14 August, 2026
HomePosts Tagged "Laura Tuveri"

Matteo Caccia e Giulia Bertasi hanno aperto la terza serata del festival letterario Carta Carbonia con lo spettacolo “Orazio Live”, Francesco Piccolo ha raccontato gli ultimi anni di Totò, Massimo Franco ha analizzato i nuovi equilibri internazionali e il reading “Carbonia” ha riportato al centro la memoria della città mineraria. Oggi, domenica 26 luglio, la giornata conclusiva del Festival con la Scuola Genius, Andrea Serra, Paola Soriga ed Edoardo Prati.

Tante belle vibrazioni e una proposta culturale capace di unire narrazione, letteratura, attualità, musica e memoria. Sabato 25 luglio l’Arena Mirastelle ha ospitato la terza serata di Carta Carbonia 2026, offrendo al pubblico una serie di incontri molto diversi tra loro, ma tutti uniti dalla qualità delle storie e dalla capacità degli ospiti di creare un rapporto diretto con gli spettatori.

Dal racconto sonoro di Matteo Caccia e Giulia Bertasi alla figura umana e artistica di Totò, ricostruita da Francesco Piccolo, fino all’analisi degli equilibri geopolitici e vaticani proposta da Massimo Franco. A chiudere la serata è stato il reading “Carbonia”, dedicato alla nascita, alle ferite e alla memoria della grande città mineraria.

La terza edizione di Carta Carbonia, dedicata al tema “Dove la memoria incontra il presente”, è un evento promosso dal comune di Carbonia, con il sostegno del Fondo FSE+, Priorità 5, Obiettivo Specifico 4.11, della Regione Sardegna e con il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.

Il Workshop Haiku e la Scuola Genius

Durante la giornata sono proseguite le attività del Workshop Haiku, condotto da Daniela Cimino e curato dall’Associazione Cherimus. Attraverso l’osservazione dei luoghi, delle immagini e degli elementi della vita quotidiana, i partecipanti hanno continuato a sperimentare la forma breve della poesia giapponese, lavorando sulla capacità di condensare emozioni, sensazioni e frammenti di realtà in pochi versi.

Sono proseguiti anche gli incontri della Scuola di scrittura Genius, dedicata quest’anno al linguaggio del podcast. Il risultato del laboratorio sarà presentato oggi, domenica 26 luglio, durante la giornata conclusiva del Festival.

Ultimi giorni per visitare la mostra di Giovanni Coda

Anche sabato il pubblico ha potuto visitare “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, la mostra curata dal direttore artistico di Carta Carbonia, Giovanni Follesa, e dedicata a trentacinque anni di ricerca fotografica di Giovanni Coda.

Il percorso espositivo attraversa alcuni dei temi centrali del lavoro dell’artista: il corpo, l’identità, il desiderio, la perdita, la luce e la memoria.

Accanto alle opere della collezione LOGUS, la mostra propone gli scatti del reportage umanitario realizzato in Bangladesh nell’ambito del progetto internazionale di cooperazione promosso da Farmacisti nel Mondo.

L’Aperitivo Letterario e musicale apre la serata

La programmazione all’Arena Mirastelle è iniziata alle ore 19.00 con l’Aperitivo Letterario e musicale, curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, con la partecipazione della Libreria Cossu. Sul palco il pianista Matteo Scano.

Matteo Caccia e Giulia Bertasi in “Orazio Live”

Il primo appuntamento ha avuto come protagonisti Matteo Caccia e Giulia Bertasi con “Orazio Live”.

Sul palco dell’Arena Mirastelle, Matteo Caccia ha portato il suo modo particolare di costruire e restituire le storie, trasformando episodi, incontri e vicende individuali in racconti capaci di parlare a tutti. Il pubblico è stato accompagnato dentro una dimensione sospesa tra racconto radiofonico, ascolto dal vivo e immaginazione. Le storie, costruite attraverso dettagli, pause e suggestioni sonore, hanno preso forma sul palco e hanno trasformato l’Arena Mirastelle in uno spazio di ascolto condiviso.

“Orazio Live” ha mostrato come anche le esperienze apparentemente più semplici possano diventare materiale narrativo, quando vengono osservate e raccontate con attenzione.

Francesco Piccolo racconta gli ultimi anni di Totò

La serata è proseguita con Francesco Piccolo, protagonista dell’incontro dedicato a “Cosa sono le nuvole – Gli ultimi anni di Totò”, in dialogo con Giovanni Follesa.

Lo scrittore e sceneggiatore ha ricostruito gli ultimi anni della vita e della carriera di Totò, andando oltre l’immagine più conosciuta e popolare del grande attore napoletano.

Attraverso il cinema, gli incontri professionali, le difficoltà personali e le trasformazioni dell’Italia del secondo dopoguerra, Francesco Piccolo ha restituito al pubblico una figura complessa, segnata dal successo ma anche dalla fatica, dalla malinconia e dalla progressiva perdita della vista.

Al centro dell’incontro anche il rapporto di Totò con Pier Paolo Pasolini e la partecipazione al film “Che cosa sono le nuvole?”, uno degli ultimi lavori dell’attore.

Francesco Piccolo ha attraversato episodi biografici, scene cinematografiche e passaggi della storia culturale italiana, mostrando quanto Totò continui ancora oggi a essere moderno e riconoscibile.

Massimo Franco tra Vaticano, dollari e guerre

Alle 21.40 è salito sul palco Massimo Franco con “Papi, dollari e guerre”, in dialogo con Valentina Orgiu.

Il giornalista e saggista ha guidato il pubblico dentro le dinamiche politiche, economiche e diplomatiche che attraversano il Vaticano e i rapporti internazionali. L’incontro ha affrontato il ruolo della Santa Sede negli scenari di guerra, i rapporti con gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e le altre grandi potenze, le tensioni interne alla Chiesa e il peso della diplomazia vaticana nei momenti di crisi.

Attraverso fatti, retroscena e chiavi interpretative, Franco ha offerto al pubblico strumenti per comprendere un sistema nel quale la dimensione spirituale convive con interessi economici, diplomatici e strategici.

“Carbonia”, il racconto della città mineraria

A chiudere la terza serata è stato il reading “Carbonia”, scritto e interpretato da Elio Turno Arthemalle, accompagnato dalle musiche di Andrea Piraz & Filo. La collaborazione alle ricerche e alla redazione del testo è stata affidata a Vito Biolchini.

Il reading ha raccontato Carbonia attraverso le sue origini, la miniera, il lavoro, le migrazioni, le speranze e le contraddizioni che hanno segnato la costruzione della città. Sul palco sono riemerse le esperienze delle donne e degli uomini arrivati da luoghi diversi per lavorare nelle miniere e contribuire alla nascita di una nuova comunità.

Il passato minerario è stato messo in relazione con il presente, con le trasformazioni economiche e sociali e con la necessità di continuare a interrogare la storia della città. La musica di Andrea Piraz & Filo ha accompagnato la narrazione, sottolineandone i passaggi più intensi e contribuendo a creare un’atmosfera particolarmente coinvolgente.

Domenica 26 luglio la giornata conclusiva

Carta Carbonia vive oggi, domenica 26 luglio, la sua ultima giornata di appuntamenti.

Durante il pomeriggio termineranno le attività del Workshop Haiku e sarà possibile visitare per l’ultima volta la mostra “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition” negli spazi di Piazza Roma.

La serata all’Arena Mirastelle inizierà alle ore 19.00 con l’ultimo Aperitivo Letterario e musicale, accompagnato dal duo musicale Laura Tuveri e Nicola Ventura.

La presentazione degli elaborati della Scuola Genius

Uno dei momenti centrali della giornata sarà la presentazione dei risultati della Scuola di scrittura Genius II, il laboratorio dedicato alla progettazione e alla produzione di podcast.

I partecipanti presenteranno il numero zero di un podcast collettivo dedicato a Carbonia, realizzato attraverso incontri, attività di scrittura, registrazioni, interviste ed esplorazioni del territorio.

Andrea Serra e il racconto della Sardegna

Il programma dell’ultima giornata proseguirà con Andrea Serra, protagonista di un incontro dedicato alle storie, ai luoghi e alle identità della Sardegna. Un nuovo momento di confronto sul rapporto tra scrittura, territorio e memoria, temi che hanno attraversato e contraddistinto l’intera edizione 2026 di Carta Carbonia.

Paola Soriga in “Un irresistibile miraggio del mondo”

A seguire sarà protagonista Paola Soriga con il reading “Un irresistibile miraggio del mondo”.

Attraverso la parola letteraria e la dimensione performativa, la scrittrice accompagnerà il pubblico in un percorso fatto di personaggi, ricordi, emozioni e immaginazione.

Il gran finale con Edoardo Prati

Alle ore 21.30 il Festival si concluderà con Edoardo Prati, in dialogo con Andrea Fulgheri.

Tra le voci più seguite della nuova generazione di divulgatori culturali, Edoardo Prati accompagnerà il pubblico in un viaggio tra letteratura, poesia, classici e sentimenti contemporanei.

Attraverso le parole degli autori del passato, l’incontro proverà a leggere le domande, le paure, le relazioni e le aspirazioni delle nuove generazioni.

Un appuntamento conclusivo che riassume lo spirito della terza edizione di Carta Carbonia: creare un ponte tra memoria e presente e rendere la cultura uno spazio accessibile, vivo e condiviso.

Con la serata di domenica si concluderanno gli appuntamenti estivi di Carta Carbonia. Il progetto proseguirà in autunno con il laboratorio multimediale “La storia immersiva con la realtà virtuale”, dedicato agli studenti delle scuole superiori e al racconto dei bombardamenti del 1943 su Cagliari e Carbonia.

Da Emanuele Trevi a Francesco Piccolo, da Vincenzo Schettini a Telmo Pievani, fino a Massimo Franco ed Edoardo Prati: a Carbonia si apre una settimana animata da grandi protagonisti, incontri, reading, spettacoli, musica, fotografia, poesia, podcast e laboratori. Un programma ricco e articolato per raccontare il presente senza mai dimenticare il passato, attraverso la memoria delle proprie radici e la forza di una comunità capace di riconoscersi nella cultura.

Tutte le luci sono puntate su Carta Carbonia 2026, il Festival letterario che dal 20 al 26 luglio coinvolgerà la città mineraria con incontri, reading, spettacoli, musica, fotografia, poesia e percorsi formativi dedicati ai nuovi linguaggi della narrazione.

L’evento è promosso dal Comune di Carbonia, con il sostegno del Fondo FSE+, Priorità 5, Obiettivo Specifico 4.11, della Regione Sardegna e con il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.

La settimana di Carta Carbonia si aprirà lunedì 20 luglio con la prima lezione della seconda edizione della Scuola Genius – Laboratorio di podcast e con l’avvio del percorso formativo “Il podcast di un luogo”.

