1 August, 2021
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Ci vorranno ancora almeno 18 mesi, forse 24, per vedere i primi lingotti di alluminio uscire dallo stabilimento Sider Alloys di Portovesme. E’ emerso stamane, nel corso del vertice ministeriale svoltosi nella sala riunioni, convocato dalla sottosegretaria di Stato del ministero dello Sviluppo economico, Alessandra Todde (M5S), cui hanno partecipato, in presenza, i massimi dirigenti dell’Azienda, l’Amministratore delegato Giuseppe Mannina ed il responsabile del settore Energia Gaetano Libia, il responsabile della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Iglesias don Salvatore Benizzi ed alcuni sindaci dei Comuni del Sulcis, ed in videoconferenza gli assessori regionali del Lavoro Alessandra Zedda e dell’Industria Anita Pili, i rappresentanti di Invitalia e quelli delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e CUB.

La sottosegretaria Alessandra Todde è arrivata in stabilimento intorno alle 11.00, reduce da una visita allo stabilimento Eurallumina. S’è fermata al presidio, davanti ai cancelli dello stabilimento, dove ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori. Già con loro, come ha fatto successivamente all’interno dello stabilimento, nel corse del vertice, iniziato in ritardo per difficoltà nell’attivazione della videoconferenza, ha sottolineato l’importanza del passaggio positivo registrato con la sottoscrizione dell’accordo di fornitura dell’energia tra ENEL e Sider Alloys, ma allo stesso tempo, in piena sintonia con i lavoratori, ha ribadito che i passaggi da effettuare sono ancora tanti, ad iniziare dalla definizione del piano industriale che vedrà la luce dopo l’estate.

Nel corso dell’incontro, l’amministratore delegato Giuseppe Mannina ha ribadito quanto già espresso ieri in una comunicato stampa, il suo ringraziamento per tutti coloro che hanno concorso al superamento del problema relativo alla fornitura dell’energia elettrica. Anche i rappresentanti dei lavoratori hanno espresso soddisfazione per il passo avanti compiuto, unitamente alla prudenza ed all’auspicio che ora si possa procedere più speditamente verso il traguardo finale, rappresentato dall’assunzione dei lavoratori ex Alcoa e dall’avvio della produzione.

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Si è svolta questa mattina, a Carbonia, l’iniziativa promossa dall’OPI, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche del Sulcis Iglesiente, sui temi legati allo stato di estremo degrado in cui versa il sistema sanitario pubblico nel Sulcis Iglesiente e sulla nuova, l’ennesima riforma, proposta dalla Giunta regionale guida da Christian Solinas e prossima all’approdo prima in Commissione poi in Consiglio regionale, per la sua approvazione. «Chi ha paura di una ASL nel Sulcis Iglesiente», «Per una riforma equa del Sistema Sanitario Regionale», recitavamo gli striscioni esposti fuori dalla sala polifunzionale, dove i convenuti si sono trasferiti dalla piazza Roma, sede originaria della manifestazione, per l’inclemenza delle condizioni meteo ma, non lo si può negare, anche per la modesta partecipazione. Il sistema sanitario pubblico non funziona, le emergenze non si contano più, i cittadini lamentano ogni giorno, giustamente, gravissimi disagi, ma inspiegabilmente, tutte le iniziative che invitano alla mobilitazione per rivendicare il rispetto dei diritti, previsti nell’articolo 32 della Costituzione, vengono sottovalutate e disertate.

Tra i presenti, c’erano una dozzina di sindaci, con in testa Paola Massidda, padrona di casa e presidente della conferenza socio-sanitaria dei Comuni del Sulcis Iglesiente, rappresentanti di diverse associazioni, medici, paramedici, cittadini. Una delegazione è arrivata dall’Ogliastra, in rappresentanza del Comitato costituito a difesa dei diritti di quel territorio in materia sanitaria che recentemente ha mobilitato la popolazione, riuscendo a portare in piazza oltre 3.000 persone, un numero considerevole, se si tiene conto che l’Ogliastra conta 23 Comuni per complessivi 57,318 abitanti, contro lo stesso numero di Comuni, 23, del Sulcis Iglesiente, che conta però 136.345 abitanti…

