche spiegazione perché la responsabilità morale è indiscutibile e nessuno degli attori di quelle contrattazioni integrative può chiamarsi fuori dalla contesa: il danno economico, ma non solo…, che oggi si sta tratteggiando sul Comparto Sanità in Asl 7, ieri poteva certamente essere evitato e previsto.

La cornice delle opzioni e dei profili di tutela proposte dall’avvocato Doglio, legale del Collegio Ipasvi Carbonia Iglesias sono stati ampiamente dibattuti e condivisi con gli altri ospiti e gli oltre 150 partecipanti all’assemblea, e nei prossimi giorni saranno attivate ulteriori sessioni di approfondimento per addivenire ad un’azione praticabile e coerente con la lettura delle documentazioni agli atti.

La corretta esposizione cronologica dei fatti, l’ambito di informazione e l’assunzione di coscienza degli aspetti tecnici attraverso cui intraprendere in tempi stretti percorsi agibili e reperire soluzioni concrete è stata resa, e l’obiettivo della giornata pè stato ampiamente raggiunto.

Graziano Lebiu

Presidente Ipasvi Carbonia Iglesias

Graziano Lebiu 2

Centro direzionale ASL 7

Il personale della Asl 7 di Carbonia è in agitazione dopo l’annullamento del contenuto degli accordi fra OO.SS. e Azienda Sanitaria per le progressioni orizzontali del personale del comparto, sta provocando gravi conseguenze ormai da anni. La scorsa settimana la Direzione Aziendale ha inviato a tutti gli interessati una lettera con la quale chiede la restituzione delle somme che si ritengono essere state illegittimamente percepite dal personale.

Il Collegio IPASVI intende affrontare la questione e le vicende correlate dal punto di vista dei professionisti sanitari che rappresenta e ritiene proficuo, in questa fase decisiva per la definizione dei problemi, entrarvi nel merito attraverso un’ottica la più oggettiva ed autorevole possibile.

A tale scopo, ha organizzato una tavola rotonda sul tema “Per la progressione economica e di carriera: il caso Corte dei Conti – Fasce retributive – Contrattazione integrativa Asl” per la giornata di sabato 23 novembre 2013, alle 12.30, nella sala conferenze del Lù Hotel. La tavola rotonda avrà un taglio prettamente normativo-giuridico, per rappresentare non già un mero momento di contestazione dei provvedimenti già assunti e in via di assunzione nei confronti dei lavoratori della sanità pubblica (fermi restando, ovviamente, tutti i rilievi che devono essere fatti), bensì un ambito di informazione e presa di coscienza degli aspetti tecnici attraverso cui intraprendere percorsi agibili e reperire soluzioni concrete.

A tale scopo sono stati invitati ad offrire un contributo Diego Snaidero, dirigente infermieristico della Asl 3 di Genova; Mario Pusceddu, segretario territoriale FSI di Cagliari; Giacomo Doglio, legale del Collegio IPASVI Carbonia Iglesias. Aprirà i lavori la relazione del Presidente del Collegio IPASVI Graziano Lebiu. La tavola rotonda, aperta al pubblico e a tutti gli interessati alle questioni, sarà moderata dal giornalista Giovanni Di Pasquale.