Il Festival entrerà poi nel vivo giovedì 23 luglio, quando in Piazza Roma sarà inaugurata la mostra fotografica “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, mentre all’Arena Mirastelle prenderà il via il programma principale di Carta Carbonia, in calendario fino a domenica 26 luglio.

Sul palco si alterneranno alcune delle voci più interessanti della letteratura, del giornalismo, della divulgazione e dello spettacolo contemporaneo: Emanuele TreviFrancesco PiccoloEdoardo PratiVincenzo SchettiniValeria UsalaElena PauRossana CopezGiulia BertasiTelmo PievaniMiguel GotorMassimo FrancoGiacomo MameliAnthony MuroniMatteo CacciaPaola SorigaAndrea SerraElio Turno ArthemalleAndrea Piraz & FiloFrancesco AbateRenzo CugisBetty Manca e Fabio Farigu. A guidare il pubblico attraverso gli incontri e gli appuntamenti in programma sarà Maria Giovanna Dessì, alla quale sarà affidata la conduzione delle serate.

Il filo conduttore scelto per la terza edizione è “Dove la memoria incontra il presente”. La storia mineraria, operaia e civile di Carbonia dialogherà con le questioni del nostro tempo: la geopolitica, la scienza, l’identità, la fotografia, il racconto sonoro e i nuovi modi di leggere e interpretare il mondo.

La sede principale del Festival sarà, come ormai consuetudine, l’Arena Mirastelle, dove ogni sera il programma si aprirà alle ore 19:00 con un Aperitivo Letterario e musicale curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, con il coinvolgimento delle librerie cittadine Lillith e Cossu.

Un Festival sostenibile, accessibile e aperto alla città

Carta Carbonia rafforza anche nel 2026 il proprio impegno sul fronte dell’accessibilità e della sostenibilità ambientale. Tutti gli spazi del Festival saranno accessibili alle persone con disabilità e privi di barriere architettoniche. Negli stessi ambienti saranno inoltre messi a disposizione del pubblico alcuni dispenser d’acqua, con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di bottiglie di plastica monouso e promuovere comportamenti più consapevoli durante le quattro serate.

Confermata anche per questa edizione l’area catering, pensata per consentire al pubblico di vivere pienamente il Festival senza perdere gli appuntamenti in programma. Uno spazio dedicato all’accoglienza e alla convivialità, inserito nel cuore della manifestazione.

Per ampliare ulteriormente la partecipazione e permettere a un pubblico più vasto di seguire Carta Carbonia, alcuni incontri saranno trasmessi in diretta sui canali social ufficiali del Festival. Attraverso gli stessi canali verranno comunicate tutte le informazioni relative agli appuntamenti e alle modalità di collegamento.

Il 20 luglio la prima lezione della Scuola Genius

Ad anticipare gli incontri dell’Arena Mirastelle sarà la seconda edizione della Scuola Genius – Laboratorio di podcast, che ha preso ufficialmente il via oggi 20 luglio.

Il percorso, intitolato “Il podcast di un luogo”, accompagnerà i partecipanti nella realizzazione di una narrazione audio originale ambientata o ispirata a un luogo della propria vita, con particolare attenzione a Carbonia e al suo territorio.

Luoghi, persone, ricordi, voci e paesaggi sonori diventeranno il materiale di partenza per la costruzione di un podcast collettivo sulla città. Il risultato conclusivo sarà il “numero zero” di un progetto corale nel quale le storie e i suoni raccolti dai partecipanti confluiranno in un unico racconto audio.

Il laboratorio si articolerà in sei incontri, dal 20 al 25 luglio, dedicati alla scrittura per l’ascolto, alla registrazione, all’intervista, all’editing narrativo e tecnico, al montaggio e al sound design. Una parte importante del percorso sarà riservata al rapporto tra racconto e territorio, all’utilizzo della lingua sarda e delle parlate locali e alla capacità di restituire attraverso i suoni l’identità dei luoghi.

Il programma comprenderà anche una visita al Museo del Carbone, con esercitazioni di registrazione sul campo, e alcune attività nella sala di registrazione dell’emittente Radio Luna.

A guidare il percorso saranno Paolo Restuccia, regista e autore radiofonico, storico regista de Il ruggito del coniglio di Rai Radio2Lucia Pappalardo, giornalista, filmmaker e autrice radiofonica; Andrea Borgnino, giornalista, autore radiofonico e responsabile di RaiPlay Sound; e Loredana Germani, tra le fondatrici della Scuola di scrittura creativa Genius.

Il 23 luglio l’inaugurazione della mostra “AS IT IS”

Giovedì 23 luglio, alle ore 18.00, sarà inaugurata in Piazza Roma la mostra “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, curata da Giovanni Follesa e visitabile fino a domenica 26 luglio.

L’inaugurazione sarà accompagnata da un calice di vino, per brindare insieme all’apertura della mostra e all’inizio delle quattro giornate principali del Festival.

L’esposizione attraversa trentacinque anni di attività fotografica di Giovanni Coda senza assumere la forma di una retrospettiva tradizionale. Le immagini non sono organizzate secondo una semplice successione cronologica, ma costruiscono un percorso fatto di richiami, risonanze e stratificazioni.

Il corpo rappresenta il punto di partenza di una ricerca che attraversa il rapporto tra luce e materia, identità e perdita, desiderio e limite, presenza e dissolvenza. Nei lavori realizzati in Messico e durante il viaggio umanitario in Bangladesh, la figura umana viene raccontata nel suo rapporto profondo con i luoghi e con le condizioni dell’esistenza.

In un tempo dominato da immagini veloci e immediatamente consumabili, “AS IT IS” invita il pubblico a rallentare lo sguardo, dedicando alle opere attenzione, tempo e disponibilità all’interpretazione.

La mostra non si propone come una celebrazione conclusiva, ma come uno spazio nel quale il passato continua a interrogare il presente. Un’impostazione pienamente coerente con il tema scelto per Carta Carbonia 2026.

Il percorso espositivo comprenderà opere della collezione LOGUS e immagini tratte dal reportage umanitario realizzato in Bangladesh nell’ambito del progetto internazionale di cooperazione promosso da Farmacisti nel Mondo.

Dal 23 al 26 luglio il Workshop Haiku

Tra gli appuntamenti del Festival è in programma anche il Workshop Haiku, condotto da Daniela Cimino e curato dall’Associazione Cherimus. La partecipazione è su prenotazione attraverso la piattaforma Eventbrite.

Attraverso l’antica forma poetica giapponese composta da tre versi e diciassette sillabe, adulti e bambini potranno raccontare un’immagine, una sensazione, un gesto o un momento particolare.

I componimenti realizzati durante il laboratorio saranno raccolti in un libro di immagini e parole costruito direttamente dai partecipanti, trasformando l’esperienza poetica individuale in un’opera collettiva.

Gli Aperitivi Letterari tra musica dal vivo e librerie del territorio

Gli Aperitivi Letterari e musicali apriranno ogni sera il programma del Festival, creando uno spazio di incontro tra libri, musica dal vivo e comunità. La parte musicale, curata dalla Scuola Civica di Musica, vedrà alternarsi sul palco il fisarmonicista Franco Corda, giovedì 23 luglio; i More Than a Duo, già partecipanti a The Voice, venerdì 24 luglio; il pianista Matteo Scano, sabato 25 luglio; e il duo formato da Laura Tuveri e Nicola Ventura, domenica 26 luglio.

A contribuire all’atmosfera di condivisione saranno anche due librerie del territorio, che si alterneranno nel corso delle quattro giornate del Festival. La Libreria Lillith sarà presente giovedì 23 e domenica 26 luglio, mentre la Libreria Cossu accompagnerà gli appuntamenti di venerdì 24 e sabato 25 luglio.

Una settimana di eventi e spettacoli

Carta Carbonia entrerà ufficialmente nel vivo giovedì 23 luglio, con una giornata che unirà formazione, fotografia, poesia, musica e letteratura.

Alle 18:00, in Piazza Roma, sarà inaugurata la mostra fotografica “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, curata da Giovanni Follesa. Durante l’incontro, il pubblico potrà visitare l’esposizione e ascoltare dalla voce dello stesso Giovanni Coda il racconto della genesi della mostra, delle opere esposte e delle tappe più significative del suo percorso artistico. L’inaugurazione si concluderà con un brindisi, prima di raggiungere l’Arena Mirastelle per l’apertura del programma serale.

All’Arena Mirastelle, il programma inizierà alle 18.30 con il Workshop Haiku, condotto da Daniela Cimino e curato dall’Associazione Cherimus. Alle 19:00 seguirà l’Aperitivo Letterario e musicale, con la parte musicale curata dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, e con la partecipazione della Libreria Lillith. Ad accompagnare l’apertura della serata sarà il fisarmonicista Franco Corda.

Alle 19.30 il Festival proporrà Cercando, ch’è sì cara. Fiabe palestinesi di Mohammed Ayyoub e Rossana Copez, pubblicato da Condaghes, con le letture di Roberta Pasquinucci ed Elena Pau.

A seguire, alle 20.00, Giacomo Mameli presenterà Pedrito, lamette a Caracas, fiori a Orgosolo in dialogo con Marco Loi, mentre alle 20.30 Anthony Muroni incontrerà il pubblico con La firma del Re, insieme a Nicolò Migheli.

Alle 21.00 sarà protagonista Emanuele Trevi, che presenterà Mia nonna e il Conte in dialogo con Rossana Copez. La prima serata si concluderà alle 21:30 con Vincenzo Schettini e lo spettacolo La fisica che ci piace.

Venerdì 24 luglio

Durante la giornata proseguiranno il Workshop Haiku e le visite alla mostra “AS IT IS” in Piazza Roma.

All’Arena Mirastelle, il programma inizierà alle 19.00 con l’Aperitivo Letterario e musicale curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, in collaborazione con la Libreria Cossu. Sul palco saliranno i More Than a Duo, formazione che si è distinta a The Voice, emozionando il pubblico e contribuendo a valorizzare la scena musicale sarda oltre i confini regionali.

Alle 19.30 Valeria Usala presenterà Nelle case degli altri in dialogo con Myriam Quaquero. Alle 20:00 Miguel Gotor sarà al centro dell’incontro dedicato a L’omicidio di Piersanti Mattarella, insieme a Loredana Germani.

La serata proseguirà alle 20.30 con Telmo Pievani e il reading-spettacolo Il delitto di Darwin. Storia di un segreto spaventoso. Alle 21.30 arriverà invece Gli Indegni, quasi un musical di Francesco Abate, con le musiche eseguite dal vivo da Renzo CugisFabio Farigu e Betty Manca.

Sabato 25 luglio

Sabato 25 luglio sarà la giornata delle revisioni finali per la Scuola Genius. Nel corso della giornata continueranno anche le attività del Workshop Haiku e le visite alla mostra fotografica “AS IT IS”.