Dopo la relazione introduttiva di Graziano Lebiu, presidente dell’OPI del Sulcis Iglesiente, è intervenuta Paola Massidda e sono poi seguiti quindici interventi: Giorgio Madeddu, presidente dell’associazione Amici della Cita Sulcis; Efisio Aresti, segretario della UIL Funzione pubblica del Sulcis Iglesiente; don Salvatore Benizzi, direttore diocesano della Pastorale Sociale e del Lavoro; Gianluca Lindiri, dializzato di Tratalias; Gianfranco Trullu, sindaco di Perdaxius; Bruno Piras, rappresentante del Comitato dei cittadini dell’Ogliastra; Andrea Deiana, giovane diversamente abile impegnato nell’associazionismo a difesa dei diritti dei cittadini; Giorgio Vidili, segretario regionale di Cittadinanza Attiva; Rita Melis, coordinatrice territoriale della Rete Sarda per la difesa della Sanità pubblica e gratuita; Peppino La Rosa, ex consigliere regionale; Loriana Pitzalis, ex assessore del comune di Carbonia; Manolo Mureddu, giornalista; Paolo Zandara, medico pediatra; e, infine, i consiglieri regionali eletti nel territorio, Michele Ennas (Lega) e Fabio Usai (PSd’Az).

Non riportiamo i contenuti degli interventi, perché li abbiamo registrati e ve li proporremo nelle prossime ore, allegate a questo articolo.

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Nell’ambito della rassegna Carbonia scrive, venerdì 5 aprile, presso il Salone della Società Umanitaria, Ex Dì Fabbrica del Cinema, nell’area della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, è stato presentato il libro di Carlo Panio “Dall’Enel alla Carbosulcis”.

L’appuntamento culturale è stato patrocinato dal comune di Carbonia, dall’associazione Amici della Miniera, dall’associazione Storia e Radici della città di Carbonia, dalla Società Umanitaria e dello S.B.I.S..

I lavori sono stati coordinati dal giornalista di Videolina e La 7 Luca Gentile che ha aperto la serata anticipando il tema e gli interventi della serata, a cura di un vasto partner di relatori. Subito dopo, i saluti da parte della sindaca Paola Massidda che ha parlato dell’importanza di valorizzare il territorio puntando ad una diversificazione del lavoro ma ricordando anche quanto comunque la storia sia maestra di vita.

Alle spalle dei relatori, particolarmente suggestiva la carrellata delle immagini legate alla Grande miniera e alla Carbosulcis, cinquant’anni di lotte operaie, sindacali e politiche, per un progetto minerario su cui si è puntato tanto, tralasciando forse l’eventualità che il panorama potesse cambiare e che la risposta potesse non essere più adeguata alla richiesta di mercato.

Anche l’intervento dell’editore Carlo Delfino ha avvalorato la tesi, ormai più volte presentata, sul fatto che la riconversione dovesse essere fatta anni fa, piuttosto che continuare ad impegnare risorse economiche dettate da scelte politiche che nel tempo si sono poi rivelate non idonee. Basti pensare a quanto la nostra isola potrebbe vivere “alla grande” di bellezza del territorio, di cultura archeologica, di artigianato, di silenzi in luoghi immersi nella natura e di storia fatta di eventi molto lontani nel tempo.

Un libro, quello di Carlo Panio, che denuncia, che racconta, attraverso tanti articoli di giornale, la nascita delle attività estrattive ad opera di minatori che giungevano nel Sulcis da varie parti d’Italia, con la speranza di un lavoro e di una vita migliore per le loro famiglie.

La nascita della città di Carbonia ad opera di Benito Mussoliniche ha dato una casa proprio ai lavoratori impegnati nell’estrazione del carbone che poi si sarebbe rivelato di limitato potere calorifico e qualitativamente inferiore, perché ricco di impurità altamente inquinanti, uscito perdente dalla concorrenza con altri combustibili fossili europei.

La lignite però, di lì a poco, sarebbe stata destinata a diventare il combustibile che avrebbe alimentato il mega impianto da costruire a Porto Vesme. Fame e miseria sembravano arginate da questo grande progetto ed arrivarono gli anni del boom economico, sino al momento in cui scelte politiche intervennero ad interrompere lo sfruttamento delle ultime miniere ancora in attività.

Uno scenario che la cronaca ha raccontato per tutta la sua durata, cinquant’anni di vita di un territorio teatro di speranze puntualmente deluse, di alti e bassi economici che si sono ripercossi nelle vite di tante famiglie.

Ora la necessità di cambiar pelle, di puntare a progetti legati all’innovazione tecnologica ed alla ricerca, nonché al turismo.