All’Arena Mirastelle, alle 19.00, l’Aperitivo Letterario e musicale sarà nuovamente realizzato con la collaborazione della Libreria Cossu e curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera. L’accompagnamento musicale sarà affidato al pianista Matteo Scano.

A seguire, Matteo Caccia e Giulia Bertasi porteranno sul palco Orazio Live. Alle 21.00 Francesco Piccolo presenterà Totò in dialogo con il direttore artistico Giovanni Follesa, mentre alle 21:30 Massimo Franco parlerà di Papi, dollari e guerre insieme a Valentina Orgiu.

La giornata si concluderà alle 22.30 con Carbonia, il reading scritto e interpretato da Elio Turno Arthemalle, realizzato con la collaborazione di Vito Biolchini per le ricerche storiche e la redazione del testo. Lo spettacolo ripercorrerà la storia della città del Sulcis, dalla sua fondazione alle tappe più significative della vicenda mineraria. Le musiche saranno affidate ad Andrea Piraz & Filo.

Domenica 26 luglio

La giornata conclusiva di domenica 26 luglio riunirà i diversi percorsi sviluppati durante la settimana. Sarà l’ultimo giorno per visitare la mostra “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition” in Piazza Roma e per partecipare alle attività del Workshop Haiku.

All’Arena Mirastelle, il programma inizierà alle 19:00 con l’ultimo Aperitivo Letterario e musicale del Festival, curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, con la collaborazione della Libreria Lillith. Sul palco si esibiranno Laura Tuveri e Nicola Ventura.

Alle 20:00 saranno presentati i lavori della Scuola Genius. I partecipanti racconteranno il percorso compiuto durante il laboratorio e proporranno al pubblico le sequenze audio che compongono il “numero zero” del podcast collettivo dedicato a Carbonia. Le storie, le voci e i suoni raccolti nel corso della settimana confluiranno così in un unico racconto sulla città, sul territorio e sulla sua identità.

Alle 20:30 Andrea Serra presenterà Fernando o della melanconia dell’irreversibile in dialogo con Francesca Spanu. Alle 21:00 sarà invece proposto Un irresistibile miraggio del mondo. Grazia Deledda, Maria Giacobbe e Joyce Lussu, reading con Paola Soriga e con suoni e immagini a cura di Ivana Marrone.

La terza edizione di Carta Carbonia si concluderà alle 21:30 con Edoardo Prati, in dialogo con Andrea Fulgheri, in un incontro live dedicato alle nuove generazioni, ai loro sogni, alle loro domande e al futuro.

Carta Carbonia 2026 non si esaurirà con gli appuntamenti di luglio.

Nei mesi di ottobre e novembre sarà realizzato il laboratorio multimediale “La storia immersiva con la realtà virtuale”, rivolto agli studenti delle scuole superiori.

Il percorso approfondirà le condizioni storiche, politiche e militari che portarono ai bombardamenti di Cagliari e Carbonia nel 1943, analizzandone le conseguenze sulla popolazione civile e sul tessuto urbano.

Nella fase conclusiva gli studenti assisteranno, attraverso appositi visori, a un minicortometraggio dedicato ai bombardamenti di Cagliari, sperimentando una modalità innovativa e immersiva di incontro con la memoria storica.

«Carta Carbonia è per la città un investimento culturale e strategico dichiara Pietro Morittu, sindaco di Carbonia -. La terza edizione conferma la volontà dell’Amministrazione comunale di valorizzare Carbonia non solo come luogo della memoria mineraria e operaia, ma anche come spazio contemporaneo di confronto, formazione e produzione culturale. In un tempo segnato da tensioni internazionali, trasformazioni geopolitiche e nuove fragilità sociali, riteniamo importante offrire alla comunità occasioni di lettura critica del presente.»

«Carta Carbonia 2026 mette insieme libri, podcast, divulgazione, fotografia, memoria, geopolitica e nuove forme di raccontoafferma Giorgia Meli, assessora alla Cultura della Città di Carbonia -. Non costruisce soltanto un calendario di eventi, ma un percorso culturale e formativo. La Scuola Genius permette soprattutto ai giovani di diventare parte attiva del racconto della città, mentre la mostra dedicata a Giovanni Coda e gli altri laboratori ampliano il Festival verso l’immagine, la didattica innovativa e la responsabilità dello sguardo.»

«La terza edizione di Carta Carbonia nasce con un obiettivo chiaro: fare della città uno spazio accogliente per il racconto contemporaneosottolinea Giovanni Follesa, direttore artistico del Festival -. Carbonia, con la sua storia operaia, mineraria e profondamente umana, non è una semplice cornice, ma il cuore simbolico del progetto. In un tempo dominato dalla velocità e dal consumo rapido delle informazioni, la cultura deve tornare a essere un luogo di incontro reale, capace di unire pensiero, emozione e comunità.»

E’ stata inaugurata ieri, a Candiani (Porto Pino), l’ottava “posada” del Cammino Minerario di Santa Barbara. Erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Sant’Anna Arresi Paolo Luigi Dessì, il presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara Mauro Usai, il sindaco di Teulada, l’assessore Angelo Milia, la dottoressa Laura Tuveri responsabile del settore tecnico di Forestas, l’assessore del comune di Narcao Giovanni Maria Lai, il comandante del 1° Reggimento Corazzato di Teulada colonnello Corrado Appolloni, il comandante del 3° Reggimento Bersaglieri di Teulada colonnello Alessandro Latino.

Per capire come si è arrivati a questa inaugurazione, abbiamo intervistato il sindaco di Sant’Anna Arresi Paolo Luigi Dessì e il presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara Mauro Usai.

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Centro Antiviolenza di Carbonia Iglesias gestito dall’associazione “Donne al Traguardo” Odv, con la collaborazione dell’Amministrazione comunale di Carbonia, ha promosso un’iniziativa di sensibilizzazione che ha come protagonisti i giovani.

Venerdì 25 novembre, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, nella sala del Supercinema, in via Satta, a Carbonia, è stata allestita una esposizione fotografica ad opera delle classi quinte degli istituti Amaldi-Gramsci, Ipia Loi, Angioy e IIS Beccaria. Le rappresentazioni creative saranno focalizzate sui percorsi di uscita dalla violenza e quindi volàno di positività e rinascita.

Le foto, soggette a concorso, saranno giudicate da fotografi professionisti e premiate grazie al prezioso contributo di alcuni commercianti di Carbonia che hanno partecipato all’iniziativa. In giuria i fotografi: Enrico Pinna, Francesco Costa, Greca Piredda, Laura Tuveri e Fabio Dongu a cui gli autori delle fotografie presenteranno i loro lavori.

Obiettivo per il quale ha lavorato anche l’assessorato della Pubblica Istruzione guidato da Antonietta Melas: condurre gli studenti a riflettere sul tema della violenza attraverso pensieri e immagini e condivisioni di idee, partendo dalla consapevolezza secondo cui il lavoro con i giovani rispetto alla promozione del benessere, all’equità nelle relazioni e, soprattutto, alla prevenzione della violenza di genere, sia tra gli strumenti più efficaci di cui Enti e Istituzioni si possano avvalere.

Saranno presenti, tra gli altri, il sindaco di Carbonia Pietro Morittu, l’assessore alle Politiche sociali Roberto Gibillini e la responsabile del Centro antiviolenza Maria Mameli.

Si terrà domani, mercoledì 20 aprile 2022, nella sala polifunzionale del comune di Carbonia in piazza Roma, la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione 2022/2023 del Master di secondo livello in Architettura del Paesaggio. L’inizio è previsto alle ore 10.00. L’iniziativa è promossa in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria Civile, Ambientale ed Architettura dell’Università degli studi di Cagliari, il comune di Carbonia e la Fondazione di Sardegna.

L’apertura dei lavori è affidata al sindaco Pietro Morittu con i saluti istituzionali e, a seguire, l’ing. Enrico Potenza, dirigente Urbanistica del comune di Carbonia.

Interverranno: Luca Caschili, consulente tecnico scientifico MISE Ministero Sviluppo Economico; Giorgio Peghin, Università di Cagliari; Antonio Angelillo, Master Architettura del Paesaggio; Adriano Dessì, Università di Cagliari; Antonello Sanna, Università di Cagliari.

«Con il progetto Carbonia Landscape Machineha anticipato il sindaco Pietro Morittu la nostra città si è aggiudicata nel 2011 il Premio europeo del paesaggio, guadagnandosi l’attenzione del Consiglio d’Europa: questo Master si incardina come fiore all’occhiello in un’azione di continuità con la promozione della cultura del paesaggio, offrendo una formazione di alto livello a beneficio di Carbonia che ne è promotrice, insieme all’Università di Cagliari.»

Il percorso prevede workshop e progettazione sul territorio, ma anche esperienze di respiro internazionale con seminari di progettazione a Lisbona e Parigi. Durante la mattinata di presentazione del Master è in programma la partecipazione degli studenti che hanno conseguito il titolo nel corso della prima edizione per esporre i progetti delle loro tesi:

Danila Artizzu, Gianni Ballone, Carla Bangoni, Mattia Giuseppe Barranca, Alice Becciu, Valeria Casciu, Massimo Congiu, Anna Corda, Roberta D’Angelo, Giovanni Andrea Enna, Giovanna Murtas, Davide Carabottini, Mauro Tatti, Laura Tuveri.

Al dibattito sono invitati gli assessori, il presidente del Consiglio, i componenti delle Commissioni permanenti, i dirigenti e tecnici del Comune, architetti e ingegneri, oltre che i giornalisti della stampa locale e chi fosse interessato.

I posti a disposizione sono in tutto 20 e le iscrizioni al Master scadono domani, 20 aprile 2022, salvo eventuali proroghe. Per informazioni si può accedere a www.masterpaesaggio.it

Prima di tutto, vorrei esprimere un’osservazione generale. Il libro di Tore Cherchi è un gran bel libro. Ben scritto, ben fatto, ben vestito. Oltre il principale contributo dell’autore, il testo ha una pregevole produzione, in comunanza con altri. Mi spiego. Ha notevole importanza la generosa e acuta prefazione di Antonello Sanna, che coglie rilevanti stratificazioni narrative nello scritto. Ha grande valore il significativo dossier fotografico dell’architetta Laura Tuveri. Ha raro pregio la veste editoriale che offre Giampaolo Cirronis. Si tratta, pertanto, di un libro di molti pregi in comunanza.
Tuttavia, il testo è il prodotto di un imprescindibile impegno di lavoro dell’autore, un lavoro assai accurato. Basta controllare la cura storico-narrativa di Tore Cherchi per le date dei fatti narrati, per le persone incontrate, per i libri e gli autori citati, per rendersene conto. In breve, il libro è assai apprezzabile e fa onore alla città, facendone un segno distintivo. Il libro è avvincente. Bisogna, pertanto, stare attenti a non farsi prendere dalla narrazione fino a perdere la necessaria distanza critica.
Procederò in questo modo percorrendo il testo: 1) motiverò il mio sguardo antropologico; 2) seguendo la narrazione dell’autore, metterò in evidenza Carbonia fra identificazioni attribuite da altri e realizzate da sé in modi propri, cioè fra identità eteronome e autonome; dalla città industriale a quella post-industriale, attraverso la de-industrializzazione subita; 3) in questo profilo, farò emergere tre nuclei di stile di governance autonomistica, governance che caratterizza il sindaco Tore Cherchi. Si tratta di nuclei che individuo in tre nodi narrativi che riguardano: il suo progetto di conoscenza, la sua politica dello spazio, la sua politica del tempo; 4) inoltre, metterò in rilievo la sua politica unitaria delle culture industriali e rurali; 5) sosterrò, infine, la tesi che Tore Cherchi è stato come sindaco, ed è inoltre con questo libro, produttore di futuro.