Su questo tema hanno puntato il dito i relatori che si sono susseguiti durante la serata: Mario Zara, presidente dell’associazione “Amici della Miniera”; Enea Casti, presidente dell’associazione “Storia e Radici della città di Carbonia”; Paolo Serra, direttore della Società Umanitaria; Alberto Scanu, presidente della Confindustria Sardegna; Antonio Martini, amministratore unico della Carbosulcis; Raffaele Cotza, professore di arte mineraria presso l’università di Cagliari; Salvatore Cherchi, coordinatore regionale del Piano Sulcis; Salvatore Benizzi, vicario episcopale per la pastorale del lavoro della diocesi di Iglesias; Enrico Manca, ex presidente ed amministratore delegato della Carbosulcis; Sabrina Sabiu, assessore della Cultura del comune di Carbonia e, infine, Roberto Puddu, ex segretario della Camera del Lavoro CGIL del Sulcis Iglesiente.

Una serata storico-culturale che ha visto una buona partecipazione di pubblico che ha seguito i vari interventi, tutti interessanti e meritevoli di attenzione, che hanno ancora una volta delineato l’importanza di rilanciare quanto prima il territorio, ormai da anni sofferente per una crisi economica grave, dai toni sempre più preoccupanti, che necessita quanto prima di una risoluzione che possa risollevare le sorti di un territorio martoriato per la mancanza di lavoro, a cui si aggiunge un calo demografico non indifferente che va a complicare il quadro generale.

La speranza è che finalmente la situazione migliori e che le nuove generazioni possano continuare a vivere nel luogo dove sono nati e dove le loro famiglie hanno posto le radici, in quel lontano dicembre 1938.

Nadia Pische

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“Dall’ENEL alla CARBOSULCIS”, cinquant’anni di lotte operaie sindacali e politiche per un progetto minerario tradito o inattuabile. E’ il nuovo libro di Carlo Panio, 40 anni, laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Sassari, passionato di storia mineraria della Sardegna.  Carlo Delfino Editore.

Il libro verrà presentato venerdì 5 aprile, alle 17.00, presso il salone della Società Umanitaria Ex-Dì Fabbrica del Cinema, nell’area della Grande Miniera di Serbariu, nell’ambito della rassegna “Carbonia Scrive“.

Dopo il saluto del sindaco di Carbonia, Paola Massidda, sono previsti gli interventi di Mario Zara, presidente dell’associazione “Amici della Miniera” di Carbonia; Enea Casti, presidente dell’associazione “Storia e Radici della Città di Carbonia“; Paolo Serra, direttore del Centro Servizi Culturali della società Umanitaria di Carbionia; Alberto Scanu, presidente della Confindustria Sardegna; Antonio Martini, amministratore unico della Carbosulcis; Raffaele Cotza, già professore di Arte Mineraria presso l’Università di Cagliari; Salvatore Cherchi, coordinatore del Piano Sulcis; Salvatore Benizzi, vicario episcopale per la Pastorale del Lavoro della Diocesi di Iglesias; Enrico Manca, già presidente ed amministratore delegato della Carvosulcis; Sabriba Sabiu, assessore della Cultura del comune di Carbonia; Antonello Cabras, presidente della Fondazione di Sardegna.

Coordinerà i lavori Luca Gentile, giornalista di Videolina e La7 che curerà anche le conclusioni, con l’autore Carlo Panio.

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Filantropismo, solidarietà, supporto alla vita degli operai e dei minatori nella neonata città di Carbonia. Sono soltanto alcuni dei tratti che hanno distinto l’opera di don Vito Sguotti, il primo parroco della storia di Carbonia, nonché uno dei protagonisti della vita sociale e culturale della città.

Per ripercorrere le gesta e il grande contributo offerto dal parroco veneto al nostro territorio, domani, venerdì 14 dicembre, alle ore 17. 00, nella chiesa di San Ponziano, si svolgerà un convegno che si inscrive nell’ambito dei festeggiamenti per l’80° compleanno della città di Carbonia.

All’incontro parteciperà il sindaco Paola Massidda, secondo cui “Don Vito Sguotti rappresenta un simbolo della nostra città per la sua straordinaria capacità di aver fatto da trait d’union e collante tra operai e minatori provenienti negli anni Trenta da svariate province d’Italia. Operai che, spesso, si sentivano soli, soffrivano la nostalgia per la lontananza dai propri cari e trovavano nel parroco originario di Tribano un punto di riferimento in grado di supportarli anche nella scrittura di lettere alle proprie mogli e figli. L’eredità lasciata alla città da don Vito Sguotti è imponente. Prova ne è l’intitolazione, a suo nome, del Centro di accoglienza di via Mazzini nel 1984 e il suo straordinario contributo per la costituzione del Centro di addestramento professionale ENAP. Ma non solo, la sua figura è riconosciuta nel mondo dello sport con la gloriosa squadra a lui intitolata, la Polisportiva Sguotti, prima vincitrice della Coppa Santa Barbara nel 1964”.

Il programma dei lavori prevede la presentazione da parte di Mario Zara, presidente dell’Associazione Amici della Miniera; gli interventi del sindaco Paola Massidda, di Enea Casti, presidente dell’Associazione Storia e radici della città di Carbonia. Le relazioni saranno a cura di Vincenzo Panio, operatore culturale; don Salvatore Benizzi, vicario episcopale per la Pastorale del Lavoro; Giampiero Farru, presidente CSV Sardegna Solidale; Tarcisio Agus, presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna; don Andrea Zucca, parroco di San Ponziano.

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Alcune centinaia di persone hanno partecipato questa sera, a San Giovanni Suergiu, alla manifestazione organizzata dal parroco della chiesa di San Giovanni Battista, don Tonino Bellu, per denunciare la precarietà dei servizi sanitari.

L’iniziativa è stata sostenuta dalla diocesi di Iglesias, rappresentata da don Salvatore Benizzi (era prevista anche la presenza del vescovo, mons. Giovanni Paolo Zedda, poi impossibilitato a partecipare per un imprevisto dell’ultim’ora), dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Elvira Usai, dalle associazioni locali e da tanti cittadini, gravemente penalizzati da un servizio sanitario assolutamente inadeguato.

Al termine della fiaccolata, c’è stato il concentramento in piazza, sul sagrato della chiesa di San Giovanni Battista, nel corso del quale sono state denunciate le motivazioni della manifestazione di protesta, che si possono sintetizzare in lunghe liste di attesa per ricoveri ospedalieri e visite specialistiche, reparti ospedalieri chiusi e male organizzati e nello stato di completo abbandono in cui si trova il poliambulatorio locale, con i suoi già precari servizi, e i gravissimi disagi per i cittadini, costretti a percorrere molti chilometri per essere sottoposti a visite nelle strutture degli altri centri del Sulcis.

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Ieri sera il salone dell’oratorio di San Ponziano, a Carbonia, ha ospitato il convegno “RiParliamo di Lavoro”, organizzato da Manolo Mureddu. Hanno aderito all’iniziativa rappresentanti delle organizzazioni sindacali territoriali e politico-istituzionali, vari esponenti del mondo delle associazioni e delle professioni e tanti cittadini che hanno a cuore le sorti del territorio in una fase particolarmente difficile della sua storia recente.

Il convegno è stato organizzato perché nel territorio si continui a parlare di Lavoro in ogni sua forma e nelle accezioni positive (della dignità, dell’emancipazione sociale e della libertà) che questo termine richiama per ogni essere umano. E di lavoro si è parlato, spaziando dal settore industriale (Eurallumina, Alcoa, Portovesme srl, ex Ila, Polar) a quello agricolo con specifico riferimento alla situazione di cronica incertezza presente nel Consorzio di bonifica, alla sanità con la delicatissima vertenza dei centri Aias della Sardegna e all’artigianato, in gravissima crisi ormai da anni.

Nel corso di oltre due ore di dibattito, sono stati toccati tutti i temi al centro di quella che ormai è diventata la nuova vertenza per il riscatto socio-economico del Sulcis Iglesiente, per superare la quale si avverte sempre più il bisogno di ritrovare l’unità che contraddistinse le storiche battaglie per il lavoro del passato, unità che oggi, purtroppo, sembra mancare.

Nel corso del dibattito, abbiamo intervistato don Salvatore Benizzi, responsabile della Pastorale del lavoro della diocesi di Iglesias.

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I lavoratori Eurallumina sono arrivati al sesto giorno di occupazione della sala riunioni del Palazzo della Regione, in viale Trento, a Cagliari, e di presidio permanente all’esterno. Ieri sera hanno ricevuto la visita di don Salvatore Benizzi, responsabile della pastorale del Lavoro della diocesi di Iglesias.