1. Lo sguardo antropologico, l’antropologia delle istituzioni, qualche non detto nella narrazione
Ho letto il libro con uno sguardo antropologico, e ciò richiede qualche spiegazione. L’antropologia, etimologicamente, è studio dell’uomo. Ma l’etimologia dice poco e può perfino risultare androcentrica. In modo descrittivo, posso dire che studia i modi socio-culturali di farsi umani o disumani dell’umanità femminile e maschile, e non solo, a vari livelli: individuale e socio-etnico, dei generi e della specie umana. In modo problematico, posso dire che l’antropologia democratica e critica studia i modi di farsi umani e disumani, specialmente nei rapporti di potere e di violenza, a vari livelli: guerre, femminicidi, sottomissioni, inuguaglianze… L’antropologia tratta pertanto, oltre la paleo-antropologia, anche temi di viva contemporaneità. L’antropologia nacque nel 1871, offrì un nuovo concetto scientifico di cultura che comprende tutto ciò che umanamente è detto e fatto, più o meno incorporato, abolendo la distinzione fra cultura “alta” e “bassa” e ampliando l’ambito di ricerca scientifica sulla cultura. Ha sviluppato un ampio apparato di concetti e metodi: osservativi, interpretativi, di produzioni documentarie creando nel tempo fonti scritte, fotografiche, audio-visive. Gli studi di antropologici hanno favorito non poche specializzazioni, sia tematiche e sia territoriali: antropologia storica, contemporanea, economica, sociale, culturale, politica, giuridica, delle religioni, delle istituzioni, medica, urbana, migratoria, rurale, meridionalistica, alpina, industriale, esotica, africanistica, americanistica, orientalistica, dei generi, dello spazio, del paesaggio, dell’ambiente… In poche parole, l’antropologia non è un insieme di racconti acritici di usi e costumi passati o presenti, come impropriamente e diffusamente si crede e talvolta si fa, raccogliendo semplicemente racconti o opinioni e pensando di fare antropologia.
L’antropologia, invece, è una scienza empirica, osservativa e critica, che svolge generalmente spogli documentari e rilevamenti con “ricerche sul campo”, non in laboratorio. Produce dati critici d’informazione, cioè fonti di conoscenza codificate e controllabili, sia teoricamente e sia metodologicamente. Fra i più recenti sviluppi, troviamo l’antropologia mineraria e industriale. In questo campo specialistico, Carbonia emerge come particolare laboratorio antropologico di cambiamenti di valori culturali condivisi, come ethos identificante e identitario, secondo i tempi e i modi. Pertanto, questa città ha avuto e ha parte rilevante nell’antropologia mineraria, industriale e urbana, specialmente nell’antropologia italiana ed europea.
La domanda antropologica, da cui parto nel dispormi a osservare le vicende dal punto di vista dell’antropologia delle istituzioni, è la seguente: fino a che punto Tore Cherchi è giunto per democratizzare, e quindi per umanizzare, sia le istituzioni nelle quali è entrato e sia sé stesso, sia come autorità istituzionale e sia come persona? Come ha agito per potenziare dal punto di vista dei poteri istituzionali la città e la sua personalità di sindaco?
Carbonia è la città che costituisce il centro dell’analisi di antropologia istituzionale per interpretare le azioni e i processi politico-culturali messi in opera da Tore Cherchi. Si tratta, stiamo attenti, di un’analisi bifacciale o doppia: riguarda il luogo fisico della città di Carbonia con una precisa messa in forma storico-istituzionale, democratizzante e umanizzante realizzata dal sindaco, e concerne anche il modo di democratizzarsi e umanizzarsi dello stesso protagonista istituzionale.
Segnalo subito che la narrazione dell’autore può avere un’immediata rilevanza antropologica in quanto parte di una narrazione autobiografica, come spezzone di vita personale, tranche de vie. Inoltre egli è, metodologicamente, un informatore privilegiato sulla città. Può dare, infatti, molte informazioni da vagliare criticamente come fonti storico-antropologiche. Non è questa la sede, né l’occasione per approfondire tanti aspetti di interesse accademico. Limiterò, invece, i mei passi nella sua narrazione, come ho premesso, e cerco subito di provocare alcune sue risposte.
La narrazione biografica e prevalentemente urbana di Tore Cherchi, è necessariamente piegata sulla sua esperienza di sindaco della città e poi di presidente della Provincia, cioè sulle sue esperienze amministrative. Egli lascia non dette le sue importanti esperienze legislative, sia alla Camera e sia al Senato. Tali esperienze legislative, a mio avviso, non riguardano solo conoscenze di bilancio e di visione istituzionale, di fonti di finanziamento e di procedure. Riguardano anche alcune scelte storiche, com’è avvenuto per esempio con la soppressione delle le PP.SS. Si tratta di scelte governative nazionali che hanno avuto una loro importanza nel delimitare il perimetro delle traiettorie operative che gli consentirono poi di amministrare sia la città e sia la provincia, successivamente fino al Piano Sulcis. Mi fermo un attimo sulle esperienze legislative perché lì si situa l’arretramento complessivo dell’intervento dello Stato, a partire dall’economia e dall’industria, che interessarono la nostra città.
Gli anni dell’esperienza parlamentare di Tore Cherchi, dall’ottanta al duemila del Novecento, sono stati i primi due decenni di neoliberismo montante. Sono stati, in parallelo, decenni di indebolimento, di arretramento, di sottomissione dello Stato a interessi neo-proprietaristici e privatistici. In quegli anni si realizzò un processo di sottomissione dei poteri pubblici da parte di un ipercapitalismo incontrollato delle nuove inuguaglianze (Piketty 2020). Lo scioglimento nel 1993 del Ministero delle PP.SS., che ha avuto un peso determinante nel Sulcis, si situa in quel processo. Come si deve tener conto di quel processo nelle nostre vicende locali?
Credo sia necessario esplicitare ora qualche parola non detta nel libro. Guardiamo al processo complessivo. L’iniziale ridimensionamento della presenza dello Stato nel settore alimentare, certo necessaria, è continuato poi in campo industriale senza individuare efficacemente settori strategici. Il ruolo dello Stato si è ridotto perfino in ambito culturale, eliminando sia enti inutili e sia enti utili. Non di tutte le privatizzazioni (avvenute dal 1985 al 2007), c’è da essere orgogliosi. Il Comitato di garanzia per le privatizzazioni della Corte dei Conti nel 2010 e nel 2012 ha in parte svelato il lato oscuro delle privatizzazioni di ex aziende pubbliche e ha rilevato, fra l’altro: 1 l’aumento delle tariffe di certi beni e servizi più alte in Italia rispetto ad altri paesi europei; 2 il mancato recupero di efficienza per migliorare servizi e infrastrutture privatizzate, 3 la scarsa trasparenza dei nuovi proprietari privati. Pertanto, è necessario un esplicito ripensamento critico per attivare, anche localmente, una nuova proposta di rinvigorimento democratico del ruolo pubblico dello Stato italiano nel contesto istituzionale europeo, nel quadro dei nuovi processi economici e istituzionali.
La domanda da cui parto ora, pertanto, è la seguente: perché Tore Cherchi, protagonista di alto valore nelle istituzioni nazionali, come si vede anche in internet, preferisce parlare della sua esperienza di amministratore locale?
L’ambito delle istituzioni economiche nazionali è stato ristretto ed ha assecondato l’affermarsi del neoliberismo incontrollato. Carbonia permette di verificare, nella narrazione di Tore Cherchi, la portata dell’arretramento economico dello Stato sia nel campo industriale e sia nelle sue articolazioni locali, comunali. Insisterò nel domandare pertanto se e quanto, nell’arco storico proprio del neoliberismo incontrollato, di arretramento dello Stato e di indebolimento delle sue articolazioni locali, Carbonia è stata importante per democratizzare-umanizzare l’istituzione comunale che veniva indebolita nella sua forza autonomistica e, congiuntamente, è stata importante per il democratizzarsi e per l’umanizzarsi personalmente di Tore Cherchi. Egli, come sindaco autonomistico, si cimentava in modi alternativi rispetto all’indebolimento delle articolazioni locali dello Stato. Vorrei, a tal proposito, insistere fortemente nel mettere in luce che l’impegno locale di Tore Cherchi si realizza in un contesto di indebolimento, di de-potenziamento, di assoggettamento dei poteri pubblici, statali e delle articolazioni locali, da parte del neo liberismo che realizzava e determinava politiche di abbandono (Elisabeth Povinelli 2011), che produceva «espulsioni» e «terre morte» (Saskia Sassen 2014), con de-localizzazioni e de-industrializzazioni in certi territori e neo-localizzazioni industriali in altri luoghi del mondo.
I due fuochi di lettura che seguo, istituzionale e personale, in entrambi i piani riguardano pertanto il passaggio da soggetti sottomessi a soggetti agenti per diventare più autonomi nell’articolato sistema delle autonomie, sottoposte a un preciso attacco democratico nel corso del neoliberismo che si affermava, come ha recentemente messo in evidenza Noam Chomsky (2021).
Questo linguista democratico continua e irrobustisce un internazionale filone critico-democratico che si è ben distinto negli studi di economia politica e specialmente nella critica delle multiple ineguaglianze (Minsky 2013, Atkinson 2015, Stiglitz 2016, Mazzucato-Jacobs 2016, Pennacchi 2018, Piketty 2020).

I due processi di soggettivazione istituzionale e personale, del Comune di Carbonia e del sindaco Tore Cherchi, che partono da assoggettamenti o da varie riduzioni dei poteri
autonomistici, permettono di cogliere due piani antropologici di soggettivazioni autonomistica, con dinamiche che muovono dalla subordinazione in parte subita per giungere, tuttavia, a una maggiore autonomia soggettivizzante: autonomia relativa ma importante perché rende i soggetti istituzionali assoggettati più padroni di sé. Si tratta di cambiamenti istituzionali, relazionali e culturali, davvero cruciali nella nostra storia non solo locale.