E’ iniziato, intanto, il conto alla rovescia per il supplemento di conferenza dei servizi, fissato per dopodomani, mercoledì 8 febbraio 2017.

Dopo i lavoratori, anche le segreterie regionali e territoriali Filctem-CGIL, Femca-CISL e Uiltec-UIL, G. Migheli/F. Garau M. Napp/D’Orso T. Sini/Melis, hanno inviato una lettera al soprintendente MIBACT, architetto Fausto Martino, che riportiamo integralmente.

Pregiatissimo Soprintendente, vorremmo condividere con Lei alcune riflessioni scaturite dopo aver letto le sue considerazioni presentate durante la Conferenza dei Servizi sul progetto di riavvio dello stabilimento Eurallumina di Portovesme.

Le anticipiamo che le Ns riflessioni non sono di natura politico-sindacale, relative per esempio all’importanza dei posti di lavoro in un territorio investito da una fortissima crisi economica e produttiva senza che alcun rappresentante delle Istituzioni, sino ad oggi, sia stato in grado di formulare delle proposte alternative e credibili di rilancio economico, immediatamente percorribili, per cambiare il destino del Sulcis Iglesiente; semplicemente vorremmo condividere con Lei alcune brevi considerazioni sul contesto nel quale ci troviamo, ormai da quasi mille giorni, e sulle ricadute che esso determina dal punto di vista Ambientale, Energetico, Sanitario e Paesaggistico.

Non possiamo che non condividere il quadro generale descritto nel documento da lei firmato per cui non ci addentreremo nell’analisi di tutte le norme e delle leggi a cui si fa riferimento, ma riteniamo che tutto ciò che attiene ad una descrizione del contesto sui luoghi, sui beni oggetto di interesse e sulla loro tutela, appare almeno in diverse parti non oggettiva, in quanto la descrizione non corrisponde del tutto alla realtà analizzata ma sembra invece condizionata da interpretazioni soggettive.

Sosteniamo questo perché, ovviamente secondo il nostro punto di vista, appare palese che chiunque abbia visitato la zona di cui si parla nel documento e si è parlato nella stessa Conferenza dei servizi, si accorge che le puntigliose descrizioni sono state sostenute facendo riferimento a normative di legge, rispecchiano solo parzialmente la realtà esistente.

Dal documento, cioè, non risalta la realtà dei luoghi e dei fatti e della storia Normativa e Autorizzativa dell’Area Industriale di Portovesme.

Per fare alcuni esempi sottoponiamo alla sua attenzione un passaggio del documento, tra quelli relazionati, che ci ha colpito in maniera particolare riferibile alla pag. 3:

BENI ARCHITETTONICI

in tale punto si afferma che “nell’area dell’impianto non si rileva la diretta presenza di beni culturali oggetto di “dichiarazione di interesse”..., già questo passaggio dovrebbe dare un’interpretazione differente rispetto a quella data; poi si prosegue elencando una serie di beni “di interesse culturale sottoposti a tutela… negli ambiti prossimi e di intervisibilità”, tra questi:

– la Torre e la Tonnara di Portoscuso;

– la Tonnara, il Forte di Santa Teresa, ed altri beni a Carloforte;

– La Torre ed altri Beni a Calasetta;

e “seppur non in relazione di intervisibilità la Chiesa campestre di Flumentepido”.

Secondo la Ns riflessione questo ci par scritto per sostenere che se l’impianto/bacino fosse rientrato dentro una triangolazione di Beni intervisibili tra loro (Portoscuso-Carloforte-Calasetta) la tesi esposta cadrebbe in quanto il sito industriale starebbe fuori dall’area interessata da INTERVISIBILITA’, per cui, a Nostro avviso, dal relatore è stato inserito il quarto sito di interesse per far ricadere l’impianto/bacino all’interno di un’area per la quale sostenere la tesi di tutela paesaggistica.

Pertanto, riteniamo fondamentale porre alla sua attenzione il particolare che chiunque conosca l’area oggetto di discussione può verificare che dalla Torre e dalla Tonnara di Portoscuso non si vede neanche una piccola porzione del Sito di stoccaggio, da Carloforte e Calasetta si vede la costa ma è impossibile riconoscere quale porzione di terra è occupata dallo stesso Sito di stoccaggio che tra l’altro eventualmente si vedrebbe con la colorazione verde data dalla Piantumazione delle specie autoctone, men che meno, come la relazione indica, si vedrebbe dalla Chiesa campestre di Flumentepido che a sua volta, per la sua ubicazione, non sarebbe visibile né da Portoscuso, né da Carloforte né tanto meno da Calasetta.

Dalla Chiesa campestre di Flumentepido l’unica visuale che si può avere in direzione del Polo Industriale sono le pale eoliche che in sede Autorizzativa per lo loro costruzione non hanno creato questo tipo di problematica.

Ciò detto, ci pare suggestivo, inverosimile e quantomeno paradossale. Solo pensare che tale scenario, che è ovviamente verificabile in qualsiasi momento, possa “alterare negativamente lo skyline che caratterizza il contesto delle numerose aree dichiarate di notevole interesse pubblico”.

Crediamo che la riflessione che abbiamo portato alla sua attenzione, e l’invito ad una verifica in campo, magari attraverso una visita congiunta sul posto, delle tesi sostenute nel documento presentato che Nega il Rilascio dell’Autorizzazione Paesaggistica, debba essere presa in seria considerazione in modo che si possa affrontare il Supplemento di Conferenza dei servizi in maniera più ampia e consapevole, in quanto crediamo che come la tutela dell’ambiente e della salute, anche la tutela del paesaggio sia un tema non meno importante per le scriventi Organizzazioni Sindacali, in quanto si tratta di un valore ideale che contraddistingue il livello di civiltà complessiva di una comunità, quindi anche dei lavoratori che rappresentiamo e delle loro famiglie, nonché di tutto il territorio.

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E’ in programma venerdì 14 e sabato 15 agosto, a Carbonia, la Festa liturgica estiva di San Ponziano.

 «Stimati parrocchiani, amici, benefattori, autorità, sacerdoti – scrive il parroco, don Amilcare Gambella – la festa estiva di San Ponziano, che organizziamo in semplicità e direi “confidenza” con il nostro Patrono, ci sollecita alla partecipazione: la Vigilia, 12 agosto, con Messa, Concerto e presentazione dell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sii” (introduzione di Antonello Mereu; relazioni di Giampiero Pinna, Franca Cherchi, Renato Monticolo, Salvatore Benizzi; conclusioni di Amilcare Gambella) è accattivante nei suoi aspetti culturali; il 13 agosto, giorno della Memoria del Santo, è ricca di Spiritualità (Messa) e solidarietà, la convivialità condivisa che diventa concretezza della parola di Dio.»

«Non dimentichiamo – aggiunge Amilcare Gambella – che si continua col 14/15 solennità dell’Assunta, di cui siamo particolarmente devoti, che ci raduna per la Celebrazione Eucaristica sempre alle 19.00 e il 14 alle 21.00 per il rosario completo, ai piedi del nostro prezioso simulacro. Preghiamo a vicenda per ciascuno di noi, per le nostre famiglie, per la nostra città, per chi ha responsabilità, piccole e grandi, per la dignità di tutti noi.»

LOCANDINA san ponziano

Sono stati consegnati ieri mattina nella Chiesa di Gesù Divino Operaio, agli operatori della Caritas Diocesana, i giocattoli donati da tanti cittadini solidali a favore dei bambini poveri del territorio nell’ambito dell’iniziativa della segretaria sindacale FSM-CISL. Hanno partecipato in tanti all’iniziativa di grande solidarietà, durata due settimane: Rino Barca, Enea Pilloni, Massimo Cara, Claudia Mariani, Giuseppe Puddu, Franco Sanna, Gianluca Caria, Katiuscia Solinas, Cristina Bullegas, Remo Fantin, Simona Pabis, Marco Pisu, il delegato e responsabile della Caritas Giovanni Busia, Elio Acca, il sindaco di Carbonia Giuseppe Casti, l’assessore dei servizi sociali Maria Marongiu, il sindaco di Portoscuso Giorgio Alimonda, il consigliere regionale Ignazio Locci, la responsabile cittadina di Sel Laura Pilloni, il responsabile della Pastorale per il lavoro Don Salvatore Benizzi, il responsabile cittadino delle Caritas Don Giulio Demontis, il parroco di Gesù Divino Operaio, Don Giampaolo Cincotti, i lavoratori Meridiana che hanno spedito 1.200 giocattoli che uniti a quelli già raccolti permetteranno di accontentare gran parte dei bimbi poveri dell’intero territorio.

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