2. Carbonia, identificazioni attribuite e autonomamente realizzate, dall’industrializzazione fascista al post-industriale attraverso la de-industrializzazione
La riflessione di Tore Cherchi sulla città si muove a partire da alcune identificazioni attribuite a Carbonia, solo in parte sovrapponibili: città di fondazione, città industriale, company town (p. 4). Provo ad uscire dall’ambito nazionale ed eurocentrico per dare il giusto valore a questo libro in un’ampia scala. Sulle minerarie città aziendali si trovano interessanti narrazioni antropologiche comparative, a partire dalla cosiddetta “scuola di Manchester”. Si tratta di un gruppo di antropologi inglesi che, negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, privilegiò nello Zambia lo studio delle città minerarie della zona del Copperbelt, la fascia territoriale a prevalente estrazione di rame, come dice il nome. Vari studi di antropologia mineraria, sulle migrazioni o altro, hanno poi attraversato i centri urbani minerari fino ai tempi più recenti, anche nello studio del lavoro e delle imprese minerarie in una prospettiva globale e del neoliberismo. Fra le più importanti voglio ricordare James Ferguson (1999, 2006, 2009); Stuart Kirsh (2014); Robert Pijpers e Thomas Eriksen (2019). Li ricordo per dire che il libro su cui discutiamo non ha un interesse limitato, parrocchiale e di portata localistica, quando parlo di istituzione locale. In un ampio quadro comparativo globale, appare che l’aziendalismo pubblico ebbe peculiari caratteristiche distintive, funzionalmente e politicamente differenti da vari aziendalismi privati di altre company town. Carbonia, infatti, ebbe una storia industriale determinata non da un’azienda privata ma pubblica, nel quadro politico dello Stato fascista a partire dai bellici obiettivi mussoliniani, poi nella ricostruzione post-bellica e infine nella nascita della Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio.
Come acutamente e consapevolmente afferma Tore Cherchi, la sua esperienza amministrativa si situa nell’ambito della relazione fra l’esperienza urbana industriale e quella del
cosiddetto post-industriale, nella abusata marea dei “post-qualcosa”, come egli dice usando il corsivo nel testo (p.54). Si tratta di un filone di riflessioni che si può far risalire alla crisi della modernità espressa nel pensiero filosofico di Jean-François Lyotard del 1979 con il titolo La condizione postmoderna in cui emerge la fine delle narrazioni del progresso, promesso dalla modernità specialmente industriale che si realizzava. Le esperienze di modernità industriale diventano sempre più importanti negli attuali studi storico-antropologici, locali e globali. Studi storici e antropologici, pertanto, si annodano con precise peculiarità leggendo questo scritto.
L’autore analizza alcune nozioni di industriale e post-industriale, specialmente sociologiche.
Riprende la nozione di post-industriale del sociologo francese Alain Touraine, che nel 1969 connetteva la nozione di post-industriale alla società dell’informazione e nel 1998 poneva il problema della fine della fabbrica fordista e dei nuovi soggetti del cambiamento: i giovani, le donne e i movimenti ambientalisti. L’autore considera inoltre la nozione del sociologo americano Daniel Bell, che nel 1973 connetteva i cambiamenti all’avanzare della conoscenza teorica e scientifica. Nota anche la nozione di post-industriale dell’influente tecnologo Jerry Kaplan, che nel 2017 collegava lo sviluppo tecnologico alla produzione di capitali. Infine, pondera la concezione di post-industriale dell’economista di Cambridge Ha John Chang il quale nel 2018 criticava il mito dell’economia post-industriale. Tore Cherchi declina tali nozioni a suo modo e riprende come questione aperta il tema dei soggetti sociali del cambiamento posta da Touraine. Gli approfondimenti dell’autore percorrono un articolato dibattito sociale, tecnico, economico e sono di indubbio ed evidente spessore culturale. Tuttavia, al di là del suo serio impegno analitico, prevale l’impressione che manchino alcune parole, politicamente incisive. Cerco di chiarire.
L’autore rileva la contrazione dello Stato sociale e l’espansione delle ineguaglianze, parla di problema aperto per la sinistra politica e sindacale. Tuttavia, mancano parole incisive sull’indebolimento democratico dei partiti della sinistra. Egli, inoltre, criticando correttamente l’abuso semplificatorio della parola post-industriale, lamenta la rinuncia dei Paesi più sviluppati a realizzare una moderna industria manifatturiera. Anche sulla rinuncia a perseguire una innovativa industrializzazione manifatturiera, ho sentito la mancanza di precise parole riguardanti da un lato l’incontrastato avanzamento delle politiche neoliberistiche e dall’altro lato il debole ruolo della sinistra politica e sindacale, non solo locale, per contrastare il dominio incontrollato neoliberistico che in questi nostri luoghi de-industrializzava il territorio, dopo la liquidazione delle PP.SS.
Al di là di certe parole non dette sui processi politici globali e nazionali che influenzavano le vicende territoriali e urbane di riferimento, nel libro si trovano passi espliciti e preziosissimi. Si tratta di parti imprescindibili, perché risultano assai validanti dell’impegno di grande eccellenza democratica di Tore Cherchi, come sindaco personalmente teso verso l’affermazione autonomistica della vita durevole condivisa di Carbonia. Egli, infatti, si situa in una linea drammatica che riguarda la vita stessa della città. Si tratta di impegni di alto profilo di cultura democratica che esorbitano certe parole non dette. Vediamo ora, pertanto, qual’é la sua articolata e caratteristica governance.
3. Il modello e lo stile di governance autonomistico caratterizzante Tore Cherchi: la politica di conoscenza, la politica dello spazio e la politica del tempo
Individuo tre nuclei operativi nel modello personale di governance istituzionale realizzata da Tore Cherchi, che presenta un preciso e raro stile autonomistico nell’ambito di una originale politica dis-assoggettante il Comune di Carbonia:
1. il nucleo di politica di conoscenza, che lui chiama «progetto di conoscenza» (Cherchi 2021:70), costituisce una traiettoria non breve. Parte dalle identificazioni attribuite alla città (città fascista, città della ricostruzione industriale, città delle chiusure delle miniere, città della nascita di Portovesme, città dell’abbandono delle PP.SS. e dello Stato) per giungere, con una precisa azione istituzionale e personale caratterizzante, a una nuova identificazione conoscitiva e trasformativa di Carbonia, come città dei servizi e di rigenerazione urbana. Tale percorso, trasformativo e potenziante dell’autonomia locale, è antropologicamente assai rilevante.
Assistiamo, dal punto di vista storico-culturale, a una capacità istituzionale della città di mutare le identità istituzionali e culturali attribuite, creando nuove identità autonomamente realizzate. Tore Cherchi fa realizzare alla città un’importante metamorfosi identitaria innovativa, come città dei servizi e di rigenerazione urbana. Le metamorfosi identitarie, acquisite dalla città che si rigenerava, appaiono ben dinamiche. In tutta evidenza, non si presentano oggi statiche o «sospese», come è stato scritto improvvidamente nel dossier per far riconoscere Carbonia capitale nazionale della cultura. Tale identificazione sospensiva attribuita, di particolare provenienza sociologica su migranti, non mi pare culturalmente pertinente ad alcun momento storico di Carbonia, sia dal punto di vista delle aspirazioni di chi abitava la città nel suo primo decennio di vita, sia dal punto di vista delle istituzioni nazionali e dell’immediato post-fascismo che determinavano il ruolo istituzionale della città.
Complesse identificazioni culturali e identitarie, imposte e autonome, secondo i poteri, sono state rese storicamente e dinamicamente possibili in vari modi in città, come mostra il testo.
Anche grazie a questo testo in discussione, considero non fondate certe interpretazioni identitarie della città che le attribuiscono un’identità sospesa senza elementi storico-culturali probanti.
Sostengo, invece, che varie dinamiche, culturali e identitarie, attribuite e autonome, costituiscono il forte e mobile patrimonio antropologico dei Carbonia che richiede continue e aggiornate rigenerazioni, come mostra bene questo testo.
Si tratta ora, pertanto, di seguire le traiettorie dell’impegno dinamico del sindaco Tore Cherchi per un processo nella città e della città, impegno che ha consentito all’ente locale di diventare soggetto di progetti e di scelte autonome, pur in una fase critica in cui le autonomie comunali erano sottomesse a un multiplo centralismo: globale e europeo, nazionale e regionale.
Non potendo entrare in tanti dettagli, invito chi legge a seguire questa linea culturale della soggettivazione istituzionale, come linea autonomistica dei fatti e delle relazioni dis-assoggettanti il Comune di Carbonia, nell’azione del sindaco Tore Cherchi.
Vediamo, oltre la complessiva azione autonomistica, qualche elemento che caratterizza lo stile di governance di Tore Cherchi. Il suo stile è duplice, conoscitivo e insieme securitario, a mio modo di vedere. Tale stile emerge fin da quando egli parla della necessità e dell’importanza della conoscenza profonda per decidere cosa fare e come fare (Cherchi 2021: 70).
Per fare bisogna conoscere e a fondo. Non fu uno slogan annunciato e accantonato: l’Amministrazione promosse un “progetto di conoscenza” (in corsivo e fra virgolette nel testo)

Vorrei richiamare l’attenzione su questo punto importante. Infatti, il progetto di conoscenza di Tore Cherchi non fu solo un cimento d’esordio. Fu, invece, un vettore culturale continuo. Dell’importanza della conoscenza, pertanto, egli parla anche nella parte finale del testo dove ricorda il suo impegno nella Provincia, nel 2011, ancora come «progetto di conoscenza» (Cherchi 2021:123). La caratteristica della sua governance riguarda l’asse portante e di lunga durata di un suo profondo progetto di conoscenza.
Restando agli inizi del testo, vediamo l’autore mentre racconta che, per il suo progetto di conoscenza, fu essenziale il rapporto con l’Università di Cagliari e in particolare con il Dipartimento di Architettura. Egli dice che i rapporti istituzionali furono ampi e inclusero studiosi della Facoltà di Ingegneria mineraria, di medicina del lavoro, storici, studiose e studiosi di antropologia… Sul rapporto con quella che forse possiamo chiamare la “scuola territorialistica di Antonello Sanna”, Tore Cherchi spende molte pagine giustamente meritorie e gratificanti. Mette in luce studi e opere, formazione di studiosi e di professionalità, capacità di dialogo professionale migliorativo con i tecnici e con le strutture del Comune che non si esauriscono nelle tesi e nelle pubblicazioni importanti e di lungo corso, da quelle con Giorgio Peghin (2009 e 2011) a quelle più recenti con Giuseppina Monni (2020). Entrambe le opere sono ben citate in questo libro. Vorrei rimarcare pertanto, a questo punto, un tratto culturale che, a mio modo di vedere, unisce Tore Cherchi e Antonello Sanna: è il loro democratico e continuo modo di “lavorare con”, cioè di realizzare uno speciale modo cooperativo e unitario, collettivo e creativo di un “noi” inclusivo, ma rispettoso di ogni-uno e di ogni-una, sia come persona e sia come disciplina accademica.
A proposito del Premio sul paesaggio del 2010-2011, l’autore scrive con molta cura nel suo libro pagine interessantissime che invito a leggere: sui concorrenti, sui riconoscimenti e sulle motivazioni del premio. Richiamo, inoltre, l’attenzione su un libro, a cura di Giorgio Peghin e Antonello Sanna (2011), Il patrimonio urbano moderno, perché fu frutto di un incontro, che avvenne a Carbonia subito dopo il premio, non solo per celebrare gli onori acquisiti, ma specialmente per continuare l’impegno collettivo di vari studiosi sul patrimonio urbano moderno.
In breve, nessuno, a partire dal sindaco, si adagiava sugli allori, dopo il premio ottenuto. Fu un incontro di altissimo impegno culturale e democratico, presieduto da un illustre studioso, Carlo Olmo. Egli dirigeva allora il Giornale dell’Architettura, era stato preside della Facoltà di Architettura al Politecnico di Torino, aveva insegnato all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, al Mit di Boston e in numerose università straniere, come Londra e Barcellona.
L’incontro aveva un’immediata e ampia valenza, non solo nazionale. Fu un incontro immerso nel passato e nel presente della città e, congiuntamente, ancora una volta teso al suo futuro.
Dobbiamo colmare ora, dolorosamente, il triste vuoto di un compagno di lavoro, come Stefano Asili, che non è più con noi. E non è vero che uno vale l’altro. I talenti individuali sono differenze culturali assai importanti per una valida orchestrazione culturale collettiva, come accade in ogni lavoro di gruppo, come insegnava Gilbert Simondon (1989), e come ho verificato assai istruttivamente analizzando le relazioni in certe squadre operaie di miniera.
Dal punto di vista dell’antropologia delle istituzioni l’azione autonomistica realizzata da questo sindaco ha un forte valore culturale, come ho cercato di esplicitare. Dirò qualcos’altro, pertanto, su due importanti nuclei operativi di governance locale autonomistica di Tore Cherchi.
Riguardano sia le traiettorie culturali che si annodano nella sua politica dello e nello spazio, sia le traiettorie culturali che si annodano nella sua politica del e nel tempo, per la città e della città.
Le traiettorie culturali che si annodano nelle sue politiche dello e nello spazio manifestano che lo stile di governo di Tore Cherchi, informato e conoscitivo, è teso a creare cambiamenti autonomistici soggettivanti, per creare futuro sicuro nella città e della città, per la città e per le sue persone. Gli obiettivi di sicurezza abitativa e di qualità della vita abitativa perseguiti da Tore Cherchi scaturiscono da matrici antropologiche che vorrei portare alla luce.
2. Il nucleo della politica spaziale e paesaggistica intrapresa da questo sindaco è ben connessa alla dimensione antropologica del paesaggio che egli fa propria. Indico alcuni aspetti che ben compaiono in questo libro. Nel solco del premio sul paesaggio Tore Cherchi continua ad impegnarsi, com’è evidente, anche con questo libro, come «responsabilità da onorare» il premio (Cherchi 2021:19). Cosa che egli fa, a suo modo. Nella quarta di copertina, infatti, egli riporta la nozione di paesaggio contenuta nella convenzione europea sul paesaggio che marca fortemente, in tutta evidenza, un mutamento concettuale dalla concezione estetica del paesaggio alla concezione antropologica del paesaggio, una valenza antropologica spesso ignorata, sottovalutata o dimenticata: paesaggio designa una determinata parte del territorio, così com’è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione dei fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. (corsivo mio)
Con una citazione in quarta di copertina Tore Cherchi dà spazio, ancora una volta, a una visione antropologica che non riguarda solo i manufatti architettonici e urbanistici con i loro contenuti di saperi, ma anche il sentire incarnato nelle e delle persone negli edifici e nei luoghi abitati. Abbiamo nell’isola, a tal proposito, un antropologo sardo che ha scritto per primo in Italia sull’antropologia del paesaggio. Credo che egli possa ben contribuire alla continuazione di un dialogo universitario interdisciplinare sul paesaggio, e su Carbonia. Ora però mi preme sottolineare, nelle conoscenze di Tore Cherchi, il passaggio da una conoscenza del paesaggio estetico a una più ampia conoscenza del paesaggio antropologico della città.
Elenco i passi del percorso antropologico, paesaggistico e spaziale, autonomistico-istituzionale e personale, realizzati da Tore Cherchi, richiamando soltanto certi capitoli, per sottolinearne l’importanza: la Grande Miniera di Serbariu, ovvero il Lingotto del Sulcis; Piazza Roma, Frammento del vuoto; altri spazi pubblici, la piazza Venezia di Cortoghiana e piazza Santa Barbara di Bacu Abis, i parchi; il nuovo piano urbanistico comunale e il piano particolareggiato per il centro storico, le residenze della città di fondazione; il CIAM; la cultura, l’arte contemporanea; una nuova architettura e il centro intermodale. Le 44 pagine, che comprendono i titoli richiamati, spiegano con rara efficacia la politica spaziale e istituzionale di soggettivazione autonomistica e di antropologia istituzionale a cui Tore Cherchi diede speciale impulso per Carbonia nel suo progetto di rigenerazione urbana.
3. Per capire meglio in tutte le valenze la sua politica dello spazio, dobbiamo portare ora la politica autonomistica di rigenerazione dello spazio realizzata da Tore Cherchi nella sua politica del tempo. Dobbiamo pertanto saper vedere un’altra intersezione dopo quella fra autonomia dell’istituzione comunale e personalità autonomistica sindaco. Dobbiamo, infatti, situare ora l’operativa cultura politica autonomistica spaziale di Tore Cherchi in un incrocio con un arco storico. Mi riferisco a uno specifico arco storico in cui Carbonia era città di fondazione, avendo scuole e ospedale, ma rimaneva una città Aziendale, per quanto pubblica: una città senza proprietà comunali e in gran parte incompiuta (Cherchi 2021:43-44). Tore Cherchi assunse pienamente questo lascito storico-culturale della città di fondazione fascista, incompiuta e ancor più carente a fronte di nuove esigenze. Vediamo dunque ora la sua politica del tempo per incrociarla a quella dello spazio.
Percorro, andando all’indietro, la prima parte del suo libro in cui la città industriale è declinata soprattutto nel tempo (Cherchi 2021:27-50). Tore Cherchi delinea un arco temporale, antropologicamente significativo per la sua azione amministrativa. Infatti, inizia unendo la città di sotto alla città di sopra. Comincia, assai significativamente, dal patire della città del sottosuolo che emerge nella città visibile. L’inizio è avvincente: è il pathos dei morti in miniera nel 1938, l’anno della inaugurazione della città: 5 morti per una venuta d’acqua e un totale di 15 morti nel 1938. I morti in miniera diventano 32 nell’anno seguente. Questi fatti narrati dicono la precarietà della vita nel lavoro di miniera durante il regime fascista orientato alla guerra, e che destinava pertanto la città, nata in fretta, a una vita breve. Tore Cherchi ricorda oltre 300 morti nelle miniere di Carbonia, dei quali 138 a Serbariu. Richiama la vicenda della medaglia d’argento al valor civile, conferita alla città nel 2011 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Riprende il patire dei lutti storici come problematico bene comune del presente.
Egli, a mio modo di vedere e come ho avuto modo di verificare, nel suo impegno come sindaco raccoglie il pathos dei lutti e del difficile poter vivere di miniera insieme al versante delle esperienze minerarie capaci di diventare produttive di vita. Unisce ai lutti, cioè, le esperienze caratteristiche e le capacità tecniche e culturali dei minatori di trasformare i rischi mortali in opportunità di vita. Egli pertanto, a mio modo di vedere, assume i saper fare che producevano securitas biografica individuale e collettiva di vita in miniera, e che erano anche saper vivere solidali, traducendoli in significati culturali amministrativi di nuova securitas in ogni iniziativa rigenerativa di vita per la città, nella città e della città. Egli, in tal modo, fa proprio e mette in continuità il filone storico-culturale del produrre sicurezze di vita a partire dagli spazi rischiosi di miniera. Assume il saper fare come saper vivere dei bravi minatori, per tradurlo in linee operative della sua amministrazione. Per esempio, realizza opere significative di rigenerazion e di ri-vitalizzazione di vari siti, democraticamente condivisi dalle persone come luoghi pubblici, dando loro nuovi tempi di funzioni e di vita. La grande miniera di Serbariu è forse l’esperienza più vistosa di rigenerazione di un sito nella complessiva rigenerazione urbana, che ha anche una precisa valenza di rivitalizzazione temporale. Nell’arco temporale, ogni intervento di questo sindaco che ri-crea nuovi luoghi di vita si può intendere, antropologicamente, come una congiunzione storico- culturale con la migliore cultura securitaria creata dai bravi minatori della città, capaci di trasformare i luoghi di rischi di vita in luoghi di opportunità di vita sicura. La rigenerazione urbana, a ben vedere, è per lui produzione di nuove sicurezze di vita durevole, condivisa nel tempo. Come viene ponderata tale misura, tale metrica di rivitalizzazione dei luoghi e dei tempi di vita cittadina?
Tore Cherchi usa particolari misure ponderate per congiungere i bisogni collettivi con quelli individuali. Per esempio, la sua ponderazione operativa, calibrata su differenti bisogni, appare chiaramente quando parla con pacata comprensione di interventi edilizi esteticamente discutibili, da lui ripresi con soluzioni messe in campo per accogliere bisogni individuali, riqualificando tali bisogni in uno storico e collettivo patrimonio edilizio qualificato. Tore Cherchi porta quindi ad un livello culturale molto alto e fortemente solidale il bisogno di vivere e di vivere bene in una bella città: un livello che marca quel suo presente amministrativo aprendovi un futuro al meglio, anche se dopo di lui, in tutta evidenza, è avvenuto un peggior tempo istituzionale a Carbonia. La cultura del tempo vitale per la città, nella e della città, come quella dei minatori nella quotidianità del sottosuolo e nelle loro storiche lotte popolari democratiche, è una cultura che tende a produrre futuro nell’azione amministrativa complessiva di questo sindaco. Egli tende ad affermare insieme la vita e la qualità della vita della città. La mia tesi principale, pertanto. riguarda Tore Cherchi come produttore di futuro e di miglior futuro per la città. Seguiamo, a tal proposito, la sua politica del tempo.
Gli incontri di Tore Cherchi con Renato Mistroni e con Giorgio Carta nella sua narrazione, a mio modo di vedere, si inseriscono nell’arco del loro impegno per una di vita durevole per la città, democraticamente condivisa. Riguardano, per alcuni versi, certe consonanze che i modi d’agire di quelle persone in quei tempi avevano con le tensioni democratiche che premevano Tore Cherchi.

Nell’arco temporale, culturale e democratico, aperto da quelle due persone, questo sindaco si dispone prendendo in carico una città che storicamente è capace di elaborare culturalmente i suoi lutti e che risponde ai lutti affermando il proprio voler vivere e saper vivere solidale, in miniera e in città. Dell’esperienza antropologica vitale del sottosuolo e della città, Tore Cherchi comprende e assume antropologicamente nelle sue azioni amministrative il diritto a poter vivere, diritto che costituisce la trama culturale quotidiana dell’antropologia mineraria e urbano-mineraria della Carbonia solidale. Si tratta di una trama di antropologia quotidiana, di uomini e di donne che rifondarono la città non sulla durezza delle pietre, ma sulla forza relazionale della solidarietà. Tale forza nutrì non solo i grandi scioperi a partire dal 1948, ma sostenne l’istituzione locale quando ebbe i suoi migliori sindaci, tali da produrre un futuro condivisibile e tali da incoraggiare, per programmi e per qualità personali, una grande partecipazione elettorale, come accadde con le elezioni di questo sindaco.
Tore Cherchi si situa in un solco storico e democratico, popolare e istituzionale, di un diritto a poter vivere, e di poter vivere nel bello artistico delle persone e della città, attraverso la produzione di un futuro condiviso democraticamente di vita durevole e di bellezze artistiche per la città. Non mancano, a questo punto, quando ricorda le dimissioni da ogni incarico da parte dell’ingegner Giorgio Carta, le sue misurate parti critiche rivolte alla degenerazione e alle ingerenze dei partiti nella nomina dei dirigenti di società pubbliche. Quando detto sul forte arco storico-culturale per affermare il diritto a una vita durevole condivisa nel bello, propria di Carbonia e della cittadinanza, attraversa vari tempi e costituisce la politica del tempo caratteristica dell’azione di governo comunale di Tore Cherchi. Ma a quale cittadinanza si rivolgeva Tore Cherchi?
4. La politica unitaria delle culture industriali e rurali realizzata da Tore Cherchi
Vorrei ora spostare l’attenzione verso uno speciale versante, che non può  essere sottovalutato. Come sindaco, l’autore racconta di aver assunto storicamente il contesto comunale, territoriale e culturale, come città e come campagna. Si tratta di un’affermazione assai rilevante, istituzionalmente e culturalmente. Riguarda un territorio comunale antropicamente e antropologicamente negato dal fascismo mussoliniano, o meglio ridotto al livello di territorio spopolato, con un plateale falso storico nella inconfutabilità della parola del duce. Per capire l’importanza della scelta e delle parole di Tore Cherchi bisogna risalire al discorso inaugurale di Mussolini a Carbonia, il 18 dicembre del 1938. Mussolini, nella sua svolta industrialista e bellicista che abbandonava il precedente ruralismo, parlò del Sulcis come una “landa quasi deserta”. In realtà, nel Censimento del 1936, i Comuni sulcitani istituiti erano diventati ben nove: Giba, Gonnesa, Narcao, Palmas Suergiu, Portoscuso, Santadi, Serbariu, Teulada, Tratalias. Si trattava di Comuni autonomi, nati dall’evoluzione degli abitati sparsi a partire dalla loro nascita nella seconda metà del 1700.
Tore Cherchi racconta che 20 medaus furono tutelati come beni paesaggistici alla stregua del centro storico della città, fra gli 82 che costituiscono l’abitato rurale sparso comunale, rilevati nel 2006 come complessiva trama dei medaus per l’elaborazione del PUC, approvato dalla Regione nel 2011, sindaco Tore Cherchi (Cherchi 2021: 92-93). Egli ne sottolinea l’ampia valenza culturale quando, considerando il valore non solo archeologico, ma anche antropologico del sito di Medau Is Maccionis o Medau sa Grutta, afferma la validità di farne «l’epicentro di un progetto culturale sul territorio rurale e sulla civiltà agropastorale di Carbonia e del Sulcis, l’altro mondo convivente con quello industriale» (Cherchi 2021:112).
Questo sindaco esprime una concezione assai avanzata e molto utile, anche operativamente, del rapporto fra cultura industriale e rurale, rapporto che costituisce la ricca trama culturale unitaria della città. Fra l’altro, consente di riprendere le linee progettuali dell’Ecomuseo, elaborate dall’Istituto di discipline socio-antropologiche dell’Università di Cagliari negli anni Ottanta del secolo scorso e di tradurla in un immediato futuro, con i necessari adeguamenti. Permette, inoltre, di riprendere parternariati inevasi dal Comune di Carbonia con quella Università, per declinare nuovi modi che possono caratterizzare le esperienze rurali con le loro eccellenze tecno-culturali, anche di nuova economia circolare e sostenibile, a cui l’autore fa in generale riferimento nel suo libro. Sottolineo ancora, pertanto, che Tore Cherchi ha assunto, in tutta evidenza, la città e la campagna di Carbonia come impegno unitario delle due culture, industriale e rurale, di non breve momento e particolarmente volto al futuro. Tale impegno richiede di essere ora sviluppato.
5. La produzione di futuro realizzata da Tore Cherchi. Un fatto culturale di grande rilevanza che continua nel libro e che il libro riapre nel presente
Prima di concludere, per riassumere senza presentare un quadro idilliaco delle attività amministrative di Tore Cherchi, segnalerò due rapporti critici che lui ha avuto trattando con altre istituzioni, o come sindaco o come Responsabile del Piano Sulcis. Sul primo versante critico segnalo il rapporto critico con il Parco Geominerario che è «divenuto di nessun aiuto al bacino minerario» (Cherchi 2021:77). Sul secondo lato indico i ritardi dei finanziamenti del piano Sulcis da parte della Regione (Cherchi 2021:131-132). Entrambe le esperienze critiche, in tutta evidenza, hanno limitato il suo perimetro di azione.
Non posso soffermarmi, per evidenti ragioni di tempo, sulla valorizzazione artistica della città, né sulla qualificazione della mobilità realizzata da Tore Cherchi che possono essere sottolineate da altre persone. Richiamerò invece per concludere solo due tesi, emergenti dalla lettura del libro, sull’eccellente lavoro autonomistico e di cultura democratica raccontata.
Riguardano lo stile autonomistico di questo sindaco, sia per le produzioni di futuro durevole condiviso, come ho in parte detto, e sia per le produzioni di partecipazione democratica: produzioni che caratterizzano lo stile e la cultura politica autonomistica dis-assoggettante di questo sindaco per Carbonia come istituzione locale ed anche per sé, come sindaco. Per tali fini, esplicito alcune mie posizioni.
Sostengo che la produzione di fatti amministrativi volti al futuro da parte di Tore Cherchi è, in sé, una produzione culturale di futuro. Cito solo nelle mie conclusioni, per rafforzare la mia tesi non avendo tempo sufficiente per argomentare più compiutamente, il libro di Arjun Appadurai del 2013 e tradotto in Italia l’anno seguente, Il futuro come fatto culturale: Saggi sulla condizione globale.
Affermo, inoltre, che la produzione di un’attiva partecipazione della cittadinanza alle imprese culturali, promosse da Tore Cherchi come sindaco, è stata un tratto caratteristico del suo stile amministrativo produttivo di nuova socialità: produttivo di nuovi modi solidali di stare insieme e di creare nuovi “noi” di cittadinanza solidale. Riprendo dal libro, a tal proposito, alcuni ricordi. In primis l’importanza qualitativa dei reperti situati nella Sezione Antropologica, con il prezioso contributo delle ricercatrici Claudia Fenu e Maura Murru, come fa l’autore (Cherchi 2021:78). Ricordo inoltre l’importante contributo dell’assessora Maura Saddi alle feste dei donatori a cui partecipavano anche molti donatori anonimi che non voglio dimenticare. Segnalo pertanto che il nostro validissimo consulente André Dubuc, direttore del pluripremiato Museo Minerario di Leward a Pas-de-Calais, nel Nord della Francia, valorizzava ogni piccolo dono, affermando che quei reperti erano preziosissimi un quanto davano forte carattere di autenticità culturale al museo che nasceva a Serbariu. Devo ricordare anche lo straordinario contributo della Società Umanitaria e in particolare di Tore Figus, contributo partito con il sostegno regionale di Fabio Masala che aveva sollecitato e ottenuto impegni nazionali della società Umanitaria già nella fase di elaborazione delle linee culturali della rete di Ecomuseo territoriale che Carbonia doveva promuovere. Richiamo, riferendomi ancora al testo, l’insostituibile apporto della Sezione di Storia Locale del Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis (SBIS), ben diretto da Maria Giovanna Musa nel lavoro archivistico e ben portato avanti da tutte le collaboratrici scientifiche della cooperativa.
Ricordo, in particolare, l’iniziale raccolta di foto che faceva diventare beni comuni i beni privati, costituiti dalla foto degli album di famiglia, come accadde poi in generale per gli oggetti di miniera, con molte donazioni anonime. Le fotografie ebbero esito culturale in vari calendari e un libro, intitolato Carbonia in chiaroscuro, edito nel 2002. Le fotografie ebbero poi una postazione, a video multipli, nella Sezione Antropologica e, infine, in città, nei totem del CIAM a cui quella raccolta, organizzata dalla Società Umanitaria e di cui avevo la direzione scientifica, ha dato un suo imprescindibile contributo.
Entrambi gli obiettivi perseguiti da Tore Cherchi, sia l’obiettivo di produzione di futuro durevole condiviso e sia di attiva partecipazione democratica, devono essere ora rilanciati e corroborati in forme e contenuti nuovi, considerata la crisi della democrazia partecipativa, specialmente a livello locale dove i passi indietro, anche di partecipazione elettorale, sono assai vistosi.
Nel racconto di Tore Cherchi emergono varie direttrici, numerosi strati e pieghe di narrazione, fra cui io ho privilegiato gli assi e le prassi culturali delle soggettivazioni autonomistiche: cioè, come ho detto, del farsi soggetti potenziantesi di scelte autonome, sia dell’istituzione comunale e sia del sindaco stesso, come sindaco autonomistico di particolare eccellenza.
Ho privilegiato gli assi e le prassi delle soggettivazioni, istituzionali e personali, come antropologicamente rilevanti e che s’incrociano nell’antropologia delle istituzioni e nel farsi persona, nel piano ontologico. Infatti, la trasformazione del comune di Carbonia, ente assoggettato ai vari centralismi dominanti, nel suo divenire autonomo soggetto di scelta e di decisione, interseca il divenire di Tore Cherchi mentre realizza una propria trasformazione da sindaco sottomesso ai vincoli dei poteri di livello più alto, Egli diventa, tuttavia, capace di operare anche per una propria autonomia personale, culturale e politica, di sindaco autonomista, nel non subire passivamente i vincoli, ma operando nel superarli anche verso di sé, in quanto sindaco, a partire dal rafforzamento dell’autonomia della città per volgere la nuova forza decisionale della città come nuovo rafforzamento del proprio ruolo personale di sindaco. I finanziamenti ottenuti dalla città ai tempi di Tore Cherchi, infatti, furono dovuti a una straordinaria e personale capacità di vincere vari bandi pubblici, nazionali ed europei, attraverso i quali le spese d’interesse per i mutui e le quote partecipative ai finanziamenti furono assai inferiori rispetto agli enormi benefici di risorse acquisite per la città (Cherchi 2021:128).Un nuovo percorso autonomistico di Tore Cherchi si apre ora, a partire da questo libro.
Ho mostrato come egli abbia concettualmente e praticamente attraversato molte temporalità di Carbonia, molti tempi con caratteri storici e identificazioni culturali, imposte o autonome, differenti: città fascista incompiuta, città della ricostruzione industriale, città dei vari tempi delle chiusure delle miniere, città della nascita di Portovesme, città dell’abbandono delle PP.SS. e dello Stato, città dei servizi e della rigenerazione urbana volta a un futuro durevole condiviso.
Ho sottolineato come Tore Cherchi abbia realizzato a Carbonia un’esperienza autonomistica assai fruttuosa nel tempo, per tutti noi e per la Sardegna. Si tratta di un’esperienza da ripensare ora adeguatamente, in questi nostri tempi di molteplici rischi di vita.
Questo libro induce a un importante ripensamento per la nostra contemporaneità. Ciò può avvenire con nuovi progetti di conoscenza, suoi e anche nostri. Per esempio, sull’abbandono delle PP.SS. appare nel libro la giustificazione di uno stato di necessità che forse va ora accompagnato da qualche ripensamento delle politiche pubbliche, come appare dagli studi di economisti democratici raccolti, per esempio, da Mazzucato e Jacobs nel loro libro Ripensare il capitalismo (2016). Si tratta di un ripensamento che riguarda l’Europa e gli Stati europei in chiave di federalismo democratico, di un socialismo partecipativo e di un’Europa da democratizzare, se si seguono le traiettorie dell’ultimo Piketty attento alle ideologie neoliberistiche ineguaglianti, ancora ben vive e attive, per quanto visibilmente in crisi (2017, 2020, 2021). Il ripensamento tocca anche l’autonomismo regionale nel quadro di un federalismo democratico, e non di autonomie differenziate ed inferiorizzanti, come vogliono le destre sovraniste assolutamente libere da ogni responsabilità sociale, verso le quali l’azione politica delle sinistre in Sardegna mostra gravi carenze culturali e politiche.
Nei quadri d’epoca di autonomia democratica, che si susseguono negli spazi e nei tempi della narrazione del libro, Tore Cherchi appare pertanto produttore di futuro e di partecipazione democratica condivisa, sia nel fare amministrativo e sia nel fare narrazione scritta. Di entrambe le esperienze gli sono assai e profondamente grata.
Nella scrittura di questo libro l’asse culturale antropologicamente rilevante è l’impegno per un complesso di cambiamenti partecipativi tesi a un futuro durevole, democraticamente condiviso.
La mia tesi è che Tore Cherchi, come sindaco e come autore di questo libro, è stato ed è produttore di futuro e di partecipazione democratica come fatto culturale di rilevanza antropologica, nel solco del pensiero di Appadurai.
Con questo libro, a mio avviso, si apre a una nuova temporalità autonomistica di Carbonia e della Sardegna: sia nei rischi diffusi creati dalla globalizzazione neoliberistica, in crisi e tuttavia ancora economicamente e ideologicamente forte, e sia nei rischi di incompiutezza e di precarietà della nostra stessa costituzione, non realizzata in certi aspetti istituzionali e sociali, specie localmente nel Meridione italiano e nei luoghi di spopolamento, come la nostra città. Si tratta di rischi esistenziali che la post-pandemia, a ben vedere, pone in un nuovo piano di rischi democratici, che richiedono ineludibili e di urgenti interventi.
Tore Cherchi, con questo libro, apre nuove prospettive, su molti piani:
– per inedite produzioni di futuro durevole condiviso democraticamente, come fatti culturali antropologicamente rilevanti, a partire da Carbonia e dalla nostra Isola;

– per innovative imprese di democratizzazione dell’Europa attraverso un federalismo democratico e a orientamento sociale partecipativo, nei vari rischi dell’ineguale e difficile poter vivere del presente;
– per inventivi e sperimentali modelli di democrazia partecipata, a varie scale territoriali e istituzionali, che riguardano anche il futuro e lo sviluppo degli studi antropologici.

Paola Atzeni

Antropologa

ù

 

N.B. Le foto allegate sono state scattate il giorno della presentazione del libro, svoltasi nella sala Centro di documentazione di Storia locale della Grande Miniera di Serbariu.

Città industriale – Città post industriale è il titolo del libro di Salvatore Cherchi, edito da Giampaolo Cirronis, che verrà presentato venerdì 12 novembre, alle 18.00, nella sala della Sezione di storia locale della Grande Miniera di Serbariu.

Coordinerà Stefania Piredda, giornalista del quotidiano L’Unione Sarda. Dopo i saluti di Maria Giovanna Musa, archivista della Sezione di storia locale, ne discuteranno Paola Atzeni, antropologa; Maura Saddi, artista; Antonello Sanna, professore ordinario di architettura tecnica; Pietro Morittu, sindaco di Carbonia; Salvatore Cherchi, autore del libro. Interverranno l’ingegner Enrico Potenza e l’architetto Laura Tuveri.

La presentazione del libro è patrocinata dal comune di Carbonia e dallo Sbis, il Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis.

 

[bing_translator]

L’architetto Cesare Valle, nipote di colui che contribuì a progettare tra il 1937 e il 1938 la città mineraria di Carbonia, sarà ospite d’onore al convegno intitolato “Architettura per Carbonia Città di Fondazione”, che si svolgerà sabato 15 dicembre, alle ore 10.00, in sala polifunzionale.

L’iniziativa, patrocinata dal comune di Carbonia, si inscrive nell’ambito dei festeggiamenti per l’80° compleanno della città ed è stata organizzata in collaborazione con ATRIUM (Architecture of Totalitarian Regimes of the XX Century in Europe’s Urban Memory), il Consiglio d’Europa, l’ordine degli ingegneri di Cagliari, l’Ordine degli architetti pianificatori, paesaggisti, conservatori di Cagliari, l’Associazione Mineraria Sarda e l’associazione Cerchi concentrici.

Di seguito pubblichiamo il programma completo del convegno, che prevede la presenza di un parterre di qualificati relatori delle discipline urbanistiche, ingegneristiche e dell’architettura:

Dalle ore 10.00 alle ore 10.30: registrazione dei partecipanti;

Ore 10.30-10-45: saluti istituzionali del sindaco, dottoressa Paola Massidda, dell’arch. Laura Tuveri, ordine degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Cagliari; intervento dell’ing. Angelo Loggia, ordine degli ingegneri della provincia di Cagliari;

Ore 10.45-11: Introduzione a cura dell’ing. Luca Caschili, assessore  della Pianificazione strategica, Territoriale ed Urbanistica;

Ore 11.00-11.30: “Gli archivi di architettura per la storia e il restauro”, a cura dell’arch. Paolo Sanjust, Università degli studi di Cagliari;

Ore 11.30-12: “Carbonia: il contributo di Cesare Valle al progetto urbano e architettonico”, a cura dell’ing. Antonella Sanna, soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna;

Ore 12.00-12.30: “Profilo di un protagonista del Novecento: Cesare Valle, ingegnere, architetto e urbanista”, a cura dell’Arch. Micaela Antonucci, dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna; arch. Cesare Valle, Studio Valle Architetti Associati-Roma;

Ore 12.30: Conclusioni a cura della dottoressa Sabrina Sabiu, assessore della Cultura, Spettacolo e Turismo del comune di Carbonia.

[bing_translator]

Verrà inaugurata giovedì 31 agosto 2017, alle ore 18.00, presso il Circolo Soci Euralcoop di piazza Marmilla, a Carbonia, la mostra fotografica “Miti, riti e leggende della Sardegna”, nell’ambito della rassegna regionale A. BANDA 2017 FOTOGRAFIA IN SARDEGNA, promossa da Su Palatu Fotografia diretta da Salvatore Ligios. La mostra sarà visitabile fino al 15 settembre, dal lunedì al venerdì, dalle 18.00 alle 20.30.

La mostra, organizzata dalla Fabbrica Artigiana di Fotografia di Carbonia con la collaborazione del Circolo Soci Euralcoop vedrà esposti i lavori di cinque autori dell’associazione fotografica organizzatrice:

“Cuore infranto” di Carlo Giglio

“Tra leggenda e realtà” di Claudia Locci

“S’Accabbadora realtà di un mito sardo” di Giorgio Locci

“L’oro delle fate” di Alessandro Rosas

“Feminas” di Laura Tuveri.

[bing_translator]

Inaugurazione mostra di fotografia alla Grande Miniera copia

E’ stata inaugurata ieri pomeriggio, presso il Museo del Carbone nella Grande Miniera di Serbariu, a Carbonia, la mostra fotografica “Terra Madre – Homeland“. La Mostra sarà visitabile sino al 25 settembre presso la sala docce del Museo del Carbone, dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00.

La mostra è organizzata dalla Fabbrica Artigiana di Fotografia, in collaborazione con il comune di Carbonia, il Museo del Carbone e l’associazione culturale Su Palatu_Fotografia.

La Mostra è un evento collaterale della rassegna fotografica internazionale Menotrentuno, dedicata a giovani professionisti dell’immagine (con meno di 31 anni) e organizzata dall’associazione culturale Su Palatu_Fotografia. Menotrentuno ospita, all’interno del programma generale, un circuito di mostre parallelo, chiamato “A. BANDA”, con esposizioni proposte dalle varie associazione fotografiche presenti in Sardegna. L’argomento trattato per l’edizione 2016 è il complesso concetto di terramadre e del rapporto che i giovani hanno con la propria homeland.

Per Terramadre Homeland, i fotografi della Fabbrica Artigiana di Fotografia, esporranno:

Di nuvole e vento – Laura Tuveri

Ardia – Claudia Locci

Electrolauneddas – Alessandro Rosas

Chentza pressi – Carlo Giglio

Terra e paglia – Franco Pomata

Three months – Alessio Garau

Le radici di Serbariu – Maria Francesca Pilleri

SardaMag morte di una fabbrica rinascita di un territorio – Giorgio Locci

locandine abanda 42x15 2016 Carbonia_Layout 1